{"id":46729,"date":"2018-12-08T10:30:38","date_gmt":"2018-12-08T09:30:38","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=46729"},"modified":"2020-06-17T08:03:27","modified_gmt":"2020-06-17T06:03:27","slug":"la-cina-fa-paura-il-dirigismo-funziona","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=46729","title":{"rendered":"LA CINA FA PAURA (il dirigismo funziona)"},"content":{"rendered":"\n<p style=\"text-align:left\">di <strong>BLONDET &amp; FRIENDS (Roberto Pecchioli)<\/strong><br><\/p>\n\n\n\n<p style=\"text-align:left\">La Cina \u00e8 diventata la fabbrica del mondo, ma la sua presenza \naggressiva in tutto il pianeta risveglia l\u2019allarme. Pechino ha \naccelerato la sua politica di influenza globale: in Africa acquista \npezzi di economia, controlla regimi e porzioni di territorio in cui \nfonda citt\u00e0, costruisce infrastrutture, sfrutta risorse energetiche, \nprepara un futuro prossimo di potenza planetaria egemone. Il Ventunesimo\n sar\u00e0 sempre pi\u00f9 il secolo del Dragone. Alibaba e Huawei, due giganti \ntecnologici, sono ormai in grado di competere con i colossi di Silicon \nValley. La sua ricerca scientifica, all\u2019insaputa dei ricercatori del \nresto del mondo, \u00e8 pervenuta all\u2019inquietante modifica del patrimonio \ngenetico di due gemelline.<\/p>\n\n\n\n<p style=\"text-align:left\">La Cina, dopo la storica apertura \nall\u2019esterno di Deng Xiaoping, si \u00e8 presto trasformata in opificio \nuniversale, ma da circa dieci anni ha accelerato verso l\u2019obiettivo \u2013 una\n novit\u00e0 nella sua lunghissima vicenda storica \u2013 di conseguire una \npresenza determinante a livello globale concentrando gli investimenti \nnei settori strategici e non solo vendendo prodotti a buon mercato. In \nci\u00f2 \u00e8 sostenuta da una forte centralizzazione politica, dal dirigismo \neconomico, dal controllo sull\u2019emissione monetaria e gli investimenti. La\n sua strategia silenziosa, a fuoco lento con una recente netta \naccelerazione ha investito non solo gli Stati Uniti e l\u2019Africa, \ntrasformata in avamposto strategico, serbatoio energetico, colonia a \nmedio termine per milioni di cinesi, ma anche il Giappone, Singapore e \nnaturalmente l\u2019Unione Europea.<\/p>\n\n\n\n<p style=\"text-align:left\">La Cina da tempo non \u00e8 impegnata \nsolo a garantirsi materie prime ed energia a basso costo per il suo \napparato industriale, ma fa molto di pi\u00f9, come dimostra il gigantesco \nmegaprogetto della nuova Via della Seta, volto a costruire una rete di \ninfrastrutture portuali e ferroviarie verso occidente sino all\u2019Atlantico\n che coinvolger\u00e0 anche l\u2019Italia (Trieste e Genova soprattutto). La Cina \nha impresso un netto cambio di rotta alla sua politica estera, dapprima \nconcentrata sullo sviluppo economico interno, incominciando a sfidare \nl\u2019attuale ordine mondiale.<\/p>\n\n\n\n<p style=\"text-align:left\">La svolta \u00e8 pi\u00f9 evidente dal 2012, da \nquando \u00e8 al potere l\u2019attuale presidente Xi Jinping. L\u2019 americano Hoover \nInstitute, legato al partito repubblicano, ha pubblicato un ponderoso \nstudio sulla presenza cinese negli Stati Uniti. L\u2019elenco degli interessi\n cinesi in America \u00e8 lunghissimo, il loro impatto economico assai \nimportante. Comincia a diventare rilevante anche l\u2019aspetto culturale, \ncon 350 mila studenti che seguono corsi di laurea negli Stati Uniti, \nmentre la madrepatria forma nei suoi atenei giovani africani e asiatici,\n le future classi dirigenti. Il deficit commerciale americano nei \nriguardi della Cina \u00e8 enorme, circa 350 miliardi di dollari annui. Una \nparte notevole del pesante debito pubblico americano \u00e8 in mani cinesi, \ntanto che il vice presidente Mike Pence ha invitato il sistema \nfinanziario americano a rifiutare ulteriori acquisti. Inoltre, molti \ncinesi emigrano negli Usa acquisendo notevole influenza economica e \npolitica. La strategia della penetrazione del Dragone, lo sappiamo, non \nrisparmia l\u2019Italia, con una rete fittissima di imprese non solo \ncommerciali e artigiane che realizzano una sorta di economia chiusa, \ncircolare con la patria e le aziende dei connazionali residenti.<\/p>\n\n\n\n<p style=\"text-align:left\">Lo\n studio non ha rilevato interventi diretti sulla vita politica e le \nscelte elettorali americane, ma \u00e8 preoccupato per la crescente influenza\n cinese nelle universit\u00e0, nei \u201cpensatoi\u201d (<em>think tanks<\/em>), \nl\u2019intenso lavoro di lobby in ogni canale utile per orientare o \ncontrastare decisioni finanziare, economiche, politiche, geostrategiche.\n Le universit\u00e0 cominciano a ricevere pressioni per annullare o \nsterilizzare gli eventi potenzialmente critici verso il regime cinese, \ncon vere e proprie rappresaglie da parte dell\u2019ambasciata e dei consolati\n presenti nel paese.<\/p>\n\n\n\n<p style=\"text-align:left\">La penetrazione cinese \u00e8 particolarmente \nsignificativa nel settore tecnologico, la chiave per rafforzare il \npotere economico e la forza militare. Utilizza largamente lo spionaggio \nindustriale e il trasferimento di tecnologie (<em>know how<\/em>) \nattraverso l\u2019acquisto di imprese. Gli americani, paladini del libero \nscambio, non mettono in discussione ufficialmente l\u2019entrata di capitali \ncinesi nelle loro industrie, ma lamentano l\u2018impossibilit\u00e0 di distinguere\n quale parte del capitale \u00e8 pubblica e quale privata, tenuto conto del \nruolo strategico dello Stato, della finanza pubblica e del Partito \nComunista.<\/p>\n\n\n\n<p style=\"text-align:left\">In effetti l\u2019ircocervo cinese \u00e8 un enigma difficile da \ninterpretare: comandano i mandarini scelti dal Partito Comunista, i cui \nvertici hanno in mano lo Stato, il sistema bancario e dirigono \nl\u2019economia secondo piani decisi dall\u2019alto. &nbsp;Contemporaneamente, hanno \npromosso un forte sviluppo del sistema privato. Monta la preoccupazione \nper la natura opaca delle compagnie cinesi, socie e spesso proprietarie \ndi industrie e grandi infrastrutture anche in Europa. L\u2019 Olaf, l\u2019agenzia\n antifrode comunitaria, ha confermato l\u2019ampiezza della ben nota pratica \ndella sottofatturazione all\u2019importazione, con il triplo obiettivo di \nevadere le imposte, praticare concorrenza sleale e regolare parte delle \ntransazioni in patria. I canali privilegiati di ingresso sono il porto \ngreco del Pireo \u2013 controllato da societ\u00e0 cinesi- quello di Costanza, ma \nanche Rotterdam e gli approdi del Regno Unito, in cui le indagini hanno \nprovocato sanzioni per due miliardi di euro.<\/p>\n\n\n\n<p style=\"text-align:left\">Il dibattito si \u00e8 \nesteso in Germania e Francia, dove l\u2019allarme delle autorit\u00e0 \u00e8 crescente,\n per quanto espressa prevalentemente in incontri riservati e sedi \nconfidenziali, e riguarda la penetrazione cinese in settori strategici. \nSi sta ripristinando l\u2019antico sistema delle autorizzazioni ministeriali \npreventive per l\u2019importazione e l\u2019esportazione di determinati prodotti, \nun meccanismo considerato un residuo protezionista del passato, ma che \u00e8\n concordato a Bruxelles e verr\u00e0 presumibilmente esteso in ambiti come la\n propriet\u00e0 intellettuale e i mezzi di comunicazione.<\/p>\n\n\n\n<p style=\"text-align:left\">La \npreoccupazione ha scosso la mercantilista Germania nell\u2019anno 2017 dopo \nl\u2019acquisto da parte cinese di Kuka, uno dei massimi produttori mondiali \ndi robot. Un affare da circa 4,5 miliardi di euro in un comparto \ndecisivo per la ricerca e la sicurezza, destinato a improntare le \npolitiche industriali e del lavoro dei prossimi decenni. Ci\u00f2 che \npreoccupa \u00e8 la mancanza di reciprocit\u00e0, principio base delle relazioni \ncommerciali. Le barriere in entrata nell\u2019economia cinese, le cui imprese\n sono finanziate con denaro pubblico e se ne infischiano delle \u201csacre\u201d \nregole del mercato, sono tali da impedire l\u2019accesso per le imprese \neuropee e americane sgradite, i cui investimenti spesso falliscono per \ngli ostacoli di varia natura frapposti dalle autorit\u00e0 del Dragone. Il \nparadosso \u00e8 che, con la presidenza Trump e il suo approccio \nprotezionista, la Cina si \u00e8 adesso erta a sostenitrice del libero \ncommercio privo di dazi e divieti che viola sistematicamente in casa \npropria.<\/p>\n\n\n\n<p style=\"text-align:left\">Le reazioni sono timide e balbettanti; il gigante \nasiatico \u00e8 troppo forte, troppo importante per l\u2019economia globale e non \nsi pu\u00f2 prenderlo di petto. E\u2019 un socio scomodo ma dal quale non si pu\u00f2 \nprescindere, lo dimostra il silenzio sui diritti umani violati, mancanza\n di libert\u00e0 di pensiero e di religione, come sa bene la Chiesa \ncattolica. Il profumo degli affari fa chiudere gli occhi e tappare le \norecchie, specialmente nei paesi il cui debito sovrano \u00e8 finanziato \ndall\u2019imponente avanzo commerciale cinese.<\/p>\n\n\n\n<p style=\"text-align:left\">La nuova aggressiva \nposizione cinese \u00e8 al centro della globalizzazione, ne mette in luce le \ncontraddizioni e sta diventando un brodo di coltura delle reazioni \ndell\u2019opinione pubblica internazionale. Ciononostante, e non sarebbe \npotuto capitare diversamente, il dossier cinese \u00e8 stato del tutto \nignorato a Buenos Aires nelle conclusioni del G20, un organismo \ninternazionale allargato messo in piedi, nel suo disegno attuale, per \nspegnere i fuochi della grande recessione iniziata dieci anni fa, \ndiventato una retorica vetrina di <em>leaders <\/em>politici senza alcuna funzione reale, l\u2019apparenza di un inesistente multilateralismo.<\/p>\n\n\n\n<p style=\"text-align:left\">L\u2019aggressivit\u00e0\n economica cinese \u00e8 uno dei grandi temi della globalizzazione e d\u00e0 nuovo\n alimento alle reazioni \u201cpopuliste\u201d gi\u00e0 innescate contro l\u2019austerit\u00e0 \nimposta dal neoliberismo occidentale. Su questo gli americani ovviamente\n tacciono, preferendo esortare il concorrente asiatico a \u201crecuperare la \nsua neutralit\u00e0 nel quadro geostrategico mondiale\u201d. Pia illusione di chi \nha sbagliato clamorosamente le previsioni strategiche aprendo le porte \ndel commercio mondiale alla Cina e vuole continuare a controllare e \ndominare lo scenario mondiale. La radice delle rivendicazioni \nsovraniste, nonch\u00e9 la crescente richiesta di protezionismo economico, si\n trova precisamente nella necessit\u00e0 di recuperare lo spazio strappato a \ncolpi di disarmo daziario in nome del libero scambio, con la richiesta \ndi meno immigrazione, pi\u00f9 controlli alla frontiera e maggiori barriere \nfinanziarie e tecnologiche.<\/p>\n\n\n\n<p style=\"text-align:left\">Non va sottovalutato il ruolo \ndell\u2019aggressivo nazionalismo economico cinese, che ha lanciato con \nclamore il MIC 25 (made in China 2025) per promuovere i suoi prodotti di\n punta e proteggere le sue imprese dalla concorrenza sul mercato interno\n dopo avere approfittato largamente delle liberalizzazioni tariffarie \ndisposte dal WTO per estendere la sua presenza nei mercati \ninternazionali. Una politica che non \u00e8 estranea all\u2019inverno della \nrecessione internazionale in arrivo, poich\u00e9 il commercio non \u00e8 \nequilibrato se le regole del gioco, fiscali, ambientali, lavorative, \nsono ingiuste e unilaterali come la manipolazione del valore dello yuan,\n la valuta cinese. Alcuni economisti suggeriscono l\u2019attivazione di un \nprotezionismo intelligente, fatto di barriere giuridiche extra doganali,\n capace altres\u00ec di disincentivare l\u2019utilizzo degli avanzi di bilancio \nper fini di influenza politica, un problema che riguarda la Cina, e in \nEuropa coinvolge la Germania.<\/p>\n\n\n\n<p style=\"text-align:left\">La lotta tra la grande potenza finanziaria, economica e tecnologica americana e il suo avversario orientale ha un campo di battaglia grande quanto il pianeta. La globalizzazione libero scambista \u00e8 squilibrata, non funziona, impoverisce una parte crescente del mondo. Rende l\u2019Europa una periferia senza prospettive, non garantisce libert\u00e0, benessere, sviluppo. Non sono in gioco solo i dazi, la finanza e la tecnologia, ma un assetto del mondo che divide l\u2019umanit\u00e0 in prede e predatori.<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p><strong>Fonte:<\/strong><a href=\"https:\/\/www.maurizioblondet.it\/la-cina-fa-paura-il-dirigismo-funziona\/\">https:\/\/www.maurizioblondet.it\/la-cina-fa-paura-il-dirigismo-funziona\/<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di BLONDET &amp; FRIENDS (Roberto Pecchioli) La Cina \u00e8 diventata la fabbrica del mondo, ma la sua presenza aggressiva in tutto il pianeta risveglia l\u2019allarme. Pechino ha accelerato la sua politica di influenza globale: in Africa acquista pezzi di economia, controlla regimi e porzioni di territorio in cui fonda citt\u00e0, costruisce infrastrutture, sfrutta risorse energetiche, prepara un futuro prossimo di potenza planetaria egemone. 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