{"id":47263,"date":"2018-12-20T08:00:48","date_gmt":"2018-12-20T07:00:48","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=47263"},"modified":"2018-12-19T14:59:40","modified_gmt":"2018-12-19T13:59:40","slug":"il-ruolo-della-germania-in-europa-siamo-noi-gli-egemoni","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=47263","title":{"rendered":"Il ruolo della Germania in Europa \u2013 Siamo noi gli egemoni"},"content":{"rendered":"<p>di <strong>VOCI DALL&#8217;ESTERO (Carmenthesister)<\/strong><\/p>\n<p><img decoding=\"async\" src=\"http:\/\/vocidallestero.it\/wp-content\/uploads\/vandai.jpg\" alt=\"http:\/\/vocidallestero.it\/wp-content\/uploads\/vandai.jpg\" \/><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><em>Mentre imperversa la controversia tra Bruxelles (ovvero Berlino) e Roma sulla legge di bilancio presentata dal governo italiano per il 2019, il nostro collaboratore dalla Germania Beppe Vandai ha ripescato un articolo, comparso nel 2015 sulla\u00a0<a href=\"https:\/\/www.faz.net\/aktuell\/feuilleton\/debatten\/europas-zukunft\/einzusehen-deutschland-ist-europas-zentralmacht-13760335.html\">Frankfurter Allegemeine Zeitung<\/a>, dello storico e geo-stratega tedesco Herfried M\u00fcnkler, un intellettuale di notevole influenza sulle alte sfere della classe dirigente\u00a0tedesca. Nell\u2019articolo si evoca, senza nominarla chiaramente, l\u2019egemonia della Germania sull\u2019Europa come un destino di un popolo che, quasi senza volerlo, per suo merito, si trova a dover affrontare questo compito;\u00a0e si esortano\u00a0gli\u00a0intellettuali a discuterne apertamente nel paese per\u00a0sollecitare\u00a0quel\u00a0forte consenso popolare che sarebbe necessario\u00a0a sostenere\u00a0la sfida. Alla fine dell\u2019articolo alcune\u00a0note\u00a0di Beppe Vandai a commento.<\/em><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>di Herfried M\u00dcNKLER, 21 agosto 2015<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Traduzione di Beppe Vandai<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><em>Al momento i tedeschi si mostrano esitanti sul loro ruolo in Europa.\u00a0Eppure, candidati di riserva non ce ne sono. \u00c8 dunque il momento di affrontare la realt\u00e0.\u00a0<\/em><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">N\u00e9 la politica n\u00e9 la societ\u00e0 tedesche hanno amb\u00ecto a questo ruolo: quello della potenza centrale in Europa, a cui tocca il compito di domare le forze centrifughe che recentemente sono drammaticamente cresciute nell\u2019Unione europea, di far incontrare i diversi interessi degli europei del nord, del sud, dell\u2019ovest e dell\u2019est, cercando nel contempo una linea comune, e infine di far s\u00ec che la sfida lanciata da una parte dell\u2019Unione coinvolga anche\u00a0la parte opposta. Questo \u00e8 un compito che richiede una grande abilit\u00e0 politica. Bisogna essere pazienti, ma comportarsi con decisione, si devono finanziare dei compromessi per renderli accettabili, e contemporaneamente stare attenti che i patti su cui in definitiva si fonda l\u2019Unione europea vengano effettivamente rispettati.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E per tutto questo \u00e8 necessario, come se non bastasse, trovare il consenso politico della propria popolazione. I compiti a cui deve assolvere la potenza centrale europea assomigliano alla quadratura di un cerchio.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><em>Efficiente e resistente al populismo<\/em><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non meraviglia che la politica tedesca, finch\u00e9\u00a0\u00e8 stato possibile, abbia cercato di evitare di assumersi questo ruolo. Sono state necessarie pi\u00f9 sollecitazioni dall\u2019esterno prima che alla fine, almeno nella classe politica, si imponesse l\u2019idea che la Repubblica federale deve assumersi, anche consapevolmente, il ruolo che\u00a0nei\u00a0fatti le \u00e8 toccato, per poterne essere all\u2019altezza e non fallire. Infatti il problema sta nel fatto che, se i tedeschi falliscono, non \u00e8 pronto nessun candidato di riserva che possa entrare in campo\u00a0e assumersi questo ruolo.\u00a0Per dirla in modo drammatico: se la Germania fallisce nella missione di potenza centrale, allora fallisce l\u2019Europa. L\u2019espressione \u201cil fallimento della Germania\u201d \u2013 e non ad esempio \u201cil fallimento della politica tedesca\u201d \u2013 l\u2019ho scelta con cognizione di causa, poich\u00e9 la missione di \u201cpotenza centrale\u201d, alla lunga, non pu\u00f2 essere assolta dalla politica\u00a0senza il sostegno duraturo da parte della societ\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non sono infatti solamente la potenza economica della Germania, il suo maggiore numero di abitanti, prossimo a quello degli stati immediatamente pi\u00f9 popolosi, o la circostanza di essere il paese che nel suo insieme ha tratto il maggior profitto dall\u2019 unificazione europea, ad aver imposto alla Repubblica federale la posizione di potenza centrale, bens\u00ec, in pari misura, anche il fatto, tutt\u2019altro che ovvio, che la popolazione tedesca\u00a0pi\u00f9 degli altri stati europei ha dimostrato di resistere alle promesse dei partiti populisti. Questa \u00e8 la premessa per poter elaborare in modo responsabile i compiti da potenza centrale europea.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><em>Un dibattito all\u2019interno della societ\u00e0,\u00a0non un progetto elitario<\/em><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La Francia, che nel progetto europeo, in tandem con la Germania, ha interpretato quel ruolo guida per decenni, ormai ha perso la sua funzione; non solo \u00e8 alle prese con le mancate riforme economiche e sociali, ma\u00a0si trova in questa posizione\u00a0(di retrocessione, ndt)\u00a0come conseguenza della forte affermazione\u00a0del Fronte nazionale nella politica francese. Non appena raggiungono una certa forza, anche se non coinvolti nel governo, i partiti populisti di destra e di sinistra limitano la libert\u00e0 d\u2019azione di un Paese. Nella libert\u00e0 d\u2019azione si pu\u00f2 dunque vedere l\u2019arcano\u00a0di una potenza centrale. Essere all\u2019altezza delle sfide non \u00e8 dunque una missione che una potenza centrale\u00a0possa affrontare se\u00a0questo rimane il\u00a0progetto di una \u00e9lite. Se si vuole veramente essere all\u2019altezza, occorre il sostegno di gran parte dell\u2019elettorato\u00a0e la sua disponibilit\u00e0 ad affrontare queste sfide e a sopportarne il peso. A tal fine, alla lunga, non baster\u00e0 certamente essere refrattari al populismo, bens\u00ec servir\u00e0 una discussione nella societ\u00e0, in cui vengano esplicitate e discusse le opportunit\u00e0 e i rischi del ruolo di potenza centrale.<\/p>\n<div class=\"ezAdsense adsense adsense-midtext\" style=\"text-align: justify;\"><\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><em>Assumersi\u00a0questo compito, prima che sia troppo tardi<\/em><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Su questo\u00a0finora c\u00b4\u00e8 un deficit in Germania. E se le cose stanno cos\u00ec dipende\u00a0non tanto dal fallimento dei politici, quanto piuttosto dal fatto, ben noto, che gli intellettuali, di solito cos\u00ec amanti delle discussioni, evitano di affrontare questo problema. Invero questo dibattito non va condotto lanciando\u00a0allarmi, richiami preoccupati\u00a0o moniti, bens\u00ec\u00a0confrontandosi in maniera responsabile con un grande tema, non destinato a scomparire dai titoli dei giornali\u00a0in poche settimane; un tema\u00a0che non si deve svolgere esortando\u00a0la popolazione,\u00a0o creando aspettative, ma in cui ne va della capacit\u00e0 di convincere, propria degli argomenti politici. Il ruolo di potenza centrale in Europa che ormai spetta alla Germania non si lascia ridurre alla capacit\u00e0 di resistenza dei politici nelle trattative-maratona\u00a0di Bruxelles, bens\u00ec abbraccia un confronto politico e sociale dettagliato sui compiti da assumere. Questo forse non sembra ora cos\u00ec impellente, poich\u00e9 i dati economici del Paese sono buoni ed \u00e8 chiaro a chiunque sappia far di conto che la Germania trae vantaggi dall\u2019UE, anche se \u00e8 di gran lunga il maggior contributore netto dell\u2019Unione. I compiti di una potenza centrale vanno assunti anche quando il quadro congiunturale peggiora. Ergo: discuti delle sfide e dei problemi per tempo, cos\u00ec in tempi difficili avrai almeno la possibilit\u00e0 di venirne a capo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><em>Note di Beppe Vandai<\/em><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019articolo di M\u00fcnkler \u00e8 paradigmatico di ci\u00f2 che pensa da alcuni anni la classe dirigente tedesca, i piani alti di partiti politici come la CDU, la CSU, la SPD, la FDP, dei sindacati (soprattutto quelli industriali), delle organizzazioni imprenditoriali, cos\u00ec come le alte gerarchie burocratiche, la Bundesbank e gran parte degli economisti tedeschi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019autore dell\u2019articolo \u00e8 uno dei pi\u00f9 noti e apprezzati studiosi di storia moderna e contemporanea. Non solo, \u00e8 considerato il pi\u00f9 autorevole esperto di geopolitica in Germania.\u00a0 Il suo chiodo fisso, nei libri pubblicati nell\u2019ultimo decennio, \u00e8 la definizione della Germania come\u00a0<em>die Macht der Mitte<\/em>\u00a0(ovvero\u00a0<em>die Zentralmacht<\/em>); in italiano: \u201cla potenza del centro, ovvero centrale\u201d, con tutte le sfumature semantiche che il termine \u2018centrale\u2019 porta con s\u00e9.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">[\u2026]<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quando M\u00fcnkler e tanti tedeschi pensano o sostengono che il loro popolo o il loro stato siano nella condizione privilegiata di chi sa gestirsi in modo giusto, equilibrato e sostenibile, a differenza di tanti altri popoli vittime in varie forme della dismisura, non si riferiscono agli individui, non teorizzano affatto la superiorit\u00e0 di un tedesco rispetto ad uno spagnolo o ad un italiano; non fanno cio\u00e8 del suprematismo. Questo va detto a chiare lettere. Se cose del genere erano pane quotidiano in et\u00e0 guglielmina o in epoca nazionalsocialista, ora non lo sono pi\u00f9. Da questo punto di vista la democrazia in Germania ha lavorato indefessamente e bene.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ci\u00f2 non toglie per\u00f2 nulla al fatto che, quando si parla di stati e nazioni, ormai la Germania vive una resipiscenza del passato. Anche la stessa democrazia viene brandita come una clava. Ad esempio, nei media, stigmatizzando la mancanza di democrazia in Russia, si giustifica il fiancheggiamento ed il supporto all\u2019Ucraina o alla Georgia affinch\u00e9 entrino nella Nato e nell\u2019UE, ovvero nella zona d\u2019influenza della Germania. Il tenore dell\u2019argomentazione \u00e8 subdolo. Si nasconde un interesse geopolitico dietro la proclamazione di principi assoluti, cancellando completamente lo spazio della mediazione politica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Subdolo \u00e8 anche quanto M\u00fcnkler sostiene esplicitamente nell\u2019articolo allorch\u00e9 dice che sono i fatti stessi, il disorientamento dell\u2019Europa, il bisogno di avere un centro e una guida ad affidare alla Germania il compito di essere egemone. Subdola \u00e8 \u2013 come ben sanno i Greci e gli Italiani (nel frattempo anche i Francesi) \u2013 la tesi che sia stata, per una sorta di leggi oggettive, la Germania a trarre il maggior profitto dall\u2019Unione europea. Noi invece sappiamo che i vantaggi se li \u00e8 presi, dettando dapprima le regole dell\u2019eurozona, e poi usandole spregiudicatamente per impedire che gli squilibri sorti dalla sua politica economica competitiva venissero risolti in modo equo e cooperativo. Subdola \u00e8 l\u2019implicita asserzione che solo la Germania possieda la pietra filosofale della razionalit\u00e0 e dell\u2019equilibrio, che la renderebbe immune dai populismi. Un corollario poi di quest\u2019ultima presunzione di superiorit\u00e0 sarebbe che tutti dovrebbero accettarne il ruolo guida.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Mi si lasci concludere con tre osservazioni. M\u00fcnkler rampogna gli intellettuali, che sarebbero ancora troppo legati al vecchio stile della discussione in Germania, tipico della Repubblica di Bonn, uno stile che privilegiava le battaglie sui principi e sui diritti umani, sulle garanzie dell\u2019individuo, cos\u00ec come la forte autocritica della storia tedesca. Gli intellettuali dovrebbero a suo avviso fare un bagno di Realpolitik, capire l\u2019occasione egemonica, che ora si presenta, di dare un ordine stabile all\u2019Europa. L\u2019autore si augura anche un\u2019ampia discussione nell\u2019opinione pubblica tedesca, senza tab\u00f9, sul nuovo ruolo che il Paese avrebbe da assolvere.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Noto da un lato che, a distanza di tre anni dall\u2019uscita dell\u2019articolo, e di quasi un decennio di queste sottolineature di M\u00fcnkler, in Germania manca un dibattito franco su queste cose; dall\u2019altro lato, noto che sul Paese grava una cappa di unanimismo sui fatti europei degli ultimi nove anni, da quando scoppi\u00f2 la crisi greca. Come interpretare questa generale mancanza di dialettica e di agire comunicativo?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Credo che questo stato di cose si spieghi con l\u2019autismo della societ\u00e0 e della democrazia tedesche rispetto agli altri popoli. A parte circoli assai minoritari di spiriti critici, per lo pi\u00f9 estranei sia ai partiti, che ai sindacati, che al mondo dell\u2019informazione, il resto della popolazione tende a vedere il proprio Paese come assediato da popoli di gente disordinata, non abbastanza laboriosa, priva della necessaria disciplina individuale e collettiva. Vedono con favore l\u2019immigrazione da questi paesi in Germania, purch\u00e9 essa sia accompagnata dall\u2019apprendimento dei modi di comportamento e dei valori canonici per ogni tedesco. Non voglio addentrarmi nella fenomenologia di questo habitus, noto che in fin dei conti esso sfocia nell\u2019atteggiamento difensivo e sospettoso di chi si aspetta di essere derubato del portafoglio. Chiaramente questa mentalit\u00e0 condiziona anche i politici pi\u00f9 aperti, che non sanno fare altro che promettere coram populo che difenderanno fino all\u2019ultimo sangue il risparmiatore ed il contribuente tedesco. Cos\u00ec si cementa il consenso universale che fa s\u00ec che le condizioni materiali negli altri Paesi dell\u2019Eurozona e dell\u2019UE si deteriorino sempre di pi\u00f9, e con esse crescano rabbia, delusione e la nostalgia della sovranit\u00e0 perduta.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Chiudo sul termine \u201cegemonia\u201d. Pochissimi tedeschi lo usano apertamente (in camera caritatis non so). M\u00fcnkler non la usa praticamente mai, Sch\u00e4uble nemmeno, per non parlare della signora Merkel che, credo, non la userebbe nemmeno sotto tortura. Ma il termine \u201cegemonia\u201d calza a pennello su quel che sostengono M\u00fcnkler &amp; Co. Il termine ha una lunga storia, che viene dall\u2019Antica Grecia. L\u2019egemonia era la capacit\u00e0 ed il diritto di una polis-leader di dirigere e comandare un gruppo di poleis sue alleate, di farlo innanzitutto con il consenso, ma, se necessario, pure con la coercizione. Non siamo all\u2019epoca della summach\u00eda (alleanza militare) ateniese, siamo nel XXI\u00b0 secolo, nell\u2019Eurozona. Quanto consenso e quanta coercizione abbiamo sperimentato in questi anni? C\u2019\u00e8 motivo di dormire sonni tranquilli o di stare in guardia?<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Fonte:\u00a0<a href=\"http:\/\/vocidallestero.it\/2018\/12\/18\/il-ruolo-della-germania-in-europa-siamo-noi-gli-egemoni\/\">http:\/\/vocidallestero.it\/2018\/12\/18\/il-ruolo-della-germania-in-europa-siamo-noi-gli-egemoni\/<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di VOCI DALL&#8217;ESTERO (Carmenthesister) &nbsp; Mentre imperversa la controversia tra Bruxelles (ovvero Berlino) e Roma sulla legge di bilancio presentata dal governo italiano per il 2019, il nostro collaboratore dalla Germania Beppe Vandai ha ripescato un articolo, comparso nel 2015 sulla\u00a0Frankfurter Allegemeine Zeitung, dello storico e geo-stratega tedesco Herfried M\u00fcnkler, un intellettuale di notevole influenza sulle alte sfere della classe dirigente\u00a0tedesca. 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