{"id":46048,"date":"2018-11-16T09:45:13","date_gmt":"2018-11-16T08:45:13","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=46048"},"modified":"2018-11-16T09:31:34","modified_gmt":"2018-11-16T08:31:34","slug":"manovra-e-se-il-deficit-fosse-piu-basso","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=46048","title":{"rendered":"Manovra: e se il deficit fosse pi\u00f9 basso?"},"content":{"rendered":"<p>di <strong>ECONOMIA E POLITICA (Guido Ortona)<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"entry-thumb\" title=\"italia crisi euro\" src=\"https:\/\/www.economiaepolitica.it\/wp-content\/uploads\/italia-crisi-euro.jpg\" alt=\"\" width=\"400\" height=\"300\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><em>Con l\u2019assetto istituzionale attuale dell\u2019eurozona e i suoi vincoli \u00e8 impossibile ridurre davvero il rapporto debito pubblico \u2013 Pil, a meno di continuare a far pagare il conto a salariati, pensionati e a tutte le fasce deboli del Paese.<\/em><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">La discussione sulle scelte di politica economica del nostro paese \u00e8 caratterizzata da una curiosa asimmetria: tutti i giorni sui grandi giornali compaiono approfonditi articoli su cosa ci aspetta se violiamo le direttive delle autorit\u00e0 europee; ma non leggiamo mai di cosa ci capiter\u00e0 se invece <em>non <\/em>le violiamo. Eppure le conseguenze di questa <em>non <\/em>violazione sono facilmente prevedibili, basta fare un po\u2019 di conti. E sono tragiche.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ecco i conti. Oggi il <a href=\"https:\/\/www.economiaepolitica.it\/tag\/pil\/\">PIL<\/a> italiano \u00e8 di circa 1780 miliardi, il debito di circa 2330 (il 130.9% del PIL), e gli interessi che paghiamo su di essi di circa 65 (dico \u201ccirca\u201d perch\u00e9 sono dati che si modificano continuamente, ma i calcoli che seguono restano validi per piccole variazioni). Assumo quanto segue, accettando i dati e le previsioni dell\u2019Ufficio Parlamentare di Bilancio: che il PIL cresca dell\u20191% all\u2019anno; che il tasso di interesse medio sul debito rimanga costante (2.8%); e che l\u2019inflazione sia dell\u20191.5% all\u2019anno. Assumo anche che il <a href=\"https:\/\/www.economiaepolitica.it\/tag\/deficit\/\">deficit<\/a> sia pari all\u20191.6% del PIL l\u2019anno prossimo, all\u20191% quello dopo a allo 0.8% l\u2019anno ancora dopo (quindi meno di quanto deciso dal governo, ma in linea con quanto avrebbe concesso l\u2019Europa, anche se mugugnando). Un po\u2019 di calcoli, molto semplici, ci dicono che l\u2019anno prossimo il PIL nominale sarebbe di 1825 miliardi, il debito di 2359 (il 131% del PIL), la spesa per l\u2019interesse di 66. Di questi 66 miliardi, 29 verranno dal deficit (l\u20191.6% del PIL) e il resto \u2013 37- dall\u2019attivo primario, cio\u00e8 dalla differenza fra entrate fiscali e spesa pubblica diversa dal pagamento di interessi. L\u2019anno dopo il PIL salirebbe a 1871 miliardi, il debito a 2378 (il 127% del PIL), e la spesa per interessi a 66.6 miliardi, di cui 47.6 da pagarsi con attivo primario, e il resto (19) con nuovo deficit. L\u2019anno ancora dopo il PIL passerebbe a 1916 miliardi, il debito a 2393 miliardi (il 124.8% del PIL), e gli interessi a 67, 15 dei quali sarebbero pagati dal deficit e 52 dall\u2019attivo primario.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In questo scenario riusciamo a ridurre il rapporto debito\/PIL, ma sotto due ipotesi non molto solide. La prima \u00e8 che il tasso di interesse rimanga costante. E facile che non lo rimanga, e se non lo sar\u00e0 \u00e8 molto pi\u00f9 facile che aumenti piuttosto che diminuisca. Per tre motivi: la fine dell\u2019acquisto di titoli da parte della <a href=\"https:\/\/www.economiaepolitica.it\/tag\/bce\/\"><strong>BCE<\/strong><\/a>, la bassa crescita dell\u2019economia rispetto a quella degli altri paesi sviluppati, cosa che rende pi\u00f9 appetibili altri investimenti, e il maggior rischio di default in caso di turbolenze sui mercati mondiali (da cui il famoso \u201cspread\u201d) dovuto alla bassa crescita. Sulla plausibilit\u00e0 di una crescita dei tassi di interesse, anche in assenza della politica del nuovo governo, l\u2019Ufficio Parlamentare di Bilancio \u00e8 d\u2019accordo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tuttavia, per quanto sia azzardata la scommessa sull\u2019andamento dei tassi, molto pi\u00f9 rischiosa \u00e8 quella sulla crescita dell\u2019economia: \u00e8 difficile che si possa crescere anche solo dell\u20191% sottraendo alla domanda interna 126.6 miliardi in tre anni (e continuando a sottrarli negli anni successivi). La debole crescita attuale \u00e8 dovuta all\u2019aumento delle <a href=\"https:\/\/www.economiaepolitica.it\/tag\/esportazioni\/\">esportazioni<\/a> (e al loro effetto di attivazione), a sua volta dovuto non a un aumento di competitivit\u00e0 ma al buon andamento del commercio mondiale, su cui non abbiamo alcun controllo, e che (ancora ancora secondo l\u2019UPB) sta probabilmente finendo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quando leggiamo che Fonti Autorevoli come l\u2019<strong><a href=\"https:\/\/www.economiaepolitica.it\/tag\/fmi\/\">FMI<\/a><\/strong> o l\u2019UPB prevedono, per esempio, che il PIL crescer\u00e0 dell\u20191%, siamo indotti a pensare che sar\u00e0 vero. Ma in realt\u00e0 la previsione \u00e8 molto incerta. Variazioni cos\u00ec piccole sono di solito all\u2019interno del margine di errore statistico; ma soprattutto danno per scontato che siano giuste anche tutte le previsioni su tutti i fattori che possono influenzare quel valore.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Vediamo allora cosa succederebbe se -per esempio- il tasso di interesse salisse al 3.5%, fermo restando tutto il resto. Abbiamo visto che L\u2019UPB ritiene plausibile che ci\u00f2 possa succedere, tanto pi\u00f9 che l\u2019<a href=\"https:\/\/www.economiaepolitica.it\/tag\/europa\/\">Europa<\/a> sta lavorando attivamente quanto -speriamo- involontariamente per <em>propiziare<\/em> questo esito, tramite dichiarazioni fuori controllo dei suoi massimi esponenti. In tal caso al primo anno, a fronte di un PIL di 1859 miliardi e di un debito di 2359 la spesa per interessi sarebbe di 82.6 miliardi, e quindi l\u2019attivo primario dovrebbe essere di 53, dato che il resto proverrebbe dal nuovo debito. Improvvisamente lo stato dovrebbe reperire 26 miliardi in pi\u00f9 (prima erano 37).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Di fronte a questo rischio ci sono due possibilit\u00e0: la prima consiste nel fare di tutto, sempre e comunque, per non disturbare i mercati. In questo modo riusciremmo a restare, se tutto va bene, nella situazione attuale. Solo che prima o poi (ma comunque si tratta di pochissimi anni, a stare alle serie storiche) qualche shock esogeno molto probabilmente capiter\u00e0; e quindi verr\u00e0 comunque il momento in cui si dovranno trovare quei miliardi in pi\u00f9. Questa soluzione quindi consiste in pratica nell\u2019incrociare le dita e sperare che tutto vada bene \u2013 al prezzo di una crescita bassissima (nel nostro scenario, ma che potrebbe facilmente essere negativa) e molto pi\u00f9 bassa di quella degli altri grandi paesi europei.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Rimane la seconda possibilit\u00e0: spezzare il vincolo del debito, cosa perfettamente possibile, in vari modi. L\u2019Europa potrebbe benissimo aiutarci a farlo, sul piano tecnico, e senza gravi traumi; ma non pu\u00f2 per motivi politici, come candidamente ammesso da Juncker, che teme che i paesi vittime dell\u2019austerit\u00e0 si arrabbierebbero se venisse fuori che non solo \u00e8 possibile, ma probabilmente <em>necessario, <\/em>se si vuole fare uscire l\u2019Italia dallo stallo in cui si trova, e dalla catastrofe in cui potr\u00e0 trovarsi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E se \u00e8 il PIL a crescere meno? Vediamo cosa succederebbe se la crescita fosse dello 0% anzich\u00e9 dell\u20191%, e quindi il PIL nominale crescesse solo a causa dell\u2019inflazione. Il PIL passerebbe da 1780 miliardi a 1807, e il debito (grazie all\u2019aumento dell\u20191.6% del PIL) a 2359. Gli interessi sarebbero di 66 miliardi, 37 dei quali da pagarsi con attivo primario. Le differenze col primo scenario sono piccolissime, nascoste dall\u2019arrotondamento. Cosa ci dice questo risultato? Che per variazioni dell\u2019ordine (realistico) di quelle qui ipotizzate, la spesa per interessi \u00e8 relativamente immune dalla variazione del PIL. In altri termini, <em>\u00e8 possibile continuare a pagare il debito anche se la crescita non c\u2019\u00e8<\/em>. Se la mancata crescita rendesse impossibile pagare il debito, l\u2019Europa dovrebbe arrendersi. Ma cos\u00ec non \u00e8. Possiamo pagare il debito anche se la necessit\u00e0 dell\u2019attivo primario impedisce la crescita, e anzi propizia la decrescita, come \u00e8 gi\u00e0 avvenuto in Grecia (e in misura minore anche in Italia: vedi sotto). Ovviamente la mancata crescita ha effetti deleteri sull\u2019economia e sulla societ\u00e0, soprattutto se intanto gli altri crescono (basti pensare, per fare un esempio, al ritardo che si accumula in termini di risorse destinate alla ricerca), anche senza considerare -pare che non si usi pi\u00f9- i costi umani dell\u2019impoverimento. Quindi se \u00e8 vero, come logico e come i dati suggeriscono (vedi subito sotto), che a furia di attivo primario stiamo bloccando la crescita, l\u2019alternativa \u00e8 rinunciare a pagare il debito, almeno in parte, o rinunciare a fare crescere l\u2019economia. (Ecco i dati: l\u2019economia italiana sta andando molto indietro rispetto agli altri grandi paesi d\u2019Europa. Fra il 2006 e il 2016 il PIL pro-capite dell\u2019Italia in termini reali -cio\u00e8 senza tenere conto della variazione dei prezzi- \u00e8 calato del 5.8%, mentre quello della Francia \u00e8 cresciuto dell\u20198.3%, quello della <a href=\"https:\/\/www.economiaepolitica.it\/tag\/germania\/\">Germania<\/a> del 10.5% e quello del Regno Unito del 21.9%).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Riassumiamo. Sul piano economico, una riduzione graduale del rapporto debito\/PIL \u00e8 quasi impossibile senza fare la fine della <a href=\"https:\/\/www.economiaepolitica.it\/tag\/grecia\/\">Grecia<\/a>, cio\u00e8 senza dirottare per anni dalla domanda interna e dalla produzione di servizi pubblici decine di miliardi per riversarli sui mercati finanziari internazionali, da dove torneranno in Italia in misura minima, data la precariet\u00e0 dell\u2019economia italiana. Quanto sopra mi sembra che possa essere pi\u00f9 correttamente descritto cos\u00ec: la riduzione del rapporto debito\/PIL \u00e8 possibile solo usando sempre di pi\u00f9 i salari e le pensioni degli italiani per pagare il debito (e se occorre lasciando morire di povert\u00e0 chi non ha redditi). Allora, che fare? La teoria economica prevede diverse soluzioni. Qualsiasi laureando in economia potrebbe indicarle. Ma non vorrei parlarne qui, perch\u00e9 questo consentirebbe a chi non condivide l\u2019analisi precedente di spostare il dibattito sulla validit\u00e0 di queste soluzioni. Prima vorrei sentire da parte di qualche collega economista che appoggi i vincoli europei come lei o lui pensa di risolvere il problema fondamentale. Che non \u00e8 quello di non irritare i mercati: \u00e8 quello di abbattere drasticamente la povert\u00e0 e la disoccupazione. Mi pare che spetti in primo luogo a loro indicare una soluzione e rispondere alle eventuali critiche, visto che sostengono una politica rivelatasi inefficace sul piano empirico e non validata dalla teoria.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sul piano politico, i moniti che l\u2019Europa rivolge all\u2019Italia non hanno motivazioni tecniche sostenibili (la teoria economica suggerisce di fare semmai l\u2019opposto di quanto richiesto). Le motivazioni sono quindi interamente politiche. Ora, \u201cmotivazioni politiche\u201d non vuol dire -come alcuni pensano- che sono sbagliate e basta spiegarlo perch\u00e9 vengano corrette; vuol dire che ci sono potenti interessi che spingono verso politiche perniciose per il nostro paese. Anche su questo mi sembra che l\u2019informazione sia molto carente.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>*Professore ordinario di Politica Economica (in pensione; gi\u00e0 alle Universit\u00e0 di Torino e del Piemonte Orientale)<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Fonte: <a href=\"https:\/\/www.economiaepolitica.it\/politiche-economiche\/europa-e-mondo\/manovra-se-deficit-fosse-piu-basso\/\">https:\/\/www.economiaepolitica.it\/politiche-economiche\/europa-e-mondo\/manovra-se-deficit-fosse-piu-basso\/<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di ECONOMIA E POLITICA (Guido Ortona) &nbsp; Con l\u2019assetto istituzionale attuale dell\u2019eurozona e i suoi vincoli \u00e8 impossibile ridurre davvero il rapporto debito pubblico \u2013 Pil, a meno di continuare a far pagare il conto a salariati, pensionati e a tutte le fasce deboli del Paese. 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