{"id":46244,"date":"2018-11-24T11:00:08","date_gmt":"2018-11-24T10:00:08","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=46244"},"modified":"2018-11-24T09:52:16","modified_gmt":"2018-11-24T08:52:16","slug":"centristi-o-radicali-no-centrali-e-trasversali","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=46244","title":{"rendered":"Centristi O Radicali? No, Centrali E Trasversali"},"content":{"rendered":"<p>Di <strong>SENSO COMUNE (Tommaso Nencioni)<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<div class=\"_1mf _1mj\" style=\"text-align: justify\"><span><strong>Nel corso della prima repubblica la sinistra era riuscita a superare la divisione ideologica tra massimalismo e riformismo<\/strong>\u00a0che tanta parte aveva avuto nel segnare la storia del movimento operaio italiano dagli albori fino all\u2019avvento del fascismo. Divisioni anche aspre avevano segnato i rapporti tra socialismo e comunismo \u2013 e, non solo nel caso del Psi, divisioni ancora pi\u00f9 aspre erano intercorse all\u2019interno dei singoli partiti; ma le linee di frattura erano maturate lungo faglie diverse (politica internazionale, rapporti con la DC, politica sindacale). La coscienza dell\u2019importanza della conquista della Repubblica e della Costituzione repubblicana aveva insomma fatto perdere di senso le divisioni tradizionali tra chi preconizzava una via insurrezionale alla presa del potere e chi invece privilegiava il valore delle istituzioni liberali.<\/span><\/div>\n<div style=\"text-align: justify\"><\/div>\n<div class=\"_1mf _1mj\" style=\"text-align: justify\"><strong>Paradossalmente la distinzione tra riformisti e radicali \u00e8 riemersa nel corso della seconda repubblica.<\/strong>\u00a0Post res perdita, diremmo. Ma sotto le insegne della sinistra riformista contrapposta a quella radicale non si celava pi\u00f9 l\u2019antico dibattito che aveva segnato il passaggio dalla II alla III Internazionale, da Kautsky a Lenin, da Turati a Gramsci. Il riformismo post-comunista incamerava, delle riforme, la versione neoliberale di riforme volte ad aprire i mercati alla concorrenza internazionale attraverso la globalizzazione capitalistica, la relativizzazione dei diritti del lavoro e il passaggio dei poteri dalla Costituzione antifascista alle istituzioni tecnocratiche (nel nostro caso, soprattutto l\u2019Europa di Maastricht, che trov\u00f2 a sinistra o suoi pi\u00f9 coerenti corifei). Il radicalismo scontava, dal canto suo, un crescente isolamento alla periferia del sistema politico, oscillando tra il residualismo della difesa del blocco storico fordista in via di sgretolamento e la rincorsa all\u2019individuazione di nuovi miti essenzialisti che sostituissero la classe operaia come agente privilegiato del cambiamento storico, andandoli a individuare in settori via via pi\u00f9 marginali della societ\u00e0. E pi\u00f9 progrediva il processo di marginalizzazione, pi\u00f9 veniva accompagnato da una reazione ultra-identitaria che chiudeva ogni possibilit\u00e0 di ricostruzione di un blocco storico progressista da opporre all\u2019avanzata della restaurazione.<\/div>\n<div style=\"text-align: justify\"><\/div>\n<div class=\"_1mf _1mj\" style=\"text-align: justify\"><strong>La crisi ha di nuovo riazzerato le condizioni di partenza, facendo piazza pulita di entrambi i progetti.<\/strong>Sia il riformismo che il radicalismo scontano un clamoroso deficit di centralit\u00e0 politica, ritirati come sono ai margini dell\u2019arena e arroccati nelle isole di consenso di quel che resta del ceto medio riflessivo e di minoranze iperpoliticizzate.<\/div>\n<div style=\"text-align: justify\"><\/div>\n<div class=\"_1mf _1mj\" style=\"text-align: justify\"><strong>\u00c8 per questo che mai come adesso \u00e8 urgente porre sul tappeto la questione del senso comune.<\/strong>Porre la questione del senso comune non significa rincorrere una presunta marea montante di destra e farne proprie, da sinistra, le tematiche. Significa riscoprire la centralit\u00e0 politica, individuando i problemi reali delle persone comuni e su di essi costruire proposte politiche progressiste nell\u2019indirizzo, e trasversali a identit\u00e0 politiche ormai definitivamente decomposte.<\/div>\n<div style=\"text-align: justify\"><\/div>\n<div class=\"_1mf _1mj\" style=\"text-align: justify\"><strong>L\u2019attuale momento politico \u00e8 denso di domande democratiche che emergono dai settori pi\u00f9 colpiti dalla crisi, e propizio alla proposta progressista:<\/strong>\u00a0battaglie per il lavoro garantito, per il rilancio degli investimenti e dei servizi pubblici, per la ricostruzione della sovranit\u00e0 democratica incontrerebbero il favore di grandi maggioranze sociali, che oggi si muovono al di l\u00e0 delle baruffe tra le minoranze politiche in cui si \u00e8 frantumata la sinistra. Dare vita a parole d\u2019ordine, pratiche politiche e gruppi dirigenti adeguati a raccogliere la sfida \u00e8 il nostro compito di oggi.<\/div>\n<div><\/div>\n<div><\/div>\n<div><strong>Fonte:<\/strong>\u00a0<a href=\"https:\/\/www.senso-comune.it\/rivista\/penisola\/centristi-o-radicali-no-centrali-e-trasversali\/\">https:\/\/www.senso-comune.it\/rivista\/penisola\/centristi-o-radicali-no-centrali-e-trasversali\/<\/a><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Di SENSO COMUNE (Tommaso Nencioni) &nbsp; &nbsp; Nel corso della prima repubblica la sinistra era riuscita a superare la divisione ideologica tra massimalismo e riformismo\u00a0che tanta parte aveva avuto nel segnare la storia del movimento operaio italiano dagli albori fino all\u2019avvento del fascismo. 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