{"id":46482,"date":"2018-12-03T09:30:54","date_gmt":"2018-12-03T08:30:54","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=46482"},"modified":"2018-12-02T22:06:52","modified_gmt":"2018-12-02T21:06:52","slug":"migranti-rifugiati-sfollati-profughi-mettiamo-ordine-nel-linguaggio-politicamente-corretto","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=46482","title":{"rendered":"Migranti, rifugiati, sfollati, profughi. Mettiamo ordine nel linguaggio politicamente corretto"},"content":{"rendered":"<p>di <strong>IL FATTO QUOTIDIANO (Pier Paolo Dal\u00a0 Monte)<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"attachment-ifq-thumb-high size-ifq-thumb-high wp-post-image\" title=\"Migranti, rifugiati, sfollati, profughi. Mettiamo ordine nel linguaggio politicamente corretto\" src=\"https:\/\/st.ilfattoquotidiano.it\/wp-content\/uploads\/2018\/11\/29\/migrazioni-675x275.jpg\" alt=\"Migranti, rifugiati, sfollati, profughi. Mettiamo ordine nel linguaggio politicamente corretto\" width=\"675\" height=\"275\" \/><\/p>\n<section class=\"article-body article-body-blog cultura\">\n<p style=\"text-align: justify;\">La \u201cneolingua migratoria\u201d \u00e8 un esempio delle farneticazioni <strong>politicamente<\/strong> <strong>corrette<\/strong> che stanno decomponendo il linguaggio in una sorta di brodame indistinto. In questo campo \u00e8 sorto un vero e proprio florilegio di significanti vuoti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Iniziamo subito col termine <strong>migrante<\/strong>, apparso nel linguaggio corrente solo da qualche anno: persino i dizionari di neolingua, anche se intrisi di \u201ccorrettezza politica\u201d, ritengono il termine \u201cmigrante\u201d piuttosto vago. Ad esempio, nel <em>Glossary on Migration<\/em> edito dall\u2019<strong>Iom<\/strong> (International organization of migration), troviamo la seguente \u201cnon-definizione\u201d: \u201cA livello internazionale non esiste definizione di \u2018migrante\u2019 universalmente accettata. Il termine \u00e8 ritenuto coprire tutti i casi nei quali la decisione di \u2018migrare\u2019 \u00e8 presa liberamente da individui senza che intervengano fattori esterni di coercizione\u201d. Il <a href=\"https:\/\/immigrazione.it\/docs\/2017\/glossario-asilo-migrazione.pdf\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">dizionario neolinguistico della Commissione europea<\/a> \u00e8 ancor pi\u00f9 vago, in proposito: \u201cMigrante: termine piu\u0300 ampio di <strong>immigrante<\/strong> ed <strong>emigrante<\/strong>, che si riferisce a una persona che lascia il proprio Paese o regione per stabilirsi in un altro\u201d.<\/p>\n<div id=\"adv-intext-0\" class=\"\" style=\"text-align: justify;\" data-sizes=\"[[300,250],&quot;fluid&quot;,[336,280]]\" data-ad-unit=\"FattoQ_300x250_First_Art\">\n<div id=\"videoincontent\"><\/div>\n<div id=\"videoincontent2\"><\/div>\n<\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il <a href=\"https:\/\/www.unhcr.it\/news\/rifugiati-e-migranti-faqs.html\">lessico delle Nazioni Unite<\/a> contribuisce non poco ad accrescere la confusione neolinguistica. Secondo questo, il migrante \u00e8 \u201cun individuo che ha risieduto in un Paese straniero per pi\u00f9 di un anno, indipendentemente dalle cause e dai mezzi adoperati per migrare\u201d. Insomma, pur profondendo ogni sforzo possibile, non si riesce proprio a infondere di significato il termine \u201cmigrante\u201d, sicch\u00e9 esso assume la funzione di manganello moralistico, atto a gettare sulle spalle dei \u201cprivilegiati\u201d autoctoni il fardello della colpa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tuttavia non \u00e8 una colpa <em>\u201csans (t)r\u00eave et sans merci<\/em>\u201d: in questo caso viene offerta la possibilit\u00e0 di espiazione. Basta coltivare un\u2019adeguata attitudine all\u2019\u201c<strong>accoglienza<\/strong>\u201d, termine imbevuto di sdilinquimento sentimentale, che ha il solo scopo di stigmatizzare coloro che ne sono ritenuti incapaci. La pochezza di questo significante \u00e8 ben visibile nel fatto che esso viene usato in un dominio descrittivo per il quale non \u00e8 appropriato: esso attiene sempre alla sfera privata, mentre l\u2019<strong>immigrazione<\/strong> concerne la sfera politica e normativa, ovvero all\u2019insieme di regole che una comunit\u00e0, che si manifesta politicamente, si \u00e8 data. Quale sarebbe l\u2019alternativa \u201caccogliente\u201d per gestire questo tipo di fenomeni, quando diventa cos\u00ec massiccio? Smettere di controllare i <strong>documenti<\/strong> alle frontiere degli aeroporti, in modo che chiunque possa entrare al modico prezzo di un biglietto aereo? Naturalmente nessuno, tra i fautori del\u2019\u201daccoglienza\u201d, \u00e8 in grado di rispondere a questa semplice domanda.<\/p>\n<div id=\"adv-intext-1\" class=\"\" style=\"text-align: justify;\" data-sizes=\"[[300,250],&quot;fluid&quot;,[336,280]]\" data-ad-unit=\"FattoQ_Art_Intext\"><\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il mescolamento lessicale di cui sopra non \u00e8 solo fonte di confusione ma, secondo l\u2019<strong>Unhcr<\/strong>, \u00e8 finanche pericoloso per coloro che sono davvero bisognosi di <strong>protezione<\/strong>. Leggiamo cosa \u00e8 scritto in proposito: \u201cNonostante stia diventando sempre piu\u0300 comune vedere i termini \u2018rifugiato\u2019 e \u2018migrante\u2019 usati in modo intercambiabile nei media e nei dibattiti pubblici, vi e\u0300 tra i due una differenza fondamentale dal punto di vista legale. Confonderli puo\u0300 avere conseguenze importanti per rifugiati e richiedenti asilo\u201d. Ossia, non si fa affatto un buon servizio a coloro che rifugiati lo sono davvero, ovvero: \u201cPersone che abbandonano i loro luoghi di residenza a causa di gravi pericoli per la loro incolumit\u00e0\u201d, come recita la <strong>convenzione di Ginevra<\/strong> del 1951.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La confusione semantica \u00e8 ancora pi\u00f9 marcata per ci\u00f2 che riguarda il termine \u201c<strong>profugo<\/strong>\u201d che, nella neolingua migratoria, \u00e8 divenuto una sorta di crasi di \u201cmigrante\u201d e \u201crifugiato\u201d. Ebbene, esso non viene per nulla considerato nei dizionari neolinguistici migratori. Infatti in essi esiste solo la voce \u201c<strong>sfollato<\/strong>\u201d (<em>displaced person<\/em>). Leggiamo dunque la definizione che si trova nel dizionario neolinguistico a cura della Commissione europea, che metteremo successivamente a confronto con quella dell\u2019Iom: \u201cSfollato: nel contesto dell\u2019<strong>Ue<\/strong>, cittadino di un Paese terzo o apolide che ha dovuto abbandonare il suo Paese o regione d\u2019origine o che e\u0300 stato evacuato, e il cui ritorno in condizioni sicure e stabili risulta impossibile a causa della situazione nel Paese stesso\u201d. L\u2019Iom invece fornisce la seguente definizione: \u201cUno sfollato (<em>displaced person<\/em>) \u00e8 una persona che fugge dal proprio Stato o comunit\u00e0 a causa della paura o di pericoli per motivi diversi da quelli che lo rendono un <strong>rifugiato<\/strong>\u201c.<\/p>\n<div id=\"adv-intext-2\" class=\"\" style=\"text-align: justify;\" data-sizes=\"[[300,250],&quot;fluid&quot;,[336,280]]\" data-ad-unit=\"FattoQ_Art_Intext\"><\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le due definizioni sono alquanto diverse: quella dell\u2019Iom sottolinea l\u2019eccezionalit\u00e0 della condizione e quindi il suo carattere temporaneo. Quella della Commissione europea, viceversa, sembra alludere a una condizione con carattere di <strong>permanenza<\/strong>, quasi che l\u2019intenzione sia quella di promuovere l\u2019assimilazione semantica della situazione di \u201csfollato\u201d a quella di \u201crifugiato\u201d. Qui possiamo osservare un\u2019operazione neolinguistica di segno opposto rispetto a quella messa in atto col termine \u201cmigrante\u201d. Quest\u2019ultimo \u00e8 eccessivamente vago e, pertanto pu\u00f2 essere incluso in una nube di indeterminazione nella quale sono presenti anche le accezioni di \u201c<strong>rifugiato<\/strong>\u201d e \u201csfollato\/profugo\u201d. Il termine \u201cprofugo\u201d, invece, grazie all\u2019apparente precisione con la quale viene definito, subisce uno \u201cspostamento semantico\u201d atto renderlo assimilabile a \u201crifugiato\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma quale potrebbe essere il motivo di questa ambiguit\u00e0 che si trova nel lessico della Commissione europea? Credo che esso sia ravvisabile nella <a href=\"http:\/\/unipd-centrodirittiumani.it\/public\/docs\/Direttiva2001_55_CEProttempor.pdf\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">direttiva 2001\/55\/CE del Consiglio<\/a>, del 20 luglio 2001. \u201c\u2018<strong>Protezione temporanea<\/strong>\u2018: la procedura di carattere eccezionale che garantisce, nei casi di afflusso massiccio o di imminente afflusso massiccio di sfollati provenienti da Paesi terzi che non possono rientrare nel loro Paese d\u2019origine, una tutela <strong>immediata<\/strong> e temporanea alle persone sfollate\u201d. E con questo si chiude il cerchio. Il giochino neolinguistico serviva a compiere una sorta di omologazione di tutti gli immigrati <strong>irregolari<\/strong> (\u201cmigranti\u201d) alla condizione di rifugiati, anche se la schiacciante maggioranza di costoro non fugge da alcuna delle situazioni che darebbero diritto a questo status.<\/p>\n<\/section>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Fonte: <a href=\"https:\/\/www.ilfattoquotidiano.it\/2018\/11\/30\/migranti-rifugiati-sfollati-profughi-mettiamo-ordine-nel-linguaggio-politicamente-corretto\/4800886\/\">https:\/\/www.ilfattoquotidiano.it\/2018\/11\/30\/migranti-rifugiati-sfollati-profughi-mettiamo-ordine-nel-linguaggio-politicamente-corretto\/4800886\/<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di IL FATTO QUOTIDIANO (Pier Paolo Dal\u00a0 Monte) &nbsp; La \u201cneolingua migratoria\u201d \u00e8 un esempio delle farneticazioni politicamente corrette che stanno decomponendo il linguaggio in una sorta di brodame indistinto. 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