{"id":46240,"date":"2018-11-24T10:00:55","date_gmt":"2018-11-24T09:00:55","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=46240"},"modified":"2018-11-24T09:25:24","modified_gmt":"2018-11-24T08:25:24","slug":"la-grande-accelerazione-di-john-r-mcneill-e-peter-engelke","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=46240","title":{"rendered":"\u201cLa Grande accelerazione\u201d di John R. McNeill e Peter Engelke"},"content":{"rendered":"<p>di <strong>SINISTRA IN RETE (Paolo Missiroli)<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Recensione a: <\/strong>John R. McNeill e Peter Engelke, <em>La Grande accelerazione. Una storia ambientale dell\u2019Antropocene dopo il 1945<\/em>, Einaudi, Torino 2018, pp. 270, 22 euro (<a href=\"https:\/\/www.einaudi.it\/catalogo-libri\/storia\/storia-moderna\/la-grande-accelerazione-peter-engelke-9788806226817\/\">scheda libro<\/a>)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.sinistrainrete.info\/images\/stories\/stories7\/grande_accelerazione_antropocene.jpg\" alt=\"grande accelerazione antropocene\" width=\"300\" height=\"237\" \/>Proponiamo questa recensione come primo contributo all\u2019interno di un breve ciclo sui problemi della crescita incontrollata per come si \u00e8 data fino ad oggi. L\u2019occasione di questo percorso \u00e8 data dalla pubblicazione dell\u2019ultimo rapporto dell\u2019IPCC (International Panel for Climate Change), l\u2019ente mondiale pi\u00f9 qualificato per lo studio del cambiamento climatico. Si tratta senza dubbio del rapporto pi\u00f9 catastrofico e disincantato di sempre. Tutti gli anni l\u2019ente pubblica un rapporto, ma quello attuale \u00e8 senza precedenti. Non solo si prospetta un maggiore tasso di distruzione ambientale a causa del cambiamento climatico gi\u00e0 in atto (inevitabile, ormai, viene considerato un aumento medio delle temperature all\u20191,5%), ma si annuncia un anticipo del manifestarsi pieno (gi\u00e0 molti sono i segnali in atto) di tale trasformazione ecosistemica. Il rapporto non lascia sperare altro che un contenimento minimo di tale crescita delle temperature (e per farlo bisognerebbe ridurre moltissimo le emissioni entro il 2030) in modo da non superare i due gradi. A titolo esemplificativo, le barriere coralline sarebbero perdute con un aumento di 2 gradi centigradi, mentre verrebbero distrutte al 70-90% con l\u2019aumento (ormai inevitabile) di 1,5 gradi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A fronte di dati tanto rilevanti, non si pu\u00f2 non notare inesistenza di una discussione pubblica, almeno nel nostro paese, sul tema. Un rapporto dal tono apocalittico viene sostanzialmente ignorato. Da cosa deriva questo? Per dare qualche contributo per poter tentare una risposta a questa domanda fondamentale proveremo a illuminare, con l\u2019aiuto di due libri da poco usciti, il contesto storico in cui la crisi ecologica assume potenza e i suoi effetti sulla dimensione globale e locale allo stesso tempo. Il primo elemento che emerger\u00e0 sar\u00e0 che la crisi ecologica non riguarda solo la crisi climatica, ma suscita tutta una serie di problematiche del tutto particolari, legate al fatto che l\u2019essere umano vive effettivamente in un mondo e in un ambiente specifico, che \u00e8 quantomeno quello terrestre tipico dell\u2019Olocene (ed ora in trasformazione).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il secondo sar\u00e0 che la gravit\u00e0 degli effetti della cosiddetta \u201cGrande Accelerazione\u201d \u00e8 tale che rende semplicemente preoccupante l\u2019indifferenza di fronte ai fenomeni di distruzione ambientale ed eco-sistemica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">* * * *<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quando, pi\u00f9 di anno fa, ci chiedevamo che <a href=\"https:\/\/www.pandorarivista.it\/articoli\/che-cosa-antropocene\/\">cos\u2019\u00e8 l\u2019Antropocene<\/a>, facevamo riferimento pi\u00f9 ai vari significati che quel termine poteva avere, pi\u00f9 che addentrarci in una ricostruzione storica. In effetti, ricostruire storicamente l\u2019Antropocene (cio\u00e8 farne una storia) non \u00e8 possibile se non a partire da un\u2019idea di Antropocene.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019ipotesi di McNeill, gi\u00e0 autore di un grande classico nella storia dell\u2019ambiente globale, <em>Nulla di nuovo sotto il sole, <\/em>e di Engelke, \u00e8 che finora Antropocene e Grande Accelerazione si siano identificati. Gi\u00e0 questa \u00e8 una posizione del tutto originale, e non condivisa dalla gran parte dei discorsi sull\u2019Antropocene. Paul Crutzen, l\u2019inventore del termine Antropocene, ritiene ad esempio che tale epoca geologica sia iniziata alla fine del 1700, con l\u2019invenzione della macchina a vapore. Altri ritengono che l\u2019Antropocene sia iniziato con il neolitico; altri ancora nei tardi anni Cinquanta. Per McNeill e Engelke, invece, l\u2019Antropocene inizia nel 1945. Lo stesso anno in cui inizia la cosiddetta Grande Accelerazione, cui il libro \u00e8 dedicato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Abbiamo qui il caso di un termine coniato dagli scienziati del clima per descrivere un momento storico (\u00e8 stato infatti Jan Zalasiewicz nel 2004 a coniare il termine in un famosissimo articolo, almeno per chi si occupa di storia geologica) che viene accettato dagli storici stessi (o almeno, da McNeill e Engelke) e diviene l\u2019argomento di un libro monografico dedicato all\u2019argomento. Gi\u00e0 da questo il testo acquisisce un interesse tutto particolare: \u00e8 un esempio di come le storie che noi riteniamo solitamente \u201cculturale\u201d e quella \u201cnaturale\u201d stiano venendo a confondersi e ad interagire, non solo al livello dell&#8217;\u201doggetto\u201d (cio\u00e8, ci\u00f2 di cui si parla) ma anche nelle discipline stesse, se \u00e8 vero che quello che probabilmente \u00e8 lo storico dell\u2019ambiente pi\u00f9 noto al mondo (McNeill) dedica un intero suo libro a spiegare cosa sia la Grande Accelerazione. Che cos\u2019\u00e8, dunque, questa Grande Accelerazione? Si tratta del movimento che comincia nel 1945, alla fine della seconda guerra mondiale, assolutamente eccezionale sul piano storico, e che consiste nell\u2019allargamento indefinito dell\u2019influenza dell\u2019uomo sulla natura e sull\u2019ambiente, attraverso l\u2019esplosione dei processi di accumulazione di risorse, di crescita della popolazione, di crescita dell\u2019utilizzo energetico, di distruzione di ecosistemi e forme di vita, di espansione abnorme dei complessi urbani, etc.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"https:\/\/www.sinistrainrete.info\/images\/stories\/stories7\/Anthropocene-GreatAccelerationEarthSystemTrends-1750-2010.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.sinistrainrete.info\/images\/stories\/stories7\/Anthropocene-GreatAccelerationEarthSystemTrends-1750-2010.png\" alt=\"Anthropocene GreatAccelerationEarthSystemTrends 1750 2010\" width=\"550\" height=\"292\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il libro \u00e8 diviso in quattro grandi capitoli, ma la divisione fondamentale \u00e8 nascosta, tra una prima e una seconda parte. Vi \u00e8 infatti una differenza sostanziale tra i primi tre capitoli ed il quarto. I primi tre, infatti, su <em>Energia e popolazione<\/em>, <em>Clima e diversit\u00e0 biologica<\/em>, <em>Citt\u00e0 ed economia<\/em>, descrivono la Grande Accelerazione nel suo svilupparsi e nella sua \u201cpresa\u201d sul pianeta, marcando la differenza rispetto alla storia dell\u2019umanit\u00e0 che ha preceduto il 1945 (che ha certamente posto le condizioni per questa Grande Accelerazione ma \u00e8 qualitativamente diversa da quella post 1945).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il quarto invece cerca una spiegazione, che McNeill e Engelke non considerano onniesplicativa ma fondamentale, alle dimensioni immani di questa Grande Accelerazione, trovandola nella Guerra Fredda. La Guerra Fredda, infatti, viene analizzata come spazio competitivo all\u2019interno del quale si \u00e8 dato storicamente uno sviluppo indeterminato nei suoi esiti. Un larghissimo spazio viene dedicato dai due autori all\u2019analisi della distruzione della natura all\u2019interno del blocco sovietico, nonch\u00e9 della Cina di Mao. Non solo: spazio viene dato anche alla descrizione dei processi di distruzione della natura a causa delle guerre (Vietnam, Corea, etc.) che hanno reso pi\u00f9 \u201ccalda\u201d la Guerra Fredda. In generale lo sviluppo senza limiti del blocco comunista viene letto non tanto (anche) come prodotto di un\u2019idea prometeica dell\u2019umano interna al socialismo reale (l\u2019uomo deve dominare la natura) quanto come esito di uno scontro tutto concentrato sulla crescita (non da ultimo a causa dell\u2019imitazione scaturita per quell\u2019Unione Sovietica che grazie ad uno sviluppo repentino della sua industria pesante aveva sconfitto il nazismo) in cui a venire sconfitto \u00e8 stato in primo luogo l\u2019ecosistema dei paesi in cui il socialismo reale aveva trionfato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Lo scenario che emerge da quest\u2019ultimo capitolo illumina l\u2019origine storica dell\u2019Antropocene legandola ad una serie di contingenze storiche, prima delle quali \u00e8 quello scontro al rialzo (in termini di crescita) e allo stesso tempo al ribasso (in termini di conservazione dell\u2019ecosistema terrestre olocenico) che McNeill e Engelke considerano la Guerra Fredda. Quel tipo di competizione \u00e8 come la molla che ha dato quella spinta esplosiva che i due autori chiamano Grande Accelerazione. Ecco perch\u00e9 di essa si pu\u00f2 parlare solo a partire dal 1945. Ma in cosa consiste tale fenomeno? Riassumiamo alcuni passaggi centrali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>I passaggi chiave della Grande Accelerazione<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019espansione energetica. Dal 1945 in poi non solo l\u2019uso del carbone a livello globale assume dimensioni mai viste prima, ma si comincia a fare un utilizzo massiccio del petrolio. Il ch\u00e9 non ha solo un\u2019influenza sull\u2019inquinamento atmosferico, ma anche sulla distruzione di spazi ecologici mediante la costruzione di pozzi ed in generale di strumenti per l\u2019estrazione. La descrizione di McNeill e Engelke si concentra su alcuni luoghi del mondo (ad esempio la foresta amazzonica ed il Niger) che hanno subito pi\u00f9 di altri l\u2019accelerazione dello sviluppo globale. Non solo l\u2019estrazione, ma anche la costruzione di un\u2019infrastruttura globalizzata di trasporto dell\u2019energia ha creato (sia per la costruzione \u2013 oleodotti \u2013 che per l\u2019innumerevole numero di disastri nel trasporto) l\u2019Antropocene, nel senso che ha costruito quell\u2019ambiente globale \u201cdistrutto\u201d in cui ci troviamo a vivere oggi. Tutto questo, senza contare la dimensione di veri e propri \u201ckiller\u201d di cui gli autori rendono partecipi il carbone ed il petrolio (come il nucleare): ancora intorno al 2000, i gas di scarico in Europa occidentale uccidevano quanto gli incidenti stradali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La posizione di McNeill e Engelke non \u00e8 per\u00f2, mai, in nessun passaggio del testo, di auto-commiserazione dell\u2019Occidente nemico della natura perch\u00e9 indissolubilmente legato alla tecnica. Al contrario, essi non perdono occasione per sottolineare come il rapporto tra tecnica e sostenibilit\u00e0 ecologica sia ambiguo: da un lato, certamente la Grande Accelerazione, nella sua dimensione distruttiva, \u00e8 stata possibile grazie allo sviluppo tecnico. Dall\u2019altro, lo sviluppo tecnologico ha reso in diverse occasioni possibili mitigazioni degli effetti di quella stessa accelerazione (gli autori fanno, tra gli altri, l\u2019esempio dei frigoriferi odierni \u2013 che consumano 10 volte meno rispetto a quelli di anche solo vent\u2019anni fa). Non vi \u00e8 quindi alcuna paura della tecnica in quanto tale; se gli effetti della plastica minacciano di permanere nei millenni sul pianeta (al punto che si pensa di affiancare al nome di Antropocene quello di Plasticocene) \u00e8 anche vero che non ogni tecnologia \u00e8 distruttiva come la plastica. Questo tipo di approccio alla tecnica porter\u00e0 gli autori alla fine ad \u201caprire\u201d alla geo-ingegneria, cio\u00e8 alla gestione, mediante la tecnica, dell\u2019Antropocene.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il processo di espansione demografica \u00e8 certamente caratteristico, nonch\u00e9 unico ed irripetibile, della Grande Accelerazione. Dopo averne spiegato gli effetti e la portata, per\u00f2, i due autori tendono ad evidenziare che la crescita demografica non \u00e8 l\u2019origine di tutti i problemi che spesso vengono ad essa ricondotti, come il consumo di suolo e della popolazione animale. Per i due autori, a volte la popolazione non c\u2019entra affatto, e sono numerosi gli eventi che riportano (dalla pesca che ha distrutto l\u2019ecosistema marino oceanico all\u2019aumento della concentrazione di CO2 nell\u2019atmosfera) dei quali sostengono che si pu\u00f2 affermare con certezza che l\u2019incremento demografico non ha rivestito alcun ruolo. L\u2019aumento della popolazione, che certamente ha giocato un ruolo decisivo, non sempre e non dappertutto lo ha giocato in modo chiaro e ovvio. Pu\u00f2 essere stato cos\u00ec per le grandi deforestazioni dell\u2019Africa occidentale; non lo \u00e8 stato per nulla nel caso della distruzione di diverse specie di balene. Alla caccia delle balene McNeill aveva dedicato molto spazio gi\u00e0 in <em>Nulla di nuovo sotto il sole, <\/em>e riporta anche in queste pagine una serie di studi che dimostrano che l\u2019intensificarsi della caccia ai grandi cetacei \u00e8 pi\u00f9 legata all\u2019esigenza di ridurre il prezzo della materia prima piuttosto che all\u2019aumento della popolazione umana.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Lo sviluppo spaventoso delle citt\u00e0, elemento costituente della Grande Accelerazione, tanto che essa potrebbe essere definita a partire da questo spropositato sviluppo. Tale crescita \u00e8 apprezzabile sia in termini numerici (gli abitanti delle citt\u00e0) sia in termini di estensione: le citt\u00e0 divengono veri e propri buchi neri di energia e di risorse a partire dal 1945. Nonostante questo, McNeill e Engelke tengono ad evidenziare il proliferare nel mondo di esempi di citt\u00e0 che provano ad instaurare con il proprio ambiente un rapporto di sostenibilit\u00e0 al di l\u00e0 della citt\u00e0 tipica della grande accelerazione. Peraltro, il problema della citt\u00e0 non \u00e8 semplicemente il suo impatto ambientale, ma anche le condizioni di vita precarie da un punto di vista ecologico-biologico-ambientale in cui versano gli abitanti (soprattutto quelli poveri) di questi macro-complessi urbani. Un altro elemento che emerge da questi passaggi sulle citt\u00e0 ma che \u00e8 trasversale a tutto il libro \u00e8 l\u2019interesse dei due autori per le specificit\u00e0 dei fenomeni, per quanto inseriti in una scala globale, addirittura \u201cterrestre\u201d, sia in una senso sincronico (lo spazio globale) sia diacronico (l\u2019Antropocene come pezzo della storia della Terra). Ogni forma di inquinamento, come ogni forma di risposta ad esso, si colloca in un orizzonte locale che ha elementi particolari irriducibili nella loro interezza al contesto di una Grande Accelerazione globale. Da questo deriva sia un certo atteggiamento di accettazione di tale processo nella sua portata storica, sia l\u2019idea che in fondo \u00e8 possibile dare risposte (che avranno esiti, appunto, locali) a questi processi globali curvati su realt\u00e0 particolari.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questo processo non ha avuto luogo senza resistenze e senza scontri, anche violenti. La Grande Accelerazione si \u00e8 fondata sulla distruzione di tutta una serie di ecosistemi, come abbiamo visto, che comprendevano spesso e volentieri anche delle forme sociali specifiche. L\u2019ecologismo dei poveri \u00e8 quindi la reazione immediata, locale, delle popolazioni povere (soprattutto nelle aree rurali). Da questo punto di vista McNeill e Engelke ritengono che non possa esserci <em>alcun <\/em>movimento di grande sviluppo economico come quello che abbiamo vissuto nella seconda met\u00e0 del Novecento senza una costante nascita di resistenze e di pratiche di lotta. Storicamente, queste pratiche di lotta non sono per\u00f2 da ricondurre esclusivamente a quell\u2019ecologismo dei poveri (che consisteva, appunto, in uno scontro localizzato e specifico), ma anche a movimenti nati nelle aree pi\u00f9 ricche del mondo dalla generazione pi\u00f9 ricca ed allo stesso tempo pi\u00f9 rivoluzionaria della storia contemporanea (quella del \u201968). Nel \u201968 infatti affonda le radici il movimento ambientalista globale, anche nella sua dimensione di massa, sfociato poi nella costruzione di veri e propri partiti che, pur rimanendo sostanzialmente minoritari, si sono istituzionalizzati ed hanno acquisito un loro spazio in molte (non in Italia, ad esempio) delle democrazie occidentali. La massificazione dell\u2019ambientalismo peraltro, cio\u00e8 il suo divenire praticamente un <em>brand <\/em> pubblicitario con i fenomeni di cosiddetto <em>green washing, <\/em>non va senza problemi: spesso e volentieri la brandizzazione dell\u2019ecologia e dell\u2019ambientalismo portano ad un sostanziale depotenziamento del discorso critico insito nelle rivendicazioni ecologiche e quindi ad uno stato di stallo dal punto di vista delle politiche effettive di trasformazione del rapporto uomo-natura che \u00e8 quello in cui ci troviamo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Concludendo: se \u00e8 vero che finora Antropocene e Grande Accelerazione (di cui abbiamo ripercorso alcuni grandi passaggi descritti dai due autori) hanno finora coinciso, \u00e8 anche vero che questo loro andare insieme sta per terminare. In che termini? Per McNeill e Engelke, la Grande Accelerazione \u00e8 finita, o sta per finire. Tale processo infatti, da un lato si scontra con limiti oggettivi alla sua espansione (l\u2019esaurimento delle materie prime), dall\u2019altro con limiti interni (la crescita demografica \u00e8 in calo gi\u00e0 da diversi anni). La Grande Accelerazione terminer\u00e0 presto, dunque, mentre l\u2019Antropocene continuer\u00e0 indefinitamente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Poich\u00e9 l\u2019Antropocene consiste nei segni che l\u2019uomo ha lasciato sul pianeta, e questi segni permarranno nei millenni, come la concentrazione di CO2 nell\u2019atmosfera; al contrario, il processo espansivo della Grande Accelerazione invece non durer\u00e0 ancora a lungo. Certo, non \u00e8 chiaro se per i due autori tale crescita si interromper\u00e0 a partire da problemi interni allo stesso meccanismo di crescita (cio\u00e8 dal suo sviluppare problemi interni -popolazione- e\/o esterni -fine dei combustibili fossili-) o se si tratter\u00e0 di arrestare il processo attraverso una presa di consapevolezza. Se pensiamo alla nostra situazione odierna, almeno quella del nostro Paese, in cui il tema dell\u2019ambiente sembra completamente messo da parte, abbiamo qualche problema a credere in questa ottimistica profezia.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Fonte: <a href=\"https:\/\/www.sinistrainrete.info\/ecologia-e-ambiente\/13754-paolo-missiroli-la-grande-accelerazione-di-john-r-mcneill-e-peter-engelke.html\">https:\/\/www.sinistrainrete.info\/ecologia-e-ambiente\/13754-paolo-missiroli-la-grande-accelerazione-di-john-r-mcneill-e-peter-engelke.html<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di SINISTRA IN RETE (Paolo Missiroli) &nbsp; Recensione a: John R. McNeill e Peter Engelke, La Grande accelerazione. 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