{"id":47260,"date":"2018-12-20T09:00:08","date_gmt":"2018-12-20T08:00:08","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=47260"},"modified":"2018-12-19T15:04:54","modified_gmt":"2018-12-19T14:04:54","slug":"fiscal-compact-e-ordinamento-dellunione-europea-o-si-esce-dai-trattati-o-continueranno-a-decidere-i-governi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=47260","title":{"rendered":"FISCAL COMPACT E ORDINAMENTO DELL\u2019UNIONE EUROPEA: \u201cO SI ESCE DAI TRATTATI O CONTINUERANNO A DECIDERE I GOVERNI\u201d"},"content":{"rendered":"<p>di <strong>EUROSTOP (Franco Russo)<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Con una procedure iniziata il 19 settembre, la\u00a0<em>Commissione economica e degli affari monetari<\/em>\u00a0del Parlamento Europeo (PE)\u00a0 ha avviato la discussione sulla proposta di Direttiva, avanzata dalla Commissione con il documento COM(2017) 824 final 2017\/0335, per trasporre il cd Fiscal Compact, un trattato internazionale siglato nel 2012, nella normativa dell\u2019Unione Europea (UE). La relatrice, una parlamentare del PPE (Danuta Maria H\u00fcbner), ha fatto, ovviamente, una presentazione favorevole in quanto la trasposizione della \u201csostanza del Trattato sulla Stabilit\u00e0, Coordinamento e Governance nell\u2019Unione economica e monetaria (TSCG) nell\u2019ordinamento giuridico dell\u2019Unione \u00e8 un passo cruciale per distaccarsi da soluzioni intergovernative approntate per risolvere la crisi economica e finanziaria, cui ha dovuto far fronte l\u2019Unione, e per riaffermare la preminenza del metodo comunitario\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La Direttiva fa leva sull\u2019articolo 16 del Trattato del 2012 che d\u00e0 la possibilit\u00e0 di effettuare tale trasposizione in modo da rafforzare ulteriormente \u201cla responsabilit\u00e0 fiscale e gli orientamenti di medio termine del bilancio degli Stati membri\u201d. Per questo ne viene raccomandata l\u2019adozione,\u00a0 e in particolare si mette in evidenza che la Direttiva incorpora l\u2019articolo 3 del Titolo III, il vero e proprio Fiscal Compact, con i suoi meccanismi automatici di correzione in caso di deviazione da parte degli Stati membri dagli obiettivi decisi non dai parlamenti nazionali, ma da Bruxelles tramite le procedure del patto di Stabilit\u00e0, integrato con i meccanismi del Semestre Europeo, e con i famosi Six Pact e Two Pact.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel Preambolo della Direttiva la Commissione ricorda che la possibile integrazione del Fiscal Compact era prevista nel\u00a0<em>Reflection Paper on the Depening of the Economic and Monetary Union<\/em>, del maggio 1917, oltre ad essere esplicitamente richiamata da Junker nel suo indirizzo sullo Stato dell\u2019Unione del 2017. Sostiene la Commissione che la Direttiva vuole rafforzare la responsabilit\u00e0 fiscale e l\u2019obiettivo di bilancio di medio termine perch\u00e9 si determini una convergenza verso livelli sostenibili, \u2018prudenti\u2019, del debito pubblico, che deve ridursi nel \u2018breve e nel lungo periodo\u2019. Le ragioni che adduce la Commissione nel proporre l\u2019incorporazione nella normativa UE sono per semplificare il quadro giuridico e per \u2018assicurare un monitoraggio effettivo e sistematico dell\u2019attuazione e applicazione delle regole fiscali a livello dell\u2019UE e a livello nazionale\u2019, in modo da superare l\u2019attuale quadro intergovernativo. Inoltre la trasposizione del TSCG, evitando le duplicazioni di meccanismi, semplifica e rende pi\u00f9 dirette e penetranti le misure\u00a0 \u2012 le Raccomandazioni \u2013 di Bruxelles in tema di bilancio, affinch\u00e9 le politiche fiscali non ostacolino le politiche monetarie della BCE tese alla stabilit\u00e0 dell\u2019euro.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La Direttiva sul Fiscal Compact \u2013 con cui \u00e8 noto il TSCG \u2012, introduce due novit\u00e0 di rilievo. La prima, per garantire il raggiungimento del pareggio di bilancio, si propone di introdurre una disciplina specifica delle spese, indicandone un tetto coerente con l\u2019obiettivo di medio termine. La seconda novit\u00e0 \u00e8 l\u2019attribuzione di un potere di controllo sulle \u2018autorit\u00e0 di bilancio\u2019 agli organismi indipendenti costituiti proprio in base al Fiscal Compact. In Italia l\u2019organismo indipendente \u00e8 l\u2019Ufficio Parlamentare di Bilancio, il cui nome non deve trarre in inganno perch\u00e9 di \u2018parlamentare\u2019 ha solo la sede \u2012 la Camera dei deputati.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nella Relazione che accompagna la proposta della nuova Direttiva, la Commissione sostiene che se deve esservi un ancoraggio del bilancio, la sua programmazione deve \u201ccomprendere un percorso della spesa a medio termine al netto delle misure discrezionali in materia di entrate e coerente con l\u2019obiettivo a medio termine o con il percorso di avvicinamento ad esso\u201d. Dato che i parlamenti nazionali hanno comunque ancora la titolarit\u00e0 nominale del voto finale della legge di bilancio, la si usa per fissare il percorso di spesa \u201cper l\u2019intera durata della legislatura stabilita dall\u2019ordinamento costituzionale nazionale, non appena si insedia un nuovo governo\u201d, obbligando gli eventuali successivi governi a rispettarlo \u201cper tutto il periodo interessato\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Inoltre, le istituzione indipendenti avrebbero il compito di controllare le \u2018autorit\u00e0 di bilancio\u2019, perch\u00e9 l\u2019esperienza \u201cdimostra che regole di bilancio dotate di meccanismi di monitoraggio indipendenti sono associate a maggiore trasparenza, migliori risultati di bilancio e riduzione dei costi di finanziamento del debito sovrano. Per questo motivo la direttiva proposta prevede di coinvolgere le istituzioni di bilancio indipendenti nel monitoraggio dell\u2019osservanza del quadro di regole di bilancio numeriche, anche mediante la valutazione dell\u2019adeguatezza dell\u2019orientamento di bilancio a medio termine, nonch\u00e9 nel monitoraggio delle modalit\u00e0 di attivazione e applicazione del meccanismo di correzione. Qualora constatino deviazioni significative dall\u2019obiettivo a medio termine o dal percorso di avvicinamento ad esso, le istituzioni di bilancio indipendenti dovrebbero invitare le autorit\u00e0 di bilancio nazionali ad attivare rapidamente il meccanismo di correzione e dovrebbero valutare le misure correttive previste e la loro attuazione\u201d (COM (2017) 824 final).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Poich\u00e9 le \u2018autorit\u00e0 di bilancio\u2019 continuano formalmente ad essere i parlamenti, con questa nuova Direttiva si completerebbe l\u2019opera di svuotamento del loro potere fiscale, che per secoli \u00e8 stata la pi\u00f9 importante delle competenze delle istituzioni rappresentative. Le politiche di bilancio sono da tempo appannaggio della Commissione e del Consiglio (nella sua formazione di ECOFIN), ora si vorrebbe rafforzare le \u2018istituzioni\u00a0 indipendenti\u2019 nazionali che dovrebbero mettere sotto controllo le residue competenze dei parlamenti \u2012 discussione e voto finale su un testo \u2012\u00a0 , in modo che se si dovessero determinare degli \u2018scostamenti\u2019 dagli obiettivi del bilancio frutto delle intese tra governo e Commissione, le istituzioni indipendenti li possano richiamare all\u2019ordine \u2012 i Parlamenti! \u2012 secondo il principio \u2018esegui o giustificati\u2019.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il 27 novembre la Commissione Affari economica e degli affari monetari non ha approvato la Direttiva, essendo finita in parit\u00e0 la sua votazione. Ora la Commissione dovr\u00e0 riformularla e trovare i modi di ripresentarla seguendo le procedure di approvazione previste dal TFUE e dai regolamenti parlamentari. Eleonora Forenza ha giustamente parlato solo di \u2018battuta di arresto\u2019, volendosi certo riferire all\u2019intoppo della reiezione in Commissione, ma soprattutto al fatto che, essendo il Fiscal Compact un trattato internazionale entrato in vigore dal 2012, una sua mancata trasposizione nell\u2019ordinamento UE non attenua l\u2019efficacia delle sue norme. La mobilitazione contro il Fiscal Compact non pu\u00f2 che continuare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Con il Patto Fiscale, dopo che con il Trattato di Maastricht si sono gettate le fondamenta della BCE quale organo sovrano della moneta, si delegano all\u2019UE i poteri fiscali attraverso il controllo delle politiche di bilancio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Con il Patto Fiscale si \u00e8 completata\u00a0 la costruzione di un \u2018centro di governo\u2019, come lo ha chiamato C.A. Ciampi, perch\u00e9 ora in esso confluiscono sia le decisioni di politica monetaria sia quelle di politica fiscale. Questo centro di governo si articola in strutture formate da governi e da organi \u2018tecnici\u2019, come la BCE: un\u2019oligarchia esercita il potere economico-fiscale nell\u2019UE.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ho avuto modo di sottolineare in un articolo per\u00a0<em>Alternative per il socialismo<\/em>\u00a0che con il Patto Fiscale, un trattato internazionale, si \u00e8 giunti a manomettere le stesse Costituzioni. Si afferma, infatti, all\u2019art. 3, comma 2, che le regole del pareggio di bilancio: \u00abdevono avere effetto nelle leggi nazionali delle Parti contraenti al massimo entro un anno dall\u2019entrata in vigore del Trattato attraverso previsioni con forza vincolante e di carattere permanente, preferibilmente costituzionale\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La necessit\u00e0 di introdurre in costituzione il vincolo del pareggio di bilancio e di stabilire maggioranze qualificate nelle decisioni di spesa \u00e8 stata, molti anni fa, riproposta da esponenti della scuola della\u00a0<em>public choice<\/em>, da coloro cio\u00e8 che esaltano senza infingimenti la superiorit\u00e0 del mercato di fronte ai \u2018fallimenti\u2019 della democrazia. Il vincolo del pareggio di bilancio si aggiunge ai ben noti vincoli quantitativi al deficit e al debito pubblici, sanciti nel Trattato di Maastricht, che fiss\u00f2 il deficit al 3%, e il debito al 60% rispetto al PIL.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In Italia, durante il governo Monti sostenuto dal PD di Bersani, in obbedienza a un trattato internazionale, si \u00e8 modificata la Costituzione cos\u00ec da legittimare nella legge fondamentale, la prima nella gerarchia delle fonti, il liberismo con le sue politiche dell\u2019offerta tese all\u2019espansione del mercato e dell\u2019impresa privata. Il Parlamento italiano con la modifica dell\u2019articolo 81 si \u00e8 auto-imposto una camicia di forza sulle politiche di bilancio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ricordo, ancora, che l\u2019articolo 4 del Fiscal Compact impone l\u2019abbattimento del debito pubblico, per la quota che eccede il 60% del PIL, un ventesimo all\u2019anno. Per l\u2019Italia ci\u00f2 significa un abbattimento di circa 47 miliardi l\u2019anno, quasi il 3% del PIL!<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019articolo 5 prevede l\u2019attuazione, in partnership con l\u2019UE, di un\u00a0 programma relativo sia al bilancio sia alla politica economica che \u2018includa una descrizione dettagliata di riforme strutturali\u2019.\u00a0 Intendendo con \u2018riforme strutturali\u2019 quelle del mercato del lavoro, dei servizi pubblici, della previdenza.\u00a0 \u00c8 il programma che hanno realizzato i governi Monti, Letta e Renzi: prima il taglio alla previdenza con l\u2019allungamento dell\u2019et\u00e0 pensionabile, poi le liberalizzazioni e privatizzazione dei servizi a partire da quelli a rete, poi, il decreto Poletti e il Jobs Act\u00a0 hanno liberalizzato i contatti a termine e i licenziamenti, introducendo nuove e massicce dosi di flessibilit\u00e0 nel mercato del lavoro.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Anche senza la nuova Direttiva, le regole fiscali sono sostenute nella loro applicazione da un poderoso apparato di strumenti come quelli del Semestre Europeo, del Patto Euro Plus, del Six Pack. Le procedure di governance, previste dal Titolo V del TSCG, sono la razionalizzazione di tutto questo insieme di disposizioni, che consentono una pi\u00f9 stretta sorveglianza economica per garantire la stabilit\u00e0 dell\u2019area dell\u2019euro e pi\u00f9 in generale dell\u2019intera UE. La governance economica si snoda secondo un agenda annuale per cui:<\/p>\n<ul style=\"text-align: justify;\">\n<li>a gennaio, la Commissione pubblica il \u2018quadro della crescita annuale\u2019, in cui stabilisce le priorit\u00e0 economiche;<\/li>\n<li>a marzo, il Consiglio Europeo, formato dai Capi di Stato e di governo, definisce le linee-guida delle politiche nazionali;<\/li>\n<li>ad aprile, gli Stati membri sottopongono all\u2019esame europeo i propri piani per le finanze pubbliche con il Programmi di Stabilit\u00e0 e Convergenza, e quelli per le riforme con il Piano di Riforma Nazionale;<\/li>\n<li>in giugno, la Commissione valuta questi documenti ed emana le sue Raccomandazioni, rafforzate dai giudizi dell\u2019ECOFIN e del Consiglio Europeo;<\/li>\n<li>in luglio, il Consiglio adotta le Raccomandazioni che vengono pubblicate nella Gazzetta Ufficiale dell\u2019UE;<\/li>\n<li>in autunno, sulla base di queste Raccomandazioni, gli Stati membri varano le leggi di bilancio.<\/li>\n<\/ul>\n<p style=\"text-align: justify;\">Con il Two Pack, la fase autunnale \u00e8 stata ulteriormente regolamentata perch\u00e9 si prevede che entro il 15 ottobre ogni governo degli Stati membri invii il\u00a0<em>Draft Budgetary Plan<\/em>\u00a0in cui vengono esposti \u2018i numeri\u2019 della manovra di bilancio e si apre, cos\u00ec, una fase di discussione tra governi e Commissione (ed ECOFIN) perch\u00e9 sia garantito il rispetto delle regole fiscali: deficit, debito, spese, obiettivo di medio termine ecc. I parlamenti assistono muti a questa trattativa tra Commissione, ECOFIN e governi. Non si dica che i governi subiscono le decisioni di Bruxelles perch\u00e9 le decisioni sono formalizzate da un Consiglio, l\u2019ECOFIN dove siedono i ministri degli Stati membri, e avallate politicamente dal Consiglio Europeo dove siedono i capi di Stato o di governo. La verit\u00e0 \u00e8 che i governi hanno espropriato, attraverso gli organismi dell\u2019UE, i parlamenti del potere fiscale, avendo prima sottratto ad essi quello sulla moneta attraverso l\u2019indipendenza delle banche centrale e il divieto della monetizzazione del debito. Sono i governi a decidere, senza neppure pi\u00f9 neppure la consultazione dei parlamenti, le politiche fiscali. Si sono rovesciate le regole fondamentali del regime parlamentare, che nacque quando i parlamenti si appropriarono del potere di decisioni sulle entrate fiscali e le spese pubbliche, detenuto dai monarchi assoluti. Con passaggio del potere fiscali nelle mani dei parlamenti nacquero le monarchie costituzionali! Ora gli esecutivi, i governi, come al tempo delle monarchie assolute, godono della prerogativa di decidere il bilancio pubblico, e lo fanno concertando fra di loro a livello dell\u2019UE.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In questi mesi, anzi in questi giorni stiamo avendo davanti agli occhi questo modo autoritario, antidemocratico, di decidere le misure di bilancio che si snoda attraverso incontri tra Commissari ed esponenti del governo Di Maio-Salvini, scambi di lettere, documenti riservati in cui vengono definiti i \u2018numeri\u2019, che poi il Parlamento ratificher\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Anche il \u2018governo del cambiamento\u2019 forte dei consensi elettorali, prima, e dei sondaggi, dopo, ha minacciato con \u2018fuoco e fiamme\u2019 l\u2019UE al fine di imporre le sue misure di bilancio, ora, a causa all\u2019andamento dei titoli pubblici e\u00a0 della Borsa e dei primi segni di sciopero degli investimenti, ha accettato di \u2018dialogare\u2019 e \u2018trattare\u2019 con Bruxelles e di rivedere i \u2018numeri\u2019. Non importa di quanto verranno modificati i numeri della legge di bilancio, importa avere chiaro che dal 2011, da quanto sono entrate in vigore le procedure del Semestre europee, rese via via pi\u00f9 stringenti , tutti i governi \u2012 sia quello Monti, sia quelli Letta e Renzi \u2012 hanno seguito le regole dell\u2019austerit\u00e0 che essi hanno scelto in cooperazione con gli organismi dell\u2019UE e hanno imposto al Parlamento e ai cittadini.\u00a0 A questo fine so servono i Trattati e\u00a0 i regolamenti dell\u2019UE. Ora anche il \u2018governo del cambiamento\u2019, un governo del cambiamento reazionario, sottosta alle regole dell\u2019UE, perch\u00e9 non \u00e8 in grado di sottrarsi ai vincoli dei Trattati e regolamenti dell\u2019UE.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Abbiamo davanti a noi due esperienze, una di estrema destra e una di sinistra \u2013 Di Maio-Salvini in Italia, e Tsipras in Grecia \u2012, ed esse ci dicono chiaro che o si esce dai Trattati oppure a decidere continueranno ad essere i governi dell\u2019UE (con il supporto della Commissione, della BCE, e del loro ordinamento burocratico-normativo), che imporrano ai membri\u00a0<em>riottosi\u00a0<\/em>le regole comuni dell\u2019austerit\u00e0, della deflazione salariale, della flessibilit\u00e0 della forza lavoro, delle privatizzazioni e liberalizzazioni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Anche nella cd sinistra radicale \u00e8 tempo di finire di giocare con le parole \u2013 \u2018disobbedire ai Trattati\u2019, \u2018rompere i Trattati\u2019, \u2018sottrarsi ai vincoli dei Trattati\u2019 \u2026 \u2012 perch\u00e9 esiste una sola locuzione tecnico-giuridico che consente di liberarsi della camicia di forza voluta dai governi: \u2018denunciare i Trattati\u2019 secondo le procedure della Convenzione di Vienna, e cos\u00ec uscirne. Qualsiasi proposta di modifica, moderata o radicale che sia, dei Trattati rimane una\u00a0<em>pia<\/em>\u00a0<em>illusione<\/em>,\u00a0<em>wishful thinking<\/em>, perch\u00e9 l\u2019articolo 48 del TUE richiede, qualsiasi procedura si segua, l\u2019unanimit\u00e0 degli Stati membri. Una via impercorribile. Oppure se si vuole rompere con l\u2019UE seguendo l\u2019art. 50 TUE, si finisce come il Regno Unito in balia di Bruxelles, che ha nelle sue mani il coltello delle trattative.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Solo uscendo dall\u2019UE si pu\u00f2 intraprendere un cammino di\u00a0<em>costruzione<\/em>\u00a0di un\u2019Europa democratica \u2013 non di una sua\u00a0<em>ri-costruzione<\/em>, in quanto mai c\u2019\u00e8 stata democrazia nel processo che ha portato all\u2019UE. Un\u2019Europa dei cittadini \u00e8 possibile solo\u00a0 attraverso una\u00a0<em>Costituente europea<\/em>\u00a0che vari una vera Costituzione (non un Trattato tra Stati), con al centro i diritti, politici, sociali, di libert\u00e0 di ogni persona, nativa e non nativa. \u00c8 la sola via per spezzare il dominio del mercato, che si esercita tramite le istituzioni dell\u2019UE, e per costruire una democrazia sovranazionale.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Fonte: <a href=\"http:\/\/www.eurostop.info\/fiscal-compact-e-ordinamento-dellunione-europea-o-si-esce-dai-trattati-o-continueranno-a-decidere-i-governi\/\">http:\/\/www.eurostop.info\/fiscal-compact-e-ordinamento-dellunione-europea-o-si-esce-dai-trattati-o-continueranno-a-decidere-i-governi\/<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di EUROSTOP (Franco Russo) &nbsp; Con una procedure iniziata il 19 settembre, la\u00a0Commissione economica e degli affari monetari\u00a0del Parlamento Europeo (PE)\u00a0 ha avviato la discussione sulla proposta di Direttiva, avanzata dalla Commissione con il documento COM(2017) 824 final 2017\/0335, per trasporre il cd Fiscal Compact, un trattato internazionale siglato nel 2012, nella normativa dell\u2019Unione Europea (UE). 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