{"id":46260,"date":"2018-11-26T10:30:31","date_gmt":"2018-11-26T09:30:31","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=46260"},"modified":"2018-11-25T18:54:27","modified_gmt":"2018-11-25T17:54:27","slug":"non-solo-debito-pubblico-come-il-risparmio-privato-tiene-a-galla-leconomia-italiana","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=46260","title":{"rendered":"Non solo debito pubblico. Come il risparmio privato tiene a galla l\u2019economia italiana"},"content":{"rendered":"<p>di <strong>POLIKOS (Dario Stefano Lioi)<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"attachment-newspaper-x-single-post size-newspaper-x-single-post wp-post-image\" src=\"https:\/\/polikos.it\/wp-content\/uploads\/2018\/11\/Debito-pubblico-700x490.jpg\" alt=\"\" width=\"700\" height=\"490\" \/><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Esiste un\u2019idea incompleta di analisi del fattore debito: parametrare lo spettro di ricerca solo ed esclusivamente sul debito pubblico, dimenticando il delicatissimo ruolo svolto per il sistema Paese da quello privato. La cronaca economica odierna offre spunti di riflessione stimolanti, permettendo di analizzare due casi di Stati aderenti al Trattato di Maastricht, Italia e Regno Unito, oggi al centro del dibattito europeo a causa, rispettivamente, delle manovre economiche espansive e delle procedure di uscita dal sistema UE. In tale ottica, gli opposti indici economici di Roma e Londra negli anni che precedettero la firma del Trattato di Maastricht evidenziano la centralit\u00e0 del debito privato nella sostenibilit\u00e0 del sistema economico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il Trattato di Maastricht stabilisce (art 104 c) che \u00abGli Stati membri dovranno evitare eccessivi deficit pubblici\u00bb, come definiti nell\u2019allegato <em>Protocollo sulle procedure relative ai deficit eccessivi<\/em>. Bisogna per\u00f2 rilevare che non \u00e8 fornita alcuna definizione precisa per stabilire con precisione quando il livello di deficit possa essere considerato eccessivo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 infatti assente qualunque riferimento sia a specifici problemi di servizio del debito sia ad una qualche misura della \u201cricchezza netta\u201d eventualmente negativa del settore pubblico. Il Trattato stabilisce, invece, che la disciplina in fatto di bilancio pubblico (l\u2019evitare cio\u00e8 deficit eccessivi) sia data dal rispetto di due valori di riferimento: meno del 3% per il rapporto tra deficit pubblico annuale e Pil, e meno del 60% per il rapporto tra lo stock di debito pubblico e il Pil. Non vi \u00e8, come abbiamo avuto gi\u00e0 modo di dimostrare in <a href=\"https:\/\/polikos.it\/economia\/2018\/09\/vincolo-del-3-sforarlo-non-puo-essere-un-tabu\/\">precedenti articoli<\/a>, nessuna teoria particolare dietro questi valori, ma \u00e8 opinione largamente condivisa che la loro rilevanza derivi dal fatto che il 60% \u00e8 la media degli ultimi anni del rapporto debito\/Pil dei Paesi CEE, mentre il tetto massimo del 3% \u00e8 il valore del rapporto deficit\/Pil consistente nella stabilit\u00e0 di un valore debito\/Pil pari al 60% nel caso di un tasso di crescita stabile del Pil nominale pari al 5%.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il criterio in base al quale considerare o meno eccessivo un debito pubblico per Maastricht \u00e8, infatti, del tutto indipendente dalle condizioni del debito privato, che nel Trattato non \u00e8 neanche menzionato. La teoria implicita negli accordi di Maastricht \u00e8 quella secondo cui solo il Governo pu\u00f2 sbagliare generando deficit eccessivi, mentre individui privati razionali non commetterebbero mai l\u2019errore di contrarre un debito per loro insostenibile. Meglio ancora: la contrazione del debito da parte dello Stato cagiona maggiori danni all\u2019equilibrio del mercato rispetto a quella operata dal settore privato, onde per cui il primo deve scongiurare l\u2019opportunit\u00e0 costituita per il secondo, secondo l\u2019usuale metafora del bilancio familiare a cui il buon padre di famiglia deve badare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 possibile valutare i problemi posti da una crescita eccessiva del debito pubblico, oppure di quello privato, esaminando due casi estremi di inizio anni \u201890 \u2013 periodo a partire dal quale dare il l\u00e0 agli accorgimenti concordati a Maastricht \u2013\u00a0 costituiti dall\u2019Italia e dal Regno Unito: due Paesi che hanno avuto uno sviluppo del <strong>debito totale<\/strong> molto simile, ma un andamento delle <strong>due componenti che lo costituiscono<\/strong> del tutto opposto. L\u2019Italia \u00e8 stata, all\u2019interno dei principali Paesi maggiormente industrializzati, quello che ha registrato il maggiore incremento del rapporto tra debito pubblico e Pil, e il minore incremento nel debito privato (delle famiglie come delle imprese).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il Regno Unito, all\u2019opposto, ha avuto la maggiore riduzione del rapporto tra debito pubblico e Pil e, contemporaneamente, il maggior incremento del debito privato. Nel caso dell\u2019Italia, si \u00e8 verificata una crescita del debito pubblico continua e superiore a quella del Pil, che si \u00e8 di conseguenza riflessa in un progressivo aumento del rapporto tra debito pubblico e Pil, passato in dieci anni (dopo il divorzio tra Banca d\u2019Italia e Ministero del Tesoro del 1981) dal 50% a oltre il 100%. Il settore privato ha conservato per\u00f2 un alto tasso di risparmio, circostanza che ha permesso che il finanziamento del deficit pubblico avvenisse per lo pi\u00f9 all\u2019interno del Paese. La maggior parte del debito pubblico \u00e8 ancora oggi, infatti, posseduta dal settore privato nazionale e cittadino. La forte richiesta di titoli di Stato da parte delle famiglie italiane \u00e8 stata sostenuta ed alimentata sia dall\u2019elevato rendimento offerto da questi ultimi sia dal favorevole trattamento fiscale loro riservato. Gli interessi pagati sul debito pubblico affluiscono, perci\u00f2, al settore privato nazionale e incrementano il suo reddito disponibile. Ne risulta un livello dei consumi privati maggiore di quello altrimenti possibile.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-1428 aligncenter\" src=\"https:\/\/polikos.it\/wp-content\/uploads\/2018\/11\/Banca-Italia-1030x615-1.jpg\" sizes=\"(max-width: 395px) 100vw, 395px\" srcset=\"https:\/\/polikos.it\/wp-content\/uploads\/2018\/11\/Banca-Italia-1030x615-1.jpg 650w, https:\/\/polikos.it\/wp-content\/uploads\/2018\/11\/Banca-Italia-1030x615-1-300x199.jpg 300w\" alt=\"\" width=\"395\" height=\"262\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019economia del Regno Unito ha registrato andamenti di tipo diametralmente opposto. Il bilancio pubblico fin dalla met\u00e0 degli anni 80 \u00e8 stato posto sotto controllo, generando un <em>surplus<\/em>. Questi successi dal lato del bilancio pubblico sono stati per\u00f2 accompagnati da un\u2019esplosione dell\u2019indebitamento privato. L\u2019accumularsi del debito privato ha condotto a un tasso d\u2019indebitamento crescente rispetto al capitale ed a crescenti oneri finanziari rispetto al reddito. Il settore privato si \u00e8 trovato con un servizio del debito che riduceva il reddito primario disponibile; c\u2019\u00e8 quindi stato un rallentamento della domanda interna, che si \u00e8 ulteriormente ridotta con i tentativi di ridurre l\u2019onere del debito posti in essere dal settore privato. La conseguenza di tutto ci\u00f2 \u00e8 stata una recessione originatasi dal lato della domanda come effetto della riduzione dei consumi da parte di famiglie e imprese, nel tentativo di risanare i propri bilanci e migliorare la propria situazione debitoria.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ora, il vincolo fondamentale cui sono sottoposte le politiche macroeconomiche \u00e8 il saldo di parte corrente della bilancia dei pagamenti. Per un dato livello di competitivit\u00e0, politiche espansive si rifletteranno in un aumento del deficit corrente che accrescer\u00e0 in questo modo l\u2019indebitamento estero. Se si pone un limite ad esso, la politica economica messa in atto tender\u00e0 ad alternare due diversi <em>mix<\/em> \u00a0di politica economica: quello <em>tight budget and easy money<\/em>, costituito da una politica monetaria espansiva e da un orientamento fiscale restrittivo, e quello di <em>easy budget and tight money<\/em>, costituito cio\u00e8 da una politica fiscale espansiva e da un orientamento monetario restrittivo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel primo caso, l\u2019espansione monetaria conduce a un debito privato crescente, mentre nel secondo aumenta soprattutto il debito pubblico. \u00c8 quindi a causa di questo vincolo della bilancia dei pagamenti che una politica monetaria restrittiva produrr\u00e0 il cosiddetto <em>crowding-out<\/em> \u00a0del debito privato da parte del debito pubblico. Si pu\u00f2 per ci\u00f2 assumere che sia questa la logica che sottost\u00e0 all\u2019insistenza sui limiti del deficit pubblico. Le regole di Maastricht hanno quindi il fine di sostituire la disciplina imposta, fino al 1992, dalla bilancia dei pagamenti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Se si accetta il principio secondo il quale l\u2019effettivo limite macroeconomico \u00e8 posto dal vincolo estero (un Paese pu\u00f2 avere tutto il debito che i creditori esteri gli permettono di avere), allora si deve accettare anche l\u2019ulteriore implicazione che \u00e8 il debito totale, e non solo quello pubblico, a essere vincolato. Se \u00e8 rilevante solo il debito estero, allora la distinzione tra debito pubblico e debito privato perde ogni rilevanza e si dovrebbe fare riferimento esclusivamente al bilancio nazionale risultante dal consolidamento dei conti dello Stato e di quelli del settore privato. Questo implica per\u00f2 \u2013 quindi \u2013 che qualunque aumento del debito pubblico pu\u00f2 essere o no eccessivo solo in relazione al contemporaneo sviluppo del debito privato. Secondo la logica di Maastricht, debiti pubblici eccessivi vanno evitati, ma essi devono, prima di tutto, essere definiti in quanto tali, e ci\u00f2 non sembra possibile se non si fa riferimento al complessivo stato patrimoniale di ciascun Paese.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Fonte: <a href=\"https:\/\/polikos.it\/economia\/2018\/11\/non-solo-debito-pubblico-come-il-risparmio-privato-tiene-a-galla-leconomia-italiana\/\">https:\/\/polikos.it\/economia\/2018\/11\/non-solo-debito-pubblico-come-il-risparmio-privato-tiene-a-galla-leconomia-italiana\/<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di POLIKOS (Dario Stefano Lioi) &nbsp; &nbsp; Esiste un\u2019idea incompleta di analisi del fattore debito: parametrare lo spettro di ricerca solo ed esclusivamente sul debito pubblico, dimenticando il delicatissimo ruolo svolto per il sistema Paese da quello privato. La cronaca economica odierna offre spunti di riflessione stimolanti, permettendo di analizzare due casi di Stati aderenti al Trattato di Maastricht, Italia e Regno Unito, oggi al centro del dibattito europeo a causa, rispettivamente, delle manovre economiche&#46;&#46;&#46;<\/p>\n","protected":false},"author":86,"featured_media":44424,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"jetpack_post_was_ever_published":false,"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","enabled":false},"version":2}},"categories":[32],"tags":[],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2018\/09\/LOGO-POLIKOS-ASTERAS-700x490.png","jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/p7ZaJ4-c28","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/46260"}],"collection":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/86"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=46260"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/46260\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":46261,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/46260\/revisions\/46261"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/44424"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=46260"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=46260"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=46260"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}