{"id":46020,"date":"2018-11-15T09:27:31","date_gmt":"2018-11-15T08:27:31","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=46020"},"modified":"2018-11-14T21:29:41","modified_gmt":"2018-11-14T20:29:41","slug":"populismo-sintomo-o-causa","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=46020","title":{"rendered":"Populismo: sintomo o causa?"},"content":{"rendered":"<p>di <strong>ALDO GIANNULI (Andrea Dugo)<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"attachment-full size-full wp-post-image\" src=\"http:\/\/www.aldogiannuli.it\/wp-content\/uploads\/populismi_940.jpg\" sizes=\"(max-width: 938px) 100vw, 938px\" srcset=\"http:\/\/www.aldogiannuli.it\/wp-content\/uploads\/populismi_940.jpg 938w, http:\/\/www.aldogiannuli.it\/wp-content\/uploads\/populismi_940-300x128.jpg 300w, http:\/\/www.aldogiannuli.it\/wp-content\/uploads\/populismi_940-150x64.jpg 150w\" alt=\"\" width=\"938\" height=\"400\" \/><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nell\u2019intero mondo occidentale, le liberaldemocrazie stanno fronteggiando l\u2019ascesa apparentemente inesorabile dei partiti politici anti-establishment. Genericamente classificate con l\u2019etichetta di \u201cpopulisti\u201d, queste nuove organizzazioni politiche sperano di intaccare le radici stesse delle consolidate democrazie occidentali, nel tentativo rivoluzionario di stravolgere quelle che vengono percepite come societ\u00e0 profondamente diseguali.\u00a0<span id=\"more-9788\"><\/span> Qualora traggano ispirazione da tradizioni politiche convenzionalmente di destra o di sinistra, tutti i partiti populisti condividono un obiettivo comune, quello di proteggere il \u201cpopolo indifeso\u201d dalle \u201cavide \u00e9lite\u201d. Malgrado lo slogan semplicistico, la retorica del 99% contro l\u20191% appare estremamente persuasiva agli elettorati occidentali poich\u00e9 fondata nelle molteplici storture dell\u2019attuale modello economico globale. Di conseguenza, per comprendere nel profondo queste inedite trasformazioni sociali, \u00e8 di fondamentale importanza esaminare nel dettaglio le cause che sottendono questi fenomeni, le quali vanno ricercate nella storia pi\u00f9 recente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La caduta del muro di Berlino nel 1989 sanc\u00ec l\u2019inizio di una nuova fase della storia mondiale. Mentre una ad una collassavano le repubbliche socialiste del blocco sovietico, il mondo assisteva alla cessazione permanente delle ostilit\u00e0 ideologiche. Il liberalismo occidentale aveva incontestabilmente trionfato e si presentava come l\u2019unico modello di sviluppo economico e politico possibile. Specialmente negli Stati Uniti, veri vincitori e leader indiscussi dell\u2019emergente mondo unipolare, i circoli neoconservatori accolsero con entusiasmo l\u2019evolversi degli eventi e ipotizzarono, nella persona di Francis Fukuyama, che l\u2019umanit\u00e0 potesse aver raggiunto il suo traguardo finale. L\u2019influente politologo americano teorizz\u00f2 che le idee liberali occidentali, dopo aver annientato i loro principali rivali (fascismo e comunismo) sul campo di battaglia ideologico, rappresentassero \u201cil punto finale dell\u2019evoluzione ideologica dell\u2019umanit\u00e0\u201d e, pertanto, annunciava solennemente \u201cla fine della storia\u201d, poich\u00e9 mai si sarebbe potuta concepire \u201cforma pi\u00f9 elevata di societ\u00e0 umana\u201d della democrazia liberale (Fukuyama, 1989, p. 4, p. 13). Una posizione pi\u00f9 moderata all\u2019interno dello stesso movimento neoconservatore fu, invece, quella di uno scienziato politico altrettanto influente, Samuel P. Huntington. In aperto contrasto con il pensiero di Fukuyama, secondo il quale il liberalismo occidentale poteva rappresentare un modello universale e immutabile per ogni nazione del pianeta, egli era convinto che il mondo post-guerra fredda sarebbe stato dominato da una riconfigurazione dei conflitti \u201clungo linee culturali\u201d. A differenza di pensatori pi\u00f9 radicali, egli rifiutava fermamente l\u2019idea che i valori occidentali fossero intrinsecamente superiori ed era persuaso che \u201cl\u2019influenza relativa dell\u2019Occidente\u201d stesse \u201cdeclinando\u201d. Ciononostante, egli sosteneva la dominazione prolungata dell\u2019\u201cOccidente\u201d sul \u201cresto [del mondo]\u201d e sugger\u00ec che, nel nuovo ordine internazionale governato dallo \u201cscontro delle civilt\u00e0\u201d, \u201cla sopravvivenza dell\u2019Occidente\u201d sarebbe dipesa \u201cdagli americani che riaffermano la loro identit\u00e0 occidentale e gli occidentali che accettano la loro civilt\u00e0 come preziosa, ma non universale, e che questi si uniscano per rinnovarla e preservarla dalle sfide delle societ\u00e0 non occidentali (Huntington, 1996, pp. 20-21, p. 31).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tuttavia, lungi dall\u2019essere una tendenza esclusivamente di destra, l\u2019euforia che segu\u00ec il collasso dell\u2019Unione Sovietica contagi\u00f2 presto le sinistre occidentali, che subito consegnarono la questione di classe alle pagine dei libri di storia e cominciarono a cavalcare l\u2019onda neoliberista. Il primo segnale di questo processo fu l\u2019elezione di un giovane democratico, William J. Clinton, come 42esimo Presidente degli Stati Uniti nel 1992. Il Partito Democratico sub\u00ec un profondo rinnovamento sotto la sua leadership centrista, mentre egli diventava il pi\u00f9 ardente promotore della globalizzazione. Convinto che \u201cla globalizzazione non\u201d fosse \u201cqualcosa che possiamo tenere a bada o bloccare\u201d in quanto \u201cequivalente economico di una forza della natura, come il vento o l\u2019acqua\u201d (Clinton, 2000), Clinton sostenne una marcata espansione del commercio globale, firmando l\u2019Accordo nordamericano di libero scambio (NAFTA) nel 1993 e supervisionando la creazione dell\u2019Organizzazione Mondiale del Commercio (OMC) nel 1995. Inoltre, in linea con le politiche economiche inaugurate da Ronald Reagan e con la storica tradizione americana del \u201cminimal government\u201d (Robertson and Judd, 1989, p. 1), la sua amministrazione venne caratterizzata da una forte deregolamentazione del settore finanziario e da tagli allo stato sociale. Il successo elettorale della piattaforma programmatica di Clinton indusse i leader di altri partiti della sinistra occidentale, e soprattutto europea, a modernizzare i loro programmi obsoleti. Il pi\u00f9 fervido sostenitore di questo nuovo corso fu il Primo ministro britannico Tony Blair che, sotto la guida intellettuale del sociologo e consigliere Anthony Giddens, present\u00f2 un innovativo manifesto politico conosciuto con il nome di \u201cTerza Via\u201d. Il loro obiettivo primario era quello di lanciare un nuovo \u201cquadro di pensiero e di elaborazione politica che\u201d potesse \u201cadeguare la sinistra ad un mondo che\u201d era \u201cradicalmente cambiato\u201d, trascendendo \u201csia la socialdemocrazia vecchio stile sia il neoliberismo\u201d. Questa trasformazione politica, tuttavia, doveva passare dall\u2019accettazione \u201cdi alcune delle critiche che la destra fa\u201d dello stato sociale: \u201c\u00e8 essenzialmente antidemocratico\u201d in quanto dipende da \u201cuna distribuzione dei benefici dall\u2019alto verso il basso\u201d, \u00e8 \u201cburocratico, alienante e inefficiente\u201d e \u201cpu\u00f2 creare conseguenze perverse\u201d (Giddens, 1999, p. 26, pp. 112-113). Di conseguenza, l\u2019applicazione pratica di questi principi da parte del rinnovato Partito Laburista, il cosiddetto \u201cNew Labour\u201d, consistette principalmente in politiche thatcheriane come riforme di mercato della sanit\u00e0 e dell\u2019istruzione, la privatizzazione delle pi\u00f9 importanti aziende di Stato, l\u2019indebolimento dei sindacati e la flessibilizzazione del mercato del lavoro. Mentre l\u2019economia registrava tassi di crescita costanti, un vento di cambiamento inizi\u00f2 a soffiare sulla politica britannica, assegnando a Tony Blair tre vittorie elettorali consecutive, un evento senza precedenti nella storia del Partito Laburista. Questo cambio di passo rivoluzionario sui due lati dell\u2019Atlantico conquist\u00f2 rapidamente le sinistre in Europa continentale, Australia e Canada. L\u2019apice di questo processo fu la conferenza sul \u201cRiformismo del XXI secolo\u201d tenutasi a Firenze tra il 20 e il 21 Novembre 1999, cui parteciparono tutti i principali esponenti del mondo libero: Tony Blair, Bill Clinton, Massimo D\u2019Alema, allora Presidente del Consiglio, Lionel Jospin, Primo ministro francese e Gerhard Schr\u00f6der, cancelliere tedesco. Con l\u2019avvicinarsi del terzo millennio, i leader progressisti dell\u2019Occidente si riunirono per inaugurare il progetto di modernizzazione della sinistra mondiale. I discorsi dei leader dell\u2019Ulivo mondiale, come lo chiam\u00f2 qualcuno, erano impregnati di una fede quasi incrollabile nella liberaldemocrazia e nell\u2019economia di mercato capitalistica. Era la nascita di un mondo nuovo, pi\u00f9 pacifico e pi\u00f9 prospero.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nei primi anni 2000, le democrazie occidentali assisterono all\u2019alternanza al potere dei partiti di centrosinistra e di centrodestra. Mentre questi si avventuravano in guerre oltreoceano e consolidavano riforme economiche bipartisan in patria, un profondo sconvolgimento era in arrivo: lo scoppio della crisi finanziaria nell\u2019Agosto del 2007. Definita unanimemente come \u201cla peggiore crisi economica dalla Grande Depressione del 1929\u201d, essa ha rappresentato uno spartiacque epocale nella storia recente. La rivelazione delle profonde storture radicate nel sistema economico occidentale ha indotto i cittadini a rimettere pesantemente in discussione il modello economico e politico emerso negli anni \u201970 e \u201980 del secolo scorso e compiutosi pienamente nei precedenti 15 anni. Il fattore forse pi\u00f9 significativo nell\u2019aver alimentato il malcontento popolare \u00e8 stato proprio di natura economica: la crescita esponenziale e incessante delle disuguaglianze. La percezione di un impoverimento generalizzato rispetto a \u00e9lite sempre pi\u00f9 ricche trova riscontro nei dati. Mentre lo stipendio medio netto annuale del 90% pi\u00f9 povero negli Stati Uniti \u00e8 rimasto sostanzialmente stagnante dal 1979 al 2014 (da $28,524 a $33,297), la paga annua reale dell\u20191% pi\u00f9 ricco \u00e8 cresciuta da $269,102 a $671,061 nello stesso periodo (Economic Policy Institute, citato da Limes \u2013 \u201cL\u2019America americana\u201d, 2016). Sfortunatamente, questa situazione allarmante non riguarda soltanto la distribuzione dei redditi, ma anche dei patrimoni. Negli Stati Uniti, l\u20191% pi\u00f9 ricco della popolazione controlla il 42,1% della ricchezza totale, una cifra che rende la distribuzione delle risorse economiche americana comparabile a quella cinese (43.8%) e a quella sudafricana (41.9%) e peggiore di quella messicana (38.2%) (Credit Suisse\u2019s Global Wealth Report 2016, citato da Withnall, 2016). Su scala globale, la situazione \u00e8 persino pi\u00f9 preoccupante: nel 2010, 388 persone detenevano la stessa ricchezza della met\u00e0 pi\u00f9 povera della popolazione mondiale, ora, a detenere quella stessa ricchezza, sono soltanto in 8 (Hardoon, 2017). Siccome, specialmente in Occidente, il parziale smantellamento dello stato sociale e altre misure neoliberiste sono ampiamente ritenute responsabili di aver generato \u201ccosti rilevanti in termini di aumento della disuguaglianza\u201d (Fondo Monetario Internazionale), non sorprende affatto che il sistema politico all\u2019interno del quale queste politiche sono state possibili, e la democrazia liberale pi\u00f9 in generale, siano anch\u2019essi sotto accusa. Sebbene, nel mondo accademico, gli studiosi sostengano prevalentemente una nozione di democrazia \u201cminimalista\u201d (Przeworski, 1999, p. 23), e la definiscano semplicemente \u201cun metodo procedurale per la scelta dei governanti\u201d (Cheibub, Gandhi e Vreeland, 2010, 74), la concezione quasi mistica di democrazia emersa nei gloriosi anni Novanta era considerevolmente pi\u00f9 esaustiva di cos\u00ec. La democrazia, nella sua connotazione liberale, venne gradualmente ad identificarsi con la prosperit\u00e0 economica ed il benessere. Le opinioni pubbliche occidentali si fidavano ciecamente del fatto che \u201cquando\u201d fosse scoppiata \u201cla prossima crisi finanziaria nel mondo\u201d, \u201cle democrazie\u201d avrebbero avuto \u201cmaggiori probabilit\u00e0 di uscire indenni dalla tempesta\u201d (Clinton, 1999). Purtroppo, queste promesse non si sono avverate e l\u2019impossibilit\u00e0 di mantenerle ha, di fatto, gettato seri dubbi sulle autentiche virt\u00f9 della democrazia liberale tra i popoli occidentali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Inoltre, la liberaldemocrazia ha perso valore agli occhi degli elettori a causa della configurazione del panorama politico. Eccezion fatta per i diritti civili e i diritti delle minoranze, i partiti tradizionali della sinistra riformista e della destra liberale in Occidente sono confluiti verso programmi politici essenzialmente indistinguibili, al centro dello spettro politico. Nel Regno Unito, \u201cil New Labour e il conservatorismo moderno condividono una piattaforma programmatica standard: favorevole alle imprese, socialmente inclusiva, ambivalente nei confronti degli immigrati\u201d. Anche negli Stati Uniti, almeno \u201cfino all\u2019era del secondo presidente George Bush\u201d, il \u201cPartito Repubblicano e il Partito Democratico sembravano molto diversi ma una volta in carica si comportavano pressappoco allo stesso modo\u201d. \u201cTuttavia, queste forze non sono affatto prerogativa esclusiva della sfera anglo-americana\u201c (Sennett, 2006, pp. 162-163) e sembrano, anzi, aver influenzato la maggior parte dei paesi occidentali. L\u2019esito di questo processo, nel lungo periodo, \u00e8 stata la rovinosa perdita del consenso elettorale. Il Partito Democratico e Forza Italia, che hanno dominato la scena politica italiana degli ultimi 25 anni, ad esempio, rappresentavano oltre il 70% dell\u2019elettorato nel 2008 ma hanno ottenuto solo il 32% dei voti messi insieme alle Politiche del 4 Marzo. Situazioni simili hanno riguardato il centrosinistra e il centrodestra in Francia (dal 64% nel 2007 al 23% nel 2017), in Olanda (dal 51% nel 2012 al 27% nel 2017) e, in misura minore, anche in Germania (dal 67% nel 2013 al 53% nel 2017). Ad aver sofferto maggiormente per questo fenomeno sono, tuttavia, i partiti di centrosinistra, il cui ruolo sarebbe dovuto essere quello di proteggere i pi\u00f9 deboli e, invece, hanno accettato acriticamente le dinamiche della globalizzazione e sposato incondizionatamente l\u2019ideologia del libero mercato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Mentre la rilevanza elettorale dei partiti tradizionali \u00e8 in declino ovunque, tranne che nei ricchi quartiere del centro, i \u201cpopulisti\u201d conquistano il voto delle periferie e delle zone rurali, interpretando efficacemente il malcontento della gente e approfittando delle loro paure. Molti di questi leader anti-establishment adottano una preoccupante retorica razzista e nazionalista e il loro operato alla prova del governo \u00e8 spesso mediocre, e a tratti disastroso. Tuttavia, sarebbe un errore fondamentale considerarli la fonte originale della decadenza della democrazia come la conosciamo. Il populismo \u00e8 un sintomo, non la causa del deterioramento della liberaldemocrazia. \u00c8 la fase finale del processo, durato tre decenni, di implosione del progetto neoliberale, che prometteva di essere universale ed eterno, ma che sta invece crollando sotto il peso delle sue stesse contraddizioni. Quello che rimane incerto, tuttavia, \u00e8 se ci\u00f2 che rester\u00e0 delle macerie sar\u00e0 compatibile con qualche altra forma di ricostruzione democratica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Andrea Dugo<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Bibliografia<br \/>\nFukuyama, F. (1989). \u201cThe End of History?\u201d. (La fine della storia?). The National Interest, (16), pp. 3-18.<br \/>\nHuntington, S. P. (1997). The Clash of Civilizations and the Remaking of World Order. (Lo scontro delle civilt\u00e0 e il nuovo ordine mondiale). London: Simon &amp; Schuster.<br \/>\nClinton, B. (2000). Remarks at Vietnam National University in Hanoi, Vietnam. (Osservazioni presso l\u2019Universit\u00e0 Nazionale del Vietnam ad Hanoi, Vietnam). 17 Novembre, Universit\u00e0 Nazionale del Vietnam, Hanoi, Vietnam.<br \/>\nRobertson, D. e Judd, D. (1989). The Development of American Public Policy. (Lo sviluppo della politica pubblica americana). Glenview [etc.]: Scott, Foresman and Company, capitoli 1 e 2.<br \/>\nGiddens, A. (1999). The Third Way: The Renewal of Social Democracy. (La Terza Via, il rinnovamento della socialdemocrazia). Cambridge: Polity Press.<br \/>\nCaracciolo, L. (2016). \u201cL\u2019America americana\u201d. Limes, la rivista italiana di geopolitica.<br \/>\nWithnall, A. (2016). \u201cAll the world\u2019s most unequal countries revealed in one chart\u201d. (Tutti i paesi pi\u00f9 diseguali al mondo in una tabella). The Independent.<br \/>\nHardoon, D. (2017). An economy for the 99 %. (Un\u2019economia per il 99%). S.L.: Oxfam International.<br \/>\nOstry, J., Loungani, P. and Furceri, D. (2016). \u201cNeoliberalism: Oversold?\u201d. (Neoliberismo: Sopravvalutato?). Finance &amp; Development, 53(2), pp. 38-41 (Washington: Fondo Monetario Internazionale).<br \/>\nPrzeworski, A. (1999). \u201cMinimalist conception of democracy: a defense\u201d, (Concezione minimalista della democrazia: una difesa) in: Shapiro, I. e Hacker-Cord\u00f3n, C. (Eds.), Democracy\u2019s Edges. New York: Cambridge University Press, pp. 23\u201355.<br \/>\nCheibub, J., Gandhi, J. and Vreeland, J. (2009). \u201cDemocracy and dictatorship revisited\u201d. (Democrazia e dittatura rivisitate). Public Choice, 143(1-2), pp. 67-101.<br \/>\nClinton, B. (1999). \u201cLa Terza via \u00e8 il futuro del mondo\u201d. la Repubblica.<br \/>\nSennett, R. (2007). The Culture of the New Capitalism. (La cultura del nuovo capitalismo). New Haven (Conn.): Yale University Press.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Fonte: <a href=\"http:\/\/www.aldogiannuli.it\/populismo-sintomo-o-causa\/\">http:\/\/www.aldogiannuli.it\/populismo-sintomo-o-causa\/<\/a><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di ALDO GIANNULI (Andrea Dugo) &nbsp; &nbsp; Nell\u2019intero mondo occidentale, le liberaldemocrazie stanno fronteggiando l\u2019ascesa apparentemente inesorabile dei partiti politici anti-establishment. Genericamente classificate con l\u2019etichetta di \u201cpopulisti\u201d, queste nuove organizzazioni politiche sperano di intaccare le radici stesse delle consolidate democrazie occidentali, nel tentativo rivoluzionario di stravolgere quelle che vengono percepite come societ\u00e0 profondamente diseguali.\u00a0 Qualora traggano ispirazione da tradizioni politiche convenzionalmente di destra o di sinistra, tutti i partiti populisti condividono un obiettivo comune, quello&#46;&#46;&#46;<\/p>\n","protected":false},"author":86,"featured_media":17425,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"jetpack_post_was_ever_published":false,"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","enabled":false},"version":2}},"categories":[32],"tags":[],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2016\/09\/giannuli.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/p7ZaJ4-bYg","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/46020"}],"collection":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/86"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=46020"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/46020\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":46021,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/46020\/revisions\/46021"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/17425"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=46020"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=46020"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=46020"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}