{"id":45832,"date":"2018-11-08T10:30:34","date_gmt":"2018-11-08T09:30:34","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=45832"},"modified":"2018-11-08T09:21:28","modified_gmt":"2018-11-08T08:21:28","slug":"lunione-europea-e-lutopia-neoliberale-di-von-hayek","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=45832","title":{"rendered":"L\u2019Unione Europea e l\u2019utopia neoliberale di Von Hayek"},"content":{"rendered":"<p>di <strong>SENSO COMUNE (Andrea Costa)<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"attachment-larus_justify_feature size-larus_justify_feature wp-post-image\" src=\"https:\/\/www.senso-comune.it\/wp-content\/uploads\/2018\/05\/preterossi-850x567.jpg\" sizes=\"(max-width: 850px) 100vw, 850px\" srcset=\"https:\/\/www.senso-comune.it\/wp-content\/uploads\/2018\/05\/preterossi-850x567.jpg 850w, https:\/\/www.senso-comune.it\/wp-content\/uploads\/2018\/05\/preterossi-300x200.jpg 300w, https:\/\/www.senso-comune.it\/wp-content\/uploads\/2018\/05\/preterossi-768x512.jpg 768w, https:\/\/www.senso-comune.it\/wp-content\/uploads\/2018\/05\/preterossi-380x253.jpg 380w, https:\/\/www.senso-comune.it\/wp-content\/uploads\/2018\/05\/preterossi-780x520.jpg 780w, https:\/\/www.senso-comune.it\/wp-content\/uploads\/2018\/05\/preterossi.jpg 900w\" alt=\"\" width=\"850\" height=\"567\" \/><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<div class=\"post_content\">\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Non ci potrebbe essere errore pi\u00f9 grande che pensare all\u2019Unione Europea come il frutto del manifesto di Ventotene.<\/strong> Anzi, non v\u2019\u00e8 chi non veda che l\u2019attualit\u00e0 europea non \u00e8 mai stata cos\u00ec lontana dal sogno inciso sulle pagine del manifesto di Rossi e Spinelli.\u00a0Cito per esempio solo alcuni principi fondamentali di quel documento, e chiedo sinceramente al lettore se questa di oggi sial\u2019Europa<i> \u2018impregnata di un forte senso di solidariet\u00e0 sociale\u2019<\/i> o ancora l\u2019Europa della \u2018<i>messa in comune dei mezzi di produzione\u2019 <\/i>sognata da Rossi e Spinelli.\u00a0La risposta mi sembra evidentemente orientata in senso negativo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>A preconizzare l\u2019attuale assetto dell\u2019Unione Europea, infatti, non \u00e8 stato il manifesto di Ventotene ma un\u2019opera molto meno citata e molto pi\u00f9 determinante.<\/strong> Si tratta di un articolo accademico del 1939 a firma di Frederick Von Hayek dal titolo <i>The Economic Conditions of Interstate Federalism.\u00a0<\/i>Nel testo, il padre della scuola di Chicago teorizza un ente sovrastatale di nuova concezione, fedele ai dogmi neoliberali e totalmente indifferente rispetto agli interessi dei singoli cittadini.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Questo ente federale, secondo l\u2019autore, dovrebbe sbarazzarsi degli impedimenti alla <i>libert\u00e0 di circolazione degli uomini, delle merci e dei capitali<\/i> tra gli stati, in favore dell\u2019adozione di leggi comuni, di un sistema monetario comune e di un comune controllo delle comunicazioni.<\/strong> L\u2019obiettivo principale sarebbe quello di assicurare la pace, e di prevenire la guerra tra le parti della federazione.Infatti, allo stato attuale \u2013 osservava l\u2019autore nel 1939 \u2013 le frontiere economiche creano interessi collettivi su base nazionale, che tendono a confliggere tra loro.\u00a0Tuttavia, se le merci, gli uomini ed i capitali si potessero muovere liberamente tra i vari paesi, sarebbe materialmente impossibile per un singolo Stato modificare i prezzi dei singoli prodotti, cos\u00ec come sarebbe impossibile controllare la remunerazione del capitale o del lavoro.\u00a0Questa apertura limiterebbe quindi consistentemente le possibilit\u00e0 di intervento dei governi, tanto che \u2013 esemplifica Hayek \u2013 perfino una legislazione restrittiva sul lavoro minorile o sull\u2019orario di lavoro incontrerebbe delle difficolt\u00e0 ad essere affrontata dal singolo Stato. Ci\u00f2 avverrebbe poich\u00e9 la possibilit\u00e0 di pianificare o dirigere l\u2019attivit\u00e0 economica presuppone l\u2019esistenza di comuni ideali e valori che portino alla creazione di un accordo in tal senso tra i vari interessi. Va da s\u00e9, quindi, che la possibilit\u00e0 di raggiungere tale accordo sar\u00e0 tanto pi\u00f9 limitata quanto pi\u00f9 saranno disomogenee le aspirazioni e le tradizioni \u2013 culturali ed economiche \u2013 degli abitanti dell\u2019area.\u00a0Conclude l\u2019autore, che questa situazione di forzato immobilismo statale placherebbe qualsiasi interferenza all\u2019agire della \u2018<i>forza impersonale del mercato\u2019.<\/i><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Queste parole possono turbare per la somiglianza con il modello a cui l\u2019UE si \u00e8 ispirata.<\/strong>\u00a0Allo scenario del<i> federalismo interstatale<\/i> hayekiano, tuttavia,c\u2019\u00e8 chi contrappone per\u00f2 un progetto diverso, basato sulla convinzione che esista gi\u00e0 un interesse dell\u2019Unione in generale e che si concretizza nella banalissima formula \u2018tutto il potere al Parlamento Europeo\u2019.Dietro questa lettura \u2013 fatta propria ad esempio dai civatiani e dagli europeisti italiani in genere \u2013 si cela l\u2019opinione secondo cui i parlamentari europei, in quanto rappresentanti dei propri cittadini, perseguano un interesse diverso da quello del paese di appartenenza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Questa convinzione \u00e8 errata in teoria, oltre che sconfessata dalla pratica politica.<\/strong>\u00a0In teoria, infatti, qualche studioso ha osservato come probabilmente anche con un Parlamento Europeo dotato di poteri pieni ed effettivi, ogni parlamentare continuerebbe a perseguire una forma di interesse nazionale, tramite la creazione di una coalizione che unirebbe \u2018i poveri\u2019 (cio\u00e8 i paesi con il pi\u00f9 basso reddito pro capite dell\u2019UE) contro \u2018i ricchi\u2019 (gli altri paesi).\u00a0Insomma, si determinerebbe uno spaccamento su base non della posizione politica, ma dell\u2019interesse nazionale. \u00a0C\u2019\u00e8 da ritenere che non ci sia bisogno di dare al parlamento europeo poteri effettivi per constatare che questa spaccatura si sia gi\u00e0 manifestata almeno in una circostanza nella vita politica europea.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Mi riferisco, nello specifico, al voto sulla risoluzione Sargentini, con cui il Parlamento Europeo \u00e8 stato chiamato a decidere sulle sanzioni da infliggere all\u2019Ungheria per la violazione dei principi fondamentali dell\u2019Unione.\u00a0<\/strong>Il voto del 12 settembre 2018, infatti, rappresenta l\u2019ipotesi perfetta da prendere in esame, e cio\u00e8 quella in cui il Parlamento Europeo punta in una direzione chiaramente contraria rispetto all\u2019interesse di uno dei governi degli stati membri, rappresentati in assemblea.\u00a0L\u2019oggetto dell\u2019analisi concerne specificatamente il comportamento dei parlamentari ungheresi.\u00a0Se l\u2019interesse nazionale fosse morto, dovremmo aspettarci che essi \u2013 attesa la violazione dei principi fondanti dell\u2019unione da parte del proprio paese \u2013 abbiano votato a sfavore del governo ungherese, in misura analoga rispetto ai parlamentari di tutti gli altri stati membri.\u00a0Per approvare l\u2019ordine del giorno sulle sanzioni, infatti, il Parlamento Europeo ha dovuto deliberare con una maggioranza favorevole dei 2\/3. Si rimane stupiti allora nell\u2019osservare come a fronte di 21 parlamentari ungheresi <a href=\"https:\/\/www.europarl.europa.eu\/sides\/getDoc.do?pubRef=-%2f%2fEP%2f%2fNONSGML%2bPV%2b20180912%2bRES-RCV%2bDOC%2bPDF%2bV0%2f%2fIT&amp;language=IT\">solo 4 abbiano votato contro il proprio paese e a favore delle sanzioni<\/a>.\u00a0Ci\u00f2 significa che i 4\/5 dei parlamentari ungheresi hanno votato seguendo il proprio interesse nazionale e che <i>solo il restante quinto<\/i> ha assecondato la tendenza dei parlamentari \u2018stranieri\u2019, assecondando quindi l\u2019interesse dell\u2019unione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Volendo trarre un insegnamento da questi fatti potremmo dire che anche nelle aule del Parlamento Europeo l\u2019interesse nazionale \u00e8 il principale elemento che orienta il voto dei singoli parlamentari, quando si discute di interessi fondamentali per ciascun paese.<\/strong>\u00a0<i>A contrario<\/i>, potremmo concludere che il criterio puramente \u2018politico\u2019 rimane sicuramente uno strumento importantissimo, quando il Parlamento Europeo \u00e8 chiamato a dirimere questioni che non riguardano nessuno.Una magra consolazione.\u00a0Da ultimo, vorrei suggerire ad ogni lettore di riportare quanto letto or ora ad un qualsiasi civatiano od altro europeista italiano, con l\u2019avvertimento di non sorprendersi difronte ad una forma di scetticismo dell\u2019interlocutore, perch\u00e9 si sa che non c\u2019\u00e8 peggior sordo di chi non vuol sentire.<\/p>\n<\/div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Fonte: <a href=\"https:\/\/www.senso-comune.it\/rivista\/oltreconfine\/lunione-europea-e-lutopia-neoliberale-di-von-hayek\/\">https:\/\/www.senso-comune.it\/rivista\/oltreconfine\/lunione-europea-e-lutopia-neoliberale-di-von-hayek\/<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di SENSO COMUNE (Andrea Costa) &nbsp; &nbsp; Non ci potrebbe essere errore pi\u00f9 grande che pensare all\u2019Unione Europea come il frutto del manifesto di Ventotene. 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