{"id":4721,"date":"2011-10-14T08:08:44","date_gmt":"2011-10-14T08:08:44","guid":{"rendered":"http:\/\/www.appelloalpopolo.it\/?p=4721"},"modified":"2011-10-14T08:08:44","modified_gmt":"2011-10-14T08:08:44","slug":"se-cade-il-muro-delleuro","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=4721","title":{"rendered":"Se cade il muro dell&#039;euro"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify\">di <strong>Alberto Bagnai<\/strong> <a href=\"http:\/\/www.sbilanciamoci.info\/Sezioni\/globi\/Se-cade-anche-il-muro-dell-euro-4411\">Sbilanciamoci<\/a>&nbsp;&#8211; <span style=\"font-size: 11px\">Alberto Bagnai sar&agrave; uno dei relatori nell&#39;Assemblea di Chianciano del 22 e 23 ottobre<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong><span class=\"Apple-style-span\" style=\"font-family: georgia, 'times new roman', serif; color: #444444\">La crisi fa emergere il problema originario dell&#39;euro, da sempre ignorato dai politici: una moneta unica nello spazio economico europeo &egrave; insostenibile<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><span class=\"Apple-style-span\" style=\"font-family: georgia, 'times new roman', serif; color: #444444\">La levata di scudi dei politici europei contro i &ldquo;mercati&rdquo; &egrave; prova di ingenuit&agrave; o di ipocrisia. La crisi dell&rsquo;euro non dipende tanto dai &ldquo;mercati&rdquo;, quanto dal fatto che adottando l&rsquo;euro la classe politica ha deliberatamente ignorato l&rsquo;avviso della maggior parte degli economisti, i quali da tempo avvertono che una moneta unica europea non sarebbe sostenibile.<a name=\"more\"><\/a> Questa scelta politica ha ragioni ideologiche che &egrave; necessario individuare per valutare le possibili vie di uscita dalla crisi. Cosa comporta la rinuncia alle monete (e quindi ai tassi di cambio) nazionali? A chi conviene? E perch&eacute;? Per chiarirlo ripercorriamo gli snodi della crisi greca.<\/span><\/p>\n<p>\t<b style=\"font-family: georgia, 'times new roman', serif\"><span class=\"Apple-style-span\" style=\"color: #444444\">Debito pubblico e debito estero<\/span><\/b><br \/>\n\t<span class=\"Apple-style-span\" style=\"font-family: georgia, 'times new roman', serif; color: #444444\">Il problema della Grecia deriva non tanto dal fatto di avere un grande debito pubblico, quanto dal fatto che il suo debito &egrave; detenuto da non residenti, cio&egrave; &egrave; debito estero. A riprova che col debito pubblico si pu&ograve; convivere citiamo il Giappone, che ha, lui s&igrave;, un enorme debito pubblico, pari al 217% del proprio Pil, cio&egrave; al 17% del Pil mondiale (quello greco &egrave; appena lo 0.7%). Perch&eacute; questo debito non preoccupa i mercati? In effetti, in Giappone il settore privato risparmia tanto da prestare all&rsquo;estero circa 2000 miliardi di dollari, oltre a quanto presta al proprio governo. Il Giappone &egrave; il pi&ugrave; grande creditore estero mondiale: in caso di problemi potrebbe sempre finanziare la propria economia facendosi restituire i soldi prestati all&rsquo;estero. Questo la Grecia non pu&ograve; farlo, perch&eacute; &egrave; pesantemente indebitata con l&rsquo;estero, per pi&ugrave; del 100% del proprio Pil. Prestereste pi&ugrave; volentieri 10 000 euro a un amico che ha dieci appartamenti, o 100 a un amico disoccupato?<\/span><\/p>\n<p>\t<b style=\"font-family: georgia, 'times new roman', serif\"><span class=\"Apple-style-span\" style=\"color: #444444\">Debito estero e spesa nazionale<\/span><\/b><br \/>\n\t<span class=\"Apple-style-span\" style=\"font-family: georgia, 'times new roman', serif; color: #444444\">I paesi si indebitano se le spese superano le entrate. Consideriamo il problema in termini di commercio estero: se un paese importa (cio&egrave; acquista) pi&ugrave; beni di quanti ne esporta (vende), dovr&agrave; farsi prestare dall&rsquo;estero il necessario per coprire la differenza fra spese e incassi. Quindi la contropartita di un deficit della bilancia dei pagamenti &egrave; un aumento del debito estero. Prima delle rispettive crisi Stati Uniti, Islanda, Grecia (e Argentina, Tailandia,&#8230;) avevano un rilevante deficit estero, spesso in presenza di deficit e debito pubblico nella norma (si veda l&#39;articolo &quot;<\/span><a href=\"http:\/\/www.sbilanciamoci.info\/Sezioni\/globi\/Anche-l-Europa-ha-i-suoi-Stati-subprime-3854\" style=\"font-family: georgia, 'times new roman', serif\"><span class=\"Apple-style-span\" style=\"color: blue\">Anche l&#39;Europa ha i suoi stati subprime<\/span><\/a><span class=\"Apple-style-span\" style=\"font-family: georgia, 'times new roman', serif; color: #444444\">&quot;). Insomma, queste crisi sono tutte inquadrabili in definitiva come crisi di bilancia dei pagamenti. Qui entra in gioco il tasso di cambio.<\/span><\/p>\n<p>\t<b style=\"font-family: georgia, 'times new roman', serif\"><span class=\"Apple-style-span\" style=\"color: #444444\">Debito estero e tasso di cambio<\/span><\/b><br \/>\n\t<span class=\"Apple-style-span\" style=\"font-family: georgia, 'times new roman', serif; color: #444444\">In teoria per ridurre l&rsquo;indebitamento estero un paese ha due strade: contenere la spesa o svalutare. Ma i paesi appartenenti a una unione monetaria non possono svalutare: possono solo attuare politiche restrittive.<\/span><\/p>\n<p>\t<span class=\"Apple-style-span\" style=\"font-family: georgia, 'times new roman', serif; color: #444444\">Queste migliorano i conti con l&rsquo;estero riducendo le importazioni: se la gente ha meno soldi da spendere, spende meno anche in beni esteri. La disoccupazione aumenta, perch&eacute; se la spesa nazionale cala, alcune imprese devono chiudere. L&rsquo;aumento dei disoccupati contiene i salari, e col tempo le merci nazionali diventano pi&ugrave; convenienti e le esportazioni aumentano: alla domanda nazionale si sostituisce domanda estera, e le cose tornano a posto. Questo &egrave; il percorso, non breve, che si prefigura per la Grecia.<\/span><\/p>\n<p>\t<span class=\"Apple-style-span\" style=\"font-family: georgia, 'times new roman', serif; color: #444444\">Anche la svalutazione sostituisce domanda estera a quella nazionale, ma in modo pi&ugrave; rapido e meno devastante: svalutando il paese rende immediatamente pi&ugrave; costose le merci estere (e ne acquista di meno) e immediatamente pi&ugrave; convenienti le proprie (e ne vende di pi&ugrave;), &ldquo;isolando&rdquo; il mercato del lavoro dallo shock. Questo &egrave; quello che ha fatto l&rsquo;Islanda, che dopo la crisi ha svalutato del 133%.<\/span><\/p>\n<p>\t<span class=\"Apple-style-span\" style=\"font-family: georgia, 'times new roman', serif; color: #444444\">Certo, il gioco non pu&ograve; durare all&rsquo;infinito. Chi svaluta paga di pi&ugrave; le merci importate e quindi importa inflazione, minando la propria competitivit&agrave;. Ma perch&eacute; usare un solo strumento? Si potrebbe svalutare nel breve periodo e mettere i conti in ordine nel medio. Dal novembre 2008 l&rsquo;Islanda ha stabilizzato il cambio impegnandosi in un percorso di risanamento: non ci sono stati morti per le strade. C&rsquo;&egrave; stata s&igrave; l&rsquo;eruzione di un vulcano, ma nessuno pensa che dipenda dalla svalutazione (fatto salvo forse qualche funzionario della Bce).<\/span><\/p>\n<p>\t<span class=\"Apple-style-span\" style=\"font-family: georgia, 'times new roman', serif; color: #444444\">Dove sta scritto che un governo deve avere solo uno strumento a disposizione?<\/span><\/p>\n<p>\t<b><span class=\"Apple-style-span\" style=\"font-family: georgia, 'times new roman', serif; color: #444444\">Maastricht e le zone monetarie ottimali<\/span><\/b><br \/>\n\t<span class=\"Apple-style-span\" style=\"font-family: georgia, 'times new roman', serif; color: #444444\">Sta scritto nel trattato di Maastricht. Con la moneta unica i paesi dell&rsquo;eurozona si sono privati di uno dei due strumenti disponibili per riequilibrare i conti con l&rsquo;estero, quello pi&ugrave; rapido (e quindi pi&ugrave; adatto per la gestione delle emergenze): la svalutazione.<\/span><\/p>\n<p>\t<span class=\"Apple-style-span\" style=\"font-family: georgia, 'times new roman', serif; color: #444444\">Potevano permetterselo? Al di l&agrave; dell&rsquo;evidenza dei fatti, diamo per una volta agli economisti il merito che spetta loro: il primo a dichiarare che non potevano permetterselo &egrave; stato James Meade nel 1958 (s&igrave;, cinquantadue anni fa), e i motivi sono stati chiariti nel 1961 da Robert Mundell, che per questo ha preso nel 1999 il premio Nobel.<\/span><\/p>\n<p>\t<span class=\"Apple-style-span\" style=\"font-family: georgia, 'times new roman', serif; color: #444444\">Le condizioni che rendono sostenibile l&rsquo;adozione di una moneta unica sono quattro: [1] flessibilit&agrave; di prezzi e salari, [2] mobilit&agrave; dei fattori di produzione, [3] integrazione delle politiche fiscali e [4] convergenza dei tassi di inflazione. Il loro ruolo &egrave; chiaro alla luce del fatto che, come abbiamo chiarito, ai paesi che non possono svalutare rimane solo la strada &ldquo;lacrime e sangue&rdquo;. Quest&rsquo;ultima &egrave; meno dolorosa se prezzi e salari reagiscono rapidamente ai &ldquo;tagli&rdquo; (la flessibilit&agrave; al ribasso dei salari ripristina pi&ugrave; in fretta la competitivit&agrave; del paese), e se i disoccupati possono trovare lavoro nei paesi membri pi&ugrave; fortunati (la mobilit&agrave; riduce i costi sociali dei tagli). L&rsquo;integrazione delle politiche fiscali a livello sopranazionale permette interventi di sostegno delle zone in difficolt&agrave;. La convergenza dell&rsquo;inflazione, poi, &egrave; cruciale per la sostenibilit&agrave; della moneta unica: se in un paese i prezzi crescono pi&ugrave; in fretta della media, nel lungo andare le sue esportazioni diminuiranno e il paese accumuler&agrave; debito estero.<\/span><\/p>\n<p>\t<span class=\"Apple-style-span\" style=\"font-family: georgia, 'times new roman', serif; color: #444444\">Mezzo secolo di studi mostra che nei paesi dell&rsquo;eurozona queste quattro condizioni non sussistono: la flessibilit&agrave; dei prezzi e dei salari e la mobilit&agrave; del lavoro sono insufficienti, l&rsquo;integrazione delle politiche fiscali &egrave; di l&agrave; da venire, e circa la convergenza dell&rsquo;inflazione, ricordiamo che dal 1999 in media tutti i paesi dall&rsquo;area euro hanno avuto inflazione pi&ugrave; alta della Germania (perdendo competitivit&agrave; rispetto ad essa). Il paese che ha retto meglio il confronto &egrave; stato la Finlandia (con solo 0.1 punti di inflazione in pi&ugrave;). I peggiori sono stati Irlanda (1.7 punti in pi&ugrave;), Grecia (1.6), Spagna (1.5) e Portogallo (1.2), il che spiega appunto quanto sta accadendo (perdita di competitivit&agrave;, deficit di bilancia dei pagamenti, accumulazione di debito estero, crisi).<\/span><\/p>\n<p>\t<b><span class=\"Apple-style-span\" style=\"font-family: georgia, 'times new roman', serif; color: #444444\">Economia e ideologia: le &ldquo;riforme strutturali&rdquo;<\/span><\/b><br \/>\n\t<span class=\"Apple-style-span\" style=\"font-family: georgia, 'times new roman', serif; color: #444444\">Il trattato di Maastricht ignora le condizioni dettate dalla teoria economica (flessibilit&agrave;, mobilit&agrave;, integrazione, convergenza dell&rsquo;inflazione) e insiste sul debito pubblico (irrilevante per la teoria), con l&rsquo;intento di propugnare la riduzione del peso dello Stato nell&rsquo;economia, e di evitare riferimenti alla reale natura del problema. Quale sia lo suggerisce Mario Nuti in un <\/span><a href=\"http:\/\/dmarionuti.blogspot.com\/2010\/03\/reforms-progress-and-modernisation.html\" style=\"font-family: georgia, 'times new roman', serif; color: #444444\">intervento<\/a><span class=\"Apple-style-span\" style=\"font-family: georgia, 'times new roman', serif; color: #444444\"> nel suo blog, dove dichiara la sua insofferenza verso il termine &ldquo;riforma strutturale&rdquo; che, dice lui, in tempi recenti ha significato soprattutto il trasferimento di potere d&rsquo;acquisto dai pi&ugrave; deboli agli speculatori. Vogliamo fare un passo in pi&ugrave;? Ricordiamoci allora che in Italia prima dell&rsquo;euro non si parlava proprio di &ldquo;riforme strutturali&rdquo; (che significano precariet&agrave; &ndash; pardon, mobilit&agrave; &ndash; del lavoro, perdita di potere d&rsquo;acquisto dei lavoratori &ndash; pardon, flessibilit&agrave; dei salari). Il perch&eacute; &egrave; chiaro: gli aggiustamenti macroeconomici allora non dovevano inevitabilmente passare per il mercato del lavoro.<\/span><\/p>\n<p>\t<span class=\"Apple-style-span\" style=\"font-family: georgia, 'times new roman', serif; color: #444444\">L&rsquo;approccio di Mundell non &egrave; ideologico: Mundell non dice che i salari devono essere flessibili e i lavoratori devono essere &ldquo;mobili&rdquo;. Dice solo che se non lo sono, allora &egrave; meglio non costituire una unione monetaria. Il problema di Mundell non &egrave; &ldquo;vendere&rdquo; il paradigma della &ldquo;flessibilit&agrave;&rdquo; (nel 1961 non se ne parlava), &egrave; solo capire in quali condizioni un&rsquo;unione monetaria &egrave; sostenibile.<\/span><\/p>\n<p>\t<span class=\"Apple-style-span\" style=\"font-family: georgia, 'times new roman', serif; color: #444444\">L&rsquo;approccio di Maastricht viceversa &egrave; ideologico. Adottare una moneta unica in un&rsquo;area nella quale essa non &egrave; sostenibile impone surrettiziamente e ideologicamente ai paesi membri una rincorsa affannosa dei requisiti necessari (flessibilit&agrave;, mobilit&agrave;, ecc.), presentati come mero dato &ldquo;tecnico&rdquo; e non come esplicita scelta politica (e quindi sottratti a un reale dibattito democratico). Non &egrave; un caso se i governi che ci hanno imposto l&rsquo;euro sono passati alla storia come governi &ldquo;tecnici&rdquo; (altra parola di cui diffidare).<\/span><\/p>\n<p>\t<span class=\"Apple-style-span\" style=\"font-family: georgia, 'times new roman', serif; color: #444444\"><b>Il crollo del muro<\/b><\/span><\/p>\n<p>\t<span class=\"Apple-style-span\" style=\"font-family: georgia, 'times new roman', serif; color: #444444\">La crisi dell&rsquo;euro &egrave; il crollo di un muro ideologico: un secondo muro di Berlino, eretto a difesa della competitivit&agrave; tedesca e dell&rsquo;ideologia della flessibilit&agrave;, travolto non tanto dai &ldquo;mercati&rdquo;, quanto dall&rsquo;assenza di razionalit&agrave; economica. Da anni gli economisti avvertono che nell&rsquo;eurozona non esistono le condizioni per la sostenibilit&agrave; di una moneta unica. I politici hanno proceduto per la loro strada, e ora devono gestire le conseguenze della loro scelta. Dare la colpa a generici altri (i &ldquo;mercati&rdquo;) non li aiuter&agrave;.<\/span><\/p>\n<p>\t<span class=\"Apple-style-span\" style=\"font-family: georgia, 'times new roman', serif; color: #444444\">Agli elettori di sinistra italiani l&rsquo;adesione all&rsquo;euro &egrave; stata venduta come una vittoria della loro parte politica, dettata dal bisogno di evitare all&rsquo;Italia il destino dell&rsquo;Argentina. I dati mostrano che l&rsquo;Argentina &egrave; incorsa in una crisi debitoria a causa della perdita di competitivit&agrave; determinata dalla &ldquo;dollarizzazione&rdquo; della sua economia, esattamente come la Grecia &egrave; incorsa in una crisi dopo l&rsquo;&ldquo;euroizzazione&rdquo; della sua economia. L&rsquo;euro &egrave; stato causa, non rimedio.<\/span><\/p>\n<p>\t<span class=\"Apple-style-span\" style=\"font-family: georgia, 'times new roman', serif; color: #444444\">La teoria delle zone monetarie ottimali implica che l&rsquo;euro &egrave; stato una vittoria politica di chi desiderava che in Europa gli aggiustamenti macroeconomici si scaricassero integralmente sul mercato del lavoro (traducendosi in &ldquo;lacrime e sangue&rdquo;). Vi sembra una vittoria della sinistra?<\/span><\/p>\n<p>\t<span class=\"Apple-style-span\" style=\"font-family: georgia, 'times new roman', serif; color: #444444\">Un&rsquo;analisi seria delle vie di uscita parte anche dalla risposta a questa domanda.<\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Alberto Bagnai Sbilanciamoci&nbsp;&#8211; Alberto Bagnai sar&agrave; uno dei relatori nell&#39;Assemblea di Chianciano del 22 e 23 ottobre La crisi fa emergere il problema originario dell&#39;euro, da sempre ignorato dai politici: una moneta unica nello spazio economico europeo &egrave; insostenibile La levata di scudi dei politici europei contro i &ldquo;mercati&rdquo; &egrave; prova di ingenuit&agrave; o di ipocrisia. 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