{"id":45897,"date":"2018-11-10T10:30:31","date_gmt":"2018-11-10T09:30:31","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=45897"},"modified":"2018-11-10T09:12:02","modified_gmt":"2018-11-10T08:12:02","slug":"il-governo-consegna-un-pacco-ai-fattorini-su-richiesta-delle-multinazionali","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=45897","title":{"rendered":"Il Governo consegna un pacco ai fattorini su richiesta delle multinazionali"},"content":{"rendered":"<p><strong>di CONIARERIVOLTA<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Per capire quale sia la reale vicinanza di questo Governo alle sorti dei lavoratori basta guardare alla vicenda dei\u00a0riders, riempiti di promesse dal neoministro del lavoro e dello sviluppo economico Luigi Di Maio a poche ore dal suo insediamento e poi rapidamente abbandonati a se stessi nella giungla della precariet\u00e0. Per intenderci, i riders sono i lavoratori (attualmente circa 10mila in Italia) che, in bicicletta, si occupano della consegna dei cibi a domicilio. Questi non sono direttamente alle dipendenze dei ristoranti, ma lavorano per conto di grandi imprese che hanno fatto delle consegne a domicilio il loro business. Il meccanismo \u00e8 piuttosto semplice: il fattorino ritira il cibo al ristorante e lo consegna presso il domicilio di chi l\u2019ha ordinato; per questo servizio, il ristorante paga un corrispettivo alla ditta che gestisce la consegna (e nessuno vieta al ristoratore di caricare il costo della consegna sul prezzo finale imposto al cliente); la ditta delle consegne paga il fattorino per il lavoro effettuato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Questo tipo di mansioni si inserisce all\u2019interno di quella che viene definita \u201cgig economy\u201d. Dal lato dei lavoratori si tratta, in linea di principio, di tutte quelle attivit\u00e0 che vengono spesso effettuate in modo saltuario per integrare il proprio reddito, senza specifici contratti e sotto forma di lavoro autonomo. Se da un lato i candidati \u201cnaturali\u201d a svolgere questi pseudo-lavori sarebbero soggetti quali giovani studenti che vogliono mantenersi agli studi, una decade di crisi e disoccupazione galoppante ha catturato in questa rete anche adulti che, in mancanza di meglio, sono costretti a preferire l\u2019iper-precariet\u00e0 della \u201cgig economy\u201d al niente della disoccupazione e dell\u2019assenza di reddito.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Si potrebbe obiettare che questi lavoretti sono sempre esistiti (le ripetizioni private, le baby-sitter, etc.). Tuttavia, queste attivit\u00e0 stanno prendendo una connotazione ben diversa, perch\u00e9 organizzate su base sistematica e non occasionale e gestite da imprese che operano principalmente tramite piattaforme on-line (Uber, che fa della tua auto un taxi, o Airbnb, che fa della tua casa un albergo, etc.). Tecnologia al servizio dello sfruttamento dei lavoratori: spesso si tratta infatti di modelli di business fondati su paghe da fame e sull\u2019abbattimento dei costi previdenziali, assicurativi e di sicurezza sul lavoro. Con il paradosso che questi lavoratori autonomi non hanno in realt\u00e0 alcuna autonomia organizzativa, dal momento che il business ruota attorno alle piattaforme on-line gestite da pochi giganti del settore.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Proprio in virt\u00f9 della saltuariet\u00e0 dei rapporti di lavoro, non \u00e8 facile stimare quanti lavoratori siano coinvolti nella gig economy. Il dato che meglio approssima il fenomeno \u00e8 quello fornito dell\u2019Istat sul \u201clavoro accessorio\u201d, ovvero tutte quelle mansioni retribuite tramite voucher: i lavoratori coinvolti erano meno di 100.000 nel 2010, passati a 215.000 nel 2011 e giunti addirittura ad 1 milione e 800.000 nel 2016.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Tornando ai riders, fulgido esempio dello sfruttamento ai tempi delle app, la loro questione \u00e8 recentemente tornata alla ribalta dopo mesi di silenzio: il prossimo tavolo di confronto tra Governo, rappresentanti sindacali dei ciclo-fattorini e responsabili delle piattaforme di consegna a domicilio del cibo (Foodora, Deliveroo e compagnia cantante) \u00e8 previsto per domani, 7 novembre 2018. Si tratta dell\u2019ennesimo capitolo di una querelle che va avanti da tempo: i fattorini chiedono maggiori tutele in termini di condizioni e sicurezza sul lavoro, in primis l\u2019eliminazione del lavoro a cottimo (spesso vengono pagati in base al numero delle consegne) e l\u2019ottenimento di una paga oraria, oltre alla copertura previdenziale e assicurativa per eventuali infortuni sul lavoro. Il cottimo costringe il fattorino ad intensificare le consegne oltre ogni limite, trasformando quello che doveva essere un lavoretto in lavoro usurante e mettendo a rischio la sicurezza di chi sfreccia ogni giorno nel traffico delle grandi metropoli. La richiesta\u00a0dei lavoratori \u00e8 precisa: vogliono essere riconosciuti come subordinati, ipotesi che le aziende non intendono considerare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Andiamo con ordine e proviamo a ricostruire le tappe di una vicenda che, come vedremo, fa emergere con chiarezza tutta l\u2019ipocrisia del Governo sul tema del lavoro, oltre che le specificit\u00e0 dell\u2019attuale assetto istituzionale che finisce sistematicamente per favorire le esigenze del capitale rispetto a quelle dei lavoratori. La campagna elettorale del Movimento 5 Stelle \u00e8 stata contrassegnata da vari leitmotiv, tra i quali la lotta al lavoro instabile e non tutelato. Nei primi mesi di insediamento del nuovo esecutivo, lo stesso Di Maio, che ha solennemente dichiarato guerra al precariato, ha deciso di confrontarsi con i riders: al primo incontro del suo mandato, li ha definiti il \u201csimbolo di una generazione abbandonata\u201d. Dall\u2019incontro con i rappresentanti sindacali dei lavoratori del food delivery affiorano tante belle parole, sintetizzabili in una apparentemente manifesta volont\u00e0 del governo di riconoscere maggiori tutele ai ciclo-fattorini: Di Maio sembra intenzionato addirittura ad inserire il caso dei riders all\u2019interno del \u201cDecreto Dignit\u00e0\u201d, che sar\u00e0 emanato a luglio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Qualcosa, per\u00f2, va storto. A dire la verit\u00e0, qualche segnale di timidezza c\u2019era gi\u00e0 stato: in quell\u2019incontro di giugno, facendo attenzione alle parole esatte a latere dei proclami propagandistici, Di Maio aveva detto che sarebbe stato compito del Governo quello di favorire \u201cil confronto tra grandi gruppi internazionali e magari ragazzi di vent\u2019anni o trent\u2019anni che lavorano ogni giorno e chiedono diritti minimi\u201d. In altre parole, Di Maio stava gi\u00e0 facendo i conti con le possibili reticenze dei datori di lavoro: Foodora &amp; company non avrebbero certamente visto di buon occhio un bench\u00e9 minimo provvedimento del Governo a favore dei riders, sul cui lavoro fanno profitto senza essere neanche disposti a riconoscere lo status di subordinati. Tant\u2019\u00e8 che il 18 giugno, proprio presso il Ministero del Lavoro, si \u00e8 svolto un altro incontro sul tema, che stavolta ha per\u00f2 coinvolto Di Maio e i rappresentanti delle principali aziende che impiegano i\u00a0ciclo-fattorini per le consegne a domicilio (nella fattispecie, Foodora,\u00a0Deliveroo, JustEat, Glovo e Domino\u2019s Pizza). Circola, nel frattempo, la prima bozza di un eventuale provvedimento sul tema. Si arriva, tra queste voci, al 3 luglio, data per cui \u00e8 previsto un tavolo di concertazione che coinvolga tutte le parti in gioco: dalle grandi multinazionali a quelle emergenti, insieme a tutte le organizzazioni sindacali e alle nuove forme di rappresentanza di categoria. Quel tavolo, tuttavia, partorisce un radicale cambio di rotta: non pi\u00f9 l\u2019inserimento della questione dei riders all\u2019interno Decreto Dignit\u00e0, ma l\u2019annuncio da parte di Di Maio della necessit\u00e0 di raggiungere un accordo tra parti sociali che avrebbe portato a qualcosa di \u2018avveniristico\u2019, ossia al primo contratto nazionale di settore d\u2019Europa. Di Maio, a parole, sembra rilanciare in favore dei ciclo-fattorini: in realt\u00e0, nessun provvedimento viene al momento adottato. Da cosa nasce questo dietrofront? Perch\u00e9 la questione dei riders non pu\u00f2 essere affrontata subito nel Decreto Dignit\u00e0, ma viene di fatto rimandata a data da destinarsi? Alle multinazionali, quel disegno di legge non era ovviamente piaciuto: le multinazionali del food delivery che si erano sedute al tavolo del 18 giugno, quei giganti internazionali a cui Di Maio faceva riferimento mentre sviolinava proclami a favore dei riders, stavano iniziando a borbottare all\u2019unisono. A testimonianza del malumore delle aziende potenzialmente coinvolte, il pi\u00f9 scontento tra gli operatori, Foodora, arriva addirittura a paventare pubblicamente l\u2019abbandono del mercato italiano qualora si fosse dato seguito alla bozza di testo legislativo (proprio Foodora, che era gi\u00e0 stata coinvolta nel contenzioso che ha portato all\u2019attenzione dell\u2019opinione pubblica la questione dei riders e che \u00e8 stata recentemente acquistata da un altro gigante del settore, la spagnola Glovo). Di Maio riconosce pubblicamente, tramite la sua pagina Facebook, che \u201cil managing director di Foodora Italia ha criticato alcuni punti della bozza del Decreto Dignit\u00e0 che riguarda proprio i riders\u201d.\u00a0In realt\u00e0, le piattaforme di food delivery stavano ben pi\u00f9 minacciosamente dichiarando di essere disposte a lasciare l\u2019Italia qualora fossero state attuate quelle misure a favore dei riders: in un\u2019intervista al Corriere della Sera, il CEO di Foodora ha dichiarato, senza mezzi termini, che \u201cse fossero vere le anticipazioni del Decreto Dignit\u00e0 che il ministro Di Maio ha fornito alle delegazioni di riders incontrate, dovrei concludere che il nuovo governo ha un solo obiettivo: fare in modo che le piattaforme digitali lascino l\u2019Italia\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Ecco spiegato il voltafaccia del Governo: nessun obbligo di assunzione per i ciclo-fattorini nel \u2018Decreto Dignit\u00e0\u2019, bens\u00ec l\u2019avvio della \u2018strada della concertazione\u2019 tra le parti. In altri termini, nessun provvedimento, fatta eccezione per una carta dei valori (nemmeno firmata da tutti gli operatori) che non ha alcun valore legale e si limita ad elencare alcuni possibili paletti entro cui potr\u00e0 muoversi l\u2019eventuale contrattualizzazione. Come se non bastasse l\u2019arrendevolezza dei 5 Stelle, nella vicenda si inserisce la Lega, che sostiene di star lavorando ad una specifica normativa regionale sul tema e non gradisce che la materia diventi di competenza nazionale. La Lega, che sta cercando di portare avanti un blando provvedimento ad hoc attuabile per la regione Lombardia, si avvale addirittura di un giuslavorista per esprimere la propria posizione sul tema. L\u2019avvocato Rotondi, consulente giuridico della Lega, asserisce: \u201cVa tenuto fuori da questo ambito ci\u00f2 che \u00e8 previdenziale, altrimenti il business delle aziende non regge pi\u00f9. Questo non \u00e8 un lavoro che pu\u00f2 portarti alla pensione e che pu\u00f2 essere incasellato nella classica distinzione tra autonomi e subordinati.\u00a0Se si vogliono mantenere questi lavoretti, non si pu\u00f2 aumentare troppo il costo del lavoro\u201d. Parole sfacciate che, ancora una volta, ci permettono di capire chiaramente il posizionamento di classe della Lega, sempre e solo agli ordini del padrun.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">In questo quadro desolante per i riders, ha luogo un altro incontro l\u201911 settembre 2018, che finisce con la promessa di rivedersi da l\u00ec a fine mese. Tuttavia, nessuna convocazione a stretto giro: ennesimo tavolo fissato per il 7 novembre, con i ciclo-fattorini sul piede di guerra: il soggetto politico che li aveva, a parole, presi in considerazione durante la campagna elettorale ed i primi mesi di mandato, ha di fatto voltato loro le spalle di fronte ai primi strepiti del grande capitale internazionale, a cui \u00e8 bastato paventare la possibilit\u00e0 di lasciare l\u2019Italia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Questa vicenda, che verosimilmente si concluder\u00e0 con un nulla di fatto, ci permette di giungere a due considerazioni. In primis, riscontriamo che ancora una volta il Movimento 5 Stelle si \u00e8 limitato a fare propaganda sulla pelle dei pi\u00f9 fragili. La strategia \u00e8 ormai consolidata: quando si tratta di difendere i lavoratori, lo stato sociale, l\u2019ambiente, i diritti, prima si promette (e si prova a capitalizzare il consenso), poi non si agisce di conseguenza. Questa non \u00e8 che l\u2019ennesima testimonianza della nulla volont\u00e0 politica di agire a favore della collettivit\u00e0, soppiantata dalla propensione a piegarsi alle prime lamentele del nemico di classe.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">In secondo luogo, la saga dei riders \u00e8 la riprova di quanto siano attualmente sbilanciati i rapporti di forza tra capitale e lavoro: sotto la minaccia di abbandonare l\u2019Italia con il loro business, le multinazionali delle consegne a domicilio hanno stoppato sul nascere anche la minima richiesta di considerazione da parte dei fattorini che attualmente sgobbano con paghe da fame e tutele praticamente azzerate.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Se il primo punto non fa altro che confermare quanto ormai dovrebbe risultare chiaro, ossia che il Governo penta-leghista non rappresenta in alcun modo una possibilit\u00e0 emancipativa per le classi subalterne, il secondo punto ci impone un\u2019ulteriore riflessione sulle ragioni dell\u2019attuale squilibrio nei rapporti sociali. Come insegna la vicenda dei riders, a tale sbilanciamento concorre con forza la possibilit\u00e0 del capitale di spostarsi agevolmente oltre le frontiere di un Paese, al fine di stabilirsi laddove le condizioni di contesto favoriscano la realizzazione del profitto. \u00c8 la libert\u00e0 assoluta di movimento dei capitali, uno dei principi su cui \u00e8 stata fondata l\u2019Unione Europea, che fornisce alle imprese l\u2019arma di ricatto pi\u00f9 affilata per piegare le aspirazioni a un salario dignitoso e al riconoscimento dei diritti basilari dei lavoratori: come dimostra Foodora, anche solo la minaccia di chiudere i battenti rappresenta una formidabile freccia all\u2019arco del capitale nella lotta per la distribuzione del reddito.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Fonte: <\/strong><a href=\"https:\/\/coniarerivolta.org\/2018\/11\/06\/il-governo-consegna-un-pacco-ai-fattorini-su-richiesta-delle-multinazionali\/\">https:\/\/coniarerivolta.org\/2018\/11\/06\/il-governo-consegna-un-pacco-ai-fattorini-su-richiesta-delle-multinazionali\/<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di CONIARERIVOLTA &nbsp; Per capire quale sia la reale vicinanza di questo Governo alle sorti dei lavoratori basta guardare alla vicenda dei\u00a0riders, riempiti di promesse dal neoministro del lavoro e dello sviluppo economico Luigi Di Maio a poche ore dal suo insediamento e poi rapidamente abbandonati a se stessi nella giungla della precariet\u00e0. 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