{"id":46390,"date":"2018-11-30T09:45:14","date_gmt":"2018-11-30T08:45:14","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=46390"},"modified":"2018-11-30T09:32:51","modified_gmt":"2018-11-30T08:32:51","slug":"fondo-monetario-internazionale-e-italia-raccomandazioni-da-maneggiare-con-cura","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=46390","title":{"rendered":"Fondo Monetario Internazionale e Italia: raccomandazioni da maneggiare con cura"},"content":{"rendered":"<p>di <strong>ECONOMIA E POLITICA (Davide Cassese)<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"entry-thumb\" title=\"Fondo-Monetario-Internazionale-e-italia\" src=\"https:\/\/www.economiaepolitica.it\/wp-content\/uploads\/Fondo-Monetario-Internazionale-e-italia.jpg\" alt=\"Fondo-Monetario-Internazionale\" width=\"600\" height=\"300\" \/><\/p>\n<p><strong>Fondo Monetario Internazionale, economia italiana e austerit\u00e0<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Fondo Monetario Internazionale<\/strong><em>\u00a0Secondo il FMI l\u2019Italia dovrebbe riprendere il percorso delle riforme strutturali e del consolidamento fiscale, ma si tratta di ricette che continuano a dimostrarsi inefficaci e dannose. <\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 di qualche giorno fa il responso emesso dal FMI sullo stato di salute dell\u2019economia italiana. Dopo aver preso atto dei peggioramenti congiunturali, i tecnici del <strong>FMI<\/strong> hanno manifestato grande preoccupazione per i rischi che corre il nostro Paese e grande scetticismo sugli effetti espansivi della <a href=\"https:\/\/www.economiaepolitica.it\/tag\/manovra-2019\/\">manovra<\/a> di Bilancio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Secondo l\u2019analisi del Fondo, lo scontro tra Roma e Bruxelles sui numeri della manovra di bilancio potrebbe condurre verso un peggioramento del differenziale di rendimento tra il BTP italiano e il BUND tedesco, con effetti negativi sul sistema bancario e sul mercato del credito. Per questa via, i presunti effetti positivi della manovra di bilancio potrebbero essere controbilanciati da un aumento del premio per il rischio, peggiorando i patrimoni delle banche e aumentando costo del credito per i mutuatari. Un\u2019analisi non dissimile da quella di Blanchard e Zettelmeyer (2018), che, con un esercizio meccanico e con una previsione sul valore che pu\u00f2 assumere lo spread nei prossimi mesi, metteva in luce come l\u2019aumento dello spread pi\u00f9 che compensava gli effetti positivi della manovra di bilancio. Inoltre, il <a href=\"https:\/\/www.economiaepolitica.it\/tag\/fmi\/\">FMI<\/a> pone l\u2019enfasi sui rischi che corre l\u2019Italia relativamente al suo debito pubblico, che rende l\u2019Italia estremamente vulnerabile agli shock.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A fronte di tutte queste criticit\u00e0, viene proposta un\u2019agenda di riforme in grado di ripristinare la crescita e favorire l\u2019inclusione sociale, in un Paese in cui \u201cla disoccupazione \u00e8 ancora intorno al 10%, i redditi reali sono simili a quelli di una decade fa e gli standard di vita delle giovani generazioni sono peggiorati (FMI, 2018)\u201d.<\/p>\n<h3 style=\"text-align: justify;\"><strong>Riforme strutturali e consolidamento fiscale. Niente di nuovo.<\/strong><\/h3>\n<p style=\"text-align: justify;\">Secondo l\u2019istituto di Washington, gli effetti della manovra di bilancio sono incerti e, anche immaginando elevati moltiplicatori fiscali, destinati a diventare negativi nel lungo periodo. Nonostante siano accolte positivamente le manovre per alleviare la povert\u00e0 e per rilanciare gli investimenti pubblici, il FMI propone altre ricette, che prediligono il consolidamento fiscale e un pacchetto di riforme strutturali. Si ritiene che il Consolidamento fiscale e le <a href=\"https:\/\/www.economiaepolitica.it\/tag\/riforme-strutturali\/\">riforme strutturali<\/a> siano in grado di sostenere il potenziale dell\u2019economia e la sostenibilit\u00e0 dei conti pubblici, con un forte impatto sulla fiducia degli investitori internazionali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Partendo dal consolidamento fiscale, il Fondo ritiene che l\u2019Italia debba garantire stabilit\u00e0 all\u2019eurozona intraprendendo un percorso di graduale riduzione del debito pubblico rispetto al PIL per evitare che, con la normalizzazione della politica monetaria e con il rischio di shock esogeni, debba poi realizzare misure di forte contrazione fiscale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019importanza delle riforme strutturali, invece, \u00e8 tutta racchiusa nelle parole di Mario Draghi (2015):\u201d Le riforme strutturali possono essere definite politiche che modificano in modo permanente il lato dell\u2019offerta dell\u2019economia con due conseguenze fondamentali. L\u2019innalzamento del profilo del prodotto potenziale e la maggiore tenuta delle economie agli shock, poich\u00e9 le riforme agevolano la flessibilit\u00e0 di prezzi e salari e la rapida riallocazione delle risorse fra i settori. \u201c<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le aree di intervento su cui tali riforme dovrebbero agire con maggiore incidenza sono: il mercato del lavoro, dei beni e la pubblica amministrazione, con un accenno alla tema \u201cinsolvency\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per il <em>mercato del lavoro<\/em>, viene proposta una ricetta piuttosto datata: ridurre la disoccupazione strutturale decentralizzando la contrattazione salariale e adeguarla a livello regionale. Oltre a ci\u00f2 agire nella direzione di ridurre i cosiddetti <em>dismissal costs<\/em> per le imprese, cio\u00e8 gli oneri legati al licenziamento dei lavoratori. Le ragioni alla base della necessit\u00e0 di flessibilizzare il <a href=\"https:\/\/www.economiaepolitica.it\/tag\/mercato-del-lavoro\/\">mercato del lavoro<\/a> risiedono in una convinzione teorica: il tasso di disoccupazione effettivo dell\u2019economia dipenderebbe dall\u2019andamento della domanda, mentre il tasso di disoccupazione strutturale dipenderebbe da fattori istituzionali e legati alla regolamentazione del mercato del lavoro. Per ridurre questo tasso di disoccupazione sarebbe necessario promuovere leggi che facilitino l\u2019assunzione e il licenziamento del lavoratore. Per questa via, secondo il FMI, le imprese sarebbero incentivate ad assumere e il mercato del lavoro si libererebbe di inutili frizioni. [1] In realt\u00e0, a ci\u00f2 sono seguite solo forme contrattuali sempre pi\u00f9 intermittenti, caratterizzate da minori protezioni per il lavoratore e da minori costi di licenziamento per il datore di lavoro (<a href=\"https:\/\/www.economiaepolitica.it\/primo-piano\/gli-insuccessi-nella-liberalizzazione-del-lavoro-a-termine\/\">Realfonzo e Tortorella Esposito, 2014<\/a>).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per il <em>mercato dei beni<\/em> si richiede la realizzazione di politiche di liberalizzazione del mercato dei prodotti e dei servizi per sostenere la dinamica della produttivit\u00e0. In aggiunta a ci\u00f2, la rimozione delle barriere alla concorrenza. Queste politiche decentrerebbero l\u2019offerta determinando, per via della concorrenza, riduzioni di prezzo e guadagni di efficienza per i consumatori. [2]<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Circa la <em>Pubblica amministrazione, <\/em>vengono proposte diverse ricette: innanzitutto la privatizzazione di alcune societ\u00e0; un rafforzamento del coordinamento tra i manager delle imprese pubbliche centrali e gli uffici regionali ed infine l\u2019individuazione di indicatori di performance ed efficienza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Chi ha buona memoria noter\u00e0, senza neanche troppo sforzo, una stretta affinit\u00e0 tra queste misure e quelle indicate nel 2011 nella lettera inviata dalla BCE a firma Draghi e Trichet al governo Berlusconi, in cui veniva sostenuta la \u201cnecessit\u00e0 di liberalizzare i servizi pubblici\u201d, di \u201criformare il sistema di contrattazione salariale collettiva, permettendo accordi al livello di impresa in modo da ritagliare i salari alle esigenze specifiche delle aziende\u201d, e infine di \u201cintervenire sul sistema pensionistico e sui costi del bilancio pubblico, introducendo una clausola di riduzione automatica del deficit\u201d dove ogni scostamento dagli obiettivi di deficit sarebbe stato compensato automaticamente con tagli orizzontali sulle spese discrezionali. Infine, una \u201criforma costituzionale in grado di rendere pi\u00f9 stringenti le regole di bilancio\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A questa affinit\u00e0 nei contenuti fa da contraltare una domanda: \u00e8 plausibile che queste manovre siano utili a ripristinare la crescita?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Gran parte della letteratura economica in materia non sarebbe cos\u00ec convinta.<\/p>\n<h3 style=\"text-align: justify;\"><strong>Dalla Crisi ad oggi: evidenze empiriche di ricette sbagliate.<\/strong><\/h3>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>\u00a0<\/em>Il FMI suggerisce la formazione di avanzi di bilancio per 4\/5 anni. Questa ricetta presupporrebbe un minore disavanzo da finanziare, e, verosimilmente, la riduzione della percezione di rischio sullo stock di debito italiano. Ci\u00f2 contribuirebbe a ridurre lo <a href=\"https:\/\/www.economiaepolitica.it\/tag\/spread\/\">spread<\/a> e migliorare i portafogli delle banche. Se cos\u00ec non fosse, l\u2019aumento del debito pubblico potrebbe scatenare una recessione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La letteratura scientifica ha chiaramente messo in luce come non vi sia una soglia di <a href=\"https:\/\/www.economiaepolitica.it\/tag\/debito-pubblico\/\">debito pubblico<\/a> rispetto al PIL oltre al quale la crescita viene compromessa. Anzi Ash et al. (2017) dopo un lavoro storico sulle relazioni tra debito pubblico e recessioni hanno potuto raggiungere la seguente conclusione: analizzando 20 Paesi in un periodo che va dal 1946 al 2009 e suddividendoli in base al rapporto debito PIL, episodi di bassa crescita <em>precedono <\/em>gli episodi di alto debito.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ancora, la <a href=\"https:\/\/www.economiaepolitica.it\/tag\/banca-centrale-europea\/\"><strong>Banca Centrale Europea<\/strong><\/a>, con uno studio di Mika e Zumer (2017), analizzando la relazione tra debito e crescita economia in Europa dal 1999 al 2015, specifica chiaramente come non esista alcuna evidenza empirica che mostri l\u2019esistenza di una soglia massima di debito, pubblico o privato, oltre la quale la crescita di un\u2019economia possa essere pregiudicata, pur sottolineando la correlazione negativa tra indebitamento pubblico e crescita di lungo periodo di un\u2019economia \u2013 sostenuta dall\u2019idea che gli elevati tassi di interesse derivanti dall\u2019elevato debito pubblico possano pregiudicare la crescita degli investimenti e quindi del reddito.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Negli anni immediatamente successivi alla crisi, l\u2019Italia ha dato vita ad un percorso di riduzione della spesa pubblica rispetto al PIL talvolta incidendo su comparti essenziali, come sanit\u00e0 ed istruzione. Nello specifico, \u00e8 dagli anni 90 che l\u2019Italia presenta un saldo primario positivo, ad eccezione del 2011. Si veda, tra gli altri, <a href=\"https:\/\/www.economiaepolitica.it\/politiche-economiche\/debito-pubblico-una-questione-di-interessi\/\">Iero (2018)<\/a>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nonostante questo percorso di riduzione della spesa il rapporto tra debito e PIL non si \u00e8 ridotto, anzi ha manifestato tendenze in aumento dal 2011 al 2012, salvo stabilizzarsi dal 2014 in poi, come mostrerebbe il grafico 1.<\/p>\n<h3 style=\"text-align: justify;\"><strong>Grafico 1. Debito delle amministrazioni pubbliche rispetto al PIL<\/strong><\/h3>\n<p style=\"text-align: justify;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-medium wp-image-9393\" src=\"https:\/\/www.economiaepolitica.it\/wp-content\/uploads\/Debito-delle-amministrazioni-pubbliche-rispetto-al-PIL-300x153.jpg\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" srcset=\"https:\/\/www.economiaepolitica.it\/wp-content\/uploads\/Debito-delle-amministrazioni-pubbliche-rispetto-al-PIL-300x153.jpg 300w, https:\/\/www.economiaepolitica.it\/wp-content\/uploads\/Debito-delle-amministrazioni-pubbliche-rispetto-al-PIL.jpg 420w\" alt=\"Debito-delle-amministrazioni-pubbliche-rispetto-al-PIL\" width=\"300\" height=\"153\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Fonte: OECD, Rapporto Economico per l\u2019Italia (2017)<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Note: Valori %.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Come mai questo paradosso? Nei momenti di crisi, \u00e8 fisiologico che lo Stato spenda maggiori risorse per sostenere l\u2019economia: \u00e8 l\u2019effetto degli stabilizzatori automatici. Oltre a questo, nel caso italiano sono stati diversi gli interventi dello Stato per salvare alcune pedine importanti del sistema bancario.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tuttavia, l\u2019aumento del debito rispetto al <a href=\"https:\/\/www.economiaepolitica.it\/tag\/pil\/\">PIL<\/a> pu\u00f2 essere addebitato agli effetti che la riduzione discrezionale della spesa pubblica ha esercitato sul PIL.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Come ha messo in luce la letteratura in questi anni (ad es. Jord\u00e0 e Taylor, 2013; Blanchard e Leigh 2013; e altri), il tentativo di ridurre il rapporto debito PIL attraverso la riduzione del numeratore ha l\u2019infausta conseguenza di deprimere il denominatore pi\u00f9 che proporzionalmente. \u00c8 sorprendente notare come proprio il FMI, che dopo le forti misure di austerit\u00e0 prescritte alla Grecia ha fatto mea culpa per la sottostima dei moltiplicatori fiscali, oggi ritenga salutari queste ricette.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questa tesi \u00e8 sostenuta anche da Confindustria (2017), che enfatizza come le restrizioni di bilancio abbiano fatto aumentare il debito pubblico in tutti i Paesi periferici, manifestando tutto il loro carattere pro-ciclico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Leggendo il Rapporto Economico per l\u2019Italia pubblicato dall\u2019<strong>OCSE<\/strong> (2017), si pu\u00f2 ben intendere come sia stata la bassa crescita del PIL ad aver alimentato la dinamica del rapporto debito PIL e non l\u2019espansione del debito medesimo, attribuibile ad una politica fiscale irresponsabile. Il grafico 2 esemplifica quanto riportato dall\u2019OCSE.<\/p>\n<h3 style=\"text-align: justify;\"><strong>Grafico 2. La Bassa crescita ha contribuito all\u2019alto debito pubblico*<\/strong><\/h3>\n<p style=\"text-align: justify;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-medium wp-image-9394\" src=\"https:\/\/www.economiaepolitica.it\/wp-content\/uploads\/La-Bassa-crescita-ha-contribuito-all-alto-debito-pubblico-300x168.jpg\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" srcset=\"https:\/\/www.economiaepolitica.it\/wp-content\/uploads\/La-Bassa-crescita-ha-contribuito-all-alto-debito-pubblico-300x168.jpg 300w, https:\/\/www.economiaepolitica.it\/wp-content\/uploads\/La-Bassa-crescita-ha-contribuito-all-alto-debito-pubblico.jpg 424w\" alt=\"La-Bassa-crescita-ha-contribuito-all-alto-debito-pubblico\" width=\"300\" height=\"168\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Fonte: OCSE, Rapporto Economico per l\u2019Italia (2017)<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Note: * titolo ripreso dal grafico originale OCSE (2017). Valori %<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il consolidamento fiscale, accoppiato alle riforme strutturali, viene considerato dal FMI uno strumento utile anche per far crescere PIL potenziale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tuttavia, recenti studi condotti da autorevoli economisti hanno messo in luce gli effetti negativi che potrebbe avere il consolidamento fiscale sul PIL potenziale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Fatas e Summers (2016), confermando i risultati raggiunti il Delong e Summers (2012) e Blanchard e Leigh (2013) sugli effetti permanenti del consolidamento fiscale sulle economie, hanno analizzato gli effetti che la crisi economica e le politiche di consolidamento fiscale hanno avuto sull\u2019output potenziale. Il loro importante studio mostra che manovre di consolidamento fiscale possono determinare un circolo vizioso che si autoalimenta, che parte con l\u2019intento di ridurre il rapporto debito PIL e migliorare la crescita ma conduce ad una crescita inferiore e ad un aumento del rapporto tra debito e PIL. Ipotizzando uno shock che colpisce il PIL, i due economisti provano a simulare la persistenza dello shock in base alle variazioni dell\u2019output potenziale. Lo studio conclude che le interazioni tra PIL effettivo e output potenziale sono molto strette e che, analizzando i consolidamenti fiscali per 14 Paesi dell\u2019Area Euro, il consolidamento fiscale avvenuto nel periodo 2010-2011 spiega pi\u00f9 del 40% delle variazioni negative nelle previsioni future sull\u2019output potenziale. In altri termini, il consolidamento fiscale pregiudica non solo l\u2019andamento dell\u2019economia nel breve periodo, ma espone anche al rischio che l\u2019andamento futuro dell\u2019economia sia seriamente compromesso. \u00c8 quello che la letteratura in materia chiama l\u2019effetto di isteresi, tutto sintetizzabile in una sorta di lascito che le crisi possono avere sul potenziale di crescita dell\u2019economia. A differenza delle teorie economiche pi\u00f9 diffuse, che attribuiscono agli shock un impatto minimo, destinato ad assorbirsi nel tempo, e che postulano una tendenza spontanea ed automatica della produzione effettiva a tendere verso quella potenziale, la ricerca scientifica, anche all\u2019interno del filone mainstream, sostiene invece come periodi di contrazione della produzione, sottoutilizzazione delle risorse e, quindi, elevata disoccupazione, possano manifestare un certo grado di influenza sulle prospettive future dell\u2019economia, determinando non solo una caduta del PIL corrente ma anche una revisione del PIL potenziale futuro.<\/p>\n<h3 style=\"text-align: justify;\"><strong>Conclusioni<\/strong><\/h3>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il rapporto del FMI fornisce delle ricette di politica economica che in passato si sono dimostrate regressive, sia sotto il piano economico che sotto il piano sociale. L\u2019adozione di riforme di questo genere pu\u00f2 essere autodistruttiva per l\u2019economia italiana (<a href=\"https:\/\/www.economiaepolitica.it\/politiche-economiche\/europa-e-mondo\/lausterita-deprime-ovvero-la-fallacia-dellideologia-tedesca\/\">Perone, 2014<\/a>; <a href=\"http:\/\/www.theeconomistswarning.com\/\">Monito degli Economisti, 2013<\/a>; <a href=\"https:\/\/www.economiaepolitica.it\/index.php\/europa-e-mondo\/lettera-degli-economisti\/\">Lettera degli Economisti, 2010<\/a>), che anzi avrebbe bisogno di una spinta, proprio derivante dal bilancio pubblico, per rianimare l\u2019economia, riattivando il volano degli investimenti pubblici e di una \u201cbuona\u201d occupazione, preservando le fasce di reddito pi\u00f9 deboli.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il rischio che queste manovre restrittive rallentino l\u2019economia \u00e8 pi\u00f9 alto tanto pi\u00f9 il Paese si trova all\u2019interno di una congiuntura non favorevole.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>*Dottorando Universit\u00e0 Roma Tre<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">[1] E \u2018ampia la letteratura che mette in luce chiaramente con non vi sia alcuna relazione ben precisa tra rigidit\u00e0 del mercato del lavoro e andamento dell\u2019occupazione. Per una rassegna, tra gli altri, si veda Brancaccio et al. (2016).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">[2] Politiche di questo genere possono contribuire a esercitare una pressione al ribasso sui prezzi, con il rischio di deflazione ed aumento dei tassi di interesse reali (Eggertsson et al., 2014)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Bibliografia<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Fatas, A., Summers, L. (2016) <\/em>\u201cThe Permanent Effects of Fiscal Consolidations\u201d, No 22374, NBER Working Papers from National Bureau of Economic Research.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>FMI (2018) \u201cItaly: Staff Concluding Statement of the 2018 Article IV Consultation\u201d<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Draghi, M. (2015) <\/em>\u201cECB Forum on Central Banking\u201d, Sintra, 22 maggio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>DeLong, J. B., Summers, L. (2012) <\/em>\u201cFiscal Policy in a Depressed Economy\u201d, Brookings Papers on Economic Activity, vol. 43, issue 1 (Spring), Economic Activity, 233\u2013297.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Eggertsson, G., Fer<\/em>rero, A., Raffo, A. (2014) \u201cCan structural reforms help Europe?\u201d Journal of Monetary Economics, 61: 2-22.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Jord<\/em>\u00e0, O., Taylor, A. (2013) \u201cThe Time For Austerity: Estimating The Average Treatment Effect<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Blanchard, O., Leigh D. (2013) \u201cGrowth Forecast and Fiscal Multipliers<\/em><a href=\"http:\/\/ideas.repec.org\/a\/aea\/aecrev\/v103y2013i3p117-20.html\"><em>,<\/em><\/a><em>\u201d American Economic Review, American Economic Association, vol. 103(3), pages 117-20, Ma<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Ash, Michael; Basu, D., Dube, A. (2017) \u201cPublic Debt and Growth: An Assessment of Key <\/em>Findings on Causality and Thresholds\u201d, UMass Amherst Economics Working Papers. 226.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">OCSE, Rapporto Economico per l\u2019Italia (2017)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Blanchard, O., Zettelmeyer, J. (2018) \u201cThe Italian Budget: A Case of Contractionary Fiscal Expansion?\u201d, PIIE<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Confindustria (2017) \u201cScenari industriali\u201d, Centro studi Confindustria.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Brancaccio, E. et al. (2016) \u201cPi\u00f9 flessibilit\u00e0 del lavoro crea davvero pi\u00f9 occupazione? Ecco una lettura dei dati\u201d, Econopoly, Ilsole24ore.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Iero, A. (2018) \u201cDebito Pubblico, una questione di interessi\u201d, economiaepolitica.it<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Realfonzo, R., Esposito, G. (2014) \u201cGli insuccessi nella liberalizzazione del lavoro a termine\u201d, economiaepolitica.it<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Lettera degli Economisti (2010)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Monito degli Economisti (2013) \u201cThe Economists warning\u201d, Financial Times<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Perone, G. (2014) \u201cL\u2019austerit\u00e0 deprime. Ovvero la fallacia dell\u2019ideologia tedesca\u201d, economiaepolitica.it.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Fonte: <a href=\"https:\/\/www.economiaepolitica.it\/2018-anno-10-n-16-sem-2\/fondo-monetario-internazionale-e-italia\/?fbclid=IwAR01xAbDUSI1QORqCAyrZxWNjF5HL7lrezF2gzgz6UhdG4jRVWa2cX-mpIs\">https:\/\/www.economiaepolitica.it\/2018-anno-10-n-16-sem-2\/fondo-monetario-internazionale-e-italia\/?fbclid=IwAR01xAbDUSI1QORqCAyrZxWNjF5HL7lrezF2gzgz6UhdG4jRVWa2cX-mpIs<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di ECONOMIA E POLITICA (Davide Cassese) &nbsp; Fondo Monetario Internazionale, economia italiana e austerit\u00e0 &nbsp; Fondo Monetario Internazionale\u00a0Secondo il FMI l\u2019Italia dovrebbe riprendere il percorso delle riforme strutturali e del consolidamento fiscale, ma si tratta di ricette che continuano a dimostrarsi inefficaci e dannose. \u00c8 di qualche giorno fa il responso emesso dal FMI sullo stato di salute dell\u2019economia italiana. Dopo aver preso atto dei peggioramenti congiunturali, i tecnici del FMI hanno manifestato grande preoccupazione&#46;&#46;&#46;<\/p>\n","protected":false},"author":86,"featured_media":36537,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"jetpack_post_was_ever_published":false,"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","enabled":false},"version":2}},"categories":[32],"tags":[],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2017\/11\/economia-e-politica.jpeg","jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/p7ZaJ4-c4e","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/46390"}],"collection":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/86"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=46390"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/46390\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":46391,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/46390\/revisions\/46391"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/36537"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=46390"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=46390"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=46390"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}