{"id":45920,"date":"2018-11-12T09:38:42","date_gmt":"2018-11-12T08:38:42","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=45920"},"modified":"2018-11-11T09:42:41","modified_gmt":"2018-11-11T08:42:41","slug":"dalla-storia-dellurss-ai-compiti-odierni","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=45920","title":{"rendered":"Dalla storia dell&#8217;URSS ai compiti odierni"},"content":{"rendered":"<p><strong>di MARX XXI (Alessandro Pascale)<\/strong><\/p>\n<p><img decoding=\"async\" src=\"http:\/\/www.marx21.it\/images\/storiche_famose\/Rodchenko042.jpg\" alt=\"Rodchenko042\" \/><\/p>\n<div id=\"ja-mainbody\">\n<div id=\"ja-main\">\n<div class=\"inner clearfix\">\n<div id=\"ja-contentwrap\" class=\"\">\n<div id=\"ja-content\" class=\"column\">\n<div id=\"ja-current-content\" class=\"column\">\n<div class=\"ja-content-main clearfix\">\n<div class=\"article-content\">\n<p style=\"text-align: justify\"><span style=\"font-size: 10pt\"><strong>(Relazione per l&#8217;anniversario della Rivoluzione d&#8217;Ottobre, ad un&#8217;iniziativa pubblica organizzata dalla sezione livornese del PCI)<\/strong><\/span><\/p>\n<p>Livorno, 7 novembre 2018<\/p>\n<p><strong>I MERITI STORICI DELL&#8217;URSS<\/strong><\/p>\n<p>Oggi siamo qui a ricordare uno dei pi\u00f9 grandi eventi della Storia dell&#8217;Umanit\u00e0. Chiunque abbia onest\u00e0 morale non pu\u00f2 non riconoscere gli enormi meriti storici della Rivoluzione d&#8217;Ottobre e i grandi successi conseguiti dallo Stato Socialista dei Lavoratori, l&#8217;Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Possiamo ricordare alcune delle conquiste ottenute: il raggiungimento della parit\u00e0 piena tra uomo e donna e la messa in discussione del maschilismo patriarcale, la messa in discussione del razzismo, l&#8217;abolizione della schiavit\u00f9 e della segregazione razziale, la dimostrazione che un&#8217;altra societ\u00e0, diversa da quella capitalistica, \u00e8 possibile. Il sostegno attivo, politico, militare ed economico, alla decolonizzazione nel mondo \u00e8 clamorosamente inedito a livello storico. Nel giro di pochi decenni sono stati spazzati via imperi le cui fondamenta erano state gettate 500 anni prima. Il mondo e l&#8217;umanit\u00e0 sono passati da una tirannica guida bianca ed eurocentrica (il mondo fino alla Seconda Guerra Mondiale) ad uno scontro aperto tra due sistemi antitetici. In questo conflitto il sistema capitalistico in Occidente non si \u00e8 dovuto moderare solo nei rapporti tra Capitale e Lavoro, ma ha dovuto accettare la categoria dei diritti sociali e dei diritti umani, nati formalmente con le costituzioni e le dichiarazioni antifasciste conseguenti al 1945. Tanti altri enormi meriti storici ha avuto il socialismo nel &#8216;900, dimostrandone la superiorit\u00e0 nel garantire un progresso e uno sviluppo del genere umano. \u00c8 bene per\u00f2 qui dire ora due parole sulla Storia con cui sono stati ottenuti tali risultati.<\/p>\n<p><strong>L&#8217;IMPERIALISMO CONTRO L&#8217;ESPERIMENTO PROLETARIO<\/strong><\/p>\n<p>L&#8217;URSS fu creata grazie agli sforzi e ai sacrifici incommensurabili dei proletari e dei popoli compresi nell&#8217;ex Impero Russo, che grazie alla direzione politica del Partito Bolscevico, illuminato dal genio di Lenin, poterono prima conquistare il potere politico con una Rivoluzione, poi riuscirono a respingere la Controrivoluzione aristocratico-borghese capeggiata dalle Armate Bianche zariste e da contingenti militari di 15 Stati invasori, tra cui anche l&#8217;Italia. Questa guerra \u00e8 stata riduttivamente chiamata \u201ccivile\u201d, a causa dei suoi circa 7 milioni di morti, ma la primaria responsabilit\u00e0 di tale conflitto va alla Francia e all&#8217;Inghilterra, che hanno tentato con ogni mezzo possibile di distruggere sul nascere quell&#8217;esperimento rivoluzionario proletario, come le classi dominanti avevano distrutto sul nascere la Comune di Parigi nel 1871 dopo appena tre mesi di esistenza.<\/p>\n<p><strong>DAGLI ORRORI DELLA \u201cGRANDE GUERRA\u201d ALLA TERZA INTERNAZIONALE<\/strong><\/p>\n<p>In questo contesto i bolscevichi costruirono nel 1919 la Terza Internazionale, il COMINTERN, lanciando l&#8217;appello a tutti i popoli coloniali del mondo a spezzare le proprie catene, e a tutti i lavoratori d&#8217;Europa ad imbracciare i fucili per \u201cfare come in Russia\u201d e conquistare il potere politico. Sono gli anni in cui si esce dalla Prima Guerra Mondiale, un \u201cmassacro inutile\u201d che ha falciato 10 milioni di vite proletarie, azzoppandone o mutilandone almeno altri 20 milioni. Nient&#8217;altro che un prodotto dell&#8217;imperialismo. L&#8217;influenza dell&#8217;esempio vittorioso della Russia spinge gli altri popoli europei ad intensificare le manifestazioni, gli scioperi, addirittura le occupazioni delle fabbriche e dei luoghi di lavoro; interi reparti militari si rivoltano e non obbediscono pi\u00f9 ai Governi borghesi. In Ungheria i comunisti prendono il potere ma vengono distrutti sul nascere dalla reazione borghese. Non riescono i tentativi rivoluzionari in Germania sostenuti dalla Lega di Spartaco e poi dal Partito Comunista con la spinta del COMINTERN.<\/p>\n<p><strong>LA NASCITA DEL PARTITO COMUNISTA ITALIANO<\/strong><\/p>\n<p>In Italia, anche su impulso dell&#8217;Ordine Nuovo guidato da Antonio Gramsci, la parte pi\u00f9 cosciente del movimento operaio arriva ad intensificare pi\u00f9 volte lo scontro con occupazioni di fabbriche e armamento degli operai &#8211; venne occupata anche la FIAT) [1] &#8211; ed episodi pre-insurrezionali che non diventano rivoluzionari solo per l&#8217;attendismo, la moderazione e l&#8217;incapacit\u00e0 politica dei vertici sindacali, la CGL a guida \u201criformista\u201d, e politici, il PSI in mano ai \u201cmassimalisti\u201d. I comunisti in Italia nascono in quel momento, dalla scissione di Livorno del 21 gennaio 1921, per adempiere alla necessit\u00e0 storica di far uscire il Paese dalla crisi attraverso una Rivoluzione Socialista, in mancanza della quale sarebbe stata inevitabile, cos\u00ec prevedeva Gramsci, la dura reazione borghese, la quale iniziava gi\u00e0 ad organizzarsi. La Chiesa e Confindustria furono pi\u00f9 rapidi per\u00f2 nel favorire l&#8217;ascesa del movimento fascista, ideale per stroncare sul nascere la minaccia bolscevica a suon fi squadracce e manganelli.<\/p>\n<p><strong>GLI ANNI &#8217;30 TRA CONFLITTI E SUCCESSI<\/strong><\/p>\n<p>Fallita temporaneamente la rivoluzione su scala mondiale, il popolo sovietico ha dovuto imparare ad adattarsi al nuovo contesto non previsto, aggiornando la teoria rivoluzionaria in parallelo al rafforzamento dello Stato socialista e delle forze produttive. Il Partito di quadri rivoluzionari di professione si era dimostrato il modello giusto per prendere il potere, ma si trattava ora di imparare l&#8217;arte dell&#8217;amministrazione e del compromesso, cose per le quali una gran parte del Partito si dimostr\u00f2 inadeguato. I rischi derivanti dell&#8217;accerchiamento e dal contesto internazionale minaccioso obbligarono il Partito ad abbandonare la NEP, concepita da Lenin per avviare uno sviluppo graduale ed equilibrato delle forze produttive. Stalin fu il primo, fin dalla fine degli anni &#8217;20, a capire che occorreva una rapida industrializzazione del Paese per far fronte alle minacce guerrafondaie dell&#8217;imperialismo e ottenne il risultato accelerando in pari tempo la costruzione del socialismo. Ne seguirono accesi conflitti politici e sociali interni, che ebbero come conseguenza anche una carestia certamente non voluta, come \u00e8 stato invece sostenuto da parte della storiografia borghese. Nel complesso per\u00f2 tutti gli economisti riconoscono che gli anni &#8217;30 furono il periodo di un impetuoso sviluppo industriale, grazie alla grandezza della pianificazione economica. La pianificazione della macro-economia, posta sotto controllo della classe operaia e della sua avanguardia politica, dimostra come l&#8217;economia socialista possa funzionare perfino meglio dei pi\u00f9 floridi modelli capitalisti, cosa che in effetti sar\u00e0 confermata da altri esempi storici, tra cui i pi\u00f9 brillanti in termini quantitativi sono stati quelli della Jugoslavia e la Cina.<\/p>\n<p><strong>IL CASO DEL TROCKISMO<\/strong><\/p>\n<p>In questi anni, i &#8217;30s, maturano per\u00f2 anche gravi dissidi interni al Partito, che ebbero conseguenze rilevanti anche a livello internazionale: le opposizioni politiche interne, sconfitte sulla linea politica da seguire, si coalizzarono cercando in ogni maniera di eliminare la direzione politica del Paese, capeggiata da Josif Stalin. Il grande complotto che ne segu\u00ec oggi \u00e8 dimostrato dalle pi\u00f9 recenti ricerche storiche [2], e intendo con ci\u00f2 anche la veridicit\u00e0 dei risultati giudiziari emersi nei Processi di Mosca, peraltro creduti veri al tempo perfino dall&#8217;ambasciatore statunitense Davies. Trockij, uno degli eroi della Rivoluzione d&#8217;Ottobre, non ha disdegnato, una volta messo in minoranza ed infine espulso dal Partito a seguito di una serie di continue gravi provocazioni, di collaborare tatticamente con i nazisti tedeschi per organizzare la caduta di Stalin. Nella logica di Trockij ci\u00f2 significava \u201csalvare\u201d la Rivoluzione, quando in realt\u00e0 ne sarebbe conseguita la sua prematura fine. Un piano sciagurato messo in atto attraverso l&#8217;elaborazione di una fitta rete clandestina arrivata a coinvolgere ministri del Governo Sovietico e personaggi di primissimo piano nel Partito.<\/p>\n<p><strong>LE CAUSE DELLE \u201cGRANDI PURGHE\u201d<\/strong><\/p>\n<p>La scoperta di tale congiura ha portato al dramma delle Grandi Purghe, cio\u00e8 all&#8217;assassinio di centinaia di migliaia di onesti comunisti in una serie di esecuzioni orchestrate a tavolino dal capo dell&#8217;NKVD Ezov, un criminale che trasform\u00f2 un ordine politico di 75 mila arresti preventivi, a cui svolgere un processo, in una carneficina di oltre 500 mila esecuzioni. C&#8217;\u00e8 anche Chruscev a partecipare al gioco dei burocrati locali che, per salvarsi il posto, iniziano a denunciare i veri bolscevichi, cos\u00ec da rafforzare la propria immagine con Mosca e al contempo consolidare la propria posizione sulla propria sezione territoriale del Partito.<\/p>\n<p><strong>I LIMITI DEL PARTITO E LO STATO D&#8217;ECCEZIONE<\/strong><\/p>\n<p>Anche in questo caso si era verificato il problema gi\u00e0 segnalato da Lenin in uno dei suoi ultimi discorsi del 1922:<\/p>\n<p>\u201cIn pratica avviene molto spesso che qui, in alto, dove abbiamo il potere statale, l&#8217;apparato bene o male funziona: ma in basso, dove comandano loro, spadroneggiano in modo tale, che, spesso, agiscono contro i nostri provvedimenti. In alto abbiamo non so quanti, ma penso ad ogni modo soltanto alcune migliaia, al massimo alcune decine di migliaia di elementi nostri. Ma in basso abbiamo delle centinaia di migliaia di vecchi funzionari, ereditati dallo zar e dalla societ\u00e0 borghese, che lavorano, parte coscientemente e parte incoscientemente, contro di noi.\u201d [3]<\/p>\n<p>Emerge qui il problema dell&#8217;inadeguatezza e dell&#8217;insufficienza dei quadri locali di Partito, una costante dell&#8217;intera storia sovietica che rientra nel problema complessivo del ricambio degli organismi dirigenti. Quando furono scoperti gli eccessi, Ezov venne rimosso dall&#8217;incarico, e dopo un rapido processo venne condannato a morte per aver fatto parte della \u201cgrande congiura\u201d tesa a far cadere con ogni mezzo il Governo. Ad uscire notevolmente scosso e indebolito da questa tragedia \u00e8 stato lo stesso movimento comunista internazionale, non mancando Trockij di una serie di legami internazionali con cui ha costruito l&#8217;effimera Quarta Internazionale. Quest&#8217;ultima negli anni della Seconda Guerra Mondiale sar\u00e0 pesantemente infiltrata da elementi riconducibili ai servizi segreti nazisti. Occorre ricordare che in quello scontro cos\u00ec violento molti compagni caddero innocenti, ma non per la follia di un dittatore sanguinario, come \u00e8 stato detto, bens\u00ec in primo luogo per l&#8217;impossibilit\u00e0 di poter uscire da un costante stato d&#8217;eccezione e di emergenza, per superare i quali si \u00e8 avuta come conseguenza la frequente sospensione effettiva di uno Stato di diritto. Invito su questi temi a confrontare quanto scritto da Domenico Losurdo.<\/p>\n<p><strong>IL TRATTATO DI NON-AGGRESSIONE TRA URSS E GERMANIA<\/strong><\/p>\n<p>Parliamo del Patto di non aggressione tra URSS e Germania del 23 agosto 1939. Tutti i comunisti coscienti sapevano che quel patto aveva avuto perfettamente senso [4]: l&#8217;espansionismo imperialista della Germania nazista era stato sapientemente diretto (in particolar modo dalla politica estera inglese) verso il proprio \u201cspazio vitale\u201d naturale, ossia a est. Caddero in mani nazifasciste nel giro di 4 anni Etiopia, Spagna, Austria, Cecoslovacchia e Albania, sorvero ovunque in Europa regimi autoritari e reazionari, e nessuna \u201cdemocrazia liberale\u201d fece nulla per opporsi. I Sovietici sapevano che dopo la Polonia sarebbero rimasti solo loro e presero saggiamente tempo prezioso per prepararsi alla guerra di difesa. Quando soltanto una settimana dopo la Germania invase la Polonia, stavolta Francia e Inghilterra dichiararono guerra. Forse avevano cominciato a sospettare, dopo quel patto, che Hitler non avrebbe assolto al ruolo storico per cui era stato sostenuto, cio\u00e8 distruggere l&#8217;esperimento nefasto dell&#8217;Unione Sovietica. Una clausola segreta del trattato Molotov-Von Ribbentrop prevedeva la spartizione della Polonia. Che cos&#8217;era successo? Stalin aspett\u00f2 pi\u00f9 di due settimane dopo l&#8217;invasione tedesca, per vedere se la Polonia sarebbe stata in grado di resistere, ma la situazione fu fin da subito compromessa, tant&#8217;\u00e8 che nel giro di una settimana l&#8217;esercito polacco era stato annientato dalla Wehrmacht. Fu solo a quel punto che l&#8217;URSS invase la parte orientale della Polonia, ripristinando i confini del Paese precedenti all&#8217;ingiustificata aggressione polacca del 1920-21. Con questa mossa imped\u00ec ai tedeschi di raggiungere direttamente il confine con l&#8217;URSS. Stalin era inoltre consapevole che quei 200-300 km in pi\u00f9 di territorio sarebbero stati utilissimi in previsione dell&#8217;inevitabile guerra con la Germania. Il fallimento dell&#8217;Operazione Barbarossa mostra che il ragionamento fu giusto.<\/p>\n<p><strong>DA CHRUSCEV AL TRIONFO DEI REVISIONISMI<\/strong><\/p>\n<p>Non mi \u00e8 possibile qui fare una cronistoria dettagliata di tutta la storia sovietica. Mi sembrava opportuno dare alcuni spunti ancora poco noti sulle falsit\u00e0 raccontate dalla borghesia e soprattutto da Chruscev nel 1956, quando al XX Congresso di Mosca diede avvio alla destalinizzazione raccontando un sacco di menzogne per eliminare i leninisti pi\u00f9 integri dagli organismi dirigenti del Partito. A seguito di tale operazione avvi\u00f2 una politica di distensione con l&#8217;imperialismo occidentale (la reinterpretazione della \u201ccoesistenza pacifica\u201d), reintrodusse la propriet\u00e0 privata nelle campagne e distrusse il COMINFORM, la cui costituzione si era resa necessaria nel 1947 per coordinare il movimento comunista europeo dopo la liquidazione, fatta per ragioni tattiche nel 1943, del COMINTERN. Da l\u00ec inizi\u00f2 un revisionismo che, unito ad una serie di errori contingenti e alla prosecuzione ininterrotta della strategia di assedio mantenuta dall&#8217;occidente imperialista, port\u00f2 infine non solo al crollo non solo dell&#8217;URSS, ma anche alla disgregazione del movimento comunista internazionale. Tante sono le cose che andrebbero aggiunte, specie per approfondire le cause del crollo dell&#8217;URSS. Non si pu\u00f2 in questa sede dire tutto.<\/p>\n<p><strong>UNA NUOVA STORIA DEL SOCIALISMO<\/strong><\/p>\n<p>La necessit\u00e0 di riscrivere completamente la storia dell&#8217;ultimo secolo \u00e8 stato il motivo che mi ha spinto a lavorare all&#8217;opera\u00a0<em>In Difesa del Socialismo Reale e del Marxismo-Leninismo<\/em>, che ho pubblicato ormai quasi un anno fa gratuitamente sul web, per consentire a tutti, anche a chi ha difficolt\u00e0 economiche, di accedere a tali materiali. Ora, a distanza di un anno uscir\u00e0 in formato cartaceo il primo di dieci volumi di una collana intitolata Storia del Socialismo e della Lotta di Classe con cui si rielaborer\u00e0 e migliorer\u00e0 l&#8217;opera. Per riuscire a realizzarla abbiamo avviato una raccolta fondi, tuttora in corso, assieme alla casa editrice La Citt\u00e0 del Sole. Gli ultimi sviluppi e l&#8217;interesse suscitato dal progetto fanno sperare che continuer\u00e0 ad essere collettivo. Forse riusciremo a farci lavorare sopra le migliori menti di questo Paese. Non si tratta quindi di pubblicizzare un mio progetto personale, ma di raccogliere le forze su un&#8217;operazione di tipo strategico: smontare definitivamente e una volta per tutte anzitutto in ambito scientifico e accademico, ma anche popolare, l&#8217;idea che il comunismo sia stato un&#8217;esperienza terrificante e fallimentare.<\/p>\n<p><strong>L&#8217;ASCESA DELLA CINA E IL DECLINO DEGLI USA<\/strong><\/p>\n<p>\u00c8 vero che i Paesi socialisti e i Partiti comunisti sopravvissuti al 1991 sono rimasti da allora orfani non solo di un Paese guida, ma perfino di un organismo dirigente Internazionale. Eppure, in questo quadro di apparente sconfitta, possiamo trovare motivo di orgoglio e speranza non solo per le conquiste passate ma anche i segnali, sempre pi\u00f9 evidenti, della rinascita attuale. Se in Europa, e ancor pi\u00f9 in Italia, il movimento comunista appare in grande difficolt\u00e0, non altrettanto si pu\u00f2 dire infatti su scala mondiale. Stiamo assistendo alla profonda crisi di egemonia dell&#8217;Impero degli Stati Uniti d&#8217;America. L&#8217;URSS e i comunisti nel &#8216;900 sono stati capaci di distruggere il colonialismo esplicito, obbligando gli Occidentali a governare indirettamente sulla gran parte del mondo, attraverso le multinazionali, le grandi istituzioni finanziarie internazionali e l&#8217;uso spregiudicato della forza militare pi\u00f9 o meno occulta. In questo scontro di proporzioni mondiali alcuni Stati sono riusciti ad emanciparsi dall&#8217;imperialismo. Il pi\u00f9 importante tra essi \u00e8 senza dubbio la Repubblica Popolare Cinese, anch&#8217;essa figlia della lezione dell&#8217;Ottobre Rosso. Lungi dall&#8217;essere diventato un Paese capitalista, la Cina \u00e8 oggi la prima potenza economica mondiale, ed \u00e8 saldamente guidata dal Partito Comunista Cinese, che non rimane solo fedele ai propositi della costruzione del socialismo (inizio programmato intorno al 2050), ma opera attivamente per migliorare il tenore di vita delle classi lavoratrici sia a casa propria che nel resto del mondo. Oggi la povert\u00e0 non esiste pi\u00f9 in Cina. In 30 anni di sviluppo, oltre 700 milioni di persone sono state sottratte a questo flagello sociale che ha ripreso invece nuova intensit\u00e0 distruttiva in Occidente grazie alle politiche liberiste classiste. La stagione del neoliberismo ha distrutto il compromesso sulle linee keynesiane che aveva distinto i regimi \u201cliberali\u201d fino agli anni &#8217;70. In questo senso anche in Italia il neoliberismo, ossia il ritorno in grande stile dell&#8217;imperialismo classico, ha distrutto il compromesso della Costituzione Repubblicana di Togliatti, dichiarando guerra al mondo del Lavoro. Se noi italiani abbiamo subito questa offensiva accumulando sconfitte, la Cina sta invece smantellando alla radice il potere dell&#8217;imperialismo statunitense, agendo non per via militare ma economica, avviando con tutto il cosiddetto \u201cTerzo Mondo\u201d una cooperazione economica e commerciale pacifica provvidenziale. In questa maniera poverissimi Stati africani, asiatici e americani possono sottrarsi alle richieste neocoloniali dell&#8217;Occidente, avviando un proprio sviluppo strategico di lunga durata che pu\u00f2 condurre all&#8217;emancipazione reale di Stati e dei loro popoli da Washington. L&#8217;Impero Statunitense \u00e8 quindi in declino.<\/p>\n<p><strong>GUERRA E TOTALITARISMO \u201cLIBERALE\u201d<\/strong><\/p>\n<p>Quando un Impero \u00e8 in declino, non cede facilmente il proprio terreno, anzi inizia a dimenarsi il pi\u00f9 possibile e con ogni mezzo per restare vivo. Per questo non \u00e8 da escludere totalmente una guerra di proporzioni catastrofiche, con conseguenze inimmaginabili per quella stessa Europa che vanta 70 anni di pace, dimenticando che guerre neocoloniali e imperialiste si sono combattute in Jugoslavia e si combattono tuttora in Ucraina. Di tutto ci\u00f2 non c&#8217;\u00e8 sentore nella societ\u00e0 italiana, spesso e volentieri nemmeno tra alcuni comunisti. Ci\u00f2 avviene a mio avviso perch\u00e9 l&#8217;offensiva del Capitale \u00e8 stata capace di liquefare le nostre organizzazioni fondate almeno dagli anni &#8217;70 su un marxismo troppo \u201coccidentale\u201d, revisionista e inadeguato, che non solo non ha saputo rispondere storicamente all&#8217;attacco subito dal mondo del Lavoro, ma che ha scoraggiato ogni forma di lotta sociale. La forza della borghesia \u00e8 stata tale da trasformare il proprio sistema attuale, la \u201cdemocrazia liberale\u201d, in un modello ideale, naturale ed eterno, capace di attuare un controllo sociale di stampo semi-totalitario. \u00c8 questo il tema del primo volume della collana sulla Storia del Socialismo. Il libro sar\u00e0 dedicato all&#8217;analisi della nostra societ\u00e0, che definisco un modello storicamente inedito di totalitarismo \u201cliberale\u201d. Un regime che si basa su un raffinato intreccio di tecniche imperialiste per mantenere l&#8217;egemonia culturale. Dopo aver mostrato come l&#8217;imperialismo ci abbia dominato culturalmente presenter\u00f2 una ricostruzione di come si sia svolto questo processo nell&#8217;ambito della lotta anti-comunista sul fronte culturale, rilanciando la necessit\u00e0 di una \u201crevisione\u201d della storia sovietica, del movimento comunista internazionale e del socialismo. Abbiamo la necessit\u00e0 di rianalizzare il marxismo-leninismo e di aggiornarlo analiticamente alla nostra epoca storica. Ci\u00f2 necessiter\u00e0 di tempo, ma non \u00e8 opera impossibile da farsi. Si tratta di mettere a frutto l&#8217;accumulo di dati raccolti finora, integrarli con nuovi materiali e avviare un&#8217;elaborazione che seguir\u00e0 di pari passo. Tra sei mesi, dopo questo primo volume, seguir\u00e0 il volume in cui si far\u00e0 chiarezza sulla storia dell&#8217;URSS e dell&#8217;Europa dal 1917 al 1945. Le cose che ho anticipato non sono che una piccola parte di quel che vi troverete.<\/p>\n<p><strong>L&#8217;OBIETTIVO STRATEGICO SUL FRONTE CULTURALE<\/strong><\/p>\n<p>Questa operazione editoriale non baster\u00e0 ad invertire la tendenza anticomunista presente nella societ\u00e0, data la debolezza delle organizzazioni comuniste. Queste opere serviranno per\u00f2 per seminare nuove generazioni e futuri quadri per il Partito che verr\u00e0. Dopo il grande reflusso ormai trentennale abbiamo in Occidente gli strumenti per incrinare la narrazione dominante della borghesia. Si tratta solo di usarli. Questo obiettivo \u00e8 strategico, perch\u00e9 consente di spezzare alla radice l&#8217;idea negativa sul comunismo oggi dominante nel senso comune. Solo spezzando questo pregiudizio alla radice sar\u00e0 possibile ricostruire con maggiore facilit\u00e0 un rapporto di fiducia e di affinit\u00e0 sentimentale con il movimento operaio e il complesso delle forze proletarie d&#8217;Italia. Non sto affermando che la lotta militante fatta nei luoghi di lavoro e nelle piazze debba essere abbandonata. La lotta politica ed economica sono aspetti basilari che devono caratterizzare i comunisti. Quello di cui mi stupisco \u00e8 che tuttora molte organizzazioni comuniste non capiscano l&#8217;importanza basilare di sostenere questa battaglia che pu\u00f2 diventare la punta della lotta di classe sul fronte culturale, forse non solo in Italia, ma a livello internazionale. Ci accingiamo a pubblicare su carta stampata la verit\u00e0 sul comunismo e sui tremendi crimini dell&#8217;imperialismo. Credo sia nell&#8217;interesse reciproco di tutti i sinceri comunisti sostenere una tale impresa. \u00c8 il mio invito a tutte le organizzazioni comuniste, italiane e non, a sostenere l&#8217;impresa con i mezzi di cui si dispone.<\/p>\n<p><strong>ATTUALIT\u00c0 DEL SOCIALISMO E FATTORE SOGGETTIVO<\/strong><\/p>\n<p>In conclusione: oggi il socialismo rimane l&#8217;unico modello di societ\u00e0 capace di offrire diritti e libert\u00e0 per tutti, senza far ricorso allo sfruttamento dell&#8217;uomo e della donna, siano essi bianchi o di colore. Ci sarebbero le condizioni materiali in Italia per costruire il socialismo? Si, ci sarebbero, visto che nonostante tutto l&#8217;Italia rimane una grande potenza industriale. Cosa manca? Il fattore soggettivo. Gli sfruttati non sanno di esser tali, oppure vogliono diventare loro stessi i padroni. L&#8217;approdo Ad una rudimentale coscienza di classe operaia, agli esordi dell&#8217;industrializzazione, \u00e8 un processo che ha richiesto decenni di elaborazione teorica e lotte individuali. All&#8217;epoca le masse proletarie erano animate da un maggiore ribellismo di base nella propria coscienza, a causa delle terrificanti condizioni di vita di regimi assai poco \u201cliberali\u201d, per quanto guidati da politici che si dicevano tali. L&#8217;emancipazione delle menti, la capacit\u00e0 di radunarle e farle ragionare assieme, \u00e8 cosa che ha richiesto anni e tante energie, tanto sangue.<\/p>\n<p><strong>IL CERVELLO DI LENIN<\/strong><\/p>\n<p>L&#8217;affinamento della teoria, si \u00e8 realizzato, tra i successori di Marx e Engels, pi\u00f9 di tutti in Lenin. Il dato non era casuale. Lenin si era formato direttamente sui testi di Marx e di Engels, traendone fecondi insegnamenti e i princ\u00ecpi che ci caratterizzano in quanto comunisti. Lenin aveva appreso perfettamente la lezione del materialismo storico e dialettico, utilizzandoli costantemente come metodi analitici e chiavi di lettura determinanti per decifrare la realt\u00e0 circostante. Lenin era riuscito a tappare anche alcuni buchi teorici, approfondendo problemi inediti o non sufficientemente sviluppati da Marx ed Engels. Tra questi si possono ricordare l&#8217;organizzazione del Partito, l&#8217;analisi dell&#8217;imperialismo, la costruzione concreta del socialismo, lo sviluppo del concetto della \u201cdittatura del proletariato\u201d, la questione dell&#8217;egemonia, lezioni sulla tattica e sulla strategia, l&#8217;antidogmatismo e la difesa del materialismo dialettico, l&#8217;arte del compromesso, e tanto altro. A questi problemi Lenin ha saputo dare la migliore risposta teorica e politica possibile. In tal senso questa lezione assume davvero un valore storico. Studiare Lenin significa vedere un cervello in movimento, sempre capace di passare dalla teoria alla realt\u00e0, adattando volta per volta la tattica politica. Naturalmente anche Lenin ha fatto i suoi errori, come li fanno tutti i dirigenti comunisti. I fondamentali che ci ha lasciato restano ancor oggi nella gran parte validi, ma necessitano di un aggiornamento storico: non poteva Lenin immaginare la brutalit\u00e0 del nazifascismo, l&#8217;avvento della bomba atomica, la possibile degenerazione ideologica di un partito di massa incapace di costruirsi un ricambio generazionale adeguato, e tutti gli sviluppi dell&#8217;ultimo secolo. Un marxista d&#8217;altronde trae le proprie conclusioni dall&#8217;analisi del presente, non solo del passato. Cos\u00ec lavorava Lenin, cos\u00ec dovrebbero lavorare ancora i comunisti. Oggi abbiamo un bagaglio di conoscenze ulteriori che ci permettono di capire come risolvere il problema del fattore soggettivo. Avremo d&#8217;ora innanzi la legittimit\u00e0 di tornare a parlare nelle pubbliche piazze di socialismo e comunismo senza doverci vergognare o intimorire. Naturalmente tutto questo dipender\u00e0 soprattutto da noi, da quello che riusciremo a fare, un passo per volta. Potrebbero volerci anni, forse decenni, per vedere rinascere un&#8217;organizzazione adeguata del movimento comunista italiano. Credo che non dobbiamo scoraggiarci per questo.<\/p>\n<p><strong>STUDIARE, RESISTERE, PREPARARSI ALL&#8217;OFFENSIVA<\/strong><\/p>\n<p>Mi avvio alla conclusione. User\u00f2 ora spesso il verbo \u201cResistere\u201d. La cosa \u00e8 voluta. Io credo che il nostro compito in questa fase storica sia di Resistere e non andare a casa. Mantenere la militanza ovunque la si svolga, rafforzando ogni giorno che passa la propria coscienza proletaria e cercando di Resistere, tra le batoste e le sconfitte, che arriveranno certamente ancora per diverso tempo. Pu\u00f2 sembrare un compito poco gratificante ma \u00e8 in realt\u00e0 un dovere storico: si tratta di preservare un tessuto sociale organizzato capace di impedire il trionfo totale del totalitarismo \u201cliberale\u201d. Siamo ad un passo dalla scomparsa in Italia. Serve uno scatto in avanti, che non si pu\u00f2 trovare se non con una chiarezza politica sulle questioni dell&#8217;UE e della NATO. Bisogna aver chiara la consapevolezza che non si pu\u00f2 costruire il socialismo stando nelle strutture imperialiste. O c&#8217;\u00e8 il socialismo, o c&#8217;\u00e8 l&#8217;imperialismo. Occorre dire forte e chiaro che i comunisti italiani vogliono l&#8217;uscita dell&#8217;Italia dalla NATO e dall&#8217;Unione Europea, ossia le strutture imperialiste pi\u00f9 importanti oggi esistenti. Solo con una linea di classe di lotta aperta e chiara sar\u00e0 possibile convincere compagni e compagne, nuovi e vecchi, ad attuare la scelta della militanza politica. \u00c8 importante comprendere questo aspetto: se non cambiamo rotta subito rischia di crollare questo tessuto organizzativo. Sar\u00e0 quindi ancora pi\u00f9 difficile, un \u201cdomani\u201d, una possibile ricostruzione. Questo credo che sia quindi il nostro compito oggi: studiare, Resistere e prepararsi a passare all&#8217;offensiva non solo sui fronti politico ed economico della lotta di classe, ma anche su quello culturale: i libri e la libera circolazione delle idee \u2013 libert\u00e0 di cui ancora disponiamo -, con l&#8217;obiettivo strategico di riconquistare l&#8217;egemonia culturale nel campo variegato della \u201csinistra\u201d e nella stessa classe lavoratrice.<\/p>\n<p><strong>NOTE<\/strong><\/p>\n<p>1 Su questo episodio \u00e8 splendido il primo episodio dello sceneggiato RAI \u201cVita di Antonio Gramsci\u201d (1981) diretto da Raffaele Maiello. Sono consigliabili anche gli altri tre episodi sapendo che sull&#8217;ultimo si pu\u00f2 obiettare che l&#8217;idea di un Gramsci ormai refrattario verso la presa violenta del potere non corrisponda alla realt\u00e0 (tale dato non emerge dagli scritti), quanto piuttosto dalla rilettura e rappresentazione artificiosa datane dal PCI di Togliatti e poi di Berlinguer, cio\u00e8 di essere stato l&#8217;anticipatore e l&#8217;ispiratore della \u201cvia italiana al socialismo\u201d. Gramsci si riconosceva invece pienamente negli insegnamenti del leninismo, senza mai negare la necessit\u00e0 della dittatura del proletariato e della possibilit\u00e0 di prendere il potere politico anche senza la maggioranza parlamentare del 50%+1.<\/p>\n<p>2 Su questa parte si vedano i capp. 5, 6 in particolare, di A. Pascale (a cura di), \u201cA cent&#8217;anni dalla Rivoluzione. In difesa del socialismo reale e del marxismo-leninismo\u201d, I edizione, dicembre 1917, disponibile su\u00a0<a href=\"http:\/\/intellettualecollettivo.it\/\">http:\/\/intellettualecollettivo.it\/<\/a><a href=\"http:\/\/intellettualecollettivo.it\/\">.<\/p>\n<p><\/a>3 V. Lenin, Relazione al IV congresso dell&#8217;Internazionale comunista, Marx21.it, 13 novembre 1922, disponibile su\u00a0<a href=\"http:\/\/www.marx21.it\/index.php\/storia-teoria-e-scienza\/storia\/286-lenin-cinque-anni-di-rivoluzione-russa-e-le-prospettive-della-rivoluzione-mondiale?fbclid=IwAR1tBwEwgsmr0ahxNLoukXiF6qfPHatwPNqDhJC83M1us20cS8A-FzbaJXw\">http:\/\/www.marx21.it\/index.php\/storia-teoria-e-scienza\/storia\/286-lenin-cinque-anni-di-rivoluzione-russa-e-le-prospettive-della-rivoluzione-mondiale?fbclid=IwAR1tBwEwgsmr0ahxNLoukXiF6qfPHatwPNqDhJC83M1us20cS8A-FzbaJXw<\/a><a href=\"http:\/\/www.marx21.it\/index.php\/storia-teoria-e-scienza\/storia\/286-lenin-cinque-anni-di-rivoluzione-russa-e-le-prospettive-della-rivoluzione-mondiale?fbclid=IwAR1tBwEwgsmr0ahxNLoukXiF6qfPHatwPNqDhJC83M1us20cS8A-FzbaJXw.\">.<\/p>\n<p><\/a>4 1 Su questa si vida Ivi, cap. 10, quello dedicato agli anni &#8217;30 e alla Seconda Guerra Mondiale.<\/p>\n<div class=\"attachmentsContainer\">\n<div id=\"attachmentsList_com_content_default_29371\" class=\"attachmentsList\"><\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<div id=\"ja-botsl\" class=\"wrap\"><strong>Fonte:\u00a0<a href=\"http:\/\/www.marx21.it\/index.php\/storia-teoria-e-scienza\/marxismo\/29371-dalla-storia-dellurss-ai-compiti-odierni\">http:\/\/www.marx21.it\/index.php\/storia-teoria-e-scienza\/marxismo\/29371-dalla-storia-dellurss-ai-compiti-odierni<\/a><\/strong><\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di MARX XXI (Alessandro Pascale) (Relazione per l&#8217;anniversario della Rivoluzione d&#8217;Ottobre, ad un&#8217;iniziativa pubblica organizzata dalla sezione livornese del PCI) Livorno, 7 novembre 2018 I MERITI STORICI DELL&#8217;URSS Oggi siamo qui a ricordare uno dei pi\u00f9 grandi eventi della Storia dell&#8217;Umanit\u00e0. Chiunque abbia onest\u00e0 morale non pu\u00f2 non riconoscere gli enormi meriti storici della Rivoluzione d&#8217;Ottobre e i grandi successi conseguiti dallo Stato Socialista dei Lavoratori, l&#8217;Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche. Possiamo ricordare alcune delle&#46;&#46;&#46;<\/p>\n","protected":false},"author":93,"featured_media":44758,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"jetpack_post_was_ever_published":false,"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","enabled":false},"version":2}},"categories":[32],"tags":[],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2018\/10\/download.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/p7ZaJ4-bWE","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/45920"}],"collection":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/93"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=45920"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/45920\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":45921,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/45920\/revisions\/45921"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/44758"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=45920"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=45920"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=45920"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}