{"id":47294,"date":"2018-12-20T11:00:53","date_gmt":"2018-12-20T10:00:53","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=47294"},"modified":"2018-12-20T10:19:16","modified_gmt":"2018-12-20T09:19:16","slug":"la-cortina-fumogena-della-narrativa-ufficiale-sulleconomia-globale-nasconde-una-realta-drammaticamente-diversa-ecco-i-dati","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=47294","title":{"rendered":"La cortina fumogena della narrativa ufficiale sull\u2019economia globale nasconde una realt\u00e0 drammaticamente diversa. Ecco i dati"},"content":{"rendered":"<p>di <strong>BUSINESS INSIDER ITALIA (Mauro Bottarelli)<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<div>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quando negli Stati Uniti si vuole definire una <strong>situazione<\/strong>, quasi sempre in ambito politico, di chiara dissimulazione e <strong>creazione di una cortina fumogena, si usa l\u2019espressione <em>wag the dog <\/em><\/strong>(gioco di parole sul paradosso di agitare il cane, invece che quest\u2019ultimo la coda). Poteva Hollywood farsi sfuggire un\u2019occasione simile? Ovviamente no e nel <strong>1998 usc\u00ec nelle sale l\u2019omonimo film<\/strong>, giunto in Italia con il titolo di <strong><em>Sesso e potere<\/em>,<\/strong> protagonisti Robert De Niro e Dustin Hoffman. Basica ma brillante la trama: <strong>per deviare l\u2019attenzione dell\u2019opinione pubblica<\/strong> da uno scandalo sessuale del presidente Usa, <strong>un team di spin doctor e agenti segreti, capitanato da un produttore cinematografico senza scrupoli, inventa una fantomatica guerra contro l\u2019Albania<\/strong>, con tanto di profughi ed eroi in battaglia.<\/p>\n<div id=\"adv-Middle1-dev\" style=\"text-align: justify;\"><\/div>\n<div class=\"media-image\" style=\"text-align: justify;\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/cdn.gelestatic.it\/businessinsider\/it\/2018\/12\/Wagthedog-1024x680.jpg\" \/><\/p>\n<dl>\n<dd>Una scena di Wag tge dog (Sesso e potere) con Dustin Hoffman e Robert De Niro.<\/dd>\n<\/dl>\n<\/div>\n<div id=\"adv-Bottom\" style=\"text-align: justify;\"><\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ora, al netto di ogni possibile speculazione o dietrologia, <strong>di fronte alla piega presa dalla narrativa <em>mainstream<\/em> rispetto allo stato di salute dell\u2019economia globale<\/strong> (Usa in testa) e dei mercati, <strong>viene da chiedersi se non sia in atto un qualcosa, magari inconsapevolmente, di simile.<\/strong> Niente <em>Spectre<\/em> o burattinai occulti, semplicemente <strong>il sistema \u2013 politico ed economico \u2013 che cerca di autotutelarsi<\/strong> da un\u2019esplosione di panico generalizzata stile 2008, <strong>sperando che nel frattempo qualcuno riesca a mettere una toppa<\/strong>.<\/p>\n<div id=\"outplay\" style=\"text-align: justify;\">\n<p>&nbsp;<\/p>\n<\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Ad esempio, la Fed<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Viene da chiederselo, perch\u00e9 questi <strong>tre grafici ci mostrano altrettante realt\u00e0 decisamente inquietanti,<\/strong> se poste in prospettiva di quanto avvenne soltanto dieci anni fa dall\u2019altro capo dell\u2019Atlantico e poi propagatosi come un\u2019epidemia a tutto il globo. Dieci anni, non un secolo. Il primo fa riferimento a <strong>un indicatore molto tecnico di mercato<\/strong> ma che ha una sua implicazione decisamente \u201creale\u201d come impatto sulla vita quotidiana e sulla percezione politica del momento. Per la terza volta da quando Donald Trump \u00e8 diventato presidente,<strong> lo spread fra il tasso del Libor a 3 mesi<\/strong> (di fatto, ci\u00f2 che in gergo viene definita la fonte di finanziamento del mondo reale) e<strong> il rendimento del Treasury a 2 anni<\/strong> (la cartina di tornasole della percezione di mercato riguardo il ciclo della politica monetaria) <strong>si \u00e8 invertito.<\/strong><\/p>\n<div class=\"media-image\" style=\"text-align: justify;\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/cdn.gelestatic.it\/businessinsider\/it\/2018\/12\/TSY_Libor.jpg\" \/><\/p>\n<dl>\n<dd>Zerohedge<\/dd>\n<\/dl>\n<\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\">Peccato che, questa volta, le <strong>implicazioni siano un po\u2019 differenti rispetto ai primi due casi<\/strong>: questo accadimento ha di fatto <strong>azzerato tutta la crescita economica implicita registrata dall\u2019arrivo del tycoon newyorchese alla Casa Bianca<\/strong>. Di pi\u00f9, passato lo scoglio del <em>mid-term<\/em> di novembre, la percezione \u00e8 quella di un mercato che pare arrendersi all\u2019evidenza di un destino ineluttabile: ovvero, pare che n\u00e9 l\u2019inquilino di Pennsylvania Avenue, n\u00e9 la stessa Fed possano fare qualcosa di risolutivo. Certo, come anticipato, si tratta di un indicatore molto tecnico, quindi non adatto alla lettura su un quotidiano generalista o all\u2019apertura del Tg della sera.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Gli altri due grafici, per\u00f2, s\u00ec.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il secondo ci dice che <strong>per i titoli azionari statunitensi, il mese di dicembre che volge al termine \u00e8 stato il peggiore dal 1931<\/strong>, dalla Grande Depressione!<\/p>\n<div class=\"media-image\" style=\"text-align: justify;\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/cdn.gelestatic.it\/businessinsider\/it\/2018\/12\/December_depression.jpg\" \/><\/p>\n<dl>\n<dd>Zerohedge<\/dd>\n<\/dl>\n<\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\">Soltanto il 1980 si \u00e8 avvicinato come negativit\u00e0 ma ben distante: anche solo come immagine da vendere all\u2019opinione pubblica, questa pare decisamente prestarsi di pi\u00f9 a una diffusione di massa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il<strong> terzo grafico \u00e8 ancora pi\u00f9 impietoso<\/strong>. Perch\u00e9 se la <strong>narrativa generale<\/strong> \u00e8 quella di una situazione economico-finanziaria globale cambiata drasticamente negli ultimi due mesi, a causa dell\u2019<strong>acuirsi della guerra commerciale fra Cina e Usa<\/strong> e per il contraccolpo del mese <em>horribilis<\/em> di ottobre sui mercati, il grafico parla un\u2019altra lingua: la messe di <strong>dati macro negativi a livello quotidiano, da inizio anno, \u00e8 stata una fra le pi\u00f9 alte in assoluto da quando viene tracciata<\/strong> la statistica.<\/p>\n<div class=\"media-image\" style=\"text-align: justify;\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/cdn.gelestatic.it\/businessinsider\/it\/2018\/12\/Negative_data.png\" \/><\/p>\n<dl>\n<dd>Bank of America\/Bloomberg<\/dd>\n<\/dl>\n<\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ovvero, <strong>brutte notizie giunte a raffica dalle vendite al dettaglio cinesi come dalla produzione industriale dell\u2019eurozona o dal mercato immobiliare statunitense o ancora dal mercato delle materie prime in Australia<\/strong>. Fioccate quotidianamente, da inizio anno e in numero record:<strong> nessuno, di fatto, pu\u00f2 dirsi in tutta onest\u00e0 colto di sorpresa dagli avvenimenti di queste ultime settimane.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>N\u00e9 tantomeno vendere in buonafede la retorica del crollo improvviso della ripresa globale<\/strong>. Almeno, chi opera sui mercati o informa l\u2019opinione pubblica al riguardo. Quest\u2019ultima, invece, s\u00ec. Soprattutto se <strong>certe notizie vengono nascoste, filtrate o direttamente non diffuse<\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Mentre a<strong>ltre, in perfetto stile <em>wag the dog<\/em>, occupano le prime pagine per intere settimane.<\/strong> E con ritorni ciclici, come ad esempio le <strong>interferenze russe<\/strong> nelle elezioni presidenziali Usa del 2016, argomento che ricompare con nuove rivelazioni, spesso non seguite da alcuna conseguenza pratica o riscontro fattuale, quando si avvicinano momenti delicati. Vedi, ad esempio, il <strong>caos sui mercati e la disputa fra Casa Bianca e Wall Street da un lato e Fed dall\u2019altro<\/strong> sul rialzo dei tassi. Il Nasdaq che perde il 2% in tre giorni di contrattazioni su cinque non sembra fare notizia, ormai. Anche perch\u00e9 bastano i rimbalzi del gatto morto o gli short squeezes di massa degli altri due giorni, debitamente strombazzati, per controbilanciare la situazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E\u2019 il <em>new normal<\/em>, di fatto <strong>un processo di anestesia della crisi<\/strong> che riesce nel miracolo di mantenere sottotraccia, nella percezione pubblica, notizie che prese singolarmente e debitamente riportate avrebbero un impatto ben differente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il rischio, ora, \u00e8 che \u2013 <strong>almeno negli Usa \u2013 stia per terminare il periodo d\u2019oro<\/strong> in cui lo shock fiscale e le sue misure di sussidio\/incentivo riusciranno ancora a controbilanciare l\u2019erosione del potere d\u2019acquisto dell\u2019americano medio, sia per i ricaschi interni della guerra commerciale a livello di prezzi dei beni di largo consumo importati, sia per la dinamica illustrata dal grafico qui sotto.<\/p>\n<div class=\"media-image\" style=\"text-align: justify;\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/cdn.gelestatic.it\/businessinsider\/it\/2018\/12\/Pay_increase.png\" \/><\/p>\n<dl>\n<dd>Bankrate<\/dd>\n<\/dl>\n<\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\">Se infatti la narrativa su cui dobbiamo fare affidamento \u00e8 quella di un\u2019<strong>economia americana che cresce al ritmo del 4% come nel secondo trimestre di quest\u2019anno, il dato salariale medio appare decisamente deludente<\/strong> per la gran parte dei cittadini statunitensi. E gi\u00e0 oggi, il tracciatore in tempo reale del Pil della Fed di Atlanta, il GDPNow, parla di un <strong>2,8% per il mese di dicembre e di un 2,7% per l\u2019intero quarto trimestre<\/strong> 2018. Certo, lunare rispetto alla contrazione gi\u00e0 in atto nel\u2019eurozona ma decisamente in<strong> trend in calo continuo e da fine ciclo per gli Usa,<\/strong> oltretutto con il <em>boost<\/em> fiscale ancora attivo ma che entro la primavera perder\u00e0 del tutto la propria spinta.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E quello che la logica del <em>wag the dog<\/em> comporta, in fasi simili, \u00e8 uno <strong>scontro frontale fra realt\u00e0 percepita e realt\u00e0 reale.<\/strong>\u00a0Ad esempio quella che il cittadino Usa medio deve gi\u00e0 oggi affrontare quando entra in una filiale bancaria. Stando all\u2019ultimo report <em>Senior Loan Officer Opinion Survey<\/em> (SLOOS) della Fed, infatti, le condizioni di finanziamento e accesso al credito sono stabili per le piccole aziende, mentre quelle per ditte medio-grandi sono addirittura migliorate. Peccato che a contrastare con questa versione ufficiale <a href=\"https:\/\/www.reuters.com\/article\/us-banks-recession\/u-s-banks-quietly-pull-back-from-riskiest-loans-amid-recession-fears-idUSKBN1OG1C9\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">ci abbia pensato un\u2019\u00ecnchiesta della <em>Reuters<\/em><\/a>, dalla quale emerge una realt\u00e0 nettamente differente. Gi\u00e0 oggi, infatti,<strong> le banche Usa stanno operando in modalit\u00e0 molto cautelativa, quasi pre-recessiva a livello di erogazione di prestiti, fidi e mutui.<\/strong> Di fatto, tagliando le esposizioni percepite come a maggior rischio.<\/p>\n<ul style=\"text-align: justify;\">\n<li>Primo, oltre la <strong>met\u00e0 delle richieste di nuovo finanziamento per clienti con basso rating di credito \u00e8 stata respinta<\/strong> nei quattro mesi che si sono conclusi lo scorso ottobre contro il 43% dello stesso periodo del 2017, questo stando ai dati ufficiali della Fed di New York.<\/li>\n<li>Secondo, le<strong> banche statunitensi hanno gi\u00e0 chiuso d\u2019imperio il 7% dei conti esistenti<\/strong> e facenti riferimento, per la gran parte, a clientela <em>subprime<\/em>, il massimo mai registrato dal 2013, anno in cui la Fed ha cominciato a tracciare il dato.<\/li>\n<li>Terzo, <strong>le linee di credito cosiddette <em>home-equity<\/em> sono calate dell\u20198%<\/strong> nel complesso del settore bancario, con rallentamenti consistenti delle concessioni in ambiti strutturali per l\u2019economia e i consumi Usa, come carte di credito e credito al consumo, oltre a prestiti verso commercio e industria.<\/li>\n<\/ul>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per ora \u00e8 solo un trend, un <strong>potare preventivamente i rami gi\u00e0 oggi troppo secchi<\/strong> ma resta il fatto che questa accelerazione nell\u2019inversione di tendenza \u00e8 accaduta quasi di colpo, dall\u2019estate in poi. E in un contesto di <em>de-risking<\/em> globale nei confronti degli Usa, quasi una nemesi rispetto al sentire comune.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Gli ultimi tre grafici mettono la situazione in prospettiva.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il primo ci mostra come, stando a dati ufficiali del Tic (Treasury International Capital System), <strong>le principali detenzioni estere di debito statunitense a ottobre sono calate di altri 26 miliardi,<\/strong> portando il totale al minimo dallo scorso aprile, 6,20 trilioni di dollari.<\/p>\n<div class=\"media-image\" style=\"text-align: justify;\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/cdn.gelestatic.it\/businessinsider\/it\/2018\/12\/TSY_foreign.jpg\" \/><\/p>\n<dl>\n<dd>Tic<\/dd>\n<\/dl>\n<\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\">Contemporaneamente, come mostra il secondo grafico,<strong> al 14 dicembre scorso i contribuenti americani detenevano per la prima volta dal 2010 pi\u00f9 Treasuries della stessa Fed<\/strong>, 2,28 trilioni di controvalore rispetto a 2,24 trilioni.<\/p>\n<div class=\"media-image\" style=\"text-align: justify;\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/cdn.gelestatic.it\/businessinsider\/it\/2018\/12\/TSY_household.jpg\" \/><\/p>\n<dl>\n<dd>Zerohedge<\/dd>\n<\/dl>\n<\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per la modica cifra di un aumento di rendimento pari a 83 punti base nel corso dell\u2019anno, <strong>la Fed ha scaricato agli americani i titoli di quel debito cresciuto a dismisura<\/strong> durante gli anni degli acquisti in seno al Qe, oltre al carico ulteriore di deficit per finanziare lo <em>shock<\/em> fiscale di Trump. Ironia della sorte e in nome della <em>big rotation<\/em> fuori dalle <em>equities<\/em> e nei bond, <strong>facendogli anche credere di aver fatto un affarone<\/strong>. D\u2019altronde, \u00e8 Natale. Quindi, la Banca centrale Usa non solo ha oggi una valida, solida e patriottica alternativa ai detentori esteri ma anche un cuscinetto di ammortizzazione, in tempi di deficit sempre crescente, all\u2019obbligo di ricominciare a stampare a breve, se la situazione peggiorasse ulteriormente. Insomma, ha<strong> guadagnato tempo.<\/strong> Il bene pi\u00f9 prezioso di tutti, quando davanti c\u2019\u00e8 una nuova crisi in arrivo. <em>Wag the dog<\/em> al suo meglio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E <strong>l\u2019ultimo grafico ci dice perch\u00e9 la situazione potrebbe peggiorare<\/strong>. Sempre in base a dati ufficiali riferiti allo scorso ottobre,<strong> gli investitori esteri hanno venduto altri 22,2 miliardi di dollari di titoli azionari statunitensi,<\/strong> il sesto mese di vendite di fila e la striscia pi\u00f9 lunga in tal senso da quando viene tracciato il dato.<\/p>\n<div class=\"media-image\" style=\"text-align: justify;\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/cdn.gelestatic.it\/businessinsider\/it\/2018\/12\/Foreign_stock_holdings.jpg\" \/><\/p>\n<dl>\n<dd>Tic<\/dd>\n<\/dl>\n<\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\">Di pi\u00f9, con questo ultimo dato, il quadro generale degli ultimi sei mesi parla la lingua di <strong>un altro record: 124 miliardi di controvalore di azioni di aziende Usa vendute da soggetti stranieri<\/strong>. Nulla che sia degno della notte prima del crollo di Lehman Brothers ma un dubbio \u00e8 sorto nella mente di molti, soprattutto dopo il duro attacco di Xi Jinping all\u2019America nel corso delle celebrazioni per i 40 anni delle riforme economiche varate da Deng Xiaoping: la <em>weaponization of stocks<\/em>, ovvero<strong> l\u2019utilizzo della Borsa come arma estrema nella guerra commerciale<\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sar\u00e0 questa la prossima mossa e quello registrato a ottobre il suo <em>trailer<\/em>, restando in ambito cinematografico?<\/p>\n<\/div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Fonte: <a href=\"https:\/\/it.businessinsider.com\/la-cortina-fumogena-della-narrativa-ufficiale-sulleconomia-globale-nasconde-una-realta-drammaticamente-diversa-ecco-i-dati\/\">https:\/\/it.businessinsider.com\/la-cortina-fumogena-della-narrativa-ufficiale-sulleconomia-globale-nasconde-una-realta-drammaticamente-diversa-ecco-i-dati\/<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di BUSINESS INSIDER ITALIA (Mauro Bottarelli) &nbsp; Quando negli Stati Uniti si vuole definire una situazione, quasi sempre in ambito politico, di chiara dissimulazione e creazione di una cortina fumogena, si usa l\u2019espressione wag the dog (gioco di parole sul paradosso di agitare il cane, invece che quest\u2019ultimo la coda). 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