{"id":46024,"date":"2018-11-15T10:30:38","date_gmt":"2018-11-15T09:30:38","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=46024"},"modified":"2018-11-14T21:53:20","modified_gmt":"2018-11-14T20:53:20","slug":"la-ue-e-la-bri-un-rapporto-complicato","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=46024","title":{"rendered":"La UE e la BRI: un rapporto complicato"},"content":{"rendered":"<p>di <strong>MARX XXI (Vladimiro Giacch\u00e8)<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"http:\/\/www.marx21.it\/images\/cina\/europa_cina_mappa.jpg\" alt=\"europa cina mappa\" width=\"300\" height=\"200\" \/><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><em>Troubles down the Road<\/em><\/strong><\/p>\n<p><strong>Relazione al V Forum Europeo sulla via cinese: \u201cL\u2019approccio cinese e lo sviluppo europeo in una nuova era\u201d<\/strong> (Academy of Marxism, Chinese Academy of Social Sciences \u2013 Associazione Marx XXI \u2013 Fondazione Gramsci Emilia Romagna \u2013 Istituto Confucio, Bologna \u2013 Edizioni MarxVentuno), Bologna, 14 ottobre 2018.<\/p>\n<p><strong>1. Considerazioni introduttive<\/strong><\/p>\n<p>Nel corso del III forum Italia-Cina, svoltosi a Roma 2 anni fa, avevo messo in luce alcune<strong> contraddizioni nel rapporto UE-Cina<\/strong>. [1] Queste contraddizioni derivavano a mio giudizio da tre fattori principali:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n1)<strong> la natura in s\u00e9 complessa delle relazioni economiche<\/strong> (mai soltanto economiche, ma sempre intrecciate a obiettivi politici e geopolitici, e comunque determinate dalla formazione sociale prevalente e dalla gerarchia di interessi conseguente);<\/p>\n<p>2) <strong>la natura specifica dell\u2019UE<\/strong> (non un\u2019unione politica, ma tutt\u2019altro che monolitica anche da un punto di vista economico; anzi, afflitta da una contraddizione specifica: il fatto cio\u00e8 che proprio l\u2019integrazione monetaria ha accentuato &#8211; per meccanismi sui quali esiste ormai abbondante letteratura &#8211; le differenziazioni interne e anzi la vera e propria divergenza economica tra gli Stati che ne fanno parte);<\/p>\n<p>3) infine, <strong>il fatto che gli interessi dei diversi Stati dell\u2019Unione non riescono a trovare una composizione armoniosa all\u2019interno dell\u2019UE<\/strong>.<\/p>\n<p>Ritengo che da allora queste contraddizioni si siano aggravate e si stiano oggi ripercuotendo <strong>sugli accordi commerciali, sull\u2019atteggiamento da tenere nei confronti degli investimenti diretti esteri (IDE) cinesi in Europa e anche nei confronti della Nuova Via della Seta (Belt and Road Initiative, BRI)<\/strong>.<\/p>\n<p><strong>2. L\u2019UE e la BRI: un atteggiamento poco costruttivo<\/strong><\/p>\n<p>A quest\u2019ultimo riguardo sta sempre pi\u00f9 emergendo un atteggiamento che vede nella BRI <strong>un progetto non da condividere, ma da ostacolare<\/strong>. Si \u00e8 passati da uno \u201cscetticismo passivo\u201d [2] a qualcosa di peggio.<\/p>\n<p>Vi \u00e8 stato in primo luogo il tentativo di <strong>contrapporre il documento \u201cTrade For All\u201d alla BRI<\/strong>. Il 31 maggio dello scorso anno ho preso parte a una conferenza organizzata su questo argomento a Bruxelles dal Gruppo GUE\/NGL presso il PE. [3] Ho partecipato al primo <em>Panel<\/em>, che aveva questo titolo: <em>Global Economic and Trade challenges \u2013 two economic and development responses by the PR China (OBOR) and the EU (Trade for All) and their impact on EU-China relations<\/em>. Nel prendere la parola per il mio intervento, dedicato ai fondamenti teorici della BRI, ho dovuto preliminarmente osservare che gi\u00e0 \u201cconfrontare il progetto \u2018OBOR\u2019 (ora rinominato BRI) con il documento \u2018Trade for All\u2019 [4] \u00e8 un compito piuttosto arduo. Infatti <strong>da una parte abbiamo un progetto di investimento, dall\u2019altra un atteggiamento, un approccio metodologico e una lista di priorit\u00e0.<\/strong> \u2018Trade for All\u2019 \u00e8 un insieme di linee guida, una cornice metodologica per valutare opportunit\u00e0 di investimento (\u2018questa \u00e8 la nostra precondizione per firmare quell\u2019accordo commerciale\u2019 ecc.).\u201d [5] Vero \u00e8 che <strong>non si pu\u00f2 confrontare un progetto con una metodologia<\/strong>. Quest\u2019ultima pu\u00f2 al massimo essere applicata al primo. Ed \u00e8 facile che lo sia per limitarne la portata, per porre dei vincoli. Questo \u00e8 in fondo l\u2019esito obbligato di quel \u201cconfronto\u201d.<\/p>\n<p>Ora facciamo un passo avanti ed esaminiamo un documento pi\u00f9 recente: <strong>\u201cConnecting Europe and Asia &#8211; Building blocks for an EU Strategy\u201d<\/strong> del 19 settembre 2018, comunicazione congiunta da parte della Commissione Europea e dell\u2019Alto rappresentante dell\u2019Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, indirizzata al PE, al Consiglio, al CESE, al Comitato delle Regioni e alla BEI. Anche qui troviamo molte osservazioni metodologiche, ma ben poco di concreto. <strong>Vengono indicati alcuni obiettivi su cui \u201cl\u2019UE si confronter\u00e0 con i suoi vicini e con i suoi partners in Asia\u201d<\/strong>. [6] Ma non vengono indicati i mezzi per raggiungerli, n\u00e9 il loro nesso con BRI.<\/p>\n<p>E in effetti Oxford Analytica ha cos\u00ec interpretato il senso della comunicazione, in un commento del 3 ottobre 2018 a questo testo: <strong>\u201cl\u2019UE sta delineando una politica concepita in parte come un\u2019alternativa ai progetti di trasporto cinesi, in parte come un loro complemento\u201d<\/strong>. [7] Quanto agli impatti della nuova strategia europea, il commento afferma che essa \u201cpu\u00f2 incoraggiare alcuni stati dell\u2019Est Europeo ad evitare di fare troppo affidamento sulla Cina\u201d. Il commento ammette che \u201cIn Asia Centrale, l\u2019UE pu\u00f2 offrire ben poco in grado di travalicare le opportunit\u00e0 offerte dalla Cina in termini di connettivit\u00e0 dei trasporti\u201d. N\u00e9 manca un cenno alla Russia: \u201csar\u00e0 importante la risposta della Russia\u201d, che \u2013 confidano gli autori del commento \u2013 \u201cpu\u00f2 trovare le iniziative dell\u2019UE pi\u00f9 attraenti rispetto all\u2019espansione dell\u2019influenza economica della Cina\u201d. Sempre secondo Oxford Analytica, \u201c<strong>l\u2019obiettivo dichiarato<\/strong>\u201d della comunicazione \u201c<strong>non \u00e8 quello di isolare la Cina, ma piuttosto di fornire alternative e di interloquire selettivamente con Pechino su progetti specifici<\/strong>\u201d.<\/p>\n<p><strong>In realt\u00e0, un terreno di dialogo tra UE e Cina su questi temi esiste gi\u00e0 da tempo: si tratta della EU-China Connectivity Platform<\/strong>, del 2015, che mirava a garantire che la BRI fosse un &#8220;<em>open platform which adheres to market rules and international norms<\/em>&#8220;. Non pi\u00f9 tardi del luglio di quest\u2019anno, al summit EU-China svoltosi a Bruxelles, leader di entrambe le parti hanno formalmente apprezzato i progressi fatti grazie alla Connectivity Platform. Anche questo induce a pensare che <strong>la pi\u00f9 recente comunicazione UE definisca una competizione rispetto alla BRI pi\u00f9 che una collaborazione con il progetto<\/strong>.<\/p>\n<p>Ma proviamo a capire i motivi profondi di quello che sembra un atteggiamento sempre pi\u00f9 antagonistico della UE verso il progetto avviato dalla Cina.<\/p>\n<p><strong>3. Quali sono le motivazioni dell\u2019atteggiamento UE?<\/strong><\/p>\n<p>Diversi motivi contribuiscono a spiegare questo atteggiamento.<\/p>\n<p><strong>(I) Primo: La BRI \u00e8 un modello economico alternativo a quello prevalente in Occidente dagli anni Ottanta.<\/strong> Come ho avuto modo di rilevare nel Forum Italia-Cina del 2015, <strong>il progetto della BRI presuppone un modello di sviluppo multilaterale e di rilancio della crescita attraverso investimenti in <em>asset<\/em> reali, in particolare investimenti infrastrutturali. Questo modello \u00e8 oggettivamente alternativo al modello di crescita occidentale basato su quello che Marx chiamava il \u201ccapitale produttivo d&#8217;interesse\u201d (ossia la finanza e il debito)<\/strong>, sul perpetuarsi di un signoraggio antistorico e la difesa di vecchie rendite di posizione. [8] Quest\u2019ultimo modello, in essere dagli anni Ottanta, \u00e8 entrato in crisi nel 2007 e la storia di questi ultimi anni della triade Usa-Ue-Giappone pu\u00f2 essere letta come il disperato tentativo di rimetterlo in piedi. [9]<\/p>\n<p>Questa oggettiva contrapposizione \u00e8 stata recentemente confermata, partendo da un\u2019altra angolatura, da Branko Milanovic, il quale, dopo aver osservato osservato che <em>\u201cthe leading western nations have largely lost the ability, or become disenchanted, with large-scale projects\u201d <\/em>[10], nota che BRI rompe con la \u201c<em>developmental philosophy<\/em>\u201d del \u201cWashington Consensus\u201d, tutta imperniata sulla riduzione del ruolo dello Stato nell\u2019economia, sui presunti vantaggi derivanti dal \u201clasciar fare\u201d al mercato, dalle privatizzazioni, dalla libera circolazione dei capitali.<\/p>\n<p>A questo approccio (divenuto egemonico con la fine dell\u2019Unione Sovietica \u2013 ma entrato in crisi con il 2007\/8 e la Grande Depressione che ne \u00e8 seguita), la BRI contrappone una \u201c<em>activist view of development scaled up to the level of three continents<\/em>\u201d. Di fatto al modello di una crescita basata sull\u2019ampliamento del capitale produttivo d\u2019interesse (e sull\u2019eliminazione di ogni ostacolo alla sua libera circolazione su scala mondiale) \u00e8 qui contrapposto un modello basato su investimenti reali.<\/p>\n<p><strong>(II) Secondo<\/strong>: La BRI prefigura la <strong>costruzione di una realt\u00e0 geopolitica alternativa alla preminenza dell\u2019asse transatlantico. La BRI rappresenta un ponte tra Asia ed Europa.<\/strong> Questo progetto \u2013 come ci ha detto il prof. Zhang Xinping 2 anni fa al III Forum \u2013 \u201caccorcia la distanza tra Asia ed Europa\u201d. In termini strategici, in ogni caso, la creazione di grandi rotte di traffico tra Europa e Asia appare in grado di spostare il baricentro dei rapporti di forza a livello mondiale e lo stesso peso delle alleanze. <strong>Questo sarebbe conveniente per l\u2019intero continente eurasiatico. Ma i fautori di un asse privilegiato transatlantico, anche in Europa, non la vedono cos\u00ec.<\/strong><\/p>\n<p>Pi\u00f9 in generale,<strong> l\u2019idea di un asse privilegiato UE-Usa \u00e8 dura a morire.<\/strong> E questo <strong>nonostante il blocco del Transatlantic Trade and Investment Partnership (TTIP)<\/strong> degli Usa con l\u2019Unione Europea (che era una sorta di mossa preventiva per contrastare l\u2019affermarsi di un maggiore ruolo della Cina in termini commerciali), e nonostante la stessa presidenza Trump. <strong>L\u2019<\/strong><em><strong>\u201cEconomist\u201d<\/strong><\/em> nel suo numero del 6 ottobre scorso ha espresso molto bene questo punto di vista, affermando che \u201c<strong>l\u2019Europa ha in comune con l\u2019America molto pi\u00f9 di quanto abbia con la Cina<\/strong>, per quanto l\u2019attuale occupante della Casa Bianca possa piacere poco agli Europei\u201d. [11]<\/p>\n<p>E in effetti, allorch\u00e9 la Cina ha chiesto all\u2019UE di fare fronte comune contro il nascente protezionismo Usa, l\u2019UE si \u00e8 defilata sperando di minimizzare i propri danni, e poi ha preferito trattare per conto proprio con gli USA. Di qui anche <strong>il rifiuto di Macron e della May di firmare un memorandum d\u2019intesa sulla via della seta marittima.<\/strong><\/p>\n<p><strong>(III) Terzo. \u00c8 un ostacolo alle mire espansionistiche della Germania verso l\u2019Asia Centrale<\/strong><\/p>\n<p>\u00c8 questa la chiave di lettura della singolare dichiarazione del ministro degli esteri tedesco Gabriel (SPD), che ha accusato la BRI di \u201cvoler promuovere un sistema alternativo a quello occidentale che, a differenza del nostro modello, non \u00e8 basato sulla libert\u00e0, sulla democrazia e sui diritti umani degli individui\u201d. [12]<\/p>\n<p>In effetti, come avevo accennato gi\u00e0 due anni fa al III Forum Italia-Cina, <strong>il grande capitale tedesco sta riprendendo la direttrice di sviluppo verso Est che ne ha caratterizzato il percorso tra il 1900 e il 1945<\/strong>. [13]<\/p>\n<p><strong>Su questa strada la Germania incontra la Russia, ma inevitabilmente anche la Cina. E l\u2019alleanza tra le due che sembra profilarsi.<\/strong><\/p>\n<p>In una ricerca della Stiftung f\u00fcr Wirtschaft und Politik (SWP, un <em>think tank<\/em> vicino al ministero degli esteri tedesco) si legge che \u201eNon \u00e8 nell\u2019interesse tedesco ed europeo\u2026 che l\u2019avvicinamento tra Pechino e Mosca vada a scapito della <strong>libert\u00e0 di movimento dell\u2019Europa su un piano globale e regionale\u201c<\/strong>. [14] Ovviamente, la \u201clibert\u00e0 di movimento\u201d di cui qui si parla non \u00e8 quella genericamente europea, ma quella del paese guida dell\u2019Unione Europea, ossia la Germania.<\/p>\n<p>Come evitare che questo avvenga? Uno dei modi individuati dalla SWP \u00e8 quello di offrire una sponda politica e diplomatica agli Stati che in Asia Centrale si sentono presi nella morsa dell\u2019alleanza russo-cinese, e dando loro alternative operative. Le alternative a dire il vero sin qui non si sono viste, l\u2019<strong>attivismo diplomatico tedesco in Asia Centrale<\/strong> da almeno 4 anni in qua s\u00ec, come confermano visite ad altissimo livello praticamente presso tutti quei paesi.<\/p>\n<p><strong>(IV) Quarto. La Cina vista come un concorrente<\/strong><\/p>\n<p>Pi\u00f9 in generale, la potenza guida della UE, <strong>la Germania<\/strong>, coopera economicamente con profitto con la Cina sul terreno economico, ma \u2013 soprattutto in un\u2019ottica di lungo periodo \u2013 <strong>vede la Cina pi\u00f9 come concorrente che come partner<\/strong>.<\/p>\n<p>In quest\u2019ottica, <strong>la BRI \u00e8 percepita come un modo<\/strong> (anche) <strong>per estendere la potenza cinese a livello globale e quindi essa deve essere ostacolata<\/strong>. Questo nonostante da parte cinese si sia pi\u00f9 volte ribadito che la BRI non ha nulla a che fare con il Piano Marshall in quanto non ha \u201c<em>security and military implications<\/em>\u201d, puntando invece a una cooperazione mirata a migliorare la \u201c<em>infrastructure connectivity<\/em>\u201d. [15]<\/p>\n<p>Sul punto restano valide le osservazioni sull\u2019Europa a guida tedesca contenute in un articolo del marzo 2015 di Zhao Ke, dell\u2019istituto per gli studi strategici internazionali della scuola centrale del PCC, pubblicato anche in lingua inglese in \u201c<em>Chinese Social Sciences Today<\/em>\u201d:<\/p>\n<p>\u201cOvviamente, la leadership della Germania in Europa diminuir\u00e0 in misura considerevole i nostri costi di transazione con l\u2019Europa. Ma non possiamo perdere di vista il fatto che <strong>gran parte dell\u2019<em>\u00e9lite<\/em> politica tedesca vede la Cina come uno sfidante piuttosto che come un vero partner<\/strong>\u201d. Infatti, \u201csi pu\u00f2 notare che la politica del governo tedesco attuale nei confronti dell\u2019Asia \u00e8 in gran parte ispirata alla strategia del \u2018<em>larger West<\/em>\u2019, [16] e questo costituir\u00e0 il maggiore problema nel futuro sviluppo delle relazioni sino-tedesche. <strong>Se il punto di vista tedesco sulla Cina rester\u00e0 immutato, l\u2019Europa a guida tedesca render\u00e0 senza alcun dubbio molto pi\u00f9 difficile per la Cina gestire il suo rapporto con l\u2019Europa nel lungo termine<\/strong>\u201d. [17]<\/p>\n<p><strong>(V) Quinto. Si nutre la speranza che la BRI risulti un progetto economicamente fallimentare<\/strong><\/p>\n<p>Tra i motivi dello scarso impegno dimostrato nel sostenere il progetto della BRI pu\u00f2 giocare anche la speranza che esso rappresenti un investimento fallimentare, in grado addirittura di <strong>causare il declino della Cina quale potenza mondiale<\/strong>. Non a caso sono comparsi di recente contributi imperniati sul paragone tra questo progetto di investimento e quelli sovietici in Siberia degli anni Settanta, che effettivamente giocarono un ruolo importante nel contribuire all\u2019indebolimento economico dell\u2019URSS. [18] Il presupposto, ovviamente, \u00e8 considerare tutto dal punto di vista del confronto tra le potenze e trascurare gli aspetti cooperativi e di mutuo beneficio del progetto.<\/p>\n<p><strong>(VI) Sesto. I rapporti bilaterali sono considerati una minaccia alla diarchia franco-tedesca nella UE<\/strong><\/p>\n<p><strong>La strategia bilaterale praticata con successo dalla Cina in relazione a BRI (e pi\u00f9 in generale agli IDE cinesi in Europa) preoccupa da tempo sia la Germania che la Francia.<\/strong><\/p>\n<p>Gi\u00e0 due anni fa la SWP ha proposto di stabilire meccanismi di informazione reciproca interni alla UE sui rapporti di ciascun paese con la Cina in relazione a BRI, usando a questo fine anche la piattaforma di connettivit\u00e0 allora appena messa in piedi. [19]<\/p>\n<p>Pi\u00f9 di recente <strong>si \u00e8 lavorato a un meccanismo di selezione degli IDE cinesi in Europa, con l\u2019obiettivo di dare alla UE il potere di veto su determinati generi di investimenti.<\/strong> Lo scorso 13 giugno il Consiglio Europeo ha stabilito di iniziare negoziati col PE per arrivare a una decisione di questo tipo. <strong>Sulla stampa si \u00e8 parlato soprattutto degli investimenti nel settore dell\u2019alta tecnologia<\/strong> (in relazione ai quali peraltro gli stessi produttori tedeschi di macchinari di precisione hanno di recente affermato di preferire quali acquirenti le societ\u00e0 cinesi agli <em>hedge funds<\/em> statunitensi). [20] <strong>In realt\u00e0 il tema riguarda direttamente la BRI, e in particolare i porti sulla rotta.<\/strong> Non a caso un documento del Bruegel Institute dello scorso giugno al riguardo ha affermato: <em>\u201cGiven their strategic relevance, we consider that the Council and the European Parliament cannot avoid taking maritime activities into consideration during their discussions on the EU framework for screening foreign direct investments\u201d<\/em>; [21] nella stessa direzione va il saggio di Duch\u00e2tel e Sheldon Duplaix gi\u00e0 pi\u00f9 volte citato. [22]<\/p>\n<p>\u00c8 evidente che <strong>stabilire un tale vincolo aumenterebbe ulteriormente i poteri della UE (limitando per contro la sovranit\u00e0 degli Stati membri su un tema strategico quale l\u2019accesso alle coste)<\/strong>, in una fase in cui emerge una crescente insoddisfazione tra i popoli europei per quelli che essa gi\u00e0 possiede e per l\u2019uso che ne fa.<\/p>\n<p><strong>Stabilire un tale vincolo sarebbe pericoloso. Ma sarebbe anche assurdo nell\u2019attuale quadro istituzionale<\/strong>: \u00e8 infatti assolutamente insensato pensare a un coordinamento europeo (o peggio ancora a veti) nel caso di investimenti oggettivamente concorrenti in paesi che si trovano in competizione tra loro su determinati settori. Quale senso avrebbe, per esempio, demandare alla UE una scelta tra Italia e Olanda quali porti di destinazione della BRI?<\/p>\n<p><strong>4. L\u2019Italia e la BRI<\/strong><\/p>\n<p>Recentemente ha fatto discutere l\u2019atteggiamento del<strong> governo italiano<\/strong>, che <strong>ha cambiato rotta rispetto al precedente governo nei confronti della linea franco-tedesca di limitare la libert\u00e0 di movimento dei singoli Stati quanto a investimenti diretti esteri cinesi<\/strong>. [23]<\/p>\n<p>In verit\u00e0 al riguardo<strong> il sottosegretario Geraci ha detto<\/strong> cose assolutamente sensate: \u201c<strong>abbiamo 28 differenti economie con 28 interessi economici differenti<\/strong>\u201d; e ha aggiunto \u201c<strong>stiamo cercando di capire come l\u2019Italia pu\u00f2 essere il principale paese europeo partner nella BRI<\/strong>\u201d, non <strong>a partire da<\/strong> finalit\u00e0 astratte, ma da una realt\u00e0 geopolitica molto concreta: \u201c<strong>la posizione italiana nel Mediterraneo<\/strong>\u201d.<\/p>\n<p>Hegel diceva che nessuno pu\u00f2 uscire dal proprio tempo pi\u00f9 di quanto possa uscire dalla propria pelle. Allo stesso modo, <strong>nessuno Stato pu\u00f2 prescindere dalla propria posizione geografica. L\u2019Italia \u00e8 un ponte sul Mediterraneo<\/strong>.<\/p>\n<p>Da questo punto di vista, essa \u00e8 un <strong>punto di snodo obbligato delle merci sulla via della Seta marittima<\/strong> tanto per la rotta che porta alla Mitteleuropa (via Trieste), tanto per la rotta che porta all\u2019Africa. Voglio essere pi\u00f9 esplicito: <strong>la vocazione geografica dell\u2019Italia non pu\u00f2 esaurirsi nel diventare un punto di transito dei traffici da e per la Mitteleuropa, attraverso i porti di Trieste, Genova e Vado Ligure<\/strong>.<\/p>\n<p>A questo proposito va senz\u2019altro raccolto lo stimolo dell\u2019ambasciatore cinese in Italia <strong>Li Ruiyu<\/strong>, che ha individuato nella <strong>cooperazione trilaterale Cina-Italia-Africa<\/strong> un importante terreno di cooperazione. [24] Questo significa, in concreto, <strong>fare della portualit\u00e0 meridionale (penso in particolare al porto di Gioia Tauro<\/strong>, ma non solo) <strong>un perno del rilancio della centralit\u00e0 dell\u2019Italia nei traffici nel mediterraneo, soprattutto in direzione Nord Africa e Medio Oriente.<\/strong> A mio giudizio si tratta di un\u2019occasione che l\u2019Italia non pu\u00f2 perdere per recuperare il proprio ruolo e per <strong>rilanciare l\u2019infrastrutturazione e l\u2019economia del Mezzogiorno<\/strong>.<\/p>\n<p>Nell\u2019articolo gi\u00e0 citato di Follain e Mathieson si legge che \u201ccon il suo cambiamento di rotta verso la Cina, la coalizione populista italiana rischia di alienarsi l\u2019Unione Europea esattamente come ha fatto in relazione all\u2019immigrazione, alla politica fiscale e con il suo atteggiamento di irrisione nei confronti della stessa UE\u201d. Se le cose stessero davvero in questi termini, non avremmo che una riprova del fatto che gli \u201cinteressi dell\u2019UE\u201d sono gli interessi dei Paesi pi\u00f9 forti al suo interno, e al tempo stesso della <strong>necessit\u00e0 e urgenza di un riequilibrio di forza politica ed economica tra i Paesi dell\u2019Unione.<\/strong><\/p>\n<p><strong>Oggi ogni passo avanti in direzione di questo riequilibrio \u00e8 un contributo alla stabilit\u00e0 dell\u2019UE<\/strong>, al riequilibrio delle forze al suo interno <strong>e quindi a relazioni pi\u00f9 equilibrate tra la UE e il resto del mondo<\/strong>. Anche in questo senso possiamo dire che <strong>lo sviluppo e il rafforzamento dei rapporti bilaterali Italia-Cina in relazione alla BRI \u00e8 un contributo a qualcosa di molto pi\u00f9 grande e molto pi\u00f9 importante.<\/strong><\/p>\n<p><strong>NOTE<\/strong><\/p>\n<p>1 Il testo del mio intervento si pu\u00f2 leggere in: <a href=\"https:\/\/www.academia.edu\/29676443\/Aspetti_delle_relazioni_economiche_Cina-UE_Relazione_al_Forum_La_via_cinese_e_il_contesto_internazionale_Academy_of_Marxism_CASS_Associazione_Marx_XXI_Roma_15_ottobre_2016\">https:\/\/www.academia.edu\/29676443\/Aspetti_delle_relazioni_economiche_Cina-UE_Relazione_al_Forum_La_via_cinese_e_il_contesto_internazionale_Academy_of_Marxism_CASS_Associazione_Marx_XXI_Roma_15_ottobre_2016<\/p>\n<p><\/a>2 La definizione \u00e8 di M. Duch\u00e2tel, A. Sheldon Duplaix: \u201cLa Cina blu: la rotta verso l\u2019Europa\u201d, in \u201c<em>Aspenia<\/em>\u201d, n. 82, 2018, p. 134.<\/p>\n<p>3 <em>Understanding the One Belt One Road Strategy, and the Future of EU-China Trade and Cooperation Relations \u2013 Conference organized by the European Parliamentary Group of the European United Left \/ Nordic Green Left (GUE\/NGL)<\/em>.<\/p>\n<p>4 <em>Trade for all \u2013 Towards a more responsible trade and investment policy<\/em>, European Union, 2015.<\/p>\n<p>5 Il testo del mio intervento si pu\u00f2 leggere al seguente link: <a href=\"https:\/\/www.academia.edu\/33926730\/The_B_and_R_Initiative_and_its_theoretical_background_in_Understanding_the_OBOR_Strategy_Conference_Organized_by_the_EPG_of_the_European_United_Left_GUE-NGL_Brussels_European_Parliament_31_May_2017_Panel_I_\">https:\/\/www.academia.edu\/33926730\/The_B_and_R_Initiative_and_its_theoretical_background_in_Understanding_the_OBOR_Strategy_Conference_Organized_by_the_EPG_of_the_European_United_Left_GUE-NGL_Brussels_European_Parliament_31_May_2017_Panel_I_<\/a><a href=\"https:\/\/www.academia.edu\/33926730\/The_B_and_R_Initiative_and_its_theoretical_background_in_Understanding_the_OBOR_Strategy_Conference_Organized_by_the_EPG_of_the_European_United_Left_GUE-NGL_Brussels_European_Parliament_31_May_2017_Panel_I_.\">.<\/p>\n<p><\/a>6 In primo luogo, si legge nel testo, <em>\u201ccontributing to efficient connections and networks between Europe and Asia through priority transport corridors, digital links and energy cooperation at the service of people and respective economies\u201d. In secondo luogo, \u201cestablishing partnerships for connectivity based on commonly agreed rules and standards enabling a better governance of flows of goods, people, capital and services\u201d. In terzo luogo, \u201ccontributing to address the sizeable investment gaps through improved mobilisation of resources, reinforced leveraging of EU\u2019s financial resources and strengthened international partnerships\u201d<\/em>.<\/p>\n<p>7 \u201c<em>EU offers fair dealing in its \u2018Belt and Road\u2019 response<\/em>\u201d, <em>Oxford Analytica<\/em>, 3 ottobre 2018.<\/p>\n<p>8 Al riguardo si veda il mio \u201cDopo la grande recessione: investimenti multilaterali per lo sviluppo e la creazione di un nuovo ordine monetario globale. 30 tesi\u201d, ora raccolto nel volume curato da A. Catone, <em>La \u201cVia Cinese\u201d. Realizzazioni, cause, problemi, soluzioni<\/em>, marxventuno editore, Bari, 2016, pp. 225-232.<\/p>\n<p>9 Su questo rinvio a V. Giacch\u00e9, Titanic Europa, Roma, Aliberti, 2012; cfr. anche <em>\u201cLeggere la crisi: stagnazione secolare o caduta tendenziale del saggio di profitto?\u201d<\/em>, in <em>Societ\u00e0 natura storia. Studi in onore di Lorenzo Calabi<\/em>, a cura di A. Civello, Pisa, Edizioni ETS, 2015, pp. 269-284 (scaricabile da: <a href=\"https:\/\/www.academia.edu\/25028210\/Leggere_la_crisi_stagnazione_secolare_o_caduta_tendenziale_del_saggio_di_profitto_in_Societ%C3%A0_natura_storia._Studi_in_onore_di_Lorenzo_Calabi_a_cura_di_Andrea_Civello_Pisa_Edizioni_ETS_2015_pp._269-284\">https:\/\/www.academia.edu\/25028210\/Leggere_la_crisi_stagnazione_secolare_o_caduta_tendenziale_del_saggio_di_profitto_in_Societ%C3%A0_natura_storia._Studi_in_onore_di_Lorenzo_Calabi_a_cura_di_Andrea_Civello_Pisa_Edizioni_ETS_2015_pp._269-284<\/a> ) .<\/p>\n<p>10 B. Milanovic, \u201cThe west is mired in \u2018soft\u2019 development. China is trying the \u2018hard\u2019 stuff\u201d, in \u201cthe Guardian\u201d, 17 maggio 2017.<\/p>\n<p>11 \u201cChina\u2019s designs on Europe\u201d, \u201cthe Economist\u201d, 6 ottobre 2018.<\/p>\n<p>12 Cit. in M. Duch\u00e2tel, A. Sheldon Duplaix, \u201cLa Cina blu: la rotta verso l\u2019Europa\u201d, in \u201cAspenia\u201d, n. 82, 2018, p. 132.<\/p>\n<p>13 Al riguardo si veda la ricchissima documentazione raccolta in <em>Europastrategien des deutschen Kapitals: 1900-1945<\/em>, a cura di R. Opitz, K\u00f6ln, Pahl-Rugenstein Verlag, 1977.<\/p>\n<p>14 M. Klein, K. Westphal, \u201c<em>Russlands Wende nach China<\/em>\u201d, <em>SWP-Aktuell<\/em>, Stiftung Wissenschaft und Politik, Berlin, settembre 2015; <a href=\"http:\/\/www.swp-berlin.org\/fileadmin\/contents\/products\/aktuell\/2015A78_kle_wep.pdf\">http:\/\/www.swp-berlin.org\/fileadmin\/contents\/products\/aktuell\/2015A78_kle_wep.pdf<\/a> , p. 8.<\/p>\n<p>15 Cfr. ad es. Gu Bin, \u201cThe Belt and Road Initiative is not a China\u2019s Marshall Plan\u201d, \u201c<em>Financial Times<\/em>\u201d, 7 agosto 2018. La separazione tra \u201ceconomic interest\u201d e \u201cpolitics\u201d \u00e8 un punto di forza del progetto anche ad avviso di B. Milanovic (art. cit.).<\/p>\n<p>16 L\u2019autore definisce in tal modo una politica che tende a favorire e ad approfondire prioritariamente le relazioni euroatlantiche, e che in particolare appoggia il tentativo Usa di \u201cribilanciamento delle forze\u201d in Asia a scapito della Cina.<\/p>\n<p>17 Il titolo dell\u2019articolo \u00e8 eloquente: \u201c<em>Does ascendant Germany pose a challenge for China?<\/em>\u201d <a href=\"http:\/\/www.csstoday.com\/Item\/3174.aspx\">http:\/\/www.csstoday.com\/Item\/3174.aspx<\/a> . L\u2019articolo usc\u00ec, forse non casualmente, alla vigilia della visita del presidente tedesco Gauck in Cina.<\/p>\n<p>18 D. Fickling, \u201cSoviet Collapse Echoes in China\u2019s Belt and Road\u201d, Bloomberg, 12 agosto 2018.<\/p>\n<p>19\u00a0<a href=\"http:\/\/www.swp-berlin.org\/fileadmin\/contents\/products\/research_papers\/2016RP02_gdh.pdf\">http:\/\/www.swp-berlin.org\/fileadmin\/contents\/products\/research_papers\/2016RP02_gdh.pdf<\/a> , p.6, 23.<\/p>\n<p>20 U. Marx, \u201cLieber Chinesen als amerikanische Hedgefonds\u201d, in \u201cFrankfurter Allgemeine Zeitung\u201d, 4 agosto 2018.<\/p>\n<p>21 S. Pandya, S. Tagliapietra, \u201cChina\u2019s strategic investments in Europe: The case of maritime ports\u201d, Bruegel.org, 27 giugno 2018; <a href=\"http:\/\/bruegel.org\/2018\/06\/chinas-strategic-investments-in-europe-the-case-of-maritime-ports\/\">http:\/\/bruegel.org\/2018\/06\/chinas-strategic-investments-in-europe-the-case-of-maritime-ports\/<\/a> .<\/p>\n<p>22 M. Duch\u00e2tel, A. Sheldon Duplaix, cit., qui p. 157.<\/p>\n<p>23 J. Follain, R. Mathieson, \u201cItaly Pivots to China in Blow to EU Efforts to Keep Its Distance\u201d, Bloomberg, 4 ottobre 2018.<\/p>\n<p>24 Li Ruiyu, \u201cCina-Africa, alleanza strategica che pu\u00f2 dare un ruolo all\u2019Italia\u201d, \u201cIl Sole 24 Ore\u201d, 5 settembre 2018.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Fonte: <a href=\"http:\/\/www.marx21.it\/index.php\/internazionale\/cina\/29359-la-ue-e-la-bri-un-rapporto-complicato\">http:\/\/www.marx21.it\/index.php\/internazionale\/cina\/29359-la-ue-e-la-bri-un-rapporto-complicato<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di MARX XXI (Vladimiro Giacch\u00e8) &nbsp; &nbsp; Troubles down the Road Relazione al V Forum Europeo sulla via cinese: \u201cL\u2019approccio cinese e lo sviluppo europeo in una nuova era\u201d (Academy of Marxism, Chinese Academy of Social Sciences \u2013 Associazione Marx XXI \u2013 Fondazione Gramsci Emilia Romagna \u2013 Istituto Confucio, Bologna \u2013 Edizioni MarxVentuno), Bologna, 14 ottobre 2018. 1. 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