{"id":46359,"date":"2018-11-29T10:00:52","date_gmt":"2018-11-29T09:00:52","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=46359"},"modified":"2018-11-28T17:28:23","modified_gmt":"2018-11-28T16:28:23","slug":"il-franco-cfa-in-africa-neocolonialismo-e-dipendenza","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=46359","title":{"rendered":"Il franco CFA in Africa: neocolonialismo e dipendenza"},"content":{"rendered":"<p>di<strong> VOCI DALL&#8217;ESTERO (<span class=\"aut date\">Margherita Russo<\/span>)<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Per chi avesse dubbi su quanto un\u2019unione monetaria possa attivare meccanismi di tipo neocoloniale, <a href=\"https:\/\/economicquestions.org\/cfa-franc-neocolonialism\/\">un articolo di Economic Questions<\/a>, che illustra il dispiegarsi di questo fenomeno nelle aree del franco CFA: 14 stati africani, la maggior parte ex colonie francesi, legati da una moneta comune ancorata all\u2019euro e le cui riserve sono depositate in Francia. Qui la dipendenza esplicita dalla potenza coloniale \u00e8 stata sostituita subdolamente da una finta indipendenza, fortemente limitata dalla mancanza di sovranit\u00e0 monetaria, che impedisce alle ex colonie di svilupparsi economicamente e di riguadagnare la propria vera autonomia. Chi si arricchisce, invece, \u00e8 la Francia, per ammissione dei suoi stessi presidenti. Con la complicit\u00e0 delle \u00e9lite governative locali filofrancesi, difese dalla Francia perch\u00e9 della Francia difendono gli interessi. Vi ricorda qualcosa?\u00a0 \u00a0<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>di Mariamawit Tadesse, 10 agosto 2018<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">La geopolitica francese in Africa \u00e8 determinata dalle risorse naturali. Inizialmente l\u2019area del franco era stata impostata come un sistema monetario coloniale,\u00a0attraverso l\u2019emissione di valuta nelle colonie, per evitare alla Francia di dover spostare materialmente denaro contante. Ma anche dopo l\u2019indipendenza di questi paesi, il sistema monetario ha continuato a funzionare fino ad includere altri due stati che non erano ex colonie francesi. Al momento, le due aree del franco CFA comprendono 14 stati. Il fatto che ancora oggi la moneta di queste regioni sia ancorata all\u2019euro (ex franco francese) e che le riserve siano depositate in Francia mostra il sottile neocolonialismo che la Francia sta perseguendo, senza alcun controllo. \u00c8 un\u2019unione monetaria di cui la Francia \u00e8 il fulcro e su cui ha potere di veto. In questo \u00e8 supportata dalle \u00e9lite governative africane, che si affidano al sostegno economico, politico, tecnico e talvolta militare fornito dalla Francia. Non c\u2019\u00e8 da meravigliarsi quindi che queste ex colonie non abbiano sviluppato il loro pieno potenziale, dal momento che hanno barattato lo sviluppo consentito dalla sovranit\u00e0 con la dipendenza dalla Francia. Questo articolo indaga l\u2019istituzione delle aree del franco CFA, i suoi legami con il neocolonialismo francese e la sua capacit\u00e0 di accrescere ulteriormente la dipendenza delle ex colonie dell\u2019Africa occidentale e centrale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Le aree del franco CFA<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">La prima area del franco fu istituita nel 1939 come area monetaria con il franco francese come valuta principale. Nel 1945 furono creati il \u200b\u200bfranco delle colonie francesi d\u2019Africa (franco CFA) e il franco delle colonie francesi del Pacifico (franco CFP). Dopo l\u2019indipendenza, Marocco, Tunisia, Algeria e Guinea abbandonarono il sistema. La Comunit\u00e0 economica e monetaria dell\u2019Africa centrale (CEMAC) e l\u2019Unione economica e monetaria dell\u2019Africa occidentale (UEMOA) sono le due aree del franco CFA. L\u2019UEMOA comprende otto stati: Benin, Burkina Faso, Costa d\u2019Avorio, Guinea-Bissau (ex colonia portoghese entrata nel 1997), Mali, Niger, Senegal e Togo. La loro moneta comune \u00e8 il \u201cFranco della Comunit\u00e0 Finanziaria dell\u2019Africa\u201d \u200b\u200b(franco CFA), emesso dalla Banca Centrale degli Stati dell\u2019Africa Occidentale (BCEAO) con sede a Dakar, in Senegal. Il CEMAC comprende sei stati: Camerun, Repubblica centrafricana, Ciad, Repubblica del Congo, Guinea equatoriale (ex colonia spagnola entrata nel 1985) e Gabon. La loro moneta comune \u00e8 il \u201cFranco della Cooperazione Finanziaria dell\u2019Africa\u201d \u200b\u200b(franco CFA), emesso dalla Banca Centrale degli Stati dell\u2019Africa Centrale (BEAC) con sede a Yaounde, Cameroon. Si noti che fino alla fine degli anni \u201970 sia la BCEAO che la BEAC avevano sede a Parigi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel 1948 il cambio dei due franchi CFA fu fissato a 50 franchi CFA per franco francese. Nel 1994 i franchi CFA hanno subito una svalutazione, per l\u2019esattezza del 50 per cento. Al momento il sistema istituito dalla Francia con le due aree comprende un cambio fisso rispetto all\u2019euro, una garanzia di convertibilit\u00e0 da parte del Tesoro francese e infine un insieme di requisiti legali, istituzionali e politici. La zona franco CFA collega tre valute: le due aree e l\u2019euro. Il franco CFA \u00e8 fissato a 655,957 per 1 euro. UEMOA e CEMAC hanno ciascuna le proprie banche centrali, indipendenti l\u2019una dall\u2019altra. I franchi CFA possono essere convertiti in euro, ma non possono essere convertiti direttamente l\u2019uno con l\u2019altro. Il denaro viene inviato in Francia come conto operativo presso il Tesoro francese dalle due banche centrali. Inoltre, \u201calmeno il 20 per cento delle passivit\u00e0 a vista di ciascuna banca centrale deve essere coperto da riserve valutarie, almeno il 50 per cento delle riserve in valuta estera deve essere depositato nel conto operativo e si applicano sanzioni in caso di insolvenza. La Francia \u00e8 anche rappresentata nel consiglio di entrambe le istituzioni.\u201d In \u201cColonial Hangover: the Case of the CFA\u201d, Pierre Canac e Rogelio Garcia-Contreras spiegano:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">\u201c<em>Il funzionamento dei conti operativi \u00e8 fondamentale per mantenere la convertibilit\u00e0 dei franchi CFA al tasso di cambio ufficiale, mentre, allo stesso tempo, consente alle banche centrali regionali di mantenere una certa autonomia monetaria. I conti operativi sono accreditati con le riserve estere di BCEAO e BEAC, ma possono essere in passivo quando la bilancia dei pagamenti dei membri della zona CFA \u00e8 negativa. In questi casi il Tesoro francese presta riserve estere alle due banche centrali. Questa speciale relazione con il Tesoro francese consente alle due banche centrali africane di mantenere la fissit\u00e0 del tasso di cambio pur consentendo loro di avere un controllo limitato sulla loro politica monetaria. L\u2019ammontare del prestito concesso \u00e8 illimitato, sebbene soggetto a diversi vincoli al fine di limitare l\u2019espansione del debito. In primo luogo, le banche centrali ricevono interessi sul loro credito nel conto operativo, ma devono pagare un tasso di interesse progressivamente crescente sul loro debito nel conto. In secondo luogo, le riserve estere diverse dai franchi francesi o dagli euro potrebbero dover essere restituite \u2013 una pratica chiamata \u201cratissage\u201d, o ulteriori riserve potrebbero dover essere prese in prestito dal FMI. In terzo luogo,il Tesoro francese nomina i membri dei consigli di amministrazione di BCEAO e BEAC per influenzare le rispettive politiche monetarie e assicurare la loro coerenza con la parit\u00e0 fissa. L\u2019autonomia delle due banche centrali africane \u00e8 dunque limitata dalle autorit\u00e0 francesi, prolungando cos\u00ec il rapporto coloniale tra la Francia e le sue ex colonie<\/em>\u201c.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">A quanto pare, delegati francesi ricoprono posizioni importanti negli uffici di presidenza, nel ministero della Difesa, alla Banca centrale, al Tesoro, negli uffici della Contabilit\u00e0 e del bilancio e al ministero delle Finanze, il che consente loro di supervisionare e influenzare le decisioni politiche. Uno studioso francese ha osservato che\u00a0in media i diversi ministri degli stati africani francofoni totalizzano in un anno duemila\u00a0soggiorni a Parigi. Adom dimostra che il denaro custodito presso il tesoro francese frutta un interesse nullo o molto basso per le nazioni dell\u2019area del franco. Nel 2007 l\u2019ex presidente senegales Abdoulaye Wade aveva affermato che questi fondi avrebbero potuto essere utilizzati per stimolare gli investimenti, la crescita economica e alleviare la povert\u00e0 nei paesi membri se non fossero bloccati in Francia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">Dopo la svalutazione del 1994 il cambio dei due franchi CFA fu fissato al nuovo tasso di 100 franchi CFA per franco francese. La causa di questa svalutazione \u00e8 stata attribuita alla bassa competitivit\u00e0, in quanto il franco francese si era apprezzato rispetto alla valuta dei suoi principali partner commerciali. La competitivit\u00e0 di queste zone si riferiva al mercato francese, ma non ai mercati mondiali. Negli anni \u201980 c\u2019era stato un calo del prezzo delle materie prime e una svalutazione del dollaro.\u00a0Questo di conseguenza ebbe un impatto sulla crescita e sulle esportazioni di queste nazioni. I governi di queste aree si trovarono a fronteggiare disavanzi di bilancio, che finanziarono con prestiti richiesti all\u2019estero fino a quando il FMI li sospese, nel 1993. Gli scambi tra le due unioni non sono significativi, a causa di un dazio esterno. I flussi di capitale tra le due aree sono fortemente limitati. La prospettiva che un\u2019unione monetaria aumentasse gli scambi tra le aree del franco CFA non si \u00e8 mai materializzata.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>La Francia e il neocolonialismo<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">Come afferma Kwame Nkrumah: \u201c.<em>..gli imperialisti\u2026 sostengono di voler \u201cconcedere\u201d l\u2019indipendenza alle ex-colonie, ma solo per farla seguire dai cosiddetti \u201caiuti\u201d per lo sviluppo. Sotto la copertura di queste parole, tuttavia, escogitano innumerevoli modi per raggiungere gli stessi obiettivi precedentemente raggiunti dal colonialismo esplicito. L\u2019insieme di questi moderni tentativi di perpetuare il colonialismo sotto la retorica della \u201clibert\u00e0\u201d \u00e8 diventato noto come neocolonialismo<\/em>\u201c.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">In \u201cGovernment accounting reform in an ex-French African colony: The political economy of neocolonialism\u201d, P.J.C. Lassou e T. Hopper affermano che \u201c<em>Il colonialismo non cessa con la dichiarazione di indipendenza politica o con l\u2019ammainare l\u2019ultima bandiera europea. La decolonizzazione \u00e8 solo di formale facciata se alle ex colonie viene impedito di acquisire la base socio-economica e le istituzioni politiche per gestirsi come paesi sovrani indipendenti. La moderna manifestazione dei tratti coloniali e imperialisti \u00e8 comunemente denominata neocolonialismo, ed \u00e8 a volte associato al concetto di \u201cdipendenza\u201d. Il neocolonialismo si manifesta quando l\u2019ex potere coloniale controlla ancora le istituzioni politiche ed economiche delle ex colonie<\/em>\u201c.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">La Francia sta realizzando il \u200b\u200bneocolonialismo, camuffando questo meccanismo come unione monetaria. Queste nazioni hanno abdicato alla loro sovranit\u00e0 in favore della Francia. Il neocolonialismo \u00e8 un ostacolo allo sviluppo per le nazioni africane. L\u2019intervento della Francia si \u00e8 manifestato in termini economici, politici e militari. Gli \u201cAccordi di cooperazione\u201d furono firmati da leader africani che salirono al potere con l\u2019aiuto della Francia al momento dell\u2019indipendenza. D\u2019altra parte, gli \u201cAccordi speciali di difesa\u201d fornivano alla Francia il potere di intervenire militarmente per proteggere i leader africani che\u00a0tutelavano gli interessi della Francia. Infine, gli accordi economici impongono alle ex colonie di esportare in Francia materie prime come petrolio, uranio, fosfato, cacao, caff\u00e8, gomma, cotone ecc\u2026, mentre importano beni e servizi industriali dalla Francia. Inoltre, queste nazioni sono tenute a ridurre o cessare le loro esportazioni di materie prime quando la difesa dell\u2019interesse francese lo richiede.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">Lassou e Hopper sottolineano che la parte di amministrazione economica \u00e8 una parte trascurata delle politiche di sviluppo, specialmente nell\u2019Africa francofona. Aggiungono inoltre che \u201c<em>Riforme basate sul mercato quando applicate nel Sud in generale e in Africa specificamente\u2026 promuovono il neocolonialismo, consentendo alle ex potenze coloniali di mantenere il controllo sulle istituzioni politiche ed economiche delle ex colonie a vantaggio delle multinazionali e del commercio con cui i paesi \u201cdel Sud\u201d esportano materie prime a buon mercato verso i paesi \u201cdel Nord\u201d e a loro volta importano beni e servizi ad alto valore aggiunto<\/em>\u201c.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">Secondo l\u2019Indice di sviluppo umano, su 187 paesi gli ultimi tre e sette dei peggiori dieci paesi si trovano nell\u2019Africa francofona. L\u2019approccio neocolonialista francese \u00e8 estremamente sottile e paternalistico. L\u2019ex presidente francese, Jacques Chirac, ha dichiarato: \u201c<em>Ci dimentichiamo di una cosa: cio\u00e8, gran parte del denaro che \u00e8 nel nostro portafoglio [cio\u00e8 dei francesi] proviene proprio dallo sfruttamento dell\u2019Africa [per lo pi\u00f9 dell\u2019Africa francofona] per secoli<\/em>\u201d. Nel 2008 ha proseguito, \u201c<em>Senza l\u2019Africa la Francia scivolerebbe al rango di una potenza del [terzo] mondo<\/em>\u201c.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Teoria della dipendenza nell\u2019Africa francofona<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019Africa, l\u2019Asia e l\u2019America Latina hanno perseguito uno sviluppo sostenibile dopo aver ottenuto l\u2019indipendenza. Tuttavia alcuni paesi sono riusciti a sviluppare efficacemente le loro economie. Negli anni Cinquanta Raul Prebisch e altri economisti elaborarono la teoria della dipendenza, che spiega perch\u00e9 \u201c<em>la crescita economica nei paesi avanzati industrializzati non ha necessariamente portato alla crescita nei paesi pi\u00f9 poveri<\/em>\u201c. Prebisch riteneva che ci\u00f2 fosse perch\u00e9 i paesi poveri (paesi periferici) esportano materie prime verso i paesi sviluppati (nazioni centrali) e importano i prodotti finiti. Esiste anche una relazione dinamica tra stati dominanti e dipendenti. Andre Gunder Frank teorizz\u00f2 che il sistema capitalista mondiale fosse diviso in due sfere concentriche: centro e periferia. I paesi del centro avanzato hanno bisogno di materie prime a basso costo provenienti dalla periferia sottosviluppata e di un mercato di sbocco per i loro prodotti finiti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">Sono passati decenni da quando i paesi africani hanno ottenuto l\u2019indipendenza. Tuttavia, questa indipendenza \u00e8 stata sostituita da una relazione di dipendenza dai paesi dominanti, nota come post-colonialismo. Si ha dipendenza dai paesi dominanti \u201c<em>quando un paese \u00e8 in grado di partecipare in modo definitivo o determinante al processo decisionale di un altro paese mentre il secondo paese non \u00e8 in grado di avere la stessa influenza nel processo decisionale del primo paese<\/em>\u201c. Le politiche estere e interne delle nazioni africane indipendenti continuano ad essere influenzate da potenze esterne, in particolare i loro ex colonizzatori. La relazione post-coloniale nel caso delle ex colonie francesi \u00e8 data dal ruolo dominante della Francia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">Il colonialismo francese \u00e8 stato un colonialismo di stato. Era un governo diretto, in cui i capi locali assistevano gli amministratori francesi, il che port\u00f2 alla nascita di \u00e9lite locali che furono educate nel sistema francese. Le ex colonie furono indottrinate con la cultura, la lingua e la legge francesi. All\u2019epoca dell\u2019indipendenza, le colonie subsahariane si decolonizzarono in modo non violento, mentre le ex colonie britanniche ottennero la loro indipendenza attraverso la guerra, un modo violento che allent\u00f2 le relazioni con la Gran Bretagna. Poich\u00e9 la libert\u00e0 dalla Francia \u00e8 stata raggiunta attraverso la non violenza, fu naturale per le \u00e9lite locali prendere il potere e mantenere i loro forti legami con la Francia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">Attraverso l\u2019area del franco CFA, la Francia \u00e8 in grado di controllare l\u2019offerta di moneta, la regolamentazione monetaria e finanziaria, le attivit\u00e0 bancarie, l\u2019allocazione del credito e le politiche economiche e di bilancio di queste nazioni. Inoltre genera corruzione e diversione illegale di aiuti pubblici tra la Francia e le sue ex colonie. Ad esempio, gli aiuti pubblici francesi condizionali hanno costretto questi Stati africani a spendere gli \u201caiuti\u201d in attrezzature, beni o contratti con imprese francesi, in particolare imprese di costruzione e di lavori pubblici.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">S.K.B. Asante sottolinea che gli approcci di integrazione regionale non eliminano il neocolonialismo n\u00e9 la dipendenza dal continente africano. Afferma che \u201c<em>nessuno dei piani regionali permette di attaccare adeguatamente la questione onnicomprensiva della riduzione della dipendenza, n\u00e9 gli sforzi compiuti verso questo obiettivo hanno avuto un impatto significativo\u2026 il problema della dipendenza pone difficolt\u00e0 ai paesi africani che tentano una strategia di integrazione regionale. La dipendenza funge da ostacolo allo sviluppo oltre a limitare gli effetti benefici dell\u2019integrazione nell\u2019economia nazionale e regionale<\/em>\u201c.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Performance economica delle aree del franco CFA<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">La Francia \u00e8 il principale partner commerciale delle aree del franco CFA. Le aree del franco CFA, a differenza di altre nazioni africane, hanno evitato forti inflazioni grazie alla Francia. Tra il 1989 e il 1999 il 33% delle importazioni e il 40% degli investimenti esteri diretti in queste aree proveniva dalla Francia.\u00a0Sono regioni che dipendono fortemente dalla Francia. Nonostante i loro legami con la Francia, queste aree del franco CFA rimangono estremamente povere. Le due regioni avevano una popolazione di 132 milioni nel 2008, il 70% si trova in UEMOA e il 30% in CEMAC. Il loro PIL totale \u00e8 pari al 4% del PIL francese. Queste regioni sono \u201c<em>produttori ed esportatori di materie prime, tra cui petrolio, minerali, legname e prodotti agricoli e materie prime agricole, sono estremamente sensibili alle fluttuazioni dei prezzi mondiali e alle politiche commerciali dei loro partner commerciali, principalmente l\u2019UE e gli Stati Uniti. I loro settori industriali sono piuttosto sottosviluppati<\/em>\u201d. Le nazioni non produttrici di petrolio all\u2019interno delle aree del franco CFA hanno un PIL pro capite molto basso.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">Secondo Assande Des\u2019Adom, anche dopo che la moneta \u00e8 stata svalutata, le aree del franco CFA soffrono ancora di disallineamenti valutari. Adom sottolinea che \u201c<em>gli attuali accordi monetari tra le ex colonie e la Francia sono stati progettati essenzialmente sulla base dell\u2019interesse economico di quest\u2019ultima. Un eminente economista ivoriano si spinge ancora oltre per spiegare come i paesi membri dell\u2019area del franco finanziano indirettamente l\u2019economia francese attraverso questi peculiari accordi monetari<\/em>\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019area del franco CFA \u00e8 messa sotto attacco dalla globalizzazione, dalla volatilit\u00e0 dei prezzi del petrolio e delle materie prime, oltre ai problemi di sicurezza regionale. Si pu\u00f2 sostenere che la \u201c<em>dipendenza e le pratiche neocoloniali che caratterizzano la relazione tra la Francia e gli antichi possedimenti coloniali in Africa \u00e8 l\u2019impossibilit\u00e0 per i paesi CFA di accumulare riserve monetarie<\/em>\u201c. Nel mondo di oggi, il controllo di un paese viene effettuato attraverso modalit\u00e0 economiche e monetarie. Nkrumah aveva avvertito:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">\u201c<em>Lo stato neocoloniale potrebbe essere obbligato a preferire i prodotti fabbricati dalla potenza imperialista escludendo i prodotti concorrenti altrove. Il controllo sulla politica governativa nello stato neo-coloniale pu\u00f2 essere assicurato tramite il pagamento per il costo della gestione dello Stato, piazzando funzionari pubblici in posizioni in cui possono dettare la politica e con il controllo monetario sui cambi attraverso l\u2019imposizione di un sistema bancario sistema controllato dal potere imperialista<\/em>\u201c.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">In conclusione, le aree del franco CFA continuano a essere dominate dalla volont\u00e0 politica, dall\u2019interesse economico e dalla strategia geopolitica perseguita dalla Repubblica francese. Sembra che alcuni leader dell\u2019\u00e9lite non si sottraggano all\u2019influenza della Francia. Il presidente Omar Bongo del Gabon ha dichiarato: \u201cLa Francia senza il Gabon \u00e8 come un\u2019auto senza benzina, il Gabon senza la Francia \u00e8 un\u2019auto senza autista\u201d. La citazione pu\u00f2 essere applicata a quasi tutte le nazioni dell\u2019area del franco. L\u2019istituzione delle unioni monetarie avvantaggia la Francia pi\u00f9 dei suoi membri. Il colonialismo francese sta impedendo lo sviluppo di queste nazioni e provocandone la dipendenza.<\/p>\n<div class=\"postcontent\">\n<p>&nbsp;<\/p>\n<\/div>\n<div class=\"postcontent\">\n<p>&nbsp;<\/p>\n<\/div>\n<div class=\"fb-like fb_iframe_widget\" data-layout=\"button_count\" data-action=\"like\" data-size=\"small\" data-show-faces=\"false\" data-share=\"false\"><strong>Fonte: <a href=\"http:\/\/vocidallestero.it\/2018\/11\/27\/il-franco-cfa-in-africa-neocolonialismo-e-dipendenza\/?fbclid=IwAR3jrFTOHdMTZ3Bfd3Sjpm_RlvAenZY6DKYztuh5vw_fVn4uRWnfO4ypfg8\">http:\/\/vocidallestero.it\/2018\/11\/27\/il-franco-cfa-in-africa-neocolonialismo-e-dipendenza\/?fbclid=IwAR3jrFTOHdMTZ3Bfd3Sjpm_RlvAenZY6DKYztuh5vw_fVn4uRWnfO4ypfg8<\/a><\/strong><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di VOCI DALL&#8217;ESTERO (Margherita Russo) &nbsp; Per chi avesse dubbi su quanto un\u2019unione monetaria possa attivare meccanismi di tipo neocoloniale, un articolo di Economic Questions, che illustra il dispiegarsi di questo fenomeno nelle aree del franco CFA: 14 stati africani, la maggior parte ex colonie francesi, legati da una moneta comune ancorata all\u2019euro e le cui riserve sono depositate in Francia. 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