{"id":47205,"date":"2018-12-18T10:30:09","date_gmt":"2018-12-18T09:30:09","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=47205"},"modified":"2018-12-18T09:11:02","modified_gmt":"2018-12-18T08:11:02","slug":"gli-investimenti-pubblici-e-il-partito-del-pil","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=47205","title":{"rendered":"Gli investimenti pubblici e il &#8220;Partito del Pil&#8221;"},"content":{"rendered":"<p>di<strong> SINISTRAINRETE (Leonardo Mazzei)<\/strong><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.sinistrainrete.info\/images\/stories\/stories5\/GrandiLavori3.jpg\" alt=\"GrandiLavori3\" width=\"300\" height=\"221\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Dopo le buffonate di Confindustria e soci, \u00e8 possibile discutere seriamente del piano straordinario di investimenti pubblici di cui ha bisogno l&#8217;Italia?<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per una strana congiunzione astrale, pi\u00f9 esattamente per un&#8217;insolita congiuntura politica, sono tornati inopinatamente di moda gli investimenti pubblici. Peccato che tanti li vogliano solo su misura, ritagliati in base ai loro specifici interessi. Generalmente interessi economici, talvolta accompagnati da obiettivi strettamente politici.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sta di fatto che, all&#8217;improvviso, tutti si son messi a parlare di investimenti. Bene, ma un po&#8217; d&#8217;ordine va fatto. Parla di investimenti il governo, anche se per ora ha messo in cantiere ben poco. Ma ne parlano pure le sfiatate opposizioni, tanto per dire che il governo non gli sta dando la giusta importanza. Parlano di investimenti gli eurofili d&#8217;ogni razza e tendenza, giusto per contrapporli a reddito di cittadinanza e &#8220;quota 100&#8221;, sempre dimentichi per\u00f2 del fatto che gli investimenti pubblici son crollati proprio a causa dell&#8217;accettazione di quelle regole dell&#8217;ordoliberismo euro-germanico che tanto amano.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel nostro piccolo, vorremmo parlare di investimenti pure noi, ma per farlo in maniera adeguata dobbiamo prima mettere i puntini su parecchie &#8220;i&#8221;.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Partiremo allora dal contesto politico, arrivando alle cose serie (il piano di investimenti da fare), solo dopo aver liquidato quelle non serie, rappresentate oggi dal pittoresco &#8220;Partito del Pil&#8221;, una delle pi\u00f9 disoneste congreghe messe in piedi dall&#8217;inizio del secolo, che pure di buffonate ne ha gi\u00e0 proposte diverse.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dire s\u00ec agli investimenti pubblici \u00e8 dire no all&#8217;Europa<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">O si parte da questo dato di fatto, o non si va da nessuna parte. L&#8217;austerit\u00e0 targata euro, le rigide regole di bilancio imposte all&#8217;Italia dall&#8217;UE, hanno dato i loro frutti: dai 56,12 miliardi (md) del 2009 si \u00e8 cos\u00ec passati ai 40,12 md del 2017 (-29%). Una decurtazione di sedici miliardi, che va avanti da diversi anni grosso modo nella stessa misura, che ha contribuito pesantemente alla riduzione sia del Pil che dell&#8217;occupazione. Di questo dobbiamo dire solo grazie all&#8217;Europa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Illuminante \u00e8 il dettaglio di questo disastroso andamento, suddiviso per le principali voci di investimento. Cos\u00ec ne ha parlato\u00a0il Sole 24 Ore\u00a0del 7 luglio scorso:<\/p>\n<blockquote>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00abPer le\u00a0infrastrutture, i 5 miliardi stanziati nel 2017 significano una flessione del 20,7% rispetto a dieci anni fa, e fanno il paio con il -19,8% che si incontra alla casella &#8220;mobilit\u00e0 e trasporti&#8221;; la &#8220;difesa del territorio&#8221; fa segnare un -32,2%, mentre il capitolo su &#8220;ambiente e sviluppo sostenibile&#8221; finisce pi\u00f9 che dimezzato (-54%). In controtendenza \u00e8 la spesa per &#8220;competitivit\u00e0 e sviluppo delle imprese&#8221;, che mostra un balzo del 38% e apre la classifica delle &#8220;missioni&#8221; per valore. Ma la spiegazione \u00e8 semplice: la voce copre anche gli interventi per la ricostruzione delle attivit\u00e0 economiche, e il suo motore sono stati i terremoti degli ultimi anni\u00bb.<\/p>\n<\/blockquote>\n<p style=\"text-align: justify;\">Adesso il governo gialloverde si \u00e8 posto ufficialmente l&#8217;obiettivo del rilancio degli investimenti pubblici. Il ministro Savona ha pi\u00f9 volte parlato della necessit\u00e0 di ritornare almeno a 50 miliardi annui, includendo per\u00f2 in questa cifra pure gli investimenti delle aziende controllate dallo Stato (valutati in 8 md). Nel\u00a0Programma di bilancio\u00a0inviato a Bruxelles a met\u00e0 ottobre, il governo ha indicato investimenti aggiuntivi per 3,4 md nel 2019, 5,6 md nel 2020, 6,4 md nel 2021, per un totale di 15,4 md aggiuntivi nel triennio. Si tratta, in tutta evidenza, di cifre troppo modeste, assolutamente inadeguate ad invertire l&#8217;attuale depressione economica. Un incremento del tutto insufficiente a fronte delle necessit\u00e0 pi\u00f9 urgenti di un Paese disastrato nelle sue infrastrutture da un decennio di tagli e di austerit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il quadro \u00e8 dunque chiaro: il governo vorrebbe invertire il trend negativo degli investimenti, ma non pu\u00f2 farlo in maniera adeguata se non rompe seriamente con la gabbia europea. Gira e rigira sempre l\u00ec si torna. E, naturalmente, il pantano della trattativa con Bruxelles, in cui l&#8217;esecutivo \u00e8 andato ora a cacciarsi, non lascia presagire nulla di buono. La partita degli investimenti non \u00e8 infatti diversa da quella contro la Fornero e per il reddito delle fasce pi\u00f9 povere. Arriviamo cos\u00ec a chi, come Confindustria, reclama pi\u00f9 investimenti, ma invitando il governo a piegarsi quanto prima ad ogni richiesta della\u00a0Commissione europea. Lorsignori badano esclusivamente ai loro interessi, il che non stupisce, ma la smettessero almeno di prendere per i fondelli!<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Oggi le comiche: il &#8220;Partito del Pil&#8221;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;inserto economico del\u00a0Corsera\u00a0del 3 dicembre dedica al tema le prime 7 pagine (sette). \u00abIl partito del Pil si mette in marcia\u00bb, questo il titolo di copertina che non ammette dubbi, n\u00e9 viene vagamente sfiorato dal senso del ridicolo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Due le tesi fondamentali di questo disinteressato &#8220;partito&#8221;. Primo, ogni investimento \u00e8 buono a prescindere; secondo, chi vi si oppone, per qualunque motivo lo faccia, ha sempre torto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Di fronte ad una simile faccia tosta discutere non \u00e8 facile. Costoro vorrebbero dividere l&#8217;Italia in due: il partito del &#8220;fare&#8221; e quello del &#8220;no&#8221;. Fare che cosa, per quale scopo, non importa. Tantomeno andare a vedere le ragioni del no. Nella recente manifestazione a favore della Tav c&#8217;era un cartello che ben sintetizzava il sentire dei partecipanti: \u00abS\u00ec Tav &#8211; S\u00ec tutto\u00bb. Ma tutto cosa? Tutto, come se edificare un ospedale fosse la stessa cosa che costruire un inceneritore od una fabbrica di mine antiuomo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E&#8217; chiaro come con un simile atteggiamento si rifiuti ogni discussione nel merito dei singoli progetti. Il caso della Tav \u00e8 a questo proposito illuminante. Come\u00a0ha ben scritto Aldo Zanchetta, quando trent&#8217;anni fa nacque l&#8217;idea della Tav Torino-Lione si prevedeva un forte aumento del traffico merci in quel tratto, aumento che invece non c&#8217;\u00e8 stato, dato che il volume delle merci trasportate lungo quel tragitto \u00e8 rimasto lo stesso di prima e la linea ferroviaria esistente \u00e8 semmai sotto-utilizzata. Dopo 30 anni (trenta) non sarebbe il caso di discutere ragionevolmente di tutto ci\u00f2, magari mettendo sul piatto il danno ambientale connesso all&#8217;opera nonch\u00e9 la spesa elevata che comporta (oltre 26 miliardi il costo complessivo stimato ad oggi)? No, non si pu\u00f2, ce lo impone il &#8220;partito del Pil&#8221;, mica scherzi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Di fronte a tanta protervia &#8211; &#8220;noi siamo il partito del Pil, voi quello dei fannulloni&#8221; &#8211; ci sarebbe ben poco da fare oltre a mandare a quel paese chi manifesta simili pretese. Ma all&#8217;arroganza costoro sommano una certo involontaria comicit\u00e0, che ci par doveroso segnalare. Partito del Pil? Industriali, manager, giornalisti, piddini e forzaitalioti, pi\u00f9 il pattume vario raccoltosi in questa occasione: sarebbe questo il partito del Pil? Ma se sono stati proprio loro, con il loro eurismo sfegatato, i principali sostenitori della cura austeritaria imposta all&#8217;Italia, quella che ci ha fatto perdere un 25% di Pil potenziale, quella che vorrebbero anche oggi continuare scardinando la pur debole inversione di tendenza impostata dal governo! Insomma, di fronte a tanta disonest\u00e0 intellettuale proprio non ci sono parole adeguate.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ecco, chiarito che la nostra visione \u00e8 diametralmente opposta a quella di questa danarosa feccia, possiamo ora passare alle cose serie. Cio\u00e8 a quale piano di investimenti bisognerebbe lavorare, fermo restando il fatto che senza fare i conti con l&#8217;UE, cio\u00e8 senza avviare il necessario percorso di uscita dall&#8217;euro e dall&#8217;Unione, nessun piano di questo tipo potr\u00e0 mai essere sviluppato in maniera seria.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quale piano di investimenti?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ovviamente questo \u00e8 solo un articolo che ha l&#8217;intento di sviluppare un ragionamento sul tema, non certo l&#8217;assurda pretesa di fornire risposte esaustive. Alcune cose per\u00f2 ci sentiamo di dirle. E lo facciamo partendo non dal Pil, ma dalle profonde esigenze sociali maturate da tempo, ed ancor pi\u00f9 nelle vicende della lunga crisi italiana. Il Pil, dunque l&#8217;occupazione, con uno sviluppo finalizzato al benessere collettivo e non all&#8217;interesse di pochi, alla fine non potrebbe che beneficiarne in maniera ben pi\u00f9 consistente del &#8220;S\u00ec a tutto&#8221; dei manifestanti pro-Tav.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Chiariamo adesso un&#8217;altra cosa. Chi scrive non si appassiona molto alla dicotomia &#8220;grandi opere&#8221;-&#8220;piccole opere&#8221;. Ovviamente le &#8220;grandi opere&#8221; richiedono valutazioni di impatto ambientale ben pi\u00f9 accurate. E sappiamo che nel capitalismo dietro alle &#8220;grandi opere&#8221; vi sono in genere grandi avvoltoi, ma il problema fondamentale non \u00e8 la grandezza di un&#8217;opera, bens\u00ec la sua bont\u00e0 &#8211; o viceversa la sua negativit\u00e0 &#8211; ai fini sociali. Giusto per fare un esempio, l&#8217;Acquedotto Pugliese fu certamente una grande opera. Lo fu all&#8217;epoca e lo sarebbe ancora oggi, ma non ho mai sentito nessuno metterne in discussione la positivit\u00e0. Questo in generale, perch\u00e9 invece problemi specifici vi sono anche in quel caso, com&#8217;\u00e8 per\u00f2 inevitabile che sia. Ma una cosa \u00e8 gestire al meglio questi problemi, nell&#8217;interesse della collettivit\u00e0; altra cosa \u00e8 avviare opere (grandi o piccole che siano) la cui sostanziale inutilit\u00e0, o addirittura la loro negativit\u00e0, sia gi\u00e0 sostanzialmente accertata in partenza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tuttavia, se andiamo nel concreto, ci accorgiamo che quel che serve oggi \u00e8 principalmente un grande piano di &#8220;piccole e medie opere&#8221;. Non il gigantismo della cattedrale nel deserto, ma un intervento pianificato e programmato da uno Stato che ritorni a fare politica economica nel senso pi\u00f9 alto del termine.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma veniamo al dunque. Quali sono i principali settori su cui dovrebbe concentrarsi, e suddividersi, un grande piano statale di investimenti? A parere di chi scrive sono cinque: il sistema energetico, i trasporti, la sicurezza idrogeologica, quella antisismica, pi\u00f9 il necessario ammodernamento di tante strutture (scuole, ospedali, eccetera) che hanno subito maggiormente il degrado di quest&#8217;ultimo decennio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Proviamo ad approfondire un po&#8217;questi cinque punti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">1.\u00a0La transizione verso un sistema energetico fondato sulle energie rinnovabili va perseguita con forza. Senza un passaggio completo alle rinnovabili la stessa affermazione dell&#8217;auto elettrica non risolverebbe granch\u00e9, spostando solo l&#8217;inquinamento dai centri cittadini ai siti delle centrali termoelettriche. Spingendo principalmente sul solare e sull&#8217;eolico, in Italia ci sono le condizioni per arrivare nell&#8217;arco di un ventennio (massimo un trentennio) ad una produzione di elettricit\u00e0 ottenuta al 100% dalle fonti rinnovabili. Ma questo richiede due cose: investimenti centralizzati promossi dallo Stato ed una forte politica di incentivi rivolta alle famiglie ed alle aziende. Se la seconda mossa, finalizzata ad una forte ripartenza del solare residenziale ed aziendale, \u00e8 solo una questione di risorse; la prima abbisogna di una decisione politica di primaria importanza, la rinazionalizzazione del sistema elettrico, in pratica una &#8220;nuova Enel&#8221; con una nuova\u00a0mission: quella di guidare, appunto, la transizione energetica verso il traguardo delle emissioni zero. Oltre alla costruzione di impianti a fonte rinnovabile (con la contestuale progressiva dismissione delle centrali termiche ed il relativo risanamento che ne consegue), il piano degli investimenti statali dovrebbe poi prevedere adeguati finanziamenti alla ricerca. Quanti soldi servirebbero per perseguire l&#8217;obiettivo indicato? Ragionando a spanne (e senza annoiare con troppi calcoli) potrebbero bastare\u00a08 miliardi all&#8217;anno\u00a0per vent&#8217;anni, 4 di investimenti diretti, altri 4 per gli incentivi di cui si \u00e8 detto, che potrebbero ragionevolmente attivarne altrettanti di investimenti privati.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">2.\u00a0Della sicurezza idrogeologica ci ricordiamo solo d&#8217;autunno. Eppure non si contano le frane ed i corsi d&#8217;acqua su cui intervenire. Posto che in questo campo una sicurezza assoluta non potr\u00e0 mai esservi, l&#8217;obiettivo dovrebbe essere quello di limitare al massimo in primo luogo il rischio per le persone, ed in secondo luogo l&#8217;entit\u00e0 dei danni al verificarsi degli eventi calamitosi. Poich\u00e9 nell&#8217;ormai lunga stagione dei tagli l&#8217;incuria ha preso il sopravvento dappertutto, il piano di interventi dovr\u00e0 interessare un po&#8217; tutto il territorio nazionale. Del resto l&#8217;88,3% dei Comuni \u00e8 classificato a rischio idrogeologico. Decisivo dovr\u00e0 dunque essere il ruolo degli enti locali, sia nel segnalare gli interventi necessari, sia nell&#8217;indicarne l&#8217;ordine di priorit\u00e0. Allo Stato il compito di decidere, oltre a quello di finanziare le opere. Quali tempi e quali cifre si possono ipotizzare in questo campo? Lo Stato, in questi anni di amnesia da euro-tagli, non ha neppure realizzato uno studio attendibile su questo. Alcuni esperti parlano di un &#8220;venticinquennio da recuperare&#8221;, guarda caso il periodo che ci separa dal Trattato di Maastricht. Un &#8220;piano anti-dissesto&#8221; dell&#8217;associazione dei consorzi di bonifica (altro esempio di dispersione delle competenze!) indicava, due anni fa, in 8 miliardi la cifra necessaria alla realizzazione di 3.581 interventi per la sicurezza idraulica. Quel che sappiamo \u00e8 che il costo medio dei disastri idrogeologici \u00e8 stimato in 2,5 miliardi all&#8217;anno, ai quali si debbono aggiungere i disagi, i danni alle persone ed alle attivit\u00e0 produttive, talvolta lo spopolamento delle aree pi\u00f9 colpite. Perch\u00e9 allora non spendere\u00a03 miliardi all&#8217;anno\u00a0almeno per un quinquennio, comprendendo in questa cifra non solo gli interventi straordinari ma un livello pi\u00f9 adeguato di manutenzione continua del territorio?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">3.\u00a0Un discorso analogo a quello del punto precedente va fatto per la prevenzione antisismica. Anche in questo caso se ne parla sempre a terremoto avvenuto. Ed ogni volta fioccano le promesse di una rapida ricostruzione e di voler voltare pagina nel campo della prevenzione. Purtroppo, se i terremotati dell&#8217;Appennino centrale sono l\u00ec a ricordarci come lo Stato dimentichi sempre in fretta i suoi impegni, sulla prevenzione ben poco si \u00e8 fatto. E&#8217; vero, sono stati introdotti degli incentivi (il cosiddetto &#8220;Sismabonus&#8221;) alle ristrutturazioni, ma per ora non funzionano granch\u00e9. Sta di fatto che i costi delle ricostruzioni post-sisma nel periodo 1968-2014 sono stati calcolati in 121,6 miliardi. Ma in questo caso l&#8217;aspetto principale \u00e8 quello delle migliaia di vittime, dei feriti, di comunit\u00e0 che non si ricostruiranno pi\u00f9, dello spopolamento delle aree colpite. Tutte conseguenze che potevano essere fortemente limitate con un patrimonio edilizio messo a norma antisismica. E per il futuro? E&#8217; possibile una ristrutturazione di tutte le aree sismiche, partendo da quelle a rischio pi\u00f9 elevato? In materia esistono le stime pi\u00f9 disparate, ma quella della Protezione Civile per mettere in sicurezza gli edifici pubblici \u00e8 di 50 miliardi. Quella del Consiglio nazionale degli ingegneri sulle case private \u00e8 di circa 94 miliardi. Sommiamo queste due cifre ed arriviamo ad un totale di circa 144 miliardi. Naturalmente, non tutti questi soldi dovranno uscire dalle casse dello Stato, dato che per gli interventi sull&#8217;edilizia privata i contributi potranno coprire solo in parte i costi delle ristrutturazioni. L&#8217;ideale sarebbe un sistema di copertura a percentuale variabile, ad esempio da un minimo del 50 ad un massimo del 100% per le fasce pi\u00f9 povere della popolazione. In questa maniera (con una copertura media del 75%) si arriverebbe ad una spesa per gli incentivi di circa 70 miliardi, che sommati agli altri 50 d\u00e0 un totale di 120 miliardi. Immaginiamo di spalmare questi interventi nel lasso di un quindicennio, ed avremmo un\u00a0investimento statale annuo di 8 miliardi. Non proprio un&#8217;esagerazione, specie se rapportata all&#8217;utilit\u00e0 sociale dell&#8217;operazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">4.\u00a0Lo stato pietoso della rete viaria nazionale \u00e8 sempre pi\u00f9 spesso al centro di dolorosi episodi di cronaca. Il crollo del ponte &#8220;Morandi&#8221; ha posto la questione all&#8217;attenzione dell&#8217;opinione pubblica, della politica e dei media. Il fatto \u00e8 che &#8211; anche per il disastroso quanto lucroso sistema delle concessioni autostradali &#8211; il livello standard delle manutenzioni si \u00e8 costantemente abbassato negli anni. Come per l&#8217;energia, la prima cosa da fare per affrontare lo sfascio attuale, \u00e8 la nazionalizzazione del settore, fermando il percorso di privatizzazione delle Ferrovie e passando la gestione delle autostrade all&#8217;Anas. Per il 2019 il governo prevede un investimento aggiuntivo di un miliardo per la manutenzione straordinaria della rete viaria. Meglio che niente, ma decisamente poco. Basti pensare alla condizione comatosa delle strade affidate alle province, 155mila chilometri che si vorrebbero gestire con la miseria di 700 milioni all&#8217;anno, cio\u00e8 4.500 euro al chilometro. Un nulla i cui risultati si vedono giornalmente a vista d&#8217;occhio. Sempre procedendo con metodo inevitabilmente spannometrico, possiamo calcolare che la spesa aggiuntiva (tra investimenti veri e propri, manutenzioni straordinarie ed un diverso livello di quelle ordinarie) per far funzionare decentemente strade, autostrade e ferrovie del Paese, non potr\u00e0 essere inferiore a\u00a05 miliardi annui\u00a0almeno per un decennio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">5.\u00a0Quanto fin qui scritto \u00e8 molto, ma non comprende tutto. Ci sono migliaia di scuole, ospedali ed altri edifici pubblici che abbisognano di importanti ammodernamenti, in diversi casi di rifacimenti ex-novo. Qui ogni cifra sarebbe comunque arbitraria, ma un incremento di questa voce di\u00a03 miliardi all&#8217;anno\u00a0per almeno cinque anni appare una ragionevole stima.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Conclusioni<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A questo punto, qui ci fermiamo. La nostra \u00e8 stata un&#8217;esercitazione per mostrare quel che servirebbe fare, ci\u00f2 di cui c&#8217;\u00e8 bisogno ed urgenza, evidenziando al tempo stesso come sarebbe possibile farlo con cifre non impossibili, del tutto alla portata delle risorse del Paese.\u00a0Repetita iuvant: tutto ci\u00f2 \u00e8 da considerarsi realistico, per\u00f2, solo a due condizioni: che vi sia un governo che pensi alla collettivit\u00e0 e non ai &#8220;mercati&#8221;, che si arrivi finalmente all&#8217;uscita dalla dittatura del sistema dell&#8217;euro e dei suoi assurdi vincoli di bilancio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La somma delle cifre ipotizzate, delle quali ognuno pu\u00f2 valutare la congruenza, arriva a 27 miliardi annui. A qualcuno parr\u00e0 poco, ad altri sicuramente troppo. Ritornando a quanto ricordato all&#8217;inizio, si recupererebbero in questo modo i 16 miliardi annui persi a causa dell&#8217;euro-austerity (tornando cos\u00ec ai livelli pre-crisi), incrementati di altri 11 miliardi destinati a compensare quel che non si \u00e8 fatto per un decennio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In verit\u00e0 ci interessava dimostrare pure un&#8217;altra cosa. Che per far ripartire gli investimenti, dunque una crescita in grado di offrire l&#8217;occupazione che manca, non c&#8217;\u00e8 bisogno n\u00e9 di buche da svuotare e riempire, n\u00e9 di opere faraoniche quanto spesso inutili. Con questo ci siamo sicuramente aggiudicati il premio\u00a0La Palisse 2018, ma a ci\u00f2 siamo stati costretti dall&#8217;ossessiva propaganda del vergognoso &#8220;Partito del Pil&#8221;.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Fonte:\u00a0<\/strong><a href=\"https:\/\/www.sinistrainrete.info\/politica-italiana\/13890-leonardo-mazzei-gli-investimenti-pubblici-e-il-partito-del-pil.html\">https:\/\/www.sinistrainrete.info\/politica-italiana\/13890-leonardo-mazzei-gli-investimenti-pubblici-e-il-partito-del-pil.html<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di SINISTRAINRETE (Leonardo Mazzei) Dopo le buffonate di Confindustria e soci, \u00e8 possibile discutere seriamente del piano straordinario di investimenti pubblici di cui ha bisogno l&#8217;Italia? Per una strana congiunzione astrale, pi\u00f9 esattamente per un&#8217;insolita congiuntura politica, sono tornati inopinatamente di moda gli investimenti pubblici. 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