{"id":46214,"date":"2018-11-23T11:00:49","date_gmt":"2018-11-23T10:00:49","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=46214"},"modified":"2018-11-23T10:00:29","modified_gmt":"2018-11-23T09:00:29","slug":"il-partito-finalmente","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=46214","title":{"rendered":"Il partito, finalmente!"},"content":{"rendered":"<p>Di <strong>SENSO COMUNE (Mimmo Porcaro)<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Per anni siamo rimbambiti a forza di movimentismo, orizzontalismo, apologia della rete.<\/strong>\u00a0Ma nonostante le pretese emancipative degli uni e degli altri, le diseguaglianze di classe non hanno fatto un passo indietro, n\u00e9 sono mutati i rapporti tra dirigenti e diretti nelle nuove o vecchie organizzazioni politiche. Vecchie burocrazie, nuovi capetti, pletore di referendum online non solo non hanno fatto fare<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0\u00a0<\/span>passi avanti alla democrazia interna (anzi), ma soprattutto non sono stati in grado di produrre uno straccio di\u00a0<i>pensiero politico<\/i>\u00a0adeguato alle esigenze di questa difficilissima fase storica.<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Per fortuna qualcuno (mi riferisco a\u00a0<a href=\"https:\/\/jacobinmag.com\/2018\/10\/mass-party-labour-podemos-neoliberalism\">Paolo Gerbaudo<\/a>\u00a0e ad\u00a0<a href=\"https:\/\/www.senso-comune.it\/rivista\/in-teoria\/la-fabbrica-del-partito\/\">Aristoteles<\/a>)<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0\u00a0<\/span>ha ricominciato a parlare di partito.<\/strong>\u00a0Finalmente! Piuttosto del superamento immaginario del verticismo e piuttosto<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0\u00a0<\/span>delle ubriacature di democrazia diretta, che nascondono sempre gerarchie occulte e producono paralisi decisionali o colpi di mano decisionisti, meglio riprendere in considerazione la vecchia forma partito, darne per scontati i limiti (se ne dovr\u00e0 discutere a lungo, ma\u00a0<i>dopo<\/i>\u2026), attrezzarsi a contrastarli , ma intanto ragionare sulle\u00a0<i>performance<\/i>\u00a0politiche che tale forma ha consentito, e che potrebbe riprodurre.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Per questo motivo intervengo brevemente nella discussione, indicando, prima di tutto, alcuni problemi generali che si dovrebbero tenere sempre presenti,<\/strong>\u00a0anche se la loro soluzione concreta pu\u00f2 essere molto diversa a seconda delle situazioni, ed anche le questioni immediate sono di altra natura, come dir\u00f2 alla fine.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Prima di tutto, per aderire bene a tutte le pieghe della societ\u00e0, e per contribuire alla sua trasformazione, il partito deve tornare ad essere, con un paradosso solo apparente, una sorta di<i>controsociet\u00e0<\/i>:<\/strong>\u00a0deve costruire al proprio interno rapporti diversi da quelli dominanti. In un mondo come il nostro, disgregato, popolato da identit\u00e0 fluttuanti e deboli<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0\u00a0<\/span>e perci\u00f2 incapaci di contrastare il forte processo di divaricazione fra le classi, il partito deve strutturarsi come una istituzione\u00a0<i>autonoma<\/i>,\u00a0<i>stabile<\/i>\u00a0e\u00a0<i>forte<\/i>. Deve farlo, soprattutto se vuol tornare a svolgere quella che \u00e8 la sua funzione\u00a0<i>pi\u00f9 nobile<\/i>, ossia\u00a0<i>la trasformazione delle classi subalterne in classi potenzialmente dirigenti<\/i>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Una istituzione\u00a0<i>autonoma<\/i>, ossia una vera istituzione, \u00e8 quella che pu\u00f2 essere agevolmente distinta dall\u2019ambiente circostante<\/strong>, e che quindi trae informazioni dall\u2019ambiente esterno ma le elabora in maniera specifica ed originale: il partito, insomma, non pu\u00f2 limitarsi a registrare le molteplici domande sociali, ma deve selezionarle ed ordinarle secondo una gerarchia di obiettivi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Una istituzione\u00a0<i>stabile<\/i>\u00a0\u00e8 tale quando elabora uno scopo preciso e lo mantiene costante nel tempo. Ci\u00f2 \u00e8 l\u2019esatto contrario di quel che accade oggi alle imprese private e ad un numero crescente di agenzie pubbliche che sono divenute ormai un \u201cfascio di contratti\u201d<\/strong>, e quindi sono il risultato instabile di relazioni pattizie facilmente revocabili, e funzionali a scopi mutevoli e spesso contradditori. Un partito, se ha un progetto serio, deve\u00a0<i>durare<\/i>, e quindi definire una serie di principi resi intangibili dalle norme statutarie. Quanto sopra<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0\u00a0<\/span>vale in particolare per un\u2019organizzazione che voglia affrontare i compiti storici che si pongono al nostro paese: la riconquista dell\u2019autonomia politica dei lavoratori e dei cittadini, la ridefinizione delle alleanze internazionali, la modifica della produzione (prima ancora che della distribuzione) del reddito. Tutte cose che richiedono un progetto di lunga lena, una continuit\u00e0 d\u2019intenti capace di resistere alle inevitabili \u201copa\u201d ostili, un gruppo dirigente omogeneo nelle scelte di fondo.<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Una istituzione\u00a0<i>forte<\/i>, infine, non \u00e8 \u2013 come molti potrebbero temere \u2013 un\u2019organizzazione autoritaria, ma<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0\u00a0<\/span>\u00e8 un processo di lavoro politico che\u00a0<i>trasforma<\/i>\u00a0i propri aderenti e seguaci,<\/strong>\u00a0non soltanto perch\u00e9 produce e rinsalda, con miti di fondazione e riti di appartenenza, una determinata ideologia, ma soprattutto perch\u00e9\u00a0<i>modifica le capacit\u00e0 degli individui<\/i>\u00a0e (almeno in parte)\u00a0<i>la loro stessa posizione di classe<\/i>. Perch\u00e9 fa s\u00ec che ciascun aderente acquisisca capacit\u00e0 di gestione\/trasformazione dei processi di produzione sociale e della politica di stato. E ottiene questo risultato non semplicemente attraverso scuole di partito, ma 1) promuovendo la riflessione collettiva su concrete esperienze realmente condivise (l\u2019esatto contrario della connessione fantasmatica che avviene nei\u00a0<i>social<\/i>), 2) organizzandosi in modo da favorire la socializzazione del sapere di ciascuno, e quindi la costruzione di un pensiero comune che superi il pi\u00f9 possibile quella divisione fra lavoro qualificato e lavoro dequalificato che \u00e8 il perno degli attuali meccanismi di sfruttamento e dominio.<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Un tempo si diceva: \u201cunire i lavoratori del braccio e quelli della mente\u201d. Oggi le linee di divisione sono cambiate, ma non sono meno rigide.<\/strong>\u00a0I partiti di massa, con tutta la pesantezza dei loro limiti strutturali, sono stati nel Novecento il luogo del superamento o della riduzione delle divaricazioni di sapere interne alla \u201cclasse\u201d.\u00a0<i>Oggi ci si pone un compito analogo<\/i>, decisivo per chi vuole ricostruire un dialogo con le classi subalterne. Detesto ogni discorso di \u201cquote\u201d, ma se quote devono essere, forse, oltre che\u00a0<i>rosa<\/i>, devono cominciare ad essere\u00a0<i>rosse<\/i>: per ogni lavoratore di fascia medio superiore ce ne vuole uno di fascia opposta. Se non due. Se si vuole tornare a trasformare i subalterni in dirigenti, questo soprattutto bisogna fare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Tutte queste, dicevo all\u2019inizio, sono considerazioni che si devono sempre tener presenti, ma che non aiutano immediatamente ad iniziare la costruzione di un soggetto politico nelle condizioni date.<\/strong>\u00a0Che sono, ed anche questa \u00e8 la difficolt\u00e0,\u00a0<i>condizioni incomplete<\/i>. Almeno tre sono, infatti, gli elementi che possono condurre alla costruzione di un nuovo partito: una nuova dinamica internazionale (e ci\u00f2 \u00e8 importante soprattutto per un paese come il nostro), un nuovo panorama politico-culturale interno, una nuova mobilitazione delle nostre classi di riferimento.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Il primo elemento \u00e8 presente. In effetti vi \u00e8 una tendenza mondiale neosocialista che ha due caratteristiche:<\/strong>\u00a01) parte nelle metropoli dell\u2019Occidente: Usa, Gb, Francia, e parzialmente Spagna; 2) presuppone o implica una critica, esplicita o meno, della globalizzazione e una rivalutazione della sovranit\u00e0 nazionale come spazio di realizzazione della sovranit\u00e0 popolare.<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Il secondo elemento \u00e8 solo parzialmente presente: nonostante la \u201ccaccia al rossobruno\u201d, il \u201cdagli al nazionalista\u201d e tutte le altre squisitezze promosse<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0\u00a0<\/span>dalle autodefinitesi \u201cclassi colte\u201d<\/strong>, una parte tutt\u2019altro che minoritaria della cultura della sinistra italiana (o proveniente dalla sinistra) \u00e8 decisamente schierata su posizioni consone a quelle della tendenza neosocialista mondiale. A ci\u00f2 non corrisponde ancora per\u00f2 n\u00e9 la piena percezione della necessit\u00e0 di\u00a0<i>sostanziare l\u2019autonomia culturale con l\u2019autonomia politica<\/i>, n\u00e9 la presenza di un numero di militanti e quadri sufficiente a superare la soglia minima dell\u2019esistenza politica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Il terzo elemento \u00e8 invece assente. Anzi, peggio: \u00e8 presente in forme che rendono pi\u00f9 difficile il compito dei costruttori di un nuovo partito.<\/strong>\u00a0La forte protesta sociale contro l\u2019<i>establishment<\/i><span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0\u00a0<\/span>liberista-europeista non d\u00e0 infatti luogo a conflitti precisi e a nuovi movimenti, coi quali un nuovo partito potrebbe entrare in rapporto, ma si esprime nell\u2019appoggio ad un\u00a0<i>governo<\/i>\u00a0ed ai\u00a0<i>gi\u00e0 esistenti<\/i>\u00a0partiti che lo compongono. Il rapporto con le masse diventa quindi un rapporto \u201cmediato\u201d: non precisamente l\u2019optimum per chi voglia inaugurare una autonoma politica popolare.<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Ci\u00f2 detto, bisogna pur cominciare con quello che c\u2019\u00e8. Ad esempio trasformando la cultura in politica;<\/strong>\u00a0costruendo punti di contatto stabili tra piccole forze, dai quali far scaturire iniziative e campagne comuni; iniziando un rapporto continuo con le esperienze estere; monitorando tutti insieme i conflitti sociali per trovare il bandolo della matassa. E magari definire una posizione comune nei confronti delle elezioni europee, se non \u00e8 ancora possibile promuovere una lista alternativa. Bisogna fare tutto ci\u00f2 anche se i tempi non sembrano maturi: senza la un\u2019iniziativa soggettiva i tempi non matureranno mai o, se lo faranno, non ci sar\u00e0 nessuno a raccogliere i frutti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Molte sono le condizioni per il grande cambiamento (cito forse infedelmente Brecht), ma \u00e8 sempre possibile lavorare per esso.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Fonte:\u00a0<a href=\"https:\/\/www.senso-comune.it\/rivista\/in-teoria\/il-partito-finalmente\/\">https:\/\/www.senso-comune.it\/rivista\/in-teoria\/il-partito-finalmente\/<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Di SENSO COMUNE (Mimmo Porcaro) &nbsp; Per anni siamo rimbambiti a forza di movimentismo, orizzontalismo, apologia della rete.\u00a0Ma nonostante le pretese emancipative degli uni e degli altri, le diseguaglianze di classe non hanno fatto un passo indietro, n\u00e9 sono mutati i rapporti tra dirigenti e diretti nelle nuove o vecchie organizzazioni politiche. 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