{"id":47106,"date":"2018-12-17T10:30:02","date_gmt":"2018-12-17T09:30:02","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=47106"},"modified":"2018-12-15T16:34:05","modified_gmt":"2018-12-15T15:34:05","slug":"economia-perche-ripensarla-e-ormai-una-necessita-politica","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=47106","title":{"rendered":"Economia, perch\u00e9 ripensarla \u00e8 ormai una necessit\u00e0 politica"},"content":{"rendered":"<p>di <strong>ECONOPOLY (Gabriele Guzzi)<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><em>L\u2019autore di questo post \u00e8\u00a0Gabriele Guzzi, laurea con lode in Economia alla Luiss e poi alla Bocconi. Ha lavorato per\u00a0<a href=\"https:\/\/www.lavoce.info\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">lavoce.info<\/a>\u00a0come fact-checker, \u00e8 stato presidente di Rethinking Economics Bocconi e attualmente \u00e8 dottorando presso l\u2019Universit\u00e0 Roma Tre \u2013<\/em><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il 5 dicembre si \u00e8 tenuto presso il Dipartimento di Economia dell\u2019Universit\u00e0 Roma Tre l\u2019evento \u201cPerch\u00e9 ripensare l\u2019Economia? \u2013 per una riforma dell\u2019Universit\u00e0\u201d, organizzato da <a href=\"https:\/\/www.rethinkecon.it\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Rethinking Economics Italia<\/a>. Erano presenti, oltre al sottoscritto, <strong>Francesco Saraceno, Francesco Sylos Labini, Pasquale Tridico<\/strong> e il viceministro del Miur, <strong>Lorenzo Fioramonti<\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Come \u00e8 facile capire, la domanda che ha dato il titolo all\u2019evento travalica le questione interne alle mura accademiche e ha a che fare con l\u2019intero destino della nostra societ\u00e0. L\u2019urgenza di ripensare l\u2019economia infatti non \u00e8 solo una rivendicazione di un sempre pi\u00f9 largo gruppo di studenti e ricercatori in giro per il mondo, ma una vera e propria necessit\u00e0 politica, che riguarda tutti noi e determiner\u00e0 le possibilit\u00e0 stesse della nostra civilt\u00e0 di superare la crisi sociale, ambientale ed economica che stiamo attraversando.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Gravi disuguaglianze, una crescita ingiusta e stagnante, la precariet\u00e0 che \u00e8 diventata la cifra di un\u2019intera generazione, emigrazioni di massa, un ambiente sull\u2019orlo del collasso, i popoli in preda a una rivolta sociale. Questi sono solo alcuni dei sintomi che denotano una crisi di portata storica, che nei prossimi anni modificher\u00e0 radicalmente il profilo delle nostre societ\u00e0, ma di cui l\u2019economia <em>mainstream<\/em>, ossia quella insegnata e divulgata nelle maggiori universit\u00e0 e dai principali mass media, non solo ignora le cause ma sembra anche aver contribuito ad esacerbare gli effetti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Da questa prospettiva le istanze di cambiamento che sono interne ai dipartimenti di economia e quelle che si esprimono nel segreto dell\u2019urna elettorale non appaiono pi\u00f9 cos\u00ec lontane. L\u2019insoddisfazione espressa da migliaia di studenti in giro per il mondo che si sono aggregati nel network Rethinking Economics e l\u2019avanzata dei partiti anti-sistema, seppur nelle loro differenze, sembrano essere legati indissolubilmente alla stessa ondata storica di richiesta di cambiamento. In altre parole, vorrei argomentare, la nostra cultura dovrebbe iniziare a chiedersi con maggiore seriet\u00e0 se non siano i concetti diffusi e studiati nei dipartimenti di economia a costituire parte dei problemi che ci troviamo poi ad affrontare nella nostra quotidianit\u00e0 politica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma procediamo con ordine. <strong>Cercher\u00f2 qui di distinguere due filoni di critica, uno interno all\u2019economia accademica e uno esterno.<\/strong> Entrambi ci serviranno per capire sia la situazione attuale dell\u2019insegnamento universitario sia le radici epistemologiche e politiche che gli sono alla base, da cui quindi si pu\u00f2 immaginare di impostare un eventuale ripensamento.<\/p>\n<div id=\"attachment_16964\" class=\"wp-caption alignleft\" style=\"text-align: justify;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-medium wp-image-16964\" src=\"http:\/\/www.econopoly.ilsole24ore.com\/wp-content\/uploads\/sites\/96\/2018\/12\/Schermata-2018-12-15-alle-00.34.14-300x169.png\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" srcset=\"http:\/\/www.econopoly.ilsole24ore.com\/wp-content\/uploads\/sites\/96\/2018\/12\/Schermata-2018-12-15-alle-00.34.14-300x169.png 300w, http:\/\/www.econopoly.ilsole24ore.com\/wp-content\/uploads\/sites\/96\/2018\/12\/Schermata-2018-12-15-alle-00.34.14-768x432.png 768w, http:\/\/www.econopoly.ilsole24ore.com\/wp-content\/uploads\/sites\/96\/2018\/12\/Schermata-2018-12-15-alle-00.34.14-600x338.png 600w, http:\/\/www.econopoly.ilsole24ore.com\/wp-content\/uploads\/sites\/96\/2018\/12\/Schermata-2018-12-15-alle-00.34.14.png 1216w\" alt=\"L'economista Hyman Minsky\" width=\"300\" height=\"169\" \/><\/p>\n<p class=\"wp-caption-text\"><em>L\u2019economista Hyman Minsky<\/em><\/p>\n<\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Hyman Minsky<\/strong>, grande economista statunitense e teorico dell\u2019instabilit\u00e0 finanziaria, gi\u00e0 quaranta anni fa esprimeva grande diffidenza rispetto alle modalit\u00e0 ordinarie di insegnamento dell\u2019economia. A suo avviso, e qui entriamo nel primo filone di analisi, i curricula accademici erano strutturalmente anti-intellettuali, costruiti cio\u00e8 su una fondamentale carenza di pensiero.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La mancanza di corsi di storia del pensiero economico, secondo Minsky, impediva allo studente sia di avere una conoscenza teorica approfondita sia, e a maggior ragione, di maturare su di essa un\u2019interpretazione critica, una sintesi problematica e viva sulle questioni economiche fondamentali. Nulla a che vedere quindi con una mera erudizione accademica. Al contrario Minsky riteneva che ci\u00f2 invalidasse il nucleo essenziale delle teorie diffuse nelle universit\u00e0, e che questo indebolisse le capacit\u00e0 stesse degli economisti di comprendere e dirigere i sentieri di politica economica rilevanti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In fondo lo stesso <strong>Keynes<\/strong> riteneva che nonostante gli economisti fossero la classe degli intellettuali pi\u00f9 importanti dell\u2019epoca, erano anche quelli meno competenti. E questa incompetenza non \u00e8 certamente un fatto naturale e non deriva in chiave necessaria dal profilo generale dell\u2019economista, ma \u00e8 un effetto di una ristrettezza didattica che esclude ogni ragionamento storico ed emargina qualunque voce di dissenso.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un altro punto essenziale da sottolineare \u00e8 la preoccupante carenza di pluralismo teorico e metodologico all\u2019interno dei curricula accademici. Come diretta conseguenza dell\u2019assenza della storia del pensiero, l\u2019economia <em>mainstream<\/em> viene oggi presentata nei caratteri di una scienza esatta, basata su leggi naturali, indipendenti dal contesto storico e istituzionale, tecnicamente strutturate e matematicamente deducibili. Pi\u00f9 simile alla fisica che alla sociologia. Le nozioni economiche vengono insegnate come un blocco monolitico di conoscenze, fondate su una visione cumulativa della ricerca che procede unanimemente alla frontiera e che non ammette teorie differenti, e che non necessita perci\u00f2 di alcuna analisi critica sulle assunzioni fondamentali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I presupposti teorici circa il comportamento dell\u2019uomo, la sua razionalit\u00e0, le sue interazioni, le propriet\u00e0 emergenti da tali relazioni, il funzionamento del lavoro, della moneta, e tutte le altre assunzioni critiche, come direbbe <strong>Milton Friedman<\/strong>, non vengono discussi e talvolta neanche onestamente esplicitati, sebbene influenzino radicalmente le conclusioni analitiche e le implicazioni politiche della teoria <em>mainstream<\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Naturalmente con questo non si vuole dire che all\u2019economia manchino le metodologie per rendere esatta la sua analisi. Il problema emerge quando ad una particolare scuola di pensiero viene assicurata, per motivi extra-scientifici, una presunzione di esattezza maggiore delle altre teorie, sebbene queste ultime abbiano superato in maniera pi\u00f9 efficace il processo di falsificazione empirica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La mancanza di pluralismo si deduce quindi non solo dall\u2019assenza nei curricula di filoni alternativi di pensiero ma anche dalla rigidit\u00e0 con cui la teoria tradizionale viene presentata. Il problema \u00e8 che questa concezione epistemologica non solo \u00e8 falsa ma ha anche pesanti ripercussioni sulle capacit\u00e0 esplicative dell\u2019economia, ossia sulla comprensione dei fenomeni reali, che vengono spesso quindi mal compresi se non addirittura del tutto ignorati. Mi torna alla mente allora la frase di un mio professore di economia che diceva che la realt\u00e0 \u00e8 solo una delle teorie e neanche la pi\u00f9 interessante.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>E arriviamo ora al secondo filone di critica, quello che riguarda i rapporti esterni all\u2019economia accademica.<\/strong> Per comprendere meglio il funzionamento della scienza economica dobbiamo infatti ricordarci, grazie alla grande lezione degli economisti classici, che l\u2019economia \u00e8 quella particolare disciplina che regola il conflitto tra interessi economici differenti. Utilizzando la metafora culinaria di una torta a fine pasto, possiamo dire che gli economisti sono quegli studiosi che devono stabilire le modalit\u00e0 migliori per suddividere la torta tra tutti gli invitati. Non c\u2019\u00e8 da scandalizzarsi nell\u2019ipotizzare che ognuno cercher\u00e0 di massimizzare la fetta di torta che spetta a lui e ai suoi cari, a scapito degli altri invitati. E che ognuno cercher\u00e0 quindi di appoggiare la teoria di quello o quell\u2019altro economista che lo legittimer\u00e0 davanti a tutti gli altri a prendersi la fetta pi\u00f9 grande.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 qui che capiamo il nesso indissolubile tra l\u2019economia come disciplina e l\u2019economia come conflitto tra interessi divergenti. L\u2019economia politica, quindi, come direbbe Marx, \u00e8 quella disciplina che regola questo conflitto attraverso un\u2019interpretazione politica di questo conflitto. Nulla di tecnico, quindi, come sosterrebbe la teoria neoclassica, o naturalmente necessario.<br \/>\nSe comprendiamo tale aspetto, capiamo anche che la scienza economica e la politica economica si influenzano e si legittimano a vicenda in un circolo pericolosamente vizioso. Una politica economica infatti cercher\u00e0 di supportare il filone teorico che meglio convalider\u00e0 le sue scelte distributive, come il filone teorico difender\u00e0 le ideologie politiche che seguiranno pi\u00f9 pedissequamente i suoi suggerimenti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non appare quindi strano ad esempio che le politiche economiche di liberalizzazione, flessibilizzazione del lavoro e di tagli alla spesa pubblica siano avvenute proprio mentre prendeva piede, come dice il professor Francesco Saraceno nel suo libro \u201cLa scienza inutile\u201d, l\u2019emersione del monetarismo e del nuovo consenso macroeconomico e la sconfitta delle idee keynesiane. <strong>L\u2019economia \u00e8 quindi pi\u00f9 che una scienza sociale una scienza politica, che dipende strettamente dai rapporti di forza e di potere interni alla societ\u00e0<\/strong>.<\/p>\n<div id=\"attachment_16965\" class=\"wp-caption alignright\" style=\"text-align: justify;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-medium wp-image-16965\" src=\"http:\/\/www.econopoly.ilsole24ore.com\/wp-content\/uploads\/sites\/96\/2018\/12\/Schermata-2018-12-15-alle-00.37.18-300x158.png\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" srcset=\"http:\/\/www.econopoly.ilsole24ore.com\/wp-content\/uploads\/sites\/96\/2018\/12\/Schermata-2018-12-15-alle-00.37.18-300x158.png 300w, http:\/\/www.econopoly.ilsole24ore.com\/wp-content\/uploads\/sites\/96\/2018\/12\/Schermata-2018-12-15-alle-00.37.18-768x404.png 768w, http:\/\/www.econopoly.ilsole24ore.com\/wp-content\/uploads\/sites\/96\/2018\/12\/Schermata-2018-12-15-alle-00.37.18-600x316.png 600w, http:\/\/www.econopoly.ilsole24ore.com\/wp-content\/uploads\/sites\/96\/2018\/12\/Schermata-2018-12-15-alle-00.37.18.png 1390w\" alt=\"Il professo James Heckman\" width=\"300\" height=\"158\" \/><\/p>\n<p class=\"wp-caption-text\"><em>Il professor James Heckman<\/em><\/p>\n<\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sarebbe inoltre ingenuo nel 2018 ritenere che il ripensamento dell\u2019economia passi esclusivamente attraverso una lotta tra keynesiani e neoclassici. Come ha detto giustamente il viceministro Lorenzo Fioramonti, nuove urgenze sono entrate nella nostra quotidianit\u00e0 politica. Il dramma ambientale ad esempio mette a dura prova i modelli di crescita tradizionale, nei quali l\u2019esaurimento delle risorse naturali e l\u2019inquinamento dell\u2019atmosfera non vengono trattati se non marginalmente e sempre con metodi insufficienti. L\u2019economista vede infatti con cattivo occhio le tematiche ecologiche, ritenendole secondarie o comunque poco rilevanti. Tuttavia i dati che stanno emergendo in questi ultimi anni, ad esempio sull\u2019aumento medio delle temperature, richiedono un\u2019attenzione massima e un\u2019integrazione sempre maggiore tra le giuste esigenze di occupazione e di mantenimento dei diritti sociali con la rivoluzione tecnica e politica necessaria ad affrontare il dramma ambientale che metter\u00e0 a rischio la sopravvivenza stessa della razza umana sulla Terra.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ecco allora che la scienza economica e il destino delle nostre societ\u00e0 non sembrano pi\u00f9 campi cos\u00ec indipendenti. Al contrario, <strong>la disciplina economica richiede a mio avviso un ripensamento globale e molto profondo<\/strong>. Che sappia aprirsi alla ricchezza di altre scuole di pensiero e le sappia integrare con le nuove esigenze della contemporaneit\u00e0, e che sappia quindi riformulare molto di ci\u00f2 che oggi viene dato per scontato nelle universit\u00e0, compresi i criteri di valutazione della ricerca. Non bisogna dimenticarsi infatti che i metodi con cui vengono valutati i ricercatori e stabiliti gli avanzamenti di carriera, come dice il premio Nobel <strong>James Heckman<\/strong>, hanno la piccola controindicazione di omologare il pensiero alle teorie <em>mainstream<\/em> e di asfissiare la libert\u00e0 intellettuale degli economisti.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Fonte: <a href=\"http:\/\/www.econopoly.ilsole24ore.com\/2018\/12\/15\/perche-ripensare-economia\/?utm_medium=FBSole24Ore&amp;utm_source=Facebook&amp;fbclid=IwAR283WthNgXDgphtRNim426KxZYzEGnPk1AZN-oDvYiNMy9Lp4bMoBGEjL0#Echobox=1544860812\">http:\/\/www.econopoly.ilsole24ore.com\/2018\/12\/15\/perche-ripensare-economia\/?utm_medium=FBSole24Ore&amp;utm_source=Facebook&amp;fbclid=IwAR283WthNgXDgphtRNim426KxZYzEGnPk1AZN-oDvYiNMy9Lp4bMoBGEjL0#Echobox=1544860812<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di ECONOPOLY (Gabriele Guzzi) &nbsp; L\u2019autore di questo post \u00e8\u00a0Gabriele Guzzi, laurea con lode in Economia alla Luiss e poi alla Bocconi. 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