{"id":46116,"date":"2018-11-19T11:00:51","date_gmt":"2018-11-19T10:00:51","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=46116"},"modified":"2018-11-19T08:20:38","modified_gmt":"2018-11-19T07:20:38","slug":"lidentita-non-manca-lo-stato-si-la-classe-dirigente-pure","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=46116","title":{"rendered":"L\u2019identit\u00e0 non manca, lo Stato s\u00ec, la classe dirigente pure!"},"content":{"rendered":"<p>di I<strong>L MEDITERRANEO (Davide Grisi)<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p class=\"td-post-sub-title\" style=\"text-align: justify;\">Parafrasando le parole di Massimo d\u2019Azeglio: \u201cFatta l\u2019Italia, fatti gli italiani, ora tocca fare lo Stato Italiano\u201d<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u201c<em>Fatta l\u2019Italia ora tocca fare gli Italiani<\/em>\u201d frase tanto infelice quanto, a nostro modo di vedere, storpiata nel senso nel corso dei decenni. Perch\u00e9 con buona pace di Massimo D\u2019Azeglio, a cui viene attribuita, <strong>nel 1861 gli italiani esistevano gi\u00e0 da un pezzo.<\/strong> Cos\u00ec come esisteva l\u2019Italia, come concetto che riuniva in un comune destino popoli inizialmente diversi e fusi in quella che i greci chiamavano \u201c<em>koin\u00e8<\/em>\u201d, cio\u00e8 una lingua e civilt\u00e0 comune.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>L\u2019unica cosa diversa nel 1861 rispetto ai secoli precedenti, \u00e8 che per la prima volta dai tempi di Odoacre, gli Italiani avevano di nuovo uno Stato unico dalle Alpi a Sicilia.<\/strong> Questa certezza, che sta a fondamento del patriottismo italico e dell\u2019unit\u00e0 della Nazione, ha cominciato a vacillare fortemente agli inizi degli anni novanta, per venire quasi totalmente a mancare ai giorni nostri, abbandonandosi a un <em>cupio dissolvi <\/em>fatto di secessionismi e di autolesionismo patologico, il cui spettro va dallo snobismo <em>radical chic, <\/em>al cinismo piccolo borghese, fino al definire l\u2019Italia e gli italiani una mera espressione geografica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>\u201cIo non mi sento italiano ma per fortuna o purtroppo lo sono\u201d<\/em>\u00a0cantava sarcasticamente Giorgio Gaber, in una delle sue canzoni dell\u2019ultimo album uscito nel 2003, a poche settimane dalla morte. Forse <em>Il signor G., come spesso poi \u00e8 accaduto,<\/em> aveva ragione, ma\u00a0<strong>perch\u00e9 lui e molti altri italiani, ad un secolo e mezzo dall\u2019Unit\u00e0, non si sentono pi\u00f9 tali, non riconoscendo un\u2019identit\u00e0 nazionale di cui esser parte?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La risposta si trova nei diversi livelli di cui \u00e8 composta l\u2019identit\u00e0 nazionale, <strong>ed il livello che maggiormente ha risentito delle alterne vicende storiche<\/strong>, non \u00e8 quello dell\u2019italianit\u00e0, che pur passando attraverso le invasioni barbariche, le signorie medievali, le varie conquiste successive della penisola da parte di regni stranieri, non \u00e8 mai stato pi\u00f9 di tanto messo in discussione, ma bens\u00ec <strong>il livello della costruzione dello Stato italiano<\/strong>, di quell\u2019architettura giuridico-economica che si poggia su solide basi sociali. E perch\u00e9 quest\u2019architettura \u00e8 cos\u00ec fragile?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Come prima cosa va ricordata la storia dello Stato italiano: <strong>uno Stato giovane, nato nel 1861<\/strong>, quando gi\u00e0 Francia, Inghilterra, Germania avevano secoli di tradizione statuale alle spalle. Nel Cinquecento e nel Seicento l\u2019Italia manc\u00f2 l\u2019appuntamento con la modernit\u00e0 e non pass\u00f2 tutte quelle fasi \u2013 dalla monarchia assoluta ai regimi parlamentari \u2013 che invece vissero queste nazioni. <strong>L\u2019unit\u00e0 d\u2019Italia poi, fu il capolavoro politico di una piccola \u00e9lite<\/strong>, guidata dalle idee di Mazzini, diretta dalla capacit\u00e0 diplomatica di Cavour, supportata militarmente e finanziariamente da Casa Savoia, a cui si aggiunge lo spirito d\u2019impresa di Garibaldi, forse l\u2019unico eroe popolare italiano; ma di certo <strong>non fu il prodotto di una congiuntura storica, che coinvolse da subito la maggioranza della futura popolazione italiana e soprattutto non la coinvolse nella costruzione della futura nazione italiana.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Questa particolare e difficile condizione dello Stato italiano era al centro della riflessione di <a href=\"http:\/\/www.treccani.it\/enciclopedia\/giovanni-gentile\/\">Giovanni Gentile<\/a><\/strong> quando nel 1893 approd\u00f2, dopo aver vinto un concorso, alla Scuola Normale di Pisa. C\u2019era in lui, come in molti altri giovani italiani all\u2019inizio del Novecento, la volont\u00e0 di dar forma ad un Italia capace di farsi valere nel mondo e di conseguenza, far sorgere un forte sentimento nazionalpopolare, che desse vita ad una forte identit\u00e0 italiana. Identit\u00e0 che nonostante uno Stato ancora debole e malvissuto in molte parti d\u2019Italia, diede la prova di esistere e di resistere, durante le \u201c<em>tempeste d\u2019acciaio<\/em>\u201d della Grande Guerra, quando giovani provenienti da tutta la penisola difesero i confini con l\u2019Impero austroungarico, contrapponendo con le armi e ideologicamente, un modello unitario e un popolo culturalmente unito, al modello multietnico e multiculturale asburgico, che infatti non resse dopo la sconfitta e si sfasci\u00f2 una volta terminato il conflitto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Ma per Gentile, l\u2019unit\u00e0 politica e culturale non era sufficiente, vi era la necessita (secondo noi a ragione) anche di una costruzione statuale adeguata. Arriva quindi a teorizzare la sua idea di Stato etico<\/strong>, ripresa da quella hegeliana ma adattata al contesto italiano, uno Stato che \u00e8 per Gentile il fine ultimo a cui gli individui devono tendere e in cui gli individui trovano la loro realizzazione, <strong>in netta contrapposizione allo Stato liberale borghese<\/strong> che dalla rivoluzione francese fino alla Marcia su Roma rimase il modello dominante in Italia, contraddistinto dal nichilismo individualista e dal <em>laissez faire economico<\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Secondo la teoria di Gentile, gli uomini arrivano allo Stato perch\u00e9 \u00e8 ravvisabile in essi una tendenza innata alla socialit\u00e0<\/strong>, <strong>a essere inseriti in una comunit\u00e0 che li protegge a cominciare dalla famiglia<\/strong>, nella quale possono vivere e dare un senso alla propria esistenza e che dovranno difendere se ve ne sar\u00e0 il bisogno, perch\u00e9 difendendo il bene comune, difendono s\u00e9 stessi. Una teoria dello Stato quindi, fortemente debitrice della tradizione aristotelica, che si concretizzer\u00e0 almeno in parte, una volta che Gentile sar\u00e0 diventato ministro dell\u2019Istruzione e dell\u2019Educazione nella riforma della scuola, dove lo Stato diventa appunto, educatore.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Il problema sorge quando Gentile<\/strong>, come da lui espresso in un discorso l\u20198 marzo 1925 a Firenze, <strong>passa da quest\u2019idea, all\u2019idea dello Stato totalitario<\/strong> in cui l\u2019individuo vive unicamente per lo Stato e vengono soppresse tutte le libert\u00e0 individuali che non sono organiche alla creazione dello stesso, parole riprese poco dopo nel discorso di Mussolini del 25 giugno in cui preciser\u00e0 : \u201c<em>Vogliamo insomma fascistizzare la nazione, tanto che domani italiano e fascista, come presso a poco italiano e cattolico, siano la stessa cosa<\/em>\u201d <strong>e\u00a0 concretizzato nel 1928 con l\u2019instaurazione del regime.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ed \u00e8 questo il nodo centrale della questione, <strong>se l\u2019esistenza dell\u2019Italia \u00e8 ancora oggi messa in discussione<\/strong>, se ancora oggi alcuni italiani non si sentono tali e vedono lo Stivale come una mera espressione geografica abitata da individui, invece che da un popolo, <strong>\u00e8 principalmente dovuto al fascismo alla sua esaltazione fino alla parodia dell\u2019italianit\u00e0, al suo quasi riuscito tentativo di fondere insieme \u201c<em>italiano e fascista<\/em>\u201d provocando un cortocircuito su cosa veramente significasse essere italiani<\/strong>, tanto da creare in una buona parte della popolazione, <a href=\"https:\/\/www.ilmediterraneo.org\/14\/03\/2018\/larmistizio-di-cassibile-morte-della-patria\/\">soprattutto dopo la caduta del regime<\/a>, un rigetto nei confronti di ogni manifestazione dell\u2019italianit\u00e0, in quanto marchiata come fascista.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>L\u2019ultimo colpo arriv\u00f2 con l\u2019instaurazione della Repubblica<\/strong>, quando ai suoi albori cerc\u00f2 in ogni modo,\u00a0 non senza ragioni, di rimuovere qualsiasi elemento che ricordasse il fascismo e tutto ci\u00f2 che potesse essere in odore di ricordarlo, ma cos\u00ec facendo rimosse inevitabilmente anche alcune parti caratterizzanti l\u2019identit\u00e0 e l\u2019unit\u00e0 della Nazione italiana, lasciando scoperto il fianco ai futuri regionalismi e localismi che invece di esser vissuti come ricchezza e valore aggiunto, sono diventati terreno di scontro politico su pi\u00f9 livelli.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Se si vuole invece ritrovare un senso di unit\u00e0 statuale \u00e8 necessario ricongiungere i fili spezzati con il processo di costruzione della Nazione<\/strong>, accettare che l\u2019Italia, pur deprecandone i risultati, fu anche fascista e prim\u2019ancora monarchica, fino a scendere ai moti risorgimentali, alle decine di insurrezioni alla ricerca dell\u2019autogoverno, alla conquista dello Stato Nazionale, perch\u00e9 il popolo italiano che gi\u00e0 all\u2019epoca esisteva di fatto, potesse ritornare ad esistere anche formalmente, attraverso un\u2019architettura politico-giuridica, che non sar\u00e0 mai perfetta ma necessaria.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Perch\u00e9 l\u2019Italia pur essendo la terra delle \u201cmille patrie\u201d, dei campanilismi, dei \u201cpopoli italiani\u201d, non ha mai avuto vere crisi d\u2019italianit\u00e0<\/strong>, non c\u2019\u00e8 mai stata l\u2019idea di un\u2019Italia che si potesse dividere in due nemmeno durante la guerra civile, vi furono, semmai, solamente italiani in lotta fra loro per determinare la forma politica del nuovo Stato, che sarebbe sorto dalle ceneri della seconda guerra mondiale, non per crearne altri.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Forse, l\u2019unica vera mancanza, \u00e8 quella di una classe dirigente in grado rimettere al centro la questione nazionale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Parafrasando le parole di Massimo d\u2019Azeglio: \u201c<em>Fatta l\u2019Italia, fatti gli italiani, ora tocca fare lo Stato Italiano<\/em>\u201d.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Fonte: <a href=\"https:\/\/www.ilmediterraneo.org\/17\/11\/2018\/lidentita-non-manca-lo-stato-si-la-classe-dirigente-pure\/\">https:\/\/www.ilmediterraneo.org\/17\/11\/2018\/lidentita-non-manca-lo-stato-si-la-classe-dirigente-pure\/<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di IL MEDITERRANEO (Davide Grisi) &nbsp; Parafrasando le parole di Massimo d\u2019Azeglio: \u201cFatta l\u2019Italia, fatti gli italiani, ora tocca fare lo Stato Italiano\u201d \u201cFatta l\u2019Italia ora tocca fare gli Italiani\u201d frase tanto infelice quanto, a nostro modo di vedere, storpiata nel senso nel corso dei decenni. Perch\u00e9 con buona pace di Massimo D\u2019Azeglio, a cui viene attribuita, nel 1861 gli italiani esistevano gi\u00e0 da un pezzo. Cos\u00ec come esisteva l\u2019Italia, come concetto che riuniva in&#46;&#46;&#46;<\/p>\n","protected":false},"author":86,"featured_media":39852,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"jetpack_post_was_ever_published":false,"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","enabled":false},"version":2}},"categories":[32],"tags":[],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2018\/03\/logo-rivista-mediterraneo-economia-politica-1.png","jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/p7ZaJ4-bZO","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/46116"}],"collection":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/86"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=46116"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/46116\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":46117,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/46116\/revisions\/46117"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/39852"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=46116"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=46116"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=46116"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}