{"id":46498,"date":"2018-12-03T11:30:03","date_gmt":"2018-12-03T10:30:03","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=46498"},"modified":"2018-12-03T08:58:08","modified_gmt":"2018-12-03T07:58:08","slug":"marx-leuropa-e-il-globalismo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=46498","title":{"rendered":"Marx, l&#8217;Europa e il globalismo"},"content":{"rendered":"<p>di <strong>L&#8217;ANTIDIPLOMATICO (Gennaro Scala)<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" title=\"Marx, l'Europa e il globalismo\" src=\"https:\/\/www.lantidiplomatico.it\/resizer\/resiz\/public\/marx.jpg\/700x350c50.jpg\" alt=\"Marx, l'Europa e il globalismo\" width=\"700\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: Arial, sans-serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">Il 17 ottobre 1845, Karl scrive al borgomastro di Treviri per chiedere il passaporto prussiano, necessario per emigrare oltre Atlantico. Se lo vede rifiutare, ancora una volta incorrendo in un mandato di cattura. Con una lettera del 10 novembre 1845 rinuncia quindi alla propria nazionalit\u00e0. D&#8217;ora in avanti sar\u00e0 apolide. Marx decide dunque di non lasciare Bruxelles. La sua vita rester\u00e0 ancorata all&#8217;Europa.<\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: Arial, sans-serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">(Jacques Attali, <i>Marx ovvero lo spirito del mondo<\/i>)<\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: Arial, sans-serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">Ti vorresti svegliare per liberarti dell&#8217;immagine dell&#8217;Europa. Ma non \u00e8 possibile.<\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: Arial, sans-serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">(dal film di Lars von Trier, <i>Europa<\/i>)<\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p><span style=\"font-family: Arial, sans-serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">In un mio precedente intervento su <\/span><\/span><a href=\"https:\/\/www.lantidiplomatico.it\/dettnews-marx_lenin_e_limmigrazione\/82_24572\/\"><span style=\"font-family: Arial, sans-serif;\"><span style=\"font-size: medium;\"><i>Marx, Lenin e l&#8217;immigrazione<\/i><\/span><\/span><\/a><span style=\"font-family: Arial, sans-serif;\"><span style=\"font-size: medium;\"> accennavo al rapporto tra Marx e il \u201cglobalismo\u201d, vorrei ora approfondire tale specifica questione. Esiste oggi, dopo che Edward Said sollev\u00f2 il problema nel suo <\/span><\/span><span style=\"font-family: Arial, sans-serif;\"><span style=\"font-size: medium;\"><i>Orientalism,<\/i><\/span><\/span><span style=\"font-family: Arial, sans-serif;\"><span style=\"font-size: medium;\"> un&#8217;ampia letteratura complessivamente concorde sul fatto che Marx fu partecipe dell&#8217;eurocentrismo dominante nella cultura europea del suo tempo, dibattito di cui per\u00f2 non \u00e8 giunta notizia agli ultimi sparuti difensori del sacro testo marxiano. Rimando in merito a quello che ho trovato uno dei testi migliori <\/span><\/span><span style=\"font-family: Arial, sans-serif;\"><span style=\"font-size: medium;\"><i>Marx at the Margins: On Nationalism, Ethnicity, and Non-Western Societies<\/i><\/span><\/span><span style=\"font-family: Arial, sans-serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">, lavoro alquanto obiettivo, in cui Kevin B. Anderson, pur definendosi marxista, prende in esame i testi pi\u00f9 \u201cscabrosi\u201d per la mentalit\u00e0 politicamente corretta \u201cdi sinistra\u201d. Qui non ci occuperemo tanto dell&#8217;eurocentrismo di Marx, che daremo per stabilito, quanto della sua origine e significato, e del suo rapporto con il comunismo marxiano. Per\u00f2, sia ben chiaro, non intendo fare un esercizio di \u201cpoliticamente corretto\u201d, la condivisione della pervasiva mentalit\u00e0 eurocentrica ottocentesca (e non facile per ognuno sfuggire ai pregiudizi pi\u00f9 radicati del proprio tempo) non toglie nulla alla validit\u00e0 della sua analisi della formazione e dinamica de <\/span><\/span><span style=\"font-family: Arial, sans-serif;\"><span style=\"font-size: medium;\"><i>Il capitale<\/i><\/span><\/span><span style=\"font-family: Arial, sans-serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">. Inoltre, l&#8217;eurocentrismo \u00e8 il risvolto negativo di ci\u00f2 che lo rende una personalit\u00e0 per noi ancora significativa, l&#8217;essere stato un \u201csegnalatore di incendio\u201d che aveva avvertito profondamente quella crisi della civilt\u00e0 europea che si concluder\u00e0 con due guerre mondiali, per la quale prospett\u00f2 una soluzione \u201cradicale\u201d ma utopica: il comunismo, in cui l&#8217;Europa si estendeva fino ad abbracciare l&#8217;umanit\u00e0 intera. In Marx l&#8217;adesione ai valori della civilt\u00e0 europea e la preoccupazione per la sua sorte, il che \u00e8 giusto e sacrosanto, si confonde con l&#8217;eurocentrismo, il che \u00e8 sbagliato. <\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<span style=\"font-size: medium;\"><span style=\"font-family: Arial, sans-serif;\">Per inciso, un certo economicismo entrato a far parte del senso comune, ritiene che con il passaggio all&#8217;egemonia statunitense si sia passati semplicemente da una forma di capitalismo ad un&#8217;altra (c&#8217;\u00e8 da dire che Marx mai us\u00f2 il termine capitalismo). In realt\u00e0, noi viviamo in un universo culturale che \u00e8 diverso da quello di Dante, di Machiavelli, di Goethe, di Foscolo, di Verdi e persino di Gramsci. Con il passaggio alla \u201csociet\u00e0 di massa\u201d siamo entrati in una diversa forma di civilt\u00e0, che seppur generata della civilt\u00e0 europea, e di questa conserva geneticamente alcune forme, \u00e8 per\u00f2 da questa diversa, come pochissimi intellettuali hanno visto, tra cui Pasolini che parl\u00f2 di \u201cgenocidio culturale\u201d.<\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<span style=\"font-family: Arial, sans-serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">La definizione sintetica pi\u00f9 adeguata per la visione dei rapporti inter-nazionali di Marx sarebbe eurocentrismo globalista, ma useremo, per semplicit\u00e0, il termine globalismo. Inoltre, in ambito accademico anglo-sassone la critica dell\u2019\u201ceurocentrismo\u201d \u00e8 diffusa (esiste anche una corrente di studi accademica, i <i>post-colonial studies<\/i>, che ruota intorno a questo tema) presentandolo per\u00f2 come qualcosa del passato, come gi\u00e0 dice la definizione di questa disciplina, pi\u00f9 difficilmente viene messa in luce la continuit\u00e0 tra l\u2019eurocentrismo e il globalismo odierno, anzi spesso la critica dell&#8217;etnocentrismo viene effettuata secondo l&#8217;ottica del globalismo, il quale si presenta apparentemente in termini opposti, non come eurocentrismo che talvolta sfocia nel razzismo, ma universalismo che predica \u201caccoglienza\u201d verso i popoli sfortunati della Terra, i quali tutti hanno diritto a venire a lavorare per paghe da fame, o come manovalanza per la criminalit\u00e0, nel paradiso occidentale. Per una istruttiva e incisiva descrizione di come sciovinismo e universalismo finiscano per identificarsi consiglio la lettura del classico testo di Nikolaj Trubeckoj, <i>L&#8217; Europa e l&#8217;umanit\u00e0. La prima critica all&#8217;eurocentrismo<\/i>. Il globalismo \u00e8 il nazionalismo della nazione dominante. Tutte le guerre post-89 sono state giustificate su una base universalistica, in difesa dei \u201cdiritti umani\u201d, con cui venivano giustificati i \u201cbombardamenti umanitari\u201d. Tale globalismo si presenta come l&#8217;imposizione di un unico modello valido, la \u201cdemocrazia occidentale\u201d a cui tutti gli altri popoli della Terra si devono adeguare.<\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<span style=\"font-family: Arial, sans-serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">C&#8217;\u00e8 stato un breve periodo, se commisurato ai tempi storici, ormai concluso, di rinascita del globalismo, dopo il crollo del mondo \u201cbipolare\u201d del dopoguerra seguito al \u201ccrollo dell&#8217;Unione Sovietica\u201d e la possibilit\u00e0 di un analogo crollo in Cina, in cui \u00e8 apparso possibile che l&#8217;Occidente a guida statunitense, potesse diventare l&#8217;unica potenza globale. Questo periodo \u00e8 gi\u00e0 concluso, con il ritorno in scena della Russia, e con la stabilizzazione della Cina quale grande potenza mondiale. Il globalismo di ritorno, se cos\u00ec possiamo chiamarlo, ha trovato varie forme di rappresentazione ideologica, tra cui <\/span><\/span><span style=\"font-family: Arial, sans-serif;\"><span style=\"font-size: medium;\"><i>Impero<\/i><\/span><\/span><span style=\"font-family: Arial, sans-serif;\"><span style=\"font-size: medium;\"> di Negri e Hardt svolse una particolare funzione ideologica tra le aree di sinistra post-sessantottine e post-marxiste: scomparso il Soggetto, la \u201cclasse operaia\u201d sostituita da un soggetto non soggetto (se mi passate il gioco di parole), da una somma di singolarit\u00e0 (la moltitudine), veniva per\u00f2 ripreso lo schema che si pu\u00f2 derivare dal <\/span><\/span><span style=\"font-family: Arial, sans-serif;\"><span style=\"font-size: medium;\"><i>Manifesto del partito comunista<\/i><\/span><\/span><span style=\"font-family: Arial, sans-serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">, che prevedeva una progressiva concentrazione del potere estesa a tutto il globo e relativa \u201cscomparsa degli stati nazionali\u201d a cui si opponeva una Moltitudine che veniva a sostituire la ormai mitica classe operaia. Significativamente veniva salutato da Slavoj <\/span><\/span><em><span style=\"font-family: Arial, sans-serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">\u017di\u017eek<\/span><\/span><\/em><span style=\"font-family: Arial, sans-serif;\"><span style=\"font-size: medium;\"> come \u201cil manifesto del XXI secolo\u201d.<\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<span style=\"font-family: Arial, sans-serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">Non rendiamo per\u00f2 giustizia a Marx se oscuriamo la differenza tra il globalismo \u201cpost-moderno\u201d di un Toni Negri, che \u00e8 per la maggior parte affabulazione ideologica al servizio dei pi\u00f9 pericolosi settori della classe dominante statunitense (quei settori globalisti che ultimamente con la Clinton non escludevano un attacco alla Russia), e il globalismo di Marx che \u00e8 il tentativo utopico ma genuino di uscire da una situazione senza via uscita della civilt\u00e0 europea. Rispetto all&#8217;immaginaria scomparsa dello stato-nazione decretata da Negri e Hardt, l&#8217;anti-nazionalismo marxiano ha ben pi\u00f9 fondate ragioni, se visto in un&#8217;ottica europea (come vedremo), il problema \u00e8 che vorrebbe risolversi nella soluzione utopica del comunismo. Scomparsa la \u201cclasse operaia\u201d, sostituita da \u201cdiversi\u201d di varia natura, fissati nella loro diversit\u00e0 secondo una forma di razzismo al contrario, le residuali forze di sinistra di derivazione comunista in occidente sono diventate un puro e semplice strumento del globalismo. <\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<span style=\"font-family: Arial, sans-serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">Come scrivevo precedentemente, l&#8217;opera maggiormente segnata dall&#8217;approccio globalista e che maggiormente ha influito negativamente sul movimento operaio del secolo scorso \u00e8 stata, a mio parere, il <\/span><\/span><span style=\"font-family: Arial, sans-serif;\"><span style=\"font-size: medium;\"><i>Manifesto del partito comunista<\/i><\/span><\/span><span style=\"font-family: Arial, sans-serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">. Chi scrive non \u00e8 stato indifferente a suo tempo al fascino esercitato da questo pamphlet, dopo la cui lettura la Storia (con la maiuscola) sembra acquisire un senso e una direzione. Ma una volta superata l&#8217;illusione di possedere la chiave per la comprensione dei fattori storici, lo schema dell&#8217;evoluzione storica non regge neanche ad un superficiale esame, cominciando dal famoso incipit \u201cla storia \u00e8 lotta di classe, schiavi e liberi, patrizi e plebei\u201d, visto che non \u00e8 ci \u00e8 giunta notizia di lotte di classe tra schiavi e liberi nell&#8217;antica Grecia, tutt&#8217;al pi\u00f9 potrebbe essere parzialmente valido per Roma antica (Spartaco e altri, anche se non furono certo lotte determinanti per l&#8217;assetto sociale romano), ma la palla gi\u00e0 passa a \u201cpatrizi e plebei\u201d. Dell&#8217;incipit del <\/span><\/span><span style=\"font-family: Arial, sans-serif;\"><span style=\"font-size: medium;\"><i>Manifesto<\/i><\/span><\/span><span style=\"font-family: Arial, sans-serif;\"><span style=\"font-size: medium;\"> si potrebbe conservare solo questa parte parte \u201cla storia \u00e8 lotta\u201d (ritornando al detto di Eraclito secondo cui il conflitto \u00e8 padre di tutte le cose), il conflitto \u00e8 il motore della storia, ma non solo tra classi sociali, vi sono conflitti all&#8217;interno delle classi dominanti, conflitti tra le classi dominanti di diverse nazioni, conflitti tra i dominati, senza considerare le classi medie (visto che la polarizzazione tra \u201cborghesi\u201d e \u201cproletari\u201d prevista da Marx non si \u00e8 verificata), insomma un reticolo di conflitti attraversa le societ\u00e0, al loro interno e verso l&#8217;esterno, e d\u00e0 vita alla dinamica sociale, e in genere i conflitti che hanno l&#8217;effetto sociale pi\u00f9 dirompente sono i conflitti tra eserciti quali concentrazione della forza, perch\u00e9 i conflitti si vincono in ultima analisi con la forza. Nonostante che Marx avesse il culto della Storia (\u201cconosciamo una sola scienza: la storia\u201d), il suo riduzionismo non \u00e8 sostenibile proprio dal punto di vista storico. Uno storico di professione come Eric <\/span><\/span><em><span style=\"font-family: Arial, sans-serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">Hobsbawm in una prefazione a <\/span><\/span><\/em><em><span style=\"font-family: Arial, sans-serif;\"><span style=\"font-size: medium;\"><i>Forme precapitalistiche di produzione<\/i><\/span><\/span><\/em><em><span style=\"font-family: Arial, sans-serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">, sottolineava come Marx si concentr\u00f2 sullo studio dei rapporti capitalistici di produzione, ma dal punto di vista dell&#8217;analisi propriamente storica sia lui che Engels erano dei \u201cdilettanti ben informati\u201d.<\/span><\/span><\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<span style=\"font-family: Arial, sans-serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">Sono convinto che oggi sia pi\u00f9 di ieri necessaria la riscoperta di una prospettiva socialista, ovvero una forma di regolazione collettiva del sistema produttivo (senza per\u00f2 soffocare l&#8217;iniziativa individuale senza la quale ogni sistema diventa per forza di cose stagnante), data la irrazionalit\u00e0 di questo sistema, con le sue mostruose diseguaglianze, la sua tendenza a tagliare fuori dal \u201csistema\u201d masse crescenti di popolazione, i rischi enormi per l&#8217;ambiente che esso comporta, il degrado dell&#8217;alimentazione, dell&#8217;istruzione, della formazione, delle attivit\u00e0 del tempo libero. Tuttavia non \u00e8 possibile ricostruire una prospettiva socialista senza fare i conti con lo scacco subito dal comunismo storico. Per la rinascita di un pensiero socialista oggi sono convinto sia necessario liberarsi dell&#8217;utopia universalista\/globalista che ebbe il nome di comunismo, nata in un contesto particolare di crisi della civilt\u00e0 europea. Essa \u00e8 stata gi\u00e0 di fatto accantonata dalla storia, ma il rischio oggi \u00e8 quello di buttare via il bambino con l&#8217;acqua sporca, come suol dirsi. Coloro che non hanno fatto i conti con tale necessit\u00e0 non possono che diventare che gli utili idioti delle peggiori tendenze delle peggiori classi dominanti odierni (idiozia che talvolta fa il paio con il piccolissimo opportunismo di meschini mestieranti della politica). Come nel caso delle politiche a favore dell&#8217;immigrazione, sostenute dai principali partiti di sinistra europei, uno degli strumenti (certo, uno dei tanti) con cui le classi dominanti nei paesi occidentali hanno abolito gli \u201ceccessivi diritti\u201d di classi popolari che nei paesi occidentali avevano \u201calzato troppo la testa\u201d. Non \u00e8 un caso che questa sia una tara soprattutto dei partiti comunisti \u201coccidentali\u201d (secondo la distinzione tra \u201cmarxismo occidentale\u201d e \u201cmarxismo orientale\u201d effettuata da Losurdo), i quali taccerebbero di \u201cfascismo\u201d la posizione sull&#8217;immigrazione ad del <\/span><\/span><em><span style=\"font-family: Arial, sans-serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">Partito Comunista<\/span><\/span><\/em><span style=\"font-family: Arial, sans-serif;\"><span style=\"font-size: medium;\"> della <\/span><\/span><em><span style=\"font-family: Arial, sans-serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">Federazione Russa<\/span><\/span><\/em><span style=\"font-family: Arial, sans-serif;\"><span style=\"font-size: medium;\"> o quella del Partito Comunista Francese, che, quand&#8217;era ancora un partito di massa si oppose, con Marchais all&#8217;immigrazione, individuando in essa un tentativo delle classi dominanti di minare le condizioni di vita delle classi popolari.<\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<span style=\"font-size: medium;\"><span style=\"font-family: Arial, sans-serif;\">Se vogliamo fare i conti con la parte peggiore dell&#8217;eredit\u00e0 lasciataci dal defunto \u201ccomunismo storico\u201d dobbiamo partire, a mio parere, dal globalismo del <\/span><span style=\"font-family: Arial, sans-serif;\"><i>Manifesto<\/i><\/span><span style=\"font-family: Arial, sans-serif;\">. L&#8217;elogio ivi contenuto del ruolo rivoluzionario della \u201cborghesia\u201d che \u201ctrascina nella civilt\u00e0 le nazioni pi\u00f9 barbare\u201d si trasformer\u00e0 5 anni pi\u00f9 tardi in aperto sostegno all&#8217;espansionismo globale britannico: trasfigurato, in termini para-religiosi, come uno strumento con cui si compie il \u201cdestino dell&#8217;uomo\u201d (in un articolo del 1853 dal significativo titolo <\/span><span style=\"font-family: Arial, sans-serif;\"><i>La dominazione britannica in India [o l\u2019Inghilterra rivoluzionaria malgrado se stessa]<\/i><\/span><span style=\"font-family: Arial, sans-serif;\">. <\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<span style=\"font-family: Arial, sans-serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">Certo, Marx denunci\u00f2 a pi\u00f9 riprese la \u201cbarbarie e intrinseca ipocrisia della civilt\u00e0 borghese\u201d che si presentava senza veli nelle colonie (<\/span><\/span><span style=\"font-family: Arial, sans-serif;\"><span style=\"font-size: medium;\"><i>I risultati futuri della dominazione britannica in India<\/i><\/span><\/span><span style=\"font-family: Arial, sans-serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">), e per questo chi ha voluto fare di Marx un \u201canticolonialista\u201d ha sempre trovato singole affermazioni nei suoi testi a sostegno di questa tesi, tuttavia, se consideriamo la posizione complessiva di Marx, l&#8217;espansionismo coloniale venne da lui giustificato come una forma di diffusione del modello europeo che apportava il progresso, seppur tra lacrime e sangue, con mezzi barbarici. Una difesa retoricamente pi\u00f9 efficace rispetto ai puri e semplici cantori della missione civilizzatrice europea. Il \u201cmarxista\u201d Anderson, citato all&#8217;inizio, parla per quanto riguarda gli articoli di Marx sull&#8217;India di \u201csupporto qualificato per il colonialismo\u201d. Supporto tanto pi\u00f9 efficace perch\u00e9 Marx era sicuramente convinto di quello che scriveva e non fu mai un volgare propagandista. Ma se poteva apparire plausibile ai tempi di Marx la convinzione che alla fine l&#8217;espansionismo globale della borghesia potesse risultare in un salto in avanti complessivo dell&#8217;umanit\u00e0, seppur bisognasse fare delle acrobazie logiche e mettere in campo degli artifizi dialettici per difenderlo, non lo \u00e8 per chi oggi, alla luce dei fatti storici, continua a propagandare tale nozione di \u201cprogresso\u201d, considerata la \u201cesplosiva\u201d eredit\u00e0 che questo espansionismo ci lascia. In tale \u201cdialettica\u201d dell&#8217;espansione coloniale la dialettica quale disciplina filosofica ritrova i suoi antichi legami con la sofistica. Marx ritenne complessivamente positivo il dominio inglese in India, condann\u00f2 la rivolta dei Taiping (in un articolo <\/span><\/span><em><span style=\"font-family: Arial, sans-serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">Chinesisches <\/span><\/span><\/em><span style=\"font-family: Arial, sans-serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">per Die Presse<\/span><\/span> <em><span style=\"font-family: Arial, sans-serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">del 7 luglio 1862, uno dei pi\u00f9 testi pi\u00f9 eurocentrici di Marx)<\/span><\/span><\/em><span style=\"font-family: Arial, sans-serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">, una delle pi\u00f9 imponenti rivolte anti-coloniali del 19\u00b0 secolo, che le potenze europee contribuirono in modo decisivo a sedare, e se si aggiunge il suo odio antirusso, ne risulta un marcato eurocentricismo. <\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<span style=\"font-family: Arial, sans-serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">La prospettiva globalista di Marx \u00e8 riassunta in una lettera ad Engels (<span style=\"color: #000000;\">8 ottobre 1858)<\/span>:<\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"justify\"><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-family: Arial, sans-serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">Non possiamo negare che la societ\u00e0 borghese ha vissuto, per la seconda volta, il suo XVI secolo \u2013 un XVI secolo che spero suoner\u00e0 a morte per lei come il primo che l\u2019adul\u00f2 in vita. Il vero compito della societ\u00e0 borghese \u00e8 la creazione del mercato mondiale, almeno nelle sue grandi linee, e di una produzione che poggia sulle sue basi. Siccome il mondo \u00e8 rotondo, mi sembra che, con la colonizzazione della California e dell\u2019Australia e con l\u2019apertura della Cina e del Giappone, questo compito sia stato portato a termine. <\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"justify\">\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: Arial, sans-serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">Il globalismo del comunismo deriva dal rapporto oppositivo ma allo stesso tempo mimetico con l&#8217;espansione globale capitalistica. Il comunismo vuole essere rivoluzione globale cos\u00ec come globale \u00e8 il capitalismo, da Marx fino a Lenin, il quale vide al rivoluzione russa come un preludio ad uno sconvolgimento mondiale. La storia sarebbe andata diversamente: \u00e8 stata proprio la resistenza alla \u201cunificazione del mondo\u201d da parte delle identit\u00e0 culturali delle grandi civilt\u00e0 storiche \u00e8 stato il fattore principale di resistenza. La rivoluzione russa era il modo in cui la civilt\u00e0 russa (come vide con grande lungimiranza Toynbee) faceva fronte alla minaccia costituita per lei dall&#8217;espansionismo europeo, una forma di modernizzazione imposta dal conflitto tra gli stati, come fu la rivoluzione francese (vedi in merito il mio <i>Ripensare la rivoluzione francese).<\/i><\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<span style=\"font-family: Arial, sans-serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">In Marx il globalismo deriva dalla convinzione che alla portata globale del dominio del capitale bisognasse contrapporre una strategia altrettanto globale del movimento comunista rivoluzionario, in base alla realistica valutazione che un movimento comunista limitato ad un determinato paese sarebbe stato schiacciato dalla potenza del capitalismo dominante a livello globale, convinzione che viene conservata anche da Lenin nonostante con lui si faccia strada nel movimento comunista una posizione radicalmente diversa sulla questione della nazionalit\u00e0. Il globalismo di Marx \u00e8 diverso dall&#8217;inter-nazionalismo che si affermer\u00e0 successivamente nel movimento comunista, seppur \u00e8 la risposta ad un medesimo problema: il globalismo prevede una progressiva scomparsa degli stati mentre l&#8217;inter-nazionalismo, come dice la parola, \u00e8 un&#8217;alleanza tra le nazioni soggette all&#8217;imperialismo. <\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<span style=\"font-family: Arial, sans-serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">Questo mio scritto non mira alla liquidazione dell&#8217;eredit\u00e0 del pensiero marxiano, ma, esattamente al contrario mira, a quell&#8217;esercizio critico che andrebbe fatto con ogni autore da cui ormai i secoli ci separano, valutando quanto il tempo ha mostrato valido nelle loro opere e quanto invece va abbandonato. Soltanto effettuando il necessario esercizio critico sul pensiero di Marx (il quale fu un deciso sostenitore dell&#8217;approccio critico, si ricordi il sottotitolo de <i>Il Capitale<\/i>) \u00e8 possibile sottrarlo a chi lo considera un \u201ccane morto\u201d, oppure lo vorrebbe confinare all&#8217;ineffettualit\u00e0 del marxismo accademico, oppure peggio ancora vorrebbe farne solo un araldo delle meraviglie della globalizzazione (come nella biografia di Jacques Attali), e non una delle espressioni pi\u00f9 acute della crisi della civilt\u00e0 europea. <\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<span style=\"font-family: Arial, sans-serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">L&#8217;analisi di Marx della merce e della formazione del capitale \u00e8 ancora fondamentale per comprendere la societ\u00e0 odierna, ma se vogliamo recuperare la parte migliore del pensiero di Marx dobbiamo liberarla da quella che invece risulta pi\u00f9 legata all&#8217;ideologia del suo tempo, in particolare al dominante globalismo dell&#8217;Inghilterra quale nazione uscita vincitrice dal secolare scontro interno delle nazioni europee che si avviava a diventare nazione dominante a livello globale. Consapevoli che tale impostazione si riflette in quella che \u00e8 l&#8217;opera pi\u00f9 importante e attuale di Marx, <i>Il capitale<\/i>, nell&#8217;idea secondo cui studiando la particolare formazione del capitalismo inglese si studiasse \u201cil punto pi\u00f9 alto dello sviluppo\u201d che mostrava la strada a tutte le formazioni sociali. Prospettiva unilineare che lo stesso Marx mise in discussione alla fine della sua vita in favore di un approccio \u201cmultilineare\u201d (un tema su cui si \u00e8 molto discusso nel marxismo degli anni 60-70). Tuttavia se \u00e8 sicuramente interessante il radicale ripensamento di Marx negli ultimi anni della sua vita (a questo \u00e8 dedicato il lavoro di Anderson citato all&#8217;inizio), bisogna tenere conto per\u00f2 dell&#8217;influenza avuta dalle sue opere su generazioni di militanti in cui l&#8217;approccio unilineare risulta dominante. Se ci sar\u00e0 nel prossimo futuro un ordine stabile sar\u00e0 un ordine multipolare, per cui va superata ogni mentalit\u00e0 globalista. <\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<span style=\"font-family: Arial, sans-serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">Ancora oggi esistono sparuti gruppi o individui che giocano a chi \u00e8 \u201cil pi\u00f9 marxista\u201d, quello che voglio invece promuovere \u00e8 un&#8217;analisi critica del pensiero di Marx, che non \u00e8 \u201cl&#8217;orizzonte insuperabile del nostro tempo\u201d (come scrisse Sartre) perch\u00e9 fu, come ogni scrittore significativo, profondamente legato al suo tempo. Da Marx ci separa un arco di tempo in cui molti processi che alla sua epoca erano in fase di svolgimento si sono conclusi. Certo pu\u00f2 sembrare facile, e anche in un certo senso ingiusto, giudicare con \u201cil senno di poi\u201d, tuttavia questo \u00e8 esercizio \u00e8 inevitabile di generazione in generazione.<\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<span style=\"font-family: Arial, sans-serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">Uno dei motivi per cui non si \u00e8 indagata a fondo la visione che Marx aveva dei rapporti inter-nazionali \u00e8 perch\u00e9 questi sono animati da un deciso odio contro la Russia. Le <\/span><\/span><em><span style=\"font-family: Arial, sans-serif;\"><span style=\"font-size: medium;\"><i>Rivelazioni sulla storia diplomatica<\/i><\/span><\/span><\/em><span style=\"font-family: Arial, sans-serif;\"><span style=\"font-size: medium;\"><i> segreta del XVIII secolo<\/i><\/span><\/span><span style=\"font-family: Arial, sans-serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">, una delle poche opere pubblicate in vita, non fu neppure inclusa nell&#8217;edizione sovietica delle opere complete di Marx. In essa, scriveva che la storia aveva fatto della Russia una potenza reazionaria perch\u00e9 segnata dal secolare servaggio imposto dalla dominazione mongola, da cui aveva per giunta ereditato l&#8217;aspirazione al \u201cdominio mondiale\u201d. Ma siccome, per la consueta ironia della storia, proprio la Russia \u00e8 diventata la prima potenza comunista si \u00e8 preferito lasciare in secondo piano questi aspetti del pensiero di Marx. Non \u00e8 un caso tuttavia che proprio il comunismo di Marx abbia fatto presa sulla Russia, perch\u00e9 esso \u00e8 il prodotto finale del movimento rivoluzionario innescato in Europa dalla rivoluzione francese, l&#8217;ultimo prodotto di un movimento rivoluzionario che in Europa andava spegnendosi. \u00c8 Marx stesso a descriverci come le \u00e9lites intellettuali russe fossero in realt\u00e0 le uniche realmente interessate al suo pensiero: <\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"justify\"><span style=\"font-family: Arial, sans-serif;\"><span style=\"font-size: medium;\"><span style=\"color: #1a1818;\">Qualche giorno fa un libraio di Pietroburgo mi ha sorpreso comunicandomi che \u201cIl Capitale\u201d sta per esser stampato in traduzione russa. Ha voluto una mia fotografia per l\u2019illustrazione di copertina, ed io non ho potuto negare questa piccolezza \u201cai miei buoni amici\u201d (i russi). \u00c8 un\u2019ironia della sorte che i russi, contro i quali ho combattuto per 25 anni ininterrottamente, e non solo in tedesco, ma anche in francese e in inglese, siano sempre stati i miei \u00abprotettori\u00bb. Nel 1843-44 a Parigi gli aristocratici russi mi portavano in palma di mano. Il mio libro contro Proudhon (1847) [<\/span><span style=\"color: #1a1818;\"><i>La miseria della filosofia<\/i><\/span><span style=\"color: #1a1818;\">], come anche quello edito da Duncker (1859) [<\/span><span style=\"color: #1a1818;\"><i>Per la critica dell\u2019economia politica<\/i><\/span><span style=\"color: #1a1818;\">], in nessun altro paese hanno trovato uno smercio maggiore che in Russia. E la prima nazione straniera che traduce \u201cIl Capitale\u201d \u00e8 la Russia. Ma tutto ci\u00f2 non dev\u2019esser sopravvalutato. Gli aristocratici russi da giovani vengono istruiti nelle universit\u00e0 tedesche e a Parigi. Essi vanno a caccia di quanto di pi\u00f9 radicale viene prodotto in occidente. \u00c8 un\u2019autentica Gourmandise [leccornia], come quella che attirava una parte dell\u2019aristocrazia francese nel XVIII secolo. Ce n\u2019est pas pour les tailleurs et les bottiers [Non \u00e8 per sarti e calzolai], diceva allora Voltaire delle sue idee illuministiche. Ci\u00f2 non impedisce a questi stessi russi di diventare farabutti non appena entrano al servizio dello Stato.<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"justify\"><span style=\"color: #1a1818;\"><span style=\"font-family: Arial, sans-serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">(cit. in Ettore Cinnella,<\/span><\/span><\/span><span style=\"font-family: Arial, sans-serif;\"><span style=\"color: #1a1818;\"><i> L&#8217;altro Marx<\/i>)<\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<span style=\"font-family: Arial, sans-serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">Ho voluto riportare per intero questo passo perch\u00e9 \u00e8 alquanto indicativo della diffidenza di Marx dovuta alla sua effettiva russofobia, che si traduceva in diffidenza personale verso i rivoluzionari russi, superata, secondo Cinnella, soltanto verso la fine della sua vita (che in questo concorda con Anderson), quando Marx svilupp\u00f2 un intenso rapporto con i populismo russo attraverso cui effettu\u00f2 una radicale revisione della sua visione stadiale e unilineare, insieme ad un superamento del suo eurocentrismo \u201c<\/span><\/span><span style=\"color: #1a1818;\"><span style=\"font-family: Arial, sans-serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">Marx formulava adesso, sulla storia della dominazione inglese in India, un\u2019interpretazione opposta a quella che ne aveva dato negli anni \u201950 sulle pagine della New York Daily Tribune. Inappellabile era la condanna del rapace colonialismo britannico, reo di aver saccheggiato e distrutto un mondo economico-sociale ancora vitale. La nuova visione della storia dell\u2019India, e dei rapporti tra il subcontinente indiano e la Gran Bretagna, era il frutto della lettura non solo del libro di Kovalevskij, ma di molte altre opere, studiate da Marx con passione a partire dalla fine degli anni \u201970.\u201d (<\/span><\/span><\/span><span style=\"color: #1a1818;\"><span style=\"font-family: Arial, sans-serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">Ettore <\/span><\/span><\/span><em><span style=\"color: #1a1818;\"><span style=\"font-family: Arial, sans-serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">Cinnella<\/span><\/span><\/span><\/em><em><span style=\"color: #1a1818;\"><span style=\"font-family: Arial, sans-serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">,<\/span><\/span><\/span><\/em> <span style=\"color: #1a1818;\"><span style=\"font-family: Arial, sans-serif;\"><span style=\"font-size: medium;\"><i>L&#8217;altro Marx<\/i><\/span><\/span><\/span><span style=\"color: #1a1818;\"><span style=\"font-family: Arial, sans-serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">). In questi anni ipotizz\u00f2, in una famosa lettera a Vera Zasulic (8 marzo 1881), la possibilit\u00e0 per la Russia di \u201csaltare\u201d insieme alle delizie della \u201caccumulazione primitiva\u201d la fase dello sviluppo capitalismo per passare direttamente al socialismo.<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<span style=\"font-family: Arial, sans-serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">Tuttavia prima di questo cambiamento che avvenne negli ultimi anni della sua vita, il contraltare del globalismo di Marx fu specialmente la russofobia, mentre si sostiene il predominio mondiale dell&#8217;Inghilterra, allo stesso tempo, secondo i meccanismi della proiezione, si attribuisce questa aspirazione alla Russia che in quel periodo attraversava una profonda crisi interna e non poteva certo aspirare al \u201cdominio mondiale\u201d. \u00c8 un meccanismo caratteristico della propaganda del tempo, tuttavia in Marx acquisice un significato particolare. Non so se \u00e8 vero che Marx sia stato \u201cl&#8217;inventore della russofobia di sinistra\u201d come scrive Guy Mettan in <i>Russofobia. Mille anni di diffidenza<\/i>, certo \u00e8 che all&#8217;inizio sposa appieno la russofobia dominante in Inghilterra in quegli anni (e condivisa in tutti gli ambienti politici, dalla destra alla sinistra, per questo non credo che la progenitura sia da attribuire a Marx). La russofobia svolge una funzione particolare nel sistema di pensiero di Marx, e siccome essa \u00e8 irrazionale, mentre di solito l&#8217;irrazionalit\u00e0 \u00e8 assente dal pensiero marxiano (le <i>Rivelazioni<\/i> per la palese superficialit\u00e0 e per giudizi tagliati con l&#8217;accetta non sembrano neanche scritte da Marx), credo sia legittima una interpretazione di carattere psicologico. <\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<span style=\"font-family: Arial, sans-serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">Poco analizzata dai \u201cmarxologi\u201d \u00e8 stata la colloborazione con David Urquhart, un deputato politico conservatore russofobo e filoturco, che dur\u00f2 quasi dieci anni e si concretizz\u00f2 in articoli scritti per i giornali degli \u201curquhartiti\u201d e partecipazioni a incontri organizzati dagli stessi, tra cui le <\/span><\/span><span style=\"font-family: Arial, sans-serif;\"><span style=\"font-size: medium;\"><i>Rivelazioni <\/i><\/span><\/span><span style=\"font-family: Arial, sans-serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">e una raccolta di articoli su Palmerston pubblicati a puntate sulla Free Press di Urquhart (v. Lettera di Marx a Lassalle, 2 giugno 1860)<\/span><\/span><span style=\"font-family: Arial, sans-serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">. David Urquhart aveva chiesto a Marx un incontro dopo aver letto alcuni suoi articoli per il New York Tribune (allora uno dei quotidiani con maggior lettori al mondo) , che denunciavano una presunta ambiguit\u00e0 di Palmerston nei confronti della Russia. Lo stesso Marx riconobbe, dopo averlo incontrato, che Urquhart era un \u201calmost maniacal Russophobe\u201d (<\/span><\/span><em><span style=\"font-family: Arial, sans-serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">Die Reform, <\/span><\/span><\/em><em><span style=\"font-family: Arial, sans-serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">19 <\/span><\/span><\/em><span style=\"font-family: Arial, sans-serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">Decembre1853), e quindi bisognerebbe capire perch\u00e9 anch&#8217;egli cadde in questa stessa mania e scrisse un testo come <\/span><\/span><span style=\"font-family: Arial, sans-serif;\"><span style=\"font-size: medium;\"><i>Rivelazioni<\/i><\/span><\/span><span style=\"font-family: Arial, sans-serif;\"><span style=\"font-size: medium;\"> che oggi noi definiremmo \u201ccomplottista\u201d. La mia spiegazione, ipotetica come ogni spiegazione psicologica, sarebbe, la seguente. Marx aveva indicato nell\u2019Inghilterra il nemico principale della Rivoluzione durante gli ultimi anni prima dell\u2019esilio, ma cambi\u00f2 parere (come vedremo) con il suo trasferimento in Inghilterra, la quale con il suo colonialismo diventa \u201crivoluzionaria suo malgrado\u201d e quindi il carattere reazionario anti-rivoluzionario lo raccoglie la sola Russia, d\u2019altra parte c\u2019\u00e8 un tentativo da parte di Marx di mutare la natura dell\u2019Inghilterra, denunciando la politica \u201cnascosta\u201d di uno dei suoi principali esponenti politici, Palmerston, denunciandone gli accordi \u201csegreti\u201d con la Russia.<\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<span style=\"font-family: Arial, sans-serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">Il globalismo eurocentrico non \u00e8 una tara del solo Marx e del solo comunismo. Che si tratti del liberalismo anglosassone che costru\u00ec un abnorme impero globale, che si tratti del comunismo, che intendeva sostituire al capitalismo globale la rivoluzione comunista mondiale, che si tratti del nazionalsocialismo che intendeva sostituirsi all&#8217;Inghilterra in declino quale potenza dominante globale, il problema principale della cultura politica europea \u00e8 stato il globalismo, in merito al quale andrebbero concentrati gli sforzi per una diversa cultura politica oggi in cui l&#8217;Europa non \u00e8 pi\u00f9 al centro del mondo. Questo deriva dal fatto che per primo in Europa si \u00e8 verificato quel pauroso balzo in avanti dal punto di tecnico e organizzativo delle societ\u00e0 umane che chiamiamo modernit\u00e0. Per lunghi secoli (a partire dal XV secolo fino al secolo scorso) l&#8217;Europa ha goduto di un vantaggio sia nell&#8217;organizzazione sociale (stato ed esercito moderni) sia sul piano tecnico che le ha garantito un vantaggio sulle altre societ\u00e0 umane consentendole un espansionismo globale. Per tutti questi secoli l&#8217;Europa si \u00e8 sentita al \u201ccentro del mondo\u201d.<\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<span style=\"font-family: Arial, sans-serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">Marx, conformemente ai pregiudizi del suo tempo, vedeva l&#8217;Europa come il \u201cmondo civile\u201d per eccellenza, al di fuori si incontravano prevalentemente \u201cpopoli barbari\u201d come scrive nel <\/span><\/span><span style=\"font-family: Arial, sans-serif;\"><span style=\"font-size: medium;\"><i>Manifesto.<\/i><\/span><\/span><\/p>\n<div id=\"BanCenter\" style=\"text-align: justify;\"><\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\"><i> <\/i><span style=\"font-family: Arial, sans-serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">\u201cPopoli senza storia\u201d che vegetavano come l&#8217;India (la filosofia della storia hegeliana influenz\u00f2 pesantemente la visione che Marx aveva dei popoli extraeuropei) e attendevano l&#8217;Europa per essere \u201crisvegliati\u201d, <\/span><\/span><span style=\"font-family: Arial, sans-serif;\"><span style=\"font-size: medium;\"> mentre la Cina, della cui ricchissima civilt\u00e0 gi\u00e0 al tempo di Marx si sapeva abbastanza, \u00e8 affetta da \u201cstupidit\u00e0 ereditaria\u201d. I prezzi bassi delle merci abbattevano le muraglie cinesi e costringevano \u201calla capitolazione la pi\u00f9 tenace xenofobia dei barbari\u201d (sar\u00e0 per questo che oggi la Cina ha adottato a sua volta le politica dei prezzi bassi per penetrare le economie occidentali? L&#8217;avranno imparato dal <\/span><\/span><span style=\"font-family: Arial, sans-serif;\"><span style=\"font-size: medium;\"><i>Manifesto<\/i><\/span><\/span><span style=\"font-family: Arial, sans-serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">?). La Storia era incarnata essenzialmente dall&#8217;Europa, essa \u201ctrascinava\u201d nella civilt\u00e0 gli altri popoli (secondo le parole del <\/span><\/span><span style=\"font-family: Arial, sans-serif;\"><span style=\"font-size: medium;\"><i>Manifesto<\/i><\/span><\/span><span style=\"font-family: Arial, sans-serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">) seppur mossa dai \u201cpi\u00f9 vili interessi\u201d (come scriveva qualche anno pi\u00f9 tardi nella <\/span><\/span><em><span style=\"font-family: Arial, sans-serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">New York<\/span><\/span><\/em><span style=\"font-family: Arial, sans-serif;\"><span style=\"font-size: medium;\"><i> Tribune)<\/i><\/span><\/span><span style=\"font-family: Arial, sans-serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">. <\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<span style=\"font-family: Arial, sans-serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">Vista con il \u201csenno di poi\u201d l&#8217;espansione globale dell&#8217;Europa appare come un periodo particolare della storia gi\u00e0 concluso, in cui l&#8217;Europa prende il volo, un&#8217;accellerazione dello sviluppo interno, ma a cui le altre maggiori civilt\u00e0 si sono adeguate.<\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<span style=\"font-family: Arial, sans-serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">Decisivo \u00e8 vedere il contesto in cui nacque l&#8217;utopia mondialista\/universalista di Marx. Marx \u00e8 un rivoluzionario tedesco, formatosi all&#8217;interno dei movimenti rivoluzionari sorti in seguito alla rivoluzione francese in tutti i paesi europei. Com&#8217;\u00e8 noto la rivoluzione francese ebbe una forte componente nazionalistica (\u201camour sacr\u00e8 de la patrie\u201d), che fu compresente con l&#8217;universalismo dell&#8217;Illuminismo che fu uno dei fattori dell&#8217;egemonia ideologica della Francia nelle altri nazioni europee. Questi due elementi contraddittori non giunsero mai ad armonizzarsi, restarono separati, come ad esempio in Rousseau la \u201creligione dell&#8217;umanit\u00e0\u201d e la \u201creligione della patria\u201d non riusciranno mai a darsi la mano. In Marx, il nazionalismo scompare fino a diventare \u201canti-nazionalismo\u201d e viene sempre pi\u00f9 in primo piano l&#8217;universalismo. <\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<span style=\"font-family: Arial, sans-serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">Per comprendere questo passaggio \u00e8 necessario far riferimento al contesto storico. Tra Marx e la rivoluzione francese vi fu la sconfitta di Napoleone, dopo la quale la secolare disputa tra Inghilterra e Francia si trasform\u00f2 in un alleanza (con ruolo subordinato della Francia), e, successivamente, il colonialismo francese si svilupper\u00e0 in modo collaterale e subordinato a quello inglese, occupando gli spazi vuoti lasciati da questi (vedi in merito Boris Kagarliski, <i>From Empires to Imperialism: The State and the Rise of Bourgeois Civilisation<\/i>). La \u201cborghesia\u201d ovvero le classi dominanti francesi , aveva promosso quelle trasformazioni rivoluzionarie dell&#8217;esercito, dello stato e dell&#8217;organizzazione complessiva della societ\u00e0 dirette ad un accrescimento di potenza, in breve tutte quelle trasformazioni interne anche radicali, spinta dal conflitto con l&#8217;Inghilterra (una dinamica messa in luce da una delle correnti di ricerca storiche pi\u00f9 interessanti del dopoguerra, vedi il mio <i>Ripensare la rivoluzione francese<\/i>). Con la sconfitta storica di Napoleone le classi dominanti francesi (anzi, complessivamente l&#8217;intera societ\u00e0 francese) perdono la \u201cspinta rivoluzionaria\u201d e mirano allo status quo al fine di un&#8217;entente con l&#8217;Inghilterra. Questo comporta una frattura con le classi popolari che le classi dominanti si erano tirate dietro nel tentativo di vincere il conflitto con l&#8217;Inghilterra. Inizia cos\u00ec la frattura tra nazionalismo rivoluzionario e socialismo rivoluzionario messa in luce da James H. Billington. Negli stessi anni il movimento rivoluzionario democratico tedesco, sulla scia dei movimenti rivoluzionari innescati in tutta Europa dalla Rivoluzione francese, che era la spinta ad adeguarsi al modello dello stato francese, e che aveva prodotto, con Kant, Fichte, Hegel, una versione tedesca dell&#8217;Illuminismo, spinge per la modernizzazione della Germania, ma \u00e8 troppo debole per conseguire degli obiettivi senza l&#8217;appoggio dei movimenti rivoluzionari francesi, questo gi\u00e0 basta per far capire che il movimento tedesco non poteva essere solo \u201cnazionale\u201d. <\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<span style=\"font-family: Arial, sans-serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">Ecco come Marx riassumeva il contesto politico nel 1849 quando si era gi\u00e0 consumata la sconfitta del movimento rivoluzionario sia in Francia che in Germania:<\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"justify\"><span style=\"font-family: Arial, sans-serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">Il paese che trasforma intere nazioni in suoi proletari, che tiene stretto tra le sue braccia gigantesche tutto il mondo, che col suo denaro ha gi\u00e0 una volta fatto fronte alle spese della restaurazione europea, in seno al quale gli antagonismi di classe si sono spinti alla forma pi\u00f9 marcata e pi\u00f9 sfrontata, l&#8217;Inghilterra insomma, sembra lo scoglio contro cui s&#8217;infrangono le onde della rivoluzione, fa morir di fame la nuova societ\u00e0 gi\u00e0 nel grembo materno. L&#8217;Inghilterra domina il mercato mondiale. Un sovvertimento della situazione politico-economica in ogni paese del continente europeo, su tutto il continente euro\u00adpeo, senza l&#8217;Inghilterra, \u00e8 una tempesta in un bicchier d&#8217;acqua. La situazione dell&#8217;industria e del commercio all&#8217;interno di ogni nazione sono dominate dal commercio con le altre nazioni, sono condizionate dal loro rapporto col mercato mondiale Ma l&#8217;Inghilterra domina il mercato mondiale, e la borghesia domina l&#8217;Inghilterra<\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"justify\">\n<span style=\"font-family: Arial, sans-serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">E la vecchia Inghilterra verr\u00e0 abbattuta solo da una guerra mondiale, l&#8217;unico evento che pu\u00f2 offrire al movimento inglese organizzato dei lavoratori l&#8217;occasione per riuscire a ribellarsi vittoriosamente contro suoi giganteschi oppressori&#8230;Ogni guerra europea in cui si trova ad essere coinvolta l&#8217;Inghilterra, \u00e8 una guerra mondiale&#8230;La guerra europea \u00e8 la prima conseguenza della vittoriosa rivoluzione operaia in Francia. Come ai tempi di Napoleone, l&#8217;Inghilterra sar\u00e0 alla testa delle armate controrivoluzionarie, ma la stessa guerra la spinger\u00e0 alla guida del movimento rivoluzionario, e cos\u00ec pagher\u00e0 le sue colpe contro la rivoluzione del XVIII secolo. Insurrezione rivoluzionaria della classe lavoratrice francese, guerra mondiale: questa \u00e8 la dichiarazione dell&#8217;anno 1849. (K. Marx, <i>Il movimento rivoluzionario<\/i>, Neue Rheinische Zeitung, 31 dicembre 1848)<\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"left\">\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"left\"><span style=\"font-family: Arial, sans-serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">Questo passo \u00e8 assolutamente cruciale per comprendere la nascita del comunismo marxiano. Con la sconfitta di Napoleone che segna la vittoria definitiva dell&#8217;Inghilterra nel secolare conflitto con la Francia, diventa impossibile la vittoria di ogni movimento rivoluzionario in Europa che non sia in grado di affrontare la sfida della potenza globale inglese. Quale poteva essere la soluzione? In realt\u00e0, ad una sconfitta epocale come quella della Francia napoleonica non c&#8217;\u00e8 soluzione che possa invertire il significato della sconfitta storica. Oppure la soluzione pu\u00f2 essere utopica, come il comunismo marxiano che riteneva di aver individuato nel movimento operaio la soluzione al cul-de-sac in cui era finita l&#8217;Europa. Il movimento operaio avrebbe ridato slancio al movimento rivoluzionario e avrebbe risolto \u201cdall&#8217;interno\u201d, grazie al cartismo (che si riveler\u00e0 agli occhi di Marx gi\u00e0 dopo qualche anno ben poco rivoluzionario), il problema costituito dallo stra-potere dell&#8217;Inghilterra. Il movimento operaio avrebbe messo fine a quei conflitti nazionali che oramai avevano assunto una forma regressiva. Il comunismo, in analogia con il cristianesimo, \u00e8 stato un&#8217;ideologia universalistica di fine impero, soltanto che, a differenza dell&#8217;impero romano, di un impero che non c&#8217;\u00e8 mai stato che \u00e8 morto sul nascere, finito prima di cominciare.<\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: Arial, sans-serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">Per comprendere l&#8217;avversione ai conflitti nazionali di Marx, che nasceva da un contesto in di una gi\u00e0 avvertita decadenza della civilt\u00e0 europea che cominciava a mostare le prime vistose crepe, prima di andare in frantumi un secolo dopo, leggiamo questo famosi versi iniziali di una poesia di Goethe del 1827 dedicata \u201cAgli Stati Uniti\u201d:<\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #1a1818;\"><span style=\"font-family: Liberation Serif;\"><span style=\"font-size: medium;\"><em><span style=\"font-family: Arial, sans-serif;\">America<\/span><\/em><span style=\"font-family: Arial, sans-serif;\">, <\/span><em><span style=\"font-family: Arial, sans-serif;\">tu hai una sorte migliore di questo nostro vecchio continente. Tu non hai rovine di castelli n\u00e9 basalti, tu non sei turbata nell&#8217;intimo, quando \u00e8 il momento di vivere da inutili ricordi e futili contese<\/span><\/em><\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"left\"><em><span style=\"color: #1a1818;\"><span style=\"font-family: Arial, sans-serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">\u00c8 gi\u00e0 presente in Goethe la consapevolezza che la civilt\u00e0 europea dopo il fallimento del progetto imperiale napoleonico era entrata in crisi ed era in pericolo. (vedi in merito Dominic Eggel<\/span><\/span><\/span><\/em><em><span style=\"color: #1a1818;\"><span style=\"font-family: Arial, sans-serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">, A civilisation at peril: Goethe&#8217;s representation of Europe during the Sattelzeit). <\/span><\/span><\/span><\/em><em><span style=\"color: #1a1818;\"><span style=\"font-family: Arial, sans-serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">Le futili contese sono i conflitti tra gli stati europei che non riescono pi\u00f9 a stabilire un ordine, ma invece configurano un disordine crescente. Marx ritiene di aver scorto nel conflitto di classe, generato da motivazioni economiche, lo strumento con cui superare questi conflitti, una volta eliminate le motivazioni economiche. \u00c8 questa una parte del pensiero marxista che \u00e8 entrata nel senso comune: la guerra \u00e8 dovuta a motivi economici. In realt\u00e0, si potrebbe dire altrettanto unilateralmente che \u201cl&#8217;economia \u00e8 dovuta motivi guerreschi\u201d, oppure che l&#8217;economia sia la \u201ccontinuazione della guerra con altri mezzi\u201d e che l&#8217;acquisizione di ricchezza, potenza industriale e finanziaria, sia funzionale e allo stesso prodotto del conflitto tra gli stati. La penetrazione finanziaria e commerciale \u00e8 uno dei modi con cui sottomettono le nazioni, tuttavia la penetrazione economica non potr\u00e0 mai andare da sola. \u201cLa mano invisibile del mercato non funzioner\u00e0 mai senza un pugno visibile. McDonald&#8217;s non pu\u00f2 diffondersi senza McDonnel Douglas, il fabbricante di F- 15.\u201d (Thomas Friedman)<\/span><\/span><\/span><\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"left\">\n<span style=\"font-family: Arial, sans-serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">Una studiosa americana, nativa di Hong Kong, Victoria <\/span><\/span><em><span style=\"font-family: Arial, sans-serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">Tin<\/span><\/span><\/em><span style=\"font-family: Arial, sans-serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">&#8211;<\/span><\/span><em><span style=\"font-family: Arial, sans-serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">bor Hui<\/span><\/span><\/em><span style=\"font-family: Arial, sans-serif;\"><span style=\"font-size: medium;\"> ha scritto un interessantissimo libro, <\/span><\/span><span style=\"font-family: Arial, sans-serif;\"><span style=\"font-size: medium;\"><i>War and state formation in ancient China and early modern <\/i><\/span><\/span><em><span style=\"font-family: Arial, sans-serif;\"><span style=\"font-size: medium;\"><i>Europe<\/i><\/span><\/span><\/em><em><span style=\"font-family: Arial, sans-serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">,<\/span><\/span><\/em><span style=\"font-family: Arial, sans-serif;\"><span style=\"font-size: medium;\"> basato sulla comparazione tra la Cina antica e l&#8217;Europa moderna, in particolare per quanto riguarda il processo (IV-II secolo a.C,) che dagli \u201cstati combattenti\u201d porta alla nascita della prima dinastia dell&#8217;Impero cinese. La comparazione, per quanta possa sembrare ardita, si basa sul fatto che lo stato moderno che oggi noi consideriamo la normalit\u00e0, prima della storia moderna \u00e8 stato presente solo in Europa e in Cina, la storia ha visto la prevalenza di imperi e citt\u00e0-stato. Naturalmente, il paragone \u00e8 da prendere cum grano salis, non necessariamente il \u201csistema di stati europei (Charles Tilly) avrebbe dovuto sfociare in qualcosa di simile all&#8217;Impero cinese o all&#8217;Impero romano. Senza attribuire un telos interno alla storia europea, certo \u00e8 che la conflittualit\u00e0 interna richiedeva una qualche forma di soluzione, che conferisse una maggiore unit\u00e0 alla civilt\u00e0 europea, ad es. una qualche forma di federazione tra gli stati europei, pi\u00f9 adeguata al radicamento che avevano le identit\u00e0 nazionali. La mancata soluzione della conflittualit\u00e0 interna ha avuto come risultato due guerre mondiali e il crollo della civilt\u00e0 europea. <\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"left\">\n<span style=\"font-family: Arial, sans-serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">Su un punto non sono d&#8217;accordo con Victoria Tin-bor Hui, tra i motivi per cui Napoleone fall\u00ec nel suo obiettivo di creare un \u201cImpero europeo\u201d non vi fu la riluttanza ad utilizzare gli spietati stratagemmi suggeriti da Machiavelli, a somiglianza di Sun Tzu, a causa degli ostacoli morali posti dalla sentita appartenenza ad una comune umanit\u00e0 europea (Sun Tzu sottolinea l&#8217;autrice non \u00e8 il Machiavelli cinese, piuttosto Machiavelli \u00e8 il Sun Tzu europeo, data la precedenza temporale di quest&#8217;ultimo). Napoleone, ricorda l&#8217;autrice, affermava di portare sempre con s\u00e9 <\/span><\/span><span style=\"font-family: Arial, sans-serif;\"><span style=\"font-size: medium;\"><i>Il principe<\/i><\/span><\/span><span style=\"font-family: Arial, sans-serif;\"><span style=\"font-size: medium;\"> di Machiavelli, tuttavia avrebbe dovuto leggere ugualmente e con attenzione i <\/span><\/span><em><span style=\"font-family: Arial, sans-serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">Discorsi<\/span><\/span><\/em><span style=\"font-family: Arial, sans-serif;\"><span style=\"font-size: medium;\"><i> sopra la prima Deca di Tito Livio <\/i><\/span><\/span><span style=\"font-family: Arial, sans-serif;\"><span style=\"font-size: medium;\"> (in particolare il capitolo <\/span><\/span><span style=\"font-family: Arial, sans-serif;\"><span style=\"font-size: medium;\"><i>Le repubbliche hanno tenuto tre modi circa lo ampliare<\/i><\/span><\/span><span style=\"font-family: Arial, sans-serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">), dove \u00e8 descritta l&#8217;astuta politica di alleanze dei Romani in Italia, grazie al quale gli alleati italiani di Roma si trovano intrappolati quando Roma inizi\u00f2 ad espandere il suo \u201cImperio\u201d. Questo fu il principale \u201cstratagemma\u201d dei romani dettato dalla loro astuzia e sagacia politica, supportata ovviamente dalla potenza militare, piuttosto che la sola spietatezza. L&#8217;impero romano si svilupp\u00f2 in modo territoriale, nei territori conquistati venivano costruite citt\u00e0 e strade, le popolazioni soggiogate venivano incluse, seppur in forma subordinata nella civilt\u00e0 romana. Il cosiddetto Impero britannico si svilupp\u00f2 in modo opposti agli imperi classici, in modo non territoriale, nelle terre conquistate in tutto il mondo l&#8217;obiettivo non era quelle di includerle in un ordine, quanto piuttosto sfruttarne le risorse. L&#8217;imperialismo inglese fu diverso, anzi opposto agli imperi classici. Questa differenza \u00e8 colta, in una certa misura, anche da Marx, quando osserva che in India, <\/span><\/span><span style=\"font-family: Arial, sans-serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">\u201c<\/span><\/span><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-family: Arial, sans-serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">gli inglesi ereditarono dai loro predecessori [invasori] i dipartimenti delle finanze e della guerra, ma trascurarono completamente i lavori pubblici\u201d <\/span><\/span><\/span><i> <\/i><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-family: Arial, sans-serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">(<\/span><\/span><\/span><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-family: Arial, sans-serif;\"><span style=\"font-size: medium;\"><i>La dominazione britannica in India<\/i><\/span><\/span><\/span><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-family: Arial, sans-serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">)<\/span><\/span><\/span><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-family: Arial, sans-serif;\"><span style=\"font-size: medium;\"><i>,<\/i><\/span><\/span><\/span><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-family: Arial, sans-serif;\"><span style=\"font-size: medium;\"> quei lavori idraulici necessari per un&#8217;agricoltura che dipendeva dall&#8217;irrigazione<\/span><\/span><\/span><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-family: Arial, sans-serif;\"><span style=\"font-size: medium;\"><i>.<\/i><\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"left\">\n<span style=\"font-family: Arial, sans-serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">Napoleone fu un grande stratega militare, ma non uno stratega politico, incline a cercare, e in sintonia anche con \u201cl&#8217;accelerazione dei tempi\u201d, la soluzione rapida attraverso il colpo di mano militare, piuttosto che con un&#8217;abile e paziente politica di alleanze volta a creare uno stabile blocco politico europeo contro l&#8217;Inghilterra, alienandosi in questo modo la simpatia che inizialmente aveva suscitato in tutta Europa il suo tentativo di trasformare l&#8217;Europa stessa.<\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"left\">\n<span style=\"font-family: Arial, sans-serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">Ecco perch\u00e9 la sconfitta di Napoleone \u00e8 un <i>turning point<\/i> nella storia europea, colto, a suo modo, dallo stesso Marx. Nel nuovo contesto i movimenti nazionali cominciano a divergere, da quella che all&#8217;inizio voleva essere una comune liberazione dei popoli europei, allo stesso tempo, mentre in un rivoluzionario come Filippo Buonarroti \u201cquestione nazionale\u201d e \u201cquestione sociale\u201d restano strettamente intrecciate, in seguito il nazionalismo perde il riferimento universalistico verso l&#8217;esterno, diventando riferimento esclusivo alla propria nazione, e all&#8217;interno diventa sempre pi\u00f9 inegualitario perdendo il rapporto con la questione dell&#8217;eguaglianza sociale, diventando ci\u00f2 che intendiamo oggi in termini negativi: il nazionalismo. Fino a quella forma di aberrazione costituita dalla teoria razziale, una forma di degenerazione del nazionalismo, in cui il riferimento esclusivo alla propria nazione viene fissato in termini biologici. Tant&#8217;\u00e8 che si \u00e8 voluta fare una distinzione tra nazionalismo e patriottismo, nonostante che semanticamente i due termini indichino la stessa cosa, anzi patriottismo conserva un riferimento ai legami di sangue che invece il termine \u201cnazionalismo\u201d non ha.<\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"left\">\n<span style=\"font-family: Arial, sans-serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">L&#8217;anti-nazionalismo di Marx \u00e8 da situare e valutare in tale contesto. Marx ritiene di aver individuato nel conflitto di classe la chiave che permetteva di oltrepassare i conflitti nazionali, in quanto \u201c<span style=\"color: #000000;\">con la scomparsa dell\u2019antagonismo fra le classi, all\u2019interno della nazione, scompare l\u2019ostilit\u00e0 fra le nazioni stesse\u201d (<\/span><span style=\"color: #000000;\"><i>Il Manifesto<\/i><\/span><span style=\"color: #000000;\">). Qual \u00e8 la relazione tra conflitto di classe e conflitto inter-nazionale non \u00e8 chiarito. Anche nell&#8217;ipotesi di societ\u00e0 senza classi, cosa impedirebbe a due diversi raggruppamenti umani \u201csenza classi\u201d di essere antagonisti riguardo al possesso di determinati territori con un clima migliore, pi\u00f9 fertili, pi\u00f9 ricchi di risorse ecc.? Per quale motivo la fine dell&#8217;antagonismo di classe significherebbe la fine dell&#8217;antagonismo fra le nazioni? Si tratta di un atto di fede nel carattere risolutivo del \u201cconflitto di classe\u201d, con cui si realizza <\/span><span style=\"color: #1a1818;\">un&#8217;uscita utopica dai conflitti interni alle nazioni europee che avevano assunto gi\u00e0 al suo tempo un carattere regressivo.<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<span style=\"font-family: Arial, sans-serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">Dopo la sconfitta definitiva della Francia, con Napoleone, nel secolare conflitto con l&#8217;Inghilterra, il nazionalismo perse il suo carattere progressivo di generale movimento dei popoli europei per diventare movimento di un popolo contro un altro popolo, diventando cos\u00ec uno strumento del balancing of power della potenza inglese. L&#8217;inghilterra non temeva i singoli movimenti nazionali quanto una potenza egemone che realizzasse un blocco continentale di stati contro di lei. Londra diventa il collettore dei movimenti nazional-rivoluzionari europei, mentre invece in precedenza lo era Parigi. \u201c<span style=\"color: #000000;\">Il centro delle aspettative rivoluzionarie in Europa era Londra, dove lo stesso Kossuth rientr\u00f2 quanto prima. In questa citt\u00e0 Mazzini e altri rivoluzionari nazionali fondarono nel\u00a01850 un Comitato centrale democratico europeo. Le sue pubblicazioni erano in francese, ma aveva sotto-comitati di italiani, polacchi, tedeschi, austriaci, ungheresi, e olandesi.\u00a0Dopo il colpo di stato napoleonico del 1851, gli esuli rivoluzionari dalle aspettative messianiche affluirono in maggior copia ancora a Londra. (<\/span><span style=\"color: #000000;\">J. H. Billington<\/span><span style=\"color: #000000;\"><i>, Con il fuoco nella mente. Le origini della fede rivoluzionaria<\/i><\/span><span style=\"color: #000000;\">)<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<span style=\"font-family: Arial, sans-serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">Marx alla fine fu espulso sia dalla Germania che dalla Francia e trov\u00f2 riparo solo in quell&#8217;Inghilterra che aveva individuato quale principale nemico della rivoluzione. In questo contesto che non poteva non determinare una forte contraddizione anche sul piano esistenziale, va compresa la russofobia di Marx. Mentre la politica imperialistica dell&#8217;Inghilterra diventava \u201crivoluzionaria suo malgrado\u201d, tutta il peso della reazione si spostava dalla parte della Russia zarista. Tutta la campagna di Marx contro Palmerston \u00e8 tesa ad \u201cadeguare la realt\u00e0 al suo concetto\u201d, cio\u00e8 al concetto di come la realt\u00e0 avrebbe dovuto essere: l&#8217;Inghilterra non doveva essere pi\u00f9 una potenza reazionaria, qual era stata nel confronto con la Francia rivoluzionaria, ma doveva assumersi quel compito che i rivoluzionari tedeschi non erano riusciti a portare a termine, la \u201cguerra rivoluzionaria\u201d contro la Russia che Marx voleva introdurre nel programma dei rivoluzionari tedeschi, in cui svolse un ruolo di primo piano, prima dell&#8217;esilio in Inghilterra. <\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<span style=\"font-family: Arial, sans-serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">Il fatto che il marxismo sia diventato l&#8217;ideologia ufficiale delle due grandi potenze che hanno guidato la rivoluzione anti-imperialista del XX secolo ha fatto s\u00ec che non ci fosse interesse a fare chiarezza sulla visione eurocentrica che Marx aveva della Russia e della Cina. Inoltre, Lenin volle presentare il suo anti-imperialismo come in linea con il pensiero di Marx, ma non a caso riportava l&#8217;affermazione di Marx che sosteneva di aver \u201ccambiato radicalmente idea sulla questione irlandese\u201d (ritenuta affine alla questione coloniale), la liberazione dell&#8217;Irlanda non sarebbe venuta dalla liberazione della classe operaia inglese ma dall&#8217;Irlanda stessa. Un radicale cambiamento che non riguardava la sola Irlanda, cambia radicalmente in questi anni la visione complessivamente positiva che Marx aveva avuto della colonizzazione inglese dell&#8217;India, come visto in precedenza. Tuttavia se \u00e8 vero che negli ultimi anni modific\u00f2 il suo pensiero \u00e8 difficile trarre dalle sue opere una prospettiva antimperialista o anticolonialista. <\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<span style=\"font-family: Arial, sans-serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">La distinzione leniniana di una fase imperialista, diversa rispetto al colonialismo, dovuta alla fase della concentrazione monopolistica del capitale che porta alla scontro mondiale dei capitali che controllano gli stati, ritengo sia finalizzata ad una spiegazione principalmente economica del conflitto mondiale, funzionale alla concezione secondo cui eliminando le cause economiche si sarebbero eliminati anche i conflitti, che fu un&#8217;illusione tipica del comunismo storico, da cui non fu esente nemmeno Stalin che non mancava certo di realismo. Gi\u00e0 prima della \u201cfase imperialistica\u201d vi fu un conflitto di estensione mondiale, la \u201cguerra dei sette anni\u201d fra Francia e Inghilterra (1756-1763) ebbe portata globale, definita da Churchill la prima guerra mondiale vera e propria. Il \u201cmarxismo\u201d non aveva trovato la chiave per la risoluzione dei conflitti. Non \u00e8 il solo capitalismo che genera i conflitti armati, essi sono stati presenti in tutte le epoche e in tutte le latitudini. La possibilit\u00e0 del conflitto \u00e8 insito nell&#8217;esistenza stessa di individui e gruppi umani distinti. L&#8217;unica possibile soluzione \u00e8 politica, attraverso un accordo politico che evita la degenerazione del conflitto in conflitto armato.<\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<span style=\"font-family: Arial, sans-serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">Lenin con il suo anti-imperialismo aveva effettuato nell&#8217;ambito del marxismo un cambiamento di paradigma che reintroduceva la \u201cquestione nazionale\u201d volendo per\u00f2 sempre restare nel solco dell&#8217;\u201dortodossia marxista\u201d e lasciando quindi molti problemi irrisolti, in particolare riguardo al rapporto tra stato e questione nazionale. L&#8217;eredit\u00e0 anarchica del comunismo che mirava all&#8217;\u201cestinzione dello stato\u201d (che Lenin riprende, \u00e8 una mia interpretazione perch\u00e9 funzionale alla necessit\u00e0 di demolire lo stato zarista) fu uno dei motivi per cui in Unione Sovietica non si ebbe mai una vera e proprio teoria che guidasse la creazione di un proprio stato per cui non si usc\u00ec mai dallo \u201cstato di eccezione\u201d seguito alla rivoluzione sovietica (in merito Domenico Losurdo ha scritto delle pagine molto interessanti).<\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<span style=\"color: #1a1818;\"><span style=\"font-family: Arial, sans-serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">Quella di Lenin fu una soluzione solo a met\u00e0 della \u201cquestione nazionale\u201d essa si applicava solo ai movimenti di liberazione nazionale nei paesi sottoposti all&#8217;imperialismo, tuttavia delle questioni nazionali continuavano a porsi anche nei paesi imperialisti (o aspiranti tali) e non potevano essere liquidati come nulle perch\u00e9 toccavano la stessa vita quotidiana delle classi inferiori, come fu il caso della Germania dopo la prima guerra mondiale, con la questione delle sanzioni punitive imposte dalle potenze vincitrici che avevano effetti devastanti sulla vita delle classi popolari.<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<span style=\"font-family: Arial, sans-serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">Heinrich Laufenberg fu un importante leader del movimento operaio tedesco a cavallo della prima guerra mondiale. Prima nella Spd e successivamente nel Kpd, fu un oppositore della guerra, e leader della &#8220;rivoluzione di Amburgo&#8221; negli anni immediatamente successivi alla fine della guerra. Fu criticato duramente da Lenin in <i>Estremismo, malattia infantile del comunismo<\/i>, che attaccava le &#8220;madornali assurdit\u00e0 del &#8216;bolscevismo nazionale&#8217; (Laufenberg e altri), che nell&#8217;attuale situazione della rivoluzione proletaria internazionale si \u00e8 spinto fino al blocco con la borghesia tedesca per una guerra contro l&#8217;Intesa&#8221;. La critica di Lenin \u00e8 stata generalmente considerata nel movimento comunista come prova inconfutabile: la posizione di Laufenberg era sbagliata. Ma questo vuol dire considerare Lenin come un capo infallibile, mentalit\u00e0 propria dei movimenti religiosi, e vuol dire incapacit\u00e0 di imparare dai propri errori. Anche i pi\u00f9 grandi soccombono all&#8217;illusione storica: Lenin riteneva inizialmente la rivoluzione sovietica il preludio ad una &#8220;rivoluzione comunista mondiale&#8221; e il blocco proposto da Laufenberg andava in direzione opposto ad una rivoluzione simil-sovietica in Germania. Certo, questo vuol dire giudicare con il senno di poi, ma rinunciarvi vuol dire rinunciare ad impare dall&#8217;esperienza storica. Quando i comunisti si avvidero che cos\u00ec non era, cambiarono posizione. Radek segretario per un breve periodo, esecutore per conto del Comintern dell&#8217;espulsione dal Kpd di Laufenberg adott\u00f2 le stesse posizioni di Laufenberg, fu successivamente rimosso da segretario del Comintern. Radek arrestato a Berlino nel 1919, ricevette un trattamento di favore, gli fu assegnato in carcere un ampia camera e addirittura un segretario, e gli fu consentito di mantenere le relazioni con il governo sovietico. Il che testimonia che c&#8217;era la volont\u00e0 da parte delle classi dominanti tedesche a un&#8217;alleanza con l&#8217;Unione Sovietica contro il Trattato di Versailles.<br \/>\nA ragion veduta la posizione di Heinrich Laufenberg e Fritz Wolffheim duramente criticata da Lenin era quella giusta. Ancora una volta un tragico errore dei comunisti riguardante la questione nazionale. Alle classi popolari, per l&#8217;opposizione alle sanzioni, che per loro significava letteralmente la fame, non restava che rivolgersi ai nazisti. Da qui l'&#8221;enigma del consenso&#8221; al nazismo che and\u00f2 ben oltre la classe media se si pensa alla composizione sociale delle Sa (successivamente liquidate dalle Ss). Consenso che diviene meno enigmatico se si ha il coraggio di guardare in faccia ai propri errori.<\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<span style=\"font-family: Arial, sans-serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">Ugualmente in Italia, il giusto rifiuto della partecipazione alla prima guerra mondiale (il primo atto del crollo della civilt\u00e0 europea) si trasform\u00f2 in un pacifismo e in un anti-nazionalismo astratti, incapaci di differenziare le posizioni e di capire laddove si pone una schietta questione nazionale, rispetto al nazionalismo aggressivo, astrattezza che non poteva non essere vista come anti-nazionale e quindi contro anche gli interessi delle classi popolari che appartengono ad una determinata nazione. Cito qui da un articolo di Domenico Moro, tra i pochi marxisti ad avere conservato il raziocinio, che invita a esaminare agli errori storici con l&#8217;auspicio che ci\u00f2 possa essere di aiuto a non commettere sempre gli stessi errori. \u201cContrariamente a quanto si pu\u00f2 pensare, la massa gli ex combattenti era inizialmente tutt\u2019altro che favorevole al fascismo, anzi molti ex combattenti saranno il nerbo della resistenza armata contro le squadre fasciste, come i pluridecorati Emilio Lussu e Ferruccio Parri, il quale successivamente sar\u00e0 uno dei capi della Resistenza. Tuttavia, il partito socialista e poi il partito comunista fallirono nel compito di stabilire un rapporto con questo importantissimo settore della societ\u00e0 dell\u2019epoca, corteggiatissimo da Mussolini. Il partito comunista, guidato da Bordiga, rifiut\u00f2 persino di collaborare con gli arditi del popolo. Una scelta criticata da Gramsci al Congresso di Lione del 1926: &#8216;Questa tattica [quella di Bordiga relativa agli arditi del popolo] (\u2026) serv\u00ec d\u2019altra parte a squalificare un movimento di massa che partiva dal basso e che avrebbe potuto invece essere politicamente sfruttato da noi&#8217;. Anche per queste ragioni i partiti operai non riuscirono a impedire la saldatura in un unico blocco sociale di piccola borghesia e grande capitale.\u201d (<a href=\"http:\/\/www.marxismo-oggi.it\/saggi-e-contributi\/articoli\/297-gli-ex-combattenti-della-grande-guerra-e-l-sovranismo-piccolo-borghese-analogie-ed-errori-a-cent-anni-di-distanza\">Gli ex combattenti della Grande guerra e l\u2019&#8221;orrido&#8221; sovranismo piccolo-borghese<\/a>).<\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: Arial, sans-serif;\"><span style=\"font-size: medium;\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.lantidiplomatico.it\/public\/images\/47323802_292303671399617_7498203288890769408_n.jpg\" alt=\"\" \/><\/p>\n<p>Veniamo all&#8217;oggi, dopo il crollo definitivo della civilt\u00e0 europea con la seconda guerra mondiale, gli stati europei avevano trovato una forma di pseudo-unit\u00e0 sotto l&#8217;egemonia statunitense, ma con il crollo dell&#8217;Unione Sovietica, dopo l&#8217;intermezzo del ritorno del globalismo, e con il ritorno in scena della Russia, e la progressione verso un mondo multipolare, i problemi irrisolti dell&#8217;Europa stanno ritornando. Si \u00e8 gi\u00e0 svelato cos&#8217;\u00e8 l&#8217;Unione Europea, ovvero l&#8217;egemonia tedesca che si appropria delle economie delle altre nazioni europee; si \u00e8 iniziato con la Grecia, ora si mira all&#8217;Italia, che ha gi\u00e0 subito una pesante devastazione economica indotta dalle \u201cpolitiche economiche europee\u201d, poi sar\u00e0 la volta di altre nazioni, magari della stessa Francia che in questo momento tiene bordone alla Germania. Ci si trova di fronte ad un dilemma: da una parte sarebbe necessaria una politica di alleanze tra le nazioni europee necessaria per affrontare i conflitti che caratterizzeranno il mondo multipolare, dall&#8217;altra \u00e8 necessario difendere l&#8217;Italia da un attacco economico che potrebbe essere devastante e ridurla in panne per i decenni a venire, e sconfiggere questa Unione Europea che non \u00e8 tale, ma \u00e8 la Germania che devasta economicamente le altre nazioni. L&#8217;unica \u00e8 sconfiggere queste classi dominanti europee nella speranza che rinasca domani un progetto di integrazione europea degno di questo nome. Nell&#8217;evitare che l&#8217;Italia faccia \u201cla fine della Grecia\u201d che ha dovuto vendere persino gli aeroporti ai \u201cfratelli europei tedeschi\u201d, subendo una devastazione economica che potrebbe metterla in panne per chiss\u00e0 quanto a venire, si pone anche questa volta una schietta \u201cquestione nazionale\u201d.<\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: Arial, sans-serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">Questi settori globalisti delle classi dominanti sono pericolosi per un altro motivo. Oggi l&#8217;Europa non \u00e8 pi\u00f9 in grado di scatenare una guerra mondiale, tuttavia gli \u201ceuropeisti\u201d sono i principali alleati di quel globalismo che gli Usa hanno ereditato dall&#8217;eurocentrismo. Il progetto del dominio mondiale dell&#8217;Europa si \u00e8 spostato negli Stati Uniti. Fortunatamente negli Usa \u00e8 nata una corrente pi\u00f9 pragmatica, un orientamento strategico che ha trovato espressione in Trump, attorno al quale si sta consumando una dura lotta all&#8217;interno delle classi dominati statunitensi, che pur volendo conservare il predominio Usa intende farlo tenendo conto della realt\u00e0, del fatto che nel mondo esistono altre potenze nucleari, mentre i settori globalisti con la folle Clinton non escludevano un attacco diretto alla Russia. <\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: Arial, sans-serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">Per questi motivi \u00e8 necessario sconfiggere il globalismo. Purtroppo le forze eredi del partito comunista sono state subordinate e funzionali a questo globalismo, con rare eccezioni individuali provenienti dai settori pi\u00f9 \u201cleninisti\u201d che pur vogliono rimanere all&#8217;interno di un \u201cmarxismo\u201d che Marx stesso aveva sconfessato quando afferm\u00f2, \u201csorprendentemente\u201d, di \u201cnon essere marxista\u201d. Poich\u00e9 oggi si sente pi\u00f9 che mai la mancanza di forze che difendano gli interessi popolari, mentre le vecchie forze politiche e sindacali hanno avuto una fine ignominiosa, e dato il crollo del comunismo storico si impone un nuovo inizio che passa da un&#8217;attenta riflessione sulla storia passata.<\/span><\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Fonte: <a href=\"https:\/\/www.lantidiplomatico.it\/dettnews-marx_leuropa_e_il_globalismo\/11_26268\/?fbclid=IwAR0__dgrZq2dQ_GLEnoI_JDn7rv2Hjyk1ezHKG7dXYuMrhkIbFpIlgMlIR0\">https:\/\/www.lantidiplomatico.it\/dettnews-marx_leuropa_e_il_globalismo\/11_26268\/?fbclid=IwAR0__dgrZq2dQ_GLEnoI_JDn7rv2Hjyk1ezHKG7dXYuMrhkIbFpIlgMlIR0<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di L&#8217;ANTIDIPLOMATICO (Gennaro Scala) &nbsp; Il 17 ottobre 1845, Karl scrive al borgomastro di Treviri per chiedere il passaporto prussiano, necessario per emigrare oltre Atlantico. Se lo vede rifiutare, ancora una volta incorrendo in un mandato di cattura. Con una lettera del 10 novembre 1845 rinuncia quindi alla propria nazionalit\u00e0. D&#8217;ora in avanti sar\u00e0 apolide. Marx decide dunque di non lasciare Bruxelles. La sua vita rester\u00e0 ancorata all&#8217;Europa. (Jacques Attali, Marx ovvero lo spirito del&#46;&#46;&#46;<\/p>\n","protected":false},"author":86,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"jetpack_post_was_ever_published":false,"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","enabled":false},"version":2}},"categories":[32],"tags":[],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"","jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/p7ZaJ4-c5Y","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/46498"}],"collection":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/86"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=46498"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/46498\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":46503,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/46498\/revisions\/46503"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=46498"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=46498"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=46498"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}