{"id":47141,"date":"2018-12-17T10:30:19","date_gmt":"2018-12-17T09:30:19","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=47141"},"modified":"2018-12-17T10:26:04","modified_gmt":"2018-12-17T09:26:04","slug":"dal-gatt-allusmca-il-fallimento-del-libero-mercato","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=47141","title":{"rendered":"Dal GATT all\u2019USMCA, il fallimento del libero mercato?"},"content":{"rendered":"<p>di <strong>IL MEDITERRANEO (Filippo Sardella)<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h1 class=\"entry-title\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full wp-image-1587\" src=\"https:\/\/www.ilmediterraneo.org\/wp-content\/uploads\/2018\/12\/wallstreet.jpg\" sizes=\"(max-width: 1068px) 100vw, 1068px\" srcset=\"https:\/\/www.ilmediterraneo.org\/wp-content\/uploads\/2018\/12\/wallstreet.jpg 1068w, https:\/\/www.ilmediterraneo.org\/wp-content\/uploads\/2018\/12\/wallstreet-300x187.jpg 300w, https:\/\/www.ilmediterraneo.org\/wp-content\/uploads\/2018\/12\/wallstreet-768x478.jpg 768w, https:\/\/www.ilmediterraneo.org\/wp-content\/uploads\/2018\/12\/wallstreet-1024x638.jpg 1024w, https:\/\/www.ilmediterraneo.org\/wp-content\/uploads\/2018\/12\/wallstreet-696x433.jpg 696w, https:\/\/www.ilmediterraneo.org\/wp-content\/uploads\/2018\/12\/wallstreet-675x420.jpg 675w\" alt=\"wallstreet\" width=\"1068\" height=\"665\" \/><\/h1>\n<h3><strong>Altro che GATT e NAFTA. Il nuovo accordo tra Stati Uniti, Messico e Canada prevede di alzare le barriere nei confronti dei prodotti realizzati al di fuori del Nord America al 75%, introduce una sorta di salario minimo di 16 dollari l\u2019ora in modo da far alzare i salari alle fabbriche del Messico. Ma il vero colpo al libero mercato viene sancito dalla \u201cclausola cinese\u201d secondo la quale uno Stato che fa parte dell\u2019Uscma e che intenda negoziare un accordo commerciale con la Cina (ma anche Corea del Nord e Cuba) deve preventivamente avvisare gli altri due partner.<\/strong><\/h3>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La globalizzazione \u00e8 il frutto di un processo economico per il quale mercati, produzioni, consumi e anche modi di vivere e di pensare vengono connessi su scala mondiale, grazie ad un continuo flusso di scambi che li rende interdipendenti e tende a unificarli. Questo processo dura da tempo e negli ultimi trent\u2019anni (1980-2010) ha avuto una forte accelerazione in concomitanza con la terza rivoluzione industriale; quindi la globalizzazione\u00a0si pu\u00f2 riassumere come un cambiamento nell\u2019economia di tutto il mondo e riguarda un unico grande mercato che coinvolge tutto il mondo e i suoi abitanti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La globalizzazione ha segnato l\u2019ordine economico mondiale nell\u2019ultimo quarto di secolo, una storia che ha avuto origine con due trattati; l\u2019atto che crea nel 1993 il Mercato Unico Europeo e il negoziato che nel 1992 (ratificato definitivamente nel 1994) ha dato vita al NAFTA, stipulato tra Stati Uniti, Canada e Messico.\u00a0Parte da questi due pilastri fondamentali la costruzione di un sistema che in seguito si estender\u00e0 fino ad abbracciare la Cina e altre nazioni emergenti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Mercato Unico Europeo e NAFTA avevano fin da subito in embrione i problemi destinati ad esplodere oggi. Le riforme di mercato degli anni Novanta arrivano al termine di un\u2019offensiva neo-liberista e travolgente: gli anni ottanta con Ronald Reagan e Margaret Thatcher hanno delegittimato l\u2019economia mista, il capitalismo di Stato, la pianificazione\u00a0e la concertazione sindacale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il crollo del Muro di Berlino ha sancito il fallimento finale dei sistemi comunisti, le cui economie erano gi\u00e0 affondate in una inefficienza irreparabile. L\u2019implosione dell\u2019URSS e dei suoi satelliti \u00e8 l\u2019altra faccia di una storia di successo che ha baciato le economie di mercato: ad ovest del muro, l\u2019America e l\u2019Europa occidentale hanno conosciuto decenni di sviluppo e diffusione del benessere, che hanno coinciso con i primi smantellamenti delle barriere doganali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dal 1947 al 1995 il GATT e la CEE sono stati i primi esperimenti di libero scambio. Con gli anni \u201990 la parola d\u2019ordine diventa: andare pi\u00f9 avanti, molto pi\u00f9 avanti. Il duo Reagan- Tatcher sposano le teorie di Milton Friedman, premio Nobel per l\u2019economia, capo della \u201cScuola di Chicago\u201d, che aveva come slogan &lt;&lt;qualsiasi ostacolo che freni il libero mercato va abolito perch\u00e8 impedisce dinamismo e ricchezza&gt;&gt;. Il pensiero era che senza pi\u00f9 barriere e protezionismo ciascun paese poteva essere libero di specializzarsi nelle cose in cui era pi\u00f9 bravo, in modo da poter sfruttare i propri vantaggi comparativi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questo pensiero \u00e8 criticato fin da subito, tra i primi critici vi \u00e8 Jacques Delors, socialista, cattolico e soprattutto era il Presidente della Commissione Europea che godeva dell\u2019appoggio di Francois Mitterand. Delors \u00e8 al timone quando a Bruxelles viene avviata la costruzione del Mercato Unico, e vede fin da subito la necessit\u00e0 che il suddetto Mercato Unico sia accompagnato da una \u201ccarta sociale dei diritti\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Jacques Delors sostiene la \u201ccarta sociale dei diritti\u201d perch\u00e9 intravede fin da subito la trappola che il Mercato Unico rappresenta, ovvero la nascita di una competizione fra paesi di livello economico differente all\u2019interno della futura Unione Europea in una rincorsa al ribasso.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il Mercato Unico \u00e8 pi\u00f9 di un\u2019area di libero scambio; elimina le barriere occulte all\u2019esportazione di beni e anche di servizi; abolisce ostacoli alla circolazione di tutti i fattori di produzione: d\u00e0 libert\u00e0 ai movimenti di capitali e all\u2019emigrazione di manodopera; coordina politiche fiscali, industriali, agricole; crea regole standard in quasi tutti i settori e soprattutto VIETA gli AIUTI DI STATO.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il NAFTA dal 1\u00b0 gennaio 1994 \u00e8 stato un esperimento simile applicato a tutto il Nordamerica: un\u2019area che oggi include 480 milioni di abitanti. Lo firma un presidente democratico, Bill Clinton, con una dichiarazione molto simile a quella pronunciata da Romano Prodi all\u2019alba dell\u2019Euro &lt;&lt;<i>Il NAFTA significa lavoro. Nuovi posti per gli americani affinch\u00e9 siano ben pagati<\/i>&gt;&gt; Ci furono fin dall\u2019inizio le resistenze dei sindacati.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Clinton aveva conquistato la Casa Bianca perch\u00e9 durante le elezioni del 1992 a rubare voti al presidente uscente Bush Senior era sceso in campo un terzo candidato, un Trump degli anni \u201990 \u201cRoss Perot\u201d. Lo slogan pi\u00f9 celebre di Perot contro Bush padre, che aveva negoziato il NAFTA, era il seguente &lt;&lt;<i>Quel trattato succhier\u00e0 fabbriche e occupazione dagli USA al Messico, dal confine messicano sentiremo il rumore di un grande vortice aspiratutto che porter\u00e0 via i nostri posti di lavoro<\/i>&gt;&gt; Perot profeticamente, quasi trent\u2019anni fa, puntava il dito sul divario salariale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Recentemente fra gli argomenti che Trump ha usato nella campagna elettorale del 2016, oltre al muro contro l\u2019immigrazione c\u2019era la promessa di pesanti ritorsioni e multe contro le imprese USA che delocalizzarono (e continuano a delocalizzare) nei paesi a basso salario.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Uno studio indipendente del Congressional Research Service, un quarto di secolo dopo, definisce \u201cdisastrosi\u201d i benefici del NAFTA portati all\u2019economia statunitense.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La confederazione sindacale AFL-CIO ha censito oltre 700.000 posti di lavoro trasferiti dagli USA al Messico. Se analizziamo quanto accaduto nella vecchia \u201cRUST BELT\u201d, la cintura della ruggine, ovvero la fascia di quegli stati industriali del Midwest che fecero da base alla potenza industriale USA per 200 anni, notiamo che i posti di lavoro delocalizzati a Sud verso il Messico, a scapito di operai statunitensi salgono a 3 milioni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Queste sono le ragioni che possono far presagire il fallimento del libero mercato in quelle che del libero mercato hanno fatto proprio la loro ragion d\u2019essere come il GATT e l\u2019Unione Europea nella sua flessione economica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A dare inizio allo smantellamento del neo-liberismo sfrenato, in occasione dello scorso G20, \u00e8 stata la firma dell\u2019USMCA, accordo che sostituir\u00e0 il GATT a dar via ad un processo che ormai sembra irreversibile.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Infatti il nuovo accordo tra Stati Uniti, Messico e Canada prevede di alzare le barriere nei confronti dei prodotti realizzati al di fuori del Nord America, il Nafta prevedeva che il 62,5% del valore delle auto venisse realizzato nei tre Paesi per poter accedere al regime di libero scambio. L\u2019Uscma (United States, Mexico and Canada Agreement) alza la soglia al 75% (gli Stati Uniti chiedevano una quota ancora pi\u00f9 alta). L\u2019Usmca introduce poi un nuovo criterio, una sorta di salario minimo implicito: il 40% del valore delle auto e il 45% del valore dei furgoni (ma in questa categoria rientrano anche pickup e Suv) deve essere realizzato in fabbriche che pagano salari di almeno 16 dollari l\u2019ora. Questo parametro incide sugli stipendi pagati in Messico ed \u00e8 stato fortemente voluto da Washington.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma il vero colpo al libero mercato viene sancito dalla \u201cclausola cinese\u201d secondo la quale uno Stato che fa parte dell\u2019Uscma e che intenda negoziare un accordo commerciale con la Cina (ma anche Corea del Nord e Cuba) deve preventivamente avvisare gli altri due partner.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Fonte: <a href=\"https:\/\/www.ilmediterraneo.org\/14\/12\/2018\/dal-gatt-allusmca-il-fallimento-del-libero-mercato\/\">https:\/\/www.ilmediterraneo.org\/14\/12\/2018\/dal-gatt-allusmca-il-fallimento-del-libero-mercato\/<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di IL MEDITERRANEO (Filippo Sardella) &nbsp; Altro che GATT e NAFTA. 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