{"id":47569,"date":"2019-01-08T09:45:51","date_gmt":"2019-01-08T08:45:51","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=47569"},"modified":"2019-01-08T09:25:04","modified_gmt":"2019-01-08T08:25:04","slug":"vladimiro-giacche-per-una-sovranita-democratica-e-popolare-cioe-costituzionale-lultimo-libro-di-alessandro-somma-sovranismi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=47569","title":{"rendered":"Vladimiro Giacch\u00e9 &#8211; Per una sovranit\u00e0 democratica e popolare. Cio\u00e8 costituzionale. L\u2019ultimo libro di Alessandro Somma: \u201cSovranismi\u201d"},"content":{"rendered":"<p>di <strong>MARX XXI<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"http:\/\/www.marx21.it\/images\/libri\/somma_sovranismi.jpg\" alt=\"somma sovranismi\" width=\"200\" height=\"355\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em><strong>Un&#8217;ottima recensione di Vladimiro Giacch\u00e9 all&#8217;ultimo libro di Alessandro Somma<\/strong><\/em><\/p>\n<p>Poche parole hanno conosciuto un improvviso boom negli ultimi anni come i termini \u201csovranismo\u201d e \u201csovranisti\u201d. Di queste parole, ormai onnipresenti nel nostro dibattito politico, chi compulsasse i quotidiani anche solo di due-tre anni non troverebbe quasi traccia. E francamente di un\u2019altra parola-contenitore di incerto significato, oltretutto in genere adoperata come etichetta denigratoria e dispregiativa, proprio non si sentiva la mancanza.<\/p>\n<p>Un motivo in pi\u00f9 per apprezzare l\u2019ultimo libro di Alessandro Somma, \u201c<em>Sovranismi. Stato, popolo e conflitto sociale<\/em>\u201d (Roma, Derive\/Approdi, 2018), dedicato precisamente al compito di risalire ai diversi significati che oggi assume il concetto di \u201csovranit\u00e0\u201d, al quale quello di \u201csovranismo\u201d confusamente allude, e i limiti ai quali \u00e8 sottoposto nel contesto dell\u2019Unione Europea. Al termine di questa disamina, l\u2019autore descrive nell\u2019ultimo capitolo i compiti e gli obiettivi di un \u201csovranismo democratico\u201d che voglia porsi all\u2019altezza delle sfide del presente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\nPrima di procedere a un esame sommario dei contenuti di questo testo, la cui facilit\u00e0 di lettura &#8211; un pregio ben noto ai lettori dei libri di Alessandro Somma &#8211; non deve trarre in inganno (i temi trattati infatti sono molti, importanti e molto ben approfonditi), devo premettere che mi occuper\u00f2 qui della linea argomentativa che mi pare centrale, mentre per motivi di spazio dovr\u00f2 lasciare ai lettori del libro il piacere di scoprire numerosi altri temi importanti.<\/p>\n<p>Il testo parte da un assunto forte sulla fase che stiamo vivendo: \u201cL\u2019epoca attuale \u00e8 indubbiamente caratterizzata dal rigetto del mercato autoregolato e del processo di denazionalizzazione che ha accompagnato la sua affermazione\u201d. Un rigetto che non si verifica oggi per la prima volta: il rifiuto del mercato autoregolato quale fondamento della societ\u00e0 si ebbe tra la prima e la seconda guerra mondiale, e diede luogo a esperienze sociali e politiche radicalmente diverse tra loro quali l\u2019Unione Sovietica e i fascismi. Dopo la seconda guerra mondiale, l\u2019esigenza di una regolamentazione del mercato si tradusse in una rottura con la tradizione liberista che si realizz\u00f2 da un lato nella drastica limitazione dei movimenti di capitale conseguente agli accordi di Bretton Woods, dall\u2019altro nella costruzione &#8211; anche all\u2019interno del mondo capitalista &#8211; di strutture sociali e politiche di redistribuzione della ricchezza che facessero da contrappeso al naturale squilibrio a favore del capitale dei rapporti capitale\/lavoro ove lasciati a meri meccanismi di mercato (il cosiddetto \u201ccompromesso keynesiano\u201d tra capitale e lavoro).<\/p>\n<p>Solo con gli anni Ottanta \u201cl\u2019ortodossia neoliberale\u201d &#8211; osserva Somma &#8211; \u00e8 tornata ad essere \u201cil punto di riferimento indiscutibile per ridefinire il rapporto tra economia e societ\u00e0\u201d. Di pi\u00f9: con la fine del socialismo in Unione Sovietica e nelle democrazie popolari dell\u2019Est europeo il neoliberismo, nella particolare declinazione che ne diede von Hayek, \u201cviene diffusamente concepito come il fondamento di teorie e pratiche a cui non vi sono alternative\u201d.<\/p>\n<p>Questa vera e propria filosofia della storia nei decenni successivi manifesta la sua egemonia anche a sinistra, tanto da far perdere di vista la distinzione e anzi la contrapposizione tra cosmopolitismo e internazionalismo, che era ancora fondamentale per la sinistra del nostro paese (e non solo) ai tempi della creazione della Comunit\u00e0 economica europea. Somma osserva come il <em>cosmopolitismo<\/em>, \u201cl\u2019internazionalismo delle \u00e9lite\u201d e del capitale, sia \u201cbuono solo a presidiare il mercato autoregolato, a spoliticizzarlo in quanto arena nella quale monta il conflitto redistributivo\u201d; precisamente a questo fine \u00e8 funzionale l\u2019indebolimento della sovranit\u00e0 statuale a favore di organismi sovranazionali sostanzialmente privi di legittimit\u00e0 democratica, il cui compito si riduce al pi\u00f9 a fare da vigili urbani degli scambi di mercato (il progetto di von Hayek, realizzato almeno in parte dalla UE). L\u2019<em>internazionalismo<\/em> \u00e8 per contro l\u2019espressione di una solidariet\u00e0 tra i popoli, che caratterizza &#8211; come riafferm\u00f2 Lelio Basso in un memorabile intervento del 1949 &#8211; un proletariato che abbia acquisito \u201ccontemporaneamente la coscienza di classe e la coscienza nazionale\u201d: in tal modo riconoscendo nel terreno dello Stato nazionale quello proprio al fine di realizzare attraverso le lotte i diritti del lavoro, e ponendo cos\u00ec \u201cle basi per un vero internazionalismo, per una federazione di popoli liberi\u201d. Non per caso, ricorda opportunamente Somma, l\u2019opposizione del Partito Comunista Italiano alla Comunit\u00e0 economica europea fu motivata in parlamento da Giuseppe Berti individuando nei \u201cgrandi monopoli industriali\u201d, in particolare tedeschi, i \u201cgrandi beneficiari dei Trattati\u201d, e da Giancarlo Pajetta rammentando \u201cquale valore grande, decisivo sia quello dell\u2019indipendenza nazionale\u201d, considerato appunto come il terreno per sviluppare conflitti sociali capaci di emancipare le classi subalterne.<\/p>\n<p>Oggi, di fronte a una temperie culturale in cui troppo spesso a sinistra l\u2019internazionalismo viene confuso con un europeismo che \u00e8 in realt\u00e0 una declinazione del cosmopolitismo, Somma rivendica la necessit\u00e0 della \u201criaffermazione delle ragioni di una sinistra internazionalista, in quanto tale non anche cosmopolita\u201d.<\/p>\n<p>Scrollarsi di dosso la subalternit\u00e0 all\u2019approccio \u201ceuropeista\u201d-cosmopolita \u00e8 essenziale anche alla luce da un lato della generale incompatibilit\u00e0 tra l\u2019idea di societ\u00e0 contenuta nella nostra Costituzione e quella contenuta nei Trattati europei, dall\u2019altro della pi\u00f9 specifica incoerenza &#8211; argomentata da Somma in pagine che ritengo definitive &#8211; tra le cessioni di sovranit\u00e0 richieste da un entit\u00e0 sovranazionale quale \u00e8 la UE e le semplici e condizionate \u201climitazioni di sovranit\u00e0\u201d a favore di organizzazioni internazionali previste dall\u2019art. 11 della nostra Costituzione (il quale \u00e8 invece come noto adoperato proprio quale cavallo di Troia per accettare tout court qualsivoglia normativa della Unione Europea &#8211; e in qualche caso addirittura per conferirle rango costituzionale).<\/p>\n<p>Assai opportunamente qui Somma richiama il ben diverso approccio di altri Stati dell\u2019Unione i quali, a cominciare dalla Germania, controllano passo passo la conformit\u00e0 delle normative europee alla Carta fondamentale di quel Paese, la quale per giunta \u00e8 stata modificata in occasione della ratifica del Trattato di Maastricht \u201cper affermare il principio secondo cui le cessioni di sovranit\u00e0 sono ammissibili solo se il livello sovranazionale realizza le finalit\u00e0 prima perseguita dal livello nazionale\u201d: la disposizione cos\u00ec introdotta precisa tra l\u2019altro che l\u2019esecutivo tedesco deve assicurare al parlamento \u201cla possibilit\u00e0 di prendere posizione prima di partecipare alla produzione normativa europea\u201d (art. 23).<\/p>\n<p>Questa riaffermazione \u00e8 importante per due motivi. In primo luogo perch\u00e9 indica un percorso virtuoso di rapporto tra Stato e Unione Europea. Ma anche per un secondo motivo: perch\u00e9 ci consente di intendere come sia impossibile qualsiasi cambiamento del Trattato di Maastricht quanto al punto decisivo, che attribuisce alla Banca Centrale Europea il compito di perseguire prioritariamente la stabilit\u00e0 dei prezzi; tale priorit\u00e0 \u00e8 infatti pienamente coerente con l\u2019ordinamento costituzionale tedesco, ma in contraddizione con la priorit\u00e0 attribuita dalla nostra Costituzione al diritto al lavoro. Per chiarire quest\u2019ultimo aspetto basti ricordare che per l\u2019Italia il livello di disoccupazione oggi reputato \u201cnormale\u201d &#8211; <em>in quanto non inflazionistico<\/em> &#8211; dalla Commissione Europea (in coerenza con la priorit\u00e0 attribuita dal Trattato di Maastricht alla stabilit\u00e0 dei prezzi rispetto a ogni altro obiettivo di politica economica) \u00e8 pari al 10% circa delle forze di lavoro disoccupate: entit\u00e0 che qualsiasi nostro costituente (ad eccezione forse di Luigi Einaudi) avrebbe ritenuto scandalosamente elevato a fronte del compito di garantire il diritto al lavoro attribuito alla Repubblica dalla Costituzione. [1]<\/p>\n<p>La conclusione che Somma trae dall\u2019assetto neoliberistico dell\u2019Unione Europea e dalla sua irriformabilit\u00e0 \u00e8 la necessit\u00e0 di un \u201csovranismo democratico\u201d. \u201cIl sovranismo democratico \u2013 osserva l\u2019autore \u2013 non ha alternative: l\u2019Europa unita in quanto dispositivo neoliberale \u00e8 irriformabile ed \u00e8 pertanto illusorio pensare di democratizzarla, magari nell\u2019ambito di un ampliamento dell\u2019Unione economica e monetaria. Occorre al contrario rinazionalizzare le politiche economiche, presupposto irrinunciabile per riattivare la sovranit\u00e0 popolare e il conflitto sociale quali fondamenti della democrazia economica\u201d. Occorre \u201cscardinare la costruzione europea in quanto strumento immodificabile di spoliticizzazione del mercato, che nei paesi indisponibili ad adottare il modello di crescita tedesco, come sappiamo non generalizzabile, \u00e8 destinata a produrre effetti oramai sperimentati: fare la fine della Grecia\u201d. Occorre innanzitutto recuperare \u201cla sovranit\u00e0 monetaria\u201d e ripristinare \u201ci controlli sulla circolazione dei fattori produttivi: soprattutto dei capitali\u201d. In particolare, secondo Alessandro Somma, \u201cl\u2019abbandono della moneta unica costituisce una scelta obbligata&#8230; Il recupero della sovranit\u00e0 monetaria \u00e8 indispensabile anche e soprattutto per ripristinare i rapporti di forza da cui ha tratto il fondamento il compromesso keynesiano\u201d tra capitale e lavoro: compromesso di cui \u201cla possibilit\u00e0 di incidere sulla qualit\u00e0 e sul valore della moneta\u201d rappresenta un presupposto essenziale.<\/p>\n<p>Ad avviso dell\u2019autore questo \u201crecupero della sovranit\u00e0 popolare\u201d &#8211; perch\u00e9 di questo in ultima analisi si tratta &#8211; potrebbe, abbandonando la strada percorsa negli ultimi decenni, alimentare un nuovo europeismo: un europeismo lontano tanto dalla attuale realt\u00e0 dell\u2019Unione Europea neoliberale (e dalla \u201cderiva fideistica\u201d dell\u2019\u201ceuropeismo\u201d che ne costituisce il corollario ideologico), quanto \u2013 \u00e8 utile precisarlo &#8211; dai sogni fumosi e inconsistenti di \u201cun\u2019altra Europa\u201d, che in ultima analisi rafforzano il dispositivo di potere attuale prospettando impossibili modifiche dei Trattati. Somma definisce questo possibile nuovo europeismo come un \u201ceuropeismo costituzionale\u201d fondato su politiche nazionali di piena occupazione, che avrebbero a loro volta quale necessario presupposto un recupero sostanziale di sovranit\u00e0 da parte degli Stati che oggi compongono l\u2019Unione Europea.<\/p>\n<p>Recupero della sovranit\u00e0 popolare (e costituzionale), abbandono della falsa pista attuale dell\u2019integrazione europea, riformulazione, su basi completamente diverse, del rapporto tra gli Stati europei: \u00e8 senz\u2019altro una scommessa difficile. L\u2019autore per\u00f2 osserva che essa poggia su un punto di forza innegabile: si basa infatti sulla \u201cinevitabile reazione della societ\u00e0 contro la tirannia dei mercati\u201d, su \u201cuna reazione al neoliberalismo che attiene a dinamiche in qualche modo incontenibili, come sono quelle che concernono il disperato tentativo della societ\u00e0 di opporsi alla sua distruzione da parte del mercato autoregolato\u201d.<\/p>\n<p>[1] Per una trattazione pi\u00f9 dettagliata della questione rinvio al mio<em> Costituzione italiana contro trattati europei<\/em> (Imprimatur 2015).<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Fonte: <a href=\"http:\/\/www.marx21.it\/index.php\/internazionale\/europa\/29467-vladimiro-giacche-per-una-sovranita-democratica-e-popolare-cioe-costituzionale-lultimo-libro-di-alessandro-somma-sovranismi\">http:\/\/www.marx21.it\/index.php\/internazionale\/europa\/29467-vladimiro-giacche-per-una-sovranita-democratica-e-popolare-cioe-costituzionale-lultimo-libro-di-alessandro-somma-sovranismi<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di MARX XXI &nbsp; Un&#8217;ottima recensione di Vladimiro Giacch\u00e9 all&#8217;ultimo libro di Alessandro Somma Poche parole hanno conosciuto un improvviso boom negli ultimi anni come i termini \u201csovranismo\u201d e \u201csovranisti\u201d. 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