{"id":46066,"date":"2018-11-16T11:30:12","date_gmt":"2018-11-16T10:30:12","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=46066"},"modified":"2018-11-16T09:59:47","modified_gmt":"2018-11-16T08:59:47","slug":"poverta-africana-e-davvero-tutta-colpa-del-colonialismo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=46066","title":{"rendered":"Povert\u00e0 africana: \u00e8 davvero tutta colpa del colonialismo?"},"content":{"rendered":"<p><strong>di OLTRELALINEA (Leonardo Olivetti)<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\u00ab\u00c8 colpa nostra se scappano\u00bb. Nell\u2019attuale dibattito sull\u2019immigrazione, questa \u00e8, ahim\u00e8, una frase che sentiamo fin troppo stesso. Nella sua semplicit\u00e0 e perfino banalit\u00e0 racchiude un intero modus pensandi: quello di chi sostiene che ci \u201cmeritiamo\u201d l\u2019immigrazione di massa (e quindi saremmo obbligati ad accogliere chiunque, per lavarci le coscienze) perch\u00e9 siamo stati noi a causarla! Insomma, un tentativo di risolvere la diatriba logica e morale dell\u2019accoglienza \u201calla radice\u201d, con un ragionamento fondamentalmente errato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">LASCITO DEL COLONIALISMO?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Uno dei fenomeni che ci renderebbe \u201ccolpevoli\u201d delle migrazioni \u00e8 il vecchio colonialismo otto-novecentesco. Quante volte avete visto le cartine dell\u2019Africa colonizzata del primo Novecento con scritte del livello di \u201cgli abbiamo portato via tutto, ora non stupitevi se fuggono da noi\u201d? Senza fare alcuna apologia del colonialismo europeo in Africa, che di danni ne ha provocati, bisogna comunque vederci chiaro: quale peso ha un colonialismo finito da oltre mezzo secolo nel fenomeno migratorio?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Il ragionamento degli immigrazionisti \u00e8 semplice: gli Stati africani sono poveri e arretrati (e quindi inducono chi ci vive a scappare) per colpa dei misfatti del colonialismo europeo, che sarebbero stati cos\u00ec atroci da impedire a questi popoli di svilupparsi in tutti questi anni. Per verificare questa tesi, bisognerebbe porre un esempio che ne rovesci i presupposti: senza il colonialismo europeo, come sarebbe diventata l\u2019Africa?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\nUn esempio perfettamente calzante \u00e8 lo Stato della Liberia, l\u2019unico Stato africano mai sottoposto a colonialismo. Creato nella prima met\u00e0 del XIX secolo da un gruppo di ex schiavi autoctoni, ha sempre vissuto durante tutta la sua esistenza in piena sovranit\u00e0 territoriale. Eppure, nonostante questo Stato autogestito dai nativi sia sopravvissuto indenne a due secoli di colonialismo bianco, nel XXI secolo lo ritroviamo con: due guerre civili negli ultimi 30 anni, uno dei maggiori tassi di stupro in rapporto agli abitanti a livello mondiale, un PIL\/pro capite tra i pi\u00f9 bassi al mondo, una popolazione che vive sotto la soglia di povert\u00e0 tra il 60 e l\u201980%. Insomma, pieno terzo (se non quarto) mondo. In questo caso, a chi dovremmo dare la colpa?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La Liberia non \u00e8 tuttavia l\u2019unico caso studio. Potremmo prendere come esempio anche Haiti, diventato Stato indipendente e sovrano nel 1796 a seguito di una ribellione degli schiavi neri (mai soggetto al colonialismo classico ottocentesco), o anche l\u2019Etiopia, la cui storia coloniale si limita ai pochi anni del fascismo e dell\u2019occupazione inglese. Tutti esempi di Stati che convivono quotidianamente con gravissime forme di sottosviluppo, ma tutt\u2019altro che opera del \u201ccattivo colonialismo bianco\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\nConsiderando che il colonialismo classico \u00e8 terminato tra gli anni \u201950 e \u201960 del XX secolo, e che quasi tutti gli Stati africani hanno un\u2019indipendenza ben superiore ai 50 anni, non si capisce perch\u00e9 il loro sottosviluppo dovrebbe ancora essere considerato come \u201ccolpa europea\u201d. Ci sono numerosi esempi di Stati che, sottoposti a colonialismo, nell\u2019ultimo mezzo secolo sono comunque riusciti a svilupparsi: il Vietnam (per secoli sottoposto al sistema tributario cinese, poi da met\u00e0 ottocento al colonialismo francese, e infine all\u2019occupazione americana), la Corea (anch\u2019essa sottoposta al sistema tributario e poi alla durissima occupazione giapponese), ma anche Cina, India, Egitto. Insomma, la scusa del \u201ccolonialismo bianco\u201d che ha fatto cos\u00ec tanti danni da costringere, oltre mezzo secolo dopo, le popolazione autoctone a migrare non sta in piedi alla prova dei fatti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Certo, di crimini in territorio africano gli europei ne hanno commessi: dai massacri nel Congo belga al genocidio dei popoli Herero in Namibia, la coscienza di alcuni Stati europei non \u00e8 affatto pulita. Ma tali fatti, seppur tragici e ripugnanti, non mutano l\u2019intricato rapporto tra colonialismo e sviluppo mancato: l\u2019Africa nera, prima dell\u2019arrivo degli europei, era un continente poverissimo, diviso in trib\u00f9 in lotta tra di loro, tecnologicamente all\u2019et\u00e0 della pietra e senza qualunque forma di moderna istituzione (leggi, alfabeto, Stato, ecc.). Gli europei non hanno puntato massicciamente sullo sviluppo di quei territori, ma non hanno distrutto nessun paese del Bengodi n\u00e9 danneggiato le strutture essenziali per lo sviluppo di tali civilt\u00e0: tra il XIX e il XX secolo presero il controllo di un continente ancora allo stato tribale e pre-moderno e tale lo lasciarono.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">E IL NEOCOLONIALISMO?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\u201cNeocolonialismo\u201d, anch\u2019esso un feticcio spesso usato dagli immigrazionisti per puntare il dito, \u00e8 un termine che descrive rapporti di penetrazione economica e politica da parte dell\u2019Occidente (e non solo) nei paesi del Terzo Mondo. Dietro questo termine vi \u00e8 una sterminata letteratura, che passa dalle \u201cteorie della dipendenza\u201d, al marxismo, fino a Choamsky e alla globalizzazione, a riprova che si tratta di una questione mondiale altamente seria e dalla mutevole lettura. Eppure il \u201cneocolonialismo\u201d viene usato a sproposito come scaricabarile sull\u2019Occidente per il sottosviluppo africano, privandolo della sua efficacia e del suo reale significato. Ma come funziona questo fenomeno? Ed \u00e8 davvero il \u201ccolpevole\u201d del sottosviluppo del continente nero?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Prima di trattare esempi di \u201cneocolonialismo\u201d, \u00e8 opportuno rilevare che anche quegli Stati africani che, nel corso dell\u2019ultimo mezzo secolo, hanno condotto politiche nazionaliste e fieramente anti-coloniali, anti-bianche ed anti-occidentali, si trovano sostanzialmente allo stesso grado di sviluppo di tutta l\u2019Africa nera.\u00a0 A partire dal ghanese Nkrumah, filo-socialista e nazionalista, passando per il guineano S\u00e9kou Tour\u00e9, filo-sovietico e al potere per oltre un ventennio, fino allo Zimbabwe di Robert Mugabe, nell\u2019Africa nera ci sono stati diversi esempi di leader terzomondisti, panafricani ed anti-occidentali, che potremmo prendere come esempio di \u201cStati non soggetti per lunghi periodi alle politiche neocoloniali\u201d. Tutti questi Presidenti hanno in comune la nazionalizzazione delle compagnie straniere, la cacciata delle multinazionali, nel caso di Mugabe perfino la cacciata degli europei bianchi e la spartizione delle loro terre tra gli autoctoni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\nA livello di dati, per\u00f2, \u00e8 difficile rintracciare significative differenze nello sviluppo tra questi Stati e gli altri: i livelli di povert\u00e0, sviluppo umano, stabilit\u00e0, sicurezza e forza economica di questi paesi non si discostano affatto (anzi, in alcuni casi peggiorano, come per esempio la questione valutaria nello Zimbabwe) dagli altri Stati africani soggetti al \u201cneocolonialismo\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Addentrandoci invece nei rapporti pi\u00f9 classicamente \u201cneocoloniali\u201d prendiamo, come esempio, la Nigeria e le sue riserve petrolifere (il pi\u00f9 grande produttore di petrolio in Africa, 11esimo a livello mondiale). Il petrolio \u00e8 una risorsa vitale per l\u2019economia nigeriana, la prima e la pi\u00f9 redditizia. Eppure la Nigeria rimane poverissima ed uno dei centri dell\u2019immigrazione verso l\u2019Europa. Colpa delle \u201cmultinazionali cattive\u201d che si accaparrano tutto il petrolio nigeriano lasciando ai poveri abitanti locali le briciole? Beh, non proprio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">L\u2019industria petrolifera \u00e8 stata nazionalizzata nei primi anni \u201970, ed \u00e8 controllata dalla Nigerian National Petroleum Corporation (NNPC) che acquisisce i redditi derivanti dal petrolio (oltre il 60% delle rendite attuali finiscono nelle tasche di questa Corporation, quasi il 40% dell\u2019intero PIL nazionale). In Nigeria operano ovviamente numerose compagnie d\u2019estrazione occidentali (d\u2019altronde, la Nigeria non possiede n\u00e9 il know-how n\u00e9 i capitali sufficienti per fare tutto da s\u00e9), eppure \u00e8 lo Stato nigeriano (con la formula della joint-venture) a mantenere il controllo sostanziale e maggioritario delle operazioni estrattive e delle rendite.\u00a0Le percentuali di gestione con le compagnie sono cos\u00ec ripartite: con la Shell la NNPC controlla il 55% della joint-venture e la Shell il 30%, con la Chevron la NNPC il 60% e la Chevron il 40%, con la Exxon-Mobil percentuali identiche, con la Agip il rapporto \u00e8 60-20 per la NNPC, sempre il 60% con la Total e stessa percentuale con la Texaco.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\nCosa implica tutto ci\u00f2? Implica che, per quel che riguarda una risorsa essenziale ed estremamente redditizia e richiesta sul mercato quale il petrolio, la situazione non \u00e8 che \u201cle cattive multinazionali si prendono tutto\u201d, ma \u00e8 quella di un governo che mantiene il suo controllo su tali beni e sugli introiti, sfruttando le multinazionali del settori quali asset imprescindibili per il know-how e la logistica. Certamente c\u2019\u00e8 la presenza di multinazionali del settore, necessarie per diverse fasi di estrazione e vendita, ma non c\u2019\u00e8 un Occidente che \u201csi ruba tutto\u201d non lasciando nulla al governo locale. Anzi, la Nigeria da tale risorsa ricava ingenti cifre che rimpolpano lautamente le casse dello Stato \u2013 ed \u00e8 qui che bisognerebbe porre la domanda: come vengono gestiti dai governi africani gli introiti ricavati dallo sfruttamento delle proprie risorse?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Si potrebbero fare esempi contrari: l\u2019Arabia Saudita sfruttando le proprie risorse naturali (sempre con la presenza occidentale, precisiamo) \u00e8 riuscita a diventare uno Stato ricco e a far partecipare a questa ricchezza anche la cittadinanza. Senza elogiarne la struttura socio-politica, la differenza \u00e8 macroscopica: alcuni Stati (quelli del Golfo ne sono il primo esempio) sono riusciti a costruire qualcosa di duraturo e a migliorare la qualit\u00e0 di vita attraverso le proprie risorse, gli Stati africani, in gran parte no.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">L\u2019esempio del petrolio nigeriano non \u00e8 nemmeno l\u2019unico: i diamanti del Botswana sono controllati interamente dalla compagnia Debswana (co-gestita col Sudafrica), e prima produttrice mondiale del settore. Eppure, anche qui, il controllo e lo sfruttamento delle proprie risorse non ha portato affatto ad un arricchimento generalizzato o ad un miglioramento cospicuo e durato degli standard di vita della popolazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Certo, il neocolonialismo nasconde anche lati oscuri e di vera e propria dipendenza: ne \u00e8 un esempio l\u2019area africana legata, a livello monetario, al Franco CFA, che coinvolge diversi Stati dell\u2019Africa centrale ex colonie francesi. Una piena limitazione delle possibilit\u00e0 valutarie e della sovranit\u00e0 finanziaria, ed in questo caso s\u00ec, possiamo parlare di dannose ingerenze neocoloniali \u2013 senza che tuttavia i rispettivi governi, dalla sua istituzione in poi, abbiano mai fatto nulla per opporvisi. Anzi, occorre far presente che il Mali nel 1962 era uscito dall\u2019area del Franco (salvo poi rientrarne nel 1984), mentre Stati non ex-colonie francesi come la Guinea Equatoriale e la Guinea-Bissau hanno scelto consapevolmente di aderirvi negli anni \u201990.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\nProbabilmente, invece che individuare nel mondo occidentale l\u2019unico deplorevole colpevole per il neocolonialismo che \u201cmantiene poveri gli africani\u201d, sarebbe ora che si guardasse anche a come gli stessi governi locali gestiscono la propria politica pubblica, le proprie risorse e i propri rapporti con l\u2019Occidente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">I PROBLEMI DELL\u2019AFRICA NERA<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Gli europei che arrivarono in Africa nel XVIII e XIX secolo non trovarono un Eden che poi distrussero, ma una situazione non troppo diversa da quella attuale. La loro colpa pi\u00f9 grave (oltre ai crimini contro l\u2019umanit\u00e0) \u00e8 in realt\u00e0 il non aver saputo organizzare il Continente nero, creando Stati dai confini incerti e \u201csbagliati\u201d, spartendo e dividendo a proprio piacimento terre e coste, interessati pi\u00f9 a costruire dei domini stabili pi\u00f9 che a creare delle forme nazionali che in futuro sarebbero potute diventare dei veri Stati. Il processo di decolonizzazione non ha fatto altro che mettere a nudo la cattiva gestione delle questioni nazionali e di state-building.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Essenziale per\u00f2 \u00e8 la colpa delle \u00e9lite africane. Le presidenze spesso si sono rivelate dei regimi corrotti ed eterni, incapaci di dare un vero futuro al paese o promuovere strategie di sviluppo a lungo termine. Nel 2018, per esempio, troviamo al potere in Camerun Paul Biya (43 anni di governo), Obiang Nguema in Guinea Equatoriale (39), Sassou Nguesso in Congo (34), Museveni in Uganda (32), al-Bashir in Sudan (29), D\u00e9by in Ciad (27), solo per citare i pi\u00f9 longevi. La questione per\u00f2 non \u00e8 la durata monstre dei loro governi, quanto i numerosi problemi che nel corso del loro lunghissimo mandato non sono mai riusciti a risolvere \u2013 spesso anzi acutizzandoli.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Tra la cattiva gestione delle proprie risorse (in alcuni casi davvero redditizie), sperperate tra apparati corrotti, esorbitanti spese militari (spesso per guerre di natura tribale o politica), e clan di potere, le risorse che l\u2019Africa dispone gi\u00e0 di per s\u00e9 non sono state davvero mai investite per un\u2019opera di crescita, modernizzazione e risoluzione dei grandi problemi continentali. Uno degli esempi peggiori (e pi\u00f9 conosciuti) delle stolidit\u00e0 dell\u2019impiego delle risorse nazionali da parte dei governi africani \u00e8 la famosa incoronazione ad \u201cImperatore del Centrafrica\u201d del Generale Bokassa che, per lo sfarzo delle cerimonie e dei mezzi impiegati dissangu\u00f2 le casse statali (circa un terzo delle finanze del paese) in uno dei paesi pi\u00f9 poveri al mondo. Un monito (purtroppo non unico) sulle reali e gravose responsabilit\u00e0 dei governi africani per la situazione del Continente nero.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Fonte: <\/strong><a href=\"http:\/\/www.oltrelalinea.news\/2018\/11\/10\/poverta-africana-e-davvero-tutta-colpa-del-colonialismo\/\">http:\/\/www.oltrelalinea.news\/2018\/11\/10\/poverta-africana-e-davvero-tutta-colpa-del-colonialismo\/<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di OLTRELALINEA (Leonardo Olivetti) &nbsp; \u00ab\u00c8 colpa nostra se scappano\u00bb. 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