{"id":46150,"date":"2018-11-20T11:30:35","date_gmt":"2018-11-20T10:30:35","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=46150"},"modified":"2018-11-20T11:20:10","modified_gmt":"2018-11-20T10:20:10","slug":"viva-le-classi-sociali","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=46150","title":{"rendered":"Viva le classi sociali!"},"content":{"rendered":"<p>di <strong>IL MULINO (Marianna Filandri, Giovanni Semi)<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.rivistailmulino.it\/main\/file\/inline\/f\/0fd4b8a8354a77a3fa75e3d97e7a34e6\" alt=\"immagine\" \/><\/p>\n<div class=\"content\">\n<p style=\"text-align: justify;\">Negli ultimi giorni, complice l\u2019attualit\u00e0 politica, abbiamo assistito al ritorno in piazza di gruppi sociali variamente ascrivibili alle classi medie e persino a quelle superiori. La \u201cgarbata e civile\u201d rimpatriata dei torinesi \u00abs\u00ec Tav\u00bb, in particolar modo, ha consentito il riaffiorare nel dibattito pubblico nazionale del tema delle classi sociali e, per una volta, non di quelle inferiori ma di quelle superiori. Dopo un lungo periodo in cui le classi popolari sono state infatti descritte e derise in quanto \u201canalfabete funzionali\u201d, \u201cprovinciali\u201d e persino \u201cpericolose\u201d in ragione delle proprie scelte elettorali, ecco riaffiorare, come un fantasma, quella \u00abinsalata di occupazioni\u00bb, per dirla con Wright Mills, che \u00e8 il ceto medio. Addirittura, complice la cronaca politica e gli sfott\u00f2 alla borghesia italiana, si \u00e8 persino ricominciato a parlare della nostra upper class. Per una volta, poi, non identificata nei Berlusconi o nei Briatore, ma nel pi\u00f9 confuso e magmatico mondo produttivo e delle professioni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Notando un certo pressapochismo nel maneggiare il concetto di classe sociale e assistendo alla diffusione di tesi molto dibattute e complicate come la fine del ceto medio <\/strong>o anche solamente la liquidit\u00e0 della societ\u00e0 contemporanea, abbiamo deciso di offrire qui un veloce vademecum per commentatori politici, giornalisti e societ\u00e0 civile. Non \u00e8 esaustivo, non essendo rivolto ai colleghi (tanti) che si occupano di classi sociali in Italia, e infine non \u00e8 conclusivo.\u00a0Le classi sociali identificano gruppi di individui e famiglie accomunati da un simile livello di risorse e ricompense che sono distribuite in maniera diseguale nella societ\u00e0. Queste risorse variano dal reddito al titolo di studio, dal tipo di occupazione al capitale culturale di cui dispongono, passando anche per la salute e per le reti sociali che le sostengono. La distribuzione diseguale delle risorse si traduce in differenti opportunit\u00e0 di vita in base alle diverse posizioni sociali. L\u2019insieme di queste ultime costituisce il cosiddetto sistema di stratificazione sociale, ossia i meccanismi che determinano il fatto che alcuni abbiano molto pi\u00f9 di altri. I sociologi sono concordi nel ritenere che non esista un unico modo, migliore degli altri, per definire e studiare la stratificazione. <strong>L\u2019atteggiamento da adottare \u00e8 certamente di grande cautela, essendo questo un tema particolarmente complicato.<\/strong> <strong>Vi \u00e8 tuttavia un generale accordo a considerare il tipo di lavoro che si fa come indicatore della posizione nei processi economici e di conseguenza indicatore della pi\u00f9 generale posizione sociale.<\/strong> Si parla cos\u00ec di classi occupazionali come sinonimo delle classi sociali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Oltre alla stratificazione di classe, per\u00f2, pu\u00f2 essere identificata anche la stratificazione di ceto, ossia la distribuzione dello status, del riconoscimento, del prestigio sociale e anche dello stile di vita. Molto spesso classe e ceto sono utilizzati come sinonimi, in particolare quando si parla delle posizioni intermedie: le classi medie e i ceti medi. Va per\u00f2 sottolineata la differenza tra i due concetti. Le classi sono state spesso studiate per dare conto dei conflitti o perlomeno delle posizioni potenzialmente conflittuali; i ceti, in particolare quelli medi, sono al contrario stati considerati un elemento a volte decisivo di stabilizzazione della societ\u00e0. I ceti sono un elemento aggregante nella misura in cui lo stile di vita, anche riflettendo il prestigio sociale, non dipende solo dalla ricchezza ma anche da altri fattori, non esclusi quelli psicologici e quelli derivanti dalla considerazione sociale (la manifestazione torinese di \u00abs\u00ec Tav\u00bb mostrava molto bene l\u2019accordo tra alcuni ceti, contro altri ceti). Lo stile di vita di ceto medio si \u00e8 diffuso nel secondo dopoguerra in Italia. Vi erano infatti idee ampiamente condivise sulla qualit\u00e0 della vita corrispondente alla condizione di piena cittadinanza. Le aspirazioni tipiche del ceto medio andavano dalla propriet\u00e0 della casa al possedere un\u2019automobile, dall\u2019andare in vacanza al mandare i figli a scuola. Queste aspirazioni potevano realizzarsi in maniere molto diverse in base alla classe sociale di appartenenza ma rimanevano simili nel contenuto. Alcune famiglie si compravano un\u2019auto di grande cilindrata, mente altre solo un\u2019utilitaria; alcune andavano in vacanza in distanti localit\u00e0 esotiche, altre in campeggio a non troppi chilometri da casa. La possibilit\u00e0 di perseguire le aspirazioni e praticare i modelli di consumo propri del ceto medio \u2013 pur a livelli diversi in termini di qualit\u00e0 e costo dei beni \u2013 \u00e8 stata condivisa non solo dalle classi medie, impiegatizie e autonome, ma anche dai settori<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">della classe operaia e della borghesia.<img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/s3-eu-west-1.amazonaws.com\/rivistailmulino\/public\/middle_class_sign_1600.jpg\" alt=\"\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il punto centrale che qui vogliamo segnalare \u00e8 che\u00a0<strong>non solo le aspirazioni di ceto medio continuano a essere ampiamente diffuse, ma anche che le classi sociali sono vive e vegete, che ciascuno di noi, alla nascita, \u00e8 caricato di una certa quantit\u00e0 di vincoli o di spinte che gli\/le consentiranno una vita peggiore o migliore, indipendentemente dalla singola capacit\u00e0 di cavarsela e trovare il proprio posto nel mondo. <\/strong>Le disuguaglianze, come la sfiga nella celebre frase di Freak Antoni, ci vedono benissimo, colpiscono in maniera selettiva gruppi sociali ben definiti e tendono, inoltre, a sommarsi tra di loro. Per molti, ma non per tutti, verrebbe da dire citando un altro celebre motto: se infatti vi \u00e8 una caratteristica che definisce la borghesia, ma potremmo anche chiamarla pi\u00f9 semplicemente l\u2019\u00e9lite, questa \u00e8 di essere per definizione quella classe sociale meno soggetta di tutte le altre ai rischi di ammalarsi, perdere il posto di lavoro, essere sfrattata, cadere in povert\u00e0. Secondo <a href=\"https:\/\/www.penguin.com.au\/books\/social-class-in-the-21st-century-9780241004227\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">uno studio molto interessante<\/a> condotto per conto della Bbc (quando il servizio pubblico \u00e8 davvero ancora tale) a questo gruppo appartiene circa il 6% degli inglesi ed \u00e8 particolarmente difficile accedervi se non si \u00e8 gi\u00e0 nati in quella classe. Da l\u00ec in gi\u00f9, tutte le altre classi hanno gradienti maggiori di apertura e fluidit\u00e0, pur rimanendo distinte. <strong>Quelle che noi ostinatamente chiamiamo ancora le classi medie sono invece una moltitudine di gruppi sociali diversi <\/strong>che i colleghi inglesi in questo momento distinguono in \u201cclasse media di successo\u201d, che raggrupperebbe il 25% degli inglesi ed \u00e8 principalmente composta di manager e professionisti; \u201cclasse media tecnica\u201d, un piccolo gruppo (6%) di persone nel mondo della ricerca, della scienza e delle occupazioni tecniche; e infine i \u201cnuovi lavoratori benestanti\u201d, un 15% di nuove professioni molto simili ai nostri artigiani pi\u00f9 solidi (ingegneri, agenti immobiliari, lavoratori autonomi benestanti).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Se ci focalizziamo sull\u2019Italia, troviamo una simile eterogeneit\u00e0 per quanto riguarda le classi medie che innanzitutto pu\u00f2 essere distinta nelle sue due principali anime: la classe media impiegatizia e la classe media autonoma. La prima comprende sostanzialmente i lavoratori dipendenti non manuali a medio o medio-alto livello di qualificazione. Per fare alcuni esempi rientrano in questo gruppo gli insegnanti, gli impiegati di concetto ma anche esecutivi qualificati, i tecnici specializzati. Il secondo gruppo comprende invece i lavoratori autonomi e i coadiuvanti familiari operanti sia nel settore primario, nel secondario e in quello terziario. Sono in altre parole i commercianti e gli artigiani, ma anche i piccoli imprenditori.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Guardando ai dati sulla mobilit\u00e0 intergenerazionale, ossia la trasmissione della posizione dai genitori ai figli \u2013 anche da fonti diverse \u2013 lo scenario non \u00e8 dei pi\u00f9 confortanti. La classe sociale dei figli \u00e8 infatti fortemente correlata a quella dei genitori. In altre parole <strong>nascere in una famiglia borghese fa s\u00ec che si abbiano ottime probabilit\u00e0 di diventare a propria volta borghesi, mentre nascere in una famiglia operaia favorisce la collocazione nelle classi pi\u00f9 basse.<\/strong> <strong>Si parla allora di scarsa mobilit\u00e0 sociale o addirittura di immobilit\u00e0. <\/strong>Il sistema di disuguaglianze socialmente strutturate si riproduce e avvantaggia maggiormente alcune fasce di popolazione a discapito di altre. Le opportunit\u00e0 di vita si distribuiscono in maniera disuguale in base a dove si \u00e8 nati, in quale famiglia e con che genere.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Persone che hanno frequentato la stessa scuola in un caso lavorano e in un caso no. Persone con lo stesso lavoro hanno stipendi e tutele diverse. Persone con la stessa malattia in un caso accedono alle cure in fretta e in un caso no. E se, come detto, i borghesi sono nella maggioranza dei casi figli di borghesi, i figli dei poveri, per quanti sforzi facciano (compreso laurearsi), non riescono a uscire dalle trappole della povert\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ecco allora che se nel dibattito pubblico si trovano domande retoriche come \u00abDovremmo forse vergognarci di essere borghesi?\u00bb, \u00e8 bene tenere presente che la discussione dovrebbe spostarsi dal senso di orgoglio a quello di giustizia. Molto spesso infatti appartenere alle classi superiori non \u00e8 il risultato di un merito, ma il dispiegarsi di un mero privilegio. In questo senso, pi\u00f9 che invocare, ancora una volta, maggiore considerazione e peso da parte del mondo politico, ergendosi a gruppo sociale laborioso, istruito, meglio informato e dunque naturalmente propenso a prendere le migliori decisioni per tutti, <strong>sarebbe consigliabile una riflessione politica, dunque collettiva, su come rendere la nostra societ\u00e0 non pi\u00f9 basata sulla fortuna di nascere in una buona famiglia ma sull\u2019opportunit\u00e0 che \u201cbisognosi e meritevoli\u201d possano accedere allo stesso livello di risorse degli altri.<\/strong><\/p>\n<\/div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Fonte: <a href=\"https:\/\/www.rivistailmulino.it\/news\/newsitem\/index\/Item\/News:NEWS_ITEM:4548?fbclid=IwAR0XF2VDVrbDxSoL_bZ6KptXik3oQ5_9m57KxFbngGtn67pmk7K6cDFCLlw\">https:\/\/www.rivistailmulino.it\/news\/newsitem\/index\/Item\/News:NEWS_ITEM:4548?fbclid=IwAR0XF2VDVrbDxSoL_bZ6KptXik3oQ5_9m57KxFbngGtn67pmk7K6cDFCLlw<\/a><\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di IL MULINO (Marianna Filandri, Giovanni Semi) &nbsp; Negli ultimi giorni, complice l\u2019attualit\u00e0 politica, abbiamo assistito al ritorno in piazza di gruppi sociali variamente ascrivibili alle classi medie e persino a quelle superiori. 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