{"id":47385,"date":"2018-12-30T00:51:19","date_gmt":"2018-12-29T23:51:19","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=47385"},"modified":"2018-12-30T20:21:13","modified_gmt":"2018-12-30T19:21:13","slug":"lauto-elettrica-e-la-nuova-brioche","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=47385","title":{"rendered":"L\u2019auto elettrica \u00e8 la nuova brioche?"},"content":{"rendered":"<p>di <strong>EMILIO MARTINES (FSI Padova)<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000; font-family: Arial;\">Mentre a Parigi infuria la protesta dei \u201cgilet jaunes\u201d, \u00e8 opportuno fare alcune considerazioni a partire da una infelice uscita di Benjamin Griveaux, portavoce del governo Macron, che a fronte dell\u2019inizio delle proteste in seguito ad un rincaro dei carburanti, ha suggerito che i manifestanti avrebbero potuto trovare rimedio acquistando un\u2019automobile elettrica. Stante l\u2019elevato costo di acquisto di tali veicoli, questa affermazione \u00e8 stata interpretata da molti come una versione modernizzata del \u201cChe mangino brioche!\u201d, attribuito (falsamente) a Maria Antonietta come risposta a chi la informava che il popolo protestava perch\u00e9 non aveva pane.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000; font-family: Arial;\">Questa indubbiamente intempestiva affermazione si colloca in mezzo ad una campagna volta a screditare l\u2019auto elettrica. Solo poche settimane prima era circolata insistentemente su alcuni mezzi di informazione e su Facebook una notizia che attribuiva al CNR la conclusione che, tenendo conto dell\u2019intero ciclo di vita del veicolo, l\u2019auto elettrica risultasse pi\u00f9 inquinante del diesel. Vale qui la pena di notare che il CNR (sigla che sta per \u201cConsiglio Nazionale delle Ricerche\u201d) \u00e8 il pi\u00f9 grande ente pubblico di ricerca italiano, e si articola in circa cento istituti che svolgono ricerca in tutti i campi del sapere, in maniera largamente indipendente l\u2019uno dall\u2019altro. Non esiste una \u201cposizione ufficiale\u201d del CNR: i suoi ricercatori pubblicano articoli scientifici sulle riviste scientifiche e rispondono di ci\u00f2 che scrivono, senza chiamare in causa l\u2019intera istituzione. In questo caso, si trattava di una affermazione fatta da un ricercatore nell\u2019ambito di una conferenza, citando uno studio tedesco. Si tratta peraltro di una conclusione <\/span><a href=\"https:\/\/www.qualenergia.it\/articoli\/emissioni-co2-dal-pozzo-alla-ruota-gia-oggi-lauto-elettrica-batte-il-diesel\/\">smentita da altre analisi<\/a><span style=\"color: #000000; font-family: Arial;\">.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000; font-family: Arial;\">A tutto ci\u00f2, si \u00e8 aggiunta una proposta del governo italiano (ancora in fase di definizione) che prevede uno schema di incentivi per auto ibride ed elettriche, da realizzarsi attraverso una tassazione delle auto a benzina e diesel. Questa proposta ha causato un\u2019ondata di polemiche, in quanto \u00e8 stata vista da molti come una forma di \u201cRobin Hood alla rovescia\u201d.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000; font-family: Arial;\">In generale, vi \u00e8 la percezione che l\u2019auto elettrica sia un giocattolo da ricchi, e per certi versi oggi \u00e8 proprio cos\u00ec, per quanto sia gi\u00e0 possibile acquistare sul mercato dell\u2019usato veicoli elettrici a prezzi contenuti (ed era questo il senso dell\u2019uscita di Griveaux), o, avendo la disponibilit\u00e0 iniziale di denaro, sia comunque possibile acquistare un veicolo nuovo e comunque, nell\u2019arco della sua vita utile, risparmiare grazie ai minori costi operativi e di manutenzione.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000; font-family: Arial;\">In realt\u00e0, la mobilit\u00e0 elettrica sta decollando, come mostrano <\/span><a href=\"https:\/\/www.economyup.it\/automotive\/e-mobility-report-2018-tutti-i-numeri-dellauto-elettrica-in-italia-e-nel-mondo\/\">i dati relativi alle nuove immatricolazioni<\/a><span style=\"color: #000000; font-family: Arial;\">, che illustrano l\u2019inizio di una crescita esponenziale. Si tratta di una situazione per certi versi analoga a quella degli impianti fotovoltaici dieci o quindici anni fa, quando erano ancora molto costosi ma stava iniziando un \u201cboom\u201d che avrebbe avuto come conseguenza una drastica riduzione dei costi. Qui non vogliamo per\u00f2 analizzare in dettaglio questo fenomeno, quanto illustrare le potenzialit\u00e0 di questa nuova tecnologia sia in termini di vantaggi ambientali che di complessiva efficienza del sistema della mobilit\u00e0, e questa considerazione serve solo per evidenziare che si tratta di un enorme mercato in via di formazione in cui una adeguata politica industriale consentirebbe un vantaggioso inserimento.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000; font-family: Arial;\">Iniziamo col dire che non c\u2019\u00e8 dubbio sul fatto che la modalit\u00e0 di trasporto di persone migliore dal punto di vista ambientale sia quella del trasporto pubblico collettivo. Questa convinzione non deve per\u00f2 portare ad assumere l\u2019atteggiamento fondamentalista di disinteressarsi al trasporto privato: l\u2019automobile \u00e8 parte delle nostre vite, e per quanto si tratti di un sistema complessivamente insostenibile, che \u00e8 fonte di costi sociali elevatissimi, non \u00e8 un paradigma modificabile nel giro di pochi anni. Quindi, ha un suo senso, a fianco del deciso sostegno allo sviluppo del trasporto pubblico, interrogarsi su possibili trasformazioni di quello privato nella direzione di una maggiore sostenibilit\u00e0 ambientale.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000; font-family: Arial;\">Una volta stabilito che l\u2019auto privata \u00e8 qui per restare, almeno nel breve e medio termine, e che il massimo che si pu\u00f2 fare \u00e8 contenerne l\u2019utilizzo, integrandolo con quello del trasporto pubblico per gli spostamenti abitudinari, si comprende come tale oggetto costituisca ormai a tutti gli effetti il tramite per il soddisfacimento di un bisogno fondamentale per i cittadini di un paese industrializzato: per molti, non poter usare l\u2019auto significa di fatto non poter lavorare, e per molti altri significa dover sacrificare quantit\u00e0 abnormi di tempo per spostamenti con mezzi alternativi. E allora, risulta anche chiaro che va ribaltata la prospettiva con cui si guarda a questo bene: non pi\u00f9 un prodotto da lasciare in mano all\u2019iniziativa privata, ma un bene strategico di cui deve occuparsi lo Stato, non solo attraverso incentivi, ma soprattutto realizzando un\u2019industria automobilistica pubblica, che possa prefiggersi obiettivi diversi da quelli del puro e semplice profitto, quali durevolezza, economicit\u00e0 per l\u2019utente e preservazione dell\u2019ambiente naturale. Possiamo quindi ripensare all\u2019auto elettrica non in termini di bene ad alto costo e riservato a pochi, ma come opzione che uno Stato interessato al benessere dei suoi cittadini deve riuscire a fornire a tutti a prezzi popolari. Una volta abbracciata quest\u2019ottica, la scelta di orientarsi verso la mobilit\u00e0 elettrica risulta ampiamente giustificata da una serie di considerazioni:<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000; font-family: Arial;\">1) il motore elettrico \u00e8 enormemente pi\u00f9 semplice e compatto di quello a combustione interna: quest\u2019ultimo ha centinaia di parti in movimento, contrariamente al primo, che tipicamente ne ha solo due, ed \u00e8 quindi molto pi\u00f9 soggetto ad usura e a possibilit\u00e0 di guasti. Un motore elettrico pu\u00f2 percorrere una distanza dell\u2019ordine del milione di chilometri, prima di richiedere una verifica, e pu\u00f2 durare un secolo, richiedendo soltanto la sostituzione dei cuscinetti: si tratta quindi di un bene durevole. Inoltre, esso elimina la necessit\u00e0 del cambio, semplificando ulteriormente la vettura. Tutto ci\u00f2 si traduce in costi di gestione molto inferiori, anche se \u00e8 chiaro che per sfruttare appieno queste potenzialit\u00e0 occorre un\u2019adeguata filosofia progettuale, che difficilmente potr\u00e0 ottenersi da parte di aziende che hanno nel mercato dei pezzi di ricambio una delle sorgenti di utile pi\u00f9 significative.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000; font-family: Arial;\">2) l\u2019auto elettrica non richiede lubrificanti: questo significa risparmiare le 200.000 tonnellate all\u2019anno consumate dalle auto italiane, e soprattutto il relativo smaltimento. <\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000; font-family: Arial;\">3) l\u2019auto elettrica, grazie all\u2019assenza di combustione e al maggior uso del freno motore, con conseguente molto minore usura delle pastiglie dei freni, ha una produzione di particolato molto inferiore a quella tradizionale, il che consentirebbe di alleviare la difficile situazione dell\u2019inquinamento da PM10 che caratterizza molte zone italiane, e in particolare la pianura padana (il maggior responsabile di questo tipo di inquinamento non sono le auto, ma queste danno comunque un contributo rilevante).<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000; font-family: Arial;\">4) il problema dello smaltimento delle batterie pu\u00f2 essere affrontato in parte riciclando le batterie la cui capacit\u00e0 di accumulo si sia ridotta in maniera consistente a causa dell\u2019utilizzo in usi diversi, in particolare nei sistemi di accumulo stazionari che costituiscono un elemento importante della transizione ad un\u2019economia basata sulle fonti rinnovabili, e in parte attraverso adeguate scelte progettuali che ne favoriscano il riciclo a fine vita: anche qui, risulta evidente l\u2019importanza di un approccio non basato solo sul profitto, per cui questo aspetto diventi centrale nelle scelte tecnologiche future.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000; font-family: Arial;\">Per quanto concerne l\u2019obiezione spesso espressa che l\u2019auto elettrica non riduce il consumo di idrocarburi, se l\u2019elettricit\u00e0 viene prodotta a partire da combustibili fossili, ad essa si pu\u00f2 ribattere in due modi: intanto, nel panorama energetico attuale \u00e8 gi\u00e0 presente una frazione rilevante di generazione elettrica a partire da fonti rinnovabili; poi, anche nel caso di elettricit\u00e0 prodotta da fonti fossili, a causa della bassa efficienza del motore a combustione interna il consumo equivalente di idrocarburi dell\u2019auto elettrica risulta paragonabile o addirittura minore di quello dell\u2019auto tradizionale, a fronte dei vantaggi elencati sopra; ma soprattutto, l\u2019auto elettrica, potendo comunque utilizzare elettricit\u00e0 da fonti rinnovabili, costituisce una tecnologia che favorisce la transizione in corso verso un sistema interamente basato sulle rinnovabili: mentre un\u2019auto a benzina avr\u00e0 sempre bisogno di benzina, un\u2019auto elettrica che oggi usa elettricit\u00e0 da fonti fossili domani potr\u00e0 ricavarla da fonti rinnovabili, e inoltre andr\u00e0 a costituire uno stimolo all\u2019installazione dei piccoli impianti fotovoltaici casalinghi.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000; font-family: Arial;\">Una parola merita invece quello che \u00e8 ancora oggi il maggior limite tecnologico dei veicoli elettrici, ossia quello della percorrenza. Va notato che questo limite si sta rapidamente espandendo, e che non esistono limiti \u201cforti\u201d ai valori raggiungibili. Nuove tecnologie, come le batterie a stato solido, promettono di raggiungere densit\u00e0 di energia pari a quelle degli idrocarburi, e c\u2019\u00e8 quindi ragione di essere ottimisti sul fatto che la percorrenza aumenter\u00e0 rapidamente nel prossimo decennio. Per quanto riguarda invece la facilit\u00e0 di trovare punti di ricarica, \u00e8 chiaro che una politica industriale volta a creare un\u2019industria nazionale di produzione di veicoli elettrici dovr\u00e0 prevedere anche una strategia di disseminazione di punti di ricarica sul territorio nazionale.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000; font-family: Arial;\">In conclusione, questo breve articolo propone un modello in cui lo Stato diventi imprenditore, al fine di fornire ai propri cittadini veicoli elettrici economici, durevoli e facilmente riciclabili a fine vita, sviluppando al contempo elevate competenze tecnologiche nel settore della trazione elettrica e delle batterie, cogliendo l\u2019onda dell\u2019impetuoso sviluppo di queste tecnologie, anche attraverso un robusto investimento in ricerca e sviluppo. Tali competenze sarebbero anche utilizzabili per la produzione di veicoli elettrici per il trasporto pubblico collettivo, imitando la <\/span><a href=\"https:\/\/www.ilsole24ore.com\/art\/impresa-e-territori\/2018-04-24\/boom-bus-elettrici-rischio-280mila-barili-petrolio-giorno-094138.shtml\">strategia della Cina<\/a><span style=\"color: #000000; font-family: Arial;\"> nell\u2019ambito di un generale potenziamento del trasporto pubblico su strada e su rotaia, di cui i veicoli privati dovrebbero diventare, per gli spostamenti periodici, lo strumento dedicato all\u2019\u201dultimo miglio\u201d. Ci\u00f2 creerebbe lavoro e ricchezza, oltre ad avere ricadute importanti in termini ambientali e di indipendenza energetica, costituendo una costola della transizione ad un sistema energetico interamente basato sulle fonti rinnovabili. <\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di EMILIO MARTINES (FSI Padova) Mentre a Parigi infuria la protesta dei \u201cgilet jaunes\u201d, \u00e8 opportuno fare alcune considerazioni a partire da una infelice uscita di Benjamin Griveaux, portavoce del governo Macron, che a fronte dell\u2019inizio delle proteste in seguito ad un rincaro dei carburanti, ha suggerito che i manifestanti avrebbero potuto trovare rimedio acquistando un\u2019automobile elettrica. 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