{"id":45902,"date":"2018-11-10T11:00:59","date_gmt":"2018-11-10T10:00:59","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=45902"},"modified":"2018-11-10T09:07:10","modified_gmt":"2018-11-10T08:07:10","slug":"la-fabbrica-del-partito","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=45902","title":{"rendered":"La Fabbrica Del Partito"},"content":{"rendered":"<p>Di <strong>SENSO COMUNE (Aristoteles)<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Il titolo non \u00e8 originale, ma lo \u00e8 l\u2019intenzione. Il titolo \u00e8 la parafrasi di un evento che ha gi\u00e0 avuto luogo. Nel 2006 \u2013 per la seconda volta in dieci anni \u2013 Romano Prodi propone la propria candidatura alla carica di capo del governo, per continuare da presidente del consiglio quell\u2019opera di demolizione dello stato sociale che molti anni prima gli era stata commissionata, e che aveva egregiamente svolto come ministro e funzionario. A tale scopo riunisce una improbabile e vacillante maggioranza di partiti diversissimi tra loro (che avrebbero nuovamente fatto durare il governo giusto un paio di anni\u2026) battezzando il tutto non pi\u00f9 come l\u2019Ulivo, ma come l\u2019Unione (che in effetti \u00e8 nulla pi\u00f9 che un\u2019unione elettorale).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\u00c8 in\u00a0questa occasione che il nostro, a un anno dall\u2019inizio della campagna elettorale, decide di inaugurare la \u201cfabbrica del programma\u201d. Un vero e proprio\u00a0<b>mondo alla rovescia<\/b>, dal momento che le formazioni politiche dovrebbero per logica aggregarsi partendo da idee comuni, e non viceversa: un partito lo fai se condividi un programma, non fondi prima il partito e poi cerchi il programma\u2026<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Ma tant\u2019\u00e8. D\u2019altronde, basti pensare che oggi al governo siede un partito di maggioranza relativa che \u00e8 composto da gente che non solo non la pensa nello stesso modo, ma a volte nemmeno si conosce.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Lo scopo di queste poche righe \u00e8 quello di aprire una riflessione e un dibattito proprio sulla\u00a0<a href=\"https:\/\/www.senso-comune.it\/rivista\/in-teoria\/classe-dirigente-nuova-lorganizzazione-politica-oggi-crisi-autorita-frammentazione-sociale\/\">forma organizzativa<\/a>,\u00a0che non bisogna confondere con il programma, che vive di un dibattito e di logiche proprie.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La<b>\u00a0forma \u00e8 altrettanto importante del contenuto<\/b>, e forse oggi lo \u00e8 ancora di pi\u00f9, dal momento che con il vecchio sistema \u00e8 caduto anche il sistema dei partiti, senza che sia per\u00f2 venuta meno la necessit\u00e0 di una organizzazione strutturata (che la si voglia chiamare partito oppure no). In questo senso qualsiasi progetto politico in gestazione dovrebbe mettere all\u2019ordine del giorno, ancora prima della \u201cfase costituente\u201d vera e propria, un serio\u00a0<a href=\"https:\/\/www.senso-comune.it\/rivista\/in-teoria\/senso-comune-strategia-populista-organizzazione\/\">dibattito<\/a>\u00a0sulle forme organizzative, e tarare le proprie ambizioni tattiche e strategiche sulle forme scelte.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Il fatto che un dibattito simile sia necessario \u00e8 ormai riconosciuto da pi\u00f9 parti. Come sottolineato da Paolo Gerbaudo in un\u00a0<a href=\"https:\/\/jacobinmag.com\/2018\/10\/mass-party-labour-podemos-neoliberalism\">recente articolo<\/a>\u00a0scritto per la rivista americana Jacobin, sono i fatti stessi a smentire chi dava per scontata la morte della forma partito, magari accompagnata dalla \u201cfine della storia\u201d in salsa neo-liberale. Che piaccia o meno, i protagonisti della politica continuano a essere i partiti (e il fatto che alcuni di essi preferiscano definirsi \u201cmovimenti\u201d \u00e8 interessante, ma non decisivo).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Incominciamo con il chiarire come non ci sia una sola formula corretta, che permetta di scartare tutte le alternative.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Le variabili da combinare e di cui tener conto sono infatti\u00a0<b>l\u2019esperienza<\/b>\u00a0(di chi le realt\u00e0 di partito o di movimento, piccolo o grande, le ha vissute),\u00a0<b>la preparazione<\/b>\u00a0(di chi le realt\u00e0 di partito o di movimento, piccolo o grande, le ha studiate) e\u00a0<b>l\u2019attenzione alle dinamiche del presente\u00a0<\/b>(che \u00e8 il fattore determinante per comprendere cosa oggi funzioni e cosa no, che cosa possa funzionare a un determinato stadio e cosa a un altro).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Se la confusione all\u2019inizio del dibattito sar\u00e0 molta, come \u00e8 normale che sia, il risultato finale dovr\u00e0 per\u00f2 essere limpido, perch\u00e9 lo scopo sar\u00e0 precisamente sgombrare il campo da modelli e meccanismi che possano nuocere al progresso e alla solidit\u00e0 del progetto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Il fatto che oggi non ci siano quasi pi\u00f9 partiti politici di stampo \u201cclassico\u201d non vuole necessariamente dire che il partito, ossia l\u2019organizzazione strutturata con un minimo di rigidit\u00e0, non sia pi\u00f9 performante. Non a caso allo stato attuale delle cose hanno (bene o male) retto alla botta dell\u2019ultimo decennio solo la Lega Nord (l\u2019ultimo partito della Prima Repubblica, nato nel 1987) e il PD, recente di formazione, ma erede di vecchie strutture e logiche partitiche.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Al contempo occorre fare i conti con tre diversi modelli (Craxi, Berlusconi e Putin)\u00a0vincenti e relativamente recenti, che del partito hanno volentieri fatto a meno, non limitandosi a ridurre i partiti a strutture flessibili, ma considerandoli una vera e propria zavorra di cui liberarsi. Si tratta certamente di tre\u00a0<b>\u201cuomini forti\u201d<\/b>, ma bollarli come\u00a0<b>bonapartisti senza analizzare le loro prassi politiche sarebbe un errore<\/b>, dal momento che (a loro modo) sono risultate vincenti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Un punto di partenza per la trattazione dei modelli organizzativi potrebbe essere il\u00a0<b>partito gramscianamente inteso<\/b>, con un\u00a0<b>impianto forte e strutturato<\/b>. \u00c8 una proposta di quasi cento anni, ma in questi cento anni ha dato i suoi frutti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">I tre esempi italiani di questo genere di organizzazione sono stati il\u00a0<b>Partito fascista<\/b>, il\u00a0<b>Partito comunista<\/b>\u00a0del dopoguerra e la\u00a0<b>Democrazia cristiana<\/b>. Sebbene questo accostamento possa risultare istintivamente indigesto, la forzatura \u00e8 necessaria ed \u00e8 dettata dal fatto che prima degli anni trenta i partiti in Italia erano quasi esclusivamente circoli di simpatizzanti che preparavano liste di notabili da candidare, e facevano a botte (anche in modo sanguinoso) nelle campagne elettorali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Il modello organizzativo delle tre mastodontiche strutture citate \u00e8 quello della filosofia della prassi, interpretando il termine prassi non come un sinonimo di azione e\/o lavoro, ma come\u00a0<i>praxis\u00a0<\/i>(neo)idealistica, intesa come procedura antropologico-politica (nota tanto a Gramsci quanto a Gentile) di\u00a0<b>elaborazione e produzione di una soggettivit\u00e0 collettiva<\/b>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\u00c8 precisamente quest\u2019ultimo a fornire un apporto decisivo nell\u2019organizzare in modo capillare il partito fascista, il cui massimo studioso in quegli anni fu proprio Palmiro Togliatti che \u2013 toccata con mano la fragilit\u00e0 del PCdI nato nel 1921 \u2013 dall\u2019esilio in Unione Sovietica ebbe il tempo necessario a riorganizzare le forze per non sbagliare il tiro nel dopoguerra.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">E il tiro non lo sbaglier\u00e0, a tal punto che la solidit\u00e0 del nuovo PCI costringer\u00e0 gli altri partiti ad adeguarsi e a dotarsi di strutture solide (ed estremamente costose), a cominciare dalla DC, nella quale viene commissionata a Fanfani (esponente formatosi nel partito fascista) l\u2019organizzazione di una delicata marcatura a uomo delle case del popolo, a cui si decide di affiancare capillarmente le inedite sezioni democristiane.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Lo scheletro di queste tre formazioni viene in parte ripreso dagli altri partiti della Prima Repubblica, dei quali per\u00f2 solamente PSI e MSI si doteranno di sezioni e sedi, senza tuttavia riuscire a raggiungere una capillarit\u00e0 di strutture e soprattutto di sovrastrutture (\u00e8 bene tener presente che il \u201cpartito mastodonte\u201d della prima repubblica si regge anche grazie alle sovrastrutture collegate, dalle cooperative di lavoro, ai giornali, alle associazioni sindacali, fino ai circoli ricreativi e ai centri studi).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Un\u00a0<b>altro interessante caso di studio<\/b>\u00a0sono i\u00a0<b>movimenti extraparlamentari<\/b>: in certi casi il clima di spontaneismo ha influenzato in modo negativo l\u2019organizzazione, in altri, invece, proprio il fatto che alcuni fondatori arrivassero dai grandi partiti ha comportato che sapessero come impostare le strutture, anche facendo fronte alla penuria di mezzi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Al di l\u00e0 del contenuto ideologico, i tre esempi da considerare sono\u00a0<b>Servire il popolo<\/b>, anomalo caso di movimento extraparlamentare degli anni settanta (costruito sulla base del modello PCI degli anni cinquanta, con tanto di mini sovrastrutture embrionali e di cassiere idrovora),\u00a0<b>Lotta continua<\/b>\u00a0e\u00a0<b>Ordine Nuovo<\/b>, altri due gruppi specializzati nell\u2019approvvigionamento dei fondi, ben organizzato come movimento il primo, e ben organizzato nelle tappe per arrivare a movimento il secondo (centro studi \u2013 formazione\u00a0 quadri \u2013 movimento politico).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Insomma, anche guardando al passato e non al presente le vie da studiare sono molteplici.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Gli ultimi anni hanno visto numerosi tentativi di dare vita a un soggetto politico rappresentativo di chi vorrebbe declinare \u201ca sinistra\u201d, o se preferiamo in senso socialista, i temi della sovranit\u00e0 nazionale e del cosiddetto \u201cpopulismo\u201d, che altro non \u00e8 che una domanda collettiva di protezione dagli effetti nefasti della globalizzazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Quasi tutti questi tentativi si sono\u00a0<b>arenati in breve tempo<\/b>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Oppure hanno creato una nuova, piccola (pur dignitosissima e benemerita, sia ben chiaro)\u00a0<b>nicchia ideologica<\/b>\u00a0in un universo come quello degli interessati alla politica, che oggi \u00e8 a sua volta un \u201cmicro-habitat\u201d che coinvolge una minoranza sparuta di persone.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Le ragioni sono molte.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Tutte queste esperienze hanno focalizzato una grande attenzione sull\u2019elaborazione programmatica (riecco la \u201cfabbrica del programma\u201d) e su analisi teoriche spesso brillanti, che per\u00f2 sono rimaste confinate nella nicchia di cui sopra.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Il lavoro organizzativo, ivi compreso il dibattito sulle forme di organizzazione, \u00e8 stato generalmente trascurato, anche perch\u00e9 \u2013 oltre a essere meno gratificante e a dare poca visibilit\u00e0 a chi lo porta avanti \u2013 rappresenta un \u201cmestiere\u201d (diremmo quasi un \u201cartigianato\u201d) difficile e ormai in gran parte dimenticato. In questo senso fa riflettere il fatto che anche Tremonti e Fini abbiano tentato di costruire dei partiti e non ci siano riusciti, pur disponendo di risorse senza dubbio notevoli.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">D\u2019altro canto non dobbiamo nasconderci che viviamo un periodo difficile, un\u2019epoca che segue la sconfitta di tutti gli esperimenti novecenteschi che hanno tentato in qualche modo di porre un limite al dispiegarsi incontrollato della logica del capitale, e in qualche caso anche di portare al potere le classi dominate. Al proposito Gerbaudo non sbaglia a ricordare che la forma-partito \u00e8 stata a lungo una \u201carma dei deboli\u201d, che rispetto alle classi dominanti dispongono di meno luoghi fisici e istituzionali per incontrarsi e coalizzarsi.<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Chi parla dell\u2019attuale congiuntura come di una finestra favorevole per la coltivazione e l\u2019organizzazione del dissenso secondo noi scambia un (innegabile) sentimento generale di rabbia e di sfiducia per la disponibilit\u00e0 a mobilitarsi in nome di una qualche causa articolata. Gli scontenti abbondano oggi pi\u00f9 che mai, e li si possono trovare con facilit\u00e0 in qualsiasi ufficio, fabbrica o bar.\u00a0<b>Ma una cosa \u00e8 lo scontento<\/b>\u00a0che, nel migliore dei casi, \u00e8 riuscito a raggiungere un buon grado di consapevolezza e perfino di formazione ideologica autodidatta,\u00a0<b>altra cosa \u00e8 il militante in potenza<\/b>, disposto a sacrificarsi e a lottare. Si tratta quindi di un dissenso passivo, che si esprime elettoralmente, con l\u2019astensione o il voto ai partiti \u201cpopulisti\u201d gi\u00e0 esistenti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Lo spirito del tempo \u00e8 fatto di\u00a0<b>apatia<\/b>\u00a0e di\u00a0<b>analfabetismo politico di massa<\/b>, per cui sarebbe \u2013 ad esempio \u2013 ridicolo parlare ai propri amici e colleghi di \u201csocialismo\u201d, perch\u00e9 sarebbero costretti a consultare un dizionario, o ancor peggio lo ricondurrebbero all\u2019esperienza di Craxi e dei suoi<i>\u00a0quaranta<\/i>\u00a0<i>ladroni<\/i>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Al proposito per\u00f2 qualsiasi atteggiamento moralistico sarebbe fuori luogo: non \u00e8 la vigliaccheria la causa principale di questa apatia cronicizzata.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Anche in questo caso \u00e8 utile guardare al passato per schiarirsi lo sguardo. Chi scrive ha avuto la fortuna di dialogare con diversi protagonisti delle lotte di fabbrica degli anni sessanta-settanta, per intenderci gente licenziata sei o sette volte di seguito per ragioni politiche o sindacali; certamente stiamo parlando di generazioni dotate di tutt\u2019altre doti di resistenza fisica, psicologica ed etica. Ci\u00f2 non toglie che chi \u00e8 stato licenziato sei volte per avere scioperato evidentemente \u00e8 stato\u00a0<i>assunto\u00a0<\/i>altrettante volte senza grossi problemi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Oggi, dopo anni di crociate anti-sindacali, di smantellamento dei diritti sociali e di disoccupazione di massa, \u201csolo i pazzi scioperano\u201d (per citare uno dei veterani di cui sopra). Lo sbilanciamento dei rapporti di forza tra dominati e dominati mina alla base qualsiasi antagonismo serio. Se si prende atto di ci\u00f2, non bisogna escludere la possibilit\u00e0 che l\u2019epoca della \u201cseconda Restaurazione\u201d (Badiou) duri decenni, e non resti che coltivare dignitose nicchie di dissenso e affinare gli strumenti di analisi e di lotta per chi verr\u00e0 dopo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Chi non si vuole rassegnare del tutto potrebbe partire dalle\u00a0<b>esigenze materiali del \u201cpopolo\u201d<\/b>, in altre parole dalla vituperata ma spesso lucida\u00a0<b>\u201cpancia\u201d<\/b>, ancor prima che dal \u201ccervello\u201d. Non si tratta di anti-intellettualismo: \u00e8 solo una delle possibili conclusioni di una\u00a0<a href=\"https:\/\/aristoteles284116029.wordpress.com\/2018\/01\/11\/disobbedienza-populista\/\">analisi<\/a>\u00a0spietata del presente.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Fonte:\u00a0<a href=\"https:\/\/www.senso-comune.it\/rivista\/in-teoria\/la-fabbrica-del-partito\/\">https:\/\/www.senso-comune.it\/rivista\/in-teoria\/la-fabbrica-del-partito\/<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Di SENSO COMUNE (Aristoteles) &nbsp; &nbsp; Il titolo non \u00e8 originale, ma lo \u00e8 l\u2019intenzione. Il titolo \u00e8 la parafrasi di un evento che ha gi\u00e0 avuto luogo. 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