{"id":4568,"date":"2011-09-26T17:55:51","date_gmt":"2011-09-26T17:55:51","guid":{"rendered":"http:\/\/www.appelloalpopolo.it\/?p=4568"},"modified":"2011-09-26T17:55:51","modified_gmt":"2011-09-26T17:55:51","slug":"costanzo-preve-interviene-sullassemblea-nazionale-fuori-dalleuro-fuori-dal-debito","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=4568","title":{"rendered":"Costanzo Preve interviene sull&#039;Assemblea nazionale &quot;Fuori dall&#039;euro! Fuori dal debito!&quot;"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify\">Costanzo Preve, con un articolo che pubblichiamo, intitolato <em>&quot;De-globalizzazione&quot; e recupero della sovranit&agrave; nazionale, <\/em>&egrave; intervenuto a proposito dell&#39;assemblea nazionale convocata a Chianciano sul tema <em>Fuori dall&#39;euro! Fuori dal debito!<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Sono stato tra i copromotori dell&#39;iniziativa &#8211; ma soltanto sotto il profilo delle idee; l&#39;organizzazione &egrave; merito escusivo degli amici di Rivoluzione Democratica; perci&ograve; mi sento toccato in prima persona dalle osservazioni che il filosofo torinese ha svolto, sia pure riferendosi esclusivamente ad altri promotori.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Se in passato Preve, per pura (mia) fortuna, si &egrave; trovato casualmente a sbirciare tra le pagine di <em>Appello al Popolo<\/em>, sapr&agrave; che le mie idee non sono molto lontane dalle sue. Parlo delle idee sul che fare, naturalmente. Non delle idee sull&#39;organizzazione dell&#39;assemblea e sulla scelta dei relatori. Sul punto il dissenso &egrave; assoluto.&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Comunque, le mie idee le ho espresse, in forma sintetica, anche in un contributo pubblicato su <em>Comunismo e comunit&agrave;<\/em> &#8211; <a href=\"http:\/\/www.appelloalpopolo.it\/?p=3391\">Note per un programma di politica economica e morale<\/a> -, nonch&eacute; in un altro che avevo inserito nel sito di <em>Comunismo e Comunit&agrave; <\/em>(mi era stata data la chiave di accesso da amici che mi stimano) e che, per ragioni che non so, non &egrave; stato mai pubblicato: <a href=\"http:\/\/www.appelloalpopolo.it\/?p=3928\">Gli anticapitalisti, le nazioni e l&#39;internazionalismo<\/a>.&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Alcuni improrogabili impegni&nbsp;professionali&nbsp; mi impediscono di scrivere&nbsp;una replica immediata, la quale&nbsp;dovrebbe essere&nbsp;sufficientemente articolata ed analitica. Pertanto pubblico il contributo di Preve e rinvio alla prossima settimana, forse addirittura al prossimo fine settimana, la mia replica (SD&#39;A).&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>&quot;DE-GLOBALIZZAZIONE&quot; E RECUPERO DELLA SOVRANITA&#39; NAZIONALE<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">di <strong>Costanzo Preve<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">1. Un&rsquo;organizzazione denominata Rivoluzione Democratica (cfr. sollevazione.blogspot.com) ha convocato a Chianciano per il 22 e 23 ottobre 2011 un incontro nazionale con parola d&rsquo;ordine: Fuori dal debito! Fuori dall&rsquo;Euro! Voglio qui riportare il mio contributo (sia pure non richiesto), data l&rsquo;importanza del tema in questione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">2. Le possibilit&agrave; concrete di ottenere a breve ed a media scadenza questi due obbiettivi (che condivido nell&rsquo;essenzialit&agrave;) sono pressoch&eacute; nulle. E dicendo <em>nulle<\/em> intendo proprio dire <em>nulle<\/em>. In una simile situazione, non potendoci aspettare risultati anche solo parziali a scadenza ragionevole, &egrave; il <em>come<\/em> si devono impostare le rivendicazioni che diventa decisivo. Se esse infatti si impostano male o in modo inappropriato, presto o tardi se ne avranno le conseguenze. Far&ograve; fra poco il grottesco esempio del Movimento detto No Global, partito un decennio fa con grandi speranze e finito nel nulla e nel ridicolo. Le cause di questo esito poco glorioso devono essere approfondite.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">3. Il settembre 2011 l&rsquo;Unione Sindacale di Base (USB) &egrave; sfilata a Roma con rivendicazioni qualitativamente diverse da quelle della CGIL, Di Pietro, di Vendola, di Bersani e della stessa FIOM. E&rsquo; stato posto il problema della cancellazione del debito e della uscita dall&rsquo;eurozona. Si tratta pur sempre di un&rsquo;organizzazione che rivendica di avere circa 250.000 membri, e quindi di una forza piccola, ma reale. Si tratta di una relativa novit&agrave; nella scena politica italiana, in cui l&rsquo;Unione Europea &egrave; fino ad oggi rimasta un feticcio intoccabile, dall&rsquo;estrema destra all&rsquo;estrema sinistra &ldquo;visibili&rdquo;.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">4. Nel numero di settembre 2011 di&nbsp; &ldquo;Le Monde Diplomatique&rdquo; (edizione italiana) &egrave; uscito un fondamentale articolo dell&rsquo;economista francese Fr&egrave;d&egrave;ric Lordon intitolato &ldquo;La deglobalizzazione ed i suoi nemici&rdquo;. Questo testo &egrave; importante, perch&eacute; pone con chiarezza i problemi fondamentali. Rimandando ad esso il lettore, ne svolger&ograve; con autonomia un mio commento personale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">5. Cos&igrave; come la imposta Lordon (e la intendo io) la de globalizzazione non ha nulla a che vedere, e non &egrave; quindi una ripresa, di ci&ograve; che per un decennio &egrave; stato chiamato Movimento No Global. La debolezza strategica del Movimento No Global era di non essere affatto no global (al di l&agrave; dei riti pittoreschi di piazza, dai lamenti pecoreschi ritmati alle simulazioni del black bloc), ma di essere un movimento no global di estrema sinistra, e cio&egrave; una caricatura ultra-global. La stragrande maggioranza delle sue rivendicazioni (per non cadere nell&rsquo;autarchia, nel protezionismo, nello stato nazionale, eccetera, tutte cose viste a priori come di &ldquo;ultradestra&rdquo;) erano ricavate da una radicalizzazione di ultra-sinistra del paradigma neoliberale in politica e neoliberista in economia. Estensione in tutto il mondo dei &ldquo;veri&rdquo; diritti umani, abolizione delle frontiere, libera immigrazione, &ldquo;superamento&rdquo; del meschino orizzonte della sovranit&agrave; dello stato nazionale, retorica contro i dittatori (distinti in semplicemente corrotti, ed in corrotti ed anche sanguinari), giovanilizzazione e femminilizzazione dei valori sociali, mitologia del progresso, eccetera. Un programma che sembrava stilato dalle stesse oligarchie liberali. In campo &ldquo;marxista&rdquo;, Negri e Hardt scrissero una trilogia che propagandava questa concezione liberista rovesciata (ma un dado rovesciato &egrave; sempre un dado), e non a caso questa trilogia divenne popolare presso i due estremi sociali apparentemente antitetici ed in realt&agrave; complementari del capitalismo, i centri sociali in basso e l&rsquo;aristocrazia accademico-universitaria di sinistra in alto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">6. In Italia abbiamo vissuto una variante particolarmente pittoresca e provinciale del movimento no global, con il picconatore Bertinotti che sosteneva che con la globalizzazione spariva l&rsquo;imperialismo. Il fatto che questa colossale sciocchezza potesse essere presa sul serio segnala la desertificazione del pensiero critico per opera degli apparati ideologici post-moderni mediatici ed universitari. Ed il fatto che il successore pi&ugrave; astuto e rigoroso di Bertinotti, il poeta barese Vendola, abbia elettoralmente svuotato sia i &ldquo;merli&rdquo; di Ferrero sia i &ldquo;passeri&rdquo; di Diliberto, mostra come il non avere preso sul serio in tempo le sciocchezze porta poi a conclusioni distruttive. Quali lezioni trarre dagli esiti grotteschi del movimento no global dieci anni dopo?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">7. La prima e pressoch&eacute; unica lezione consiste nel capire che la sacrosanta lotta alla globalizzazione non pu&ograve; e non deve essere ripetuta e riproposta sulla base ideologica del movimento no global. Lordon chiarisce che i cantori del vecchio movimento no global (ad esempio l&rsquo;organizzazione Attac, che ha definito la deglobalizzazione un concetto semplificato e superficiale) comincino gi&agrave; ad alzare le barricate, paventando poi &ldquo;contaminazioni&rdquo; con il protezionismo dell&rsquo;eterna &ldquo;destra&rdquo;. Fa eccezione l&rsquo;economista francese Jacques Sapir, che a mio avviso ha impostato le cose nel modo pi&ugrave; radicale e anche meno estremistico ed avventuristico possibile: si tentino pure tutte le soluzioni possibili dentro l&rsquo;euro e l&rsquo;unit&agrave; europea, ma se per caso fallissero, allora deve diventare &ldquo;pensabile&rdquo; anche l&rsquo;uscita dall&rsquo;euro.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">8. Inutile dire che una simile prospettiva possibile, anche se posta solo come eventualit&agrave; praticabile nel caso che tutte le altre opzioni &ldquo;riformatrici&rdquo; fallissero, viene virtuosamente rifiutata dal centro e dalla destra liberale. Il fatto &egrave; che ormai il liberalismo classico non esiste nemmeno pi&ugrave;, divorato dal passaggio dalla sovranit&agrave; politica alla <em>governance<\/em> economica. Ma anche la sinistra (con quella appendice patetica ed inutile chiamata &ldquo;estrema sinistra&rdquo;) la rifiuta, temendo virtuosamente che &ldquo;un conflitto di classe venga trasformato in un conflitto di nazioni&rdquo; (Jean Marie Harribey).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Ecco, questo &egrave; lo scoglio. Il voler negare il dato nazionale, rimuovendolo virtuosamente, aveva gi&agrave; portato Attac a passare dalla &ldquo;anti-globalizzazione&rdquo; al cosiddetto &ldquo;altermondialismo&rdquo;. Ma l&rsquo;altermondialismo per ora non esiste, ed &egrave; una utopia futuribile come il comunismo o il comunitarismo universale. Ma il dato nazionale non significa automaticamente razzismo, protezionismo assoluto, autarchia totale o decrescita virtuosa agro-pastorale, anche se viene ovviamente cos&igrave; diffamato dai cantori (interessati) della cosiddetta irreversibilit&agrave; della globalizzazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La globalizzazione &egrave; emendabile? Il futuro &egrave; ignoto, ma si pu&ograve; gi&agrave; rispondere: per ora, nelle attuali condizioni geopolitiche ed economiche, no. I quattro elementi intrecciati insieme (le sfide della globalizzazione, il giudizio dei mercati, il vincolo dei debiti, la sovranit&agrave; delle agenzie di <em>rating<\/em>) ci fanno rispondere di no. E quindi bisognerebbe trarne le conseguenze.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">9. Per ragioni che sarebbe lungo e noioso spiegare, mentre mi sono estraniato (e sono stato estraniato) dal dibattito italiano, sono invece attivo e presente nel dibattito greco (articoli, interviste, interventi, eccetera). Ora, tutti conoscono la situazione della Grecia, e di come il problema del debito e dell&rsquo;eventuale uscita dall&rsquo;euro sia in Grecia particolarmente acuto ed attuale, molto pi&ugrave; che in Italia, dove &egrave; ancora per ora largamente &ldquo;teorico&rdquo; e virtuale. In Grecia &egrave; possibile studiare come in un laboratorio le conseguenze immediate del dibattito sul debito.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Il commissariamento della Grecia, che ha comportato la sua totale perdita di sovranit&agrave;, ha comportato anche la completa distruzione di tutte le conquiste &ldquo;socialdemocratiche&rdquo; conseguite dopo la caduta della giunta dei colonnelli del 1974 (metapolitefsi), svuotando quasi quaranta anni di storia della Grecia moderna. Cos&igrave; come l&rsquo;Italia dell&rsquo;agosto 2011 &egrave; stata &ldquo;commissionata&rdquo; dal duopolio Draghi-Napolitano (un banchiere ed un ex-comunista riciclato), cos&igrave; la Grecia &egrave; stata commissionata da una &ldquo;giunta economica&rdquo; costituita da tutti partiti (destra, sinistra e centro) favorevoli alla sottomissione ai <em>diktat<\/em> della banca Centrale Europea e della Germania in primo luogo. A questo punto, come reagire?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Da quanto ho potuto capire partecipando al dibattito, ci sono stati fondamentalmente due modi. In primo luogo la rivendicazione di una autonomia nazionale &egrave; stato subito incorporata nel ribellismo ultra-comunista di estrema sinistra, che invita all&rsquo;abbattimento del capitalismo. In secondo luogo, un modo pi&ugrave; patriottico e nazionale, incarnato dal grande musicista Mikis Theodorakis e dal suo movimento, che non porta in piazza bandiere rosse ma soltanto bandiere azzurre greche, e lo fa per non dividere ideologicamente il popolo, che al di fuori di una ristretta oligarchia soffre indipendentemente dalle sue opinioni politiche, filosofiche o religiose.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Nonostante abbia amici soprattutto fra i &ldquo;sinistri&rdquo; greci, devo dire che a mio avviso la linea giusta &egrave; quella di Theodorakis. Il&nbsp; popolo non deve essere diviso ideologicamente, ma unito in nome della sovranit&agrave; nazionale e di quella che Lordon e Sapir chiamerebbero deglobalizzazione. Cerchiamo di tirarne la conseguenze &ldquo;italiane&rdquo;. Anche in Grecia Theodorakis &egrave; stato accusato di essere &ldquo;rosso-bruno&rdquo;, di lasciare spazio alla destra, di essere ambiguo, eccetera. Accuse completamente false. Theodorakis ha le carte in regola, sia per la Resistenza (1941-1944), sia per la guerra civile (1946-1949), sia per il &ldquo;lungo inverno&rdquo; dell&rsquo;autoritarismo successivo (1949-1967), sia per l&rsquo;opposizione alla dittatura dei colonnelli (1967-1974). E&rsquo; solo la stupidit&agrave; settaria che non ha le carte in regola, n&eacute; in Grecia n&eacute; in Italia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">10. Passiamo ora all&rsquo;Italia. Se le considerazione fatte fino ad ora sul fallimento dei no global e degli altermondialisti, sulla deglobalizzazione (Lordon, Sapir), sulla corretta impostazione &ldquo;nazionale&rdquo; (non nazionalistica) di Theodorakis in Grecia, eccetera, sono corrette, che cosa fare in Italia?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">In primo luogo, non lasciare spazio ai deliranti che dicono che &ldquo;bisogna fare come in Tunisia&rdquo;. Gli italiani se ne guarderebbero bene. Dalla Tunisia si scappa e si scapper&agrave; ancora a lungo, perch&eacute; non c&rsquo;&egrave; pane e non c&rsquo;&egrave; lavoro (il che non significa che non fosse ovviamente sacrosanta la rivolta contro Ben Al&igrave;!). In questo momento una (non auspicabile) rivolta di tipo tunisino porterebbe soltanto alla fuga del puttaniere Berlusconi ed ad un governo degli &ldquo;onesti&rdquo;, e cio&egrave; dei funzionari del FMI e della BCE, che porterebbero a termine i programmi di liberalizzazione totale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">In secondo luogo, non bisogna in nessun modo attaccare al programma della deglobalizzazione (perch&eacute; &egrave; ovvio che lo sarebbe sia l&rsquo;uscita dall&rsquo;euro che dal debito) i tradizionali (e deliranti) programmi di estrema sinistra, attraverso massimalistiche adunate di refrattari. Mi spiace scendere sui nominativi e sul personale, perch&eacute; non sarebbe stata questa la mia intenzione. Ma che cosa ci fanno Rizzo, Ferrando e Babini dei CARC? I CARC vogliono la dittatura del proletariato. Ferrando vuole fare come in Tunisia, e lasciamo stare per carit&agrave; di patria le sua posizioni sulla Libia e sulla Siria, in cui uno scontro tra masse divise da una guerra civile &egrave; stato magicamente trasformato in scontro tra le masse unite ed i dittatori burocratico-capitalisti. E Badiale? A mia conoscenza Badiale vuole la decrescita, programma del tutto legittimo, ma che &egrave; una fuga in avanti attaccare alla deglobalizzazione. Trattandosi di una sorta di &ldquo;intergruppi&rdquo; di estrema sinistra, il solo modo in cui molti vedono l&rsquo;anticapitalismo, a mio avviso il fallimento &egrave; inevitabile. A breve scadenza, fallirebbe anche se ci fossero Ges&ugrave;, Maometto, Marx e Lenin. Ma almeno porrebbe le basi per una lotta di lunga durata. Cos&igrave; &nbsp;avremo il solito intergruppi estremistico urlante.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">A dire queste cose, si passa necessariamente per rompiscatole e guastafeste, ma in definitiva &egrave; meglio parlare che tacere.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Torino, settembre 2011<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Costanzo Preve, con un articolo che pubblichiamo, intitolato &quot;De-globalizzazione&quot; e recupero della sovranit&agrave; nazionale, &egrave; intervenuto a proposito dell&#39;assemblea nazionale convocata a Chianciano sul tema Fuori dall&#39;euro! Fuori dal debito! 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