{"id":47193,"date":"2018-12-19T09:00:36","date_gmt":"2018-12-19T08:00:36","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=47193"},"modified":"2018-12-17T16:34:22","modified_gmt":"2018-12-17T15:34:22","slug":"eastmed-litalia-nella-guerra-del-gas","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=47193","title":{"rendered":"EastMed, l\u2019Italia nella guerra del gas"},"content":{"rendered":"<p>di <strong>POLIKOS(Marco Valerio Solia)<\/strong><\/p>\n<p><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/polikos.it\/wp-content\/uploads\/2018\/12\/gas2-1-700x490.jpg\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Con oltre 75 miliardi di metri cubi di gas consumati nel 2017 (di cui ben 69,6 di provenienza estera), l\u2019Italia si conferma un Paese importatore di idrocarburi, alle prese con l\u2019aumento della domanda registrato negli ultimi anni. Un tale incremento, sfortunatamente, \u00e8 stato accompagnato da un drastico calo della produzione nazionale, che in un ventennio \u00e8 scesa da circa 19 miliardi di m<sup>3<\/sup>\u00a0agli attuali 5,5.<\/p>\n<p>Se dal fabbisogno nazionale si passa alla classifica degli Stati da cui importiamo gas naturale, ci accorgiamo che non si sono verificati grandi cambiamenti nei rapporti con i nostri\u00a0<em>partner<\/em>\u00a0 tradizionali. Ancora molto forte \u00e8 infatti la dipendenza italiana dalla Russia, la quale soddisfa da sola pi\u00f9 del 40% dei nostri consumi (diverso il discorso per il petrolio russo, che costituisce circa il 12% delle nostre importazioni di oro nero). Si conferma inoltre lo storico rapporto con l\u2019Algeria, che provvede per oltre un quarto del fabbisogno italiano attraverso il gasdotto Transmed, ribattezzato dagli algerini \u201cEnrico Mattei\u201d, che percorre la Tunisia prima di raggiungere il Mediterraneo e Mazara del Vallo.<\/p>\n<p>Dopo Russia ed Algeria (che forniscono i due terzi del gas annualmente utilizzato nel nostro Paese), in una posizione rilevante ma pi\u00f9 defilata ci sono Libia, Olanda e Norvegia. Nei prossimi anni un\u2019importanza strategica verr\u00e0 assunta inoltre dall\u2019Azerbaigian: la realizzazione del Trans-Adriatic Pipeline, il gasdotto che partendo dalla Grecia raggiunger\u00e0 l\u2019Italia passando per l\u2019Albania (la fine dei lavori \u00e8 prevista per il 2020), rappresenta uno dei segmenti infrastrutturali che uniranno la nostra penisola al Mar Caspio, grazie all\u2019interconnessione con il Trans-Anatolic Pipeline ed il South-Caucasus Pipeline. Ci\u00f2 permetter\u00e0 di attingere all\u2019imponente giacimento azero di Shah Deniz II, riuscendo a trasportare ogni anno circa 10 miliardi di m<sup>3<\/sup>\u00a0di gas, che nelle intenzioni degli ideatori possono essere incrementati fino a 20.<\/p>\n<p>In uno scenario simile, la notizia filtrata lo scorso 24 novembre sui media israeliani circa l\u2019imminente accordo tra Israele, Cipro, Grecia ed Italia per la realizzazione del gasdotto EastMed nel Mediterraneo orientale, collegante i giacimenti del Levante con le coste pugliesi, consolida la politica di diversificazione energetica perseguita dai diversi governi che si sono susseguiti a Palazzo Chigi. Le trattative tra gli Stati coinvolti nel progetto sono durate due anni: EastMed si estender\u00e0 per circa 2.000 chilometri, passando sotto Cipro, raggiungendo Creta e la Grecia continentale e, successivamente, approdando ad Otranto, contribuendo in questo modo a fare della regione pugliese uno snodo cruciale per l\u2019approvvigionamento energetico italiano.<\/p>\n<p>L\u2019opera, il cui costo sar\u00e0 di 7 miliardi di dollari, per estensione e profondit\u00e0 non avr\u00e0 eguali al mondo e potr\u00e0 trasportare fino a 20 miliardi di m<sup>3<\/sup>. Il 20 dicembre si terr\u00e0 a Tel Aviv un incontro decisivo tra le parti, a cui potrebbe per\u00f2 non partecipare l\u2019Italia. I lavori dovrebbero iniziare gi\u00e0 dal 2019 e la realizzazione dell\u2019infrastruttura dovrebbe essere completata in 5 anni.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\" wp-image-1501 aligncenter\" src=\"https:\/\/polikos.it\/wp-content\/uploads\/2018\/12\/LEAKY-PIPELINE-pict-1024x576.jpg\" alt=\"\" width=\"417\" height=\"235\" \/><\/p>\n<p>L\u2019assenso italiano al progetto \u00e8 in linea con la strategia europea (caldamente sostenuta dagli Stati Uniti) di diminuire la dipendenza del continente dal gas russo. C\u2019\u00e8 un\u2019ulteriore ragione, tuttavia, alla base delle mosse di Roma nel Mediterraneo orientale: l\u2019Italia cerca infatti di modificare lo squilibrio che si verrebbe a consolidare tra l\u2019Europa meridionale e quella settentrionale con il prossimo raddoppio del North Stream, il gasdotto che collega Russia e Germania eludendo le repubbliche baltiche. Qualora le pressioni congiunte di Bruxelles e Washington non riuscissero ad impedire l\u2019opera, la capacit\u00e0 di m<sup>3<\/sup>\u00a0di gas transitanti da questa infrastruttura passerebbe dagli attuali 55 miliardi a 110, facendo impallidire la quantit\u00e0 che TAP e EastMed potrebbero far giungere in Italia.<\/p>\n<p>Mosca, del resto, si \u00e8 mossa dopo il 2014 per aggirare il vicino\/nemico ucraino, desiderosa di raggiungere i grandi consumatori di idrocarburi dell\u2019Europa centro-occidentale. In quest\u2019ottica va letta la prossima entrata in funzione del gasdotto TurkStream, che fornir\u00e0 oltre 30 miliardi di m<sup>3<\/sup>, met\u00e0 dei quali proseguiranno oltre la Turchia per essere indirizzati verso i Balcani. Non \u00e8 dunque un caso che il 2018 sia stato considerato dagli analisti l\u2019anno della guerra del gas, risorsa sempre pi\u00f9 necessaria per fare fronte ai consumi europei.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Fonte<\/strong>:\u00a0<a href=\"https:\/\/polikos.it\/geopolitica\/2018\/12\/eastmed-litalia-nella-guerra-del-gas\/?fbclid=IwAR0T0rhA1W3tFmNgV07nFgmMzCUnFiAMsPHSw7DYS4oxEJDglA56HyQCmvI\">https:\/\/polikos.it\/geopolitica\/2018\/12\/eastmed-litalia-nella-guerra-del-gas\/?fbclid=IwAR0T0rhA1W3tFmNgV07nFgmMzCUnFiAMsPHSw7DYS4oxEJDglA56HyQCmvI<\/a><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di POLIKOS(Marco Valerio Solia) Con oltre 75 miliardi di metri cubi di gas consumati nel 2017 (di cui ben 69,6 di provenienza estera), l\u2019Italia si conferma un Paese importatore di idrocarburi, alle prese con l\u2019aumento della domanda registrato negli ultimi anni. 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