{"id":46566,"date":"2018-12-05T08:45:01","date_gmt":"2018-12-05T07:45:01","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=46566"},"modified":"2018-12-05T08:32:40","modified_gmt":"2018-12-05T07:32:40","slug":"per-strade-diverse","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=46566","title":{"rendered":"Per strade diverse"},"content":{"rendered":"<p>di <strong>MARX XXI<\/strong><\/p>\n<p><img decoding=\"async\" src=\"http:\/\/www.marx21.it\/images\/europa\/fed_bce.jpg\" alt=\"fed bce\" \/><\/p>\n<div id=\"ja-mainbody\">\n<div id=\"ja-main\">\n<div class=\"inner clearfix\">\n<div id=\"ja-contentwrap\" class=\"\">\n<div id=\"ja-content\" class=\"column\">\n<div id=\"ja-current-content\" class=\"column\">\n<div class=\"ja-content-main clearfix\">\n<div class=\"article-content\">\n<p style=\"text-align: justify;\"><em><strong>Pubblichiamo l&#8217;editoriale di Guido Salerno Aletta apparso sul numero di Milano-Finanza del 1\u00b0 dicembre 2018<\/strong><\/em><\/p>\n<p>Fed e Bce, Usa ed Eurozona, sono sempre pi\u00f9 distanti, quasi universi paralleli: le rispettive costituzioni monetarie, cos\u00ec come le loro politiche economiche, hanno sempre meno punti in comune.<\/p>\n<p>Jerome H. Powell, il Governatore della Fed, parlando lo scorso 28 novembre all\u2019Economic Club di New York, ha usato un paragone assai efficace per rappresentare gli obiettivi che devono essere perseguiti per Statuto: alla collettivit\u00e0 americana deve assicurare \u201cbistecche e patate\u201d, ovvero il massimo della occupazione e la stabilit\u00e0 de prezzi, sulla base del mandato democratico affidatole dal Congresso.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Con la disoccupazione calata dal 9,6% del 2010 al 3,7% dell\u2019ultima rilevazione, il livello pi\u00f9 basso da 49 anni a questa parte, e l\u2019inflazione vicina al target del 2%, questi obiettivi sono stati conseguiti. Gi\u00e0 da tre anni, ha aggiunto Powell, la Fed si \u00e8 orientata a riportare la politica monetaria verso condizioni di neutralit\u00e0, per non rallentare la crescita da una parte, n\u00e9 correre il rischio di una fiammata inflazionistica ovvero di una destabilizzazione finanziaria dall\u2019altra. La funzione delle istituzioni finanziarie, bancarie e non, \u00e8 quella di assicurare il fabbisogno di credito delle famiglie e delle imprese. Ci\u00f2 che accade sui mercati finanziari, e la loro stabilit\u00e0, \u00e8 oggetto da parte della Fed e delle altre istituzioni che partecipano al Financial Stability Oversight Council (Fsco), organismo presieduto dal Segretario al Tesoro, di una analisi strumentale: \u00e8 il presupposto necessario affinch\u00e9 svolgano regolarmente il loro compito di assicurare il credito all\u2019economia. Le crisi vanno prevenute con la regolamentazione, l\u2019esame dei fattori di rischio e le correzioni preventive.<\/p>\n<p>Powell ha poi citato, e non per un caso, l\u2019intervento che fu svolto presso il medesimo Club nel marzo 1929 da William Harding, allora Presidente della Federal Reserve di Chicago: metteva in guardia dall\u2019inflazione che stava caratterizzando i prezzi degli asset, ma fu accusato di esorbitare dal mandato affidatogli. Pochi mesi dopo, come aveva temuto, si verific\u00f2 il crollo di Wall Street. Per questo motivo, gi\u00e0 da allora, ma dopo la crisi del 2008 in modo sistematico, la stabilit\u00e0 finanziaria rappresenta l\u2019oggetto di analisi attenta.<\/p>\n<p>Nessuna considerazione, neppure indiretta, \u00e8 stata fatta da Powell sulla politica di bilancio federale, se non per concordare sul fatto che gli sgravi fiscali in atto stanno sostenendo il ciclo economico: si \u00e8 ben guardato invece dal muovere appunti sull\u2019andamento del debito federale, che \u00e8 passato dal 64,8% del pil del 2007 al 106,1% di quest\u2019anno, e che \u00e8 proiettato al 117% nel 2023. Questo livello e la prospettata dinamica non sono mai state, neppure indirettamente, considerate fra i fattori di rischio della stabilit\u00e0 finanziaria. Parimenti, n\u00e9 del deficit federale di quest\u2019anno pari al 4,7% del pil, in aumento rispetto al 3,8% del 2017, si \u00e8 fatta alcuna menzione, E nemmeno del fatto che salir\u00e0 ancora nel 2019, al 5% del pil.<\/p>\n<p>L\u2019analisi di Powell, che si conclude negando l\u2019esistenza di rischi di bolle sui mercati finanziari sulla base dei dati storici di price\/earning, \u00e8 stata interpretata come uno stop all\u2019aumento dei tassi di interesse: Wall Street ha ripreso subito lo slancio, mentre il cambio del dollaro \u00e8 calato. Si intuisce che la prosecuzione nella azione di riduzione della liquidit\u00e0, ottenuta mediante la vendita dei titoli del Tesoro in portafoglio, rappresenta per la Fed un fattore pi\u00f9 che sufficiente per togliere fiato alla crescita senza limiti dei corsi di Wall Street. Un dollaro basso scoraggia l\u2019import americano, concorrendo cos\u00ec al riequilibrio commerciale voluto dall\u2019Amministrazione Trump; la frenata nell\u2019aumento dei tassi riduce i rischi di default interno e dei Paesi emergenti.<\/p>\n<p>Di tutt\u2019altro tenore, purtroppo, \u00e8 il bilancio dell\u2019Eurozona, che da anni assiste allo strabismo tra politiche di bilancio restrittive sulla base del Fiscal Compact e politiche monetarie ultra-accomodanti da parte della Bce, considerando i tassi addirittura negativi non solo sulle detenzioni ulteriori rispetto alla riserva obbligatoria, ma su moltissime emissioni obbligazionarie. Il livello di disoccupazione in Europa, la cui riduzione non rappresenta un obiettivo prioritario della Bce, \u00e8 ancora in media all\u20198,1%. In Italia, quest\u2019anno sar\u00e0 ancora del 10,6% e nel 2019 del 10,1%: un livello peggiore rispetto a quello registrato negli Stati Uniti nel 2010, quando fu appunto del 9,6%. La Commissione europea sostiene che, per non avere pressioni inflazionistiche sul versante dei salari, e quindi per mantenere la stabilit\u00e0 monetaria, la disoccupazione italiana non deve scendere sotto il 9,1%. Non c\u2019\u00e8 dunque spazio per misure espansive.<\/p>\n<p>In Europa, dunque, n\u00e9 la Bce n\u00e9 l\u2019Unione hanno l\u2019obiettivo americano di sostenere l\u2019occupazione, le \u201cbistecche\u201d cui alludeva Powell. Hanno in testa solo le \u201cpatate\u201d, il controllo della inflazione, le amatissime kartoffel tedesche.<\/p>\n<p>La crisi, e le terapie adottate in Europa, identiche in tutti i Paesi, dal vincolo del Fiscal Compact all\u2019acquisto di titoli di Stato attraverso il Qe sulla base della chiave di partecipazione al capitale della Bce, hanno ampliato le distanze, assolute e relative. Il rigore ha fatto esplodere Il rapporto debito\/pil, che in Italia supera il 131% per via del crollo mai recuperato del pil reale rispetto al 2007 (-5% ancora quest\u2019anno) rispetto al +17% della Germania, ed un andamento del nominale irrisorio per via della deflazione indotta anch\u2019essa dalla manovre fiscali.<\/p>\n<p>Per quanto riguarda la Bce, il Qe si conclude come ampiamente previsto il prossimo dicembre: una decisione coerente unicamente con la situazione della Germania: disoccupazione al 3,4%, inflazione all\u20191,9%; rapporto debito\/pil al 59,8%.<\/p>\n<p>Le difficolt\u00e0 italiane sono notorie, endemiche, ed abbracciano contestualmente i temi della crescita, della disoccupazione e del debito. Di questo ultimo nodo si d\u00e0 conto nello scenario relativo ai rischi per la stabilit\u00e0 finanziaria internazionale individuati da Powell. A suo avviso, ci sono quattro fattori da tenere sotto controllo, di cui sicuramente tre sono di carattere politico: la normalizzazione monetaria americana ed in altri contesti; le negoziazioni non concluse sulle relazioni commerciali internazionali; le condizioni della Brexit; le discussioni tra Italia ed Unione Europea sul bilancio. Infine, ci sono le potenziali catastrofi collegati ad eventi cibernetici.<\/p>\n<p>Fed, Fmi e Bce concordano sulla delicatezza della controversia tra Italia ed Unione europea. La Bce, nel Finacial Stability Rewiew appena pubblicato, afferma che \u201call\u2019interno dell\u2019area dell\u2019euro le preoccupazioni del mercato in merito ai piani di bilancio dell\u2019Italia sono aumentati da maggio\u201d, anche se per il momento \u201cle perdite osservate sui mercati finanziari italiani negli ultimi sei mesi non si sono tuttavia significativamente estese ad altri paesi dell\u2019area dell\u2019euro\u201d.<\/p>\n<p>Pecca di miopia chi ritiene che per l\u2019Italia si tratti di una questione politica contingente, e non invece istituzionale e geopolitica: si tratta di assicurare il rispetto dell\u2019articolo 2, comma 3 del Trattato di Lisbona, secondo cui: \u201cL&#8217;Unione instaura un mercato interno. Si adopera per lo sviluppo sostenibile dell&#8217;Europa, basato su una crescita economica equilibrata e sulla stabilit\u00e0 dei prezzi, su un&#8217;economia sociale di mercato fortemente competitiva, che mira alla piena occupazione e al progresso sociale\u201d. Tutte chiacchiere.<\/p>\n<p>Powell, nel suo intervento a New York, ha confermato che la Fed ha una legittimazione esclusivamente democratica, e che la politica monetaria va esercitata sulla base del mandato stabilito dal Congresso, coordinandosi con la politica di bilancio decisa dall\u2019Amministrazione, per massimizzare l\u2019occupazione mantenendo stabile la moneta.<\/p>\n<p>Del tutto opposta \u00e8 la costruzione europea, soprattutto come \u00e8 venuta vieppi\u00f9 torcendosi nel corso degli ultimi anni: non solo i governi nazionali devono piegare la politica di bilancio alle impostazioni decise dalla Commissione , ma sono tenuti ad obbedire a regole astratte, secondo cui la piena occupazione \u00e8 una catastrofe in quanto minaccia la stabilit\u00e0 della moneta. La Bce \u00e8 un potere indipendente, anche dal Parlamento europeo e non solo dai governi: non ha n\u00e9 legittimazione n\u00e9 responsabilit\u00e0 democratica e sociale. La politica, la societ\u00e0, sono funzioni della stabilit\u00e0 monetaria.<\/p>\n<p>Siamo di fronte a conflitti politici imprevisti, dagli esiti imprevedibili: la Storia, come la natura, facit saltus.<\/p>\n<div class=\"attachmentsList\" style=\"text-align: justify;\"><\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<div id=\"ja-botsl\" class=\"wrap\"><\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<div id=\"ja-right\" class=\"column sidebar\">\n<div class=\"ja-colswrap clearfix ja-r1\">\n<div class=\"ja-col column\">\n<div id=\"Mod38\" class=\"ja-module ja-box-br module\">\n<div class=\"ja-box-bl\">\n<div class=\"ja-box-tr\">\n<div class=\"ja-box-tl clearfix\">\n<div class=\"jamod-content ja-box-ct clearfix\"><strong>Fonte:\u00a0<a href=\"http:\/\/www.marx21.it\/index.php\/internazionale\/europa\/29418-per-strade-diverse\">http:\/\/www.marx21.it\/index.php\/internazionale\/europa\/29418-per-strade-diverse<\/a><\/strong><\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di MARX XXI Pubblichiamo l&#8217;editoriale di Guido Salerno Aletta apparso sul numero di Milano-Finanza del 1\u00b0 dicembre 2018 Fed e Bce, Usa ed Eurozona, sono sempre pi\u00f9 distanti, quasi universi paralleli: le rispettive costituzioni monetarie, cos\u00ec come le loro politiche economiche, hanno sempre meno punti in comune. 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