{"id":47061,"date":"2018-12-14T10:45:37","date_gmt":"2018-12-14T09:45:37","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=47061"},"modified":"2018-12-14T10:16:47","modified_gmt":"2018-12-14T09:16:47","slug":"perche-dopo-la-crisi-del-2008-lagenda-neoliberale-e-ancora-dominante","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=47061","title":{"rendered":"Perch\u00e9 dopo la crisi del 2008 l\u2019agenda neoliberale \u00e8 ancora dominante?"},"content":{"rendered":"<p>di <strong>ECONOMIA E POLITICA (Massimo De Minicis)<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"entry-thumb\" title=\"neoliberismo-massimo-de-minicis\" src=\"https:\/\/www.economiaepolitica.it\/wp-content\/uploads\/neoliberismo-1-640x451.jpg\" alt=\"neoliberismo\" width=\"640\" height=\"451\" \/><\/p>\n<p class=\"p1\" style=\"text-align: justify;\"><span class=\"s1\"><i><strong>La crisi del 2008 ha dimostrato che le politiche economiche mainstream sono dannose e fallimentari, ma la \u201cretorica\u201d neoliberale riesce ancora dominare il dibattito e le istituzioni e ad imporre pericolosamente la sua agenda.<\/strong> <\/i><\/span><\/p>\n<p class=\"p1\" style=\"text-align: justify;\"><span class=\"s1\">Dalla met\u00e0 degli anni \u201990, nel sistema a capitalismo avanzato, una crescente interdipendenza e accresciuta competizione tra le nazioni, identificata nel concetto teorico della <a href=\"https:\/\/www.economiaepolitica.it\/tag\/globalizzazione\/\">globalizzazione<\/a> ha determinato le basi concettuali per identificare nello stato sociale del periodo post-bellico europeo un lusso non pi\u00f9 sostenibile: \u201c<i>nel dibattito svedese, \u00e8 normale ritenere che l\u2019egualitarismo degli anni \u201970 non sia sostenibile e che l\u2019uguaglianza debba, in una certa misura, essere sacrificata sull\u2019altare dell\u2019efficienza<\/i>\u201d (Crouch, Streek 1996).<\/span><\/p>\n<p class=\"p1\" style=\"text-align: justify;\"><span class=\"s1\">Negli stessi anni gli ambienti politici dell\u2019<a href=\"https:\/\/www.economiaepolitica.it\/tag\/Unione-europea\/\">Unione europea<\/a> hanno rappresentato un costante discorso teorico secondo cui la globalizzazione esponeva i paesi comunitari ad una serie di sfide di fronte alle quali dovevano essere riorganizzate le modalit\u00e0 di governance del welfare e del sistema delle relazioni industriali. Ci\u00f2 sembra aver determinato una serie di vincoli esterni per le forme istituzionali prodotti attraverso un processo di persistente normalizzazione di tali presupposti teorici. Si \u00e8 andata, cos\u00ec, consolidando una sorta di traiettoria neoliberale (Baccaro, Howell, 2011) che ha percorso anche i processi di integrazione europea per rispondere in maniera efficace agli imperativi dell\u2019economia globale. Procedendo a rideterminare il peculiare <i>\u201cmodello sociale europeo\u201d<\/i> emerso e consolidatosi nel primo dopoguerra (Hay, 2003). Una serie di posizioni ideali, che prefiguravano nella variante neoliberale di integrazione comunitaria la forma migliore per rispondere ai nuovi imperativi economici, hanno assunto effetti costrittivi e vincolanti per le societ\u00e0 europee in assenza di manifeste conferme empiriche: <\/span><span class=\"s2\">\u201c<\/span><span class=\"s1\"><i>gli effetti reali dei discorsi economici sulla globalizzazione sono qualcosa di indipendente dalla veridicit\u00e0 delle analisi<\/i>\u201d<\/span> <span class=\"s1\">(Hay, 2001). Nelle analisi di Streek (2009) e Hay (2001) questa dinamica viene evidenziata con chiarezza. Per Streek, infatti, per comprendere la reale natura dei cambiamenti istituzionali nel modello welfaristico e delle relazioni industriali, dalla met\u00e0 degli anni \u201990, vi \u00e8 l\u2019esigenza di spostare l\u2019attenzione dalle forme istituzionali e dalle loro logiche al <a href=\"https:\/\/www.economiaepolitica.it\/tag\/capitalismo\/\">capitalismo<\/a> e alle sue logiche. Non \u00e8, quindi, la naturale evoluzione delle istituzioni che determina una certa composizione del welfare ma \u00e8 quella del capitale in quanto succedersi di politiche capitalistiche e semmai la storia degli ideali neoliberali che precedono e determinano queste politiche. Forme ideali si sono cos\u00ec istituzionalizzate determinando una azione normalizzante di assetti preesistenti non associabili alle logiche del pensiero neoliberale, un cosiddetto effetto <i>roll back <\/i><sup>1<\/sup> sulle forme istituzionali preesistenti. Il risultato \u00e8 stato una trasformazione dello stato sociale del dopoguerra che \u00e8 stato ridefinito anche come uno \u201cstato della concorrenza\u201d (Hay, 2003), workfare o welfare capitalistico finanziario<sup>2<\/sup>.<\/span> <span class=\"s1\">Politicamente tale processo si \u00e8 affermato tramite la diffusione del concetto teorico della <i>terza via<sup>3<\/sup><\/i>, in cui la globalizzazione si affermava sempre pi\u00f9 come una forma retorica che da desiderabile diveniva costrittiva. Sollecitati a delineare la politica economica del partito Tony Blair e Gordon Brown risposero con una serie di dichiarazioni che hanno segnato un significativo allontanamento dalla politica precedente del laburismo. Questo riorientamento strategico era chiaramente inserito nel contesto di un discorso di globalizzazione. Il messaggio era semplice. Le pratiche politiche e le ideologie che servirono a sostenere il \u201cliberalismo incorporato\u201d del periodo post-bellico (fordista-keynesiano) non erano pi\u00f9 fattibili n\u00e9 desiderabili (Hay, 2003). Tale presupposti teorici di normalizzazione delle istituzioni verso le esigenze del pensiero neoliberale e gli interessi del capitalismo finanziario globalizzato furono standardizzati nei paesi anglosassoni essenzialmente tramite la retorica della globalizzazione. In altri contesti europei un diverso concetto teorico, ricomprese questi concetti teorici, il processo di integrazione europea dagli anni \u201990: \u201c<i>l\u2019Unione europea si trova di fronte a un cambiamento epocale derivante dalla globalizzazione. Queste sfide influenzano ogni aspetto della vita delle persone e richiedono una trasformazione radicale dell\u2019economia e della societ\u00e0 europea<\/i>\u201d (Conclusioni presidenziali, Consiglio europeo speciale di Lisbona, marzo 2000).<\/span><\/p>\n<p class=\"p1\" style=\"text-align: justify;\"><span class=\"s1\">In un certo numero di Contesti europei, \u00e8 il processo di integrazione europea, quindi, (spesso nella forma dei criteri di convergenza dei parametri di Maastricht) che ha svolto una azione costrittiva per l\u2019attuazione di riforme sociali ed economiche altrove legittimate dai termini imposti dalla globalizzazione. Cos\u00ec per Colin Hay (2001) la standardizzazione delle forme istituzionali proprie del neoliberalismo \u00e8 avvenuta in alcuni casi, mediante il concetto della globalizzazione, sia in termini costrittivi, che nell\u2019affermazione di progetti e soluzioni politiche contingenti e convenienti, in altri casi al concetto di globalizzazione si \u00e8 avvicendato un ulteriore processo retorico quello della integrazione europea post-Maastricht, che anche in questo caso pu\u00f2 aver assunto il valore di una inesorabile costrizione esterna o di un conveniente progetto politico contingente (Figura 1).\u00a0<\/span><\/p>\n<h3 class=\"p4\" style=\"text-align: justify;\"><strong><span class=\"s1\"><i>Fig. 1 Le forme di espressione della retorica neoliberale mediante i concetti di Globalizzazione e Integrazione Europea degli anni \u201990 come vincoli costrittivi o progetti politici contingenti<\/i><\/span><\/strong><\/h3>\n<p style=\"text-align: justify;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter wp-image-9447 size-full\" title=\"retorica neoliberale\" src=\"https:\/\/www.economiaepolitica.it\/wp-content\/uploads\/retorica-neoliberale.png\" sizes=\"(max-width: 888px) 100vw, 888px\" srcset=\"https:\/\/www.economiaepolitica.it\/wp-content\/uploads\/retorica-neoliberale.png 888w, https:\/\/www.economiaepolitica.it\/wp-content\/uploads\/retorica-neoliberale-300x140.png 300w, https:\/\/www.economiaepolitica.it\/wp-content\/uploads\/retorica-neoliberale-768x358.png 768w, https:\/\/www.economiaepolitica.it\/wp-content\/uploads\/retorica-neoliberale-640x298.png 640w, https:\/\/www.economiaepolitica.it\/wp-content\/uploads\/retorica-neoliberale-681x317.png 681w\" alt=\"retorica neoliberale\" width=\"888\" height=\"414\" \/><\/p>\n<p class=\"p4\" style=\"text-align: justify;\"><span class=\"s1\"><i>Elaborazione su rappresentazione di Hay,2001<\/i><\/span><\/p>\n<p class=\"p1\" style=\"text-align: justify;\"><span class=\"s1\">La rappresentazione grafica di Hay delinea la diversa traiettoria della retorica neoliberale in alcuni paesi europei. Dalla figura si evidenzia come per la Gran Bretagna questa sia stata unicamente invocata all\u2019interno dei confini ideali della globalizzazione. Utilizzata per legittimare riforme interne tendenti ad affermare la liberalizzazione del welfare e del sistema delle relazioni industriali. Tale retorica \u00e8 stata utilizzata sia come vincolo esterno costrittivo che come consapevole, conveniente e contingente opportunit\u00e0 politica.<\/span> <span class=\"s1\">Il caso francese \u00e8, in quasi tutti gli aspetti, del tutto diverso, qui \u00e8 il processo di integrazione europea che \u00e8 all\u2019origine delle riforme sociali ed economiche neoliberali dell\u2019inizio degli anni \u201990, sia come una costrizione esterna inesorabile che come una scelta politica consapevole e contingente. Per la <a href=\"https:\/\/www.economiaepolitica.it\/tag\/Germania\/\">Germania<\/a> il processo di integrazione europea \u00e8 nato come un progetto politico contingente e conveniente per divenire poi una inesorabile esterna condizione imposta dalla globalizzazione. Caso estremo e particolare \u00e8 quello italiano. Qui l\u2019integrazione europea imposta dalle sfide della globalizzazione \u00e8 stata vista e interpretata soltanto come una costrizione esterna inesorabile, senza nessuna forma di ricerca di un consapevole consenso interno a tali politiche mediante la proposizione di un progetto politico contingente e potenzialmente modificabile. Cos\u00ec gli attori politici in <a href=\"https:\/\/www.economiaepolitica.it\/tag\/Italia\/\">Italia<\/a> dall\u2019inizio degli anni \u201990 hanno fatto appello al processo di integrazione come a un imperativo economico esterno salvifico e modernizzante. Il processo di unificazione monetaria europea \u00e8 stato scelto come unico strumento di salvezza e risanamento della salute e della competitivit\u00e0 dell\u2019economia e della societ\u00e0 nazionale (Hay, 2001). Come osserva Vivien Schmidt (2002), \u201c<i>in nessun altro paese il discorso dell\u2019integrazione europea ha giocato un ruolo cos\u00ec centrale nel promuovere la dolorosa accettazione di cambiamento dalle traiettorie ideali e politiche post-keynesiane<\/i>\u201d.<\/span><\/p>\n<p class=\"p1\" style=\"text-align: justify;\"><span class=\"s1\">Ma questa dinamica di retorica neoliberale nella ridefinizione delle forme del welfare \u00e8 ancora in atto o ha terminato il suo percorso ed \u00e8 dunque storicizzabile? Alcuni (Streek, 2011; Crouch, 2009; Barba e Pivetti, 2009) sostengono conclusa l\u2019azione delle forme istituzionali nate dalla retorica neoliberale. Questo \u00e8 avvenuto per la non pi\u00f9 prorogabile sostenibilit\u00e0 delle condizioni macroeconomiche che avevano dato vita allo strumento che ne garantiva la stabilit\u00e0, il keynesismo privatizzato<sup>4<\/sup> (Crouch, 2009, 2011; De Minicis, 2017; 2018).<\/span><\/p>\n<p class=\"p1\" style=\"text-align: justify;\"><span class=\"s1\">Se questa analisi \u00e8 vera, ci chiediamo se nei primi anni post-crisi si sia sviluppata o no una generale presa d\u2019atto di questo processo di storicizzazione delle forme retoriche e istituzionali neoliberali.<\/span><\/p>\n<p class=\"p1\" style=\"text-align: justify;\"><span class=\"s1\">\u00c8 lo stesso Crouch che prova a problematizzare la questione in un testo dal titolo esemplificativo \u201cThe Strange no death of the neoliberalism\u201d<i> <\/i>(2011). Il titolo del libro di Crouch trae ispirazione da un pamphlet del 1936 di George Dangerfield dal titolo \u201cThe Strange Death of Liberal England\u201d in cui si descrivevano le cause della fine del potere dell\u2019ideale e della retorica liberale e degli attori politici da esso ispirati all\u2019inizio del novecento. Crouch si chiede perch\u00e9 dopo il 2008, con lo schianto del modello capitalistico finanziario neoliberale, questo non sia avvenuto. Affermandosi, invece, una lenta fase di contrastata <i>no death<\/i> della traiettoria neoliberista. Con una narrazione della crisi che sembra aver preso uno strano e non previsto tragitto. <\/span><\/p>\n<p class=\"p1\" style=\"text-align: justify;\"><span class=\"s1\">La <a href=\"https:\/\/www.economiaepolitica.it\/tag\/crisi-finanziaria\/\">crisi finanziaria<\/a> ha riguardato le banche e i loro comportamenti, ma la soluzione \u00e8 stata individuata in un definitivo ridimensionamento del welfare state e della spesa pubblica. La risposta a questo enigma sta per Crouch nella natura del modello capitalistico affermatosi sulla spinta dell\u2019ethos neoliberale, un sistema che ha portato all\u2019affermazione di <i>giant corporation <\/i>che esercitano un\u2019influenza diretta sugli attori politici e istituzionali mediante attivit\u00e0 di lobbying e costruzioni di comuni interessi economici.<\/span><\/p>\n<p class=\"p1\" style=\"text-align: justify;\"><span class=\"s1\">Ma in questa analisi quello che mi preme esaminare pi\u00f9 profondamente e la dinamica in cui questo condizionamento si manifesta, che credo, non sia soltanto determinato dal potere e dagli interessi delle <i>giant corporation<\/i> ma derivato anche dalla particolare natura del neoliberalismo ripercorrendo, cos\u00ec, le osservazioni fatte sul potere costrittivo della retorica neoliberale. Negli anni post-crisi, infatti, il neoliberalismo ha saputo condurre la narrazione ideale della crisi finanziaria ancora per la sua capacit\u00e0 di rendere fluida, adattabile ed empiricamente non misurabile la sua azione retorica (Craig, 2015). L\u2019enfasi neoliberale, infatti, non \u00e8 da considerare come un modello teorico che d\u00e0 forma ad un sistema istituzionale strutturato e pre-definito riproponibile nel tempo e nello spazio, ma \u00e8 da osservare pi\u00f9 come una propensione che produce un comune sentire. Un ethos retorico, quindi, che si presenta con una molteplicit\u00e0 di idee, pensieri, notizie, ricerche, analisi che convergono tutte verso lo stesso obiettivo, stabilire ancora una volta l\u2019egemonia della logica e della governance del mercato sulla societ\u00e0. Presentandosi in alcuni casi in termini persuasivi, convenienti e affascinanti vedi il caso della terza via o della produzione scientifica ad esso riferibile<sup>5<\/sup>, in altri casi, invece, affermandosi come un vincolo esterno costrittivo, inesorabile e in alcuni casi oppressivo. Dove, infatti, i governi, per qualsiasi logica perversa, sono ancora attratti da una prospettiva macroeconomica espansiva unilaterale, allora in queste situazioni interviene l\u2019integrazione dei mercati finanziari per assicurare una rapida emorragia dei fondi investiti. L\u2019influenza di una tale visione non \u00e8 difficile da dimostrare, come attesta il rapporto del Fondo monetario internazionale sulle \u201copportunit\u00e0 e sfide\u201d presentate dalla globalizzazione. <i>\u201cI mercati finanziari internazionali servono a \u2018dirigere\u2019 i governi incoraggiando l\u2019adozione di politiche appropriate e, infine, premiando le buone politiche\u201d (Fondo Monetario Internazionale, 1997)<\/i>\u201d (Hay, 2003).<\/span><\/p>\n<p class=\"p1\" style=\"text-align: justify;\"><span class=\"s1\">Ma fino a quando l\u2019ethos neoliberale pu\u00f2 supportare una visione della crisi a lui favorevole, riaffermando le logiche economiche e la sue retoriche normalizzanti dei sistemi sociali ed economici? Le vicende della <a href=\"https:\/\/www.economiaepolitica.it\/tag\/Brexit\/\">Brexit<\/a> come quelle espresse dal voto democratico nella maggioranza degli stati europei evidenziano come questa possibilit\u00e0 sia sottoposta a notevole pressione. Rafforzando l\u2019idea di una crisi sempre pi\u00f9 evidente nel rapporto tra capitalismo neoliberale e democrazia. In tal senso l\u2019evoluzione e la natura dell\u2019ethos neoliberale sembrano confermare l\u2019analisi di Streek (2011) su una oggettiva e immutabile condizione di crisi della democrazia capitalistica. Cos\u00ec quello che sta accadendo a dieci anni dalla crisi finanziaria del 2008 per il sociologo tedesco pu\u00f2 essere considerato come l\u2019ultima fase di questo continuo succedersi di crisi nella democrazia capitalistica: \u201c<i>con il crollo del keynesismo privatizzato nel 2008, la crisi del capitalismo democratico post-bellico \u00e8 entrato nel suo quarto ed ultimo stadio<\/i>\u201d. Una quarta e ultima fase in cui non sembra delinearsi ancora una stabile situazione di tregua e in cui l\u2019ethos retorico neoliberale appare forse indebolito ma sempre vitale e belligerante, capace di rigenerarsi con forme, soggettivit\u00e0 e concetti inaspettati e sempre pi\u00f9 costrittivi.<\/span><\/p>\n<p class=\"p1\" style=\"text-align: justify;\"><span class=\"s1\">*<em>Ricercatore Inapp; le opinioni espresse nell\u2019articolo non rappresentano necessariamente quelle dell\u2019Istituto di appartenenza<\/em><\/span><\/p>\n<p class=\"p7\" style=\"text-align: justify;\"><span class=\"s1\"><b>Bibliografia<\/b><\/span><\/p>\n<p class=\"p9\" style=\"text-align: justify;\"><span class=\"s1\">Baccaro<\/span> <span class=\"s1\">L., Howell, C. (2011), A common neoliberal trajectory: The transformation of industrial relations in advanced capitalism L Baccaro, C Howell \u2013 Politics &amp; Society, 2011.<\/span><\/p>\n<p class=\"p9\" style=\"text-align: justify;\"><span class=\"s1\">Barba A., Pivetti M. (2009), Rising Household Debt: Its Causes and Macroeconomic Implications \u2013 A Long-Period Analysis, in Cambridge Journal of Economics, vol. 33, n. 1, pp. 113-137.<\/span><\/p>\n<p class=\"p9\" style=\"text-align: justify;\"><span class=\"s1\">Crouch C., Streek W. (1996), Political economy of modern capitalism. Mapping Convergence and Diversity, Sage Publications.<\/span><\/p>\n<p class=\"p9\" style=\"text-align: justify;\"><span class=\"s1\">Craig M. (2015) Post-2008 British Industrial Policy and Constructivist Political Economy: New Directions and New Tensions, New Political Economy,<\/span><\/p>\n<p class=\"p9\" style=\"text-align: justify;\"><span class=\"s1\">Crouch C. (2011), The Strange Non-Death of Neo-Liberalism, Paperback \u2013<\/span><\/p>\n<p class=\"p9\" style=\"text-align: justify;\"><span class=\"s1\">Crouch C. (2009), Privatised Keynesianism: An Unacknowledged Policy Regime, in The British Journal of Politics and International Relations, vol. 11,<\/span><\/p>\n<p class=\"p9\" style=\"text-align: justify;\"><span class=\"s1\">De Minicis M. (2017), Flessibilit\u00e0 e sicurezza? Come cresce il debito dei lavoratori, Economia e Politica<\/span><\/p>\n<p class=\"p9\" style=\"text-align: justify;\"><span class=\"s1\">De Minicis M., (2018), Flexicurity e indebitamento, un\u2019analisi multidimensionale, Quaderni di Rassegna Sindacale, ediesse <\/span><\/p>\n<p class=\"p9\" style=\"text-align: justify;\"><span class=\"s1\">Hay C., Rosamond B. (2001), Globalization, European integration and the discursive construction of economic imperatives, Journal of European Public Policy Volume 9,<\/span><\/p>\n<p class=\"p9\" style=\"text-align: justify;\"><span class=\"s1\">Hay C. (2003), The Discourse of Globalisation and the Logic of No Alternative: Rendering the Contingent Necessary in the Political Economy of New Labour\u2019, Policy and Politics, 30 (4), Harvey D., (2007), A brief history of neoliberalism, Oxford University Press, USA<\/span><\/p>\n<p class=\"p9\" style=\"text-align: justify;\"><span class=\"s1\"> Peck and Tickell (2002), \u2018Neoliberalising Space\u2019; B. Jessop (2002), \u2018Liberalism, Neoliberalism, And Urban Governance: A State-Theoretical Perspective\u2019, Antipode,<\/span><\/p>\n<p class=\"p9\" style=\"text-align: justify;\"><span class=\"s1\">Streek W. (2011), The Crises of Democratic Capitalism, in New Left Review (71),<\/span><\/p>\n<p class=\"p9\" style=\"text-align: justify;\"><span class=\"s1\">Streek W. (2009), Re-Forming Capitalism: Institutional Change in the German Political Economy , (Oxford University Press, 2009),<\/span><\/p>\n<p class=\"p9\" style=\"text-align: justify;\"><span class=\"s1\">Schmidt V. <\/span><span class=\"s4\">A.<\/span><span class=\"s1\"> (2002), The Futures of European Capitalism, Oxford University Press<\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Fonte: <a href=\"https:\/\/www.economiaepolitica.it\/2018-anno-10-n-16-sem-2\/neoliberismo-massimo-de-minicis-crisi-del-2008-agenda-neoliberale\/\">https:\/\/www.economiaepolitica.it\/2018-anno-10-n-16-sem-2\/neoliberismo-massimo-de-minicis-crisi-del-2008-agenda-neoliberale\/<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di ECONOMIA E POLITICA (Massimo De Minicis) &nbsp; La crisi del 2008 ha dimostrato che le politiche economiche mainstream sono dannose e fallimentari, ma la \u201cretorica\u201d neoliberale riesce ancora dominare il dibattito e le istituzioni e ad imporre pericolosamente la sua agenda. 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