{"id":46182,"date":"2018-11-22T09:30:41","date_gmt":"2018-11-22T08:30:41","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=46182"},"modified":"2018-11-22T06:44:53","modified_gmt":"2018-11-22T05:44:53","slug":"jacques-sapir-i-giubbotti-gialli-e-la-rabbia-delle-masse-popolari","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=46182","title":{"rendered":"Jacques Sapir \u2013 I \u201cgiubbotti gialli\u201d e la rabbia delle masse popolari"},"content":{"rendered":"<p><strong>di VOCI DALL&#8217;ESTERO (Carmenthesister)<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em><a href=\"https:\/\/www.les-crises.fr\/russeurope-en-exil-les-gilets-jaunes-et-la-colere-des-masses-populaires-par-jacques-sapir\/\">Jacques Sapir commenta la rivolta dei giubbotti gialli in Francia<\/a>, le sue cause profonde, le\u00a0sue caratteristiche e i possibili sviluppi. Non si tratta di una semplice protesta fiscale: dietro c\u2019\u00e8 una prolungata esasperazione e un forte sentimento di ingiustizia che, al di l\u00e0 di organizzazioni partitiche o sindacali, individua nell\u2019altezzoso presidente, nel suo establishment e nella sua corte dei francesi \u201cbobo\u201d\u00a0 il suo\u00a0antagonista\u00a0naturale. Qualsiasi sar\u00e0 l\u2019evoluzione del movimento, a breve o a medio termine per il governo francese \u00e8 l\u2019inizio della fine.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>di Jacques Sapir, 19 novembre 2018<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il 17 novembre, il giorno dei \u201cgiubbotti\u00a0gialli\u201d, \u00e8 stato un enorme successo, con oltre 2.000 posti di blocco contro i 1.500 che erano stati annunciati. I dati sulla partecipazione diramati dal ministero degli Interni sembrano ampiamente sottovalutati. Purtroppo questo successo \u00e8 stato oscurato dalla morte di una manifestante e dai molti feriti, nella maggior parte dei casi dovuti ai tentativi di forzare il blocco con le auto. Questo successo sfida i movimenti politici e i sindacati. Se la maggioranza (LaREM, sigla de<em>\u00a0La R\u00e9publique en marche<\/em>) con i suoi giornalisti su commissione lo presentano come un fenomeno odioso ed esecrabile, sarebbe invece necessario farsi qualche domanda sul significato di questo movimento e le sue possibili conseguenze.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><b>Il giorno della collera<\/b><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questo movimento \u00e8 stato innescato dall\u2019annuncio di un aumento dei prezzi del carburante. Tuttavia, riflette una rabbia molto pi\u00f9 profonda e cause molto pi\u00f9 complesse. La questione dei prezzi del carburante rimanda alla cosiddetta \u201ccompressione dei consumi\u201d delle famiglie delle classi popolari. Quando non si hanno mezzi di trasporto alternativi e si devono fare ogni giorno decine di chilometri per andare al lavoro, ebbene s\u00ec, il costo del carburante rappresenta un pesante onere. Detto in termini economici, in questo caso non vi \u00e8 alcuna elasticit\u00e0 del consumo rispetto al prezzo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tuttavia, un semplice aumento dei prezzi del carburante non avrebbe certamente causato una tale collera se non fosse arrivato in aggiunta ad altri aumenti e ad una pressione fiscale che le classi lavoratrici\u00a0considerano eccessivamente onerosa. Le riforme fiscali realizzate lo scorso anno dal governo \u2013 tra cui la rimozione della ISF (Imposta di solidariet\u00e0 sul patrimonio) \u2013 e le misure adottate dai governi precedenti \u2013 tra cui ricordiamo i 44 miliardi di sgravi fiscali del CICE (credito d\u2019imposta per la competitivit\u00e0 e l\u2019occupazione) concessi alle grandi imprese in cambio della creazione di qualche posto di lavoro \u2013 sono alla base di questa rabbia. Si parla di una \u201cesasperazione fiscale\u201d; in certi casi ci si pu\u00f2 arrivare. Ma qui si tratta soprattutto di un senso di ingiustizia fiscale.<\/p>\n<p class=\"western\" style=\"text-align: justify;\">A questo aggiungiamo le pi\u00f9 che infelici osservazioni di un presidente della Repubblica il quale evidentemente non prova alcuna empatia per le classi popolari, affascinato com\u2019\u00e8 dagli \u201cstart-upper\u201d e dalla ricchezza di coloro che, per usare la sua espressione, \u201csi sono fatti dal nulla\u201d. I termini estremamente dispregiativi che egli ha usato per anni contro le classi popolari sono ben noti. Non sono stati dimenticati da coloro a cui sono stati rivolti. I francesi, si dice, hanno la memoria corta. Invece hanno appena dimostrato l\u2019esatto opposto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tutti questi sono stati fattori di coesione di una rivolta emersa dalle profondit\u00e0 della \u201cFrancia periferica\u201d, per riprendere l\u2019espressione del geografo Christophe Guilluy. L\u2019odio dei rappresentanti organici della Francia \u201cbobo\u201d (<i>bourgeois-boh\u00e8me, corrispondente all\u2019italiano radical-chic, ndt<\/i>) segnala dove si trova la frattura.\u00a0 Questa frattura, e qualcuno non se ne dispiaccia, \u00e8 una frattura di classe. Gli slogan politici che abbiamo sentito non sono dovuti alla presenza di attivisti e di organizzazioni di partito, ma piuttosto al fatto che queste classi popolari identificano spontaneamente il governo e il presidente come loro nemici.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><b>L\u2019auto-organizzazione, i suoi precedenti, i suoi limiti e il suo futuro<\/b><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questa rivolta \u00e8 stata in gran parte non organizzata, o pi\u00f9 esattamente auto-organizzata. \u00c8 partita da iniziative individuali, e si \u00e8 amplificata sui social network. Un gran numero di manifestanti del 17 novembre erano alla loro prima esperienza di manifestazione, di lotta collettiva. Questa esperienza, questa forma specifica di socializzazione \u00e8 di estrema importanza. Perch\u00e9 imparando a coordinarsi, a parlare insieme, queste persone smettono di essere individui isolati. Diventano consapevoli della loro forza. \u00c8 per questo motivo che questo movimento, eterogeneo nella sua ideologia, i cui partecipanti\u00a0sono disomogenei e tra loro differenziati, \u00e8 fondamentalmente un movimento sociale progressista. Perch\u00e9 ogni esperimento sociale che oggi permette agli individui di uscire dal loro isolamento ha un carattere progressista.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il disorientamento di certi partiti, ma anche di certi sindacati, di fronte a questa manifestazione \u00e8 stato dirompente. La partecipazione dei dirigenti della\u00a0<i>France Insoumise<\/i>, come Jean-Luc M\u00e9lenchon, Fran\u00e7ois Ruffin, o Adrien Quatennens, mostra che questo movimento ha compreso la natura profonda di quanto stava accadendo. Bisogna anche dire che alcuni altri partiti hanno sostenuto l\u2019evento, alcuni pi\u00f9 timidamente altri con pi\u00f9 convinzione. Per riprendere una espressione del mio ottimo collega Bruno Amable, la domanda che oggi si pone \u00e8 se su questa base si verr\u00e0 a formare un \u201cblocco anti-borghese\u201d in grado di contrastare il \u201cblocco borghese\u201d ora al potere.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Perch\u00e9 la forza dei giubbotti gialli pu\u00f2 essere anche la loro debolezza. Se la mobilitazione vuole essere duraratura, e per affrontare l\u2019intransigenza del governo \u00e8 chiaro che deve esserlo, dovr\u00e0 darsi una forma di organizzazione. Ma allora la pressione del governo aumenter\u00e0 di conseguenza. Basti ricordare come Georges Clemenceau, allora ministro degli Interni,\u00a0riusc\u00ec a manipolare Marcelin Albert, il leader della rivolta dei vignaioli del Mezzogiorno e in particolare della regione di B\u00e9ziers nel 1907, di cui ci \u00e8 rimasta la canzone \u201c<em>Gloire au 17\u00e8me<\/em>\u201c, che celebra la fraternizzazione dei soldati del 17\u00b0 battaglione con i manifestanti. I giubbotti gialli avrebbero quindi interesse a strutturarsi in comitati di azione con coordinamenti regionali e nazionali, consentendo un controllo democratico che vada oltre la preparazione di una giornata di dimostrazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Oltre a questo rischio, sempre presente, la mobilitazione deve porsi la questione dell\u2019allargamento del movimento, ma anche delle forme che deve assumere e degli obiettivi che deve darsi. La persistenza dei blocchi e delle manifestazioni nella giornata di domenica 18 novembre, l\u2019estensione ai territori di oltremare, tutti questi sintomi indicano che potremmo essere alla vigilia di qualcosa di molto pi\u00f9 importante di una semplice protesta contro le tasse.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><b>La cancellazione dei sindacati e il potenziale di questa mobilitazione<\/b><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tuttavia, dobbiamo tornare alla cancellazione dei sindacati e al suo corollario: la mancanza di rappresentanti istituzionali dei giubbotti gialli. Ci sono molte ragioni per questa cancellazione, e il fenomeno della burocratizzazione delle grandi centrali \u00e8 una di queste. Ma quando il governo fa tutto il possibile per eliminare i sindacati come forze sociali, poi non pu\u00f2 lamentarsi dell\u2019assenza di rappresentanti istituzionali nel movimento del 17 novembre, rappresentanti con cui potrebbe, nel caso, negoziare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel maggio del 1968, furono i sindacati, e prima di tutto la CGT, gli artefici del compromesso \u2013 l\u2019accordo di Grenelle \u2013 che permise al movimento di trovare una via d\u2019uscita non rivoluzionaria. Questi accordi sono stati talmente significativi che la parola \u201cGrenelle\u201d oggi \u00e8 ripresa in tutte le salse. Sar\u00e0 difficile che un fatto del genere si ripeta.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il governo si trova quindi di fronte a un movimento di tipo nuovo, un movimento di protesta che porta direttamente in s\u00e9 la natura di\u00a0una protesta politica. A meno di cedere molto velocemente, ed \u00e8 molto difficile che questo possa accadere, il governo rischia di dover affrontare due gravi ostacoli.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il primo \u00e8 che questa mobilitazione continui a montare e che si arrivi, qua e l\u00e0, a una fraternizzazione con le forze dell\u2019ordine. Questo \u00e8 lo scenario peggiore per questo governo. Anche se al giorno d\u2019oggi \u00e8 poco probabile, implicherebbe la trasformazione di questa mobilitazione in un movimento insurrezionale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il secondo, pi\u00f9 verosimile, \u00e8 che questa mobilitazione finisca per logorarsi per mancanza di opportunit\u00e0 concrete e per non riuscire a collegarsi con altri settori della popolazione. Ma, anche se questo movimento andr\u00e0 ad esaurirsi, sar\u00e0 solo in apparenza. La rabbia, e ora anche l\u2019amarezza, saranno sempre l\u00ec, in attesa di un pretesto per riaffiorare, e un\u2019opportunit\u00e0, soprattutto elettorale, per esprimersi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il governo deve dunque affrontare una grande minaccia a breve termine, ma una minaccia altrettanto formidabile a medio termine. Ma qualunque cosa faccia, non si sbarazzer\u00e0 del pericolo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E, per gli amatori, le prime strofe della canzone.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em><a href=\"https:\/\/www.youtube.com\/watch?v=jh0blLPg3z0\">GLORIA AL DICIASSETTESIMO<\/a><\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Legittima era la vostra collera<\/em><br \/>\n<em>Rifiutarsi era un grande dovere<\/em><br \/>\n<em>Non si devono uccidere i propri padri e madri<\/em><br \/>\n<em>Per i grandi che sono al potere<\/em><br \/>\n<em>Soldati, la vostra coscienza \u00e8 pulita<\/em><br \/>\n<em>Non ci si uccide tra Francesi<\/em><br \/>\n<em>Rifiutandovi di insanguinare le vostre baionette<\/em><br \/>\n<em>Soldatini, avete fatto bene<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Vi saluto, vi saluto<\/em><br \/>\n<em>Coraggiosi soldati del Diciassettesimo<\/em><br \/>\n<em>Vi saluto, bravi marmittoni<\/em><br \/>\n<em>Ognuno vi ammira e vi ama<\/em><br \/>\n<em>Vi saluto, saluto voi<\/em><br \/>\n<em>E il vostro magnifico gesto<\/em><br \/>\n<em>Avreste, sparandoci addosso,<\/em><br \/>\n<em>Assassinato la Repubblica.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>(<a href=\"https:\/\/www.antiwarsongs.org\/canzone.php?lang=it&amp;id=704\">versione italiana di Riccardo Venturi<\/a>)<\/em><\/p>\n<p><strong>Fonte:\u00a0<a href=\"http:\/\/vocidallestero.it\/2018\/11\/20\/jacques-sapir-i-giubbotti-gialli-e-la-rabbia-delle-masse-popolari\/\">http:\/\/vocidallestero.it\/2018\/11\/20\/jacques-sapir-i-giubbotti-gialli-e-la-rabbia-delle-masse-popolari\/<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di VOCI DALL&#8217;ESTERO (Carmenthesister) Jacques Sapir commenta la rivolta dei giubbotti gialli in Francia, le sue cause profonde, le\u00a0sue caratteristiche e i possibili sviluppi. 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