{"id":47375,"date":"2018-12-23T04:52:02","date_gmt":"2018-12-23T03:52:02","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=47375"},"modified":"2018-12-22T23:01:42","modified_gmt":"2018-12-22T22:01:42","slug":"il-modello-costituzionale-il-modello-imposto-dai-trattati-europei-e-perche-iscriversi-al-fsi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=47375","title":{"rendered":"Il modello costituzionale, il modello imposto dai trattati europei e perch\u00e9 iscriversi al FSI"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\">di MASSIMILIANO CAPRIUOLI (FSI Forl\u00ec-Cesena)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il modello di societ\u00e0 disegnato, previsto e, vorrei ricordarlo, imposto dalla nostra Costituzione \u00e8 basato sulla piena occupazione.\u00a0 La Repubblica \u00e8 infatti fondata sul lavoro (articolo 1), garantisce il diritto al lavoro (articolo 4) e garantisce anche al lavoratore un salario in grado di assicurare una vita dignitosa al lavoratore stesso e alla sua famiglia (articolo 36).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non solo: la Repubblica promuove le condizioni che rendono effettivo il diritto al lavoro (sempre articolo 4) e rimuove gli ostacoli di ordine economico e sociale che impediscono il pieno sviluppo della persona umana (articolo 3). Dunque la Repubblica non si limita a sancire sulla carta il diritto al lavoro, ma ha il compito di renderlo effettivo, e gli strumenti di cui la Repubblica si dota per rendere effettivo il diritto al lavoro sono chiariti sempre dalla Costituzione nel Titolo terzo, denominato \u201crapporti economici\u201d (articoli dal 35 al 47), questi articoli prefigurano un importante intervento dello stato in economia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Durante la prima repubblica la banca d\u2019 Italia (che dipendeva dallo stato) comprava titoli del debito pubblico e finanziava lo stato, che spendeva a deficit creando cosi quel risparmio che viene tutelato dall\u2019articolo 47. Infatti il deficit dello stato \u00e8 l\u2019attivo del settore privato essendo la differenza fra i soldi che lo stato immette nell\u2019economia tramite la spesa pubblica, e i soldi che preleva dall\u2019economia tramite le tasse. Questi soldi che lo stato metteva nelle tasche dei cittadini tramite il deficit, creavano la domanda di beni e servizi grazie alla quale le imprese private potevano vendere i loro prodotti e quindi prosperare (e quindi assumere lavoratori). Dunque lo stato creava lavoro direttamente tramite la gestione di interi settori e servizi pubblici (pubblica amministrazione, sanit\u00e0, giustizia,scuola, autostrade,poste, telefonia,energia ecc.), ma anche tramite tantissime aziende pubbliche che facevano capo all\u2019IRI; e creava lavoro indirettamente tramite il deficit.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non solo, lo stato indirizzava anche il risparmio privato verso gli investimenti produttivi volti a creare occupazione, e lo faceva reprimendo la rendita finanziaria: infatti lo stato vincolava la circolazione dei capitali, che non potendo uscire dovevano essere investiti nell\u2019economia reale, oppure convogliati nei titoli di stato; diversamente questi capitali sarebbero stati erosi dall\u2019inflazione che a quei tempi era abbastanza alta grazie agli elevati livelli di occupazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questo sistema era perfettamente sostenibile per diversi motivi, ad esempio perch\u00e9 la banca centrale potendo stampare moneta era sempre in grado di rifinanziare il debito; perch\u00e9 la parte di debito che lo stato ha con la propria banca \u00e8 in pratica un debito che lo stato ha con se stesso; perch\u00e9 la spesa pubblica non aumenta solo il debito ma aumenta anche il PIL e di conseguenza il rapporto debito PIL migliora essendo il PIL al denominatore; perch\u00e9 lo stato decidendo i tassi di interesse si finanziava complessivamente a tassi inferiori all\u2019inflazione e di conseguenza il debito in termini reali, non cresceva ma diminuiva.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tutto questo \u00e8 vero a tal punto che l\u2019Italia, uscita distrutta dalla guerra, in soli 30 anni aveva costruito infrastrutture all\u2019 avanguardia, un industria pubblica che primeggiava in tantissimi settori, era diventata una delle prime potenze industriali del mondo e nel 1981 aveva un rapporto debito PIL al 58% e perfettamente sotto controllo. Poi cosa \u00e8 successo?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Poi \u00e8 successo che Beniamino Andreatta e Carlo Azeglio Ciampi, rispettivamente ministro del Tesoro e governatore della Banca d\u2019Italia hanno deciso tramite una semplice lettera che la banca centrale doveva essere indipendente dal tesoro e dunque non era pi\u00f9 tenuta ad acquistare i titoli del debito pubblico. A questo punto lo stato non aveva pi\u00f9 un acquirente sicuro per i suoi titoli, e dovendoli piazzare sul mercato, per invogliare i compratori era costretto ad offrire tassi di interesse pi\u00f9 elevati. Il debito pubblico pass\u00f2 dal 58% al 120% del PIL in dieci anni, e il motivo di questa esplosione non fu la spesa pubblica che rimase sostanzialmente invariata, ma fu appunto la crescita esponenziale dei tassi di interesse.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si calcola che dal 1980 abbiamo pagato oltre 3000 miliardi di interessi sul debito (una cifra superiore al debito stesso, che abbiamo pagato principalmente ai grandi colossi finanziari).\u00a0 Il cosiddetto divorzio fra il Tesoro e la Banca d\u2019Italia fu un tradimento della nostra Costituzione e applic\u00f2 in Italia il principio liberale della banca centrale indipendente, principio oggi cristallizzato nei trattati europei che sono in insanabile contrasto con la nostra Costituzione ed impongono agli stati membri dell\u2019unione europea il liberalismo pi\u00f9 estremo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il trattato di Maastricht, ovvero il trattato fondativo dell\u2019unione europea, impone all\u2019Italia dei vincoli che la costringono a fare avanzo primario (il contrario del deficit): da 26 anni l\u2019Italia sottrae alla collettivit\u00e0 attraverso le tasse pi\u00f9 di quanto immette con la spesa pubblica. Il principale obbiettivo dell\u2019unione europea \u00e8 la stabilit\u00e0 dei prezzi, e dunque la lotta all\u2019inflazione: questo obbiettivo per\u00f2 contrasta con l&#8217; obbiettivo costituzionale della piena occupazione, infatti l\u2019inflazione cresce al crescere dei livelli occupazionali, e questo \u00e8 talmente vero che Bruxelles calcola per ogni paese il N.A.I.R.U.\u00a0 Si tratta di un acronimo traducibile come il tasso di disoccupazione non accelerante l inflazione. Questo tasso di disoccupazione per l\u2019Italia \u00e8 a 2 cifre, ed \u00e8 un tasso di disoccupazione che per i nostri padri costituenti sarebbe stato ovviamente inaccettabile.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019inflazione non piace ai liberali perch\u00e9 costringe i grandi capitali a entrare nel circuito produttivo invece di rimanere a rendita, e perch\u00e9 abbatte i debiti (debito pubblico incluso), mentre \u00e8 sufficiente indicizzare salari e pensioni per renderla accettabile ai ceti pi\u00f9 poveri, che spesso sono anche debitori e avendo il salario indicizzato vedono la loro rata alleggerirsi sempre di pi\u00f9 grazie all\u2019inflazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Adottando l&#8217; euro l\u2019Italia non ha pi\u00f9 il potere di emettere moneta (potere riservato alla BCE), e quindi non pu\u00f2 pi\u00f9 finanziare autonomamente il suo debito pubblico, che ora \u00e8 denominato in moneta straniera.\u00a0 Questo fatto pone i cosiddetti mercati (meno di una ventina di colossi finanziari)nella posizione di ricattare l\u2019Italia, chiedendo riforme, liberalizzazioni, privatizzazioni e quant\u2019altro per non strozzarla con i tassi di interesse.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019unione europea impone la concorrenza in tutti i settori e vieta gli aiuti di stato, mentre abbiamo visto che la Costituzione impone allo stato di intervenire in economia. L\u2019 unione europea impone la libera circolazione di merci servizi persone e capitali, impedendo di fatto all\u2019Italia di avere una politica commerciale e doganale a tutela della produzione nazionale e dell\u2019occupazione, i grandi capitali, essendo liberi di circolare, sono anche liberi di ricattare gli stati minacciando di andarsene (o di delocalizzare nel caso si tratti di capitali investiti nella produzione) qualora l\u2019Italia ad esempio attui la Costituzione e imponga un sistema fiscale progressivo e giusto nel quale chi guadagna di pi\u00f9 deve essere tassato di pi\u00f9, oppure nel caso che riconosca ai lavoratori la stabilit\u00e0 del posto di lavoro o altri diritti non graditi al capitale, o per fare un ultimo esempio, nel caso in cui imponga norme sulla tutela dell\u2019ambiente che rappresentano un onere per il capitale (ma anche un diritto alla salute per i cittadini). L\u2019unione europea si basa sulla forte competizione, alla faccia della retorica che la vedrebbe portatrice di pace. L\u2019unione europea \u00e8 un mostro. Un mostro che sta soffocando la nostra repubblica democratica fondata sul lavoro.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il Fronte Sovranista Italiano (FSI) \u00e8 un partito che ha lo scopo sociale (articolo 4 dello statuto) di recedere dall\u2019unione europea e di applicare fedelmente la nostra costituzione del 48. Io mi sono iscritto, se anche tu vuoi liberare l\u2019Italia da questa morsa letale, se anche tu ami la Costituzione, unisciti a noi.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di MASSIMILIANO CAPRIUOLI (FSI Forl\u00ec-Cesena) Il modello di societ\u00e0 disegnato, previsto e, vorrei ricordarlo, imposto dalla nostra Costituzione \u00e8 basato sulla piena occupazione.\u00a0 La Repubblica \u00e8 infatti fondata sul lavoro (articolo 1), garantisce il diritto al lavoro (articolo 4) e garantisce anche al lavoratore un salario in grado di assicurare una vita dignitosa al lavoratore stesso e alla sua famiglia (articolo 36). 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