{"id":45869,"date":"2018-11-09T09:30:41","date_gmt":"2018-11-09T08:30:41","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=45869"},"modified":"2018-11-09T07:57:45","modified_gmt":"2018-11-09T06:57:45","slug":"il-rifiuto-delleuropa-bancocentrica-le-societa-civili-piegate-alla-finanziarizzazione-prima-parte","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=45869","title":{"rendered":"IL RIFIUTO DELL\u2019EUROPA BANCOCENTRICA. LE SOCIET\u00c0 CIVILI PIEGATE ALLA FINANZIARIZZAZIONE (Prima Parte)"},"content":{"rendered":"<p><strong>di LANTIDIPLOMATICO (Michel Fonte)<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La via dell\u2019Europa come unica soluzione ai conflitti che Sergio Mattarella si \u00e8 preoccupato di ribadire a Trieste in occasione della giornata di celebrazione per la Festa delle Forze Armate (4 novembre 2018), difetta tanto di un\u2019analisi approfondita su quella che \u00e8 oggi la situazione comunitaria quanto di un sano realismo, e per dirla tutta, si inscrive, di diritto, in quelle formule liturgiche da \u201cPrima Repubblica\u201d delle quali il capo dello Stato \u00e8 degno rappresentante. Non basta affermare che una cosa \u00e8 santa perch\u00e9 lo diventi, al contrario, bisogna analizzarne la sostanza, e diciassette anni di moneta unica hanno dimostrato che non c\u2019\u00e8 nessuna traccia di quella cooperazione e spirito di fratellanza che il Presidente della Repubblica ha magnificato nella citt\u00e0 friulana con parole altisonanti: \u201cCelebrare insieme la fine della guerra e onorare congiuntamente i caduti \u2013 tutti i caduti \u2013 significa ribadire con forza, tutti insieme, che alla strada della guerra si preferisce sviluppare amicizia e collaborazione. Che hanno trovato la pi\u00f9 alta espressione nella storica scelta di condividere il futuro nell\u2019Unione Europea.\u201d<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Presentare, oggi, l\u2019UE come un antidoto ai nazionalismi, \u00e8 non solo un esercizio di vuota retorica ma soprattutto una mistificazione, dato che, in maniera potente, \u00e8 lo scacchiere dentro il quale alcune nazioni stanno cercando di affermare la propria supremazia geopolitica a spese di altre. Detto altrimenti, siamo ben lontani da quella casa comune che Mattarella ha pensato improvvidamente di richiamare nel suo discorso disseminato di antinomie tra aneliti di pace ed esaltazioni del ruolo delle truppe militari, ma si sa che l\u2019eloquenza \u00e8 la dimora preferita dalla contraddizione. Il nodo \u00e8 che per i cittadini diventa sempre pi\u00f9 difficile credere in un\u2019organizzazione sovranazionale in cui parole di fuoco \u2013 sintomo di una guerra strisciante \u2013 sono pronunciate da chi, come Juncker, dovrebbe rappresentare la totalit\u00e0 degli interessi europei e non di una parte, evitando di esprimersi in maniera infelice e irrispettosa di avversari politici ed elettori (\u201cSbarrare il passo a populisti ottusi e nazionalisti stupidi\u201d, 8 ottobre 2018).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">D\u2019altro canto, non \u00e8 la prima volta che il Presidente della Commissione europea si lascia andare a considerazioni poco lusinghiere sull\u2019Italia e gli Italiani (\u201cUe \u00e8 a pezzi. Inaccettabile che i Paesi cattolici rifiutino i musulmani. Flessibilit\u00e0? L\u2019Italia ha avuto 19 miliardi\u201d, 22 settembre 2016; \u201cL\u2019Italia ci attacca ma me ne frego\u201d, 7 novembre 2016; \u201cL\u2019Italia \u00e8 l\u2019Italia. \u00c8 una vecchia democrazia e altri decisori troveranno una soluzione per quella che non \u00e8 ancora una crisi\u201d, 22 marzo 2018; \u201cGli Italiani devono lavorare di pi\u00f9 ed essere meno corrotti\u201d, 31 maggio 2018;), e questo un capo di Stato, cos\u00ec attento al rispetto dell\u2019impalcatura normativa comunitaria e ai suoi criteri contabili, dovrebbe ricordarlo e stigmatizzarlo, specie quando si scade nell\u2019utilizzo di espressioni dispregiative e razziste verso i membri dell\u2019Europea meridionale, fino al punto di etichettarli con l\u2019ignominioso acronimo di PIGS (Portogallo, Italia, Grecia e Spagna).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Il dato certo \u00e8 che i \u201cmaiali\u201d (traduzione dall\u2019inglese del termine PIGS) hanno ricevuto soltanto le briciole delle misure adottate con il \u00a0\u201cPiano Draghi\u201d, poich\u00e9 il Presidente della BCE, in accordo con la Commissione europea, ha approntato una tabella di marcia per l\u2019acquisto di titoli del debito pubblico, basata su un QE (Quantitative Easing) a due parametri (si veda in proposito \u201cLa seconda repubblica e il pensiero unico\u201d), vale a dire, il livello di solvibilit\u00e0 o rating paese (Austria, Belgio, Estonia, Finlandia, Francia, Germania, Irlanda, Lettonia, Lituania, Lussemburgo, Paesi Bassi, Slovacchia e Slovenia, sono tra i paesi dell\u2019UEM che hanno goduto di un\u2019alta valutazione di affidabilit\u00e0) e il peso demografico (Germania e Francia sono i paesi pi\u00f9 popolosi con rispettivamente 82,9 e 67,2 milioni di abitanti, seguiti subito dopo dall\u2019Italia, con 60,4 milioni, e dalla Spagna con 46,6 milioni, fonte Eurostat 2018[i]). Come si pu\u00f2 dedurre, ad avvantaggiarsi del provvedimento sono stati paesi gi\u00e0 in stato di grazia, che secondo le recenti stime hanno introitato tra il 60-70% dei fondi rispetto al 30-35% dei PIGS.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La questione \u00e8 ancora pi\u00f9 impressionante se si pensa al contorto dispositivo messo in piedi dal massimo rappresentante della BCE per scudare il debito sovrano, infatti, i prestiti erogati attraverso le aste del programma LTRO (long term refinancing operation o pi\u00f9 semplicemente piano di rifinanziamento a lungo termine) propagandati come la panacea di tutti i mali e un generoso aiuto verso paesi cialtroni, non sono stati nient\u2019altro che uno strumento attraverso il quale si \u00e8 permesso ad alcuni Stati, quelli gi\u00e0 in posizione di forza (Austria, Belgio, Germania, Francia, Lussemburgo e Paesi Bassi), di finanziarsi a tassi pari allo zero o addirittura negativi, mentre nazioni con forti criticit\u00e0 (Portogallo, Italia, Grecia e Spagna) a causa della tempesta speculativa scatenatasi \u2013 peraltro in alcuni casi ingiustificata \u2013 hanno dovuto pagare un alto prezzo per afferrare la mano tesa della BCE. Si \u00e8, in definitiva, confermato il vecchio adagio che dice che \u201cnon sempre chi ti copre di merda \u00e8 un tuo nemico e non sempre chi te ne tira fuori \u00e8 un tuo amico\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\nUn\u2019ulteriore distorsione si \u00e8 concretata nell\u2019inclusione nel programma di acquisto, seppur in maniera minoritaria, di debito privato, cio\u00e8, di numerose obbligazioni ipotecarie costituite da tranche di mutui in forma piramidale, in cui al vertice, l\u2019area pi\u00f9 stretta, si trovano prestiti (fondiari e ipotecari) con un\u2019elevata affidabilit\u00e0 di rimborso alle scadenze prestabilite, mentre alla base, nella porzione pi\u00f9 ampia, si collocano mutui con un alto rischio di insolvenza (finanziamenti che coprono oltre l\u201980% del valore degli immobili), in sostanza, costruendo una torre dalle fondamenta marcie. Ci\u00f2 che Draghi ha realizzato \u00e8, pertanto, un\u2019operazione eterodossa di copertura finanziaria di prestiti temerari, meglio conosciuti in ambito internazionale come Asset backed security (ABS), tra i quali i famosi subprime mortgage, responsabili della crisi negli Stati Uniti e in Spagna, che non sono nient\u2019altro che un\u2019evoluzione della cartolarizzazione immobiliare, realizzata per la prima volta su larga scala dall\u2019italoamericano Lewis S. Ranieri, un broker alle dipendenze della banca d\u2019investimenti Salomon Brothers. In particolare, l\u2019idea di Ranieri di rimpacchettare in appositi titoli (junk bond) i prestiti ipotecari deteriorati, confondendoli con altre numerose quote di debiti individuali e corporativi di complicata valutazione, portarono alla nascita dei cosiddetti Collateralized Mortgage Obligation (CMO) e Mortgage Backed Security (MBS), la cui principale caratteristica rispetto ad un\u2019ordinaria operazione di cartolarizzazione, \u00e8 che l\u2019entit\u00e0 cedente riduce la propria responsabilit\u00e0 trasferendo a terzi, gli SPV (Special Purpose Vehicle) o le bad bank, i crediti tossici, e se ci\u00f2 avviene con la formula pro soluto addirittura si libera da ogni sorta di onere legale e finanziario. Il ruolo degli Special Purpose Vehicle, si materializza nell\u2019acquisto di questa montagna di spazzatura con una liquidit\u00e0 ottenuta attraverso la collocazione dei suddetti strumenti finanziari, (CMO e MBS) ad alto rendimento, presso un elevato numero di sottoscrittori, in tal modo, si pone in essere una pratica opaca che scaricando su terzi soggetti crediti in sofferenza o inesigibili (Non Performing Loans o NPL, classificati in sofferenze, inadempienze probabili, esposizioni scadute e forbone), collettivizza le perdite originatesi da incauti investimenti e attivit\u00e0 speculative.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Sono proprio quest\u2019ultime a spiegare in maniera esaustiva come mai il sistema creditizio italiano risulta avere in corpo circa 400 miliardi di titoli pubblici, di cui 40 miliardi sottoscritti nel secondo trimestre del 2018. Anche in questo caso la BCE e il suo Presidente Draghi hanno svolto un ruolo centrale attraverso le gi\u00e0 menzionate operazioni LTRO, con le quali a partire dal 2011, nel pieno della crisi del debito sovrano, hanno convogliato disponibilit\u00e0 verso banche bisognose di capitali (tra cui numerose entit\u00e0 allo stato terminale), a patto di ricevere in cambio una garanzia, tecnicamente definita collaterale. La BCE ha, di fatto, elaborato una lista di collaterali, considerati come gradita fideiussione, composta essenzialmente da obbligazioni pubbliche, in questo modo gli istituti di credito ottenevano prestiti triennali ad un tasso pari o inferiore all\u20191% (riferimento Euribor) e reinvestivano il denaro in titoli di Stato, che al momento, visto l\u2019attacco dei mercati, presentavano un basso valore, ben al di sotto di quello nominale, ma per converso un altissimo rendimento. Per avere un\u2019idea, nell\u2019asta di dicembre del 2011 promossa dal Ministero dell\u2019Economia e delle Finanze, precedente la prima sottoscrizione dei prestiti LTRO (22 dicembre dello stesso anno), i Btp triennali a rendimento fisso offrivano all\u2019emissione un tasso di interesse del 7,89%, quelli a cinque anni del 6,47% e i decennali del 7,56%, nello stesso periodo, i Bot a dodici mesi venivano collocati con un saggio pari al 5,95%. Pi\u00f9 in generale, era dal biennio 1996-1997 che non si registravano simili performance (se si guarda al rendimento medio ponderato annuale abbiamo: Btp 3a 4,18%, Btp 5a 4,68%, Btp 10a 5,25%, Btp 15a 5,35%, Btp 30a 5,47%; Cct eu 3,05%; Bot 12m 3,17%; fonte MEF[ii]).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\nIn corrispondenza della seconda asta LTRO (29 febbraio 2012), si rilevavano nella collocazione di un nuovo stock di titoli del debito pubblico italiano (27-28 febbraio 2012) dei rendimenti ancora molto appetibili, in dettaglio, i Btp triennali a tasso fisso concedevano all\u2019atto dell\u2019emissione un tasso pari al 3,41%, i quinquennali e i decennali rispettivamente il 5,39% e il 6,8%, i Bot a un anno il 2,23% (il rendimento medio ponderato annuale risultava essere il seguente: Btp 3a 3,61%, Btp 5a 4,67%, Btp 10a 5,65%, Btp 15a 5,13%; Cct eu 5,21%; Bot 12m 2,30%; fonte MEF[iii]). In sintesi, 800 banche che ricevevano circa 1000 miliardi di euro al tasso dell\u20191% (489,19 miliardi di euro con scadenza al 29 gennaio 2015 e 529,53 miliardi di euro con scadenza al 26 febbraio 2015) non lo reinvestivano nel sistema produttivo, ma, come imposto dalla BCE e con loro immensa soddisfazione, per speculare su titoli di Stato e acquistare proprie obbligazioni in vista dell\u2019applicazione dei severi parametri dell\u2019European Banking Authority. \u00c8 evidente che in una contingenza in cui bisognava placare l\u2019attacco delle borse nei confronti dei membri periferici dell\u2019UE, l\u2019obiettivo di Draghi sia stato quello di foraggiare la crescita degli acquisti di quote del debito sovrano, per stimolarne un aumento della quotazione e una caduta dei rendimenti, ad ogni modo, la domanda \u00e8 perch\u00e9 non si potevano elargire questi fondi direttamente agli Stati in difficolt\u00e0 senza passare per le banche, regalandole miliardi di interessi. La risposta \u00e8 semplice, e rivela, da un lato, il proposito del presidente della BCE di legare in maniera indissolubile, e quasi subdola, il destino di Stati e alta finanza, e dall\u2019altro lato, palesa la reale essenza dell\u2019ordinamento monetario europeo, di cui la BCE \u00e8 il guardiano in veste tanto di Giano bifronte come di Cerbero.\n<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Tutto nelle banche, niente al di fuori delle banche, nulla contro le banche<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Tutto ci\u00f2 che viene fuori dalle casse della BCE \u00e8 denaro pubblico (per lo pi\u00f9 virtuale), dato che le istituzioni monetarie centrali dei singoli Stati aderenti all\u2019UEM, sono azionisti della stessa con riferimento alla dimensione dell\u2019economia nazionale di appartenenza, o per dirlo in maniera tecnica, in proporzione al Pil. L\u2019implementazione del Piano Draghi \u00e8 la manifestazione visibile di una delle maggiori idiosincrasie dell\u2019UE, di fatto, con il programma LTRO, si \u00e8 venuto a configurare il paradosso di Riggs (dal film \u201cLethal Weapon\u201d o Arma Letale in italiano, Richard Donner, 1987), e cio\u00e8, un prestatore, lo Stato italiano e altri Stati europei, che per il tramite di un intermediario, la BCE, concedono un credito al tasso dell\u20191% a un prestatario, vale a dire le banche in difficolt\u00e0 di liquidit\u00e0, il quale a sua volta accorda una larga parte dei capitali ricevuti allo stesso prestatore, gli Stati di cui sopra, investendo in titoli del debito pubblico e ricevendone un interesse oscillante tra il 3% e il 5%. Di conseguenza, il prestante \u2013 lo Stato \u2013 \u00e8 simultaneamente prestatario, e il prestatario \u2013 la banca \u2013 \u00e8 al contempo prestante, per cui se lo Stato dichiara default si trascina con s\u00e9 le banche, e se le banche falliscono si pone a rischio la solvenza dello Stato. Questo \u00e8 sostanzialmente il famoso e incensato bazooka, uno stratagemma per socializzare perdite private e incatenare due soggetti istituzionali alle stesse manette collocandoli su un traballante cornicione, cosicch\u00e9 se precipita l\u2019uno precipita anche l\u2019altro.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">In questo senso si pu\u00f2 affermare che la BCE \u00e8, come il mostro di Giano, generatore e terminale di un meccanismo circolare, per\u00f2 vizioso, di finanza ricreativa pi\u00f9 che creativa, e la cifra della sua perversione si rinviene in ulteriori elementi che hanno contraddistinto il programma di intervento monetario. Dunque, \u00e8 difficile credere alle parole di Moscovici, Juncker e Macron, quando paragonano l\u2019UE a una grande famiglia in cui tutti sono ben accolti a condizione di rispettare le regole, salvo omettere che molte di queste norme sono state scritte per ingrassare alcuni membri e ridurre all\u2019inedia altri. Infatti, esaminando il \u201cPiano Draghi\u201d nel suo articolato coacervo di misure, si nota che manca di quel principio di solidariet\u00e0 e mutuo soccorso che contraddistingue un solido nucleo parentale e, politicamente, una sana federazione di Stati. Nella prima operazione sul debito sovrano (10 maggio del 2010), ribattezzata Securities Market Programme (SMP), la BCE ha fornito una garanzia totale, investendo 200 miliardi di euro nell\u2019acquisto di bond pubblici di Grecia, Irlanda, Portogallo, Spagna e Italia (quest\u2019ultima ottenendo la met\u00e0 dei fondi), tuttavia, esaminando l\u2019ammontare complessivo del debito dei paesi beneficiari alla fine dell\u2019anno considerato (Grecia 330,5; Irlanda 144,2; Italia 1851,8; Portogallo 173; Spagna 650; dati Eurostat[iv]), si evidenzia che l\u2019intervento \u00e8 stato come provare a spegnere un incendio con un bicchiere d\u2019acqua (lo stanziamento ha coperto appena il 6,4% di un monte-debiti pari a 3149,5 miliardi).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Successivamente, a partire dal 2015 e dopo le operazioni LTRO (2011-2012), di cui si sono menzionate la criticit\u00e0, tutte le misure varate dalla BCE per l\u2019acquisto diretto di debito pubblico sono state mutualizzate per il 20%, mentre il restante 80% \u00e8 rimasto a carico dei singoli paesi, ci\u00f2 ha significato che in caso di insolvenza, a ripianare le perdite sarebbero state chiamate in maniera individuale le banche centrali di ciascuna nazione. \u00c8 opportuno sottolineare che tale modifica \u2013 che ha avuto come principale promotore la Germania \u2013 \u00e8 stata la causa, in mancanza di un effettivo strumento di compartecipazione, del ritardo con cui si \u00e8 superata la crisi, il tutto, poi, si \u00e8 ulteriormente complicato per l\u2019utilizzo di denaro pubblico per salvataggi e finanziamenti di aziende private, infatti, dei famosi 60 miliardi di euro al mese messi a disposizione dalle autorit\u00e0 monetarie europee, da marzo 2015 a dicembre 2017 (posteriormente ridotti prima a 30 miliardi, gennaio-settembre 2018, e poi a 15 miliardi, ottobre-dicembre 2018),\u00a0 45 sono stati utilizzati per la compra di buoni del tesoro e 15 per l\u2019acquisto di corporate bond e company stock.\n<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Too small and too few to fail (troppo piccole e poche per fallire)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Le iniziative messe in campo al cospetto di iniziali provvedimenti che non sortivano gli effetti sperati, ma, che al contrario, accompagnati da rigide politiche di austerity, determinavano un peggioramento di tutti gli indici macroeconomici (Cip, Pil, occupazione, consumi, rapporto debito\/Pil), sono state dapprima, nel 2015, l\u2019azzeramento del tasso sui depositi (Deposit facility rate) che le banche detengono presso la BCE, per poi portarlo in territorio negativo, addirittura al -0,4% nel marzo 2016. La misura aveva come obiettivo di spingere gli istituti di credito a smuovere la liquidit\u00e0 in eccesso \u2013 quella oltre l\u20191% che rappresenta l\u2019obbligo di riserva frazionaria da tenere presso la banca centrale \u2013 per convogliarla verso famiglie e imprese, in realt\u00e0, le banche ne hanno approfittato per trasformare il saggio di raccolta da passivo ad attivo, dato che non solo ai risparmiatori sono stati offerti tassi nulli sui depositi ma sono anche aumentati i costi di gestione di conto corrente (apertura, competenze, chiusura, emissione e canone annuo carte, commissioni su prelievi di denaro contante, operazioni allo sportello, invio documentazioni e domiciliazioni utenze).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La conseguenza \u00e8 che di denaro vero nell\u2019economia reale ne \u00e8 entrato ben poco, in effetti, la gran parte degli operatori creditizi ha pensato di controbilanciare nel modo suddetto i rendimenti negativi, oppure di rifugiarsi nell\u2019ulteriore acquisto di titoli pubblici, sapendo che i capitali drenati verso lo Stato sarebbero ritornati nel sistema grazie ai numerosi salvataggi bancari che hanno caratterizzato la lunga stagione recessiva. Con riferimento alla situazione italiana, sono state diverse le ciambelle di salvataggio lanciate al sistema bancario, nello specifico:<\/p>\n<p>&#8211; con la L. 7 agosto 2012, n. 135 e la L. 24 dicembre 2012, n. 228, si procedeva a soccorrere MPS grazie all\u2019emissione dei Monti-bond per un valore complessivo di 3,92 miliardi di euro, dei quali 3 sono stati restituiti nel luglio 2014 e il rimanente nel giugno 2015, tuttavia, essendo la banca incapace di assolvere agli interessi, questi sono stati capitalizzati trasformando lo Stato in azionista con una quota di minoranza del 4%;<\/p>\n<p>&#8211; nel novembre 2015, si deliberava il risanamento e la vendita di Banca delle Marche, Banca Popolare dell\u2019Etruria e del Lazio, Cassa di Risparmio di Ferrara e Cassa di Risparmio della Provincia di Chieti;<\/p>\n<p>&#8211; nell\u2019aprile 2016, si approvava della nascita del Fondo Atlante, su impulso del governo e con la partecipazione di CDP (Cassa depositi e prestiti S.p.A.) e Poste italiane, con il dichiarato obiettivo di ricapitalizzare le banche in difficolt\u00e0 e rilevare i crediti spazzatura presenti nei loro portafogli (\u00e8 in tale periodo che si sottoscrive il 99% per cento del capitale di Banca Popolare di Vicenza e il 97% di Veneto Banca);<\/p>\n<p>&#8211; nell\u2019agosto 2016, si istituiva il Fondo Atlante II, avente le stesse caratteristiche del suo precursore, per\u00f2 con la sola finalit\u00e0 di acquisire crediti bancari deteriorati;<\/p>\n<p>&#8211; nel dicembre 2016, con la pubblicazione del D.L. 23 dicembre 2016, n. 237, dal titolo \u201cDisposizioni urgenti per la tutela del risparmio nel settore creditizio, convertito in L. 17 febbraio 2017, n. 15, si mettevano a disposizione del settore bancario 20 miliardi di euro e si interveniva per la seconda volta in Mps, assicurando una ricapitalizzazione precauzionale di 5,4 miliardi;<\/p>\n<p>&#8211; in data 25 giugno 2017, si adottava il D.L. 25 giugno 2017, n. 99, convertito in L. 31 luglio 2017, n. 121, stabilendo la liquidazione coatta amministrativa di Banca popolare di Vicenza e di Veneto Banca. Con tale operazione lo Stato italiano dopo aver garantito, tra febbraio e marzo 2017, 8,6 miliardi di obbligazioni delle due entit\u00e0, s\u2019impegnava ad iniettare nelle stesse 4,8 miliardi (1,3 per la ristrutturazione e 3,5 per la ricapitalizzazione), inoltre, con la successiva cessione a Intesa San Paolo al prezzo simbolico di 1 euro della parte buona delle attivit\u00e0 delle banche, il governo decideva di concedere una garanzia sul credito vantato dall\u2019acquirente di 5,4 miliardi (innalzabile a 6,4) per sbilancio di gestione, e 400 milioni per rischi di varia natura, elevabili, per\u00f2, fino a 6 miliardi. Infine, le attivit\u00e0 e passivit\u00e0 rifiutate da Intesa San Paolo restavano nelle due banche in liquidazione, per poi confluire in un apposito SPV, la S.G.A. (Societ\u00e0 per la Gestione di Attivit\u00e0) controllata dal Ministero del Tesoro, che si \u00e8 fatta carico dell\u2019esazione di tutti i crediti a rischio insolvenza.<\/p>\n<p>Ora che tanto la Banca d\u2019Italia come il CPI (Osservatorio Conti Pubblici Italiani dell\u2019Universit\u00e0 Cattolica del Sacro Cuore), confidino, non si sa su quali presupposti, nella capacit\u00e0 di S.G.A. \u2013 societ\u00e0 venduta (100%) per 600 mila euro da Intesa San Paolo al Ministero delle Finanze con L. 30 giugno 2016, n. 119 \u2013 di recuperare attraverso quello che viene definito un approccio \u201cpaziente\u201d[v], una percentuale molto pi\u00f9 alta (22%) del valore dei crediti deteriorati rispetto a quello gi\u00e0 generosamente stimato dalla Commissione europea (18%), non lascia per niente tranquilli, innanzitutto, perch\u00e9 ci vorr\u00e0 un \u201corizzonte temporale medio lungo\u201d prima di riscuotere, e secondo, perch\u00e9 al momento l\u2019unica certezza, \u00e8 che le casse pubbliche risultano esposte per 12,4 miliardi, cui bisogna aggiungere i 4,8 gi\u00e0 erogati nella fase di ristrutturazione e gli 8,5 di obbligazioni garantite, che seppur confluite nel perimetro della cessione a Intesa Sanpaolo, restano sempre una patata bollente nelle mani del fideiussore nel caso il nuovo azionista decida di non onorarle.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Sorprende, pertanto, il tenore di previsioni tanto ottimistiche di perdite per le casse erariali, tra 12,5 e 18,5 miliardi di euro, quando solo per la liquidazione banche venete ci si trova di fronte ad un\u2019esposizione potenziale di ben 25,7 miliardi, cui bisogna aggiungere i 7,1 miliardi di ricapitalizzazione di MPS, in particolare, i 5,4 nella prima tranche sopra menzionata e 1,5 in data 30 novembre 2017, che hanno portato il MEF ad essere il principale azionista dell\u2019istituto toscano con il 68,24%, e senza contare gli interessi mai restituiti e capitalizzati sul primo prestito (all\u2019incirca 240 milioni). Inoltre, altri 760 milioni sono stati apportati da CDP (500 direttamente e 260 dalla partecipata Poste Vita) nella societ\u00e0 Atlante[vi], posizionandola come terzo maggiore azionista (15%) di questo ennesimo strumento di ingegneria finanziaria, che nel breve periodo si \u00e8 dimostrato un vero e proprio fallimento sia per la ricapitalizzazione bancaria (70% delle risorse) sia per il trattamento degli Npl (cui era destinato il 30% della dotazione), tanto che, al cospetto delle forti perdite realizzate (24% in data febbraio 2017), si prospetta all\u2019orizzonte una rapida liquidazione (Intesa San Paolo e Unicredit hanno gi\u00e0 svalutato le partecipazioni nel fondo rispettivamente del 70 e 80%).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Manca all\u2019appello la partecipazione statale nel fondo d\u2019investimento alternativo Atlante II, nel frattempo rinominato Italian Recovery Fund (ottobre 2017), ancora con CDP (500 milioni) e S.G.A. (500 milioni), che accrescono di un altro miliardo l\u2019esposizione in operazioni ad alto rischio e fanno salire il totale dei fondi pubblici impiegati a 34,6 miliardi. Il dato spinge ad una riflessione sulla dimensione dei gruppi bancari italiani nel contesto mondiale, e pi\u00f9 specificamente europeo, che le pone in una condizione di nanismo in mezzo a dei giganti, questo di per s\u00e9 non rappresenta un indizio sulla bont\u00e0 del sistema, ma di certo \u00e8 un handicap in una cultura economica iperliberista, in cui tutto ci\u00f2 che \u00e8 grande \u00e8 considerato eccelso e degno di attenzione. Esaminando il volume del totale attivo (fonte\u00a0 MBRES-Mediobanca), ci sono solo due gruppi italiani nei primi 38 della classifica europea (12\u00b0 Unicredit, 17\u00b0 Intesa San Paolo) e nessuno nei primi 10[vii], mentre Francia, Gran Bretagna, Olanda e Germania ne annoverano, rispettivamente, 7 (2\u00b0 BNP Paribas, 3\u00b0 Credit Agricole, 6\u00b0 Soci\u00e9t\u00e9 G\u00e9n\u00e9rale, 8\u00b0 Groupe BPCE, 14\u00b0 Credit Mutuel, 36\u00b0 Groupe Banque Populaire, 37\u00b0 Groupe Caisse D\u2019Epargne), 6 (1\u00b0 HSBC Holdings, 5\u00b0 Barclays, 9\u00b0 Looyds Banking Group, 10\u00b0 The Royal Bank Of Scotland Group-RBS, 20\u00b0 Standard Chartered, 38\u00b0 HBOS), 6 (13\u00b0 Ing Groep, 18\u00b0 Rabobank Nederland, 24\u00b0 Abn Amro Group, 29\u00b0 Abn Amro Holding, 33\u00b0 Fortis, 35\u00b0 Fortis Bank,) e \u00a05 (4\u00b0 Deutsche Bank, 21\u00b0 DZ Bank, 22\u00b0 Commerzbank, 31\u00b0 Deutsche Postbank, 32\u00b0 Dresdner Bank). Tra questi, nella top ten, ci sono quattro banche britanniche, quattro francesi, una tedesca e, perfino, una spagnola, segno che anche in economie meno performanti di quella del Bel Paese (Pil Spagna 1.311.320 miliardi rispetto ai 1.934.797 dell\u2019Italia, fonte Banca Mondiale[viii]) si stanno intensificando i processi di concentrazione per mano tanto pubblica quanto privata.<\/p>\n<p><span style=\"font-size: 10pt\">[i] Il dato non cambia la graduatoria se riferito al periodo 2015-2018<\/span><br \/>\n<span style=\"font-size: 10pt\">[ii] http:\/\/www.dt.mef.gov.it\/export\/sites\/sitodt\/modules\/documenti_it\/debito_pubblico\/emissioni_del_tesoro\/Le_Emissioni_del_Tesoro_nel_2011.pdf<\/span><br \/>\n<span style=\"font-size: 10pt\">[iii] http:\/\/www.dt.tesoro.it\/export\/sites\/sitodt\/modules\/documenti_it\/debito_pubblico\/emissioni_del_tesoro\/Le_Emissioni_del_Tesoro_nel_2012.pdf<\/span><br \/>\n<span style=\"font-size: 10pt\">[iv] https:\/\/ec.europa.eu\/eurostat\/tgm\/refreshTableAction.do?tab=table&amp;plugin=1&amp;pcode=teina225&amp;language=en<\/span><br \/>\n<span style=\"font-size: 10pt\">[v] https:\/\/www.bancaditalia.it\/media\/notizie\/2017\/crisi-banche-venete\/index.html<\/span><br \/>\n<span style=\"font-size: 10pt\">[vi] https:\/\/bebeez.it\/wp-content\/blogs.dir\/5825\/files\/2016\/05\/Presentazione-Atlante.pdf<\/span><br \/>\n<span style=\"font-size: 10pt\">[vii] https:\/\/www.mbres.it\/sites\/default\/files\/resources\/download_it\/rs_Banche18.pdf<\/span><br \/>\n<span style=\"font-size: 10pt\">[viii] https:\/\/data.worldbank.org\/indicator\/NY.GDP.MKTP.CD<\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Fonte: <\/strong><a href=\"https:\/\/www.lantidiplomatico.it\/dettnews-il_rifiuto_delleuropa_bancocentrica_le_societ_civili_piegate_alla_finanziarizzazione_prima_parte\/11_25979\/\">https:\/\/www.lantidiplomatico.it\/dettnews-il_rifiuto_delleuropa_bancocentrica_le_societ_civili_piegate_alla_finanziarizzazione_prima_parte\/11_25979\/<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di LANTIDIPLOMATICO (Michel Fonte) &nbsp; La via dell\u2019Europa come unica soluzione ai conflitti che Sergio Mattarella si \u00e8 preoccupato di ribadire a Trieste in occasione della giornata di celebrazione per la Festa delle Forze Armate (4 novembre 2018), difetta tanto di un\u2019analisi approfondita su quella che \u00e8 oggi la situazione comunitaria quanto di un sano realismo, e per dirla tutta, si inscrive, di diritto, in quelle formule liturgiche da \u201cPrima Repubblica\u201d delle quali il capo&#46;&#46;&#46;<\/p>\n","protected":false},"author":89,"featured_media":39159,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"jetpack_post_was_ever_published":false,"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","enabled":false},"version":2}},"categories":[32],"tags":[],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2018\/02\/antidiplomatico-1353756142_280.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/p7ZaJ4-bVP","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/45869"}],"collection":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/89"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=45869"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/45869\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":45871,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/45869\/revisions\/45871"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/39159"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=45869"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=45869"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=45869"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}