{"id":46895,"date":"2018-12-12T11:00:44","date_gmt":"2018-12-12T10:00:44","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=46895"},"modified":"2018-12-11T15:17:00","modified_gmt":"2018-12-11T14:17:00","slug":"ucraina-la-cina-corre-in-aiuto-ma-di-chi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=46895","title":{"rendered":"Ucraina: la Cina corre in aiuto, ma di chi?"},"content":{"rendered":"<p>di <strong>L&#8217;INDRO (Franco Soglian)<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"attachment-main-featured size-main-featured wp-post-image no-display lazyloaded\" title=\"Ucraina: la Cina corre in aiuto, ma di chi? I crescenti legami economici tra Kiev e Pechino potrebbero agevolare indirettamente una soluzione pacifica del conflitto con la Russia piuttosto che fare il gioco di Mosca\" src=\"https:\/\/lindro.it\/wp-content\/uploads\/2018\/12\/cinaucraina-702x459.jpg\" sizes=\"(max-width: 702px) 100vw, 702px\" srcset=\"https:\/\/lindro.it\/wp-content\/uploads\/2018\/12\/cinaucraina-702x459.jpg 702w, https:\/\/lindro.it\/wp-content\/uploads\/2018\/12\/cinaucraina-104x69.jpg 104w, https:\/\/lindro.it\/wp-content\/uploads\/2018\/12\/cinaucraina-214x140.jpg 214w\" alt=\"\" width=\"702\" height=\"459\" data-srcset=\"https:\/\/lindro.it\/wp-content\/uploads\/2018\/12\/cinaucraina-702x459.jpg 702w, https:\/\/lindro.it\/wp-content\/uploads\/2018\/12\/cinaucraina-104x69.jpg 104w, https:\/\/lindro.it\/wp-content\/uploads\/2018\/12\/cinaucraina-214x140.jpg 214w\" data-src=\"https:\/\/lindro.it\/wp-content\/uploads\/2018\/12\/cinaucraina-702x459.jpg\" \/><\/p>\n<h3 class=\"post-title item fn\"><span class=\"entry-subtitle\">I crescenti legami economici tra Kiev e Pechino potrebbero agevolare indirettamente una soluzione pacifica del conflitto con la Russia piuttosto che fare il gioco di Mosca<\/span><\/h3>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quasi due anni fa, nel gennaio 2017, l\u2019uomo destinato a rafforzare oltre ogni previsione il proprio potere alla testa della <b>Cina<\/b>, forse destinata a sua volta a diventare la prima tra le superpotenze mondiali, compiva un gesto non plateale ma senza precedenti nella sua politica estera, normalmente contenuta entro un ideale perimetro del continente asiatico. Anche quando, nel secolo scorso, concedeva una sorta di protezione all\u2019Albania comunista, ribellatasi all\u2019egemonia sovietica seguendo l\u2019esempio dello stesso ex Celeste Impero.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Intrattenendosi con il presidente ucraino <b>Petro Poroscenko<\/b> in occasione del Forum di Davos, <b>Xi Jinping <\/b>non si limitava (come spesso usano fare i politici) ad evocare una \u2018lunga tradizione di amicizia\u2019 esistente a suo dire tra i due Paesi e a definire tuttora amico quello oggi in piena rotta, e praticamente addirittura in guerra, con una Russia diventata, lei s\u00ec, grande amica della Cina dopo la fine della comunanza tra i rispettivi regimi comunisti originari. Quello di Pechino, come si sa, \u00e8 sopravvissuto ma grazie ad una trasformazione pi\u00f9 radicale e proficua della corrispondente moscovita.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dopo avere espresso la\u00a0\u00ab<b><i>genuina speranza che l\u2019Ucraina conservi la sua stabilit\u00e0 sociale e prosegua nello sviluppo economico<\/i><\/b>\u00bb, nonch\u00e9 auspicato il rafforzamento dei legami e della cooperazione bilaterale, Xi informava l\u2019interlocutore (come avrebbe poi reso noto il ministro degli Esteri cinese) che Pechino era \u00ab<i>disposta a svolgere un ruolo costruttivo nel promuovere una soluzione politica della crisi\u00bb<\/i>\u00a0in atto da oltre tre anni, con l\u2019epicentro a nord del Mar Nero ma con riflessi e ricadute a ben pi\u00f9 largo raggio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un\u2019offerta e proposta di mediazione o almeno di buoni uffici, insomma, in ultima analisi tra Kiev e Mosca, e meritevole di rilievo sia per la novit\u00e0 sopra accennata, sia per la collocazione internazionale delle tre parti interessate, sia infine perch\u00e9 rispondeva ad un\u2019oggettiva esigenza di interventi in quel senso dal momento che i negoziati o colloqui allora (come tuttora) in corso a livello multilaterale sembravano (sempre come tuttora) segnare sconsolatamente il passo. E\u2019 vero che in quello stesso gennaio si apprestava ad entrare nella Casa bianca <b>Donald Trump<\/b>, il presidente-eletto che tra le altre sue promesse agli elettori, e al mondo, aveva incluso anche quella di tendere la mano a <b>Vladimir Putin<\/b> correggendo la dura posizione americana nei confronti della Russia sulla vertenza ucraina.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non si pu\u00f2 escludere che sia stata proprio una simile prospettiva, che si sarebbe peraltro rivelata, come minimo, alquanto nebulosa e contrastata, a suggerire la mossa o gesto di Xi, presumibilmente interessato a far sentire la voce e innalzare il ruolo di Pechino, ad ogni buon fine, su uno dei temi centrali e pi\u00f9 scottanti della problematica planetaria. Possedendo comunque, nella fattispecie, i giusti titoli per farlo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><b>La Cina<\/b>, infatti, <b>aveva preso le debite distanze dall\u2019amica Russia fin dalle battute iniziali della crisi ucraina<\/b>. Sia pure argomentando in termini un po\u2019 tortuosi le proprie scelte, Pechino si era ben guardata, nel marzo 2014, dall\u2019approvare l\u2019annessione russa della Crimea, che non avrebbe mai riconosciuto neppure in seguito, e anzi tanto meno in seguito a causa del successivo e pieno appoggio di Mosca alla ribellione dei filorussi del Donbass al governo di Kiev.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non aveva aderito, certo, neanche alla recisa condanna occidentale dell\u2019annessione e alle conseguenti sanzioni decretate a carico della Russia, astenendosi nelle relative votazioni nel Consiglio di sicurezza dell\u2019ONU rese comunque platoniche dal veto di Mosca. Agli Stati Uniti e ai loro alleati Pechino rimproverava curiosamente un\u2019interferenza negli affari interni ucraini, commessa appunto mediante la condanna e le sanzioni, non meno riprovevole di quelle russe.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ribadiva tuttavia, per l\u2019occasione, che la politica estera cinese rimaneva basata sui Cinque principi della coesistenza pacifica: rispetto della sovranit\u00e0 e integrit\u00e0 territoriale di ogni Paese, inaccettabilit\u00e0 di qualsiasi aggressione, non interferenza negli affari interni altrui, rispetto reciproco dell\u2019eguaglianza e mutuo vantaggio, coesistenza pacifica tra tutti gli Stati. Il tutto sottolineando la particolare importanza tradizionalmente attribuita da Pechino alla non interferenza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ai governi occidentali si rimproverava tra l\u2019altro la pratica del doppio standard evidenziata dal contrasto tra le loro reazioni all\u2019odierna crisi ucraina e il loro comportamento in precedenti casi considerati analoghi come la scelta dell\u2019indipendenza dall\u2019URSS da parte della stessa Ucraina e della Georgia nel 1991 nonch\u00e9 il distacco del Kosovo dalla Serbia. Precedenti, naturalmente, fatti valere senza risparmio innanzitutto da parte russa, ufficialmente e non.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Alla Russia Pechino attribuiva la responsabilit\u00e0 o corresponsabilit\u00e0 per l\u2019inasprimento della crisi e l\u2019esplosione di un conflitto armato, paragonando il suo comportamento all\u2019appoggio prestato dall\u2019URSS all\u2019emancipazione della Mongolia dalla Cina nel 1945. Riconosceva tuttavia che Russia e Ucraina condividevano una \u2018storia complicata\u2019, che gli abitanti della Crimea risultavano in maggioranza russi (col 58%) secondo un referendum del 2001 e che si poteva quanto meno comprendere la pretesa di Mosca di includere l\u2019Ucraina in una propria zona di influenza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Fermo restando il doveroso rispetto della sovranit\u00e0 e integrit\u00e0 territoriale dell\u2019Ucraina, ne conseguiva comunque l\u2019invito ai governi occidentali di tenere conto delle legittime preoccupazioni russe per la propria sicurezza esterna, nell\u2019ambito degli altrettanto doverosi sforzi di tutti gli interessati per giungere ad una pacifica soluzione della crisi mediante indispensabili quanto ragionevoli compromessi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sforzi che non sono mancati, almeno da qualche parte, ma sfortunatamente si sono rivelati vani e insufficienti anche solo ad impedire che la tensione e la multiforme ostilit\u00e0 tra i principali antagonisti crescessero anzich\u00e9 ridursi, con inevitabili ripercussioni sui rapporti tra Russia e Occidente nel loro complesso.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In una simile cornice, non stupisce che sia rimasta senza eco apprezzabile n\u00e9 seguiti specifici anche l\u2019offerta di mediazione o buoni uffici di Xi Jinping. Offerta verosimilmente sgradita allo schieramento occidentale (del resto disorientato dall\u2019incertezza sulle reali intenzioni americane) <b>per il timore che malgrado tutto Pechino avrebbe fatto in ultima analisi il gioco di Mosca<\/b>, <b>ma fors\u2019anche al Cremlino per motivi di segno opposto<\/b>. Compresa, magari, la fiducia di poter ottenere di pi\u00f9 senza aiuti esterni non necessariamente gratuiti e senza dover cedere di un pollice sulla propria linea, sfruttando sia propizie divisioni nel campo occidentale sia un indebolimento anche interno del regime di Poroscenko a Kiev. Presumibilmente scettico, a sua volta, circa l\u2019utilit\u00e0 di un intervento mediatore di un governo amico del proprio nemico e ormai avviato a cooperare strettamente con esso anche nel settore militare (acquisti di armi di ogni genere, manovre comuni).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ci\u00f2 che non si \u00e8 potuto concretizzare, sinora, sul piano politico-diplomatico sta prendendo quota, invece, in campo economico, col favore di una convergenza di interessi non illimitata ma comunque ampia e tangibile. Al punto, anzi, che alcuni osservatori non esitano a parlare adesso di un\u2019Ucraina gi\u00e0 divenuta un importante partner strategico della Cina. E ci\u00f2 grazie alla spinta soprattutto di Pechino, nel quadro di quella che qualcuno definisce una \u2018<i>strategia economica molto aggressiva in Europa<\/i>\u2018, ma anche con un\u2019adesione ormai apparentemente ampia da parte di Kiev.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><b>Gli scambi commerciali tra i due Paesi sono gi\u00e0 rilevanti<\/b>. L<b>a Cina figura al secondo posto nel mondo dopo la Russia nella graduatoria delle importazioni ucraine<\/b>, peraltro dominate adesso dall\u2019Unione europea nel suo complesso grazie ad un balzo dal <b>31,5%<\/b> del 2010 al <b>41,9%<\/b> del 2017. Nello stesso periodo la quota cinese \u00e8 salita dal <b>7,7% <\/b>all\u2019<b>11,4% <\/b>e promette di superare presto quella russa (attualmente del 14,2%), dato che nel terzo trimestre di quest\u2019anno ha raggiunto il 12,7%.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Meno impetuosa \u00e8 la crescita delle esportazioni ucraine in Cina, che nel settennio sopra indicato sono quasi raddoppiate ma solo dal 2,5% al 4,6%, e nei primi nove mesi del 2018 sono addirittura un po\u2019 diminuite (4,2%), mentre <b>l\u2019export totale di Kiev \u00e8 aumentato di oltre il 10%<\/b>. <b>L\u2019import dalla Cina \u00e8 invece aumentato quasi del 30% contro il 16% del totale<\/b>. <b>Anche per le esportazioni ucraine in Cina le prospettive sono tuttavia molto pi\u00f9 brillanti <\/b>di quanto pu\u00f2 sembrare per due motivi molto semplici.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il primo si ricollega ad una scelta sostanzialmente politica di Kiev. <b>Mentre l\u2019impennata del commercio con la UE si deve all\u2019accordo di libero scambio stipulato con Bruxelles nel 2014<\/b>, dopo la rottura politica con Mosca, <b>la proposta di aprire negoziati per un accordo analogo con la Cina<\/b>, avanzata da Pechino nel 2016, <b>ha lasciato Kiev apparentemente indifferente per un paio d\u2019anni<\/b>. Solo nello scorso novembre il ministro ucraino dell\u2019Economia, <b>Stepan Kubiv<\/b>, recatosi in Cina per la seconda volta dopo una lunga assenza di contatti ad alto livello, ha finalmente annunciato l\u2019accettazione della proposta, accompagnata dalla riattivazione, anche qui dopo una lunga pausa, della Commissione intergovernativa per la cooperazione bilaterale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per nulla risentita per il ritardo, Pechino si mostra pi\u00f9 che pronta a recuperare rapidamente il terreno perduto. <b>Non si contano le risorse naturali e i settori economici ucraini per i quali l\u2019interesse cinese \u00e8 altamente vivo<\/b>, ben al di l\u00e0 dell\u2019agricoltura finora dominante agli effetti commerciali trovando un corrispettivo nei beni di consumo durevole forniti al partner. E che rimarr\u00e0 probabilmente importante dati i continui progressi della produzione cerealicola di quest\u2019ultimo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per il resto, si va dalle fonti di energia alle costruzioni, dall\u2019industria bellica a quella aerospaziale, dall\u2019informatica alle comunicazioni. La dipendenza energetica ucraina dalla Russia \u00e8 ancora considerevole, ma cala sempre pi\u00f9 aprendo ampi spazi anche alla Cina, protesa a sfruttarli mediante impegni per lo sviluppo dell\u2019industria nucleare, dei depositi locali di uranio e delle fonti rinnovabili con in testa la fotovoltaica. Un impianto per l\u2019energia solare in via di costruzione sar\u00e0 tra i tre pi\u00f9 grandi in Europa e un altro ancora sorger\u00e0 forse proprio nei pressi di Cernobyl.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quanto agli armamenti, l\u2019industria ucraina, tradizionalmente primeggiante in Europa, esporta in Cina per 100 milioni di dollari all\u2019anno, e si tratta fra l\u2019altro di componenti per aerei da caccia e da trasporto, missili a lungo raggio e portaerei. Una societ\u00e0 statale cinese tenta da tempo di impossessarsi di un\u2019azienda aerospaziale ucraina specializzata nella produzione di motori di ogni tipo per aerei ed elicotteri, incontrando qualche difficolt\u00e0, sembra, per motivi occupazionali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In materia di comunicazioni si segnala, oltre alla costruzione da parte cinese di autostrade e di una quarta linea della metropolitana di Kiev, la recente decisione di collegare la Cina con l\u2019Europa mediante una linea ferroviaria per il trasporto di container i cui treni, previsti in circa un migliaio all\u2019anno, dovrebbero raggiungere Varsavia attraversando il territorio ucraino. Arriviamo cos\u00ec al secondo motivo di ottimismo circa le prospettive di un interscambio non solo crescente ma anche sufficientemente equilibrato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Lo slancio acquistato dagli investimenti cinesi in Ucraina, gi\u00e0 effettuati, in cantiere e progettati, appare straordinario, tanto pi\u00f9 se paragonato al concomitante calo (del 24% nella prima met\u00e0 del 2018) di quelli in Russia, ridotti attualmente a meno dell\u20191% degli investimenti stranieri totali nella Federazione presieduta da Putin. Solo nelle fabbriche ucraine di armi e altro materiale bellico Pechino sta investendo <b>250 milioni di dollari<\/b>. Quanto al totale dei capitali destinati all\u2019Ucraina si parla di cifre in rapido aumento e comunque di parecchi miliardi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un rischio ben calcolato? Sta di fatto che tutto ci\u00f2 si registra all\u2019indomani dell\u2019ennesimo segnale di fumo, forse il pi\u00f9 minaccioso emesso finora dalla crisi ucraina, dato il pericolo che lo<strong><a href=\"https:\/\/www.lindro.it\/mosca-e-kiev-ai-ferri-corti-ma-forse-non-irreparabilmente\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"> scontro nel Mare di Azov<\/a> <\/strong>preannunci un definitivo regolamento di conti tra Kiev e Mosca, con conseguenze imponderabili ma comunque gravi per la politica mondiale in generale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sta altres\u00ec di fatto che Pechino vi ha reagito ribadendo in sostanza le posizioni che gi\u00e0 conosciamo semmai accentuandone il carattere di imparzialit\u00e0 impegnata e potenzialmente attiva. Il suo rappresentante all\u2019ONU ha reso nuovamente omaggio alla sovranit\u00e0 e integrit\u00e0 territoriale di tutti i Paesi inclusa l\u2019Ucraina dichiarando che la Cina \u00ab<i>si oppone a tutte le forze esterne che interferiscono negli affari interni ucraini\u00bb<\/i>\u00a0e concludendo che il suo governo, preoccupato per quanto accade, \u00ab<i>invita le parti a mostrare ritegno in modo da scongiurare un\u2019ulteriore escalation della tensione e risolvere i problemi mediante il dialogo\u00bb<\/i>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><b>Sarebbe forse eccessivo ipotizzare che Pechino abbia impresso una tangibile svolta ai rapporti con Kiev non solo per propri interessi economici verosimilmente preminenti ma anche per creare una situazione che renda pi\u00f9 difficile una degenerazione del conflitto in corso temibile per tutti<\/b>. In effetti, sarebbe difficile immaginare, ad esempio, un aperto attacco russo ad un Paese nel quale si stanno concentrando cospicui interessi di un altro Paese amico cos\u00ec importante di Mosca bench\u00e8 non sempre allineato con essa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">D\u2019altra parte, a Kiev non mancavano fino a ieri dubbi circa l\u2019opportunit\u00e0 di stringere legami proprio con un simile Paese, e anzi qualcuno sospettava dichiaratamente che Pechino potesse dopotutto aiutare Mosca rendendo l\u2019Ucraina meno dipendente dal sostegno economico dell\u2019Unione europea e attirandola oggettivamente verso est, comportandosi dunque nei confronti di Kiev come il classico amico del giaguaro.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Adesso quel sospetto appare meno giustificato. Tra l\u2019altro, perch\u00e9 il regime di Poroscenko ha bisogno di rafforzarsi economicamente anche per non perdere ulteriore credibilit\u00e0 interna e il soccorso cinese non \u00e8 condizionato come gli aiuti della UE a riforme economiche e politiche che Kiev stenta o rilutta ad attuare.\u00a0E infine, un rafforzamento domestico potrebbe forse disincentivare l\u2019attuale governo ucraino dal provocare a sua volta, come estrema risorsa per salvarsi, un\u2019incontrollata esasperazione del conflitto finora solo \u2018ibrido\u2019 bench\u00e9 gi\u00e0 non poco cruento.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Fonte: <a href=\"https:\/\/lindro.it\/ucraina-la-cina-corre-in-aiuto-ma-di-chi\/\">https:\/\/lindro.it\/ucraina-la-cina-corre-in-aiuto-ma-di-chi\/<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di L&#8217;INDRO (Franco Soglian) &nbsp; I crescenti legami economici tra Kiev e Pechino potrebbero agevolare indirettamente una soluzione pacifica del conflitto con la Russia piuttosto che fare il gioco di Mosca Quasi due anni fa, nel gennaio 2017, l\u2019uomo destinato a rafforzare oltre ogni previsione il proprio potere alla testa della Cina, forse destinata a sua volta a diventare la prima tra le superpotenze mondiali, compiva un gesto non plateale ma senza precedenti nella sua&#46;&#46;&#46;<\/p>\n","protected":false},"author":86,"featured_media":45063,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"jetpack_post_was_ever_published":false,"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","enabled":false},"version":2}},"categories":[32],"tags":[],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2018\/10\/533832_263130150441784_642022874_n.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/p7ZaJ4-ccn","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/46895"}],"collection":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/86"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=46895"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/46895\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":46896,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/46895\/revisions\/46896"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/45063"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=46895"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=46895"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=46895"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}