{"id":46335,"date":"2018-11-28T11:00:28","date_gmt":"2018-11-28T10:00:28","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=46335"},"modified":"2018-11-28T08:19:14","modified_gmt":"2018-11-28T07:19:14","slug":"adam-smith-e-il-marginalismo-usciamo-da-un-equivoco","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=46335","title":{"rendered":"Adam Smith e il marginalismo, usciamo da un equivoco."},"content":{"rendered":"<p>di <strong>ALDO GIANNULI (Ivan Giovi)<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"attachment-full size-full wp-post-image\" src=\"http:\/\/www.aldogiannuli.it\/wp-content\/uploads\/adam-smith-940.jpg\" sizes=\"(max-width: 940px) 100vw, 940px\" srcset=\"http:\/\/www.aldogiannuli.it\/wp-content\/uploads\/adam-smith-940.jpg 940w, http:\/\/www.aldogiannuli.it\/wp-content\/uploads\/adam-smith-940-300x128.jpg 300w, http:\/\/www.aldogiannuli.it\/wp-content\/uploads\/adam-smith-940-768x327.jpg 768w, http:\/\/www.aldogiannuli.it\/wp-content\/uploads\/adam-smith-940-150x64.jpg 150w\" alt=\"\" width=\"940\" height=\"400\" \/><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Cerchiamo oggi di sgomberare il dibattito economico da un errore di fondo comune commesso da molti commentatori che si cimentano all\u2019interno del dibattito economico: il presunto accostamento tra l\u2019economia classica e l\u2019economia neoclassica (o marginalista, o neoliberista). <span id=\"more-9798\"><\/span>Si leggono spesso articoli che fanno riferimento principalmente ad Adam Smith che viene definito come il fondatore o precursore delle teorie economiche che hanno come dogma la concorrenza e la \u201cmano invisibile del mercato\u201d che tenderebbe a portare tutta l\u2019economia in equilibrio.<br \/>\nIntendiamoci, \u00e8 stato veramente Adam Smith a parlare di mano invisibile del mercato, ma \u00e8 la moderna interpretazione delle sue parole che \u00e8 completamente travisata rispetto a quello che pensava Smith. Ma partiamo dall\u2019inizio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">All\u2019interno della teoria economica, possiamo definire, circa, due grandi filoni e mezzo di pensiero, tralasciando l\u2019eterogeneit\u00e0 interna ad ognuno di questi filoni. Questi sono: la teoria classica, la teoria marginalista e la teoria Keynesiana. Perch\u00e9 ho scritto che sono due filoni e mezzo? Perch\u00e9 le pi\u00f9 grandi differenze sono tra la teoria marginalista (Jevons, Walras, von Hayek, Friedman, ecc) e la teoria classica (Smith, Ricardo, Marx, ecc); le idee Keynesiane \u2013 per quanto rivoluzionarie \u2013 non mostrano fondamentali differenze metodologiche (e teoriche) con la teoria marginalista. Infatti, si presteranno successivamente alla cosiddetta \u201csintesi neoclassica\u201d, cio\u00e8 il riassorbimento delle teorie keynesiane all\u2019interno della teoria marginalista come caso particolare della stessa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tra la teoria classica e quella marginalista esistono importanti differenze di struttura teorica, la principale e fondamentale differenza \u00e8 quello che riguarda la determinazione dei prezzi attraverso la teoria del valore-lavoro che assumer\u00e0 un ruolo centrale in Ricardo e Marx con anche differenze importanti tra le due visioni. All\u2019interno di questo pensiero il punto centrale (oltre al valore-lavoro) rimane quello della divisione del lavoro all\u2019interno della societ\u00e0 ossia la redistribuzione del sovrappi\u00f9 (ereditato dai fisiocratici Petty, Cantillon e Quesnay) tra lavoro, rendite e profitti. Mentre l\u2019economia marginalista si basa sulla teoria soggettiva del valore, cio\u00e8 il concetto soggettivo di utilit\u00e0 (il cui precursore sar\u00e0 Bentham con il suo utilitarismo), declinata poi nelle varie curve di preferenza che tutti gli studenti di economia conoscono e da cui si deriva l\u2019utilit\u00e0 marginale \u2013 che dar\u00e0 il nome alla teoria stessa \u2013 che servir\u00e0 a strutturare le curve di domanda per l\u2019individuazione dei prezzi assieme alle curve di offerta.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La teoria e mezzo \u00e8 quella Keynesiana che introduce importanti elementi innovatori, come la possibilit\u00e0 di disoccupazione persistente, le aspettative, l\u2019incertezza ecc. Keynes per\u00f2, che pubblica queste innovazioni nelle Teoria Generale nel 1936, utilizza gli strumenti metodologici della teoria marginalista del suo maestro Alfred Marshall (catene causali brevi) e accettando poi nelle sue teorie aspetti fondamentali quali la sensibilit\u00e0 degli investimenti al tasso di interesse. Questo far\u00e0 si che fin da subito un folto gruppo di economisti (tra cui Tobin, Modigliani e Samuelson) riporter\u00e0 le teorie keynesiane nell\u2019alveo di quelle marginaliste, dando vita alla \u201csintesi neoclassica\u201d. Esponendo poi la sintesi alle critiche di Friedman e di Lucas che tenteranno di sgretolare ogni residuo Keynesiano.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Come possiamo vedere le differenze sono importanti, anche se in molti hanno cercato di stiracchiare le teorie classiche per adattarle e farle diventare le precorritrici della teoria attualmente dominante. E sembra che la cosa sia perfettamente riuscita, infatti, come accennavo prima, molti pensano che il pi\u00f9 grande sostenitore della concorrenza fosse Adam Smith grazie alla famosa citazione sulla \u201cmano invisibile\u201d. Purtroppo, chi cita Adam Smith non lo ha mai letto, non lo ha contestualizzato e non conosce l\u2019esistenza di un libro di Smith dal nome \u201cTeoria dei sentimenti morali\u201d, dove egli stesso considera nelle sue tesi l\u2019uomo come individualista (ciascuno conosce meglio degli altri i propri interessi) ma inserito all\u2019interno della societ\u00e0 e alla ricerca di approvazione e rispetto altrui a differenza della concezione neoclassica di un homo oeconomicus perfettamente razionale e perfettamente egoista. Questa differenza all\u2019interno delle due teorie \u00e8 assolutamente rilevante, infatti, \u201cIl concetto di mano invisibile \u00e8 utilizzato da Smith in contesti diversi, ma non per sostenere l\u2019ottimalit\u00e0 di un mercato concorrenziale basato sul meccanismo della domanda e dell\u2019offerta\u201d, utilizzando le chiarissime parole di Alessandro Roncaglia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Smith utilizza il termine \u201cmano invisibile\u201d solo tre volte nei suoi testi, e comunque mai accostandolo alla parola mercato. Anzi una volta lo utilizza per ironizzare su questo concetto (quando nella \u201cStoria dell\u2019astronomia\u201d si riferisce agli antichi che quando non riuscivano a spiegare i tuoni e i fulmini davano la colpa alla mano invisibile di Giove) e l\u2019unica volta in cui lo utilizza in riferimento ad un tema economico \u00e8 quando parla degli investimenti internazionali dove dice che gli imprenditori tendono a investire nel proprio paese piuttosto che all\u2019estero, come se li guidasse una mano invisibile tendono a fare gli interessi del proprio paese, che rigorosamente parlando sarebbe una violazione della legge della concorrenza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La concezione di mano invisibile a cui ci riferiamo ora piuttosto sar\u00e0 l\u2019ipotesi di Leon Walras, fondatore della scuola di Losanna, che svilupper\u00e0 le tesi dell\u2019equilibrio economico generale, un complesso sistema di equazioni interconnesse che secondo Walras dovrebbero rappresentare la realt\u00e0 di un sistema economico, in cui ogni sua parte tende simultaneamente all\u2019equilibrio tra domanda e offerta (anche questo spasmodicamente studiato in tutti i corsi di economia).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La cosa peggiore \u00e8 che quasi ogni laureato in economia queste differenze non le conosce, perch\u00e9 nei programmi ministeriali i corsi di economia politica sono scomparsi e quindi non vengono nemmeno studiate.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quanti danni sono stati fatti alla ricchezza del pensiero economico.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Fonte:\u00a0<a href=\"http:\/\/www.aldogiannuli.it\/adam-smith-e-il-marginalismo-usciamo-da-un-equivoco\/?fbclid=IwAR3qUnSyq2L_2Ozc8jtSeAxuhr5C0fEPzcZj_nXz8_sYERgE5QUOM2ebrPE\">http:\/\/www.aldogiannuli.it\/adam-smith-e-il-marginalismo-usciamo-da-un-equivoco\/?fbclid=IwAR3qUnSyq2L_2Ozc8jtSeAxuhr5C0fEPzcZj_nXz8_sYERgE5QUOM2ebrPE<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di ALDO GIANNULI (Ivan Giovi) &nbsp; &nbsp; Cerchiamo oggi di sgomberare il dibattito economico da un errore di fondo comune commesso da molti commentatori che si cimentano all\u2019interno del dibattito economico: il presunto accostamento tra l\u2019economia classica e l\u2019economia neoclassica (o marginalista, o neoliberista). 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