{"id":46807,"date":"2018-12-10T09:00:28","date_gmt":"2018-12-10T08:00:28","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=46807"},"modified":"2018-12-09T21:22:23","modified_gmt":"2018-12-09T20:22:23","slug":"thomas-fazi-william-mitchell-sovranita-o-barbarie","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=46807","title":{"rendered":"Thomas Fazi, William Mitchell, \u201cSovranit\u00e0 o barbarie\u201d"},"content":{"rendered":"<p>di <strong>TEMPO FERTILE (Alessandro Visalli)<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un <a href=\"https:\/\/amzn.to\/2zRcWRx\">libro<\/a> importante e coraggioso, che affronta alcuni dei nodi fondamentali oggi davanti ai nostri occhi e che bloccano la nostra azione, costruito con un profondo sguardo storico e capace di ripercorrere in poche e dense pagine gli snodi che hanno costituito il presente. <em>Il presente come storia<\/em>, dunque.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A me pare che una delle chiavi interpretative del testo sia da rintracciare nella dialettica delle durate, proposta da Braudel nel 1949<a href=\"#_ftn1\" name=\"_ftnref1\">[1]<\/a>, tra increspature superficiali, movimenti lenti dati dalle trasformazioni dei rapporti di produzione e mutamenti del sentire collettivo ed evoluzioni tecnologiche<a href=\"#_ftn2\" name=\"_ftnref2\">[2]<\/a>, e, al fondo, trasformazioni del sistema naturale, lentissime ma potenti. Quel che compiono gli autori, per gran parte del testo, \u00e8 quel che Cervantes<a href=\"#_ftn3\" name=\"_ftnref3\">[3]<\/a> chiama scrivere di storia, \u201c<em>madre della verit\u00e0<\/em>\u201d. Storia, cio\u00e8, come <em>verit\u00e0 narrata<\/em>; non ci\u00f2 che avvenne, ma ci\u00f2 che giudichiamo essere avvenuto<a href=\"#_ftn4\" name=\"_ftnref4\">[4]<\/a>. Una narrazione nella quale compare il problema del nesso tra la volont\u00e0 dei singoli, nella loro interazione reciproca, e i fattori determinanti inerenti le \u2018durate\u2019 pi\u00f9 lente, le strutture nella loro dialettica. Quanto valgono i piani dei capi nello svolgimento di una battaglia? Quanto conta che Kutuzov si addormenti mentre altri fanno complessi piani in \u201c<em>Guerra e pace<\/em>\u201d<a href=\"#_ftn5\" name=\"_ftnref5\">[5]<\/a>?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ancora pi\u00f9, la storia narrata da Fazi e Mitchell \u00e8 <em>storia militante;<\/em> serve, la loro narrazione, a scopi evidenti nel testo. Ma il pathos narrativo che appare evidente in ogni pagina (con la loro partecipazione emotiva e la tensione morale) \u00e8 esso stesso strettamente parte della storia narrata. Perch\u00e9, come sostengono gli autori, questa storia, la sua verit\u00e0, ci riguarda e ci contiene.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/3.bp.blogspot.com\/-fuqQzeBTKQw\/XA1KPpHUYUI\/AAAAAAABekM\/KpuIBQnpwQUK-f5JWaMstbZYRW3tgnk5ACLcBGAs\/s320\/sovranit%25C3%25A0%2Bo%2Bbarbarie.jpg\" width=\"207\" height=\"320\" border=\"0\" data-original-height=\"499\" data-original-width=\"323\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Si sta parlando dunque del nostro presente<\/em>, incorporato nell\u2019imperialismo dell\u2019economico e nella onnipresenza di una dinamica di contrazione (e di espansione per pochi privilegiati) che origina nella \u2018crisi\u2019 degli anni settanta. O meglio, come scrivono, \u201calmeno\u201d degli anni settanta.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Cosa finisce, insieme al regime di Bretton Woods e al \u201ctrentennio keynesiano\u201d<a href=\"#_ftn6\" name=\"_ftnref6\">[6]<\/a>? E soprattutto perch\u00e9?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un passo indietro, le stesse \u2018conquiste\u2019 keynesiane, sono frutto della rivoluzione intellettuale<a href=\"#_ftn7\" name=\"_ftnref7\">[7]<\/a> di alcuni generosi e illuminati intellettuali, come lo stesso John Maynard Keynes, o Michal Kaleki, negli anni venti e trenta, e quindi dal rovesciamento intellettuale del paradigma neoclassico dei mercati autoregolati, o dall\u2019insieme di fenomeni interconnessi che chiamiamo \u201cGrande Depressione\u201d<a href=\"#_ftn8\" name=\"_ftnref8\">[8]<\/a> degli anni trenta?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019insieme di politiche che Franklin D. Roosevelt promosse durante gli anni trenta in America, sostengono gli autori sulla scorta di una lettura di Riccardo Bellofiore<a href=\"#_ftn9\" name=\"_ftnref9\">[9]<\/a> promuovono la domanda e ridefiniscono la produzione, e poi sono completate dall\u2019enorme crescita della spesa pubblica in armi e uomini della guerra. Ma la svolta si ottiene, secondo la \u2018<em>teoria della regolazione<\/em>\u2019<a href=\"#_ftn10\" name=\"_ftnref10\">[10]<\/a> sposata dai nostri, per effetto dell\u2019alternanza di cicli di crescita contraddistinti da un paradigma industriale ed un \u2018regime di accumulazione\u2019 (ovvero un modello di produzione e consumo che consente l\u2019accumulazione di capitale e dunque la stabilit\u00e0<a href=\"#_ftn11\" name=\"_ftnref11\">[11]<\/a>) a questi modelli corrisponde infine un \u201cmodo di regolazione\u201d, leggi, istituzioni, regole\u2026<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il regime fordista \u2013 keynesiano era dunque un simile \u2018regime di accumulazione\u2019, che ad un certo punto \u00e8 venuto meno, ed era caratterizzato da un forte intervento dello Stato a sostegno dei processi di accumulazione. Il punto \u00e8 questo: il sistema era costruito <em>a vantaggio<\/em> dell\u2019accumulazione e non malgrado questa e scaturiva da una esperienza storica nella quale non era stata pi\u00f9 possibile ed aveva provocato la Grande Depressione. Il keynesismo \u00e8, insomma: \u201cil risultato della convergenza fortuita, nel secondo dopoguerra, delle \u2018giuste\u2019 condizioni sociali, politiche, economiche, tecniche e istituzionali\u201d (p.27).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Esso, non fu, insomma, accettato a malincuore o imposto dalle lotte operaie (come immagina una influente corrente italiana), ma <em>era indispensabile<\/em> al modo di regolazione che garantiva la profittabilit\u00e0 degli investimenti e quindi il consenso <em>anche<\/em> dei ceti possidenti. Questo modello, con il vasto consenso sostanziale che lo contraddistinse (cosa che non impedisce ci fossero tensioni e lotte entro di esso tra chi voleva andare oltre e chi, invece, limitarlo), non era, in altre parole, affatto un\u2019applicazione delle teorie keynesiane, ma in certo senso un tradimento. Come ricorda la Robinson, ma anche Minsky<a href=\"#_ftn12\" name=\"_ftnref12\">[12]<\/a>, fu opportunamente dimenticata la necessit\u00e0 di un certo grado di controllo degli investimenti e quindi della produzione. Le lotte operaie che andarono in quella direzione furono sempre aspramente osteggiate, anche dall\u2019interno del movimento<a href=\"#_ftn13\" name=\"_ftnref13\">[13]<\/a>. Invece tutte le nozioni pi\u00f9 radicali della teoria keynesiana andarono perse nella formalizzazione matematica e nella successiva recezione da parte dell\u2019accademia della cosiddetta \u201csintesi neoclassica\u201d<a href=\"#_ftn14\" name=\"_ftnref14\">[14]<\/a>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma negli anni settanta un diverso paradigma, pazientemente messo in piedi in alcune universit\u00e0 fortemente sostenute da flussi di capitale privato e connesse con potentissimi think thank, emerge quasi improvvisamente. Si tratta del \u201c<em>monetarismo<\/em>\u201d, promosso da una pattuglia di docenti dell\u2019Universit\u00e0 di Chicago il cui pi\u00f9 famoso esponente \u00e8 Milton Friedman<a href=\"#_ftn15\" name=\"_ftnref15\">[15]<\/a>, concentrati sul valore della \u2018libert\u00e0\u2019 e la ripresa della vecchia tesi che i mercati tendono comunque ad autostabilizzarsi ed impiegare al meglio tutte le risorse di cui dispongono. Tra i punti fondamentali la teoria che ancora oggi determina la logica dell\u2019austerit\u00e0 imposta all\u2019Italia, troviamo il \u201c<em>tasso naturale di disoccupazione<\/em>\u201d, unico tasso (alto) di disoccupazione al quale corrisponde la stabilit\u00e0 dei prezzi, superato il quale, cio\u00e8, dovrebbe partire l\u2019inflazione. Come dalla lunga tradizione liberista l\u2019inflazione \u00e8, per i monetaristi, il nemico principale da combattere, anche al costo di avere milioni di disoccupati (viceversa il nemico principale per Keynes era la disoccupazione).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/2.bp.blogspot.com\/-bYLh6GRgBrE\/XA1KWDgeG-I\/AAAAAAABekQ\/kWJF7c8z87kUVhujOzGGEjwz6uwIxEUxwCLcBGAs\/s1600\/capitalismo%2Be%2Blibert%25C3%25A0.jpg\" border=\"0\" data-original-height=\"266\" data-original-width=\"164\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">Ci fu in effetti una grande offensiva ideologica, ma non per questo il keynesismo \u201cbastardo\u201d del trentennio fu rovesciato, come disse anche Milton Friedman nella prefazione a \u201c<em>Capitalismo e libert\u00e0<\/em>\u201d<a href=\"#_ftn16\" name=\"_ftnref16\">[16]<\/a>, le idee dovevano aspettare le giuste condizioni<a href=\"#_ftn17\" name=\"_ftnref17\">[17]<\/a>. Quando le condizioni generali che avevano indotto il precedente modo di regolazione vennero meno la tensione si scaric\u00f2 in una rottura sistemica. I fattori sono molteplici, ma gli autori ricordano la crescente concorrenza intercapitalista (ovvero la perdita dell\u2019egemonia economica americana), l\u2019aumento del prezzo delle materie prime come conseguenza dell\u2019accresciuta domanda, e della decolonizzazione in corso da decenni, un improvviso rallentamento della crescita della produttivit\u00e0, il clima politico con richieste crescenti dei lavoratori e delle loro organizzazioni. Friedman ricorder\u00e0, invece, come visto, fattori economici e culturali come: l\u2019appannamento nei confronti delle \u00e9lite intellettuali e delle classi medie del fascino di Russia e Cina, la crisi dell\u2019economia inglese, l\u2019effetto demotivante della guerra del Vietnam, il senso di fallimento e di oppressione burocratica che si collegava con molti programmi del New Deal, divenuti dopo la \u2018grande societ\u00e0\u2019 di Johnson enormi e costosissimi, e quindi la tassazione oltre che l\u2019inflazione derivante dalla bassa disoccupazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I limiti posti sotto attacco dai monetaristi sono visti, insomma, in parte come \u2018oggettivi\u2019, in quanto la crescita stabile dei salari non si coniugava pi\u00f9 bene con la crescita dei profitti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel vecchio mondo uno dei punti nei quali la tensione economica si scaricava era il sistema di Bretton Woods, e precisamente l\u2019accordo di convertibilit\u00e0 delle monete, il cui tasso di cambio era fissato politicamente, in oro. Dato che i paesi in disavanzo commerciale subivano una pressione al ribasso delle monete erano costrette a sostenerle vendendo le riserve, oppure aumentare i tassi di interesse per attrarre capitali (ma in questo modo riducendo i prestiti, divenuti pi\u00f9 costosi, deprimere l\u2019economia ed aumentare la disoccupazione). In altre parole, quando andavano in disavanzo (le importazioni superavano le esportazioni) i paesi dovevano fare austerit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">C\u2019era un\u2019eccezione: gli Stati Uniti che quando andavano in deficit potevano semplicemente pagare le importazioni stampando altra moneta, in teoria avendo una scorta frazionaria di oro. Di fatto era per\u00f2 sul deficit di bilancia commerciale americano che il sistema poteva trovare equilibrio, ma l\u2019ulteriore condizione era che questa massa di dollari che defluiva <em>fosse affidabile<\/em>. E la fiducia si basava sulla convertibilit\u00e0 in oro. Nel 1970 la cosa non era pi\u00f9 sostenibile e croll\u00f2 quando la richiesta di conversione della Francia (che aveva l\u2019appoggio dell\u2019Inghilterra) mostr\u00f2 quale era il vero potere alla base del dollaro: la potenza americana, non ultimo militare. Nixon, infatti, in modo unilaterale e senza alcuna discussione, n\u00e9 opposizione, denunci\u00f2 la convertibilit\u00e0 in oro, \u201csospendendola\u201d (fino ad oggi).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La moneta diventa da ora \u2018fiat\u2019.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A questo punto gli Stati Uniti continuano ad essere in deficit commerciale, fornendo liquidit\u00e0 al mondo, ma i paesi che vendono merci al bulimico consumatore americano (ovvero quelli in surplus) per evitare che il dollaro con il quale sono pagati si deprezzi hanno, loro, l\u2019onere di sostenerlo comprando i titoli di Stato Usa. Il legame si \u00e8, in altre parole, stretto ancora di pi\u00f9.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In questo contesto gli Stati occidentali si mossero per ridurre la fluttuazione monetaria (in Europa prima lo Sme e poi l\u2019Euro) e nel contesto di stagnazione ed inflazione alta (importata e quasi eguale in tutti i paesi del mondo<a href=\"#_ftn18\" name=\"_ftnref18\">[18]<\/a>) si afferm\u00f2 un diverso equilibrio economico intensamente voluto: quello che chiamiamo \u2018neoliberismo\u2019.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019eccesso di produzione fu risolto non pi\u00f9 con l\u2019incremento della domanda interna, ma con l\u2019esternalizzazione, la mondializzazione, la deregolamentazione; inoltre con l\u2019ampliamento dei mercati, grazie alle privatizzazioni ed alla finanziarizzazione. Effetti sono la flessibilizzazione del lavoro, la compressione dei salari in occidente, esposti alla concorrenza delle importazioni di merci a basso costo prodotte all\u2019estero dalle stesse imprese multinazionali occidentali (e quindi dalla minaccia della delocalizzazione), l\u2019aumento costante della disoccupazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Chiaramente per transitare in questo nuovo mondo, nel quale le classi lavoratrici coltivate nel modello keynesiano erano sconfitte e sacrificate all\u2019altare della redditivit\u00e0 del capitale, era indispensabile che il potere guadagnato nel novecento attraverso il diritto di voto e le Costituzioni repubblicane, venisse neutralizzato. La cosa si ottiene promuovendo la cosiddetta \u201cgovernabilit\u00e0\u201d, ovvero la depoliticizzazione del processo decisionale. Si passa alle <em>post-democrazie<\/em><a href=\"#_ftn19\" name=\"_ftnref19\">[19]<\/a> ed alla loro piena istituzionalizzazione da parte dell\u2019Unione Europea.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/4.bp.blogspot.com\/-x5Rf5xrgxSI\/XA1KaFBEJgI\/AAAAAAABekU\/sIrjG5q2nZoxy3h8NRM1EETay-hifAMQwCLcBGAs\/s1600\/la%2Bcrisi%2Bfiscale%2Bdello%2Bstato_.jpg\" border=\"0\" data-original-height=\"266\" data-original-width=\"158\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La sinistra, dunque, sconfitta sul piano ideologico ed organizzativo, si acconcia a gestire le crisi del capitale per conto di quest\u2019ultimo<a href=\"#_ftn20\" name=\"_ftnref20\">[20]<\/a>. Aiuta a considerare tale strada inevitabile il rifiuto della proposta alternativa di Minsky ed alcune influenti letture, come la \u201c<em>crisi fiscale dello Stato<\/em>\u201d, proposta da O\u2019Connor in un fortunatissimo libro<a href=\"#_ftn21\" name=\"_ftnref21\">[21]<\/a>, che non avendo ben compreso l\u2019evento del \u201971 (ma il libro \u00e8 del 1973), presume che siano sempre le tasse a finanziare la spesa e quindi diagnostica un inseguimento costante e perdente tra queste e quella. Ne segue una ricezione ultrasemplificata nel mondo della sinistra (che per lo pi\u00f9 orecchia e non legge davvero il libro) che recepisce il titolo come una \u201cformula ad effetto\u201d<a href=\"#_ftn22\" name=\"_ftnref22\">[22]<\/a> e ne conclude che sia all\u2019opera inevitabilmente un inseguimento tra spese richieste da vari gruppi sociali in imitazione reciproca e la reazione dei contribuenti chiamati a sostenere la stessa. Un altro libro chiave \u00e8 \u201c<em><a href=\"https:\/\/amzn.to\/2SzlDH1\">Sovranit\u00e0 nazionale in crisi<\/a><\/em>\u201d di Raymond Vernon che collega la perdita di autorit\u00e0 fiscale dello Stato alla crescita delle multinazionali, orientate dal progresso tecnologico dei trasporti e delle telecomunicazioni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si afferma l\u2019idea che le multinazionali sfuggano al controllo statale (mentre restano connesse con molti e diversi rapporti, ed in alcuni casi ne sono diretta emanazione) e che la mondializzazione sia determinata in ultima analisi da quel vettore del progresso che per l\u2019occidente \u00e8 sempre stato lo sviluppo tecnologico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le cose stanno diversamente, una pi\u00f9 attenta ricostruzione storica mostra come siano piuttosto gli Stati, guidati da \u00e9lite e ceti sociali che portano in primo piano i loro interessi, a intervenire attivamente nell\u2019orientare il sistema mondiale verso l\u2019interconnessione e alcuni generi di dinamiche competitive disciplinanti i lavoratori (e rassicuranti i consumatori). Un esempio \u00e8 il governo Challagan<a href=\"#_ftn23\" name=\"_ftnref23\">[23]<\/a>, il primo a dichiarare morto il keynesismo e la fine del \u201cmondo confortevole\u201d. Quindi Mitterrand<a href=\"#_ftn24\" name=\"_ftnref24\">[24]<\/a> con la sua repentina svolta negli anni ottanta. Ma ha un ruolo anche la vicenda cilena (1973) e la repentina caduta del governo Brandt<a href=\"#_ftn25\" name=\"_ftnref25\">[25]<\/a>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/3.bp.blogspot.com\/-jThzjou1k6k\/XA1KfhKgTaI\/AAAAAAABekY\/zLNzDflU_kELqayVUKiFTGJI6e8us-ZbgCLcBGAs\/s320\/cropped-sito1.jpg\" width=\"320\" height=\"101\" border=\"0\" data-original-height=\"167\" data-original-width=\"525\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma il libro, giustamente, si concentra particolarmente sull\u2019Italia, spendendo alcune delle sue pagine pi\u00f9 interessanti, in poco pi\u00f9 di centotrenta pagine ripercorre analiticamente, con abbondante riferimento a testi scelti noti e meno noti, la storia economica e politica del paese dalla fine del \u2018miracolo economico\u2019 ad oggi. Il periodo 1948-73 si caratterizza per una crescita molto forte in assenza di inflazione trainata dalle esportazioni, dalla spesa pubblica, fino agli anni sessanta con tassi del 6% e poi rallentando. Fu determinante il ruolo dell\u2019intervento pubblico, ed in particolare dell\u2019IRI che realizza una imponente rete infrastrutturale e della grande industria (siderurgia, cantieristica, navigazione marittima, telecomunicazioni, energia elettrica, metalmeccanica). Quindi c\u2019\u00e8 la costituzione nel 1953 dell\u2019Eni, sotto la guida di Enrico Mattei, ed il settore bancario con la separazione tra la gestione del risparmio e l\u2019investimento che garantisce, per anni, l\u2019orientamento del credito a fini sociali. Naturalmente, come in tutto lo schema di Bretton Woods, erano presenti controlli sui movimenti di capitali ed il finanziamento monetario della spesa pubblica. Tra i problemi che permanevano gli imponenti spostamenti migratori interni ed esterni (in uscita), e lo squilibrio civile ed infrastrutturale tra le diverse aree del paese (non solo al sud, ad esempio permanevano vari \u2018sud\u2019 interni anche al nord).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Come ebbe a dire Lelio Basso il sistema sociale ed economico era organizzato intorno al nesso tra la realizzazione del diritto al lavoro (sempre tendenziale e mai raggiunto) e la democrazia costituzionale (sempre imperfetta ed anche qui sede di confronto pi\u00f9 che realizzazione). La \u201clibera\u201d iniziativa economica si doveva collegare, in base all\u2019art 41 Cost, ai fini sociali che spettano all\u2019indirizzo della legge. Una Costituzione che Guido Carli giudic\u00f2 come \u201cpunto di intersezione fra la concezione cattolica e la concezione marxista dei rapporti tra societ\u00e0 ed economie, tra societ\u00e0 e Stato\u201d, e che fu sempre orientato a superare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Presupposto, come fu riconosciuto sia dallo stesso Basso, come da esponenti comunisti come Togliatti, di tale adempimento era la difesa della sovranit\u00e0 democratica. Il libro ricostruisce le posizioni dei partiti della sinistra italiana nei confronti del processo di unificazione europea, iscritto nella logica atlantica, e soggetto alle \u201cevasioni sul giardino di infanzia delle illusioni federaliste\u201d, come ebbe a dire Pietro Nenni nel 1948<a href=\"#_ftn26\" name=\"_ftnref26\">[26]<\/a> o Lelio Basso nel 1949<a href=\"#_ftn27\" name=\"_ftnref27\">[27]<\/a>, denunciando la natura imperialista del nascente progetto europeo (natura mai venuta meno, se mai accentuata nel tempo) e quindi la necessit\u00e0 di difendere la sovranit\u00e0 e anche gli interessi nazionali. Ma anche, con sguardo lungo, la \u201cdecadenza del Parlamento\u201d, perch\u00e9, come naturale \u201ci grandi Trusts e i grandi monopoli preferiscono risolvere i grossi problemi dell\u2019economia, della finanza e della politica nel chiuso dei consigli di amministrazione e dei gabinetti dei ministri\u201d. Fa parte di questo discorso, che abbiamo gi\u00e0 letto<a href=\"#_ftn28\" name=\"_ftnref28\">[28]<\/a>, un significativo chiarimento sulla distinzione tra \u2018cosmopolitismo\u2019 e \u2018internazionalismo\u2019<a href=\"#_ftn29\" name=\"_ftnref29\">[29]<\/a>. Analogamente, viene ricordata la posizione di Di Vittorio, nel 1952 sul \u201cPiano Schuman\u201d e l\u2019industria italiana.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questa fase inizia ad essere chiusa nel 1963-4, dall\u2019azione della Banca d\u2019Italia, che, in accordo con la parte conservatrice del governo, attiva non appena si presenta il ciclo di lotte operaie del 1962-3 nel nord ovest in piena occupazione, che nelle condizioni date porta all\u2019aumento dei prezzi dei beni industriali, per non perdere margini di profitto e quindi le prime tensioni di bilancia dei pagamenti, una brutale manovra per arrestare gli investimenti, creare disoccupazione, e quindi riequilibrare per questa via i conti esteri. \u00c8 il prototipo della stessa logica ancora all\u2019opera.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Come scrive Guido Carli: \u201cuna crescita trainata dalla domanda estera costringe a una politica salariale restrittiva e attua una redistribuzione a favore di quei limitati settori industriali sottoposti alla concorrenza internazionale\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/2.bp.blogspot.com\/-gcadW44ycHM\/XA1Kk_rH40I\/AAAAAAABekg\/FdgBxBEgc9owBmpSursYsk-I37Gb7RB5gCLcBGAs\/s1600\/Lotte_Mirafiori.jpg\" border=\"0\" data-original-height=\"240\" data-original-width=\"300\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questo \u00e8 il quadro nel quale l\u2019Italia aderisce allo Sme non prima di aver attraversato la stagione di lotte operaie pi\u00f9 aspra nel cui clima, siamo al 1975, le sinistre ottengono la \u201cscala mobile\u201d (indicizzazione dei salari all\u2019inflazione, neutralizzandola e quindi scaricandola sulla rendita), lo Statuto dei lavoratori (con l\u2019art 18), la riforma pensionistica, norme per la tutela del lavoro femminile, parit\u00e0 di trattamento tra uomini e donne, e soprattutto il servizio sanitario nazionale. Nel biennio 1976 -78 si svolge la scena della controffensiva: il governo vara misure di austerit\u00e0 finalizzate a ridurre il deficit commerciale, come al solito al prezzo dell\u2019aumento della disoccupazione. In questo clima si arriva all\u2019adesione allo Sme.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Gli autori si concentrano, nel raccontare quegli anni cruciali, sul ruolo del Pci, che nel 1975 aveva raggiunto il suo massimo risultato storico, e promosse la strategia del cosiddetto \u201c<em>compromesso storico<\/em>\u201d, per superare l\u2019esclusione dal governo su una linea di minore conflitto con le forze atlantiste e cattoliche che da quaranta anni ininterrotti governavano il paese. Ci fu un forte dibattito interno di cui \u00e8 paradigmatico il <em>Convegno del Cespe<\/em> del 1976. Lo scontro intellettuale si tenne tra il professore neokeynesiano Franco Modigliani e alcuni economisti non liberisti tra i quali Augusto Graziani, Domenico Nuti, Federico Caff\u00e8, Claudio Napoleoni, Massimo Pivetti. Per Modigliani la scala mobile era da abolire perch\u00e9 conduceva ad un aumento del salario reale (perch\u00e9 gli imprenditori, a causa della competizione, non riuscivano a scaricare sui prezzi interamente l\u2019aumento) e ci\u00f2 portava a perdere competitivit\u00e0 e peggiorare la bilancia commerciale (dai due lati). Inoltre, secondo una tipica ipotesi neoclassica, la contrazione dei profitti avrebbe portato meno investimenti, e quindi in ultima analisi un danno alla stessa occupazione. Bisognava quindi accettare dei \u2018sacrifici\u2019 per l\u2019interesse generale e lo stesso interesse dei lavoratori. La perdita di salario e di diritti, secondo una equazione da allora sempre riproposta, sarebbe stata compensata dalla difesa dell\u2019occupazione e dalla fine dell\u2019inflazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La tesi di Friedman, insomma, che proprio Modigliani contribu\u00ec a legittimare negli anni settanta.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La controtesi avanzata da molti, tra cui Caff\u00e8, e oggi ripresa ad esempio in forma contemporanea da Sergio Cesaratto<a href=\"#_ftn30\" name=\"_ftnref30\">[30]<\/a>, era che il livello salariale compatibile con la piena occupazione dipende da diversi fattori e non \u00e8 univoco, come vorrebbe Friedman, ma nel breve periodo avrebbe comunque richiesto controlli sui movimenti di capitale e delle importazioni e una radicale riforma del sistema capitalistico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La proposta di Modigliani, invece, da allora egemonica e che gli valse il nobel, era di accettare che ogni barriera dovesse cadere e tutti paesi dovessero alla fine equalizzare livelli del costo del lavoro (e dunque tenore di vita diffuso) per effetto della concorrenza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Effetto inevitabile: <em>i gilet gialli a Parigi<\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<div class=\"video-container\"><span class=\"embed-youtube\" style=\"text-align:center; display: block;\"><iframe loading=\"lazy\" class=\"youtube-player\" width=\"640\" height=\"360\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/NrR2PvwQ_8o?version=3&#038;rel=1&#038;showsearch=0&#038;showinfo=1&#038;iv_load_policy=1&#038;fs=1&#038;hl=it-IT&#038;autohide=2&#038;wmode=transparent\" allowfullscreen=\"true\" style=\"border:0;\" sandbox=\"allow-scripts allow-same-origin allow-popups allow-presentation allow-popups-to-escape-sandbox\"><\/iframe><\/span><\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ovvero la distruzione della classe media occidentale, per uniformarla ad una \u2018classe media mondiale\u2019 naturalmente ad un livello di reddito e stile di vita notevolmente minore (oggi viaggia tra gli 8 e i 10.000 dollari all\u2019anno). Questo \u00e8 l\u2019obiettivo reale della globalizzazione<a href=\"#_ftn31\" name=\"_ftnref31\">[31]<\/a>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il Pci, senza capire la reale portata della proposta ricevuta, scelse di proporre ai lavoratori \u201c<em>sacrifici senza contropartite<\/em>\u201d, e cos\u00ec fece il sindacato<a href=\"#_ftn32\" name=\"_ftnref32\">[32]<\/a>. Fu in tal modo accettata l\u2019idea di un inevitabile vincolo esterno, che ancora \u00e8 dominante nell\u2019establishment derivato da quella tradizione, e quindi della progressiva contrazione salariale, richiesta \u201cdallo stato delle cose\u201d. Completano questa visione l\u2019accettazione dell\u2019austerit\u00e0 come prospettiva generale<a href=\"#_ftn33\" name=\"_ftnref33\">[33]<\/a> e la denuncia del \u2018pericolo dell\u2019inflazione\u2019.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questa svolta detta \u201cdell\u2019Eur\u201d, \u00e8 l\u2019avvio del distacco, anche elettorale, del partito comunista dai ceti popolari e l\u2019accettazione da parte sua della linea liberista. Che viene completata successivamente dalla denuncia della cosiddetta \u201cspesa pubblica improduttiva\u201d<a href=\"#_ftn34\" name=\"_ftnref34\">[34]<\/a> e la \u201cquestione morale\u201d<a href=\"#_ftn35\" name=\"_ftnref35\">[35]<\/a>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Naturalmente la sinistra, che ancora nel 1978 per l\u2019ultima volta si oppone ai meccanismi europei<a href=\"#_ftn36\" name=\"_ftnref36\">[36]<\/a>, completa la sua trasformazione aderendo alla prospettiva europea che gradualmente va a sostituire la prospettiva socialista. Seguir\u00e0 il \u201cdivorzio\u201d tra la Banca d\u2019Italia ed il Tesoro<a href=\"#_ftn37\" name=\"_ftnref37\">[37]<\/a>, e le sue inevitabili conseguenze, tra le quali l\u2019esplosione del debito pubblico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Segue un aumento significativo del tasso di disoccupazione, che si porta dalle parti del 10% ed inizia una decisa compressione della quota salari e la crescita dell\u2019ineguaglianza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I passi successivi sono <em>l\u2019Atto Unico Europeo<\/em>, firmato nel 1986 da Craxi e i passi successivi verso l\u2019euro, negoziato per l\u2019Italia da una delegazione formata da Guido Carli e Mario Draghi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il 1992 ci sar\u00e0 quindi lo smantellamento della scala mobile da parte del governo Amato e la sospensione dello Sme, dopo l\u2019attacco sui mercati. Seguir\u00e0 la richiesta sempre pi\u00f9 pressante di riforme \u2018drastiche\u2019, e la stipula del Trattato di Maastricht in condizioni che sono state molte volte raccontate<a href=\"#_ftn38\" name=\"_ftnref38\">[38]<\/a>. Solo poche voci si alzano fuori del coro, tra queste Lucio Magri (p.147) e Giuseppe Guarino. Seguir\u00e0 la pi\u00f9 impressionante serie di riforme economiche di stampo neoliberale d\u2019Europa e l\u2019autentica distruzione dell\u2019industria italiana (come disse De Cecco, p.164).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Queste riforme sono sistematicamente promosse attraverso la retorica messa a punto negli anni settanta: <em>sacrifici, austerit\u00e0, e vincolo esterno<\/em>. L\u2019Unione Europea diventa la soluzione ai problemi che non si riesce ad affrontare politicamente nel Parlamento o nel paese.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In effetti, come si sono trovati a dire in molti, aderendo all\u2019euro gli stati membri si sono trovati ad essere ridotti al rango di colonia, attraverso la denazionalizzazione della moneta. Quel che si genera \u00e8, insomma, un sistema perfettamente adatto alla sua funzione, compiuto secondo il suo programma e del tutto completo. Un processo di integrazione al giusto livello per garantire gli esiti post-democratici resi necessari dalla grande paura degli anni settanta. Quella che gli autori chiamano \u201cuna dittatura di fatto\u201d (p.184).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non un vero sistema ordoliberale, ma \u2018alla carte\u2019, solo fino a che serve gli scopo dei pi\u00f9 forti e in quei limiti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/2.bp.blogspot.com\/-ePHiXNnZV6g\/XA1Ksx-jClI\/AAAAAAABeko\/iqBvZTvP_Ho7oK93BCc7kXk8phxZlN1nACLcBGAs\/s320\/foto-1.jpg\" width=\"320\" height=\"180\" border=\"0\" data-original-height=\"675\" data-original-width=\"1200\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il resto della storia proposta da Fazi e Mitchell vede la Francia fallire il suo tentativo di controllare il processo europeo e la Germania prendere il sopravvento con la forza della sua economia da esportazione. Hanno rilevanza le riforme Hartz<a href=\"#_ftn39\" name=\"_ftnref39\">[39]<\/a>, nel comprimere la domanda interna e guadagnare spazi di competitivit\u00e0 di prezzo non pi\u00f9 neutralizzata dalla normale dinamica della moneta. Ma questa strategia economica, cosiddetta mercantilista, viene da lontano. \u00c8 ricordata l\u2019impostazione negli anni cinquanta di Ludwig Erhardt (p.210) e il processo brutale di unificazione tedesca.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Queste sono le dinamiche che determinano la cosiddetta \u201cmezzogiornificazione\u201d dell\u2019Italia e l\u2019emergere di una sorta di capitalismo comprador, che continua a perdere competitivit\u00e0 per una costante riduzione degli investimenti. Le conseguenze generali del processo di adesione all\u2019unione monetaria, anche considerando che manca il controfattuale, sono disastrose. Il prevalente disegno nordico di porre sotto controllo la concorrenza industriale del sud appare, con il senno di poi, di pieno successo; la crescita media italiana, che fino agli anni ottanta \u00e8 la pi\u00f9 alta d\u2019Europa<a href=\"#_ftn40\" name=\"_ftnref40\">[40]<\/a>, negli anni novanta si arresta e diventa la pi\u00f9 bassa d\u2019Europa. Chi, sulla scorta di una perversione fossile dei vecchi modi di pensiero sedimentati nella sinistra, pensa che il rallentamento deriva da strutture antropologiche e orientamento al familismo amorale proprio della mancanza di una riforma protestante, o di altre consimili determinanti<a href=\"#_ftn41\" name=\"_ftnref41\">[41]<\/a>, ha l\u2019onere di spiegare perch\u00e9 prima della svolta qui riassunta andava diversamente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Anche la bassa produttivit\u00e0 parte in realt\u00e0 dalla met\u00e0 degli anni novanta durante i quali accadono molte cose nel mondo, ma per tutti i paesi europei. Alcuni riescono a reagire meglio (alla crescita della mondializzazione, che, per\u00f2, \u00e8 un processo lento e progressivo, ed accelera casomai nei primi anni duemila, dopo l\u2019adesione della Cina, non prima), altri peggio. Per reagire a stimoli esterni negativi (per la struttura del paese), del resto bisogna prima di tutto poter operare, e quel che succede in questi anni \u00e8 una drastica riduzione delle leve di azione politica: fissaggio del tasso di cambio<a href=\"#_ftn42\" name=\"_ftnref42\">[42]<\/a>, stretta fiscale eterodiretta<a href=\"#_ftn43\" name=\"_ftnref43\">[43]<\/a>, liberalizzazione a partire dalla finanza<a href=\"#_ftn44\" name=\"_ftnref44\">[44]<\/a>, smantellamento e privatizzazione della base industriale strategica<a href=\"#_ftn45\" name=\"_ftnref45\">[45]<\/a>, deregolamentazione del mercato del lavoro<a href=\"#_ftn46\" name=\"_ftnref46\">[46]<\/a>. Il crollo della produttivit\u00e0 ha una relazione diretta con la rivalutazione della lira del 1995, fino alla fissazione a valori troppo alti. La bilancia commerciale tornata attiva nel 1993 torna negativa nel 2002, sono questi fattori, insieme alla scarsa crescita del mercato interno, sottomesso ad ondate successive di austerit\u00e0, a pesare sulla situazione italiana molto pi\u00f9 dell\u2019apertura internazionale e della competizione dei paesi del sud-est (prima le tigri asiatiche negli anni novanta e poi la Cina)<a href=\"#_ftn47\" name=\"_ftnref47\">[47]<\/a>. Ma conta anche la crescente flessibilit\u00e0 del lavoro, che lungi dal proteggere l\u2019occupazione, induce a disinvestire in efficienza e tecnologia, impoverendo il lavoro e favorendo il posizionamento del paese su segmenti a basso valore aggiunto e scarsa competitivit\u00e0. Dal Pacchetto Treu, del 1997, al Job Act del 2014, per venti anni si \u00e8 lavorato contro il posizionamento competitivo del paese, mentre la macchina gerarchizzante europea prendeva velocit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019Italia \u00e8 come noto (fonte Ocse) il paese europeo che ha liberalizzato di pi\u00f9, mentre probabilmente, era quello che doveva farlo di meno soprattutto in assenza della possibilit\u00e0 di promuovere altre politiche industriali<a href=\"#_ftn48\" name=\"_ftnref48\">[48]<\/a>, ed in presenza dello smantellamento della grande impresa pubblica, che era l\u2019unica, insieme all\u2019universit\u00e0, a sua volta sacrificata, a fare ricerca industriale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Insomma, gli autori, non senza aver analizzato la politica di Monti, rivolta ancora una volta alla \u2018distruzione della domanda interna\u2019<a href=\"#_ftn49\" name=\"_ftnref49\">[49]<\/a>, concludono su questo punto in questo modo: \u201cdal punto di vista dell\u2019establishment politico-economico italiano, il fatto che l\u2019unione monetaria europea abbia comportato la deindustrializzazione e \u2018mezzogiornificazione\u2019 dell\u2019Italia \u2013 a beneficio della Germania \u2013 e la retrocessione del nostro paese a un ruolo fortemente subordinato all\u2019interno della gerarchia di potere europea, come era perfettamente prevedibile<a href=\"#_ftn50\" name=\"_ftnref50\">[50]<\/a>, \u00e8 stato il prezzo da pagare (non da loro ovviamente) per \u2018spezzare le reni\u2019 ai lavoratori italiani ed espropriare la collettivit\u00e0 tutta di una serie di beni materiali e immateriali. In questo senso, il regime economico post-Maastricht pu\u00f2 essere accostato ad una forma di capitalismo comprador: un regime semicoloniale in cui le classi dominanti di un paese si alleano con interessi stranieri in cambio di rapporti di classe pi\u00f9 favorevoli in patria\u201d (p.238).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Uno strabiliante successo sotto questo profilo. E una ripetizione, peraltro, di una mossa che le \u00e9lite italiane, in particolare del centro, ma anche del sud, compirono alla met\u00e0 dell\u2019ottocento<a href=\"#_ftn51\" name=\"_ftnref51\">[51]<\/a>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La sinistra europea, erede della lunga tradizione del movimento dei lavoratori, gioca quindi un ruolo centrale nella transizione al neoliberismo, fornendogli una fondamentale legittimazione ideologica e quadri, ma anche \u2018coprendola a sinistra\u2019 e quindi rendendola molto pi\u00f9 accettabile. Uno degli snodi messi in evidenza dagli autori di questo complesso e per certi versi misterioso puzzle, \u00e8 l\u2019idea che la mondializzazione non sia una scelta politica, derivante da una transizione egemonica multifattoriale, ma un aspetto ineluttabile della modernit\u00e0, ovvero dello sviluppo materiale e tecnologico, destinato altrettanto inevitabilmente ad erodere la sovranit\u00e0 economica e politica degli Stati-Nazione. Quindi che le politiche \u2018keynesiane\u2019 erano giunte al termine del loro ciclo vitale e, se perseguite, assumevano un tono <em>antistorico<\/em>, e per ci\u00f2 stesso <em>reazionario<\/em>. Si pu\u00f2 verificare questa posizione su un arco amplissimo, da Renzi a Negri<a href=\"#_ftn52\" name=\"_ftnref52\">[52]<\/a>, per cos\u00ec dire, ovvero dal \u201cnazionalismo in grande taglia\u201d di molti, incluso Prodi<a href=\"#_ftn53\" name=\"_ftnref53\">[53]<\/a> alla dissoluzione post-anarchica del potere nella \u2018moltitudine\u2019.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In qualche interprete pi\u00f9 lucido<a href=\"#_ftn54\" name=\"_ftnref54\">[54]<\/a> la cosa si collega con la liquidazione non solo delle conquiste dei lavoratori degli anni sessanta e ottanta, ma con l\u2019intera parabola del novecento, riportando l\u2019orologio della storia all\u2019assetto del liberalismo ottocentesco all\u2019ombra delle cannoniere britanniche (sostituite dalle portaerei americane).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 chiaro che in questo contesto, che ha notevole coerenza e profondit\u00e0, il regime europeo realmente esistente \u00e8 vantaggioso per alcune \u00e9lite il cui stile di vita e tenore dipende strettamente dalla sua esistenza. Dunque un serio tentativo di riforma, molto semplicemente, potrebbe portare direttamente alla sua fine.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Gli autori vanno oltre: a loro parere \u201cuna riforma in senso democratico-progressivo dell\u2019Unione europea e in particolare dell\u2019Unione monetaria \u00e8 non solo impossibile in termini pratici \u2013 come riconosciuto ormai anche da un numero crescente di economisti mainstream quali Joseph Stiglitz, Paul de Grauwe e altri, nonch\u00e9 da analisi di istituti europei come il Bruegel \u2013 ma anche inauspicabile dalla prospettiva del controllo democratico dell\u2019economia\u201d (p.252).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La soluzione a questi dilemmi \u00e8 ricondotta in una mossa molto semplice: bisogna partire dal riconoscimento che non sono affatto \u2018i mercati\u2019 a ricattare gli Stati nazionali, ma casomai le oligarchie nazionali (incluso molte ex di sinistra) a ricattare surrettiziamente i lavoratori e le classi popolari, determinando uno schema di gioco nel quale queste possono solo perdere. Quindi bisogna compiere il percorso inverso e rifunzionalizzare lo Stato nazionale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Ridemocratizzare e ripoliticizzare<\/em>, dunque i processi politici ed economici come condizione necessaria per ritornare alla piena e buona occupazione. Quindi alla difesa ed espansione del welfare, la redistribuzione della ricchezza, attraverso la rinazionalizzazione di molte aree strategiche, etc<a href=\"#_ftn55\" name=\"_ftnref55\">[55]<\/a>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nella parte finale del libro questa prospettiva \u00e8 connessa con un quadro teorico macroeconomico che parte dalla specifica caratteristica dei sistemi monetari \u2018fiat\u2019 (e dunque supera l\u2019obiezione posta da O\u2019Connor al quale schema mentale sono ancora connesse, dopo oltre quaranta anni, la maggior parte delle sinistre liberali): la possibilit\u00e0 di emettere moneta senza vincoli ex ante. Uno Stato realmente sovrano, in altre parole, non pu\u00f2 mai <em>finire i soldi<\/em>. Questa \u00e8, a ben vedere, la minaccia all\u2019egemonia di chi i \u2018soldi\u2019 (che sono, per loro stessa natura, rapporti sociali e quindi di potere) li ha, che si volle contrastare con la gabbia monetaria messa in piedi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Se la capacit\u00e0 di spesa dello Stato non dipende <em>direttamente<\/em> dalle entrate fiscali i margini di libert\u00e0, pur non essendo infiniti, sono molto pi\u00f9 ampi di quelli che sono scolpiti nelle regole giuridiche dell\u2019eurozona. Pi\u00f9 importante, <em>non \u00e8 inevitabile che se uno Stato \u00e8 \u2018troppo\u2019 indebitato siano i ceti lavoratori a doverne fare sempre le spese<\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019eventuale \u2018monetizzazione\u2019 della spesa pubblica, ad esempio a fini di riequilibrio sociale o di incremento della produttivit\u00e0 attraverso investimenti in infrastrutture, ricerca, istruzione, porterebbe la politica monetaria a liberarsi dell\u2019incantesimo friedmaniano (inclusa la sua ossessione interessata per l\u2019inflazione) per tornare ad essere \u201cuna componente della politica economica generale del governo, subordinata al sostegno di livelli occupazionali, al rafforzamento della protezione sociale e a una distribuzione del reddito pi\u00f9 equa\u201d<a href=\"#_ftn56\" name=\"_ftnref56\">[56]<\/a>. Appare evidente a chi tale prospettiva pu\u00f2 apparire deleteria ed a chi vantaggiosa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Di seguito anche l\u2019ossessione per una bilancia commerciale in attivo (nella quale, cio\u00e8, si esportano beni, vendendoli ad altri, e si acquisiscono capitali in misura maggiore rispetto a quella in cui si importano beni, aumentando il tenore di vita, in cambio di spesa diretta all\u2019estero) sia automaticamente e sempre un danno \u00e8 messa in discussione. Chiaramente un disavanzo estero di bilancia commerciale \u00e8 accompagnato da un incremento di debito estero, ma quel che conta, caso per caso, \u00e8 piuttosto se cresce o meno la capacit\u00e0 del paese di servire questo debito. Conta, cio\u00e8, <em>per cosa <\/em>si ha questo disavanzo: se va a finanziare investimenti, come dice il FMI, con \u201cun prodotto marginale pi\u00f9 alto del tasso di interesse che il paese deve pagare sulle proprie passivit\u00e0 estere\u201d (p.304), o no. Qualora si dia, comunque, una crisi di fiducia (sul modello delle ricorrenti crisi internazionali verso i paesi pi\u00f9 vari) sarebbe comunque meno doloroso (per le classi lavoratrici) lasciar svalutare la valuta che non il lavoro.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quest\u2019ultima osservazione \u00e8 esemplare, perch\u00e9 appare del tutto evidente che si tratta di punti di vista: \u00e8 meno doloroso per le classi lavoratrici lasciar svalutare la moneta (e quindi la capacit\u00e0 di acquisto di beni esteri) che non il lavoro, ovvero i salari. E\u2019 del tutto opposto per i ceti internazionalizzati e cosmopoliti che dispongono di ingenti risorse accumulate.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La tragedia della sinistra \u00e8 tutta, <em>interamente, qui<\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref1\" name=\"_ftn1\">[1]<\/a> &#8211; In Ferdinand Braudel \u201c<em><a href=\"https:\/\/amzn.to\/2QDdAMh\">Civilt\u00e0 e imperi nel Mediterraneo nell\u2019et\u00e0 di Filippo II<\/a><\/em>\u201d,<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref2\" name=\"_ftn2\">[2]<\/a> &#8211; Tratteniamoci dal porli in gerarchia secondo un mani davvero compreso schema \u2018struttura\/sovrastruttura\u2019, anche i \u2018modi di produzione\u2019 sono incorporati nella societ\u00e0 che li rende possibili, come il \u2018sentire collettivo\u2019 ne \u00e8 insieme espressione e causa, per non parlare della tecnologia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref3\" name=\"_ftn3\">[3]<\/a> &#8211; Nel capitolo IX della prima parte del \u201c<em><a href=\"https:\/\/amzn.to\/2SB71qK\">Don Chisciotte<\/a><\/em>\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref4\" name=\"_ftn4\">[4]<\/a> &#8211; Borges in \u201c<em><a href=\"https:\/\/amzn.to\/2QEcz6x\">Finzioni<\/a><\/em>\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref5\" name=\"_ftn5\">[5]<\/a> &#8211; Tolstoj, \u201c<em><a href=\"https:\/\/amzn.to\/2Syuclt\">Guerra e pace<\/a><\/em>\u201d, la battaglia \u00e8 l\u2019esito della miriade di comportamenti individuali o della struttura progettata dai capi nei loro conciliaboli?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref6\" name=\"_ftn6\">[6]<\/a> &#8211; Il trentennio del dopoguerra \u00e8 lontanissimo, in realt\u00e0, dall\u2019essere keynesiano. Si tratta di un punto di congiunzione altamente complesso di molte dinamiche diverse, dal completamento del passaggio di potenza dall\u2019Europa agli Stati Uniti, al crollo della fiducia nella capacit\u00e0 autoequilibrante del mercato, ma anche la condizione dei debiti e crediti internazionali lasciata dalla guerra che, come scrive Kiran Patel in \u201c<em><a href=\"https:\/\/amzn.to\/2RKJpA0\">Il New Deal<\/a><\/em>\u201d, \u201ccre\u00f2 una complessa rete di passivit\u00e0 che invest\u00ec l\u2019intero pianeta e intrecci\u00f2 i destini di tantissimi paesi come mai era accaduto prima. Inoltre queste dinamiche attribuirono all\u2019America il ruolo senza precedenti di banchiere mondiale\u201d (p.36).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref7\" name=\"_ftn7\">[7]<\/a> &#8211; Nel testo \u00e8 proposta questa sintesi: il livello generale dell\u2019attivit\u00e0 economica \u00e8 determinato dalla \u2018spesa aggregata\u2019 (quantit\u00e0 di beni e servizi complessivamente richiesta dai soggetti economici e dal governo) e quindi un livello inadeguato determina un corrispondente insufficiente livello di produzione e inutilizzo dei fattori produttivi, in particolare del lavoro. Si genera un \u201cequilibrio di sottoccupazione\u201d. Infatti gli investimenti non sono funzione del risparmio (che cresce in queste condizioni, anche se solo nel vertice della piramide sociale) ma \u00e8 il contrario, per risparmiare bisogna spendere. Insomma, \u201cil governo ha sempre la capacit\u00e0 di determinare il livello generale di spesa e di occupazione di un\u2019economia\u201d e la piena occupazione diventa un credibile e perseguibile obiettivo <em>politico<\/em>. Cfr John Maynard Keynes \u201c<em><a href=\"https:\/\/amzn.to\/2zNAoiL\">Teoria generale dell\u2019occupazione, dell\u2019interesse e della moneta<\/a><\/em>\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref8\" name=\"_ftn8\">[8]<\/a> &#8211; Che viene attribuita in modo semplificato al crollo del mercato azionario del 1929 e quindi dallo scoppio dell\u2019enorme bolla creditizia che si era accumulata nella \u2018golden age\u2019 degli anni venti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref9\" name=\"_ftn9\">[9]<\/a> &#8211; Riccardo Bellofiore, \u201cLa socializzazione degli investimenti: contro e oltre Keynes\u201d, in Alternative per il socialismo, aprile 2014.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref10\" name=\"_ftn10\">[10]<\/a> &#8211; Michel Aglietta \u201cR\u00e8gulation ed crises du capitalisme\u201d, Parigi, 1976.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref11\" name=\"_ftn11\">[11]<\/a> &#8211; Il capitale deve crescere sempre per restare stabile.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref12\" name=\"_ftn12\">[12]<\/a> &#8211; Cfr. Hyman Minsky, \u201c<em><a href=\"https:\/\/tempofertile.blogspot.com\/2015\/09\/hyman-p-minsky-keynes-e-linstabilita.html\">Keynes e l\u2019instabilit\u00e0 del capitalismo<\/a><\/em>\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref13\" name=\"_ftn13\">[13]<\/a> &#8211; Cfr. \u201c<a href=\"https:\/\/tempofertile.blogspot.com\/2017\/05\/le-lotte-operaie-alla-fiat-negli-anni.html\">Le lotte operaie alla Fiat negli anni settanta: il lavoro e la questione del potere<\/a>\u201d e Bruno Trentin \u201c<em><a href=\"https:\/\/tempofertile.blogspot.com\/2016\/11\/bruno-trentin-la-citta-del-lavoro.html\">La citt\u00e0 del lavoro<\/a><\/em>\u201d<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref14\" name=\"_ftn14\">[14]<\/a> &#8211; I cui passaggi furono il modello di equilibrio generale IS-LM di John Hicks e la versione addomesticata di Samuelson.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref15\" name=\"_ftn15\">[15]<\/a> &#8211; Di cui abbiamo letto \u201c<em><a href=\"https:\/\/tempofertile.blogspot.com\/2014\/02\/commentando-milton-rose-friedman-liberi.html\">Liberi di scegliere<\/a><\/em>\u201d e \u201d<a href=\"https:\/\/tempofertile.blogspot.com\/2016\/05\/milton-friedman-la-metodologia.html\">La metodologia dell\u2019economia positiva<\/a>\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref16\" name=\"_ftn16\">[16]<\/a> &#8211; Milton Friedman, \u201c<em><a href=\"https:\/\/amzn.to\/2zOUEQN\">Capitalismo e libert\u00e0<\/a><\/em>\u201d, 1962.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref17\" name=\"_ftn17\">[17]<\/a> &#8211; Milton Friedman nella prefazione all&#8217;edizione del 1982 di &#8220;<em>Capitalismo e libert\u00e0<\/em>&#8221; (raccolta di saggi degli anni cinquanta), scrive, in riferimento al cambio di clima politico che ha fatto emergere il liberismo da lui difeso, che la disparit\u00e0 di trattamento alle sue idee (&#8220;<em>Capitalismo e libert\u00e0<\/em>&#8221; esce nel 1962 nel disinteresse generale, mentre \u201c<em>Liberi di scegliere\u201d<\/em>, che \u00e8 inferiore per sua ammissione, esce nel 1980 e diventa subito un enorme successo) non \u00e8 spiegata dalla differenza di qualit\u00e0 delle idee, n\u00e9 tanto o solo dai media (il secondo and\u00f2 subito in televisione), quanto dal &#8220;cambiamento del clima intellettuale&#8221;. A sua volta questo non \u00e8 determinato da libri (come &#8220;<em><a href=\"https:\/\/amzn.to\/2BZt7Oc\">La via della schiavit\u00f9<\/a><\/em>&#8221; o &#8220;<em><a href=\"https:\/\/amzn.to\/2BXtuZw\">La societ\u00e0 libera<\/a><\/em>&#8221; che cita come esempi significativi), ma, come dice, \u201cdall&#8217;esperienza concreta .. la Russia e la Cina, un tempo la grande speranza delle classi intellettuali, avevano chiaramente deluso. La Gran Bretagna, il cui socialismo di stampo fabiano aveva esercitato un&#8217;influenza dominante sugli intellettuali americani, si trovava in una grande situazione di crisi. Entro i nostri confini gli intellettuali, immancabilmente fautori di uno Stato interventista e in gran parte sostenitori del Partito Democratico, si erano sentiti traditi dalla guerra del Vietnam e, in particolare, dal ruolo svolto dai presidenti Kennedy e Johnson. Molti dei grandi programmi di riforma, in passato assurti al ruolo di veri e propri vessilli, come i programmi assistenziali, l&#8217;edilizia popolare, il sostegno ai sindacati, l&#8217;integrazione razziale nelle scuole, l&#8217;assistenza federale all&#8217;istruzione, la &#8216;discriminazione positiva&#8217; , stavano dimostrando il loro fallimento. il resto della popolazione era duramente colpito nel portafoglio dall&#8217;inflazione e da una tassazione eccessiva. Sono questi fenomeni, e non la capacit\u00e0 di convincimento delle idee illustrate in imponenti tomi teorici, che spiegano la trasformazione che ha portato dalla schiacciante sconfitta del candidato conservatore-libertario Barry Goldwater del 1964 alla travolgente vittoria di Ronnie Reagan nel 1980, sebbene i due uomini avessero sostanzialmente lo stesso programma e portassero il medesimo messaggio&#8221;. Dunque il libro, che pure ha scritto cercando di argomentare al suo meglio (che non \u00e8 gran che), ha la funzione &#8220;di mantenere aperte le possibili opzioni fino al momento in cui le circostanze fanno s\u00ec che il cambiamento diventi necessario. Nelle organizzazioni e nei meccanismi istituzionali privati, ma specialmente in quelli pubblici, esiste un enorme grado di inerzia, una tirannia dell&#8217;esistente. Solo una crisi (reale o percepita) pu\u00f2 produrre il cambiamento. Quando la crisi si verifica, le azioni che vengono intraprese dipendono dalle idee disponibili. Questa, io credo, \u00e8 la nostra funzione essenziale: sviluppare alternative alle politiche attuali, in modo che siano a portata di mano fino al momento in cui ci\u00f2 che oggi \u00e8 politicamente impossibile diventer\u00e0 politicamente inevitabile&#8221;.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref18\" name=\"_ftn18\">[18]<\/a> &#8211; Una delle cose meno note, e pure a disposizione di una ricerca di pochi secondi, \u00e8 che l\u2019inflazione \u00e8 quasi perfettamente sincronizzata in tutto l\u2019occidente, dipendendo in grandissima parte da fattori strutturali mondiali, e non dipende, se non in minima parte, da fattori interni, come l\u2019indisciplina dei lavoratori, le richieste dei sindacati, il sistema distributivo o la struttura industriale e via dicendo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref19\" name=\"_ftn19\">[19]<\/a> &#8211; Termine proposto da Colin Crouch.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref20\" name=\"_ftn20\">[20]<\/a> &#8211; Si veda anche per questa narrazione: L.Paggi, M.D\u2019Angelillo, \u201c<em><a href=\"https:\/\/tempofertile.blogspot.com\/2016\/09\/leonardo-paggi-massimo-dangelillo-i.html\">I comunisti italiani ed il riformismo<\/a><\/em>\u201d, Aldo Barba, Massimo Pivetti, \u201c<em><a href=\"https:\/\/tempofertile.blogspot.com\/2016\/11\/aldo-barba-massimo-pivetti-la-scomparsa.html\">La scomparsa della sinistra in Europa<\/a><\/em>\u201d, Jean-Claude Mich\u00e9a, \u201c<em><a href=\"https:\/\/tempofertile.blogspot.com\/2016\/11\/jean-claude-michea-i-misteri-della.html\">I misteri della sinistra<\/a><\/em>\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref21\" name=\"_ftn21\">[21]<\/a> &#8211; James O\u2019Connor, \u201c<em><a href=\"https:\/\/amzn.to\/2BZ4j8Q\">La crisi fiscale dello Stato<\/a><\/em>\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref22\" name=\"_ftn22\">[22]<\/a> &#8211; Come dir\u00e0 Federico Caff\u00e8 nella prefazione del 1979: \u201cVi sono casi in cui la suggestione del titolo di un volume finisce per assumere un significato largamente svincolato dal contenuto effettivo dell\u2019opera. L\u2019esempio pi\u00f9 illustre mi sembra costituito dall\u2019 \u201cEconomia del benessere\u201d di A Pigou, espressione adoperata, nel corso del tempo con un\u2019evasivit\u00e0 e un\u2019ambiguit\u00e0 di connotazioni del tutto estranee alla minuziosa e precisa sottigliezza del testo. Analogo pare essere il destino di questo libro di O\u2019Connor. Il titolo \u00e8 divenuto, infatti, una specie di formula ad effetto che non riguarda esclusivamente gli specialisti di problemi fiscali, ma chiunque si occupi, in genere, dell\u2019azione dei pubblici poteri nel campo economico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref23\" name=\"_ftn23\">[23]<\/a> &#8211; Challagan nel 1976, ben prima della Thatcher, si trova a confrontarsi con quella inflazione galoppante e mondiale che \u00e8 il sintomo di molti mali e viene trainato dal raddoppio del prezzo del greggio nel biennio 1973-74 (Guerra del Kippur e formazione del cartello dei produttori) e con le conseguenze della tempesta avviata quasi dieci anni prima dalle conseguenze dello squilibrio commerciale e finanziario americano, esposto per 70 miliardi (una delle ricostruzioni migliori delle conseguenze in Amato e Fantacci \u201c<a href=\"https:\/\/tempofertile.blogspot.it\/2017\/07\/massimo-amato-luca-fantacci-fine-della.html?q=contropartite\">Fine della finanza<\/a>\u201d). La sospensione della convertibilit\u00e0 del dollaro in oro, pilastro del sistema di Bretton Woods, apre quindi la guerra delle valute e delle reciproche svalutazioni competitive. L\u2019oro arriva in poco tempo a moltiplicare per dodici il suo valore e il dollaro perde il 30% sul Marco e il 20% sullo Yen, il petrolio sale di dieci volte in otto anni (da 3$ nel 1971 a 30$ nel 1979), ma non solo, la bauxite del 165%, il piombo del 170%, lo stagno del 220%, l\u2019argento di dieci volte. Questo aumento delle materie prime, in termini del potere di acquisto delle monete e in termini reali (per effetto di mutati rapporti di forza e anche della decolonizzazione che aveva preso tutto il ventennio precedente) porta un aumento dei costi di produzione, dell\u2019inflazione e quindi anche della disoccupazione. Agisce, cio\u00e8, come potente motore di ridisciplinamento; contribuisce anche la politica monetaria imposta, come surrogato di altri mezzi di offesa, da Volcker a partire dal 1978 (viene nominato da Carter) il quale avvia coscientemente \u201cuna disintegrazione controllata nell\u2019economia mondiale\u201d, come dir\u00e0, innalzando i tassi della FED e lavorando per contenere i costi della manodopera. Challagan sceglie di ascoltare chi indica la necessit\u00e0 di lasciare i vecchi obiettivi di politica economica e sociale, imperniati sulla piena occupazione e la giustizia sociale, per concentrarsi invece sulla lotta alla inflazione che presuppone l\u2019abbandono della logica keynesiana. Nello scontro culturale che segu\u00ec con l\u2019ala sinistra del Partito Laburista (rappresentata dall\u2019indimenticato Tony Benn) una \u201c<em>Alternative Strategy<\/em>\u201d fatta di controllo delle importazioni per dare il tempo ad appropriate politiche industriali di condurre alla trasformazione della struttura produttiva, riducendo l\u2019enorme deficit commerciale del paese, perde e viene accantonata in favore di un approccio deflazionario che abbandona le classi lavoratrici al loro destino. L\u2019esito sar\u00e0, nel \u201c<a href=\"https:\/\/en.wikipedia.org\/wiki\/Winter_of_Discontent\">Winter of discontent<\/a>\u201d della base elettorale del partito, quindi il disastro del 1979 e la vittoria della Thatcher.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref24\" name=\"_ftn24\">[24]<\/a> &#8211; Si veda \u201c<a href=\"https:\/\/tempofertile.blogspot.com\/2018\/01\/francois-mitterrand-e-le-svolte-degli.html\">Francois Mitterrand e le svolte degli anni ottanta<\/a>\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref25\" name=\"_ftn25\">[25]<\/a> &#8211; Nel 1973, si era avuto sia la feroce repressione degli esperimenti cileni (il cui impatto, quale monito, fu rilevante almeno in Italia) sia la repentina caduta nel 1974 del governo socialdemocratico di impronta keynesiana di Willy Brandt in Germania e la sua sostituzione con il pi\u00f9 \u201cAtlantico\u201d governo di Schmidt. In Italia, intanto, i tentativi del PCI di avvicinarsi alle componenti \u201cpi\u00f9 progressiste\u201d della Democrazia Cristiana, e di accreditarsi come forza responsabile, incontrano la dura opposizione di La Malfa e Guido Carli, che negoziano un prestito al FMI per indurre un vincolo esterno, rappresentato dalla \u201cLettera di impegni\u201d che obbligava a politiche fortemente deflattive. Le pressioni economiche indotte dall\u2019esterno sono utili ad impedire ogni politica di redistribuzione, di espansione e piena occupazione, che dal punto di vista dell\u2019establishment economico-politico al governo sarebbe solo utile a spingere ulteriormente i prezzi, quindi ridurre i profitti e dunque accumulazione del capitale e quindi investimenti. A seguito di questa strategia il PCI fu messo davanti al fatto compiuto; ad esempio, nella visita in USA il 6 e 7 dicembre 1976, Andreotti mette sul tavolo del FMI e del Tesoro un denso documento preconcordato di 54 pagine (oggi nell\u2019Archivio Andreotti) che articola una politica di \u201crisanamento\u201d fortemente basata su incremento della tassazione e contenimento delle pressioni sociali e sindacali. La manovra mette i comunisti nelle condizioni di dover accettare \u201csacrifici senza contropartite\u201d, seguir\u00e0 \u201cl\u2019affare Moro\u201d e quindi l\u2019adesione allo SME.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref26\" name=\"_ftn26\">[26]<\/a> &#8211; Seduta del 2 dicembre 1948.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref27\" name=\"_ftn27\">[27]<\/a> &#8211; In occasione dell\u2019accordo per la costituzione del Consiglio d\u2019Europa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref28\" name=\"_ftn28\">[28]<\/a> &#8211; Vedi \u201c<a href=\"https:\/\/tempofertile.blogspot.com\/2018\/01\/13-luglio-1949-lelio-basso.html\">13 luglio 1949, Lelio Basso, \u2018internazionalismo e nazione\u2019<\/a>\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref29\" name=\"_ftn29\">[29]<\/a> &#8211; Come dice: <em>\u201c<\/em>So che a questa nostra impostazione si \u00e8 fatta e si fa questa obiezione:\u00a0<em>ma allora, voi socialisti avete abbandonato l\u2019internazionalismo, siete diventati i difensori e custodi gelosi della sovranit\u00e0 dello Stato, che \u00e8 una concezione ormai superata?\u00a0<\/em>Ebbene, no: noi siamo fermi pi\u00f9 che mai nella nostra posizione internazionalistica: noi siamo sempre perfettamente coerenti con la nostra concezione.\u00a0<em>Noi sappiamo che Marx scrisse: \u00abgli operai non hanno patria\u00bb,\u00a0<\/em>ma Marx ci insegn\u00f2 altres\u00ec che il proletariato deve acquistare la sua coscienza nazionale e che esso l\u2019acquista a misura che esso si emancipa, a misura che esso strappa dalle mani della borghesia l\u2019esercizio esclusivo del potere politico e si presenta sulla scena della storia come classe che esercita la pienezza dei suoi diritti<em>. Perci\u00f2 l\u2019internazionalismo del proletariato si fonda sull\u2019unit\u00e0 e sulla solidariet\u00e0 di popoli in cui tutti i cittadini, attraverso l\u2019abolizione dello sfruttamento di una societ\u00e0 classista, conquistano la propria coscienza nazionale.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>In questo senso, oggi, la lotta che combattiamo sul terreno della lotta di classe, la lotta per l\u2019emancipazione del proletariato \u00e8 un tutt\u2019uno con la lotta per difendere il nostro paese dalla invadenza del capitalismo americano.\u00a0<\/em>I lavoratori che lottano, lottano congiuntamente contro lo sfruttamento di classe e contro lo sfruttamento che di essi pretende fare il capitalismo americano, il quale vuole essere associato al capitalismo nostrano nella spartizione dei profitti ottenuti attraverso lo sfruttamento delle classi lavoratrici.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Noi sappiamo che in questa lotta il proletariato combatte insieme per due finalit\u00e0 e che in questa lotta esso acquista contemporaneamente la coscienza di classe e la coscienza nazionale ponendo le basi per un vero internazionalismo, per una federazione di popoli liberi che non potr\u00e0 essere che socialista<\/em>! In altre parole, il movimento operaio si inizia in un\u2019epoca in cui l\u2019operaio \u00e8 quasi posto al bando della societ\u00e0, in cui l\u2019operaio \u00e8 \u00a0sfruttato fino al punto di essere praticamente escluso da ogni diritto da una\u00a0classe che in questo modo gli nega veramente l\u2019appartenenza alla patria, in quanto fa dello Stato e della nazione uno strumento della sua politica e uno strumento del suo dominio e del suo sfruttamento, ma l\u2019evoluzione del movimento operaio porta il proletariato ad inserirsi sempre pi\u00f9 vivamente nel tessuto della vita nazionale per strapparne il monopolio alla borghesia, e fa coincidere sempre pi\u00f9 la lotta per l\u2019emancipazione, la lotta di classe con l\u2019acquisto della coscienza nazionale, nel senso che toglie alla nazione il carattere di espressione esclusiva della classe dominante\u201d<em>. E dunque, di seguito: \u201c<\/em>\u201c<em>Ma cos\u00ec come il sentimento nazionale del proletariato non ha nulla in comune con il nazionalismo della borghesia, cos\u00ec il nostro internazionalismo non ha nulla in comune con questo cosmopolitismo di cui si sente tanto parlare e con il quale si giustificano e si invocano queste unioni europee e queste continue rinunzie alla sovranit\u00e0 nazionale<\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019internazionalismo proletario non rinnega il sentimento nazionale, non rinnega la storia, ma vuol creare le condizioni che permettano alle nazioni di vivere pacificamente insieme. Il cosmopolitismo di oggi che le borghesie, nostrana e dell\u2019Europa, affettano \u00e8 tutt\u2019altra cosa: \u00e8 rinnegamento dei valori nazionali per fare meglio accettare la dominazione straniera\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref30\" name=\"_ftn30\">[30]<\/a> &#8211; Si veda Sergio Cesaratto, \u201c<em><a href=\"https:\/\/tempofertile.blogspot.com\/2017\/01\/sergio-cesaratto-sei-lezioni-di-economia.html\">Sei lezioni di economia<\/a><\/em>\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref31\" name=\"_ftn31\">[31]<\/a> &#8211; Si pu\u00f2 vedere la franca dichiarazione di Spence, al termine del suo libro, \u201c<em><a href=\"https:\/\/tempofertile.blogspot.com\/2013\/08\/michel-spence-la-convergenza-inevitabile.html\">La convergenza inevitabile<\/a><\/em>\u201d o pi\u00f9 di recente di Milanovic in \u201c<em><a href=\"https:\/\/tempofertile.blogspot.com\/2018\/04\/branko-milanovic-ingiustizia-globale.html\">Ingiustizia globale<\/a><\/em>\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref32\" name=\"_ftn32\">[32]<\/a> &#8211; Si veda, ad esempio, <a href=\"https:\/\/tempofertile.blogspot.com\/2014\/12\/24-gennaio-1978-lintervista-di-eugenio.html\">l\u2019intervista<\/a> di Luciano Lama nel 1978 ed il post \u201c<a href=\"https:\/\/tempofertile.blogspot.com\/2015\/07\/sacrifici-senza-contropartite-il.html\">Sacrifici senza contropartite, il biennio 1976-78<\/a>\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref33\" name=\"_ftn33\">[33]<\/a> &#8211; Si veda l\u2019ambiguo discorso condotto in proposito da Berlinguer sulla \u201c<a href=\"https:\/\/tempofertile.blogspot.com\/2014\/12\/enrico-belinguer-austerita-15-gennaio.html\">Austerit\u00e0<\/a>\u201d, nel 1977.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref34\" name=\"_ftn34\">[34]<\/a> &#8211; A rigore in termini keynesiani non esiste, e non pu\u00f2 esistere una spesa pubblica improduttiva. Ogni spesa \u00e8 il reddito di qualcun altro, e comporta un qualche effetto di moltiplicazione e di attivazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref35\" name=\"_ftn35\">[35]<\/a> &#8211; Come noto al centro dell\u2019azione dell\u2019ultimo Pci, in particolare dopo il fallimento del tentativo di andare al governo con il \u201ccompromesso storico\u201d e gli anni del cosiddetto \u201cpentapartito\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref36\" name=\"_ftn36\">[36]<\/a> &#8211; Il Pci vota in modo contrari all\u2019adesione allo Sme, anche se in un complesso contesto di trattativa e in seguito di rottura con il governo. Sono i mesi nei quali fallisce il \u201ccompromesso storico\u201d e viene prima rapito e poi ucciso Aldo Moro.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref37\" name=\"_ftn37\">[37]<\/a> &#8211; Si veda \u201c<a href=\"https:\/\/tempofertile.blogspot.com\/2015\/01\/beniamino-andreatta-il-divorzio-tra.html\">Beniamino Andreatta, il divorzio<\/a>\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref38\" name=\"_ftn38\">[38]<\/a> &#8211; Si veda <a href=\"https:\/\/tempofertile.blogspot.com\/2014\/04\/dicembre-1991-novembre-1993-il-trattato.html\">questa<\/a> lettura analitica della discussione parlamentare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref39\" name=\"_ftn39\">[39]<\/a> &#8211; Si pu\u00f2 leggere, per un quadro generale della politica tedesca del dopoguerra, Massimo d\u2019Angelillo, \u201c<em><a href=\"https:\/\/tempofertile.blogspot.com\/2017\/02\/massimo-dangelillo-la-germania-e-la.html\">La Germania e la crisi europea<\/a><\/em>\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref40\" name=\"_ftn40\">[40]<\/a> &#8211; Chi ha memoria pu\u00f2 riandare ai toni trionfali con i quali, sotto il governo Craxi, l\u2019Italia, sentendosi in crescita costante, si appresta a superare l\u2019Inghilterra.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref41\" name=\"_ftn41\">[41]<\/a> &#8211; La cui versione pop \u00e8 il \u201ccasta e corruzione\u201d dei fortunati libri dei primi anni duemila.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref42\" name=\"_ftn42\">[42]<\/a> &#8211; Appunto con la moneta unica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref43\" name=\"_ftn43\">[43]<\/a> &#8211; E quindi impolitica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref44\" name=\"_ftn44\">[44]<\/a> &#8211; Una sorta di istituzionalizzazione della fuga di capitali e quindi di stretta dipendenza delle scelte dalla necessit\u00e0 di frenarla e di attrarne, piegandosi ad ogni ditkat.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref45\" name=\"_ftn45\">[45]<\/a> &#8211; Attraverso la liquidazione dell\u2019Iri, e pi\u00f9 in generale la stagione delle privatizzazioni degli anni novanta, giustificata apparentemente con la necessit\u00e0 di ridurre il debito pubblico, in realt\u00e0 per ampliare lo spazio del mercato, presunto pi\u00f9 efficiente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref46\" name=\"_ftn46\">[46]<\/a> &#8211; Attraverso reiterate riforme sempre in direzione di promuovere la flessibilit\u00e0, e quindi il precariato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref47\" name=\"_ftn47\">[47]<\/a> &#8211; Cfr Antonella Stirati, \u201c<a href=\"http:\/\/temi.repubblica.it\/micromega-online\/micromega-42017-almanacco-di-economia-solo-leguaglianza-ci-puo-salvare-presentazione-e-sommario\/\">Distruzione dei ceti medi e redistribuzione del reddito<\/a>\u201d, in Micromega 4\/2017.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref48\" name=\"_ftn48\">[48]<\/a> &#8211; Politiche che paesi virtuosi (e \u2018protestanti\u2019) come la Germania non hanno mai smesso di promuovere, con apprezzabile senso pratico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref49\" name=\"_ftn49\">[49]<\/a> &#8211; Al fine di riportare la bilancia commerciale in attivo per la via pi\u00f9 breve, la contrazione delle importazioni e dunque del tenore di vita degli italiani, anzich\u00e9 per quella pi\u00f9 sana, l\u2019avvio di un pacchetto serio di politiche strutturali rivolte a favorire ricerca, innovazione, investimenti pubblici e privati.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref50\" name=\"_ftn50\">[50]<\/a> &#8211; E previsto, sin dagli anni settanta, anche dai successivi cantori del nuovo ordine: cfr. \u201c<a href=\"https:\/\/tempofertile.blogspot.com\/2014\/04\/eugenio-scalfari-1978-parole-al-vento.html\">Eugenio Scalfari, 1978, \u2018parole al vento\u2019 il dibattito sullo Sme<\/a>\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref51\" name=\"_ftn51\">[51]<\/a> &#8211; Si veda, ad esempio, \u201cLa questione dell\u2019unit\u00e0 e della nazione\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref52\" name=\"_ftn52\">[52]<\/a> &#8211; Sul quale gli autori spendono alcune pagine critiche.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref53\" name=\"_ftn53\">[53]<\/a> &#8211; Si veda \u201c<a href=\"https:\/\/tempofertile.blogspot.com\/2017\/02\/angolature-di-nazionalismo-prodi-il.html\">Angolature di nazionalismo: Prodi, il sogno europeo e il nemico americano<\/a>\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref54\" name=\"_ftn54\">[54]<\/a> &#8211; Come, ad esempio, Padoa-Schioppa la cosa si prolungava fino a riconoscere che il welfare doveva essere abbandonato e ripristinato l\u2019assetto di classe e la divisione del lavoro dell\u2019ottocento, si veda \u201c<a href=\"https:\/\/tempofertile.blogspot.com\/2014\/05\/tommaso-padoa-schioppa-interventi-prima.html\">Tommaso Padoa-Schioppa, interventi prima e dopo la crisi<\/a>\u201d, partendo da una diagnosi del keynesismo come \u2018eccesso\u2019 e della globalizzazione come \u2018frutto della tecnologia e di impulsi umani che si possono disciplinare, non sopprimere\u2019, nei suoi interventi legge lo Stato europeo come una necessit\u00e0 per affrontare i problemi \u2018mondiali\u2019. In un giustamente famoso intervento del 2003 sul Corriere della Sera ebbe a dire che bisognava \u201clasciar funzionare le leggi del mercato, limitando l\u2019intervento pubblico a quanto strettamente richiesto dal loro funzionamento e dalla pubblica compassione\u201d, e, in riferimento specifico alle riforme di Schroder (che aveva tenuto il discorso di lancio dell\u2019Agenda 2010, davanti al Bundestag) definisce il suo campo di azione in questo modo: pensioni, sanit\u00e0, mercato del lavoro, scuola. In tutti questi settori \u201cattenuare quel diaframma di protezioni che nel corso del ventesimo secolo<em> hanno progressivamente allontanato l\u2019individuo dal contatto diretto con la durezza del vivere<\/em>, con i rovesci della fortuna, con la sanzione o il premio ai suoi difetti o qualit\u00e0\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref55\" name=\"_ftn55\">[55]<\/a> &#8211; L\u2019elenco \u00e8 a pag. 284-5<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref56\" name=\"_ftn56\">[56]<\/a> &#8211; Massimo Pivetti, Micromega 4\/17, cit. pag. 293<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Fonte: <a href=\"https:\/\/tempofertile.blogspot.com\/2018\/12\/thomas-fazi-william-mitchell-sovranita.html?fbclid=IwAR1UE8VR4GxpNHO3m_YnI8bLNfTweDFAZrFS4ghzUSqH_ogoyaLncHCvxm8\">https:\/\/tempofertile.blogspot.com\/2018\/12\/thomas-fazi-william-mitchell-sovranita.html?fbclid=IwAR1UE8VR4GxpNHO3m_YnI8bLNfTweDFAZrFS4ghzUSqH_ogoyaLncHCvxm8<\/a><\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di TEMPO FERTILE (Alessandro Visalli) &nbsp; Un libro importante e coraggioso, che affronta alcuni dei nodi fondamentali oggi davanti ai nostri occhi e che bloccano la nostra azione, costruito con un profondo sguardo storico e capace di ripercorrere in poche e dense pagine gli snodi che hanno costituito il presente. 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