{"id":46064,"date":"2018-11-16T10:00:19","date_gmt":"2018-11-16T09:00:19","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=46064"},"modified":"2018-11-16T09:45:51","modified_gmt":"2018-11-16T08:45:51","slug":"il-fascino-sinistro-dellausterita","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=46064","title":{"rendered":"Il fascino sinistro dell\u2019austerit\u00e0"},"content":{"rendered":"<p><strong>di CONIARERIVOLTA<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Nei giorni scorsi \u00e8 uscito \u2013 e ha stimolato un certo dibattito \u2013 un contributo sulla rivista Left (rivista che, se il principio nomen omen ha un senso, dovrebbe essere di sinistra), dal titolo evocativo: \u201cLe politiche di spesa in deficit non sono rivoluzionarie. Sono di destra\u201d. Lo scopo immediato di questo articolo traspare gi\u00e0 dal titolo ed \u00e8 un paradossale attacco, da destra, al terribile governo pentaleghista, camuffato in modo pericoloso nella sua etichettatura formale da critica da sinistra.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Proviamo a sintetizzare il ragionamento e seguire i diversi salti logici di cui \u00e8 intessuto. L\u2019autore riconosce, francamente, che l\u2019architettura istituzionale europea, nella sua attuale configurazione \u2013 la quale, \u00e8 bene ricordarlo, \u00e8 l\u2019unica configurazione esistente, reale \u2013 ha di fatto sottratto ai paesi membri la possibilit\u00e0 di fare politica fiscale, paesi membri che, quindi, sono stati scientemente privati dello strumento principe per contrastare recessioni e disoccupazione. A questa presa di consapevolezza segue un periodo apodittico, secondo il quale \u201cNon c\u2019\u00e8 nulla di sinistra e di rivoluzionario nel fare politiche di spesa in deficit: oggi, in Europa, la creazione di debito a livello nazionale \u00e8, per forza di cose, una politica sovranista, una politica antieuropea\u201d. L\u2019argomentazione \u00e8 confusa ma, secondo l\u2019autore, non ha bisogno di ulteriori spiegazioni. Il dato politico \u00e8, per\u00f2, chiaro. Contro ogni evidenza, si riconosce al Governo la volont\u00e0 di effettuare politiche espansive, di contrasto all\u2019austerit\u00e0. Nonostante questo sia patentemente falso, Left ci spiega che qui risiede il problema. Ribellarsi all\u2019austerit\u00e0 \u2013 cosa che il Governo, \u00e8 bene ribadire, non fa neanche minimamente \u2013 \u00e8 sbagliato. Da qui l\u2019attribuzione dell\u2019etichetta di sovranista la quale, pare di intendere, si applicherebbe anche ad un eventuale governo di sinistra seriamente intenzionato a riappropriarsi della propria sovranit\u00e0 economica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">A scanso di equivoci, \u00e8 bene ricordare che l\u2019attuale manovra del governo pentaleghista, al di l\u00e0 delle chiacchiere, non rompe con l\u2019Europa sul fronte dell\u2019austerit\u00e0. \u00c8, infatti, completamente incentrata sulla sottrazione di risorse dall\u2019economia mediante avanzo primario. Nel pezzo, tuttavia, si compie un capolavoro: da un lato non si menziona che anche questa manovra governativa \u00e8 perfettamente nel solco di quelle che la hanno preceduta, l\u2019ennesima esclusivamente nel segno dell\u2019austerit\u00e0. Dall\u2019altro si ricorre ad una critica basata sulla forza redentrice dello spread, una posizione pericolosa tanto quanto quella dell\u2019appoggio incondizionato a questo governo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Con un ulteriore salto, l\u2019articolo passa a discutere di quale sia il livello istituzionale al quale \u00e8 giusto e necessario combattere le battaglie politiche in questione. L\u2019unico livello di lotta politica oggi sensato, ci dice l\u2019autore, \u00e8 quello sovranazionale\/europeo. A questo si fa subito seguire un classico non sequitur, piuttosto abusato nel dibattito a sinistra ma mai detto espressamente: dato che la battaglia \u00e8 comune a tutti i lavoratori europei, allora questa battaglia va condotta dentro le istituzioni europee e dentro le regole stabilite dalle istituzioni europee stesse. Non sembra importare che queste regole abbiano, per costruzione, lo scopo di costruire una gabbia che impedisca ai Governi dei paesi membri ogni possibile tentativo di effettuare politiche espansive. Apparentemente, \u00e8 pi\u00f9 facile vagheggiare della necessit\u00e0 di una politica fiscale comune a tutti i paesi. Politica fiscale che, per qualche ragione, dovrebbe invertire la rotta che l\u2019Unione Europea ha seguito dalla sua costituzione, fatta di austerit\u00e0 e tagli a spesa pubblica e stato sociale. Non sembra neanche importare, all\u2019autore e a chi si fa portatore di queste istanze, l\u2019implicazione pi\u00f9 immediata. Seguendo questa linea di ragionamento, fino a che non si riuscir\u00e0 a coordinare a livello europeo una fantasiosa politica comune fatta di copiosi investimenti pubblici, c\u2019\u00e8 una sola opzione sul tavolo: l\u2019immobilit\u00e0 totale, nonostante disoccupazione galoppante e crollo del potere d\u2019acquisto delle classi popolari. L\u2019autore, e chi come lui, si dimentica anche di esplorare uno scenario tremendamente plausibile: nel caso non cos\u00ec remoto che i rapporti di forza a livello europeo non conducano a nessun cambiamento sostanziale negli orientamenti di politica economica, che compiti ha la sinistra di classe? A questo punto sarebbe legittimo interrogarsi su un\u2019alternativa di rottura o si sarebbe ancora a rischio di scomunica sovranista?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La gabbia sovranazionale che attanaglia gli Stati membri dell\u2019Eurozona \u00e8 proprio quella che impone la matrice di totale austerit\u00e0 che, a parole, tanto preoccupa l\u2019autore dell\u2019articolo, e che permette a governi come il nostro di passare per (finti) rivoluzionari, a fronte di politiche che sono di destra in quanto basate su austerit\u00e0 e misure socialmente pericolose. Combattere per rompere questa gabbia, un\u2019attivit\u00e0 che non interessa neanche minimamente la compagine governativa, \u00e8 univocamente di sinistra, invece. Da un lato, permette di sgomberare il campo da un equivoco di fondo: i gialloverdi, ed i loro amici europei dell\u2019internazionale fascio-sovranista, sono perfettamente a loro agio dentro il perimetro della compatibilit\u00e0 europea. Dall\u2019altro, permette la riappropriazione di uno spazio politico contendibile per il mondo del lavoro (italiano, spagnolo, greco, tedesco\u2026 europeo) ed in generale delle classi subalterne, nel quale lottare per l\u2019attuazione di politiche economiche emancipative senza la scure preventiva dei vincoli europei. Negare questo vuol dire condannarsi al non fare nulla e ad accettare, nei fatti, lo stato delle cose attuale. \u00c8 bene tenerlo in mente, quando ci raccontano favole come quella uscita su Left.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Fonte: <\/strong><a href=\"https:\/\/coniarerivolta.org\/2018\/11\/13\/il-fascino-sinistro-dellausterita\/\">https:\/\/coniarerivolta.org\/2018\/11\/13\/il-fascino-sinistro-dellausterita\/<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di CONIARERIVOLTA &nbsp; Nei giorni scorsi \u00e8 uscito \u2013 e ha stimolato un certo dibattito \u2013 un contributo sulla rivista Left (rivista che, se il principio nomen omen ha un senso, dovrebbe essere di sinistra), dal titolo evocativo: \u201cLe politiche di spesa in deficit non sono rivoluzionarie. Sono di destra\u201d. 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