{"id":47606,"date":"2019-01-09T11:30:11","date_gmt":"2019-01-09T10:30:11","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=47606"},"modified":"2019-01-09T09:01:06","modified_gmt":"2019-01-09T08:01:06","slug":"la-lezione-spagnola-in-europa-la-crescita-e-per-i-pochi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=47606","title":{"rendered":"La lezione spagnola: in Europa la crescita \u00e8 per i pochi"},"content":{"rendered":"<p>di<strong> CONIARERIVOLTA<\/strong><\/p>\n<p><img decoding=\"async\" class=\" size-full wp-image-809 aligncenter\" src=\"https:\/\/coniarerivolta.files.wordpress.com\/2018\/12\/toro-1.png?w=700\" sizes=\"(max-width: 640px) 100vw, 640px\" srcset=\"https:\/\/coniarerivolta.files.wordpress.com\/2018\/12\/toro-1.png 640w, https:\/\/coniarerivolta.files.wordpress.com\/2018\/12\/toro-1.png?w=150 150w, https:\/\/coniarerivolta.files.wordpress.com\/2018\/12\/toro-1.png?w=300 300w\" alt=\"toro\" data-attachment-id=\"809\" data-permalink=\"https:\/\/coniarerivolta.org\/2018\/12\/24\/la-lezione-spagnola-in-europa-la-crescita-e-per-i-pochi\/toro\/\" data-orig-file=\"https:\/\/coniarerivolta.files.wordpress.com\/2018\/12\/toro-1.png?w=700\" data-orig-size=\"640,358\" data-comments-opened=\"1\" data-image-meta=\"{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}\" data-image-title=\"toro\" data-image-description=\"\" data-medium-file=\"https:\/\/coniarerivolta.files.wordpress.com\/2018\/12\/toro-1.png?w=700?w=300\" data-large-file=\"https:\/\/coniarerivolta.files.wordpress.com\/2018\/12\/toro-1.png?w=700?w=640\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Nel nostro collettivo c\u2019\u00e8 anche spazio per un economista spagnolo: ecco un contributo che ci aiuta a fotografare la situazione economico-politica del suo Paese.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel mese di ottobre, per un paio di settimane, i media italiani hanno messo al centro dell\u2019attenzione la nascitura manovra finanziaria del governo spagnolo. La genesi e la composizione di quest\u2019ultimo (un monocolore socialista con l\u2019appoggio esterno di Podemos, nato dopo una mozione di sfiducia al precedente governo di centrodestra) pi\u00f9 alcune delle misure annunciate avevano scatenato non pochi entusiasmi, tra i pi\u00f9 ottimisti. Alla prova dei fatti questa manovra, verosimilmente, non vedr\u00e0 mai la luce. Per essere approvata avrebbe, infatti, come minimo bisogno anche dell\u2019appoggio delle diverse forze autonomiste ed indipendentiste presenti nel parlamento spagnolo. I partiti catalani hanno, tuttavia, messo in chiaro da diverse settimane che non hanno nessuna intenzione di votare alcunch\u00e9, fino a quando la loro agibilit\u00e0 politica \u2013 attualmente impedita dalla presenza in carcere di diversi loro esponenti, a seguito del referendum del 1\u00b0 ottobre 2017 \u2013 non sia ristabilita e garantita.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Al margine della discussione, senza dubbio rilevante, sui contenuti che la manovra finanziaria spagnola avrebbe potuto avere se fosse andata in porto, \u00e8 interessante provare a fare un passo indietro ed analizzare con attenzione cosa sia accaduto all\u2019economia spagnola negli anni pi\u00f9 recenti: la Spagna ha sperimentato, infatti, tassi di crescita relativamente alti, accompagnati da un bilancio pubblico persistentemente in deficit. Questi due elementi ci impongono una riflessione sui margini di azione esistenti, nella gabbia europea, nel definire le politiche economiche di un Paese e sulla direzione che queste ultime, al di l\u00e0 delle apparenze pi\u00f9 immediate, possono realmente prendere.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Negli ultimi anni la Spagna \u00e8 stata raccontata, in particolare dai politici locali ma anche dai media nostrani, come uno dei Paesi europei pi\u00f9 dinamici ed in salute, in particolare se raffrontata con i suoi vicini (ad esempio l\u2019Italia\u2026). \u00c8 fuor di dubbio che la crescita del PIL sia stata pi\u00f9 rapida in Spagna (+3.7% nel 2017, per esempio) che negli altri grandi Paesi europei (Germania 2.1%, Francia 1.6%, Italia 1.5%, Regno Unito 1.2%). Apparentemente, i sacrifici e la sofferenza degli spagnoli per gli anni di austerit\u00e0 e riforme strutturali, \u2018raccomandate\u2019 dalla Troika e messe in atto dai Governi tanto del PSOE (il Partito Socialista, partito di centrosinistra di orientamento liberale) quanto del PP (il Partito Popolare, destra conservatrice e liberista), hanno dato i loro frutti. Non a caso l\u2019ex presidente del Consiglio, il popolare Mariano Rajoy, non ha mancato, in numerose occasioni, di compiacersi per l\u2019operato del proprio governo e per il successo delle sue politiche di austerit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma cerchiamo ora di capire quale sia stata la chiave del presunto successo dell\u2019economia spagnola negli ultimi anni. La narrazione ufficiale, del governo e delle istituzioni internazionali che impongono e applaudono le politiche di austerit\u00e0 e deflazione interna, \u00e8 la seguente: grazie alla riduzione del deficit e alle riforme del mercato del lavoro, l\u2019economia spagnola \u00e8 riuscita ad incentivare gli investimenti, contribuendo cos\u00ec alla riduzione della disoccupazione. Inoltre la Spagna \u00e8 passata dall\u2019essere un Paese importatore netto ad avere un avanzo nella bilancia commerciale, ovvero una situazione in cui le esportazioni di un paese eccedono le importazioni. Si tratta tuttavia di una narrazione tossica che proveremo a smentire, tassello per tassello, nelle righe che seguono.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Come possiamo vedere nella figura 1, la riduzione del rapporto deficit\/PIL \u00e8 un fatto, cos\u00ec come lo \u00e8 il cambio di segno nel bilancio del settore estero (per semplificare, quando questo \u00e8 negativo \u2013 come succede a partire del 2012-2013 \u2013 le esportazioni sono maggiori delle importazioni). Ciononostante, se compariamo la posizione di bilancio del settore pubblico che ci viene descritta dalla figura 1 con la figura 2 \u2013 dove vediamo il contributo dato alla crescita dalle diverse componenti della domanda aggregata \u2013 possiamo notare che quando l\u2019economia spagnola torna a crescere, nel 2014 e negli anni seguenti, la spesa pubblica ha un ruolo ed un impatto positivo sulla crescita del PIL. Dal 2014 la spesa pubblica in termini reali \u00e8 aumentata, grazie anche alle concessioni fatte dalla Commissione Europea al partito allora al Governo, il Partito Popolare, attribuibili in parte alla fedelt\u00e0 neoliberista del Governo sulle riforme del lavoro e verosimilmente anche al tentativo di contrastare la forte crescita nei consensi di Podemos. Dal 2014 in avanti, quindi, l\u2019austerit\u00e0 indubbiamente retrocede e, anche se in misura minima, la spesa pubblica aumenta. La riduzione del rapporto deficit\/PIL degli ultimi anni \u00e8 frutto della maggiore crescita del PIL, non di certo della riduzione della spesa pubblica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Figura 1: Bilancio finanziario dei settori istituzionali in % del PIL (2000-2018)<\/em><\/p>\n<p><img decoding=\"async\" class=\" size-full wp-image-812 aligncenter\" src=\"https:\/\/coniarerivolta.files.wordpress.com\/2018\/12\/spa1.png?w=700\" alt=\"spa1\" data-attachment-id=\"812\" data-permalink=\"https:\/\/coniarerivolta.org\/2018\/12\/24\/la-lezione-spagnola-in-europa-la-crescita-e-per-i-pochi\/spa1\/\" data-orig-file=\"https:\/\/coniarerivolta.files.wordpress.com\/2018\/12\/spa1.png?w=700\" data-orig-size=\"937,538\" data-comments-opened=\"1\" data-image-meta=\"{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}\" data-image-title=\"spa1\" data-image-description=\"\" data-medium-file=\"https:\/\/coniarerivolta.files.wordpress.com\/2018\/12\/spa1.png?w=700?w=300\" data-large-file=\"https:\/\/coniarerivolta.files.wordpress.com\/2018\/12\/spa1.png?w=700?w=700\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Fonte: INE (Istituto Nazionale di Statistica)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Figura 2: Contributo alla crescita delle componenti del PIL e crescita del PIL (2000-2018)<\/em><\/p>\n<p><img decoding=\"async\" class=\" size-full wp-image-813 aligncenter\" src=\"https:\/\/coniarerivolta.files.wordpress.com\/2018\/12\/spa2.png?w=700\" alt=\"spa2\" data-attachment-id=\"813\" data-permalink=\"https:\/\/coniarerivolta.org\/2018\/12\/24\/la-lezione-spagnola-in-europa-la-crescita-e-per-i-pochi\/spa2\/\" data-orig-file=\"https:\/\/coniarerivolta.files.wordpress.com\/2018\/12\/spa2.png?w=700\" data-orig-size=\"886,503\" data-comments-opened=\"1\" data-image-meta=\"{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}\" data-image-title=\"spa2\" data-image-description=\"\" data-medium-file=\"https:\/\/coniarerivolta.files.wordpress.com\/2018\/12\/spa2.png?w=700?w=300\" data-large-file=\"https:\/\/coniarerivolta.files.wordpress.com\/2018\/12\/spa2.png?w=700?w=700\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Fonte: AMECO<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per quanto riguarda l\u2019avanzo delle partite correnti (in sintesi, di quanto le esportazioni sono maggiori delle importazioni) che vediamo, a partire dal 2013, nella figura 1, la versione ufficiale ci racconta che le cause sono da ricercare nelle controriforme del mercato del lavoro e nella compressione salariale, che avrebbero reso l\u2019economia spagnola pi\u00f9 competitiva. Possiamo tuttavia notare che, da quando l\u2019economia spagnola \u00e8 tornata a crescere, solamente nel 2016 la bilancia commerciale ha dato un contributo rilevante alla crescita del PIL. Di fatto, dal 2014 il contributo medio della bilancia commerciale \u00e8 nullo. Quindi, anche se la Spagna risulta un Paese esportatore netto, ci\u00f2 non implica che la crescita vada attribuita necessariamente a questa circostanza. In secondo luogo, se guardiamo all\u2019evoluzione di esportazioni ed importazioni nella figura 3, scopriamo che le esportazioni sono cresciute ad un ritmo simile a quello precedente gli anni della crisi. L\u2019avanzo della bilancia commerciale \u00e8 quindi dovuto in gran parte alla caduta delle importazioni negli anni di recessione economica. La caduta del PIL comporta, infatti, una riduzione dei consumi, una parte dei quali riguardano beni importati, negativamente influenzati da un andamento negativo dell\u2019economia. Inoltre, anche l\u2019andamento del prezzo di alcune materie prime fondamentali, tra cui il petrolio, contribuisce a spiegare la flessione delle importazioni. Il prezzo del petrolio \u00e8 stato in calo dal marzo 2012 (118 dollari al barile) fino al principio del 2016 (28 dollari per barile): \u00e8 stato stimato che fronte di un aumento di 10 dollari nel prezzo di un barile di petrolio, le importazioni aumentino di 0.7 punti rispetto al PIL, e che si riduca il contributo dato dalla bilancia commerciale alla crescita di 2 decimi percentuali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Figura 3: Andamento di investimenti, export, import e PIL (2010 = 100)<\/em><\/p>\n<p><img decoding=\"async\" class=\" size-full wp-image-814 aligncenter\" src=\"https:\/\/coniarerivolta.files.wordpress.com\/2018\/12\/spa3.png?w=700\" alt=\"spa3\" data-attachment-id=\"814\" data-permalink=\"https:\/\/coniarerivolta.org\/2018\/12\/24\/la-lezione-spagnola-in-europa-la-crescita-e-per-i-pochi\/spa3\/\" data-orig-file=\"https:\/\/coniarerivolta.files.wordpress.com\/2018\/12\/spa3.png?w=700\" data-orig-size=\"887,503\" data-comments-opened=\"1\" data-image-meta=\"{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}\" data-image-title=\"spa3\" data-image-description=\"\" data-medium-file=\"https:\/\/coniarerivolta.files.wordpress.com\/2018\/12\/spa3.png?w=700?w=300\" data-large-file=\"https:\/\/coniarerivolta.files.wordpress.com\/2018\/12\/spa3.png?w=700?w=700\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Fonte: INE (Istituto Nazionale di Statistica)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Inoltre, l\u2019aumento continuo delle esportazioni non \u00e8 automaticamente legato alla caduta dei salari e alla maggiore competitivit\u00e0 di prezzo dell\u2019economia spagnola che ne sarebbe derivata. Da un lato, questa maggiore competitivit\u00e0 discende verosimilmente dalla notevole svalutazione che l\u2019euro ha vissuto a partire dal 2010. Dall\u2019altro, l\u2019unico settore economico in chiaro rialzo negli ultimi anni \u00e8 stato il turismo. Quest\u2019ultimo ha registrato un massimo storico nel 2017, con un aumento (rispetto al 2015) delle visite del 15% e delle spese per turista del 20% \u2013 e nel 2018 si \u00e8 mantenuto sui livelli del 2017. \u00c8 chiaro che le riforme del mercato del lavoro applicate dopo la crisi, oltre ad assicurare una manodopera a buon mercato, rendono i lavoratori facilmente licenziabili dopo la stagione estiva e ci\u00f2 risulta \u2018ideale\u2019 per un settore come il turismo che si nutre di lavoratori precari. \u00c8 per\u00f2 innegabile che l\u2019aumento delle visite turistiche in Spagna sia anche, principalmente, un sottoprodotto dell\u2019instabilit\u00e0 che vivono Nord Africa e Turchia dal 2010. In ogni caso, l\u2019aumento di esportazioni di servizi collegati al turismo ed ai viaggi \u00e8 il fattore che ha spinto maggiormente verso una situazione di avanzo della bilancia commerciale. Allo stesso tempo, tuttavia, l\u2019economia spagnola mantiene un deficit nelle esportazioni nette di beni e servizi qualora non si consideri il settore turistico. Guardando il quadro nel suo insieme, si pu\u00f2 concludere che l\u2019aumento delle esportazioni ha poco a che vedere con una presunta maggiore competitivit\u00e0 dell\u2019economia spagnola nel suo insieme. Di fatto, con i prezzi delle materie prime e del petrolio di nuovo in aumento e i flussi turistici stabili, le previsioni attribuiscono alla bilancia commerciale un contributo nullo (o appena negativo) alla crescita del PIL per il 2018.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Pu\u00f2 essere utile anche concentrarsi brevemente sull\u2019evoluzione dell\u2019occupazione giacch\u00e9, secondo la retorica ufficiale, le riforme del mercato del lavoro e l\u2019austerit\u00e0 avrebbero incentivato gli investimenti e la creazione di posti di lavoro. Come possiamo notare dalla figura 3, gli investimenti (totali e residenziali) non hanno ancora recuperato i livelli pre-crisi. Di fatto anche il PIL ha recuperato il terreno perduto solamente nel 2017, mentre gli investimenti si accingono a farlo solamente quest\u2019anno. Con una ripresa economica cos\u00ec lenta e investimenti stagnanti, non sorprende che la creazione di impiego continui ad essere piuttosto lenta. Bisogna ricordare che la maggior parte dei posti di lavoro creati negli anni precedenti la crisi erano collegati al mercato immobiliare e che proprio questo settore \u00e8 stato colpito in maniera particolarmente feroce. Nessun altro settore, negli anni successivi la crisi, \u00e8 stato capace di compensare la perdita di lavoro nell\u2019edilizia e questo spiega come il tasso di disoccupazione si trovi ancora al 15% (dopo avere superato il 25% nel 2014), il secondo pi\u00f9 alto dell\u2019Eurozona dopo la Grecia. Anche solamente questo dato dovrebbe essere sufficiente a smentire la retorica trionfalista del passato Governo conservatore.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questa breve disamina del processo di crescita dell\u2019economia spagnola dimostra come la retorica ufficiale del successo delle politiche di austerit\u00e0 e delle riforme strutturali non sopravviva neanche ad un minimo scrutinio critico. La crescita economica spagnola, innegabile, \u00e8 frutto sia dei deficit consentiti dalla UE a fronte di politiche neoliberiste sul mercato del lavoro, sia del temporaneo e contingente boom del precario settore turistico. Nonostante le narrazioni entusiaste, l\u2019economia spagnola, di fatto, non \u00e8 molto cambiata. Alti tassi di disoccupazione in epoche di crescita sono una caratteristica del Paese da ormai 40 anni. La sola cosa che \u00e8 davvero cambiata, ed in peggio, \u00e8 la qualit\u00e0 della vita dei lavoratori, immersi in un mercato del lavoro sempre pi\u00f9 precario e con salari sempre pi\u00f9 bassi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Se ne pu\u00f2 concludere che le politiche di marca neoliberista, anche dove accompagnate da politiche di bilancio in deficit e da modesti tassi di crescita, definiscono sempre e comunque un quadro socio-economico di precariato, bassi salari, compressione dello Stato sociale, indebolimento dell\u2019industria e specializzazione produttiva in settori instabili ed a basso valore aggiunto come il turismo. La stessa tolleranza delle istituzioni europee sull\u2019eventuale e temporaneo sforamento dei parametri di Maastricht \u00e8 evidentemente condizionata, in Spagna come altrove, all\u2019applicazione rigorosa di politiche di sfruttamento e precarizzazione del mercato del lavoro. L\u2019eventuale crescita economica permessa nel perimetro dell\u2019Unione Europea \u00e8 crescita per pochi a danno dei molti, accompagnata da aumento delle disuguaglianze, deindustrializazione e povert\u00e0.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Fonte: <\/strong><a href=\"https:\/\/coniarerivolta.org\/2018\/12\/24\/la-lezione-spagnola-in-europa-la-crescita-e-per-i-pochi\/\">https:\/\/coniarerivolta.org\/2018\/12\/24\/la-lezione-spagnola-in-europa-la-crescita-e-per-i-pochi\/<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di CONIARERIVOLTA Nel nostro collettivo c\u2019\u00e8 anche spazio per un economista spagnolo: ecco un contributo che ci aiuta a fotografare la situazione economico-politica del suo Paese. Nel mese di ottobre, per un paio di settimane, i media italiani hanno messo al centro dell\u2019attenzione la nascitura manovra finanziaria del governo spagnolo. 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