{"id":46547,"date":"2018-12-05T11:00:01","date_gmt":"2018-12-05T10:00:01","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=46547"},"modified":"2018-12-04T16:30:12","modified_gmt":"2018-12-04T15:30:12","slug":"spy-finanza-medio-oriente-i-nuovi-assetti-di-potere-dopo-la-mossa-del-qatar-sullopec","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=46547","title":{"rendered":"SPY FINANZA\/ Medio Oriente, i nuovi assetti di potere dopo la mossa del Qatar sull\u2019Opec"},"content":{"rendered":"<p>di <strong>IL SUSSIDIARIO (Mauro Bottarelli)<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" class=\"attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image\" src=\"https:\/\/cdnx.ilsussidiario.net\/wp-content\/uploads\/2018\/07\/11\/qatar_emirati_arabi_sceicco_golfo_lapresse_2017.jpg\" alt=\"qatar_emirati_arabi_sceicco_golfo_lapresse_2017\" \/> (LaPresse)<\/p>\n<h3 class=\"description\">Il Qatar ha deciso che lascer\u00e0 l\u2019Opec. Si tratta di una decisione importante che cambia gli equilibri di potere nel cuore del Medio Oriente<\/h3>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p class=\"p1\" style=\"text-align: justify;\"><span class=\"s1\">Certo, <i>timing<\/i> migliore non poteva essere scelto. A quattro giorni dalla riunione dell\u2019Opec a Vienna e nel pieno di una fiammata del prezzo del petrolio grazie all\u2019accordo fra Russia e Arabia Saudita per la prosecuzione del contenimento della produzione di greggio, ecco che il Qatar \u2013 dopo 58 anni \u2013 comunica al mondo proprio <a href=\"https:\/\/www.ilsussidiario.net\/news\/economia-e-finanza\/2018\/12\/3\/petrolio-il-qatar-esce-dallopec-annuncio-a-sorpresa-balzo-del-gregge-a-54-dollari-al-barile\/1817762\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><span class=\"s2\">l\u2019abbandono del cartello petrolifero<\/span><\/a> dal 1 gennaio prossimo, al fine di concentrarsi maggiormente sul business del gas. In particolare, Lng, il gas naturale liquefatto. Guarda caso, il nuovo grande business statunitense sotto l\u2019amministrazione Trump, il quale da mesi e mesi sta agendo da vero e proprio piazzista con i partner mondiali, non ultimo Jean-Claude Juncker nella sua recente visita alla Casa Bianca, il quale per evitare sanzioni dirette per l\u2019ok tedesco alla pipeline russa Nord Stream 2 ha dovuto cedere alla \u201cproposta\u201d di fornitura (175 dollari al metro cubo contro i 125 di quello russo). <\/span><\/p>\n<p class=\"p1\" style=\"text-align: justify;\"><span class=\"s1\">La posta in gioco, a livello geostrategico, in effetti \u00e8 enorme. E va, paradossalmente, anche oltre il lato meramente economico, di per s\u00e9 gi\u00e0 in grado di muovere lobby ed eserciti. Gi\u00e0, perch\u00e9 ad esempio qualche milione fra morti e sfollati dell\u2019eterno conflitto proxy siriano devono la loro dipartita da questo mondo proprio al no di Bashar al-Assad a un progetto di pipeline del gas che, partendo dal Qatar e attraversando la Turchia, arrivasse al ricco mercato europeo, come mostra la cartina. Peccato che quella quota di compratori di energia fosse questione di sopravvivenza per le aziende russe e il presidente siriano decise quindi di opporsi: ecco spiegata la guerra, i profughi e la strenua difesa di Mosca del regime di Damasco, fino all\u2019intervento armato diretto e alla trasformazione della Siria in una sorta di protettorato. Ed ecco anche perch\u00e9 dello schierarsi iraniano al fianco della Siria, visto che il progetto vedeva favorevole alla costruzione l\u2019Arabia Saudita, nemico giurato di Teheran. <\/span><\/p>\n<p class=\"p1\" style=\"text-align: justify;\"><img decoding=\"async\" class=\"alignnone size-medium wp-image-1817942\" src=\"https:\/\/cdnx.ilsussidiario.net\/wp-content\/uploads\/2018\/12\/03\/Qatar-gas2-600x300.png\" alt=\"\" \/><\/p>\n<p class=\"p1\" style=\"text-align: justify;\"><span class=\"s1\">Ma si sa, le alleanze cambiano. Gli equilibri geopolitici anche. Ed ecco che nel giugno del 2017, di colpo, il Consiglio per la Cooperazione del Golfo si sveglia e decide dalla sera alla mattina che il Qatar \u00e8 uno Stato che finanzia il terrorismo. Quindi, va isolato. Ora, un paio di annotazioni: che il Qatar sostenga il fondamentalismo \u2013 e non da ieri \u2013 \u00e8 noto anche ai sassi, ma, peggio ancora, appare lunare che a lanciare un\u2019accusa simile, con annesso isolamento e minacce di interventi militari, sia stata l\u2019Arabia Saudita. La quale, per\u00f2, poche settimane prima aveva ricevuto con tutti gli onori in visita il buon Donald Trump, il quale in cambio dello scudo difensivo Usa agli interessi di Ryad aveva ottenuto tre cose: una sorta di tacito diritto di prelazione sulla privatizzazione \u2013 poi rimandata <i>sine die<\/i> \u2013 del gigante petrolifero statale, Aramco. Un sostanzioso acquisto di armi e, soprattutto, la paradossale leadership in seno a Consiglio del Golfo e proprio Opec di Ryad contro il Qatar, ovviamente con la scusa della lotta al terrorismo. Il tutto perch\u00e9 nel frattempo, come anticipato, gli Usa erano diventati uno dei pi\u00f9 grandi produttori ed esportatori di Lng al mondo e veder sbaragliata la concorrenza del Qatar poteva rivelarsi una manna dal cielo. <\/span><\/p>\n<p class=\"p1\" style=\"text-align: justify;\"><span class=\"s1\">Volete qualche numero al riguardo, tanto per mettere in prospettiva la questione. Guardate questo grafico , il quale mi pare plasticamente chiaro ed esaustivo. Non solo il business del gas naturale ha reso il Qatar il Paese pi\u00f9 ricco al mondo, potendo contare su un reddito pro capite annuale di 130mila dollari, ma, soprattutto, il primo esportatore di Lng a livello globale. Di fatto, solo Gazprom pu\u00f2 competere con la forza del Qatar nel settore. <\/span><\/p>\n<p class=\"p1\" style=\"text-align: justify;\"><img decoding=\"async\" class=\"alignnone size-medium wp-image-1817943\" src=\"https:\/\/cdnx.ilsussidiario.net\/wp-content\/uploads\/2018\/12\/03\/Qatar-gas3-500x300.png\" alt=\"\" \/><\/p>\n<p class=\"p1\" style=\"text-align: justify;\"><span class=\"s1\">E qui, cominciano gli incastri di nuove alleanze e interessi che rendono la mossa di ieri di Doha un vero e proprio <i>game changer<\/i> nella geofinanza mondiale. Perch\u00e9 nonostante la narrativa di guerra commerciale fra Usa e Cina che sta monopolizzando l\u2019attenzione mondiale, sapete chi \u00e8 diventato un nuovo fornitore privilegiato di gas naturale liquefatto di Pechino? Un\u2019azienda americana, la Cheniere Energy, la quale \u2013 in base a un contratto siglato da Trump durante la sua visita in Cina del novembre 2017 \u2013 fornir\u00e0 al gigante energetico China National Petroleum circa 1,2 milioni di tonnellate di Lng all\u2019anno fino al 2043. Sono talmente in guerra che, non solo fanno affari miliardari, ma l\u2019uno diventa dipendente energeticamente dall\u2019altro per decenni! Un po\u2019 anomalo fra nemici giurati, non vi pare? <\/span><\/p>\n<p class=\"p1\" style=\"text-align: justify;\"><span class=\"s1\">E attenzione, perch\u00e9 se per la Energy Information Administration statunitense, gli Usa diventeranno esportatore netto anche di petrolio gi\u00e0 dal 2022, la questione cinese rispetto al Lng rischia di tramutarsi nel vero business del futuro. Nel suo tentativo di diversificare le risorse energetiche per combattere la piaga dell\u2019inquinamento, quello cinese sta diventando rapidamente il pi\u00f9 grande mercato di importazione di Lng a livello globale, con qualcosa come 26,1 milioni di tonnellate di import nel 2016 e una domanda talmente di rapido aumento da vedere Pechino gi\u00e0 oggi in lizza per diventare il primo importatore al mondo entro il 2030. Insomma, alla faccia della guerra commerciale. Dall\u2019altro campo, ecco che, casualmente il 9 novembre scorso, la <i>Reuters<\/i> rilancia <a href=\"https:\/\/goo.gl\/2vQT15\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><span class=\"s2\">questa notizia<\/span><\/a>: il sospetto che la banca russa a controllo statale Vtb abbia finanziato in maniera significativa una parte dell\u2019acquisizione di una quota azionaria del gigante petrolifero russo Rosneft da parte della Qatar Investment Authority. Un affare grosso, molto grosso. Avvenuto lo scorso anno e che ha coinvolto il 19,5% di Rosneft, rilevato appunto dal fondo del Qatar e dalla svizzera Glencore. <\/span><\/p>\n<p class=\"p1\" style=\"text-align: justify;\"><span class=\"s1\">A far muovere le sue accuse a <i>Reuters<\/i> ci ha pensato, paradossalmente, la stessa Banca centrale russa, la quale ha tracciato le attivit\u00e0 della Vtb, vista la sua natura statale, e ha reso noto come quest\u2019ultima abbia garantito prestiti per 6,7 miliardi di dollari ad anonime entit\u00e0 estere. Ma non basta, perch\u00e9 il prestito sarebbe seguito a un altro prestito, questa volta da 5,20 miliardi di dollari e garantito dalla Banca centrale russa alla stessa Vtb. Il sospetto, appare chiaro: il Governo russo, attraverso la Banca centrale e un istituto di credito pubblico, avrebbe di fatto finanziato l\u2019acquisizione di una quota rilevante del suo gigante petrolifero da parte del fondo qatariota e della multinazionale svizzera delle materie prime. <\/span><\/p>\n<p class=\"p1\" style=\"text-align: justify;\"><span class=\"s1\">Tanto pi\u00f9 che, quando la notizia dell\u2019acquisizione conquist\u00f2 le prime pagine lo scorso dicembre, il mercato si attendeva che l\u2019operazione fosse, proprio per la natura statale dell\u2019entit\u00e0 coinvolta, limitata a investitori russi: la partecipazione fu valutata 11,57 miliardi di dollari, per i quali Glencore partecip\u00f2 con \u201csoli\u201d 324 milioni. Il resto fu pagato, senza ricorso a finanziamento bancario, dalla Qatar Investment Authority. Ma attenzione, perch\u00e9 in un periodo pre-elettorale per Vladimir Putin, con le spese per la difesa alle stelle a discapito di quelle per welfare e pensioni, ecco che le non particolarmente cariche casse statali russe riuscirono a rimpinguarsi con 10,55 miliardi di dollari dall\u2019operazione, inclusi 270 milioni di extra-dividendi. Rosneft, dal canto suo, ottenne una partecipazione indiretta in Glencore pari allo 0,54%. Manna in un periodo in cui l\u2019entrata fiscale principale, ovvero proprio le royalties energetiche, languiva a causa del prezzo del greggio pericolosamente vicino alla soglia di <i>breakeven<\/i> fra profittabilit\u00e0 e perdita sul medio termine, anche in base ai parametri russi di costi fra estrazione, raffinazione e vendita. <\/span><\/p>\n<p class=\"p1\" style=\"text-align: justify;\"><span class=\"s1\">Ultimo tassello, ma esplicativo dell\u2019ombra che grava sulla vicenda, il fatto che l\u2019autorit\u00e0 qatariota e Glencore non intendessero mantenere il controllo della quota di Rosneft acquisita, bens\u00ec cederla al conglomerato energetico cinese Cefc. Puro business? O una triangolazione Mosca-Pechino da tenere nascosta? O altro ancora? Qualcosa di strano accadde, visto che il piano venne bloccato dalle stesse autorit\u00e0 cinesi, le quali \u2013 avendo gi\u00e0 messo gli occhi sulle attivit\u00e0 della Cefc \u2013 lanciarono un\u2019inchiesta in piena regola che port\u00f2 immediatamente al siluramento dell\u2019amministratore delegato del gruppo. Al centro dell\u2019indagine, un giro di vite di Pechino su pratiche illecite di business da parte di aziende private cinesi. <\/span><\/p>\n<p class=\"p1\" style=\"text-align: justify;\"><span class=\"s1\">Insomma, la patria del sistema bancario ombra, massimo dell\u2019opacit\u00e0 finanziaria tollerata per anni, ha voluto mettere un freno all\u2019operazione: un indizio che, al netto del garantismo, appare decisamente pesante. Perch\u00e9 quella mossa di Vtb, quantomeno economicamente bizzarra? E perch\u00e9 il prestito della Banca centrale russa? Business, ovviamente. E, come anticipato, la necessit\u00e0 di puntellare un gigante di Stato che, con le valutazioni del greggio ai minimi sui mercati internazionali e la crescente concorrenza non solo Opec ma anche dello <i>s<\/i>hale oil statunitense, cominciava a inviare segnali di malessere. Tutto quadra. Da mesi Donald Trump fa pressing disperato sull\u2019Arabia Saudita perch\u00e9 pompi di pi\u00f9 e faccia scendere ancora il prezzo del petrolio, in modo che la sofferenza a livello di entrate fiscali finisca il lavoro iniziato dalle <a href=\"https:\/\/www.ilsussidiario.net\/news\/economia-e-finanza\/2018\/11\/29\/spy-finanza-gli-interessi-sul-gas-dietro-le-nuove-scaramucce-tra-ucraina-e-russia\/1815177\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><span class=\"s2\">sanzioni economiche contro Mosca<\/span><\/a>. <\/span><\/p>\n<p class=\"p1\" style=\"text-align: justify;\"><span class=\"s1\">La quale, dal canto suo, utilizza il Qatar come <i>proxy<\/i> non solo per consolidare il suo ruolo nell\u2019area, dopo la \u201cconquista\u201d della Siria, ma anche come elemento di disturbo del nuovo, fruttuoso business per l\u2019industria energetica statunitense, sempre pi\u00f9 competitiva e a aggressiva a livello globale. Oltretutto, finanziarizzata com\u2019\u00e8 e potendo quindi contare sull\u2019appoggio indiretto della banche e di Wall Street, in grado di produrre ai massimi ed essere profittevoli a livelli di quotazioni del greggio in grado invece di strangolare tutti i principali competitor. Opec in testa, la quale si trova ora a dover gestire una grana epocale proprio alla vigilia della sua riunione tanto attesa di venerd\u00ec. E dopo l\u2019intesa fra Arabia Saudita, membro dominante del cartello e Russia per continuare con gli accordi di contenimento della produzione e l\u2019annuncio della provincia canadese dell\u2019Alberta di un taglio temporaneo alla produzione di greggio di 325mila barili al giorno, pari all\u20198,7% della produzione, a partire da gennaio 2019. Di colpo, ieri mattina il barile \u00e8 schizzato immediatamente a 54 dollari, dopo essere sceso in area 50 dollari venerd\u00ec: l\u2019area di allarme rosso per produttori come la Russia, appunto.<\/span><\/p>\n<p class=\"p1\" style=\"text-align: justify;\"><span class=\"s1\">Insomma, Ryad ha \u201ctradito\u201d Washington con Mosca, forse come rappresaglia per quanto accaduto nell\u2019ambasciata saudita di Istanbul e per i suoi ricaschi sugli equilibri della Famiglia reale, ritenuti frutto legittimo degli interessi \u201ccoperti\u201d statunitensi di destabilizzare e indirizzare le scelte strategiche del Trono. Ma ora l\u2019annuncio del Qatar, alleato proprio della Russia in chiave anti-Usa per la tutela degli interessi petroliferi ma anche dell\u2019odiato e sotto sanzioni Iran, con il quale condivide met\u00e0 delle infrastrutture della strategica pipeline Dolphin, come mostra la cartina, spariglia completamente le carte in tavola e gli assetti di potere. <\/span><\/p>\n<p class=\"p1\" style=\"text-align: justify;\"><img decoding=\"async\" class=\"alignnone size-medium wp-image-1817944\" src=\"https:\/\/cdnx.ilsussidiario.net\/wp-content\/uploads\/2018\/12\/03\/Qatar-gas5-500x300.jpg\" alt=\"\" \/><\/p>\n<p class=\"p1\" style=\"text-align: justify;\"><span class=\"s1\">I due epiloghi pi\u00f9 probabili? Uno showdown di Palazzo in Arabia Saudita e l\u2019accelerazione della nascita di un\u2019Opec del gas a probabile guida qatariota. Stiamo entrando in un mondo nuovo, le cui fondamenta sono in piena lavorazione. Si sta scrivendo la storia. Ma attenzione: come ci insegna la vicenda siriana, gli interessi energetici e geopolitici non fanno prigionieri. Solo danni collaterali. <\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Fonte: <a href=\"https:\/\/www.ilsussidiario.net\/news\/economia-e-finanza\/2018\/12\/4\/spy-finanza-medio-oriente-i-nuovi-assetti-di-potere-dopo-la-mossa-del-qatar-sullopec\/1817940\/\">https:\/\/www.ilsussidiario.net\/news\/economia-e-finanza\/2018\/12\/4\/spy-finanza-medio-oriente-i-nuovi-assetti-di-potere-dopo-la-mossa-del-qatar-sullopec\/1817940\/<\/a><\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di IL SUSSIDIARIO (Mauro Bottarelli) &nbsp; (LaPresse) Il Qatar ha deciso che lascer\u00e0 l\u2019Opec. Si tratta di una decisione importante che cambia gli equilibri di potere nel cuore del Medio Oriente &nbsp; Certo, timing migliore non poteva essere scelto. 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