{"id":45593,"date":"2018-10-31T10:45:22","date_gmt":"2018-10-31T09:45:22","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=45593"},"modified":"2018-10-31T08:48:04","modified_gmt":"2018-10-31T07:48:04","slug":"marx-reso-attuale-dal-liberalismo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=45593","title":{"rendered":"Marx reso attuale dal liberalismo"},"content":{"rendered":"<p>di <strong>SINISTRA IN RETE (Federico Repetto)<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.sinistrainrete.info\/images\/stories\/stories7\/karl-marx_1971-07-01.jpg\" alt=\"karl marx 1971 07 01\" width=\"300\" height=\"320\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>1. Con la crisi globale si ritorna a parlare di Marx, ma in francese, tedesco, spagnolo e inglese pi\u00f9 che in lingua italiana<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Se su <em>Worldcat.org<\/em>, il catalogo mondiale delle biblioteche, si cercano opere con le lettere \u201cmarx\u201d nel titolo e anche come parola chiave, si pu\u00f2 constatare che il decennio 2007-2016, segnato dalla crisi globale, segna un netto ritorno del grande scienziato rivoluzionario rispetto al decennio precedente. Un fenomeno del genere si era gi\u00e0 prodotto nel periodo 1966-1977 in confronto a quello 1956-1967. Anche quegli anni furono tra l\u2019altro anni di crisi economica, ma la memoria collettiva ne ricorda soprattutto i movimenti politici e culturali. Dopo di allora diverse grandi trasformazioni sia nel mondo anglofono -e in particolare angloamericano- sia in quello italiano hanno messo da parte Marx: Reagan e Berlusconi, le mutazioni della TV, i nuovi stili di vita, Internet, i social, la disintermediazione generalizzata&#8230;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Se usiamo questo incerto indicatore come segnale dell\u2019autonomia della cultura dal pensiero unico e dall\u2019egemonia neoliberale, notiamo che quella di lingua italiana, dopo la generale caduta di interesse per Marx degli ultimi decenni, in quello pi\u00f9 recente non riesce pi\u00f9 nemmeno a eguagliare il dato del 1967-1976, superato invece nelle altre lingue. Forse essa si \u00e8 particolarmente piegata al vento dell\u2019\u201d<i>innovazione\u201d<\/i>, che secondo Matteo Renzi sarebbe l\u2019essenza stessa della sinistra.<\/p>\n<p class=\"western\" style=\"text-align: justify;\"><strong>Monografie, articoli, file, filmati, ecc. in possesso di biblioteche con la parola Marx nel titolo e con Marx come parola chiave nel catalogo delle biblioteche mondiali (worldcat.org)<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.sinistrainrete.info\/images\/stories\/stories7\/Schermata_a_2018-10-29_12-09-55.jpg\" alt=\"Schermata a 2018 10 29 12 09 55\" width=\"550\" height=\"270\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">*Per quanto questi confronti siano piuttosto incerti, dal paragone con altri cataloghi on line pare che l\u2019attuale aumento di interesse per Marx nella sfaccettata area di lingua e cultura inglese (dal nord America all\u2019India) sia molto minore nelle biblioteche dell\u2019UK rispetto alla media anglofona.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">**Ho escluso dalla ricerca il 2017 in quanto anno del centocinquantenario del <i>Capitale<\/i>. Ovviamente esso segna un\u2019ulteriore crescita.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questo da un lato mostra la necessit\u00e0 di una riflessione approfondita sull\u2019egemonia della cultura berlusconiana neotelevisiva degli ultimi decenni e sui suoi effetti di lungo periodo, e dall\u2019altro ci invita a guardare ancora una volta a Marx, liberi da ogni ortodossia, per capire la sua eventuale utilit\u00e0 e attualit\u00e0. Parlare del vero Marx aveva senso quando tutti gli intellettuali (e tutti quelli che facevano politica a sinistra) si consideravano marxisti e per distinguersi era indispensabile scoprire il volto nascosto del maestro. Oggi dobbiamo chiederci che senso abbia avuto la rapida rottamazione (ante litteram) di una tradizione secolare, di una identit\u00e0 culturale radicata.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Prenderemo qui spunto da due esempi tra i tanti che ci sembrano significativi di quella ingiustificata liquidazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>2. Marx inattuale: la scienza della &#8220;Storia naturale dell&#8217;umanit\u00e0&#8221;<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel 1975, quando cominciava a delinearsi la \u201ccrisi del marxismo\u201d, fu tradotta in italiano la <i>Miseria dello storicismo, <\/i>che si pu\u00f2 considerare una delle opere pi\u00f9 superficiali e affrettate del grande filosofo della scienza Karl Popper. Qui maramaldescamente venne ucciso un pensiero morto, la scienza globale della storia e delle leggi della sua evoluzione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il solo fatto che l\u2019autore usasse la parola storicismo in un senso diverso molto diverso dalla tradizione continentale avrebbe dovuto rendere sospettosi i nostri agguerriti intellettuali. Ma la tesi di Popper di un Marx scienziato della storia era banalmente vera e le prove erano sotto il naso di tutti. P.es. nella Prefazione alla seconda edizione del 1\u00b0 libro del Capitale, Marx riporta dettagliatamente l\u2019interpretazione positivistica della sua teoria della storia data da un recensore russo della sua opera. Tale interpretazione, che egli sostanzialmente approva, ne fa una scienza della \u201cstoria naturale\u201d dello sviluppo umano, per cui ogni epoca storica (caratterizzata da un particolare \u201cmodo di produzione\u201d) genera <i>necessariamente <\/i>quella successiva <i>come un organismo biologico ne genera un altro<\/i>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Lo stesso Marx ha dato prova in diverse occasioni di non aderire dogmaticamente a questa visione (del resto, come amava dire, non era marxista). E\u2019 noto il caso del modo di produzione asiatico \u2013 per cui in Asia lo sviluppo segue secondo lui un cammino diverso da quello occidentale. Egli inoltre ammise la possibilit\u00e0 del passaggio dalla propriet\u00e0 contadina collettiva del mir russo al collettivismo socialista (a condizione per\u00f2 che il resto dell\u2019Europa fosse passata al socialismo industrializzato, permettendo alla Russia di bruciare le tappe).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 per\u00f2 possibile interpretare il Modo di Produzione Capitalistico (MPC) come modello scientifico (nel senso delle moderne scienze sociali), lasciando del tutto da parte l\u2019idea di una \u201cscienza della storia\u201d globale. La critica di Popper a Marx, a cui molti marxisti si sono arresi di buon grado alla fine degli anni settanta, trascura questa possibilit\u00e0 (e del resto ignora del tutto la struttura del <i>Capitale, <\/i>ed \u00e8 basata soprattutto sull\u2019<i>Ideologia tedesca, <\/i>che parlava di ci\u00f2 che Marx considerava scientifico o ideologico, ma non pretendeva nemmeno lontanamente di contenere i risultati di una ricerca scientifica).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Invece Max Weber (un altro autore che sembra essere stato rottamato) ammirava Marx, come \u00e8 noto, e lo considerava un grande creatore di \u201ctipi ideali\u201d, cio\u00e8 in sostanza di modelli capaci di spiegare determinati aspetti (isolabili dall\u2019insieme) della storia economico-sociale. Nel paragrafo seguente delineer\u00f2 in breve un\u2019interpretazione che va in questo senso<a class=\"sdfootnoteanc\" href=\"https:\/\/www.sinistrainrete.info\/marxismo\/13560-federico-repetto-marx-reso-attuale-dal-neoliberalismo.html#sdfootnote1sym\" name=\"sdfootnote1anc\"><sup>1<\/sup><\/a>. L\u2019utilit\u00e0 di questa interpretazione sta nel fatto che il modello di Marx &#8211; come la teoria keynesiana &#8211; dimostra il carattere endogeno della crisi capitalistica, contro le teorie liberiste e neoliberiste. Esso \u00e8 stato abbandonato da una cultura di sinistra che si \u00e8 affrettata a rottamare il maestro, come prima lo aveva idolatrato acriticamente. Poi, partendo dal modello, arriveremo a riflettere sull\u2019attualit\u00e0 della concezione marxiana del potere.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>3. Il modello scientifico &#8220;modo di produzione capitalistico&#8221; (MPC)<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un modello scientifico nell\u2019ambito delle scienze sociali non pretende di spiegare tutto l\u2019insieme della storia e nemmeno un suo stadio (che anch\u2019esso \u00e8 un insieme dotato di infiniti elementi, sostanzialmente inconoscibile come totalit\u00e0). Esso spiega ci\u00f2 che <i>deve <\/i>succedere nella societ\u00e0 <i>date <\/i><i>determinate condizioni di partenza<\/i>. Non descrive una pretesa \u201clegge dello sviluppo storico\u201d, che incorrerebbe nella critica della <i>Miseria dello storicismo <\/i>di Popper, e nemmeno \u00e8 una teoria di valore <i>universale <\/i>come quelle delle scienze fisico-matematiche. Popper lo descrive come una <i>proposizione singolare <\/i>che afferma l\u2019esistenza di una certa <i>tendenza <\/i>in certe condizioni storiche.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Esso dunque funziona come un meccanismo logico implacabile, ma sulla base di presupposti che non pu\u00f2 spiegare. Il MPC di Marx in particolare funziona sulla base della concorrenza illimitata tra capitalisti e della rinuncia ad intervenire economicamente da parte dello Stato, e su altri analoghi presupposti storici. Ma essi a loro volta non sono deducibili da nessuna \u201cscienza della storia\u201d (naturale o althusseriana). Marx ci fornisce un linguaggio per parlare della societ\u00e0 capitalistica (modo di produzione, lotta di classe, classe dominante e classi subordinate, rivoluzione borghese, ecc.), ma l\u2019esistenza del quadro storico su cui il modello si applica \u00e8 ovviamente un fatto contingente (alla cui ricostruzione tra l\u2019altro \u00e8 dedicata la settima sezione del 1\u00b0 libro del Capitale, storico-fattuale e non teorica).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le conseguenze dello sviluppo capitalistico illimitatamente concorrenziale previste da Marx sono ben note: la tendenza alla concentrazione dei capitali, alla proletarizzazione del lavoro, alla sostituzione produttiva del lavoro vivo col lavoro delle macchine, e la tendenza ciclica al sovrainvestimento e alla sovrapproduzione prima e poi alla diminuzione del tasso di profitto, alla crisi produttiva e alla disoccupazione, ecc. Il fatto poi che il modello non permetta di mettere in relazione i prezzi di mercato con il loro presunto valore determinato dal lavoro, a diversi economisti non \u00e8 sembrato mettere in questione la sua validit\u00e0 macroeconomica, che \u00e8 la questione centrale<a class=\"sdfootnoteanc\" href=\"https:\/\/www.sinistrainrete.info\/marxismo\/13560-federico-repetto-marx-reso-attuale-dal-neoliberalismo.html#sdfootnote2sym\" name=\"sdfootnote2anc\"><sup>2<\/sup><\/a>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma se il modello MPC prevedeva molto bene le tendenze dei grandi aggregati economici, non solo non poteva dire niente di scientifico su quello che \u00e8 successo <i>prima <\/i>(su come sono nati i suoi presupposti), ma nemmeno su quello che succede <i>al di fuori <\/i>del suo ambito di applicazione (p. es. il MPC pu\u00f2 predire l\u2019aumento <i>economico <\/i>della disoccupazione, ma non il tipo di reazione <i>psicologica o politica <\/i>della classe operaia- e questo non lo pretendeva nemmeno Marx).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Che cosa succede poi se i presupposti storici dell\u2019applicabilit\u00e0 del modello vengono modificati? P. es., se lo Stato decide di intervenire nell\u2019economia e di limitare la concorrenza &#8211; senza abolire completamente il capitalismo? Naturalmente il modello potr\u00e0 dire ancora qualcosa di approssimativamente valido, ma vengono meno le condizioni della sua applicazione scientifica rigorosa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Se queste condizioni si modificano, si devono modificare anche le previsioni delle tendenze. Cos\u00ec per analizzare un capitalismo a concorrenza (significativamente) limitata dallo stato, si dovrebbe impiegare un nuovo modello. Ed \u00e8 possibile che la tendenza allo squilibrio e alla crisi si manifesti molto meno (magari per niente) grazie all\u2019intervento dello Stato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un\u2019altra analogia pertinente \u00e8 quella con l\u2019economia neoclassica (e naturalmente anche neoliberale) che presuppone che ogni agente di mercato sia razionale ed informato. Ci si pu\u00f2 chiedere in che misura i modelli neoclassici siano applicabili alla realt\u00e0 (e infatti&#8230;). Si noti che Marx non ha presupposti cos\u00ec poco realistici. Non solo l\u2019evidenza storica empirica, ma anche diverse scuole di psicologia (dalla psicoanalisi alla psicologia cognitiva) ci dicono che l\u2019uomo nel suo comportamento normale non \u00e8 riducibile alla razionalit\u00e0. E dare uguale accesso all\u2019informazione richiederebbe una precedente diffusione davvero egualitaria della cultura e della conoscenza, e una trasparenza del sistema economico e finanziario oggi impensabili.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><i>Comunque, in conclusione, per quanto il modello di Marx si sia mostrato scientificamente valido e coerente, resta il fatto che, se e quando i presupposti storici dell\u2019applicazione del modello vengono a mancare, esso cessa di essere applicabile ed attuale<\/i>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>4. Materialismo storico vs. modello scientifico<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Che cosa hanno fatto i marxisti quando l\u2019intervento dello Stato ha modificato significativamente la concorrenza? Schematicamente, qualcuno ha considerato questa modifica irrilevante, e qualcun altro ha chiamato la nuova situazione \u201cneocapitalismo\u201d (o con nomi simili) e la ha considerata uno sviluppo <i>implicito <\/i>nelle \u201cleggi di sviluppo\u201d del MPC descritto da Marx.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Certo, non si parlava pi\u00f9 di leggi \u201cnaturali\u201d di sviluppo, ma piuttosto di leggi \u201cstoriche\u201d, \u201cdialettiche\u201d, ecc. Ma ci\u00f2 che conta \u00e8 che la trasformazione sia stata vista essenzialmente come il risultato un meccanismo <i>interno <\/i>alla struttura, cos\u00ec come \u00e8 descritta nel <i>Capitale, <\/i>per cui la tendenza alla crisi sarebbe restata strutturalmente la stessa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quello che un marxista ortodosso non poteva ammettere era che lo \u201cstato borghese\u201d potesse modificare il MPC oltre i limiti della cultura borghese, liberista per definizione, cio\u00e8 oltre i limiti della \u201csovrastruttura politica e ideologica capitalistica\u201d. La borghesia non pareva in grado di riformare strutturalmente il capitalismo ed eliminare la tendenza alla crisi, per cui in sostanza la sola uscita poteva esserne la rivoluzione proletaria.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In effetti, il materialismo storico marxista, nella sua versione pi\u00f9 rigida, non considerava la classe borghese capace di riformare il capitalismo su nuove basi culturali. Ma lo stesso Marx non era stato poi tanto rigido, visto che aveva ammesso che Napoleone III era stato in grado di modificare notevolmente quello che avrebbe dovuto essere lo Stato borghese standard, liberale e liberista, in uno Stato semi-autoritario con qualche tendenza burocratica. Anche Gramsci parla di \u201crivoluzione dall\u2019alto\u201d operata dalle \u00e9lite dirigenti fasciste capitalistiche. Ma il marxismo pi\u00f9 ortodosso rimase a lungo fedele al materialismo storico, e solo negli anni 80 del secolo scorso molti marxisti italiani hanno ammesso l\u2019<i>\u201dautonomia del politico\u201d, <\/i>cio\u00e8 l\u2019idea che la <i>politica <\/i>possa modificare la struttura anche senza la rivoluzione e il crollo della societ\u00e0 borghese. Peccato per\u00f2 che dopo questa utile acquisizione il marxismo in Italia sia sostanzialmente scomparso&#8230;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>5. Ritorno del MPC oggi<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tutto questo farebbe pensare che il modello MPC non possa affatto essere ancora <i>attuale, <\/i>dato che l\u2019azione politica (la si chiami borghese, burocratica, sindacale, operaia o in qualunque altro modo) pu\u00f2 modificarlo senza per questo edificare il socialismo in senso proprio. Se la teoria di Marx e quella di altri studiosi e teorici, per non parlare dell\u2019esperienza storica, mostrano che il mercato, senza controllo sociale e intervento dello stato, porta alla crisi, a chi mai verrebbe in mente di resuscitare il capitalismo senza regole dell\u2019800?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Eppure, a partire dalla fine degli anni 70 del 900, in occidente la cultura e la politica economica neoliberale si sono venute riorganizzando e hanno in seguito dominato la globalizzazione successiva al crollo dell\u2019Urss.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><i>Una \u201crivoluzione dall\u2019alto\u201d ha pian piano restaurato in gran parte del mondo i presupposti ottocenteschi del modello MPC, che oggi \u00e8 di nuovo attuale<\/i>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ovviamente ci sono enormi differenze tra la societ\u00e0 di allora e quella di oggi, sia nella compartimentazione del mercato, sia di tipo tecnologico, sociale, culturale, psicologico. Ma il ciclo economico, i rapporti tra capitale fisso e variabile, la sovrapproduzione\/sovra-investimento da una parte e il sottoconsumo dall\u2019altra, la sostituzione del lavoro con le macchine, ecc., hanno la stessa logica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Credo che si possa dire che Piketty, usando una modellizzazione scientifica diversa da quella di Marx, abbia confermato la sua teoria della crisi. La crisi infatti per Piketty sarebbe sempre in relazione con la diseguaglianza dei redditi, cio\u00e8 con il sovra-investimento dei redditi alti e il sottoconsumo di quelli bassi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>6. La cultura neoliberale si \u00e8 ripresentata perch\u00e8 \u00e8 una caratteristica necessaria della borghesia?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Come mai la nostra cultura subisce ondate periodiche di liberismo? Molti grandi maestri se lo sono chiesto. Karl Polanyi nella <i>Grande trasformazione <\/i>ricostruisce esemplarmente la vicende del liberismo ottocentesco e infine l\u2019ondata liberista successiva alla prima guerra mondiale. E l\u2019ultima opera di Michel Foucault \u00e8 dedicata alla sua ultima resurrezione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per Marx la situazione era logicamente meno complessa. Con buona verosimiglianza poteva ricondurre sia il liberalismo politico che il liberismo economico alla ancora giovane borghesia capitalistica, di cui parevano evidentemente l\u2019ideologia tipica. Essi in sostanza per lui erano la sovrastruttura corrispondente alla struttura del MPC. Certo, prima della rivoluzione francese e della rivoluzione industriale erano esistiti altri tipi di borghesia, in particolare la borghesia delle corporazioni cittadine medievali e quella che lavorava al servizio dello Stato mercantilista protezionista del sei-settecento. Ma la borghesia industriale, come classe dominante nel MPC, \u00e8, ai suoi tempi, prevalentemente quella liberale liberista. Solo a partire dagli anni 70 dell\u2019800 comincia a svilupparsi un importante ceto capitalistico oligopolistico, incline ai trust e ai cartelli e in forte relazione coi poteri dello Stato, che a sua volta diventa sempre pi\u00f9 colonialista e imperialista, e in molti casi protezionista. Marx muore nel 1883, dopo un periodo di malattie che ne diminuirono notevolmente le capacit\u00e0 di lavoro e non \u00e8 da lui che possiamo aspettarci uno studio empirico della nuova sindrome capitalistica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ai marxisti poteva sembrare ovvio che il declino successivo della cultura liberale-liberista derivasse dalle trasformazioni della struttura. Certo, l\u2019interazione sempre pi\u00f9 forte tra capitale e Stato nasceva anche dall\u2019aumento delle dimensioni dei singoli grandi capitali oligopolistici, previsto da Marx, che riteneva che la concorrenza incontrollata portasse alla concentrazione dei capitali e alla conseguenze diminuzione della concorrenza stessa. Tali capitali diventano per la loro potenza diretti interlocutori dei poteri dello Stato, bench\u00e9 quest\u2019ultimo accresca in quel periodo la sua burocrazia e l\u2019esercito. Egualmente i rapporti di forza e i compromessi (che non sono solo questioni economiche) tra capitale, Stato e movimento sindacale sono in relazione anche con la concentrazione del capitale industriale e la nascita delle grandi fabbriche. Anche, ma non solo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In questa situazione la sfera economica capitalistica e quella politica e amministrativa vengono a interferire necessariamente, e questo \u00e8 chiaro gi\u00e0 nel <i>Capitale finanziario <\/i>di Hilferding. Ma il marxismo, a quanto sembra, non era attrezzato per capire i loro rapporti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Perch\u00e9 non ammettere che sia la politica sia anche la cultura (o ideologia) sono autonome dalla struttura economica? Certo, per riprendere la metafora architettonica di Marx, esse devono poggiare sopra di essa, nel senso che non si pu\u00f2 organizzare lo Stato, dare ordini, fare la guerra, pensare, scrivere, insegnare, ecc., senza aver mangiato e senza aver prodotto. Ma sia il potere sociale sia il linguaggio e il sapere non sono solo <i>sopra <\/i>la struttura, ma <i>dentro <\/i>di essa. Senza coordinamento o subordinazione sociale e senza linguaggio simbolico, l\u2019uomo non produrrebbe nel modo in cui produce e non mangerebbe quello che (storicamente) mangia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Certo Engels parlava di dialettica tra struttura e sovrastruttura, di un ciclo in cui la struttura genera la sovrastruttura, e la sovrastruttura influenza a sua volta la struttura. E la struttura, nel ciclo, sarebbe il \u201c<i>momento dominante<\/i>\u201d. Economia -intesa come produzione materiale-, politica e cultura per lui sono in un rapporto dialettico, ciclico. Ma nel novecento molte correnti filosofiche e antropologiche metteranno in luce il fatto che la produzione materiale stessa gi\u00e0 <i>contiene <\/i>(e non semplicemente sostiene) questo ciclo. L\u2019uomo che produce \u00e8 gi\u00e0 da sempre capace di rapporti di collaborazione\/subordinazione, e sa gi\u00e0 usare il linguaggio e il pensiero.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Hannah Arendt, che conosceva bene Marx, lo ha in qualche modo contaminato con l\u2019antropologia di Aristotele, che diceva che l\u2019uomo \u00e8 un animale politico (\u201czo\u00f2n politik\u00f2n\u201d, cio\u00e8 vivente in comunit\u00e0 \u2013 o polis) ed un animale razionale (\u201czo\u00f2n log\u00f2n echon\u201d, cio\u00e8 dotato di linguaggio). Le due cose per lui coincidono: chi parla vive in comunit\u00e0. Perfino Robinson Crusoe, considerato l\u2019eroe dell\u2019ingegnosit\u00e0 individualistica borghese, ha bisogno di insegnare la sua lingua a Venerd\u00ec.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un altro pensatore marxiano, Habermas, ispirandosi tra l\u2019altro all\u2019interazionismo simbolico, ha affermato chiaramente l\u2019autonomia dell\u2019ideologico, pur all\u2019interno di un\u2019interpretazione dei rapporti sociali affine a quella di Marx (la sua <i>Ricostruzione del materialismo storico <\/i>esce in italiano nel 1979).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>7. Quando finisce il dominio della borghesia?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si tratta solo di questioni filosofiche, termini e concetti rielaborati in modo un po\u2019 diverso, si potrebbe obiettare pragmaticamente. Alla fine non c\u2019\u00e8 una differenza sostanziale tra gli hegeliani Marx ed Engels e Aristotele (che peraltro essi conoscevano bene ed apprezzavano), Arendt o Habermas. Ma il punto \u00e8 che molti vetero-marxisti, partendo dal \u201cmomento dominante\u201d economico, immaginavano di poter stabilire quale sia l\u2019ideologia dell\u2019aristocrazia dell\u2019Ancien R\u00e9gime, quale sia quella della borghesia industriale e quale sia l\u2019interesse della classe operaia. Poich\u00e9 il dominio di una classe per loro normalmente inizia e cessa con una rivoluzione, non erano attrezzati a pensare il <i>compromesso sociale <\/i>tra borghesia (tra l\u2019altro composta di diversi strati e culture), ceti politici, ceti burocratici, classe operaia e vari altri ceti subalterni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questo compromesso, mutato nel tempo e nelle aree geografiche, \u00e8 alla base delle diverse societ\u00e0 occidentali del 900. I marxisti possono obiettare che la borghesia dentro questo compromesso \u00e8 la parte dominante \u201cin ultima istanza\u201d. Ma proprio sempre? Sotto il nazismo e la Repubblica di Sal\u00f2 dominava la borghesia? Il totalitarismo sarebbe lo \u201csviluppo\u201d (degenerativo, per Luk\u00e0cs) della cultura liberale?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un contro esempio: il partito bolscevico tra il 1924 e il 1929, in attesa della (ipotetica) rivoluzione mondiale, inaugur\u00f2 la Nep \u2013 Nuova Politica Economica, che consisteva in un sistema di controllo da parte del partito sull\u2019economia capitalistica, che esso non considerava affatto abolita (solo Stalin decise di realizzare il \u201csocialismo in un solo paese\u201d). Per esso era quindi possibile che il capitalismo esistesse senza che la borghesia ne fosse la classe dominante.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Egualmente interessante \u00e8 l\u2019idea di Berlinguer secondo cui nel capitalismo dei suoi tempi si potevano \u201cintrodurre elementi di socialismo\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Lo stesso si pu\u00f2 dire delle societ\u00e0 scandinave prima dei recenti attacchi neoliberali al loro sistema sociale. Fino a che momento quindi la borghesia resta \u201cdominante\u201d? La democrazia rappresentativa non permette forse un <i>compromesso stabile <\/i>tra le classi, i ceti e in genere le parti sociali?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A questo proposito, Norberto Bobbio, che apprezzava l\u2019analisi economico-sociale di Marx, sosteneva che per\u00f2 egli non ci aveva lasciato una compiuta e convincente teoria della politica, mentre Ralf Dahrendorf, analista del conflitto di classe nella societ\u00e0 industriale postbellica, lo collocava senz\u2019altro nel quadro dello Stato liberaldemocratico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Al di l\u00e0 dell\u2019aspetto politico, la domanda cruciale \u00e8:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><i>la borghesia &#8211; e in genere una classe sociale qualunque, con la sua specifica identit\u00e0 e cultura &#8211; \u00e8 in ultima istanza un prodotto della struttura, o \u00e8 anche il risultato di una creazione culturale, di un processo di costruzione di identit\u00e0? Ci\u00f2 che la tiene insieme \u00e8 solo un interesse economico comune, o anche un insieme di valori, una certa visione del mondo?<\/i><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 nota la tesi di Max Weber secondo cui l\u2019etica protestante sarebbe stata una componente centrale nella formazione della borghesia del nord Europa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Oggi per sociologi ed antropologi \u00e8 normale pensare che la nascita dell\u2019identit\u00e0 dei <i>gruppi sociali <\/i>in genere (siano classi economiche, ceti burocratici, gruppi a dominante etnica, o religiosa, o altro ancora) abbia una storia complessa, e non spiegabile a priori sulla base della storia dei Modi di Produzione. Ed \u00e8 anche naturale pensare che i Modi di Produzione a loro volta siano influenzati in modo significativo dall\u2019identit\u00e0 e dalla cultura dei gruppi sociali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per ci\u00f2 che riguarda le identit\u00e0 culturali delle classi, e in genere dei gruppi sociali, Ernesto Laclau, studioso appartenente alla sinistra radicale, nella sua opera sull\u2019egemonia sostiene che le identit\u00e0 egemoniche siano in una certa misura qualcosa di artificiale, frutto di un\u2019elaborazione soggettiva.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>8. Il liberismo e il suo attacco al legame sociale<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Karl Polanyi, come \u00e8 noto, per parlare della visione liberista della societ\u00e0 non parte da un\u2019analisi della struttura, ma la considera come fenomeno autonomo. Per lui si tratta di una specie di patologia sociale. Certo, il mercato e anche il capitalismo hanno per secoli costituito una componente significativa di diverse societ\u00e0 preindustriali, ma solo nel capitalismo industriale moderno si \u00e8 sviluppata l\u2019idea \u2013presto realizzata- che <i>il lavoro, la terra e il credito <\/i>possano essere messi in vendita in un mercato libero, incontrollato, senza protezioni istituzionali. Per quanto autoritarie o oppressive, le societ\u00e0 precedenti controllavano pi\u00f9 o meno paternalisticamente la compravendita di queste tre merci. La mancanza di protezioni per merci cos\u00ec fragili socialmente ha provocato, secondo Polanyi, una progressiva disgregazione dei <i>legami sociali <\/i>(familiari, comunitari, etnici, professionali, ecc.). Questo \u00e8 ampiamente analizzato da Marx nel <i>Manifesto <\/i>e nel <i>Capitale<\/i>: fine delle antiche professioni, contadini che abbandonano le campagne, migrazioni, dissoluzione delle famiglie, ecc. Ma per lui la disgregazione di tutti i legami sociali <i>particolari <\/i>porta necessariamente all\u2019unificazione dell\u2019interesse <i>universale <\/i>di tutti gli individui in quanto lavoratori dipendenti, in quanto classe lavoratrice.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per un certo periodo storico questa unificazione c\u2019\u00e8 stata, e in un modo grandioso. (le grandi lotte degli anni 60 e 70 del 900 ne sono ovviamente una delle ultime manifestazioni). In modo grandioso, ma non <i>automatico: <\/i>il movimento operaio, socialista o sindacale, ha impiegato decenni a organizzarsi, a acquisire un\u2019identit\u00e0, a trasformare quartieri operai anonimi in ambienti culturali socialisti, comunisti, laburisti, ecc. Ed \u00e8 stato aiutato da quell\u2019ambiente unificato che \u00e8 stata la grande fabbrica moderna, dalla costruzione pianificata di quartieri operai e di case popolari, dall\u2019istruzione pubblica universale istituita dallo Stato, e da molto altro ancora (tutto questo, non a caso, \u00e8 stato rottamato dalla globalizzazione neoliberale o \u00e8 in via di rottamazione).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma la creazione di legami sociali identitari di tipo universalistico, tipici del movimento operaio, non era l\u2019unica possibilit\u00e0. Cos\u00ec sono nate nel corso del tempo nuove comunit\u00e0 o pseudo-comunit\u00e0 non universalistiche, e magari anti-universalistiche: gruppi e movimenti etnici, nuove religioni, o meglio nuove varianti di vecchie religioni, movimenti e partiti nazionalisti e\/o confessionali. Il fascismo e il nazismo stessi secondo Polanyi (e anche secondo Annah Arendt \u2013 <i>L\u2019origine del totalitarismo<\/i>) sono forme politiche totalizzanti, pseudo-comunitarie, sono una reazione patologica aggravata all\u2019originaria patologia liberista del mercato incontrollato di lavoro, terra e credito. Regolare questi specifici mercati con una politica sociale \u00e8 la sua richiesta urgente, ed essa coincide con la richiesta dell\u2019intervento dello Stato per regolare il mercato capitalistico ed evitare le crisi cicliche.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>9. Neoliberalismo ed \u00e9lites globali<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019origine soggettiva del rilancio neoliberale \u00e8 stata studiata storicamente da studiosi come David Harvey, Susan George e diversi altri (Michel Foucault vi aveva dedicato le sue ultime lezioni). Societ\u00e0 filosofiche (Mount Pelerin Society), istituti di ricerca, fondazioni culturali, correnti dei partiti conservatori (a partire da Thatcher e Reagan), colossi multimediali (come il Newsgroup di Rupert Murdoch), istituzioni globali (Fmi e Banca Mondiale) hanno collaborato per diffondere la politica economica e anche la filosofia e la cultura neoliberali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In che senso il neoliberalismo \u00e8 un\u2019ideologia borghese? Che razza di borghesia sono le \u00e9lite globali attuali? Che somiglianza c\u2019\u00e8 tra loro e la vecchia borghesia capitalistica? Sono tutti interrogativi immensi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Soggettivamente, le \u00e9lite globali che si incontrano ai grandi convegni<a class=\"sdfootnoteanc\" href=\"https:\/\/www.sinistrainrete.info\/marxismo\/13560-federico-repetto-marx-reso-attuale-dal-neoliberalismo.html#sdfootnote3sym\" name=\"sdfootnote3anc\"><sup>3<\/sup><\/a>che appassionano i complottisti sono apparentemente accomunate dalla politica economica neoliberista e dalla cultura neoliberale, ma naturalmente ciascun gruppo e persona ne avr\u00e0 una sua variante.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Oggettivamente, potremmo chiamare \u00e9lite <i>globali <\/i>quei padroni o dirigenti di multinazionali il cui fatturato e la cui potenza economica (e per conseguenza anche mediatica) li rende interlocutori diretti delle grandi potenze. Questo naturalmente non toglie il fatto che siano in concorrenza tra loro. Ma le due cose non si escludono, e la concorrenza non esclude i comportamenti di cartello, e non impiega solo le armi squisitamente economiche, ma anche quelle dell\u2019influenza politica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Comunque si definiscano le \u00e9lite globali, esse hanno interessi diversi e spesso opposti a quelli delle borghesie industriali nazionali (o a ci\u00f2 che ne resta). Tali \u00e9lite sono costituite o direttamente da capitalisti finanziari, o da capitalisti industriali e dei servizi che possono usare alla grande una parte dei loro profitti nella speculazione finanziaria. E inoltre agiscono su scala globale, con tutto ci\u00f2 che ne segue (capacit\u00e0 di delocalizzare e rilocalizzare investimenti, capacit\u00e0 di promuovere campagne mediatiche transnazionali, di usufruire di paradisi fiscali, di promuovere leggi nazionali \u201cad aziendam\u201d).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quanto al capitalismo finanziario, gi\u00e0 Marx affermava che l\u2019interesse finanziario \u00e8 parte del profitto di impresa, ed \u00e8 sottratto ad esso -e dunque in ultima analisi deriva dal pluslavoro. Chi fa parte delle \u00e9lite globali quindi \u00e8 disponibile a un tale parassitismo, come \u00e8 disponibile ad accedere non solo ai guadagni da innovazione tecnologica, ma anche a quelli da supersfruttamento del lavoro.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma la caratteristica per me pi\u00f9 raccapricciante \u00e8 la loro etica del rischio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>10. L\u2019etica del rischio e la crisi come risorsa [oppure: etica del rischio e <em>shock economics<\/em>]<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non potendo parlare con una sufficiente conoscenza empirica dell\u2019etica e della cultura delle \u00e9lite globali, proviamo ad abbozzare qualche ipotesi su base intuitiva.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Chi ha contribuito in qualche modo alla restaurazione e all\u2019allargamento del MPC, anche se condizionato dai paraocchi della sua cultura, non pu\u00f2 ignorare il rischio di crisi contenuto almeno potenzialmente in tale modello, secondo il marxismo e Keynes. Ammessi i molti limiti e buchi di queste teorie, si dovrebbe sempre seguire il principio di precauzione di Hans Jonas. La speranza di un\u2019accelerazione della crescita vale il rischio di una catastrofe sociale?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Mentre la borghesia di Marx ignorava i meccanismi che portano alle crisi, sembra verosimile che le \u00e9lite globali considerino le crisi come opportunit\u00e0 \u2013 per lo meno per loro, visto che il rischio lo corrono soprattutto gli altri. Sono favorevoli alla restaurazione dei presupposti del modello MPC quelli che traggono vantaggio dalle crisi grazie al crollo del costo della forza lavoro o grazie alla speculazione finanziaria. E che sono insensibili al fatto che essa comporti un rischio crescente di guerre, catastrofi sociali, migrazioni e reazioni politiche populiste o neofasciste. Per non parlare del cambio climatico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per sovrammercato, ai tempi dell\u2019egemonia neoliberale si \u00e8 diffusa anche tra le masse la cultura del rischio e del gioco d\u2019azzardo. La speranza nella propria fortuna individuale tende a sostituire quella nel successo del progetto collettivo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>11. Libert\u00e0 dell&#8217;individuo isolato e dell&#8217;individuo socializzato: Stirner vs Marx<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Consideriamo un altro esempio di liquidazione di Marx. Roberto Calasso negli anni ottanta, quelli dell\u2019edonismo reaganiano, ha proposto Max Stirner come vero filosofo della liberazione, la cui filosofia Marx non pot\u00e9 superare. Nella sua lunga ed interessante introduzione al geniale libro di Stirner, <i>L\u2019unico e le sue propriet\u00e0, <\/i>egli ricostruisce il vero e proprio disorientamento che prende Marx ed Engels di fronte a quest\u2019opera, alla cui critica \u00e8 dedicata, in modo piuttosto ossessivo, la maggior parte dell\u2019 <i>Ideologia Tedesca, <\/i>dopo la parte iniziale in cui \u00e8 concentrata la critica efficace e costruttiva al pi\u00f9 simpatetico pensiero di Feuerbach, l\u2019unica che \u00e8 solitamente letta.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In effetti Stirner si rende irraggiungibile da qualunque critica. Nessuno pu\u00f2 sindacare le caratteristiche del suo Io, unico e inconoscibile per gli altri. La sua libert\u00e0 consiste nel negare agli altri la conoscenza del vero s\u00e9 del soggetto, nel sottrarsi a qualunque disciplina o contratto, in nome del suo diritto ad associarsi provvisoriamente con chi vuole e come di volta in volta vuole, in contingente armonia con altri singoli. N\u00e9 Dio, n\u00e9 Stato, n\u00e9 Classe Operaia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questa esaltazione del soggetto non era nuovo nella filosofia tedesca: ricorda forse il primo Fichte, o Friedrich Schlegel, e in genere l\u2019onnipotenza dell\u2019Io del primo romanticismo. Tuttavia Stirner non ha la pretesa di costruire un sistema, di insegnare qualcosa a qualcuno, ma solo di togliere a qualunque istanza superiore al suo io l\u2019autorit\u00e0, anche provvisoria, di stabilire qualcosa valido anche per lui. L\u2019io, nella sua unicit\u00e0, non riconosce nemmeno di essere stato generato<i>. Il suo dominio \u00e8 fondato sul nulla.<\/i><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si pu\u00f2 consentire con Calasso che Marx non abbia veramente affrontato il paradossale nucleo filosofico della filosofia di Stirner. In effetti una posizione come quella, una sorta di solipsismo gnoseologico ed etico, sfugge alla confutazione propriamente razionale. Stirner, come Peter Pan, \u00e8 inafferrabile dal materialismo storico, e da molte altre posizioni filosofiche razionalistiche.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma le sue posizioni sono state di fatto <i>aggirate <\/i>da alcune successive asserzioni antropologiche di Marx. Questi afferm\u00f2 sinteticamente che <i>l\u2019uomo nella sua storia ha potuto isolarsi solo con lo sviluppo della societ\u00e0<\/i>. L\u2019individualismo moderno sarebbe impossibile senza lo sviluppo delle risorse alimentari, dell\u2019urbanistica, dell\u2019istruzione, ecc., proprio dell\u2019industrializzazione capitalistica. Per Marx la rivoluzione proletaria non era destinata ad abolire l\u2019individualismo \u201cborghese\u201d o \u201cpiccolo borghese\u201d, ma semmai a renderne realizzabili le aspirazioni. Certo per lui era indispensabile il periodo della lotta di classe, in cui l\u2019individuo deve essere solidale con la classe universale e perseguire disciplinatamente l\u2019interesse collettivo per poter rovesciare il dominio borghese. Era anche indispensabile una fase storica in cui la societ\u00e0 avrebbe dovuto realizzare il \u201cdiritto borghese\u201d, dando effettivamente a ciascuno secondo il suo lavoro. Ma il culmine dello sviluppo era per lui il momento in cui la societ\u00e0 non sarebbe stata pi\u00f9 condizionata dal bisogno, e avrebbe potuto ridurre progressivamente il lavoro necessario, cio\u00e8 quello indispensabile alla sua semplice riproduzione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Gli \u201cindividui associati\u201d (inevitabilmente associati, certo) avrebbero potuto pianificare insieme le risorse a disposizione di tutti e scegliere individualmente come impiegare questo tempo libero dalla necessit\u00e0. Ciascuno avrebbe potuto scegliere (o reinventare) il proprio ruolo &#8211; cacciatore, pescatore, agricoltore o \u201ccritico critico\u201d, come aveva detto scherzosamente il giovane Marx &#8211; tra i molti socialmente possibili. O magari esercitare il \u201cdiritto all\u2019ozio\u201d, di cui parlava Paul Lafargue, suo genero.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tutto ci\u00f2 comunque era fantascienza ai tempi di Marx (che sono anche quelli di Verne), ma lo \u00e8 molto meno oggi, soprattutto per le societ\u00e0 pi\u00f9 ricche. Tuttavia, inopinatamente, quelle speranze, coltivate da generazioni di socialisti, oggi non sembrano pi\u00f9 tanto attraenti. Il pensiero di Stirner, o meglio il pensiero alla Stirner, \u00e8 oggi in voga molto di pi\u00f9 di quello di Marx. La libert\u00e0 storicamente condizionata di quest\u2019ultimo sembra soppiantata dalla libert\u00e0 incondizionata e indefinibile del primo. E questo non riguarda tanto la filosofia in senso proprio (nella quale comunque qualcosa dell\u2019atteggiamento stirneriano ci \u00e8 arrivato attraverso l\u2019ormai pluridecennale culto di Nietzsche), ma un atteggiamento diffuso tra le masse. Atteggiamento che si estende da una sinistra che riprende alcuni temi del 68 (e molti del 77) ad una destra anarcocapitalista e tea-party, passando attraverso un centro qualunquisticamente individualista, disobbediente o diffidente verso <i>l\u2019intermediazione <\/i>di qualunque istituzione o associazione. O forse \u00e8 vero che non c\u2019\u00e8 n\u00e9 destra n\u00e9 sinistra.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>12. Per quanto riguarda Marx non \u00e8 l&#8217;eguaglianza ma la libert\u00e0 il concetto fondamentale<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Come \u00e8 noto, Norberto Bobbio credeva (ancora&#8230;) che destra e sinistra fossero qualcosa di diverso e opposto. E identificava l\u2019eguaglianza come il concetto centrale della sinistra. Questo pu\u00f2 essere vero in generale, ma non vale per Marx. Va ribadito, contro l\u2019oblio generalizzato (in Italia) del suo pensiero, che per lui il problema centrale \u2013 sul quale si confronta con l\u2019individualismo liberale e con quello libertario \u2013 \u00e8 proprio quello della libert\u00e0. Per lui, essa, per essere effettiva, deve consistere nella realizzazione degli individui nella loro diversit\u00e0 nel mondo storico, nella loro libera partecipazione al processo sociale. Su questo sono d\u2019accordo tutti gli interpreti classici del suo pensiero, da Korsch a Luk\u00e0cs a Marcuse (studiati nel famoso decennio 67-76).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 proprio questo obiettivo che spinge Marx a sviluppare una particolare concezione del dominio da cui ci si deve liberare. Per il liberalismo classico il dominio \u00e8 sempre esercitato direttamente sulla persona. Il dominio della Chiesa ha bisogno del confessore e dell\u2019inquisitore. Quello dello Stato del poliziotto e del boia. Viceversa il dominio del capitale \u00e8 un dominio impersonale e indiretto, attraverso il mercato, la propriet\u00e0 privata dei mezzi di produzione e la costrizione del bisogno. Potremmo chiamarlo <i>dominio a distanza<\/i>. Questo dominio costringe l\u2019operaio a stipulare liberamente (cio\u00e8 di sua volont\u00e0) un patto di servit\u00f9 temporanea dentro l\u2019impresa del capitalista. Il dominio personale in fabbrica \u00e8 neutralizzato giuridicamente dalla sua natura reversibile.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tuttavia il mercato capitalistico nel suo insieme per Marx domina in quanto sistema oggettivo \u201cresosi autonomo<i>\u201d <\/i>(verselbst\u00e4ndigt) dagli uomini \u2013 anche dai capitalisti, come un \u201cpotere estraneo\u201d (fremde Macht). La loro posizione strutturale, il loro stesso ruolo impedisce a questi \u201cfunzionari del capitale\u201d di comprendere il meccanismo tendenzialmente autodistruttivo del sistema.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Solo il comunismo potrebbe rendere tutti gli uomini liberi da questa <i>preistoria, <\/i>in cui l\u2019umanit\u00e0 non \u00e8 conscia delle sue stesse forze. Esso inoltre libererebbe l\u2019umanit\u00e0 da quella necessit\u00e0 di una gerarchia ai fini della produzione che esiste da quando l\u2019agricoltura ha prodotto un surplus di popolazione che, anzich\u00e9 morire di normale mortalit\u00e0 infantile, come per i cacciatori-raccoglitori, \u00e8 destinata ad accettare la subordinazione a chi comanda nell\u2019organizzazione produttiva, per potere fruire dei mezzi di sussistenza. In questo senso i capitalisti hanno avuto per Marx una \u201cmissione civilizzatrice\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma se costoro, svolta tale missione, non si ritirano in buon ordine e insistono a mantenere in piedi il mercato capitalistico, diventano reazionari. Marx parla di una loro \u201cproslavery revolution\u201d contro un\u2019eventuale instaurazione del socialismo per via democratico-parlamentare. Nell\u2019<i>Antid\u03cbhring <\/i>il permanere indefinito del capitalismo \u00e8 considerato una rovina per l\u2019intera societ\u00e0, un ritorno alla \u201cbarbarie\u201d. Nel 3\u00b0 libro del <i>Capitale <\/i>si dice anche che, mentre sempre pi\u00f9 al capitalista proprietario si sostituisce il manager non responsabile, con la superconcentrazione dei capitali, la concorrenza diminuisce e la produzione stagna. Il capitalismo sta dunque tradendo la sua \u201cmissione\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Se da un lato la tendenza al ristagno finora \u00e8 risultata temporanea, dall\u2019altro la \u201cmissione\u201d e i \u201cfunzionari\u201d del capitale (se una volta avevano un senso) hanno modificato la loro natura.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La borghesia illuministico-positivista di proprietari responsabili del primo capitalismo industriale gi\u00e0 allora stava attraversando una metamorfosi, sia dal punto di vista sociale ed economico, sia da quello ideologico-culturale. Ce n\u2019\u00e8 ancora qualche traccia nelle attuali \u00e9lite globali? Si potrebbe dubitarne. I ceti dominanti \u201criflessivi\u201d di oggi, piuttosto che negare l\u2019esistenza o il senso della lotta di classe, con Warren Buffett affermano apertamente di averla vinta. E cos\u00ec la crisi (per quanto mai perfettamente controllata) pu\u00f2 fungere consapevolmente come rafforzamento del loro <i>dominio a distanza<\/i>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In una tale situazione, il riferimento a Marx diventa di nuovo indispensabile per chi crede nel progetto illuministico dell\u2019emancipazione umana. In effetti non ha mai cessato di esserlo per i paesi arretrati, in cui capitalismo, colonialismo, neocolonialismo e simili sono andati da sempre a braccetto (anche se non c\u2019\u00e8 bisogno di credere che la cultura imperialista sia un\u2019\u201dideologia borghese\u201d, o di negare che ci siano forme di imperialismo non occidentali). Ma deve essere riattivato contro l\u2019illusione mercatista delle partite Iva, degli \u201cimprenditori di se stessi\u201d neostirneriani, diffidenti di ogni intermediazione di entit\u00e0 collettive. Essi ignorano il potere del dominio a distanza e sperano di potersi tirare fuori dalle sabbie mobili della dipendenza del mercato finanziario tirandosi su per il codino, come il Barone di M\u03cbnchhausen. Senza negare le acquisizioni della foucaultiana microfisica del potere, \u00e8 ora che l\u2019accento della ricerca, della politica e dell\u2019organizzazione batta sulla servit\u00f9 \u201cvolontaria\u201d del mercato capitalistico impersonale.<\/p>\n<hr \/>\n<h5 style=\"text-align: justify;\">Note<\/h5>\n<h5 style=\"text-align: justify;\"><a class=\"sdfootnotesym\" href=\"https:\/\/www.sinistrainrete.info\/marxismo\/13560-federico-repetto-marx-reso-attuale-dal-neoliberalismo.html#sdfootnote1anc\" name=\"sdfootnote1sym\">1<\/a>Per i dettagli di questa interpretazione rimando al mio testo \u201c<i>Postcapitalismo? Ricostruzione di un concetto-limite della teoria marxiana dei modi di produzione<\/i>\u201d, Tirrenia Stampatori, Torino 1981.<\/h5>\n<h5 style=\"text-align: justify;\"><a class=\"sdfootnotesym\" href=\"https:\/\/www.sinistrainrete.info\/marxismo\/13560-federico-repetto-marx-reso-attuale-dal-neoliberalismo.html#sdfootnote2anc\" name=\"sdfootnote2sym\">2<\/a>Marco Lippi, <i>Marx. Il valore come costo sociale reale, <\/i>Etas 1976, mostra che anche senza trasformazione dei valori in prezzi la teoria marxiana \u00e8 valida per i grandi aggregati. Lo stesso Bronfenbrenner in Horowitz, <i>Marx, Keynes e i neomarxisti,<\/i>Boringhieri.<\/h5>\n<div id=\"sdfootnote3\">\n<h5 class=\"sdfootnote-western\" style=\"text-align: justify;\"><a class=\"sdfootnotesym\" href=\"https:\/\/www.sinistrainrete.info\/marxismo\/13560-federico-repetto-marx-reso-attuale-dal-neoliberalismo.html#sdfootnote3anc\" name=\"sdfootnote3sym\">3<\/a>Domenico Moro, <i>Il gruppo Bilderberg : l&#8217;\u00e9lite del potere mondiale,<\/i><em> e<\/em><i> Club Bilderberg: gli uomini che comandano il mondo<br \/>\n<\/i><\/h5>\n<\/div>\n<h5 class=\"sdfootnote-western\" style=\"text-align: justify;\"><\/h5>\n<p><strong>Fonte: <a href=\"https:\/\/www.sinistrainrete.info\/marxismo\/13560-federico-repetto-marx-reso-attuale-dal-neoliberalismo.html\">https:\/\/www.sinistrainrete.info\/marxismo\/13560-federico-repetto-marx-reso-attuale-dal-neoliberalismo.html<\/a><\/strong><\/p>\n<div id=\"sdfootnote3\">\n<h5 class=\"sdfootnote-western\" style=\"text-align: justify;\"><\/h5>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di SINISTRA IN RETE (Federico Repetto) &nbsp; 1. Con la crisi globale si ritorna a parlare di Marx, ma in francese, tedesco, spagnolo e inglese pi\u00f9 che in lingua italiana Se su Worldcat.org, il catalogo mondiale delle biblioteche, si cercano opere con le lettere \u201cmarx\u201d nel titolo e anche come parola chiave, si pu\u00f2 constatare che il decennio 2007-2016, segnato dalla crisi globale, segna un netto ritorno del grande scienziato rivoluzionario rispetto al decennio precedente.&#46;&#46;&#46;<\/p>\n","protected":false},"author":86,"featured_media":26572,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"jetpack_post_was_ever_published":false,"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","enabled":false},"version":2}},"categories":[32],"tags":[],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2016\/12\/Schermata-2016-12-13-alle-15.57.26.png","jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/p7ZaJ4-bRn","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/45593"}],"collection":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/86"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=45593"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/45593\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":45598,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/45593\/revisions\/45598"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/26572"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=45593"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=45593"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=45593"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}