{"id":46105,"date":"2018-11-19T10:30:51","date_gmt":"2018-11-19T09:30:51","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=46105"},"modified":"2018-11-18T16:26:27","modified_gmt":"2018-11-18T15:26:27","slug":"per-un-populismo-di-sinistra-di-chantal-mouffe-o-come-sfidare-la-destra-xenofoba-radicalizzando-la-democrazia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=46105","title":{"rendered":"\u201cPer un populismo di sinistra\u201d di Chantal Mouffe. O come sfidare la destra xenofoba radicalizzando la democrazia"},"content":{"rendered":"<p>di I<strong>L FATTO QUOTIDIANO (Davide Turrini)<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"attachment-full size-full wp-post-image\" title=\"\u201cPer un populismo di sinistra\u201d di Chantal Mouffe. O come sfidare la destra xenofoba radicalizzando la democrazia\" src=\"https:\/\/st.ilfattoquotidiano.it\/wp-content\/uploads\/2018\/11\/16\/mouffe-1300.jpg\" alt=\"\u201cPer un populismo di sinistra\u201d di Chantal Mouffe. O come sfidare la destra xenofoba radicalizzando la democrazia\" width=\"1300\" height=\"530\" \/><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<section class=\"catenaccio\">\n<p style=\"text-align: justify;\">Il pamphlet della filosofa e politologa belga \u00e8 stato pubblicato in Italia per Laterza. Di fronte al momento populista, si teorizza, una strada democratica \u00e8 possibile attraverso la creazione di &#8220;una nuova egemonia&#8221;: &#8220;Opporsi alla postdemocrazia non significa abbandonare principi come la divisione dei poteri, il suffragio universale, i diritti civili, il sistema multipartitico, ma difenderli e radicalizzarli&#8221;. Ilfattoquotidiano.it pubblica un estratto del testo<\/p>\n<\/section>\n<div id=\"adv_text-100\" class=\"widget widget_adv_text\" style=\"text-align: justify;\">\n<div class=\"textwidget adv-inner\">\n<div id=\"quantum-above\"><\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<section id=\"article-body-id\" class=\"article-body\">\n<p style=\"text-align: justify;\">Il \u201cpopulismo di sinistra\u201d \u00e8 vivo e lotta insieme a noi. E\u2019 in libreria \u201c<strong>Per un populismo di sinistra\u201d (Laterza)<\/strong>, scritto dalla filosofa belga<strong> Chantal Mouffe<\/strong> (di cui il\u00a0fattoquotidiano.it\u00a0vi mostra alcune pagine in esclusiva). Breve e lucido pamphlet che prova ad annodare i fili di un discorso politico democratico, serio e concreto, di fronte allo spauracchio concettuale sventolato ai quattro venti del pericolo \u201cpopulista\u201d. Mouffe insegna politica e relazioni internazionali all\u2019universit\u00e0 di Westminster ed \u00e8 anche autrice, assieme a\u00a0<strong>Ernesto Laclau<\/strong>, del volume <strong>Egemonia e strategia socialista (1985)<\/strong>, qui ripreso in parecchi passaggi, testo fondante per alcuni dei fondatori del movimento politico<strong> Podemos<\/strong> in Spagna e della <strong>France Insoumise<\/strong> di Jean-Luc M\u00e9lanchon in Francia. Il claim di \u201cPer un populismo di sinistra\u201d potrebbe essere: se l\u2019egemonia nemica neoliberista \u00e8 in crisi perch\u00e9 non dargli la botta finale da sinistra? Che gli attuali partiti socialdemocratici, diffusamente perdenti a livello elettorale in ogni angolo d\u2019Europa, non siano una risposta spendibile \u00e8 chiaro come il sole (e ne parleremo tra qualche riga). Quello che invece stupisce dell\u2019analisi storica degli ultimi trent\u2019anni di governi, governanti e ideologie dell\u2019Occidente di Mouffe \u00e8, da un lato, l\u2019implacabile e fulminante sepoltura delle \u201cterze vie\u201d alla <strong>Giddens\/Blair<\/strong> e di tutti quei partiti \u201cprogressisti\u201d letteralmente ridipinti di neoliberismo spicciolo; dall\u2019altro lo sdoganamento del babau concettuale \u201cpopulismo\u201d.<\/p>\n<div id=\"adv-intext-0\" class=\"\" style=\"text-align: justify;\" data-sizes=\"[[300,250],&quot;fluid&quot;,[336,280]]\" data-ad-unit=\"FattoQ_300x250_First_Art\">\n<div id=\"videoincontent\"><\/div>\n<div id=\"videoincontent2\"><\/div>\n<\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-medium wp-image-4768161 alignleft\" src=\"https:\/\/st.ilfattoquotidiano.it\/wp-content\/uploads\/2018\/11\/15\/per-un-populismo-di-sinistra-cover-202x300.jpg\" alt=\"\" width=\"202\" height=\"300\" \/>Iniziamo da qui, allora, da quella \u201cragione populista\u201d teorizzata dello stesso Laclau in un altro libro del 2008 (in Italia sempre edito da Laterza). \u201cLaclau definisce il populismo come <strong>una strategia discorsiva<\/strong> per la costruzione di una frontiera politica, che opera attraverso la divisione della societ\u00e0 in due campi e chiama alla mobilitazione \u2018i derelitti\u2019, chi \u00e8 sfavorito, contro \u2018chi \u00e8 al potere\u201d, scrive Mouffe. \u201cIl populismo non \u00e8 un\u2019ideologia e non pu\u00f2 essere ricondotto a un contenuto programmatico specifico. N\u00e9 si tratta di un regime politico. \u00c8 un modo di fare politica che pu\u00f2 assumere forme differenti a seconda del momento e del luogo, ed \u00e8 compatibile con diverse cornici istituzionali\u201d. Mouffe e Laclau sono concordi nel sostenere che oggi viviamo in <strong>un \u201cmomento populista\u201d<\/strong>. Situazione politico-culturale che si verifica quando, sotto la pressione delle trasformazioni politiche o socioeconomiche \u201cl\u2019egemonia dominante \u00e8 destabilizzata dalla moltiplicazione di domande insoddisfatte\u201d. In queste situazioni, le istituzioni difendendo l\u2019ordine costituito entrano in crisi, cos\u00ec \u201cil blocco storico che fornisce la base sociale della formazione egemonica si trova disarticolato ed emerge la possibilit\u00e0 di costruire un nuovo soggetto di azione collettiva \u2013 il popolo \u2013 capace di riconfigurare un ordine sociale sentito come ingiusto\u201d. Insomma il nostro \u201cmomento populista\u201d corrisponde alla crisi dell\u2019egemonia neoliberista che si \u00e8 affermata a partire dagli anni ottanta del novecento. Sull\u2019agonia neoliberista ci aveva ragionato <strong>Colin Crouch<\/strong> che aveva coniato il concetto di \u201cpostdemocrazia\u201d, ovvero l\u2019affermarsi del declino del ruolo dei parlamenti, della perdita della sovranit\u00e0 popolare, ma soprattutto del ritorno ad un\u2019epoca pre-democratica con le \u00e9lite politiche chiuse ad ogni istanza democratica e liberale. Un rapido rewind modello <strong>Rai Storia<\/strong> (qui la prosa tranchant di Mouffe \u00e8 spettacolo puro) ed ecco ritrovarci in pieno periodo \u201cpost war consensus\u201d. Stando larghi tra il 1945 e il 1974. Espansione dello Stato sociale, diritti dei lavoratori ottenuti con contrattazione collettiva, tendenza alla piena occupazione, strumenti keynesiani a go-go attuati bene o male da coalizioni di stampo socialista e in modo mitigato anche da quelle pi\u00f9 conservatrici. Poi qualcosa nel patto di non\u00a0 belligeranza capitale\/lavoro salta. \u00c8 l\u2019attimo sfuggente dell\u2019affermarsi del liberismo economico come dottrina politico-culturale totalizzante, modalit\u00e0 di avanzamento caterpillar sulle conquiste sociali ed economiche che ha la sua apoteosi nella politica antisindacale e antistatalista di Margaret Thatcher.<\/p>\n<div id=\"adv-intext-1\" class=\"\" style=\"text-align: justify;\" data-sizes=\"[[300,250],&quot;fluid&quot;,[336,280]]\" data-ad-unit=\"FattoQ_Art_Intext\"><\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\">La Mouffe preferisce chiamarla \u201c<strong>postpolitica<\/strong>\u201c, ed \u00e8 la fine dei partiti socialdemocratici del Novecento: \u201cSotto la pretesa della \u00abmodernizzazione\u00bb imposta dalla globalizzazione, i partiti socialdemocratici hanno accettato i diktat del capitalismo finanziario e i limiti imposti da quest\u2019ultimo agli interventi di Stato e alle politiche redistributive. Come conseguenza, si \u00e8 ridotto drasticamente il ruolo dei Parlamenti e delle istituzioni che permettono ai cittadini di influenzare le decisioni politiche. Le elezioni non offrono pi\u00f9 l\u2019opportunit\u00e0 di scegliere, attraverso i tradizionali partiti di governo, tra alternative reali. La sola cosa concessa dalla postpolitica \u00e8 un\u2019alternanza bipartisan tra partiti di centrodestra e centrosinistra. Chiunque si opponga al \u2018consenso al centro\u2019 e al dogma che non vi \u00e8 alternativa alla <strong>globalizzazione neoliberale<\/strong> \u00e8 chiamato \u2018estremista\u2019 o squalificato come \u2018populista\u2019 \u201d. Che la socialdemocrazia sia quindi \u201cincapace\u201d di cogliere la natura di questo \u201cmomento populista\u201d \u00e8 lapalissiano. \u201cPrigionieri dei loro dogmi postpolitici e riluttanti ad ammettere gli errori commessi, non sanno riconoscere che molte delle domande articolate dai partiti populisti di destra sono domande democratiche, cui bisogna fornire una risposta progressista. Molte di queste domande provengono, infatti, dai gruppi maggiormente colpiti dalla globalizzazione neoliberale e non possono essere soddisfatte all\u2019interno della sua cornice\u201d.<\/p>\n<div id=\"adv-intext-2\" class=\"\" style=\"text-align: justify;\" data-sizes=\"[[300,250],&quot;fluid&quot;,[336,280]]\" data-ad-unit=\"FattoQ_Art_Intext\"><\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\">Come superare, allora, questa situazione d\u2019impasse, senza lasciare che il cappello alle \u201c<strong>domande democratiche<\/strong>\u201d di questo \u201cmomento populista\u201d lo mettano partiti ideologicamente orientati ai (non) valori della destra xenofoba, che sembra paradossalmente esserne diventata assurdo sinonimo? Secondo la politologa belga bisogna gramscianamente creare \u201c<strong>una nuova egemonia<\/strong> che permetta la radicalizzazione della democrazia\u201d. Non allontanandosi dal sistema democratico liberale, anche se sempre meno rappresentativo, con una \u201cstrategia dell\u2019esodo\u201d come suggerito da Hardt e Negri, ma costruendo un \u201c<strong>popolo<\/strong>\u201d e combinando \u201cdifferenti lotte di resistenza\u201d in una \u201crelazione equivalenziale delle differenze\u201d. \u201cOpporsi alla postdemocrazia non significa abbandonare principi come la divisione dei poteri, il suffragio universale, i diritti civili, il sistema multipartitico, ma difenderli e radicalizzarli\u201d, spiega la Mouffe. Ed \u00e8 proprio in questo rinnovato \u201c<strong>confronto agonistico tra progetti egemonici<\/strong>\u201d, nella tensione del conflitto tra alternative politiche reali, che l\u2019autrice intravede una prateria infinita per questa sorta di eterogeneit\u00e0 di istanze provenienti dal basso, dove si afferma la figura plurale di \u201ccittadino\u201d non pi\u00f9 \u201ccontribuente\u201d o \u201cconsumatore\u201d. \u201cIn una fase postdemocratica, in cui una delle priorit\u00e0 dell\u2019agenda politica \u00e8 il recupero e la radicalizzazione della democrazia, il populismo, con il suo porre l\u2019accento sul demos come elemento essenziale della democrazia, pu\u00f2 ben rappresentare la logica politica pi\u00f9 adatta alla congiuntura attuale\u201d, \u2013 specifica la Mouffe -, \u201cse la interpretiamo come quella strategia politica che evidenzia il bisogno di definire una frontiera politica tra il popolo e l\u2019oligarchia, il populismo di sinistra si oppone alla visione postpolitica che identifica la democrazia con il consenso. Inoltre, facendo riferimento alla costruzione di una volont\u00e0 comune costituita dall\u2019articolazione di domande democratiche, ammette la necessit\u00e0 di tener conto di una variet\u00e0 di lotte eterogenee, anzich\u00e9 immaginare il soggetto politico collettivo esclusivamente in termini di \u00abclasse\u00bb\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Prendendo poi in prestito <strong>Freud, Spinoza e Wittgenstein<\/strong>, Mouffe invoca \u201cmeno razionalismo\u201d de neutrale e grigi esperti della burocrazia governativa e pi\u00f9 \u201caffettivit\u00e0\u201d nell\u2019identificazione politica tra rappresentati e rappresentanti, ovvero \u201cuna strategia populista di sinistra deve essere coerente con i valori e le identit\u00e0 di chi cerca di interpellare gli aspetti dell\u2019esperienza popolare e deve connettersi con essi (\u2026) per essere in consonanza con i problemi che le persone incontrano nelle loro vite quotidiane, deve partire da dove si trovano e da cosa provano, offrendo una visione del futuro che dia speranza, anzich\u00e9 restare nel registro della denuncia\u201d. Inoltre, il populismo di sinistra si deve sviluppare prima di tutto in <strong>una dimensione geografico-culturale \u201cnazionale\u201d<\/strong> (non sovranista, attenzione) e poi collegato, semmai, ad altre esperienze nazionali similari. Infine, nella vana elencazione di spiegare che qualcosa del genere vi sia gi\u00e0 stato a livello storico recente si parla di <strong>Syriza<\/strong> in Grecia (vittima di un \u201ccolpo di stato finanziario\u201d e costretta ad \u201caccettare i diktat della Troika\u201d), <strong>La France Insoumise<\/strong> di M\u00e9lanchon e il new labour di <strong>Jeremy Corbyn<\/strong>. Dall\u2019Italia non pervenuto nemmeno uno straccio di esempio.<\/p>\n<\/section>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Fonte: <a href=\"https:\/\/www.ilfattoquotidiano.it\/2018\/11\/18\/per-un-populismo-di-sinistra-di-chantal-mouffe-o-come-sfidare-la-destra-xenofoba-radicalizzando-la-democrazia\/4768158\/?fbclid=IwAR1SFud5UgbSrAOgVgvE7FnegApstIssMsQ3Cc2Lc0UJTKYy-wk9ZnUE2oM\">https:\/\/www.ilfattoquotidiano.it\/2018\/11\/18\/per-un-populismo-di-sinistra-di-chantal-mouffe-o-come-sfidare-la-destra-xenofoba-radicalizzando-la-democrazia\/4768158\/?fbclid=IwAR1SFud5UgbSrAOgVgvE7FnegApstIssMsQ3Cc2Lc0UJTKYy-wk9ZnUE2oM<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di IL FATTO QUOTIDIANO (Davide Turrini) &nbsp; &nbsp; Il pamphlet della filosofa e politologa belga \u00e8 stato pubblicato in Italia per Laterza. 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