{"id":45991,"date":"2018-11-14T10:30:51","date_gmt":"2018-11-14T09:30:51","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=45991"},"modified":"2018-11-13T19:42:41","modified_gmt":"2018-11-13T18:42:41","slug":"e-il-tasso-di-interesse-bellezza","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=45991","title":{"rendered":"\u00c8 il tasso di interesse, bellezza!"},"content":{"rendered":"<p>di <strong>ECONOPOLY (Sergio Cesaratto)<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<section class=\"post-body\">\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Pubblichiamo un post di <a href=\"http:\/\/docenti.unisi.it\/sergiocesaratto\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Sergio Cesaratto<\/a>, professore ordinario di Politica monetaria e fiscale nell\u2019Unione Monetaria Europea, Universit\u00e0 di Siena, e <a href=\"https:\/\/www.linkedin.com\/in\/antonino-iero-36a64326\/?originalSubdomain=it\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Antonino Iero<\/a>, staff Direzione Regolamentazione e Studi Economici gruppo Unipol* \u2013\u00a0<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel pieno della polemica di queste settimane, il commissario europeo <a href=\"https:\/\/www.ilsole24ore.com\/art\/notizie\/2018-11-08\/gli-aggettivi-commissari-ue-tempo-trattativa-roma-conti-pubblici--153237.shtml?uuid=AEIJqQdG\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><strong>Pierre Moscovici<\/strong><\/a> ha affermato: \u201cUna manovra che aumenta il debito pubblico che \u00e8 gi\u00e0 132%, il cui rimborso annuale ammonta a 65 miliardi l\u2019equivalente del bilancio per l\u2019istruzione, e che pesa 1.000 euro a italiano, non \u00e8 bene per il popolo. \u00c8 il popolo che paga ed \u00e8 il popolo che rimborsa. Sono i pi\u00f9 vulnerabili\u201d (La Repubblica, 26 ottobre 2018). La ricetta di Moscovici, presentata come puro buon senso dalla maggior parte degli opinionisti, consisterebbe nell\u2019abbattere il debito pubblico per abbattere la mole di interessi. O viceversa? Due cose oltre a tasse e funerale sono certe: le manovre di abbattimento del rapporto fra debito pubblico e PIL sono una fatica di Sisifo, in quanto spesso deprimono il denominatore pi\u00f9 che il numeratore. La spesa per interessi non \u00e8 una \u201cvariabile indipendente\u201d, un fattore ineluttabile: i tassi di interesse li fanno le banche centrali e non i mercati, a meno che questi vengano lasciati operare liberamente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un altro commentatore, <a href=\"https:\/\/argomenti.ilsole24ore.com\/carlo-bastasin.php\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><strong>Carlo Bastasin<\/strong><\/a> (2018), nel passato spesso molto lucido, ha scritto che alla tesi che l\u2019austerit\u00e0 sia stata responsabile dell\u2019\u201daumento di circa 33 punti percentuali del debito pubblico tra il 2008 e il 2016, non corrisponde a un\u2019analisi appena approfondita. Sono sufficienti pochi calcoli per verificare che l\u2019aumento del debito \u00e8 in larghissima parte attribuibile all\u2019incremento della spesa per interessi sul debito stesso. Altri fattori pi\u00f9 tecnici (tra cui quasi 4 punti di Pil in aiuti italiani ai Paesi europei in difficolt\u00e0) possono aver contribuito, ma \u00e8 stata la tensione sui tassi d\u2019interesse, causata soprattutto dall\u2019incertezza sulla permanenza dell\u2019Italia nell\u2019euro, a far esplodere il debito\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Pi\u00f9 che con elevatezza del debito, Bastasin sembra prendersela con il timore di una Italexit. Ma il timore dell\u2019Italexit dipende proprio dall\u2019aumento dei tassi, gli spread ormai ben noti anche alla casalinga di Voghera: una volta superata una qualche soglia fatidica \u2013 i \u201cpundit\u201d dell\u2019economia nel 2012 parlavano di un rendimento sui decennali al 7%\u2013 per un Paese non ha pi\u00f9 senso ricorrere ai mercati, ma la solvibilit\u00e0 e la possibilit\u00e0 materiale di pagare stipendi e pensioni potranno essere garantite solo riappropriandosi della stampa della propria moneta. Insomma \u00e8 tutta, e forse solo, una questione di tassi di interesse \u2013 e cos\u00ec \u00e8 sempre stato, sin dall\u2019origine dell\u2019elevato debito pubblico italiano. Prendendo spunto da Iero (2018a), nell\u2019esercizio che segue quantifichiamo il peso che ha avuto la spesa per interessi rispetto ad altri fattori nello spiegare l\u2019andamento del rapporto debito pubblico e PIL negli scorsi decenni. Ci domanderemo poi se tutto questo \u00e8 stato il risultato di circostanze ineluttabili, o se l\u2019abnorme peso della spesa per interessi non sia stato il risultato di scelte deliberate o supinamente accettate e condivise.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em><strong>It\u2019s the interest rate, stupid<\/strong><\/em><br \/>\nAbbiamo allo scopo periodicizzato gli scorsi decenni a seconda del regime di politica economica (Cesaratto 2018; Cesaratto e Zezza 2018a\/b). La tabella 1 riporta la sintesi dei vari contributi alla dinamica del rapporto debito pubblico \/ PIL per ogni periodo e il loro totale nel periodo 1980 \u2013 2017. I numeri esprimono l\u2019aumento (segno positivo) o la diminuzione (segno negativo) del rapporto attribuibile ad ogni variabile nel periodo specificato (l\u2019ultima riga non \u00e8 altro che il totale di colonna). La tabella 2 esprime la media annua in ciascun periodo (elemento utile in quanto i periodi non contengono il medesimo numero di anni). Per metodologia e fonti rimandiamo a Iero (2018a).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"http:\/\/www.econopoly.ilsole24ore.com\/wp-content\/uploads\/sites\/96\/2018\/11\/Schermata-2018-11-10-alle-13.17.21.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-large wp-image-16413\" src=\"http:\/\/www.econopoly.ilsole24ore.com\/wp-content\/uploads\/sites\/96\/2018\/11\/Schermata-2018-11-10-alle-13.17.21-600x361.png\" sizes=\"(max-width: 600px) 100vw, 600px\" srcset=\"https:\/\/www.econopoly.ilsole24ore.com\/wp-content\/uploads\/sites\/96\/2018\/11\/Schermata-2018-11-10-alle-13.17.21-600x361.png 600w, https:\/\/www.econopoly.ilsole24ore.com\/wp-content\/uploads\/sites\/96\/2018\/11\/Schermata-2018-11-10-alle-13.17.21-300x180.png 300w, https:\/\/www.econopoly.ilsole24ore.com\/wp-content\/uploads\/sites\/96\/2018\/11\/Schermata-2018-11-10-alle-13.17.21-768x462.png 768w, https:\/\/www.econopoly.ilsole24ore.com\/wp-content\/uploads\/sites\/96\/2018\/11\/Schermata-2018-11-10-alle-13.17.21.png 1250w\" alt=\"schermata-2018-11-10-alle-13-17-21\" width=\"600\" height=\"361\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Cominciamo col guardare ai totali, all\u2019ultima riga di Tabella 1, anche per capire come \u201cgira\u201d la tabella. I fattori col segno pi\u00f9 hanno contribuito ad accrescere il rapporto debito\/PIL, quelli col segno meno a diminuirlo. La somma algebrica di ciascuna riga d\u00e0 la variazione del rapporto tra debito pubblico e PIL nel periodo riportata nell\u2019ultima colonna.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Fra il 1980 e il 2017 il debito pubblico, in termini di peso sul PIL, \u00e8 aumentato di poco meno del 76%. Questo \u00e8 il risultato esclusivo (e impressionante) del contributo della spesa per interessi, pari a 275 punti (ossia, 7,24 punti di media annua). Tutti gli altri fattori hanno, nel complesso, \u201cremato a favore\u201d. In particolare, il saldo primario, ossia la differenza fra entrate fiscali e spese pubbliche (al netto della spesa per interessi) evidenzia un piccolo saldo negativo (-7,76): questo significa che nei quasi quattro decenni esaminati gli italiani hanno ricevuto in beni e servizi meno di quanto abbiano versato in tasse. Politicamente, a fronte delle continue accuse dal Nord d\u2019Europa, questo \u00e8 un fatto non trascurabile. Semmai \u00e8 il contributo italiano al salvataggio delle banche tedesche e francesi (versamenti ai fondi europei ESFS e ESM) che ha remato contro (chi legge sar\u00e0 ben consapevole di come il salvataggio della Grecia fosse un salvataggio delle banche tedesche e francesi creditrici verso quel Paese). Le privatizzazioni hanno avuto un ruolo secondario nell\u2019alleviare il rapporto debito\/PIL (-11,80 punti), il che suona desolante a fronte della demolizione dell\u2019apparato industriale italiano che esse comportarono. La crescita reale del PIL (che aumenta il denominatore del rapporto debito \/PIL) e, soprattutto, l\u2019inflazione (deflatore PIL) sono stati fattori che hanno contribuito ad alleviare il rapporto. L\u2019aumento del denominatore (il PIL nominale) determinato dall\u2019inflazione contribuisce a contenere il valore del rapporto (debito \/ PIL, appunto) o, detto in altri termini, un elevato deflattore del PIL riduce i tassi reali pagati sui titoli del debito sovrano, come evidenziato nella Figura 1.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"http:\/\/www.econopoly.ilsole24ore.com\/wp-content\/uploads\/sites\/96\/2018\/11\/Schermata-2018-11-10-alle-13.17.33.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-large wp-image-16414\" src=\"http:\/\/www.econopoly.ilsole24ore.com\/wp-content\/uploads\/sites\/96\/2018\/11\/Schermata-2018-11-10-alle-13.17.33-600x363.png\" sizes=\"(max-width: 600px) 100vw, 600px\" srcset=\"https:\/\/www.econopoly.ilsole24ore.com\/wp-content\/uploads\/sites\/96\/2018\/11\/Schermata-2018-11-10-alle-13.17.33-600x363.png 600w, https:\/\/www.econopoly.ilsole24ore.com\/wp-content\/uploads\/sites\/96\/2018\/11\/Schermata-2018-11-10-alle-13.17.33-300x181.png 300w, https:\/\/www.econopoly.ilsole24ore.com\/wp-content\/uploads\/sites\/96\/2018\/11\/Schermata-2018-11-10-alle-13.17.33-768x465.png 768w, https:\/\/www.econopoly.ilsole24ore.com\/wp-content\/uploads\/sites\/96\/2018\/11\/Schermata-2018-11-10-alle-13.17.33.png 982w\" alt=\"schermata-2018-11-10-alle-13-17-33\" width=\"600\" height=\"363\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Figura 1<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma andiamo ora a una sintetica analisi per periodi (Cesaratto e Zezza 2018b per una ricostruzione storico-economica pi\u00f9 puntuale).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em><strong>1980-1992 Il \u201cnuovo regime\u201d<\/strong><\/em><br \/>\nIl \u201cnuovo regime\u201d \u00e8 quello che, dietro l\u2019ispirazione di <strong>Beniamino Andreatta, Carlo Azeglio Ciampi<\/strong> e altri padri della Patria, si afferm\u00f2 in Italia dal 1979 attraverso l\u2019adesione allo SME e il \u201cdivorzio\u201d fra Tesoro e Bankitalia. Il \u201cvecchio regime\u201d era caratterizzato da elevata conflittualit\u00e0, inflazione, svalutazione della lira, espansione della spesa pubblica. Tuttavia, una politica monetaria accomodante consentiva allo Stato italiano di operare con tassi di interesse reali negativi, per cui il rapporto debito pubblico\/PIL cresceva in maniera contenuta. Era la via italiana per gestire il conflitto distributivo, la cui vittima era la stabilit\u00e0 dei prezzi. Nel nuovo regime, per contro, la politica monetaria e quella del cambio si distaccarono da quella fiscale, le prime due puntando alla stabilit\u00e0 dei prezzi e la terza a crescita e occupazione, ciascuna andando per proprio conto. I \u201cfamigerati\u201d governi dell\u2019epoca del <strong>CAF (Craxi, Andreotti e Forlani)<\/strong> non rinunciarono, infatti, alla crescita e all\u2019occupazione, sostenendole con una fiscal stance espansiva, tanto pi\u00f9 che la perdita di competitivit\u00e0 esterna che segu\u00ec allo SME deprimeva la domanda estera. L\u2019elevata spesa per interessi di quell\u2019epoca rifletteva sia gli alti tassi internazionali, che la necessit\u00e0 di attirare capitali a fronte dei disavanzi esterni. Interessi passivi e saldo primario agivano cos\u00ec da fattori negativi sul rapporto debito\/PIL, mentre lo alleviavano, ma non a sufficienza, la crescita e, soprattutto, l\u2019inflazione. La vittima del nuovo regime fu cos\u00ec proprio il debito pubblico che crebbe, in rapporto al PIL, del 45,4% (24,27+21.15 come si evince dall\u2019ultima colonna di Tabella 1), ad un ritmo annuo di 3,49 punti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>La grande svalutazione<\/strong><br \/>\nNel 1992 il Paese esce dallo SME, ma nonostante questo porti al riaggiustamento degli squilibri esterni, in soli tre anni il rapporto debito PIL cresce del 15,6% (5,2% annuo). Questo nonostante gi\u00e0 dal 1992 il Paese cominci ad inanellare una serie pressoch\u00e9 continua di avanzi primari \u2013 come si vede dalla seconda colonna che a partire dal 1993 presenta un segno negativo (contributo alla diminuzione del rapporto debito\/PIL). La questione \u00e8 che gli alti tassi di interesse internazionali, la liberalizzazione del movimenti di capitale completata nel 1990, la necessit\u00e0 di stabilizzare la lira per rientrare nello SME \u2013 come richiesto dal Trattato di Maastricht \u2013 resero la spesa per interessi ancora pi\u00f9 esosa, per ben 12 punti annui (tabella 2), il massimo storico. I tassi di interesse reali presentano infatti un picco storico in quel periodo (Figura 1).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><em>Verso e nell\u2019euro<\/em><\/strong><br \/>\nI periodi di transizione verso l\u2019euro (1996-1998) e dell\u2019euro pre-crisi (1999-2007) hanno caratteristiche simili: il peso degli interessi passivi diminuisce mentre lo sforzo fiscale continua, in maniera pi\u00f9 spiccata nella transizione (-5,4 annuo nel periodo 1996-98). Prosegue la diminuzione del contributo dell\u2019inflazione alla diminuzione del rapporto, gi\u00e0 iniziata nei periodi precedenti. Il contributo delle privatizzazioni a migliorare il rapporto \u00e8 maggiore che in altri periodi, ma pur sempre irrilevante rispetto agli altri fattori, s\u00ec da confermare quanto suggerito sopra, che il prezzo in termini di autonomia industriale del Paese \u00e8 stato probabilmente ben pi\u00f9 alto degli effetti modesti sulle finanze pubbliche.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em><strong>Crisi e debole ripresa<\/strong><\/em><br \/>\nDurante gli anni della crisi (2008-2014), il contributo degli interessi passivi diminuisce ancora, ma questo non \u00e8 sufficiente a compensare il peggioramento del saldo primario e, soprattutto, il contributo per la prima volta peggiorativo della crescita del PIL, risultato evidente di una<em> fiscal stance<\/em> restrittiva che si riflette anche nel proseguimento della discesa del contributo positivo della dinamica dei prezzi. (Naturalmente l\u2019orientamento della politica fiscale non \u00e8 il solo determinante della crescita e del tasso di inflazione, il ciclo internazionale ed i prezzi di materie prime ed energetiche sono per esempio altri fattori).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La debole ripresa (2015-2017) vede la stabilizzazione del rapporto debito\/PIL (-0,79, equivalente ad un -0,26 annuo) dovuto a una ulteriore discesa dei tassi (probabilmente anche legata agli effetti del \u201cquantitative easing\u201d lanciato dalla Banca Centrale Europea nei primi mesi del 2015) e a un saldo primario moderato, tale da non scoraggiare troppo la crescita, il cui contributo torna positivo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em><strong>Conclusioni: Il tasso di interesse \u00e8 una \u201cvariabile indipendente\u201d?<\/strong><\/em><br \/>\nAlla luce di quanto illustrato, la questione del debito pubblico sembra soprattutto una questione di tassi di interesse (per un\u2019analisi storica v. Reinhart e Sbrancia 2011). Contrariamente, tuttavia, a quanto sostenuto da Moscovici, non \u00e8 sul debito che si deve agire per diminuire la spesa per interessi, poich\u00e9 in tal modo si deprime l\u2019economia rendendo vani gli sforzi di aggiustamento, ma sui tassi di interesse. Come si vede nella Figura 1, gli sforzi in questa direzione in anni recenti non sono stati affatto sufficienti, anzi. Nel frangente corrente, i tassi di interesse nominali stanno di nuovo, drammaticamente, aumentando Che fare, dunque?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non possiamo non concordare con <strong>Giorgio La Malfa<\/strong> (Il Mattino, 29 ottobre 2018) \u2013 una voce autorevole non pregiudizialmente avversa ad una rottura della politica impostata dai precedenti governi, come noi del resto \u2013 quando afferma che la strategia impostata da questo governo \u00e8 stata piuttosto scomposta sin dal principio. Come nella classica tempesta nella tazzina da t\u00e8, i soli confusi annunci di magnificenti piani di spesa sono stati sufficienti a gettare scompiglio nei mercati dei nostri titoli di Stato (La voce 23 ottobre 2018) senza che nulla di operativo sia stato intrapreso. Eppure, sottolinea La Malfa, di ragioni da vendere in Europa ce ne sarebbero in abbondanza (v. anche <strong><a href=\"https:\/\/www.ilsole24ore.com\/art\/commenti-e-idee\/2018-11-02\/la-speculazione-come-arma-contro-spread-074206.shtml?uuid=AEd4EZZG\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Alessandro Penati<\/a>,<\/strong> Sole-24 Ore 2 novembre 2018): il fallimento sfacciato delle politiche di austerit\u00e0; un pluridecennale rigore fiscale ineguagliato persino dalla Germania (Figura 2), che stoppa ogni obiezione di possibile moral hazard italiano <strong>(1)<\/strong>; la solidit\u00e0 dei conti con l\u2019estero; un\u2019entit\u00e0 della manovra che non giustifica le scomposte reazioni europee.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Proprio per questo \u00e8 sciocco rispondere alle obiezioni europee, come hanno rispettivamente e ripetutamente fatto i due leader maximi, con slogan banali come \u201cnoi tireremo diritto\u201d o che \u201csono impegni presi con gli elettori\u201d, nella peggiore accezione del populismo. Inoltre i contenuti della manovra sono da un lato discutibili da svariati punti di vista e con un impatto di stimolo della domanda aggregata poco attendibile, tanto per i contenuti delle misure, quanto per i tempi di attuazione \u2013 che nel cosiddetto \u201creddito di cittadinanza\u201d non possono che essere lunghi \u2013 tant\u2019\u00e8 che, di necessit\u00e0 virt\u00f9, su questo allungamento dei tempi probabilmente si giocher\u00e0 la trattativa con l\u2019Europa <strong>(2)<\/strong>. Misure pi\u00f9 volte agli investimenti, piccoli e grandi, sarebbero state pi\u00f9 presentabili in Europa e, almeno in parte, avrebbero prodotto effetti pi\u00f9 certi. Rebus sic stantibus, il rischio per governo e Paese \u00e8 di andare a sbattere: da un lato la congiuntura internazionale e le aspettative non aiutano, dall\u2019altro le misure hanno effetti incerti mentre gli spread sono aumentati. Non abbiamo particolari simpatie intellettuali per il governatore Visco, ma i suoi allarmi non appaiono immotivati. <strong>(3)<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"http:\/\/www.econopoly.ilsole24ore.com\/wp-content\/uploads\/sites\/96\/2018\/11\/Schermata-2018-11-10-alle-13.17.47.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-large wp-image-16415\" src=\"http:\/\/www.econopoly.ilsole24ore.com\/wp-content\/uploads\/sites\/96\/2018\/11\/Schermata-2018-11-10-alle-13.17.47-600x415.png\" sizes=\"(max-width: 600px) 100vw, 600px\" srcset=\"https:\/\/www.econopoly.ilsole24ore.com\/wp-content\/uploads\/sites\/96\/2018\/11\/Schermata-2018-11-10-alle-13.17.47-600x415.png 600w, https:\/\/www.econopoly.ilsole24ore.com\/wp-content\/uploads\/sites\/96\/2018\/11\/Schermata-2018-11-10-alle-13.17.47-300x207.png 300w, https:\/\/www.econopoly.ilsole24ore.com\/wp-content\/uploads\/sites\/96\/2018\/11\/Schermata-2018-11-10-alle-13.17.47-768x531.png 768w, https:\/\/www.econopoly.ilsole24ore.com\/wp-content\/uploads\/sites\/96\/2018\/11\/Schermata-2018-11-10-alle-13.17.47.png 934w\" alt=\"schermata-2018-11-10-alle-13-17-47\" width=\"600\" height=\"415\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Figura 2<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E se una trattativa ci dovr\u00e0 essere con l\u2019Europa, il governo dovrebbe su questo avere le idee pi\u00f9 chiare. Dato che una marcia indietro sar\u00e0 nei fatti (con la menzionata dilazione dei tempi delle misure), tanto vale utilizzarla per ripensare i contenuti della manovra e indirizzarli verso investimenti e supporto dell\u2019economia reale<strong> (4)<\/strong>. Nessuna crescita sostenibile \u00e8 peraltro pensabile senza che una politica dell\u2019offerta accompagni il sostegno alla domanda aggregata. Ma il governo italiano dovrebbe anche aver chiaro cosa vuole in cambio. La risposta non pu\u00f2 che essere una riduzione drastica dei tassi di interesse sul debito italiano, da sempre, come sopra illustrato, la variabile chiave della sua dinamica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Al riguardo, il ministro <a href=\"https:\/\/www.ilsole24ore.com\/art\/commenti-e-idee\/2018-11-06\/le-vie-percorribili-rinnovare-l-unione-europea-161323.shtml?uuid=AEUtH7aG\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><strong>Paolo Savona<\/strong><\/a> nel documento inviato qualche settimana fa a Bruxelles (Politeia 2018) ha indicato come possibile e necessario un intervento selettivo della BCE a favore dei titoli di Stato italiani. Si \u00e8 obiettato che la BCE non ha questa facolt\u00e0. \u00c8 stato spiacevole ascoltare il Presidente della BCE Draghi, nella sua ultima conferenza stampa, affermare sconsolatamente che i tassi di interesse di mercato sono una variabile indipendente su cui la banca centrale pu\u00f2 poco \u2013 salvo smentirsi poco dopo ricordando l\u2019esistenza di quello che nel 2012 fu definito il big bazooka, ovvero l\u2019acquisto illimitato di titoli di Stato da parte della BCE nel caso di un Paese sull\u2019orlo del default. Certo, questa operazione denominata OMT (Outright Monetary Transactions) \u00e8 subordinata alla firma da parte del Paese di un memorandum fiscale stile greco. Ma intanto si ammette che se la BCE volesse, ben potrebbe farlo (e, com\u2019\u00e8 noto, nell\u2019estate del 2012 bast\u00f2 l\u2019annuncio di questa possibilit\u00e0 a cominciare a chetare le acque) <strong>(5)<\/strong>. N\u00e9 \u00e8 un\u2019obiezione sostenibile che quando la BCE cominci\u00f2 effettivamente ad acquistare titoli di Stato \u2013 col famoso quantitative easing \u2013 lo ha dovuto fare in proporzione alla partecipazione dei Paesi al capitale della BCE (che riflette grosso modo il loro peso demo-economico).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Infatti, fra il 2010 e il 2012 la BCE adott\u00f2 il cosiddetto \u201cSecurity Market Programme\u201d (SMP) che comport\u00f2 l\u2019acquisto mirato di titoli di Stato dei Paesi della periferia europea per circa 220 miliardi (di cui un centinaio italiani). La misura ebbe scarso effetto perch\u00e9 timida e mal comunicata ai mercati, ma \u00e8 l\u00ec a testimoniare che le scelte sono politiche non tecniche. E una \u201ccopertura\u201d tecnica la si trova sempre. Nel caso del SMP la BCE non si giustific\u00f2 affermando di voler sostenere i titoli di Stato di alcuni Paesi, ma di voler adempiere al proprio mandato di assicurare la \u201ctrasmissione della politica monetaria\u201d, come documentato dalla medesima BCE (2012), ovvero che il costo del credito non sia troppo squilibrato nelle diverse giurisdizioni dell\u2019eurozona. La lettrice non si spaventi, un bambino sveglio lo pu\u00f2 capire, lo spieghiamo in nota <strong>(6)<\/strong>. E come nel 2012, alla BCE magari \u201cbasta la parola\u201d (come nella famosa pubblicit\u00e0 di un lassativo).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Pi\u00f9 volte si \u00e8 sottolineato come l\u2019Italia, pur senza negare le sue mille fragilit\u00e0, sia ancora un Paese solido, per esempio senza un rilevante debito estero netto, a differenza di Francia e Spagna (rispettivamente, in peso su PIL, -3,4%, -19,1%, -82,4%) <strong>(7)<\/strong>. Non v\u2019\u00e8 dunque motivo perch\u00e9 i tassi sui titoli pubblici italiani non siano a livello francese (che hanno una trentina di punti di spread rispetto a quelli tedeschi), offrendo uno spazio pi\u00f9 ampio per un sostegno fiscale della domanda interna \u2013 assicurando al contempo la stabilizzazione e persino una lenta riduzione del rapporto debito\/PIL (Cesaratto e Zezza 2018 a\/b). Serve un nuovo patto di fiducia fra Italia ed Europa, e questo non pu\u00f2 che consistere in un rispetto (ragionevole e non \u201cstupido\u201d) delle regole di bilancio in cambio di un impegno chiaro (\u201cma di\u2019 soltanto una parola \u2026\u201d) delle istituzioni europee alla credibilit\u00e0 delle finanze pubbliche italiane.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sia ben chiaro, con questo si rischia di tornare al periodo 1999-2007 in cui ai bassi tassi si accompagnava un orientamento fiscale restrittivo e una conseguente crescita anemica (seppur positiva). Pu\u00f2 tuttavia ora aiutare il livello storicamente molto basso dei tassi di interesse. Un\u2019obiezione \u00e8 qui che tali tassi potrebbero nel lungo periodo non essere convenienti per l\u2019economia tedesca: ma le regole del gioco di un\u2019unione monetaria sostenibile sono che la politica economica sostenga i Paesi pi\u00f9 deboli, di nuovo una scelta politica (Cesaratto 2018). Certo, in teoria, una limitata svalutazione di una redenta moneta nazionale aiuterebbe una robusta ripresa della nostra economia, permettendoci di recuperare i gap di competitivit\u00e0 di costo accumulati negli anni dell\u2019euro (Iero 2018b). Messa da parte questa scelta, per svariate ragioni, tra cui le incertezze finanziarie che implica, c\u2019\u00e8 una ragione di pi\u00f9 per una spesa indirizzata a rafforzare al contempo domanda aggregata e apparato produttivo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">*<em>Le opinioni espresse nel presente documento sono di responsabilit\u00e0 esclusiva degli autori e non riflettono necessariamente la posizione ufficiale dell\u2019ente di appartenenza<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Riferimenti bibliografici<\/strong><br \/>\n<em>Bastasin, C. (2018) Narrazione sul debito, realt\u00e0 e politica di alleanze europee, Il Sole-24 Ore, 26 ottobre. <\/em><br \/>\n<em>Cesaratto, S. (2018), Chi non rispetta le regole? Italia e Germania, le doppie morali dell\u2019euro, Imprimatur, Reggio Emilia<\/em><br \/>\n<em>Cesaratto, S. &amp; G. Zezza (2018) What went wrong with Italy, and what the country should now fight for in Europe, <a href=\"https:\/\/www.boeckler.de\/imk_108546.htm?produkt=HBS-007008&amp;chunk=1&amp;jahr=#\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">FMM Working Paper, Nr. 37<\/a>,<\/em><br \/>\n<em>Cesaratto e Zezza 2018b Farsi male da soli: disciplina esterna, domanda aggregata e il declino economico italiano, Giornate dell\u2019economia Marcello de Cecco, Lanciano, 28-30 settembre 2018, in corso di pubblicazione su un numero speciale de L\u2019industria.<\/em><br \/>\n<em>Eser, F. et al. (2012) The Use of the Eurosystem\u2019s Monetary Policy Instruments and Operational Framework since 2009, <a href=\"https:\/\/www.ecb.europa.eu\/pub\/pdf\/scpops\/ecb.op188.en.pdf\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">ECB Occasional paper no. 135<\/a>,\u00a0<\/em><br \/>\n<em>Iero, A. (2018a), <a href=\"https:\/\/www.economiaepolitica.it\/politiche-economiche\/debito-pubblico-una-questione-di-interessi\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Debito pubblico, una questione di interessi<\/a>, 11 aprile 2018<\/em><br \/>\n<em>Iero, A. (2018b), <a href=\"https:\/\/www.economiaepolitica.it\/industria-e-mercati\/mercati-competizione-e-monopoli\/un-altro-spread-competitivita-e-inflazione\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Un altro spread: competitivit\u00e0 e inflazione<\/a>, 22 ottobre 2018<\/em><br \/>\n<em>Giannetto, C., Lisciandro, M. e LSala, L. (2018) Lo spread colpisce ancora: ma \u00e8 un nuovo 2011? La voce 23.10.18\u00a0<\/em><br \/>\n<em><a href=\"https:\/\/www.repubblica.it\/economia\/2018\/10\/26\/news\/manovra_moscovici_non_c_e_rischio_contagio_con_altri_paesi_-210022415\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">La Repubblica<\/a> (26 ottobre 2018)\u00a0<\/em><br \/>\n<em>Lenzi, F. (2018) <a href=\"http:\/\/www.econopoly.ilsole24ore.com\/2018\/04\/24\/debito-pubblico-senza-limiti\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Ci sono limiti al debito pubblico?<\/a> (e come provare ad abbassarlo), Econopoly, 24 aprile,\u00a0<\/em><br \/>\n<em><a href=\"http:\/\/www.politicheeuropee.gov.it\/it\/ministro\/comunicati-stampa\/una-politeia-per-uneuropa-diversa-piu-forte-e-piu-equa\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Politeia (2018)<\/a><\/em><br \/>\n<em><a href=\"https:\/\/www.imf.org\/external\/np\/seminars\/eng\/2011\/res2\/pdf\/crbs.pdf\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Reinhart, C.M. e Sbrancia, M.B. (2011<\/a>) The liquidation of government debt, NBER, Working Paper 16893<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>\ufffc1. Per \u201cmoral hazard\u201d si intende un comportamento opportunista per cui, nella fattispecie, un sostegno europeo alla sostenibilit\u00e0 delle finanze pubbliche italiane si tradurrebbe in un presunto ulteriore lassismo di bilancio. \ufffc <\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>2. Il ministro del Tesoro Tria ha alluso a questo: \u201cA rendere \u00absostenibile\u00bb il disavanzo, conferma il testo bollinato della manovra inviato ieri al Quirinale, c\u2019\u00e8 il fatto che i due fondi destinati a reddito di cittadinanza e pensioni sono tetti di spesa che non possono essere superati, ma possono essere non raggiunti destinando ad altro le \u00abeventuali economie\u00bb.\u201d (Sole-24 Ore 1 novembre 2018) \ufffc <\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>3. \u201cIl rialzo dei tassi di interesse sui titoli di Stato si riflette negativamente anche sul bilancio pubblico. Qualora non venisse riassorbito, l\u2019incremento fin qui registrato provocherebbe, gi\u00e0 dal prossimo anno, maggiori spese per interessi per circa 0,3 punti percentuali del prodotto (oltre 5 miliardi). L\u2019aggravio salirebbe a mezzo punto nel 2020 e a 0,7 punti nel 2021. Ci\u00f2 accrescerebbe l\u2019avanzo primario necessario anche solo a stabilizzare il rapporto tra il debito pubblico e il prodotto interno lordo.\u201d (<a href=\"http:\/\/www.bancaditalia.it\/media\/notizia\/giornata-mondiale-del-risparmio-del-2018-intervento-del-governatore\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">intervento<\/a> alla Giornata del risparmio, 31 ottobre 2018) \ufffc <\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>4. Per esempio il sostegno alle imprese del settore areo-spaziale sembrerebbe penalizzato da questa finanziaria. \ufffc <\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>5. Dispiace che Econopoly ospiti articoli dilettanteschi, che non vale neppure la pena citare, che affermano il contrario. Ragionevole alla luce di quanto da noi sostenuto \u00e8 invece Lenzi (2018). \ufffc <\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>6. La BCE svolge la propria politica monetaria manovrando i tassi di interesse a brevissimo termine. Ci\u00f2 facendo cerca di orientare i tassi a pi\u00f9 lungo termine, quelli rilevanti per il credito a famiglie e imprese e dunque per l\u2019attivit\u00e0 economica. Tale \u201ctrasmissione della politica monetaria\u201d deve essere, per definizione, egualmente efficace in tutta l\u2019eurozona. I tassi che famiglie e imprese pagano in ciascuna giurisdizione dell\u2019eurozona \u00e8 per\u00f2 condizionata anche dai tassi di interesse sui titoli di Stato a lungo termine. Una efficace trasmissione della politica monetaria pu\u00f2 dunque implicare un intervento sui titoli di Stato. Un documento della BCE che i miei studenti stanno esaminando in questi giorni spiega in questi termini, per esempio, le circostanze che diedero avvio al SMP nel 2010: \u201cIl malfunzionamento di certi mercati di titoli sovrani, in particolare in Grecia, Portogallo e Irlanda, che soffrivano di illiquidit\u00e0 fu ritenuto minaccioso per la trasmissione della politica monetaria. In risposta a ci\u00f2, fu introdotto il Security Market Programme. All\u2019interno di questo programma vengono acquistati alcuni strumenti del debito dell\u2019area euro allo scopo di mitigare gli impedimenti al meccanismo di trasmissione della politica monetaria\u201d (Eser et al. 2012,p. 5). Nel 2011 il programma fu esteso a Italia e Spagna. \ufffc <\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>7. Eurostat, Net international investment position \u2013 quarterly data, % of GDP. Dati al secondo trimestre del 2018.<\/em><\/p>\n<\/section>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Fonte: <a href=\"https:\/\/www.econopoly.ilsole24ore.com\/2018\/11\/10\/e-il-tasso-di-interesse-bellezza\/?fbclid=IwAR0fl42KA7H5rfPpCCJcRgI3H86t2Ah7Rn_p1_F5L5wZEhDgGa2JwmBhwus\">https:\/\/www.econopoly.ilsole24ore.com\/2018\/11\/10\/e-il-tasso-di-interesse-bellezza\/?fbclid=IwAR0fl42KA7H5rfPpCCJcRgI3H86t2Ah7Rn_p1_F5L5wZEhDgGa2JwmBhwus<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di ECONOPOLY (Sergio Cesaratto) &nbsp; Pubblichiamo un post di Sergio Cesaratto, professore ordinario di Politica monetaria e fiscale nell\u2019Unione Monetaria Europea, Universit\u00e0 di Siena, e Antonino Iero, staff Direzione Regolamentazione e Studi Economici gruppo Unipol* \u2013\u00a0 Nel pieno della polemica di queste settimane, il commissario europeo Pierre Moscovici ha affermato: \u201cUna manovra che aumenta il debito pubblico che \u00e8 gi\u00e0 132%, il cui rimborso annuale ammonta a 65 miliardi l\u2019equivalente del bilancio per l\u2019istruzione, e&#46;&#46;&#46;<\/p>\n","protected":false},"author":86,"featured_media":17317,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"jetpack_post_was_ever_published":false,"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","enabled":false},"version":2}},"categories":[32],"tags":[],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2016\/09\/econopoly.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/p7ZaJ4-bXN","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/45991"}],"collection":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/86"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=45991"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/45991\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":45992,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/45991\/revisions\/45992"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/17317"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=45991"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=45991"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=45991"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}