{"id":46603,"date":"2018-12-06T11:30:02","date_gmt":"2018-12-06T10:30:02","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=46603"},"modified":"2018-12-06T10:00:10","modified_gmt":"2018-12-06T09:00:10","slug":"la-sinistra-dopo-la-sinistra","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=46603","title":{"rendered":"La Sinistra dopo La Sinistra"},"content":{"rendered":"<p>di <strong>SENSO COMUNE (Raffaele Cimmino)<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Scrive Alex Honneth: \u201cE\u2019 dalla fine della seconda guerra mondiale che non si registrava un\u2019indignazione popolare di tale entit\u00e0, alimentata dalle dinamiche sociali e politiche innestate dalla globalizzazione dell\u2019economia \u2026<\/strong>\u00a0stante il disagio crescente \u00e8 come se venisse a mancare la capacit\u00e0 di pensare a qualcosa in grado di spingersi oltre l\u2019esistente, di immaginare una realt\u00e0 sociale oltre il capitalismo. La divaricazione tra sdegno esperito e una qualsivoglia aspettativa futura e lo svincolamento della protesta da ogni visione di un possibile miglioramento \u00e8 un fenomeno effettivamente nuovo nella storia delle societ\u00e0 moderne a iniziare dalla Rivoluzione francese\u201d\u00a0<sup>(1)<\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>La presa d\u2019atto di questo stato di cose<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0\u00a0<\/span>\u00e8 il livello minimo dal quale fare ripartire ogni riflessione e ogni possibile rifondazione, se si passa il termine, della sinistra nello spazio nazionale e in quello europeo.<\/strong>\u00a0Ma non si avanza di un passo n\u00e9 sulla questione della crisi della sinistra n\u00e9 nel contrasto alla destra se non si affronta la questione cruciale che affonda tutta ancora nei ruggenti anni \u201990 \u2013 e in verit\u00e0 anche prima. Per dirne una, la globalizzazione, che per i suoi cantori di sinistra sembrava un processo progressivo e inarrestabile. Aver assunto questo polo discorsivo ha lasciato del tutto sguarniti davanti alla de-globalizzazione, o globalizzazione nazionalista, che ha la sua espressione pi\u00f9 visibile nella presidenza Trump e nella<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0\u00a0<\/span>guerra dei dazi in corso.<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Finita la fase ascendente della liberalizzazione globale, che doveva portare ovunque la democrazia e decretarla \u201cfine della storia\u201d<\/strong>, si assiste al ritorno alla luce del sole di conflitti per il controllo del mercati e dei flussi di merci, mentre la rivoluzione digitale apre la prospettiva della cancellazione di milioni di posti di lavoro, non sostituibili se non cambia il modello di sviluppo. Tutto dice che siamo non pi\u00f9 soltanto ai prodromi di una transizione egemonica da Occidente e Oriente: le rumorose farneticazioni di Trump e il silenzioso lavor\u00eco della leadership cinese sono manifestazioni eloquenti<sup>(2)<\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Questi temi non si possono fronteggiare se non si maneggia<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0\u00a0<\/span>la questione controversa ma inaggirabile dell\u2019autonomia del Politico dall\u2019Economico.<\/strong>\u00a0Sta facendosi spazio un dispositivo riassumibile pi\u00f9 o meno nell\u2019idea che contro lo strapotere del mercato serva pi\u00f9 stato per tutelare meglio gli interessi nazionali e per dare protezione alle vittime della globalizzazione. Questo dispositivo politico, comunemente noto come populismo o sovranismo, \u00e8 oggi all\u2019 attacco degli<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0\u00a0<\/span>assetti esistenti non per sovvertirli ma per riscriverli adattati alle esigenze del momento. Sono messi in crisi \u2013 ma da destra<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0\u00a0<\/span>questo \u00e8 il punto \u2013 i<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0\u00a0<\/span>meccanismi<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0\u00a0<\/span>presuntamente irenici della globalizzazione neoliberale. E\u2019 cos\u00ec rimasto incagliato nelle sua contraddizioni chi da sinistra ha veicolato l\u2019ideologia della globalizzazione.<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Certo, sembra ormai caduto il velo<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0\u00a0<\/span>la falsa neutralit\u00e0 dell\u2019Economico, veste sotto cui si \u00e8 nascosto le forza demolitrice e rivoluzionaria del capitalismo (Marx\u00a0<i>dixit<\/i>).<\/strong><span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0\u00a0<\/span>Il finanzcapitalismo, che<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0\u00a0<\/span>sembrava avere subito un colpo mortale nella crisi, \u00e8 pi\u00f9 forte di prima.<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0\u00a0<\/span>David Harvey ci ricorda con Marx che le crisi del capitalismo, o meglio, delle fasi di accumulazione del capitalismo, non significano la sua fine ma preparano la scena per il suo rinnovamento. Niente sembra pi\u00f9 vero quando si guardano agli scenari aperti dalla crisi iniziata dall\u2019esplosione della bolla dei\u00a0<i>subprime<\/i>\u00a0nel 2007.<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0\u00a0<\/span>Dentro la crisi stessa il capitale ha continuato a cercare una soluzione spaziale ai suoi problemi di sovraccumulazione e \u201cin questo quadro la difesa del luogo contro la potenza dell\u2019accumulazione capitalista diventa una significativa linea di lotta anticapitalista\u201d<sup>(3)<\/sup>. Una linea che, aggiungiamo noi, dovrebbe appartenere alla sinistra.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>La sfida \u00e8 interamente al livello del senso e della funzione che dovrebbe svolgere una sinistra efficace in questo torno di tempo, fino a chiamarne in causa la stessa necessit\u00e0 storica.<\/strong>\u00a0Non si pu\u00f2 immaginare oggi una sinistra se non profondamente rinnovata nelle sue fondamenta teoriche e nella sua strategia, il che rende impraticabili le vecchie rotte, inadatte al mondo nuovo. Non \u00e8 adatta al nuovo mondo n\u00e9 la sinistra che pensasse ancora possibile il patto socialdemocratico, che presupponeva l\u2019egemonia del keynesismo; non lo \u00e8 la sinistra che ha scelto la \u201cterza via\u201d facendosi sostenitrice acritica della democrazia dei mercati. La prima \u00e8 stata dissolta con il modello economico sottostante, che \u00e8 durato solo i \u201ctrenta gloriosi\u201d anni del dopoguerra. La seconda ha costituito un unico complesso con le \u00e9lite economiche e finanziarie, divisa dalla liberaldemocrazia solo da pochi infinitesimali gradi di separazione. Qualcuno parla ancora di socialismo liberale utilizzando la vecchia formula\u00a0<i>d\u2019antan<\/i>, un tentativo di occultare una sostanziale convergenza. Ma questo\u00a0<i>escamotage<\/i>\u00a0non riesce neanche pi\u00f9 a<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0\u00a0<\/span>spostare in avanti la resa dei conti, che alla fine, a cavallo della grande crisi, \u00e8 arrivata<sup>(4)<\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Non che non fosse diffusa la sensazione che il sistema fosse in bilico. Troppi elementi di socialismo per dire troppa democrazia nella Costituzioni europee ammoniva la societ\u00e0 finanziaria (e banca) Jp Morgan, pensando forse principalmente all\u2019Italia.<\/strong><span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0\u00a0<\/span>E infatti, per restare a noi, a corollario della scelta politica a favore dei mercati \u00e8 stata spesso posta la questione della democrazia decidente come unica democrazia funzionante. Un vecchio cavallo di battaglia della sinistra \u201criformista\u201d fin dai tardi anni \u201980,<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0\u00a0<\/span>motore di tutte le riforme, o controriforme, attuate o abortite in direzione della centralizzazione del potere decidente. Una<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0\u00a0<\/span>scorciatoia che tentava di riempire il bicchiere della politica che inesorabilmente veniva svuotato dalla riorganizzazione internazionale del capitale all\u2019ombra delle grandi istituzioni internazionali, la globalizzazione appunto che imponeva le sue leggi. Il risultato \u00e8 stato quello di ampliare la frattura tra governanti e governati.<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Una linea di pensiero sostiene che questa cesura rappresenta il portato insopprimibile delle istituzioni rappresentative,<\/strong>\u00a0laddove a ovviare a questo limite una funzione di rappresentanza ben miscelata con sovranit\u00e0 del popolo, uguaglianza e democrazia rappresentativa, o in varie dosi diretta,<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0\u00a0<\/span>pu\u00f2 sfuggire alla declinazione negativa che la pone in contrasto con i propri principi. In questo modo la si renderebbe capace di colmare almeno tendenzialmente il divario che invece il populismo esalta tra \u00e9lite e popolo-comunit\u00e0<sup>(5)<\/sup>. Che negli ultimi decenni si sia andati in direzione opposta, facendo di tutto per allargarla la faglia, sembra innegabile.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Proprio qui<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0\u00a0<\/span>si annidano le ragioni, chiare per chi le voglia vedere,<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0\u00a0<\/span>per le quali\u00a0<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0\u00a0<\/span>il popolo della sinistra ha praticato il suo esodo dal \u2018900 cos\u00ec di fatto dissolvendo un blocco sociale consolidatosi, tra riarticolazioni e ridimensionamenti, nel corso di decenni.<\/strong>\u00a0Uno scisma che meriterebbe un\u2019analisi pi\u00f9 approfondita, in grado di andare oltre la semplice registrazione del fatto compiuto.<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0\u00a0<\/span>Non si tratta<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0\u00a0<\/span>dell\u2019esito di divisioni e<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0\u00a0<\/span>dispute interne come si dice in forma di autoassoluzione. Questo semmai \u00e8 l\u2019effetto del cambio di campo delle leadership, non certo la causa. Leaders diventati\u00a0<i>free riders<\/i>\u00a0al servizio del capitale e dei suoi agenti,<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0\u00a0<\/span>sostenitori della necessit\u00e0 delle riforme liberiste abbandonando al proprio destino i tradizionali insediamenti sociali e cedendo agli stilemi della democrazia del pubblico. Il corto circuito tra la politica-spettacolo agita dai media,<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0\u00a0<\/span>democrazia del pubblico e rappresentanza<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0\u00a0<\/span>ha offuscato il fenomeno della divaricazione tra sinistra politica e le aspettative di una societ\u00e0 colpita dalla crisi nei suoi strati pi\u00f9 deboli dal ridisciplinamento in senso neoliberista.<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>La gran parte della sinistra<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0\u00a0<\/span>di ogni latitudine<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0\u00a0<\/span>\u00e8 stata tra<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0\u00a0<\/span>gli attori politici di questa svolta.<\/strong>\u00a0Si \u00e8 prestata con micidiale efficacia a fare da volenteroso carnefice,<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0\u00a0<\/span>adottando l\u2019astuzia retorica di presentare<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0\u00a0<\/span>come soluzione dei problemi di economie perlopi\u00f9 stagnanti e di pezzi di societ\u00e0 in affanno quello che \u2013 i sacrifici necessari \u2013\u00a0<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0\u00a0<\/span>in realt\u00e0 ne perpetuava le cause. Si sono progressivamente ristretti gli interessi che si intendevano rappresentare fino a identificarli, nei casi pi\u00f9 estremi, con quelli dei capitalisti pi\u00f9 spregiudicati e pericolosi della finanza rampante. Anzi, per dirla con Carlo Galli, \u00e8 stata la sinistra, o per meglio dire il personale politico della sinistra<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0\u00a0<\/span>riformista, a introdurre e veicolare il neoliberismo in Europa\u00a0<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Questa sinistra sta chiudendo la sua storia. E, se non \u00e8 gi\u00e0 successo, come in Francia, si appresta ad essere spazzata via da un<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0\u00a0<\/span>ruolo significativo perch\u00e9 espressione di un<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0\u00a0<\/span>vecchio ordine che non esiste gi\u00e0 pi\u00f9.<\/strong>\u00a0Si tratta di capire se e come possa essere sostituita da qualcos\u2019altro. Intanto, la sinistra \u00e8 sempre esistita, o meglio, \u00e8 sempre stata percepita tale, anche dai suoi avversari e perci\u00f2 combattuta aspramente, per avere l\u2019obiettivo di cambiare i rapporti di forza nella societ\u00e0. Sovvertirli o riequilibrarli, ma comunque cambiarli. In qualche misura la sinistra \u00e8 sempre stata anti-sistema, quel ruolo che ora si assegnano compiaciuti i \u201cnuovi barbari\u201d, che sono molto pi\u00f9 interni al sistema di quanto dica la loro propaganda.<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>La sinistra reale, quella che l\u2019elettorato sta duramente punendo, si \u00e8 adattata invece all\u2019esistente<\/strong>limitandosi a darsi il compito di immaginare qualche lenitivo sulla sfondo di una societ\u00e0 che ha abolito il conflitto sociale dalla sua geografia mentale e culturale. Solo che il rimosso \u00e8 tornato sotto forma di incubo. Quello che si voleva sradicare, il conflitto sociale, \u00e8 tornato trasfigurato come rivolta contro le\u00a0<i>\u00e9lite<\/i>di cui la sinistra politica viene considerata parte integrante. Viste le fratture prodotte da un modello economico e sociale che non fa prigionieri tra i perdenti, non pu\u00f2<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0\u00a0<\/span>essere una sorpresa. Che per questo richieda percorsi inediti dovrebbe essere altrettanto chiaro.<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Il tema della ricostruzione della sinistra, dunque, \u00e8 una questione complessa che ha per sfondo la pressoch\u00e9 irreversibile crisi di questa parte politica in tutta Europa,<\/strong>\u00a0con qualche ragguardevole eccezione \u2013 il Labour di Corbyn,<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0\u00a0<\/span>portoghesi, Syriza, se regger\u00e0 \u2013 che difficilmente invertir\u00e0 la tendenza generale: la mutazione \u00e8 troppo profonda. Occorre produrre uno salto di paradigma. Una impresa che, in concreto, dovr\u00e0 riguardare le forze collettive e i soggetti politici e sociali \u2013 che non chiameremo progressiste, perch\u00e9 alcuni termini della tradizione sono ormai logori \u2013 disponibili alla costruzione di un\u2019alternativa allo stato di cose presenti, alla\u00a0<i>governance<\/i>\u00a0liberista, all\u2019a-democratica \u201dEuropa reale\u201d, non quella di Ventotene che cos\u00ec come il socialismo utopico non \u00e8 mai esistita, perlomeno non separata dai rapporti di forza tra i paesi costituenti. Alternativa a<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0\u00a0<\/span>\u201cquesta\u201d Unione europea, altra cosa dall\u2019Europa\u00a0<i>tout court<\/i>, che non a torto \u00e8 percepita come causa del disagio e dell\u2019arretramento che hanno prodotto un vero shock sociale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Ricostruire i presupposti per la ri-democratizzazione della societ\u00e0, per riconoscere sotto il tratto dell\u2019uguaglianza tutti coloro che sono stati spogliati dai diritti e da questo sono accomunati.<\/strong>\u00a0I \u201c senza-parte\u201d di cui parla Jacques Ranciere, tra cui si possono riconoscere i lavoratori precari e ipersfruttati, i lavoratori esclusi o marginalmente impiegati, i migranti tenuti in una non-zona fatta di esclusione-espulsione-sfruttamento, i giovani qualificati e sottoimpiegati, le donne che si vuole ridisciplinare attraverso un vecchio-nuovo patriarcato, lo stesso ceto medio declassato e mortificato nelle sue aspettative e in cerca di protezione che si pu\u00f2 sottrarre alla regressione antidemocratica della destre. Una vera coalizione sociale non nominalisticamente evocata ma creata dalla pratiche di solidariet\u00e0 e di conflitto, fatta dall\u2019alleanza dei corpi, mobilitata contro le categorie e le strutture che producono forme di esclusione e disuguaglianza<sup>(6)<\/sup>. Una sinistra non solo dalla parte dei senza-parte ma dei senza-parte. Uno spazio politico e sociale unificato da punti nodali e dalla costruzione di identit\u00e0 relazionali: gramscianamente un blocco storico, una formazione egemonica<sup>(7)<\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Il nemico non \u00e8 il popolo, accezione politicamente scivolosa ma scomponibile e riarticolabile in una aggiornate lettura di classe,<\/strong>\u00a0ma il dispositivo politico agito dalle destra composto dalla triade nazionalismo-razzismo-sessismo. La rabbia sociale ridotta a fenomeno di sicurezza interna ha come effetti lo scivolamento di pezzi di societ\u00e0 nell\u2019acqua torbida da cui attinge la destra reazionaria. Non sar\u00e0 per\u00f2 la demonizzazione del suo elettorato che<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0\u00a0<\/span>riuscir\u00e0 a dissolvere il consenso della destra politica, populista o sovranista come va di moda dire, che cresce in Italia e in Europa, ma le parole e le relazioni della politica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Un obiettivo che richiede risposte controegemoniche e la costruzione di una frontiera politica su un terreno abbandonato per troppo tempo alla destra<\/strong>\u00a0o a organizzazioni che si pretendono n\u00e9 di destra n\u00e9 di sinistra. Contro la postdemocrazia \u00e8 legittimo assumere la logica dello scontro tra popolo ed \u00e9lite, se il popolo \u00e8 dato dall\u2019articolazione di una serie di domande democratiche (e di uguaglianza)<sup>(8)<\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Infine, passi il paradosso, all\u2019esito della deriva politico-culturale di un trentennio di una cosa dovremmo essere riconoscenti alla nuova destra che avanza:<\/strong>\u00a0in un modo o nell\u2019altro ci costringer\u00e0 a riprendere in mano i vecchi attrezzi della sinistra politica che, aggiornati e rivisti, vanno tirati fuori e usati se non altro per legittima difesa. Cominciando dalla categoria del Politico, nella forma di una pratica vivente che si emancipa dalla subalternit\u00e0 alle forze del mercato. Sar\u00e0 meglio per\u00f2 se a invocarli e usarli non siano quelli che li hanno seppelliti come anticaglia inutile.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">(1) Alex Honneth \u2013 L\u2019idea di socialismo \u2013 Milano, 2016<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">(2) Giovanni Arrighi \u2013 Adam Smith a Pechino- Milano, 2008<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">(3) David Harvey \u2013 Marx e la follia del Capitale \u2013 Milano, 2018<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">(4) Wolfgang Streek \u2013 Tempo guadagnato \u2013 Milano 2013<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">(5) Roberto Esposito \u2013 Politica e negazione \u2013 Torino, 2018<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">(6) Judith Butler \u2013 L\u2019alleanza dei corpi \u2013 Milano 2017<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">(7) Laclau, Mouffe \u2013 Egemonia e strategia socialista \u2013 Genova, 2011<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">(8) Chantal Mouffe \u2013 Per un populismo di sinistra \u2013 Bari, 2018<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Fonte:\u00a0<a href=\"https:\/\/www.senso-comune.it\/rivista\/in-teoria\/la-sinistra-dopo-la-sinistra\/\">https:\/\/www.senso-comune.it\/rivista\/in-teoria\/la-sinistra-dopo-la-sinistra\/<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di SENSO COMUNE (Raffaele Cimmino) &nbsp; &nbsp; Scrive Alex Honneth: \u201cE\u2019 dalla fine della seconda guerra mondiale che non si registrava un\u2019indignazione popolare di tale entit\u00e0, alimentata dalle dinamiche sociali e politiche innestate dalla globalizzazione dell\u2019economia \u2026\u00a0stante il disagio crescente \u00e8 come se venisse a mancare la capacit\u00e0 di pensare a qualcosa in grado di spingersi oltre l\u2019esistente, di immaginare una realt\u00e0 sociale oltre il capitalismo. 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