{"id":45737,"date":"2018-11-05T14:15:12","date_gmt":"2018-11-05T13:15:12","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=45737"},"modified":"2018-11-05T14:03:43","modified_gmt":"2018-11-05T13:03:43","slug":"giorgio-la-pira-la-cosa-piu-importante-nelle-politiche-economiche-le-attese-della-povera-gente","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=45737","title":{"rendered":"Giorgio La Pira: \u201cLa cosa pi\u00f9 importante nelle politiche economiche? Le attese della povera gente\u201d"},"content":{"rendered":"<p>di <strong>ATTIVISMO. INFO (Davide Gionco)<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"attachment-full size-full wp-post-image\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.attivismo.info\/wp-content\/uploads\/2018\/10\/Giorgio_La_Pira-755x491.jpg?fit=755%2C491&amp;ssl=1\" sizes=\"(max-width: 755px) 100vw, 755px\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.attivismo.info\/wp-content\/uploads\/2018\/10\/Giorgio_La_Pira-755x491.jpg?resize=755%2C491&amp;ssl=1 755w, https:\/\/i0.wp.com\/www.attivismo.info\/wp-content\/uploads\/2018\/10\/Giorgio_La_Pira-755x491.jpg?resize=300%2C195&amp;ssl=1 300w\" alt=\"\" width=\"755\" height=\"491\" data-attachment-id=\"5879\" data-permalink=\"https:\/\/www.attivismo.info\/giorgio-la-pira-la-cosa-piu-importante-nelle-politiche-economiche-le-attese-della-povera-gente\/giorgio_la_pira-755x491\/\" data-orig-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.attivismo.info\/wp-content\/uploads\/2018\/10\/Giorgio_La_Pira-755x491.jpg?fit=755%2C491&amp;ssl=1\" data-orig-size=\"755,491\" data-comments-opened=\"1\" data-image-meta=\"{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}\" data-image-title=\"Giorgio_La_Pira-755\u00d7491\" data-image-description=\"\" data-medium-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.attivismo.info\/wp-content\/uploads\/2018\/10\/Giorgio_La_Pira-755x491.jpg?fit=300%2C195&amp;ssl=1\" data-large-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.attivismo.info\/wp-content\/uploads\/2018\/10\/Giorgio_La_Pira-755x491.jpg?fit=640%2C416&amp;ssl=1\" \/><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Condividiamo questo estratto del libro \u201cLa dignit\u00e0 del lavoro\u201d di Federico Caff\u00e9, in cui il grande economista parla di <a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Giorgio_La_Pira\">Giorgio La Pira<\/a>, politico democrastiano del dopoguerra, nonch\u00e9 terziario domenicano e francescano.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Federico Caff\u00e9 riporta a sua volta un estratto da \u201cCronache sociali\u201d, n. 1 del 15.04.1950.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>La visione cristiana dell\u2019economia di La Pira e di altri politici del tempo, che metteva al centro le persone con i loro bisogni, fu il motore del poderoso sviluppo economico italiano negli anni \u201950-\u201960-\u201970.<\/em><br \/>\n<em>Da quando, a partire dagli anni \u201980, si sono affermati in Italia modelli economici che mettono al centro la \u201ccompetitivit\u00e0\u201d e non la solidariet\u00e0, \u00e8 iniziato il declino dell\u2019economia italiana.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Vorremmo consigliare la lettura di questo testo a tutti i politici che sono convinti che la priorit\u00e0 sia corrispondere alle esigenze dei \u201cmercati.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Buona lettura.<\/em><\/p>\n<hr \/>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>La politica economica e finanziaria del Vangelo<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019attesa della povera gente (disoccupati e bisognosi in genere)? La risposta \u00e8 chiara: un governo a obiettivo, in certo modo, unico: strutturato organicamente in vista di esso:\u00a0<strong><em>la lotta organica contro la disoccupazione e la miseria<\/em><\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un governo, cio\u00e8, mirante sul serio (mediante l\u2019applicazione di tutti i congegni tecnici, finanziari, economici, politici adeguati) alla massima occupazione e, al limite, al \u201cpieno impiego\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Altra attesa \u201crispetto al governo\u201d la povera gente n\u00e9 aveva, n\u00e9 ha: senza saperlo essa fa propria la tesi dell\u2019\u201d<em>Economist<\/em>\u201d del febbraio scorso: il \u201c<strong>pieno impiego<\/strong>\u201d \u00e8 l\u2019imperativo categorico fondamentale di un governo che sia consapevole dei compiti nuovi affidati agli Stati moderni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma volere seriamente la massima occupazione e, al limite, il pieno impiego, significa accettare alcune premesse e volere alcuni strumenti senza l\u2019uso dei quali non \u00e8 possibile raggiungere quel fine.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">II.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">C\u2019\u00e8 anzitutto una premessa di natura squisitamente cristiana: \u00e8 vano \u201cper un governo \u201cparlare di valore della persona umana e di civilt\u00e0 cristiana, se esso non scende organicamente in lotta al fine di <strong>sterminare la disoccupazione e il bisogno<\/strong>, che sono i pi\u00f9 terribili nemici esterni della persona.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il documento inequivocabile della presenza di Cristo in un\u2019anima e in una societ\u00e0 \u00e8 stato definito da Cristo medesimo:\u00a0<em>esso \u00e8 costituito dalla intima ed efficace \u201cpropensione\u201d di quell\u2019anima e di quella societ\u00e0 verso le creature bisognose<\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Vi sono disoccupati? Bisogna occuparli. La parabole dei vignaioli \u00e8 decisiva in proposito:\u00a0<em>tutti<\/em>\u00a0i disoccupati che nelle varie ore del giorno oziavano forzatamente nella piazza \u201cperch\u00e9 nessuno li aveva ingaggiati:\u00a0<em>nemo nos conduxit!<\/em>\u201d furono occupati; esempio caratteristico di \u201cpieno impiego\u201d: nessuno fu lasciato senza lavoro (Mt. 20,7).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Vi sono creature bisognose? Affamati? Assetati? Senza tetto? Ignudi? Ammalati? Carcerati? Bisogna tendere ad essi efficacemente il cuore e la mano (Mt. XXV, 31-46): l\u2019esempio di questa \u201cpropensione\u201d all\u2019intervento \u00e8 fornito dal Samaritano: scese da cavallo e prese minutamente cura del ferito (Lc. 34).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E si badi: non si tratta soltanto (come spesso si crede) di atti di carit\u00e0 confinati nell\u2019orbita di azione di singoli: impegno di amore, cio\u00e8, che investe soltanto le singole persone:\u00a0<em>no, si tratta di un impegno che parte dai singoli e che investe l\u2019intiera struttura e la essenziale finalit\u00e0 del corpo sociale<\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Costruire una societ\u00e0 cristianamente significa appunto costruirla in modo che essa garantisca a tutti il lavoro, fondamento della vita, e, col lavoro, quel minimo di reddito necessario per il \u201cpane quotidiano\u201d (cio\u00e8 vitto, alloggio, vestiario combustibile, medicine, per s\u00e9 e per la propria famiglia).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Solo cos\u00ec si pu\u00f2 realizzare il fine che san Tommaso assegna a una societ\u00e0 cristiana: garantire a tutti la possibilit\u00e0 di quel \u201criposo\u201d restauratore e della preghiera che \u00e8 l\u2019atto che segue. Per dir cos\u00ec, al lavoro, che costituisce l\u2019operazione ultima, la pi\u00f9 delicata e la pi\u00f9 pacificante e gioiosa della persona.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E\u2019 questa una premessa che gli uomini di governo devono tener ferma nella loro mente: stella polare della loro azione politica, giuridica, finanziaria: dar lavoro a tutti, dare il pane quotidiano a tutti; sopra queste finalit\u00e0 prime, improrogabili, elementari, deve essere costruito l\u2019intero edificio dell\u2019economia, della finanza, della politica, della cultura: la libert\u00e0 medesima, respiro della persona, \u00e8 in certo modo preceduta e condizionata da queste primordiali esigenze del lavoro e del pane.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Orazione fondamentale del Signore: Dacci oggi il nostro pane quotidiano!<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">III.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questa fondamentale premessa cristiana \u00e8, del resto, convalidata da una altrettanto fondamentale premessa economica: premessa, \u00e8 vero, che non vige nell\u2019orbita dell\u2019economia classica, ma che \u00e8 posta a base di tutto l\u2019edificio dell\u2019<strong>economia nuova:\u00a0<em>la disoccupazione \u00e8 un consumo senza corrispettivo di produzione<\/em>:\u00a0<em>\u00e8 perci\u00f2, uno spreco di forze produttive<\/em><\/strong>\u00a0(oltre che essere un disastramento morale e spirituale della persona).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E la ragione \u00e8 evidente: i disoccupati esistono, se esistono devono vivere, per vivere devono consumare. Consumare senza produrre: \u00e8 questo il paradosso economico della disoccupazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La povera gente \u201cche ha buonsenso\u201d\u00a0non si d\u00e0 pace quando riflette su questa incongruenza dell\u2019attuale struttura dell\u2019economia: ma come, con tante case da costruire, con tante terre da bonificare, con tanti beni essenziali da produrre, con tante \u201caree depresse\u201d da elevare, si pu\u00f2 permettere l\u2019esistenza di tanti milioni di braccia operose?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E si tenga conto, inoltre, del fatto del \u201cmoltiplicatore\u201d: per uno che cessa di lavorare cessano di lavorare altri (concetto tecnico in Di Fenizio,\u00a0<em>Economia politica<\/em>, pp. 456 e segg.).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Come mai sia possibile questo vero \u201cimpazzimento\u201d\u00a0economico e morale la povera gente non lo capisce; essa comprende che c\u2019\u00e8 qualcosa di specioso, di fondamentalmente errato, nella risposta inumana che comunemente si d\u00e0 per giustificare questo triste fenomeno della disoccupazione: Non c\u2019\u00e8 denari!<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il problema \u00e8 complesso, si sa, ma una soluzione positiva di esso non pu\u00f2 non esistere. La Provvidenza d\u00e0 in proposito un insegnamento sicuro: per ogni bambino che nasce, nascono due fonti di latte destinate ad alimentarlo!<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E poi c\u2019\u00e8 sempre l\u2019altra risposta: Mancano i danari? Eppure vivere bisogna, per vivere bisogna consumare e per consumare bisogna spendere: quindi, in ultima analisi, <strong>i danari si trovano sempre, necessariamente<\/strong>!<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Qui viene proprio da dire: pi\u00f9 che i danari manca l\u2019impegno necessario per mettere in circolazione il talento unico messo sotto terra! E\u2019 un problema di \u201cdinamica\u201d della volont\u00e0, della tecnica inventiva, della finanza, dell\u2019economica, della politica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Che queste intuizioni della povera gente (basate sulle cose e sul Vangelo) non siano scientificamente errate lo dimostra l\u2019impostazione delle pi\u00f9 moderne teorie economiche.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sentite Beveridge (Relazione \u00a7198) che riporta da Keynes: \u201cE\u2019 meglio occupare gente a scavare buche e a ricolmarle che non occuparla affatto (cfr. \u00a7301): le persone occupate inutilmente daranno occupazione ad altre con quello che guadagnano e spendono. E\u2019 meglio occupare gente, comunque venga trovato il danaro per pagarle, che non occuparle affatto: l\u2019ozio forzato \u00e8 uno spreco di risorse materiali e di vite umane che non potr\u00e0 mai essere rimediato e che non pu\u00f2 difendersi con ragioni di ordine finanziario\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A proposito del \u201cmoltiplicatore\u201d, il Beveridge soggiunge: \u201cOgni atto ha una catena infinita di conseguenze; perci\u00f2 l\u2019atto di dare impiego a un disoccupato e di pagargli un salario non si esaurisce l\u00ec. L\u2019uomo che viene assunto e percepisce un salario superiore alla somma che egli riceveva a titolo di sussidio per la disoccupazione o di assistenza (<em>quando la riceve!<\/em>) spender\u00e0 per la maggior parte o interamente il suo reddito addizionale in beni e servizi forniti da altri e dar\u00e0 occupazione ad altri. Costoro a loro volta avranno un reddito maggiore: ne spenderanno una parte dando luogo a una nuova occupazione e cos\u00ec via. Fintanto che in una comunit\u00e0 vi saranno dei disoccupati, il dare un\u2019occupazione retribuita a uno di essi aumenter\u00e0 il numero degli occupati di pi\u00f9 di una unit\u00e0, e aggiunger\u00e0 alla produzione nazionale pi\u00f9 di quello che egli da solo produce. L\u2019effetto primo verr\u00e0 moltiplicato grazie ai secondi e ai terzi effetti\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questa premessa economica \u201cche indica l\u2019occupazione come essenziale finalit\u00e0 di un\u2019economia sana a causa degli incrementi produttivi che necessariamente ad essa si collegano\u201d \u00e8 ora divenuta la stella polare della politica economica dei pi\u00f9 grandi Stati del mondo: prescindendo dagli Stati a struttura comunista, ad essa si ispirano la Gran Bretagna (con la politica del pieno impiego sostanzialmente condivisa da tutti i partiti)\u00a0e gli stessi Stati Uniti di America. L\u2019obiettivo della massima occupazione sta alla base della politica economica che gli Stati Uniti perseguono all\u2019interno e all\u2019estero: il piano ERP medesimo non esiste, in ultima analisi, senza un intrinseco rapporto con tale obiettivo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Occupare tutte le unit\u00e0 lavorative, e quindi incrementare la produzione e, con essa, il tenore di vita degli uomini: \u00e8 l\u2019imperativo categorico che si impone agli Stati e ai governi del tempo nostro (\u201cEconomist\u201d, cit.).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">IV.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Se la disoccupazione deve essere eliminata \u201cobiettivo fondamentale di uno Stato moralmente, socialmente ed economicamente sano \u201cdevono essere voluti e usati i mezzi per eliminarlo: questi mezzi si riassumano in uno solo:<em>\u00a0<strong>la spesa<\/strong><\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E infatti cosa \u00e8, in ultima analisi, <strong>la disoccupazione? Spesa non fatt<\/strong>a: occupazione e disoccupazione si analizzano in queste posizioni: spesa che determina occupazione e, quindi, produzione; carenza di spesa che determina deficienza nella domanda dei beni e quindi disoccupazione, e quindi, carenza di produzione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il perno di tutta la nuova teoria economica sta qui, Keynes esplicitamente lo dice:<em>\u00a0l\u2019occupazione dipende dalla spesa<\/em>, e la spesa pu\u00f2 essere di due specie: spesa di consumi, spesa per l\u2019investimento. Quel che viene risparmiato, ossia quel che non viene speso in beni di consumo, crea occupazione soltanto se viene investito, o cio\u00e8 speso per accrescere l\u2019attrezzatura di beni capitali, quali le fabbriche, i macchinari, le navi, o ad accrescere le scorte di materie prime (Beveridge, op. cit. \u00a7120).\u00a0<em>Proporzionare la spesa \u201ce, quindi, la produzione\u201d alla occupazione<\/em>: ecco il problema.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">V.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Anzitutto, chi operer\u00e0 questo proporzionamento? Baster\u00e0, cio\u00e8, che lo Stato decida alcuni provvedimenti finanziari economici e politici a favore dell\u2019iniziativa privata perch\u00e9 si operi automaticamente la spesa voluta e, perci\u00f2, il desiderato assorbimento della manodopera disoccupata?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">No: che lo Stato abbia il dovere di favorire l\u2019iniziativa privata in modo da orientare, stimolarne e accelerarne il ritmo produttivo e, quindi, la capacit\u00e0 di spesa e di occupazione, non c\u2019\u00e8 dubbio; ma non v\u2019\u00e8 parimenti dubbio che per questa via indiretta non si operer\u00e0 mai il pieno impiego della manodopera: \u201cl\u2019automatico proporzionamento\u201d \u00e8 una di quelle pseudoarmonie economiche che l\u2019esperienza dolorosa e permanente della disoccupazione ha sempre smentito.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u201cLa rivoluzione operata nel pensiero economico da J.M. Keynes\u201d dice Beveridge, op. cit. \u00a7140, \u201de aiutata dall\u2019esperienza degli anni dopo il 1930 sta nel fatto che\u00a0<em>non viene pi\u00f9 assunta come sicura l\u2019adeguatezza della domanda di manodopera<\/em>. L\u2019analisi keynesiana porta alla conclusione che, anche astraendo dalla depressione ciclica, vi pu\u00f2 essere deficienza cronica o pressoch\u00e9 cronica nella domanda complessiva di manodopera, per cui la piena occupazione si presenta fuggevolmente in casi rari (cfr. \u00a725; \u00a7120 e \u00a7126).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non bastano, quindi, i provvedimenti del primo tipo: bisogna prenderne altri di tipo diverso. Bisogna, cio\u00e8, che lo <strong>Stato<\/strong> intervenga direttamente con un <strong>piano organico di investimenti<\/strong> capaci di operare, a scadenze determinate, il <strong>graduale assorbimento della manodopera disoccupata<\/strong>; questi \u201cmassicci\u201d investimenti pubblici costituiscono, del resto, uno stimolo efficacissimo per gli investimenti privati.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il proporzionamento, perci\u00f2, della spesa all\u2019occupazione non pu\u00f2 essere determinato e attuato che dallo Stato: spetta al governo la determinazione del quanto della spesa (in base al numero discriminato dei disoccupati), calcolando la parte di spesa indiretta (operata dall\u2019iniziativa privata per effetto dei provvedimenti di cui si \u00e8 parlato) e quella di spesa diretta (mediante piani organici di attivit\u00e0 produttiva pubblica).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Circa il numero discriminato dei disoccupati, Fanfani (in \u201cOggi\u201d, 2 marzo 1950)\u00a0ci d\u00e0 alcuni dati che possono essere una base per il calcolo della spesa. \u201cGrosso modo\u201d, egli dice, \u201cdetratta la disoccupazione temporanea fisiologica o di frizione, ci sono in Italia un milione e seicentomila uomini, donne e ragazzi maggiori di 14 anni che vorrebbero guadagnarsi il pane e non possono. Rimossi alcuni dei ricordati ostacoli (di cui egli ha parlato prima), l\u2019iniziativa privata potrebbe ridurre i senza lavoro a un milione e quattrocentomila: ai duecentomila giovani fra i 14 e i 18 anni in esso compresi si dovrebbe provvedere con corsi di addestramento professionale spendendo venti miliardi. Per dar lavoro al restante milione e duecentomila occorrerebbe nel primo anno disporre in media di seicento miliardi di lire\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I calcoli di Fanfani sono quelli di un realizzatore: di uno, cio\u00e8, che vuole fare e che, pur non nascondendosi l\u2019estrema difficolt\u00e0 dell\u2019impresa, \u00e8 deciso ad attuarla ad ogni costo; sono calcoli fondati sulla realt\u00e0 e lievitati dalla speranza (per chi agisce a favore dei propri fratelli c\u2019\u00e8 sempre, immancabilmente, una provvidenza materna che diventa moltiplicazione misteriosa ma reale di aiuti: \u00e8 un\u2019attiva incognita finanziaria ed economica di cui bisogna sempre tener conto, come dato certo, nella definizione dei bilanci). I disoccupati sono forse di pi\u00f9? Ci vogliono pi\u00f9 di seicento miliardi? Ma il problema si pone in altro modo, e cio\u00e8: se si spendono realmente, produttivamente e rapidamente (spezzando tutte le invecchiate e arteriosclerotiche resistenze della burocrazia) seicento miliardi di investimenti pubblici, si riuscir\u00e0 davvero \u201cil lavoro produce lavoro!\u201d a occupare circa un milione di disoccupati; ma un milione di disoccupati occupati significa una vera rivoluzione economica nel nostro Paese. C\u2019\u00e8 il \u201cmistero\u201d produttivo del moltiplicatore (la moltiplicazione dei talenti, non bisogna mai dimenticare il valore reale del Vangelo!): un milione di occupati in pi\u00f9 significa<strong> la scomparsa quasi integrale della disoccupazione in Italia<\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">VI.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma la spesa pubblica non esclude quella privata, anzi la presuppone: perch\u00e9 la disoccupazione sia assorbita \u00e8 necessario che sia orientata, stimolata e accelerata la spesa privata. Bisogna, anzi, in certo modo, calcolare il volume di spesa che deve essere prodotto da questo stimolo e da questo acceleramento: ai seicento miliardi preventivati di spesa pubblica bisogna aggiungerne altri di spesa privata. Quanti? La risposta non \u00e8 facile a darsi: se usiamo i criteri di Fanfani, possiamo dire non meno di cento miliardi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019obbiezione di fondo \u00e8 facile: una nuova spesa privata di queste dimensioni in una situazione di \u201cdepressione\u201d economica come quella attuale? Con una politica finanziaria che \u00e8 orientata verso la contrazione della circolazione della spesa? Con un\u2019instabilit\u00e0 grave di tutto il settore agricolo dove l\u2019impiego e la circolazione del capitale provato tendono, in certo senso, a sparire?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La risposta \u00e8 chiara: questa nuova spesa privata suppone <strong>l\u2019eliminazione di questi gravi ostacoli allo \u201cscorrere\u201d del risparmio verso gli investimenti<\/strong>: suppone, cio\u00e8, un cambio di orientamento nella <strong>politica finanziaria ed economica (monetaria, creditizia, fiscale)<\/strong> del governo; e suppone anche una stabilizzazione sociale nel settore dell\u2019agricoltura: pensare meno alle leggi \u201cche servono poco\u201d e pi\u00f9 alla spesa \u201cche serve molto\u201d (costruzione di case, industrializzazione delle culture, bonifica dei terreni incolti e, in genere, stabile occupazione del bracciantato).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dette queste cose \u201cche concernono il governo\u201d bisogna dirne altre che concernono i privati:<em>\u00a0il risparmio ha valore solo come strumento di spesa capace di creare nuova occupazione e, quindi, nuova produzione<\/em>. Altra legittimit\u00e0 sociale esso non possiede: \u00e8 una legge economica (il risparmio \u00e8 di per s\u00e9 un fatto puramente negativo: significa non spendere; il risparmio in s\u00e9 non ha alcuna virt\u00f9 sociale. La virt\u00f9 sociale del risparmio da parte di una persona dipende dal fatto che vi sia qualche altro che desidera spendere tale risparmio. Beveridge, op. cit. \u00a7123), ed \u00e8 anche una legge della vita morale: Non vogliate tesaurizzare, dice categoricamente il Vangelo (Mt. VI, 19). La condanna del risparmiatore avaro \u00e8 tremendamente rappresentata nel pauroso che emp\u00ec i suoi granai senza pensare alla morte che lo attendeva (Lc. XII, 16):\u00a0<em>risparmiare per spendere o far spendere<\/em>\u00a0(il talento non doveva essere sotterrato ma almeno consegnato ad altri capaci di metterlo a frutto (Lc. XIX, 22; Mt. XXV, 14-30); questa \u00e8 la \u201cpolitica economica e finanziaria\u201d del Vangelo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ecco ci\u00f2 che i privati possessori di risparmi devono capire: \u00e8 una tremenda responsabilit\u00e0 quella che grava sopra di loro, morale ed economica insieme: perch\u00e9 il risparmio non speso equivale a lavoro mancato e, quindi, a disoccupazione aumentata.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ecco perch\u00e9 il problema del risparmio \u201ccio\u00e8 il problema delle fonti di spesa\u201d \u00e8 il problema fondamentale, in certo modo, di una comunit\u00e0 statale: sopra di esso poggia, appunto, come su una base, l\u2019edificio della piena occupazione (cfr. Beveridge, op. cit. \u00a7124).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma la disoccupazione creata o aumentata significa lesione grave dell\u2019ordine morale, dell\u2019ordine economico e dell\u2019ordine sociale; su questa lesione, come sul terreno propizio, si radicano le piante parassite dell\u2019odio e del sovvertimento (cfr. Beveridge,\u00a0Prefazione).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">VII.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Bisogna spendere: deve spendere lo Stato, devono spendere i privati. Ma come? Disordinatamente o, invece, organicamente, cio\u00e8 alla stregua di certi programmi di produzione che si distendono nel tempo (spesa pianificata a lungo termine?). La risposta \u00e8 ovvia: spendere organicamente secondo piani determinati (Beveridge, \u00a732, p. 202; \u00a7209). Non bisogna lasciarsi impressionare dalle parole: \u201cpianificare\u201d significa mettere ordine, orientare verso uno scopo; significa che il sistema economico e finanziario di uno Stato, anzi <strong>\u201cl\u2019intero sistema economico e finanziario e mondiale\u201d non pu\u00f2 pi\u00f9 essere lasciato a se stesso, ma deve essere finalizzato in vista di scopi proporzionati all\u2019occupazione e ai bisogni essenziali dell\u2019uomo<\/strong>. Lo stesso piano\u00a0<a href=\"http:\/\/www.treccani.it\/enciclopedia\/piano-marshall_%28Dizionario_di_Economia_e_Finanza%29\/\">ERP<\/a>, in ultima analisi, ad altro non dovrebbe mirare. Chi vuol costruire saldamente una casa e chi vuol fare efficacemente una guerra (qui: guerra efficace alla disoccupazione e alla miseria)\u00a0deve \u201cpianificare\u201d la propria azione affinch\u00e9 essa dia un risultato felice (Lc. XIV, 28).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quali obiettivi avranno questi piani? Evidentemente essi saranno scelti secondo un criterio di priorit\u00e0 sociale (Beveridge, \u00a735; pp. 198, 214 e segg.). Vi sono dei bisogni essenziali che attendono di essere rapidamente soddisfatti: case da costruire (perch\u00e9 non estendere e accelerare i piani esistenti?), energia da produrre, terre da bonificare, aree depresse da industrializzare; quanto bene da compiere, quanto amore concreto da seminare, quanta speranza e quanta gioia da donare!<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">VIII.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Come finanziare questi piani? Dove trovare i danari occorrenti per questa spesa? Ecco: prima di rispondere a queste domande \u201cche potrebbero provocare la risposta pigra: non ci sono i danari perch\u00e9 il bilancio dello Stato \u00e8 in deficit \u201cbisogna fare una premessa: l\u2019ozio forzato \u00e8 uno spreco di risorse materiali e di vite umane, che non potr\u00e0 mai esser rimediato e che non pu\u00f2 difendersi con ragioni di ordine finanziario (Beveridge, \u00a7198). <strong>Bisogna capovolgere il modo comune di impostazione del problema, cio\u00e8 proporzionare la cassa alla spesa e la spesa all\u2019occupazione<\/strong>; si comprende, \u00e8 un\u2019impostazione del problema che esige un grande sforzo di riflessione, di volont\u00e0 creatrice. Partire dall\u2019uomo, cio\u00e8 dal fine, non dal danaro, cio\u00e8 dal mezzo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E\u2019 questa un\u2019impostazione secondo il Vangelo (perch\u00e9 una impostazione umana dell\u2019economia attira la benedizione di Dio e opera dei veri miracoli, incognita di ogni calcolo generoso!) ed \u00e8 anche un\u2019impostazione economicamente sana (perch\u00e9 tra l\u2019altro i danari per dar da vivere ai disoccupati bisogna trovarli necessariamente).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questa impostazione esige che il Ministro del Tesoro (o quello del Bilancio o quello delle Finanze) rovesci, per dir cos\u00ec, il suo modo usuale di considerare la finanza dello Stato e il bilancio dello Stato; tale <strong>bilancio deve essere compilato con riferimento non pi\u00f9 al danaro ma al potenziale umano disponibile<\/strong>: tanti uomini da occupare, tanti danari da spendere. Deve diventare un bilancio a \u201cscala\u201d umana (Beveridge \u00a7182).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questo \u201crovesciamento\u201d, del resto, non \u00e8 poi cos\u00ec nuovo nella politica economica e finanziaria dei grandi Stati moderni: a parte gli Stati a struttura comunista, i grandi Paesi dell\u2019Occidente (dalla Gran Bretagna all\u2019America) costruiscono ormai i loro bilanci \u201canche se con graduazioni diverse\u201d in vista del pieno impiego e del pi\u00f9 alto tenor di vita della popolazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E allora in concreto cosa fare? Ecco, bisogna cominciare: chi ben comincia \u00e8 a met\u00e0 dell\u2019opera! Il Ministro del Tesoro lo sa, basta iniziare con poco per muovere molto: con appena duecento milioni di erogazioni effettive (a tutto dicembre 1949), il piano case Fanfani ha gi\u00e0 provocato investimenti effettivi, e quindi lavoro, per dieci miliardi di lire!<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dove trovare le \u201cfonti\u201d, le \u201cbuche\u201d nelle quali stagna il risparmio? Vorrei fare queste domande: si pu\u00f2 sinceramente affermare che il fondo lire non avrebbe potuto costituire (e non lo pu\u00f2 ancora) \u201cintelligentemente manovrato\u201d una fonte preziosa di tanto lavoro produttivo?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Una manovra veloce di trecento miliardi avrebbe potuto, in questi due anni, portare tanta acqua al terreno arso della nostra disoccupazione (per uno studio attento e non certo sospetto, cfr. Valerio in \u201cRivista di Politica economica\u201d, gennaio 1950).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E poi c\u2019\u00e8 l\u2019altra faccia del fondo lire: quella dell\u2019impiego dei dollari ERP per l\u2019acquisto di attrezzature industriali: anche qui quale pigrizia e, cio\u00e8, quanto lavoro impedito e quanta produzione non ottenuta (dice Valerio p. 21: \u201cL\u2019Italia \u00e8, quindi, al penultimo posto, seguita solo dalla Germania per la quale sono evidenti le giustificazioni\u201d).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ancora: e quei 466 miliardi di\u00a0<em>debitori diversi<\/em>\u00a0(situazione Banca d\u2019Italia al 31 dicembre 1949) cosa rappresentano? Le famose valute pregiate? Ma non \u00e8 un assurdo questa euforia di crediti esteri mentre all\u2019interno facciamo languire, per mancanza di spesa e, quindi, investimenti, due milioni di uomini? Faccio mie questa parole pensose (E. Cambi in \u201cRivista bancaria\u201d, sett.-ott., p. 78 a proposito del non uso del fondo lire): \u201cConsiderata la disoccupazione che si lamenta e poich\u00e9 \u00e8 certa l\u2019esistenza di materiali, o in ogni caso sicura la possibilit\u00e0 di approvvigionarli, l\u2019utilizzazione dei messi finanziari, con risultati provvidi ed efficaci, si presenterebbe del tutto piana e naturale, oltre che necessaria. In sostanza esiste un importante, diremo fondamentale, strumento per dare, in varie forme, alla vita economica del Paese impulso e vigore, e non si usa o si stenta a usarlo. E\u2019 saggio?\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ancora: si pu\u00f2 sinceramente dire di avere \u201cinventariato\u201d tutte le banche nelle quali stagnano miliardi di risparmio inoperoso? Ha mai il Ministro del Tesoro avuto in proposito qualche colloquio con i dirigenti delle massime banche italiane che sono tutte, o quasi, dello Stato?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ancora: e il ricorso a prestiti esteri? E lo sfruttamento razionale del patrimonio demaniale? E il metano? Quante terre incolte, quanti beni inoperosi!<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un buon amministratore mette a profitto ogni cosa per dar incremento alla sua azienda e lavoro ai suoi operai.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quante altre cose da dire: problema dei residui passivi, problemi delle aziende Iri, problema del Fim, dell\u2019Imi, e cos\u00ec via.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Conclusione. <strong>Non \u00e8 serio dire: Non ci sono danari per fare investimenti e, quindi, per dare lavoro<\/strong>. Bisogna dire: Per trovare i danari bisogna dare una frustata energica a tutto l\u2019apparato economico finanziario dello Stato, bisogna svegliarlo dal sonno e dalla pigrizia in cui \u00e8 immerso, ricordandogli che a quel sonno e a quella pigrizia corrispondono: a) il disastramento morale di due milioni di disoccupati; b) una riduzione del reddito nazionale di almeno cinquecento miliardi all\u2019anno. <strong>E bisogna finirla con lo spauracchio che viene sempre messo innanzi per impaurire i gonzi: quello dell\u2019inflazione!<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si sa, non bisogna fare inflazione; ma l\u2019inflazione \u00e8 una cosa seria, non \u00e8 quella cosa giornalistica che viene sbandierata ogni giorno.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E infatti:<em>\u00a0inflazione significa danaro senza cose, rappresentante senza rappresentato<\/em>; ma se le cose ci sono e c\u2019\u00e8 il danaro che le rappresenta, dov\u2019\u00e8 l\u2019inflazione? Se cresce la popolazione (e, quindi, la spesa) \u00e8 chiaro che deve crescere anche \u201ca parit\u00e0 di velocit\u00e0 di circolazione \u201cil volume del danaro che circola.\u00a0<em>L\u2019inflazione c\u2019\u00e8 soltanto quando alla crescita della circolazione<\/em>\u00a0\u201ca parit\u00e0 di velocit\u00e0\u201d\u00a0<em>non corrisponde una crescita proporzionata della produzione<\/em>. E\u2019 cos\u00ec chiaro!<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E allora: se spendo un milione di lire per costruire un milione (anzi pi\u00f9) di case, o per bonificare un milione di terra, o per produrre un milione di energia, dov\u2019\u00e8 l\u2019inflazione?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il \u201cvuoto inflazionistico\u201d viene definito dall\u2019ammontare di moneta che la collettivit\u00e0 cerca di spendere\u2026 \u201cin eccedenza al suo reddito di piena occupazione e al di sopra del valore delle merci realmente prodotte\u201d (Di Fenizio, op. cit., p. 473).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019inflazione, invece, la produce proprio la disoccupazione, perch\u00e9 disoccupazione significa, in ultima analisi, produzione mancata contro spesa fatta (per mantenere in vita i disoccupati):\u00a0<em>cio\u00e8 danaro senza cose<\/em>!<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E infine non bisogna dimenticare una cosa essenziale del sistema finanziario attuale: i fenomeni non si producono pi\u00f9 ad arbitrio di questo o di quel Paese. Le monete sono ormai legate in un organico sistema di dimensioni mondiali: descrivono l\u2019orbita di un piano definito (orbita del dollaro a Occidente, del rublo a Oriente). E quindi, inflazione e deflazione non sono pi\u00f9 fenomeni che si operino \u201cautomaticamente\u201d: sono fenomeni provocati, negoziati, regolati. Il mercato della moneta \u00e8, ormai, esso pure regolato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I danari, anche se in proporzioni modeste, ci sono: ecco il punto di partenza. Si tratta di iniziarne il movimento e di manovrarlo opportunamente nel tempo. E che i danari ci siano \u00e8, infine, rilevabile inequivocabilmente da questo fatto semplicissimo: due milioni di disoccupati gravano annualmente, sul bilancio nazionale, per una somma che va dai 250 ai 300 miliardi (da L. 300 a L. 400 al giorno ciascuno):<em>questo \u00e8 un fatto che nessuna argomentazione economica, finanziaria, politica o metafisica pu\u00f2 cancellare<\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">IX.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma tutto questo presuppone una cosa: che lo Stato si assuma questo compito nuovo di assicurare ai cittadini il lavoro (e il pane che ne deriva) e, quindi, di \u201cregolare\u201d adeguatamente, attraverso la spesa, la domanda di lavoro (Beveridge, \u00a7180; \u00a7372; \u00a731). L\u2019assunzione di tale compito fondamentale produce trasformazioni profonde nella struttura del governo in genere e in quella dei Ministeri finanziari (e della spesa) in ispecie.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il governo diventa cos\u00ec davvero quello che gi\u00e0 san Tommaso preconizzava: l\u2019architetto del bene comune; il garante, per tutti, del lavoro e del pane.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questi mutamenti strutturali del supremo organo del potere esecutivo portano mutamenti strutturali in tutto l\u2019apparato amministrativo dello Stato: i congegni burocratici costruiti cento anni or sono e destinati a finalit\u00e0 di dimensioni estremamente piccole e totalmente diverse da quelle attuali non possono certamente portare il peso di compiti cos\u00ec nuovi e cos\u00ec vasti; ci vuol altro che \u201cl\u2019inchiostro nero\u201d ancora richiesto per firmare le quietanze del Tesoro!<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">X.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E infine: nell\u2019attesa che tutto questo avvenga bisogna provvedere alla immediata spesa dei dieci miliardi che spettano \u201cper l\u2019anno 1949-50 \u201cal Ministero del Lavoro per i cantieri di rimboschimento, cantieri scuola, corsi di qualificazione e riqualificazione. E bisogna provvedere all\u2019erogazione dei quindici miliardi gi\u00e0 maturati a favore del piano case e all\u2019erogazione di tanti altri miliardi gi\u00e0 stanziati e che stagnano nelle \u201csacche\u201d della burocrazia (lavori pubblici, agricoltura, trasporti, poste, marina mercantile).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Spesa fatta, occupazione creata, produzione incrementata, sofferenze lenite, energie e ricchezza moltiplicate, benedizioni di Dio ricevute! Vale proprio la pena.<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Fonte: <a href=\"https:\/\/www.attivismo.info\/giorgio-la-pira-la-cosa-piu-importante-nelle-politiche-economiche-le-attese-della-povera-gente\/?fbclid=IwAR1gNoAdrM75pLWxWmadk8Wbs8k8MIPh1Mn3rXEAQXNIMOGpSPntJjGW4CM\">https:\/\/www.attivismo.info\/giorgio-la-pira-la-cosa-piu-importante-nelle-politiche-economiche-le-attese-della-povera-gente\/?fbclid=IwAR1gNoAdrM75pLWxWmadk8Wbs8k8MIPh1Mn3rXEAQXNIMOGpSPntJjGW4CM<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di ATTIVISMO. INFO (Davide Gionco) &nbsp; &nbsp; Condividiamo questo estratto del libro \u201cLa dignit\u00e0 del lavoro\u201d di Federico Caff\u00e9, in cui il grande economista parla di Giorgio La Pira, politico democrastiano del dopoguerra, nonch\u00e9 terziario domenicano e francescano. Federico Caff\u00e9 riporta a sua volta un estratto da \u201cCronache sociali\u201d, n. 1 del 15.04.1950. 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