{"id":47101,"date":"2018-12-15T10:30:04","date_gmt":"2018-12-15T09:30:04","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=47101"},"modified":"2018-12-15T09:47:13","modified_gmt":"2018-12-15T08:47:13","slug":"la-piu-bella-del-mondo-perche-amare-la-lingua-italiana","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=47101","title":{"rendered":"La pi\u00f9 bella del mondo. Perch\u00e8 amare la lingua italiana"},"content":{"rendered":"<p>di <strong>LE PAROLE E LE COSE (Stefano Jossa)<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>[Immagine: Italia in miniatura, Firenze<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"attachment-full size-full wp-post-image\" src=\"https:\/\/i1.wp.com\/www.leparoleelecose.it\/wp-content\/uploads\/1280px-Firenze_in_Italia_in_miniatura.jpg?fit=1450%2C500\" sizes=\"100vw\" srcset=\"https:\/\/i1.wp.com\/www.leparoleelecose.it\/wp-content\/uploads\/1280px-Firenze_in_Italia_in_miniatura.jpg?w=1450 1450w, https:\/\/i1.wp.com\/www.leparoleelecose.it\/wp-content\/uploads\/1280px-Firenze_in_Italia_in_miniatura.jpg?resize=300%2C103 300w, https:\/\/i1.wp.com\/www.leparoleelecose.it\/wp-content\/uploads\/1280px-Firenze_in_Italia_in_miniatura.jpg?resize=768%2C265 768w, https:\/\/i1.wp.com\/www.leparoleelecose.it\/wp-content\/uploads\/1280px-Firenze_in_Italia_in_miniatura.jpg?resize=1024%2C353 1024w\" alt=\"\" width=\"1450\" height=\"500\" data-attachment-id=\"34293\" data-permalink=\"http:\/\/www.leparoleelecose.it\/?attachment_id=34293\" data-orig-file=\"https:\/\/i1.wp.com\/www.leparoleelecose.it\/wp-content\/uploads\/1280px-Firenze_in_Italia_in_miniatura.jpg?fit=1450%2C500\" data-orig-size=\"1450,500\" data-comments-opened=\"1\" data-image-meta=\"{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;1&quot;}\" data-image-title=\"1280px-Firenze_in_Italia_in_miniatura\" data-image-description=\"\" data-medium-file=\"https:\/\/i1.wp.com\/www.leparoleelecose.it\/wp-content\/uploads\/1280px-Firenze_in_Italia_in_miniatura.jpg?fit=300%2C103\" data-large-file=\"https:\/\/i1.wp.com\/www.leparoleelecose.it\/wp-content\/uploads\/1280px-Firenze_in_Italia_in_miniatura.jpg?fit=525%2C181\" \/><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>[<em>\u00c8 uscito da qualche settimana un libro di Stefano Jossa, <\/em><a href=\"https:\/\/www.einaudi.it\/catalogo-libri\/critica-letteraria-e-linguistica\/filologia-e-critica-letteraria\/la-piu-bella-del-mondo-stefano-jossa-9788806238575\/\">La pi\u00f9 bella del mondo. Perch\u00e9 amare la lingua italiana<\/a><em> (Einaudi), che si propone di riflettere su lingua, letteratura e societ\u00e0 a partire dall\u2019esperienza quotidiana, dagli usi della lingua in vari contesti e soprattutto dal rapporto tra lingua e creativit\u00e0. Pubblichiamo, per gentile concessione dell\u2019autore e dell\u2019editore, una pagina dal capitolo 6, intitolato <\/em>Il peso della tradizione]<\/strong><\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00abLe chiedo se sarebbe disponibile a supportare la mia candidatura per una borsa di studio\u00bb. La frase suona come una richiesta di sostegno in ambito accademico, piuttosto formale e cortese: nessuno sospetterebbe che fino a un secolo fa avrebbe significato una richiesta di sostegno fisico, come se il richiedente volesse che lo si aiutasse a non cadere oppure gli si tenesse la mano. In fondo, un\u2019altra metafora del sostegno a un concorso \u00e8 \u00abdare una spinta\u00bb (o \u00abspintarella\u00bb, ovvero \u00abdare un calcio\u00bb o \u00abcalcione\u00bb), come se l\u2019attivit\u00e0 intellettuale non potesse essere espletata senza un preliminare intervento fisico. \u00abSupportare\u00bb, infatti, voleva dire \u00abreggere, mantenere, sostenere\u00bb. E\u2019 solo dalla met\u00e0 del secolo scorso, per un calco dall\u2019inglese <em>to support<\/em>, che supportare ha cominciato a significare \u00absostenere moralmente, aiutare, appoggiare\u00bb: a partire, sembra, da un titolo su una rivista americana durante la prima campagna elettorale italiana dopo il Fascismo, negli anni Quaranta del Novecento, \u00abSopportiamo De Gasperi\u00bb (nel senso, ovviamente, di \u00absupportiamo\u00bb)<span id=\"more-34292\"><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0 Si tratta di uno dei tanti calchi lessicali dall\u2019inglese che si sono affermati in italiano negli ultimi cento anni. Pochissimi tra chi ha meno di quarant\u2019anni si meraviglierebbero oggi a sentire un coetaneo o qualcuno pi\u00f9 giovane che, alla domanda \u00abche fai?\u00bb, rispondesse deciso: \u00abapplico\u00bb. Qualcuno pi\u00f9 anziano, o pi\u00f9 fiscale, si chiederebbe per\u00f2 subito se chi applica stia applicando qualcosa da qualche parte o se magari gli fosse sfuggita la prima parte\u00a0 della risposta: un \u00abmi\u00bb che darebbe senso al tutto, perch\u00e9 \u00abapplicarsi\u00bb vuol dire \u00abimpegnarsi\u00bb. Resterebbe da scoprire impegnarsi in cosa e a quale scopo, ma almeno la grammatica sarebbe salva. \u00abApplico\u00bb, invece, \u00e8 diventata un\u2019azione assoluta, una vera e propria professione da rivendicare stentorei: significa \u00abcercare un lavoro\u00bb, anzi pi\u00f9 precisamente \u00abfare domanda per trovare un lavoro\u00bb. Viene dall\u2019inglese, <em>to apply (for)<\/em>, ma \u00e8 stato italianizzato a tal punto da essere percepito come italiano (a differenza dei vari \u00abdownloadare\u00bb o \u00absurfare\u00bb, che sono chiaramente anglicismi adattati all\u2019italiano). Fare una domanda di lavoro \u00e8 ormai, tristemente, un lavoro in s\u00e9 e per s\u00e9, per cui \u00abapplico\u00bb funziona benissimo come risposta alla domanda \u00abche fai?\u00bb, equivalente a \u00abinsegno\u00bb, \u00ablavoro in un bar\u00bb o \u00abvendo giornali\u00bb. Chi applica si applica, probabilmente, ed applica pure le sue conoscenze, si spera, ma certamente non punta a trovare un lavoro per il quale \u00e8 necessario fare una domanda: il lavoro che trover\u00e0, se lo trover\u00e0, \u00e8 un lavoro per cui fa un\u2019<em>application<\/em>. La prevalenza dell\u2019una o l\u2019altra lingua in un determinato settore designa del resto i rapporti di potere tra le diverse culture in quel settore: c\u2019\u00e8 stato un tempo in cui a <em>penalty<\/em> si preferiva \u00abrigore\u00bb e a <em>corner<\/em> \u00abcalcio d\u2019angolo\u00bb, perch\u00e9 l\u2019Italia era la mecca del calcio, ma oggi non \u00e8 pi\u00f9 cos\u00ec. Nel mondo del lavoro certamente non \u00e8 l\u2019italiano la lingua di riferimento.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00abSpendere tempo\u00bb \u00e8 infatti ci\u00f2 che pi\u00f9 ci capita: spendiamo tempo a fare un esercizio, a fare la spesa, a preparare una conferenza oppure a cucinare un piatto. Certo in italiano il tempo si dovrebbe \u00abtrascorrere\u00bb o \u00abpassare\u00bb pi\u00f9 che \u00abspendere\u00bb, anche se non mancano illustri precedenti letterari fin dall\u2019Ottocento ad attestare la possibilit\u00e0 di \u00abspendere tempo\u00bb, cio\u00e8 \u00abtrascorrerlo invano, sprecarlo, buttarlo via\u00bb; ma \u00abspendere tempo\u00bb come trascorrerlo, meglio se utilmente, \u00e8 ci\u00f2 che c\u2019impone il capitalismo, che punta alla massimizzazione del tempo per conseguire il miglior risultato col minimo sforzo. Si tratta cio\u00e8 di <em>to spend time<\/em>, che \u00e8 l\u2019espressione su cui si fonda l\u2019italiano \u00abspendere tempo\u00bb ai giorni nostri. Non \u00e8 neppure un calco, perch\u00e9 l\u2019espressione gi\u00e0 esisteva in italiano; ma \u00e8 uno slittamento semantico, per cui sull\u2019italiano \u00abspendere\u00bb, che vuol dire \u00abpagare\u00bb, \u00abdare ad altri del denaro\u00bb, e quindi \u00abutilizzare\u00bb, si \u00e8 innestato senza difficolt\u00e0 l\u2019omofono inglese <em>to<\/em> <em>spend<\/em>, che vuol dire, seguito da <em>time<\/em>, \u00abtrascorrere, passare il tempo\u00bb. La cosa \u00e8 facilitata dal fatto che <em>to spend (money)<\/em> significa anche \u00abspendere\u00bb, col risultato che la parentela, di suono e di significato, fra le due parole legittima e rafforza qualsiasi tipo di sovrapposizione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019interferenza con l\u2019inglese non \u00e8 di per s\u00e9 indice di impoverimento o imbarbarimento linguistico: \u00e8 solo indice di subordinazione. La sudditanza culturale si traduce in una disponibilit\u00e0 linguistica, che non fa bene a nessuna delle due lingue, perch\u00e9 perdono la loro identit\u00e0 e si appiattiscono a vicenda. Nelle dinamiche linguistiche come in quelle politiche, si \u00e8 affermata, infatti, una malintesa idea di mediet\u00e0 come mediocrit\u00e0, quando sono il confronto e la mediazione tra le diversit\u00e0 a rendere affascinanti i problemi tanto della politica quanto della comunicazione. La lingua \u00e8 tanto pi\u00f9 bella quanto pi\u00f9 apre i suoi spazi anzich\u00e9 restringerli: come una corsa nelle praterie anzich\u00e9 una passeggiata in un\u2019aiuola di margherite.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Fonte: <a href=\"http:\/\/www.leparoleelecose.it\/?p=34292\">http:\/\/www.leparoleelecose.it\/?p=34292<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di LE PAROLE E LE COSE (Stefano Jossa) &nbsp; [Immagine: Italia in miniatura, Firenze &nbsp; [\u00c8 uscito da qualche settimana un libro di Stefano Jossa, La pi\u00f9 bella del mondo. Perch\u00e9 amare la lingua italiana (Einaudi), che si propone di riflettere su lingua, letteratura e societ\u00e0 a partire dall\u2019esperienza quotidiana, dagli usi della lingua in vari contesti e soprattutto dal rapporto tra lingua e creativit\u00e0. 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