{"id":46339,"date":"2018-11-28T12:00:42","date_gmt":"2018-11-28T11:00:42","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=46339"},"modified":"2018-11-28T08:38:00","modified_gmt":"2018-11-28T07:38:00","slug":"marco-fumian-quali-valori-per-la-modernita-cinese","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=46339","title":{"rendered":"Marco Fumian: Quali valori per la modernit\u00e0 cinese?"},"content":{"rendered":"<p>di <strong>SINOSFERE (Marco Fumian)<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Qualche anno fa (era il gennaio del 2015), il Ministro dell\u2019Istruzione cinese annunciava la decisione di bandire dalle aule universitarie i materiali d\u2019insegnamento che \u201cdiffondevano i valori occidentali\u201d. Era il risultato della crescente ostilit\u00e0, da parte delle autorit\u00e0 cinesi, nei confronti dell\u2019\u201coccidentalizzazione\u201d: ostilit\u00e0 che, in crescita gi\u00e0 da qualche anno, era stata portata al parossismo dalla leadership di Xi Jinping. La quale, viceversa, in seno al progetto della \u201cgrande rinascita della nazione cinese\u201d, aveva dato un grande impulso alla promozione dei \u201cvalori cinesi\u201d. Ma cosa diavolo si intendeva, con questi \u201cvalori occidentali\u201d, si erano probabilmente domandati in molti tra il perplesso e il divertito, abituati ormai a vedere i segni conclamati dell\u2019\u201coccidentalizzazione\u201d, nelle citt\u00e0 cinesi e non solo, un po\u2019 dovunque.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Forse stavano per chiudere i bar, le palestre, le discoteche, e stavano per imporre il karaoke come unico passatempo nazionale? Stavano per togliere i film degli Avengers e dei Transformers dalla programmazione dei cinema urbani? Volevano bandire l\u2019uso di giacca e cravatta per sostituirlo con quello dello <em>hanfu<\/em>, volevano rilocare ogni cittadino dai palazzoni con l\u2019ascensore ai <em>siheyuan<\/em>, o addirittura stavano pensando di rimpiazzare la circolazione delle BMW con quella delle portantine? Stavano per proibire la lettura di Dale Carnegie, Harry Potter, o magari\u2026 era proprio Karl Marx il bersaglio dell\u2019epurazione?!\u2026 Per fortuna, <a href=\"http:\/\/theory.gmw.cn\/2015-01\/31\/content_14701183.htm\">gli organi di stampa ufficiali<\/a> erano intervenuti tempestivamente per fugare ogni possibile dubbio. \u201cI valori occidentali\u201d chiamati in causa dal ministro, si diceva, \u201channo un senso preciso e concreto\u201d, dato che \u201cprincipalmente si riferiscono, nella Cina di oggi, alle idee errate provenienti dal mondo capitalista occidentale e in particolare a quelle idee e valori politici errati propagandati dai paesi capitalisti occidentali rappresentati in primis dall\u2019America, come la democrazia costituzionale, i valori universali, la societ\u00e0 civile, il neoliberalismo, il nichilismo storico e via dicendo\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\nInsomma, prevedibilmente, si trattava della solita campagna contro i valori liberali; e cos\u00ec, ancora una volta, Marx era in salvo, e con lui Dale Carnegie, Harry Potter, e perfino gli Avengers e i Transformers (meno fortunati sarebbero stati in seguito Peppa Pig e Winnie the Pooh, ma quella \u00e8 un\u2019altra storia). Ma allora che bisogno c\u2019era, se erano i valori liberali a essere presi di mira, di definirli tout court come \u201cvalori occidentali\u201d? Perch\u00e9, se l\u2019\u201coccidentalizzazione\u201d della Cina era un fatto sotto innumerevoli aspetti ormai compiuto, che non scandalizzava anima alcuna \u2013 tantomeno quella del governo \u2013, usare la parola \u201coccidentalizzazione\u201d per stigmatizzare quei valori, e quelle pratiche politiche, che costituivano una minaccia per il sistema \u201csocialista\u201d sanzionato dal governo, come se il \u201csocialismo\u201d non fosse pure lui, evidentemente, una dottrina e un sistema di valori nato a sua volta in \u201cOccidente\u201d? Certo una buona risposta, in verit\u00e0 abbastanza ovvia, sarebbe che anche nei paesi occidentali quello dei \u201cvalori occidentali\u201d \u00e8 un discorso che viene usato per designare, in modo abbastanza circoscritto, quegli specifici principi di governo, e quegli ideali politici e sociali a essi correlati, con cui l\u2019\u201coccidente\u201d definisce, con un certo narcisismo, la propria identit\u00e0 liberale e democratica (un\u2019identit\u00e0 formatasi con la Pax americana del dopoguerra che, come tutti sappiamo, attraversa oggi una grave crisi).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In Cina, tuttavia, questa equivalenza \u00e8 forse ancor pi\u00f9 stretta, visto che \u00e8 tutta la storia della Cina moderna a essere emblematicamente segnata, con insistente ricorrenza, dalla contesa fra la promozione dei valori dell\u2019\u201coccidentalizzazione\u201d da un lato e la difesa dei valori autoctoni della \u201csinizzazione\u201d dall\u2019altro; una contesa che, in verit\u00e0, \u00e8 molto spesso il simbolo \u2013 e la maschera \u2013 della ben pi\u00f9 specifica contesa, dalla natura politica prima che culturale (e pi\u00f9 che culturale, ideologica), fra l\u2019aspirazione a creare un \u201cmoderno\u201d sistema democratico \u201call\u2019occidentale\u201d e la volont\u00e0 di conservare un sistema autocratico ipoteticamente pi\u00f9 in linea con la \u201ctradizione\u201d cinese. <a href=\"http:\/\/cul.china.com.cn\/lishi\/2011-11\/28\/content_4655235.htm\">Scrive al riguardo Yu Keping<\/a>, noto studioso di scienze politiche dell\u2019Universit\u00e0 di Pechino: \u201c\u2018Occidentalizzazione\u2019 (<em>xihua\u00a0<\/em>\u897f\u5316o <em>xifanghua <\/em>\u897f\u65b9\u5316), fondamentalmente, vuol dire che la modernizzazione, in Cina, deve essere costituita da un processo <em>complessivo\u00a0<\/em>(corsivo mio) di apprendimento e avvicinamento ai paesi occidentali, sicch\u00e9 non basta importare da questi ultimi sistemi e metodi in ambito economico o tecnico-scientifico, ma occorre apprendere anche in ambito politico e culturale. \u2018Sinizzazione\u2019 (<em>zhonghua\u00a0<\/em>\u4e2d\u5316o <em>zhongguohua <\/em>\u4e2d\u56fd\u5316), viceversa, significa fondamentalmente che la Cina, bench\u00e9 pi\u00f9 arretrata rispetto ai paesi occidentali in ambito economico e tecno-scientifico, rimane comunque pi\u00f9 avanzata sul piano politico e culturale, sicch\u00e9 l\u2019apprendimento dell\u2019economia e della tecnologia dei paesi occidentali \u00e8 finalizzato, in ultimo, a rafforzare le \u2018radici\u2019 del paese, ovvero a consolidare il sistema politico e la tradizione culturale preesistente.\u201d<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n\u00c8 una dialettica, quella fra \u201coccidentalizzazione\u201d e \u201csinizzazione\u201d, che si manifesta nella Cina moderna molto presto, almeno a partire da quando, contro i promotori delle \u201criforme dei cento giorni\u201d (1898) che chiedevano una costituzione e un parlamento per garantire ai cinesi uguali diritti e uguali doveri onde consentirgli di partecipare come liberi cittadini alla costruzione della nazione, i difensori dell\u2019assolutismo imperiale avevano opposto il principio, divenuto in seguito proverbiale, de: \u201cil sapere cinese come sostanza, il sapere occidentale come mezzo\u201d, il cui significato, in estrema sintesi, era che se da una parte la Cina doveva accogliere senza alcuna riserva il sapere occidentale sul piano strumentale, dato il suo superiore livello di sviluppo e la sua utilit\u00e0 pratica in ambito economico, tecnologico e amministrativo, dall\u2019altro doveva nondimeno difendere e preservare un\u2019essenza cinese (\u201cci\u00f2 che faceva della Cina la Cina\u201d, nelle parole di Zhang Zhidong) sul piano etico-politico: essenza che veniva ridotta al dispositivo ideologico confuciano dei \u201ctre cardini\u201d che sancivano la sottomissione dell\u2019individuo all\u2019ordine autoritario e patriarcale della societ\u00e0 tradizionale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questa dialettica continuava dopo la caduta del sistema imperiale, quando a met\u00e0 degli anni Dieci il Movimento per la Nuova Cultura si costituiva per mobilitarsi contro il tentativo di restaurazione dinastica \u2013 che si rilegittimava ammantandosi ancora una volta degli antichi paramenti della dottrina confuciana \u2013 dando vita a un\u2019irriducibile battaglia fra vecchio e nuovo che contrapponeva come inconciliabili nemici la cultura cinese \u201cfeudale\u201d e la \u201cmoderna\u201d cultura occidentale, la prima caratterizzata, secondo Chen Duxiu, dalla sua essenza dispotica, gerarchica e discriminatoria, la seconda identificata, sempre da quest\u2019ultimo, con i valori costitutivi di libert\u00e0 e uguaglianza, autonomia individuale e autogoverno repubblicano: ovvero gli ideali incarnati da quel \u201csignor Democrazia\u201d che avrebbe costituito, insieme al \u201csignor Scienza\u201d, uno dei due capisaldi della rivoluzione illuminista promossa dal Movimento della Nuova Cultura. Pi\u00f9 tardi, negli anni Trenta, sarebbe seguita la disputa fra i fautori dell\u2019\u201coccidentalizzazione totale\u201d (<em>quanpan xihua\u00a0<\/em>\u5168\u76d8\u897f\u5316), e i difensori della \u201cbase cinese\u201d (<em>Zhongguo benweilun\u00a0<\/em>\u4e2d\u56fd\u672c\u4f4d\u8bba): i primi liberali critici del regime di Nanchino che ritenevano che la Cina dovesse importare dall\u2019Occidente non solo gli elementi materiali della modernit\u00e0 ma anche quelli politici e culturali (leggasi: istituzioni democratiche e diritti individuali), i secondi conservatori organici alle politiche del governo Nazionalista che non si sognavano minimamente di mettere in discussione l\u2019\u201coccidentalizzazione\u201d materiale della Cina (solo che questa, ormai, non si chiamava pi\u00f9 \u201coccidentalizzazione\u201d bens\u00ec \u201cmodernizzazione\u201d, un nome formalmente neutro che aveva il vantaggio di occultare le implicazioni culturali della modernit\u00e0 \u2013 trattate come delle accessorie particolarit\u00e0 \u201clocali\u201d \u2013 conservandone soltanto gli aspetti tecnici, ritenuti universali), ma sostenevano per contro che la Cina avrebbe dovuto rimodellare secondo i suoi bisogni e preferenze la propria modernizzazione per adattarla alle sue distintive caratteristiche storico-culturali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quindi, dopo il tramonto della rivoluzione maoista, il richiamo all\u2019\u201coccidentalizzazione totale\u201d sarebbe tornato a farsi sentire prepotentemente negli anni Ottanta, non solo con la rinnovata consacrazione della scienza e tecnologia occidentale quale fulcro della modernizzazione nazionale lanciata da Deng Xiaoping, ma anche e soprattutto con il rilancio del progetto illuminista del Quattro Maggio con i suoi ideali di emancipazione individuale e autodeterminazione politica. Se da un lato era normale, all\u2019epoca, attaccare gli elementi feudali della cultura cinese tradizionale come cause primarie del dispotismo maoista (e, velatamente, dell\u2019autoritarismo persistente del governo riformista), dall\u2019altro era altrettanto normale sostenere che la Cina, per liberarsi della propria inveterata arretratezza politica e culturale oltre che economica, avrebbe dovuto necessariamente percorrere la stessa strada, considerata naturale e necessaria, della modernizzazione occidentale, portando una volta per tutte le acque anguste e torbide del Fiume Giallo a scorrere apertamente nel mare azzurro della democrazia liberale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per contro se nello stesso tempo si riaccendeva, sempre negli anni Ottanta, un genuino interesse nei confronti delle molteplici tradizioni nazionali soppresse dal maoismo, c\u2019\u00e8 da dire che tale interesse veniva prontamente intercettato e fatto proprio dal Partito Comunista, alla ricerca di convenienti \u201ccaratteristiche cinesi\u201d da spendere per legittimare il proprio socialismo sempre meno socialista: ne nasceva, cos\u00ec, un nuovo connubio fra confucianesimo e potere, all\u2019inizio un po\u2019 in sordina, quindi destinato a una crescita costante nei tre decenni successivi, nei quali il confucianesimo avrebbe fornito al governo, con il suo arcivalore di \u201carmonia\u201d, un ideologico guanto di velluto per amministrare dall\u2019alto l\u2019ordine sociale, richiamando paternalisticamente i cittadini impegnati ad azzuffarsi nel \u201cmercato socialista\u201d a ricomporre le loro fratture e a mettere da parte le loro recriminazioni contro le crescenti disparit\u00e0 sociali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Fino a che, a cavallo fra i primi due decenni del secolo, non insorgeva per ultima la disputa fra \u201cvalori universali\u201d e \u201cvalori cinesi\u201d, in cui si contrapponevano chi sosteneva che la Cina, oramai protagonista sulla scena del capitalismo globale, avrebbe dovuto continuare la propria ascesa sotto l\u2019insegna dei valori universali di libert\u00e0, democrazia e diritti umani esemplificati dai modelli di sviluppo dei paesi occidentali, e chi invece rigettava in toto questi valori screditandoli come preferenze locali, storicamente specifiche, che l\u2019Occidente sbandierava al mero scopo di imporre al mondo la propria egemonia, e difendeva per contro l\u2019\u201ceccezionalismo\u201d del \u201cmodello cinese\u201d, il cui successo aveva dimostrato la validit\u00e0 della via cinese allo sviluppo, rivendicando con orgoglio il diritto ad affermare nel mondo l\u2019unicit\u00e0 della \u201csoggettivit\u00e0 cinese\u201d in ambito politico e culturale. Questo dibattito, alla fine, sarebbe stato troncato da Xi Jinping, che da un lato avrebbe chiuso la bocca a qualsiasi rappresentanza liberale, e dall\u2019altro avrebbe invece promosso l\u2019\u201ceccellenza della cultura cinese tradizionale\u201d dando massima udibilit\u00e0 ai paladini della tradizione. Intanto, per superare le divergenze esemplificate dalla querelle sui \u201cvalori\u201d, sarebbe stato il partito stesso, sotto la guida di Xi Jinping, ad approntare una forzosa summa teorica in materia di valori sociali, stilando una lista di \u201cvalori fondamentali del socialismo\u201d che avrebbe sancito la monopolizzazione, e la manipolazione, dei \u201cvalori universali\u201d da parte del partito.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questa ricerca vuole essere una ricognizione, esplorativa pi\u00f9 che sistematica, dei principali temi oggetto di contesa nella disputa sui \u201cvalori\u201d in corso fino a pochissimi anni fa. A essere presentati sono cinque testi che, pur non essendo stati scritti in risposta l\u2019uno all\u2019altro, sembrano idealmente dialogare intervenendo su questioni interrelate da prospettive diverse.<sup id=\"footnote_plugin_tooltip_1\" class=\"footnote_plugin_tooltip_text\">1)<\/sup> Il primo \u00e8 un saggio di <a href=\"http:\/\/sinosfere.com\/2018\/10\/01\/yang-jisheng-da-il-sapere-cinese-come-sostanza-il-sapere-occidentale-come-mezzo-a-la-quinta-modernizzazione\/\">Yang Jisheng<\/a>, ex giornalista noto per un impressionante <a href=\"https:\/\/books.google.it\/books?id=bvs9cS8lzhEC&amp;printsec=frontcover&amp;dq=Tombstone.+The+Great+Chinese+Famine,+1958-1962&amp;hl=it&amp;sa=X&amp;ved=0ahUKEwi9ycvVreXdAhVFy6QKHQ5DBsQQ6AEIJzAA#v=onepage&amp;q=Tombstone.%20The%20Great%20Chinese%20Famine%2C%201958-1962&amp;f=false\"><em>expos\u00e9\u00a0<\/em>storico<\/a> sulla carestia del Grande Balzo in Avanti, e quindi editor del giornale riformista e liberale <em>Yanhuang chunqiu<\/em>, costretto alla chiusura nel 2016. In esso Yang Jisheng commenta a caldo la risoluzione sul programma riformista presentato dal partito nel 2014, individuando come la pi\u00f9 grave causa dei problemi della societ\u00e0 cinese contemporanea la scelta del partito, perseguita fin dall\u2019inizio dell\u2019era riformista, di portare avanti soltanto riforme economiche tralasciando le riforme politiche.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019aspetto pi\u00f9 interessante, tuttavia, \u00e8 che Yang Jisheng inserisce questa scelta in una cornice storica di lunga durata ricollegandola al principio, formulato nel periodo tardo-Qing, de \u201cil sapere cinese come sostanza, il sapere occidentale come mezzo\u201d, che avrebbe implicitamente costituito, a suo avviso, l\u2019orientamento persistente con cui le \u00e9lite al potere, nel corso della storia cinese moderna, avrebbero sdoganato l\u2019occidentalizzazione della Cina sul piano materiale tentando di conservare una \u201csostanza\u201d autoctona autoritaria sul piano politico. Nello stesso tempo, Yang Jisheng denuncia il paradosso di un potere politico che, nella Cina attuale, si oppone strenuamente all\u2019occidentalizzazione per difendere con le unghie e con i denti un sistema politico che a sua volta \u00e8 stato importato dall\u2019Occidente. Viceversa, l\u2019autore si dimostra un emblematico assertore del principio dell\u2019\u201coccidentalizzazione totale\u201d: principio che \u2013 attenzione \u2013 non equivale affatto ad affermare che la Cina debba diventare in tutto e per tutto, sul piano culturale, uguale all\u2019Occidente (vedi per esempio il tono di approvazione con cui Yang Jisheng prende atto della maggiore \u201csinizzazione\u201d di Taiwan rispetto alla Cina continentale), ma consiste piuttosto nella convinzione che la modernizzazione sia un processo storico universale, corrispondente alla parabola evolutiva della modernit\u00e0 occidentale, in cui allo sviluppo del sistema economico capitalista deve corrispondere, di necessit\u00e0, il conseguente innesto di un sistema politico democratico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\nOpposta \u00e8 la visione \u201cculturalista\u201d del secondo saggio, il cui autore, <a href=\"http:\/\/sinosfere.com\/2018\/10\/01\/chen-lai-conosciamo-a-fondo-i-valori-distintivi-della-cina-confrontandoli-con-quelli-occidentali\/\">Chen Lai<\/a>, \u00e8 un noto studioso di \u201csaperi nazionali\u201d (<em>guoxue<\/em>) all\u2019Universit\u00e0 Qinghua di Pechino nonch\u00e9 fervente sostenitore della \u201cconfucianizzazione\u201d della modernit\u00e0 cinese. Lungi dal voler affermare in questa sede che tutti i simpatizzanti della tradizione confuciana nella Cina di oggi siano per forza degli spalleggiatori dell\u2019ideologia ufficiale, occorre precisare tuttavia che l\u2019articolo di Chen Lai \u00e8 stato scelto <em>proprio \u00a0<\/em>per mostrare in che modo, nella Cina di oggi, il discorso tradizionalista tende a essere usato, non di rado, per servire questa stessa ideologia: non \u00e8 un caso, quindi, che l\u2019articolo in questione sia stato pubblicato dal <em>Quotidiano del Popolo<\/em>. In esso, infatti, Chen Lai contrappone in termini del tutto essenzialistici i \u201cvalori occidentali\u201d da una parte e i \u201cvalori cinesi\u201d dall\u2019altra, identificando i primi univocamente con quelli della modernit\u00e0 liberale e riducendo i secondi a quelli della tradizione confuciana (una tradizione concepita, peraltro, in modo abbastanza monolitico, che non pu\u00f2 in alcun modo rendere conto dell\u2019immensa variet\u00e0 ed eterogeneit\u00e0 delle molteplici tradizioni cinesi). Quindi, pur facendo mostra di riconoscere, in modo abbastanza sbrigativo, l\u2019importanza dei \u201cdiritti\u201d \u2013 fulcro secondo lui della moderna filosofia liberale occidentale \u2013 Chen Lai si concentra ad ammonire contro la pericolosit\u00e0 di una cultura fondata su questi ultimi, associandola in modo deterministico alla proliferazione dell\u2019individualismo che \u00e8 reputatodannoso perch\u00e9 antepone al bene comune della societ\u00e0 l\u2019interesse egoista dell\u2019individuo. Per contro, egli predispone una lista selezionata di valori confuciani che potrebbero benissimo essere anche \u201csocialisti\u201d, tanto \u00e8 vero che sono tutti delle norme \u201ccollettiviste\u201d raccomandate parimenti dallo stato: responsabilit\u00e0, dovere, subordinazione dell\u2019individuo alla collettivit\u00e0 e armonia, il tutto per il bene della societ\u00e0. Non c\u2019\u00e8 niente di male, naturalmente, nell\u2019invocare la diffusione di questi valori, e d\u2019altra parte Chen Lai ha perfettamente ragione, a mio avviso, quando biasima le societ\u00e0 occidentali per la loro incapacit\u00e0 di promuovere in modo efficace un\u2019etica della responsabilit\u00e0 fra i cittadini. Il punto, per\u00f2, \u00e8 che c\u2019\u00e8 una fallacia logica, con ogni probabilit\u00e0 voluta, quando Chen Lai costruisce la nozione dei \u201cdiritti\u201d inquadrandoli soltanto come valori, e quindi come ambito meramente etico, e non come meccanismi istituzionali, in quanto tali non necessariamente connessi a degli specifici orientamenti etico-culturali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il problema della Cina, inutile dirlo, non sta tanto nella predominanza di una troppo forte cultura dei diritti, dalla quale sarebbe scaturito un diffuso egoismo individualista (che poi questo egoismo individualista, che pure in Cina \u00e8 endemico, non \u00e8 certo il frutto di un\u2019abusata cultura liberale, ma semmai dell\u2019ossessiva ricerca dell\u2019arricchimento personale promossa proprio dallo stato), quanto bens\u00ec nell\u2019eccessiva debolezza del sistema istituzionale atto a custodire il rispetto dei diritti. Ma perch\u00e9 non potrebbe, la Cina, come invece vorrebbero anche altri pensatori di propensioni confuciane, promuovere ad un tempo i diritti <em>come<\/em>istituzioni, onde garantire e fortificare la libert\u00e0, l\u2019autonomia e finanche il senso di responsabilit\u00e0 dei cittadini, e nello stesso tempo promuovere sul piano etico la responsabilit\u00e0, il dovere e l\u2019armonia? Minimizzando l\u2019importanza dei diritti sul piano istituzionale ed enfatizzando al massimo l\u2019importanza di un\u2019etica della responsabilit\u00e0, Chen Lai non fa altro che legittimare una perniciosa disimmetria fra cittadino e stato che va, ancora una volta, tutta a vantaggio di quest\u2019ultimo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\nFra la posizione di Yang Jisheng e quella di Chen Lai si inserisce quella di <a href=\"http:\/\/sinosfere.com\/2018\/10\/01\/xu-jilin-civilta-universale-o-base-cinese\/\">Xu Jilin<\/a>, illustre storico della cultura cinese moderna di tendenze liberali, il quale cerca con il suo articolo di trovare la quadratura del cerchio mediando fra i poli opposti delle posizioni \u201coccidentalista\u201d e \u201cculturalista\u201d. Sottoponendo a esame critico sia la visione universalista che identifica rigidamente, sovrapponendole per intero, modernizzazione e occidentalizzazione, sia la visione relativista che proclama l\u2019irriducibile diversit\u00e0 della via cinese alla modernit\u00e0, Xu Jilin propone una visione della modernit\u00e0 come insieme composito di valori, un paniere composto di elementi variabili, frutto di selezioni ed esclusioni, che deve per\u00f2 essere comunque, pena la perdita del titolo a chiamarsi modernit\u00e0, accomunato da un nucleo di valori imprescindibili. \u00c8 un invito al buon senso, che da un lato difende la soggettivit\u00e0 della Cina e il suo diritto a modellare la propria modernit\u00e0 secondo le proprie esigenze storiche e preferenze culturali, e nello stesso tempo richiama il paese alla necessit\u00e0 ineludibile di democraticizzare il suo sviluppo per rendere pi\u00f9 universale, o semplicemente pi\u00f9 desiderabile, la sua modernit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\nTutt\u2019altra sintesi, rispetto a quella proposta da Xu Jilin, \u00e8 quella imposta da <a href=\"http:\/\/sinosfere.com\/2018\/10\/01\/xi-jinping-i-giovani-devono-consapevolmente-mettere-in-pratica-i-valori-fondamentalidel-socialismo\/\">Xi Jinping<\/a>, che a partire dal Diciottesimo Congresso del Partito del 2012 comincia a promuovere un nuovo paniere di valori diffondendo i cosiddetti \u201cvalori fondamentali del socialismo\u201d, una lista piuttosto eclettica composta di dodici valori che include al suo interno anche quei valori normalmente definiti universali come democrazia, libert\u00e0, uguaglianza, giustizia e governo della legge. Una lista, quindi, che a prima vista avrebbe fatto ben sperare chi, come per esempio Yang Jisheng, confidava fino a qualche anno fa che le riforme avrebbero portato a una maggiore liberalizzazione non solo in ambito economico, ma anche in ambito politico. Solo che tale lista \u00e8 organizzata secondo uno schema che la rende molto ambigua, e fa trapelare un sottile ma ben percepibile intento manipolatore da parte del partito. I dodici valori, innanzitutto, sono divisi in tre livelli, quattro che pertengono allo stato, quattro che pertengono alla societ\u00e0, e quattro che pertengono ai cittadini. Nessuno, fra i valori ritenuti universali, \u00e8 collocato sul livello che pertiene ai cittadini: la democrazia si colloca sul piano dello stato, e quindi appare in ultima analisi come appannaggio del potere politico, mentre gli altri quattro sono tutti collocati sul piano astratto della societ\u00e0. Quanto ai valori spettanti ai cittadini, essi includono invece soltanto delle norme morali quali patriottismo, dedizione al lavoro, affidabilit\u00e0 e amichevolezza. In secondo luogo, i valori sono definiti come delle \u201crichieste\u201d, che vengono fatte rispettivamente allo stato, alla societ\u00e0 e ai cittadini.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Essi assomigliano perci\u00f2 molto pi\u00f9 a dei doveri, a dei compiti etici che le diverse sfere sociali hanno la responsabilit\u00e0 di perseguire, piuttosto che a dei diritti, ossia a delle garanzie di cui godere. Ci\u00f2 che sembra dire, fra le righe, questa lista, \u00e8 che mentre spetta al potere politico occuparsi della democrazia \u2013 mentre i valori universali sono declinati in un astratto senso collettivo \u2013 ai cittadini non restano che delle responsabilit\u00e0, quelle di \u201ccoltivare e mettere in pratica\u201d delle virt\u00f9 che servono pi\u00f9 che altro all\u2019armonia della societ\u00e0 e al rafforzamento dello stato. L\u2019altro elemento messo in luce dal discorso di Xi Jinping qui tradotto \u00e8 la tipica glorificazione, da parte di quest\u2019ultimo, della cultura cinese tradizionale \u2013 si sa che Xi Jinping \u00e8 un amante della buona citazione dalla letteratura cinese classica, e difatti questo testo \u00e8 imbottito di riferimenti ai testi antichi (manco a dirlo, tutti confuciani).<sup id=\"footnote_plugin_tooltip_2\" class=\"footnote_plugin_tooltip_text\">2)<\/sup> Ma Xi Jinping qui va ben oltre la passione per la citazione, arrivando ad affermare che i suoi \u201cvalori fondamentali del socialismo\u201d, di per s\u00e9 in buona parte di origine moderna, occidentale, e liberale, \u201crappresentano n\u00e9 pi\u00f9 n\u00e9 meno che la trasmissione e la sublimazione dell\u2019eccellenza della cultura cinese tradizionale\u201d. Una cultura cinese tradizionale, si pu\u00f2 ben notare leggendo il testo, oramai riabilitata in toto dal partito, e sorprendentemente immaginata in una totale soluzione di continuit\u00e0 con il presente, come se si fosse snodata dall\u2019antichit\u00e0 dei classici fino all\u2019oggi dell\u2019intelligenza artificiale in un continuum fluido e armonioso, come se le traumatiche fratture e abiure proprie dalla modernit\u00e0 cinese non fossero mai avvenute, e come se, soprattutto, non fosse stato proprio il Partito Comunista il principale rottamatore della cultura cinese tradizionale, prima con la sua rivoluzione contro gli \u201cscarti feudali\u201d quindi con l\u2019implacabile \u201coccidentalizzazione\u201d materiale della sua modernizzazione. L\u2019esaltazione del particolare \u201cgenio\u201d della cultura tradizionale (che anche Xi Jinping come Chen Lai tende a ridurre a un prontuario di precetti confuciani che enfatizzano la virt\u00f9 sociale dell\u2019individuo), tuttavia, ha una chiara connotazione strumentale, visto che serve, in primo luogo, a difendere l\u2019unicit\u00e0 della via cinese allo sviluppo (\u201cnel mondo non esiste una foglia uguale all\u2019altra\u201d), la quale, considerata il frutto necessario di un\u2019eccezionale esperienza storica collettiva, viene dunque messa al riparo da ogni eventuale condizionamento \u201cuniversalista\u201d (assimilato all\u2019eterna ingerenza imperialista dell\u2019Occidente). In secondo luogo, questa celebrazione mira a creare una nuova identit\u00e0 collettiva idealizzata, in cui ogni cinese viene indistintamente sussunto a prescindere dalle differenze di ceto, genere, appartenenza etnica eccetera, volta in definitiva a mobilitare ancora una volta i cinesi stessi a lottare \u201ccon un solo cuore e un\u2019unica morale\u201d per realizzare gli obiettivi fissati dallo stato. Insomma responsabilit\u00e0, responsabilit\u00e0, soltanto responsabilit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\nL\u2019ultimo articolo, infine, rappresenta una critica, quasi sconcertante nella sua radicalit\u00e0, contro l\u2019ideologia del Partito Comunista, che si \u00e8 scelto di pubblicare perch\u00e9 a scagliarla non \u00e8 n\u00e9 una \u201cforza ostile dell\u2019Occidente\u201d n\u00e9 un qualche dissidente liberale, ma nientemeno che un membro del Partito: il suo autore, <a href=\"http:\/\/sinosfere.com\/2018\/10\/01\/du-guang-quei-valori-fondamentali-senza-capo-ne-coda\/\">Du Guang<\/a>, \u00e8 infatti un anziano ex professore della Scuola Centrale del Partito. L\u2019articolo si rivela particolarmente interessante, nell\u2019ambito dei dibattiti qui riportati, da un lato perch\u00e9 costituisce una potente demistificazione nei confronti dell\u2019impianto generale dei \u201cvalori fondamentali\u201d, di cui mette a nudo le manipolazioni ideologiche che disinnescano la portata democratica dei suoi elementi \u201cuniversali\u201d, dall\u2019altro perch\u00e9 suggerisce come anche all\u2019interno del partito sembrano esistere oggi delle tendenze liberalizzatrici, che strizzano l\u2019occhio ai \u201cvalori universali\u201d, nonostante la stretta dell\u2019attuale leadership. La quale, a dispetto di queste divergenze, o proprio a causa di esse, pare determinata a portare avanti la sua battaglia contro i \u201cvalori occidentali\u201d fino alle estreme conseguenze, e difatti \u00e8 di qualche giorno fa la notizia che il Ministro dell\u2019Istruzione avrebbe deciso di bloccare la circolazione dei libri di testo stranieri non pi\u00f9 soltanto dalle universit\u00e0, anche dalle <a href=\"https:\/\/in.reuters.com\/article\/china-education\/china-expunges-unapproved-foreign-content-from-school-textbooks-idINKCN1M00E0\">scuole elementari e medie<\/a>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"http:\/\/sinosfere.com\/wp-content\/uploads\/2018\/10\/Fumian-Quali-valori-per-la-modernit\u00e0-cinese-PDF-1.pdf\">Fumian, Quali valori per la modernit\u00e0 cinese PDF<\/a><\/p>\n<p>Immagine: Altre montagne oltre le montagne, foto di Sharron Lovell<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Fonte: <a href=\"http:\/\/sinosfere.com\/2018\/10\/01\/6073\/\">http:\/\/sinosfere.com\/2018\/10\/01\/6073\/<\/a><\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di SINOSFERE (Marco Fumian) &nbsp; Qualche anno fa (era il gennaio del 2015), il Ministro dell\u2019Istruzione cinese annunciava la decisione di bandire dalle aule universitarie i materiali d\u2019insegnamento che \u201cdiffondevano i valori occidentali\u201d. Era il risultato della crescente ostilit\u00e0, da parte delle autorit\u00e0 cinesi, nei confronti dell\u2019\u201coccidentalizzazione\u201d: ostilit\u00e0 che, in crescita gi\u00e0 da qualche anno, era stata portata al parossismo dalla leadership di Xi Jinping. La quale, viceversa, in seno al progetto della \u201cgrande rinascita&#46;&#46;&#46;<\/p>\n","protected":false},"author":86,"featured_media":46340,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"jetpack_post_was_ever_published":false,"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","enabled":false},"version":2}},"categories":[32],"tags":[],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2018\/11\/28619141_154061568614341_6105565344903803314_o.png","jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/p7ZaJ4-c3p","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/46339"}],"collection":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/86"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=46339"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/46339\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":46341,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/46339\/revisions\/46341"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/46340"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=46339"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=46339"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=46339"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}