{"id":47639,"date":"2019-01-10T09:00:07","date_gmt":"2019-01-10T08:00:07","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=47639"},"modified":"2019-01-09T13:12:09","modified_gmt":"2019-01-09T12:12:09","slug":"la-retorica-sul-debito-pubblico-brutto-brutto","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=47639","title":{"rendered":"La retorica sul debito pubblico \u201cbrutto brutto\u201d"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify\"><b>di QELSI (Davide Mura)<\/b><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"lazy attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image\" src=\"https:\/\/i1.wp.com\/www.qelsi.it\/wp-content\/uploads\/2019\/01\/debt-1500774_960_720.png?zoom=2.25&amp;resize=548%2C313&amp;ssl=1\" alt=\"\" width=\"548\" height=\"313\" \/><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Ogni tanto nel dibattito politico fa capolino la retorica sul debito pubblico \u201cbrutto brutto\u201d che deve essere ridotto, perch\u00e9 questo debito peserebbe sulle nuove generazioni, le quali devono cos\u00ec pagare i \u201cbagordi\u201d dei padri. Dunque, abbassarlo diventa quasi un dovere che richiede, tra l\u2019altro, immani sacrifici (chiss\u00e0 perch\u00e9; ma lo vedremo).<br \/>\nMai retorica fu pi\u00f9 destituita di qualsiasi fondamento macroeconomico. E mai lo fu, perch\u00e9 in realt\u00e0, davanti al refrain sul debito pubblico da abbattere, nessuno dice cosa \u00e8 il debito pubblico e nessuno dice perch\u00e9 oggi sarebbe da abbattere. E questo perch\u00e9 se davvero venisse spiegata la dinamica del debito pubblico e le ragioni per le quali oggi qualcuno parla di ridurlo, la gente con un cervello funzionante inizierebbe a farsi troppe domande. Domande che i neoliberisti non vogliono che vengano poste con troppa insistenza.<br \/>\nIn un articolo non \u00e8 possibile riassumere la complessit\u00e0 della questione, e dunque ci si limiter\u00e0 a mettere a fuoco qualche punto fondamentale.<br \/>\nCos\u2019\u00e8 il debito pubblico \u201cbrutto brutto\u201d?<br \/>\nIn uno Stato sovrano il debito pubblico \u201cbrutto brutto\u201d \u00e8 semplicemente una forma di finanziamento che lo Stato utilizza per recuperare risorse, chiedendo al privato un investimento e offrendo in cambio un vantaggio (normalmente un interesse). Qualora nessun privato sottoscriva i titoli del debito pubblico o non tutti i titoli vengono collocati, la Banca Centrale acquista il residuo emettendo moneta e finanziando lo Stato (processo di monetizzazione del debito). Il denaro viene poi utilizzato per la spesa pubblica in deficit, e dunque per esempio per costruire strade, ponti, finanziare la sanit\u00e0, l\u2019istruzione, la difesa e in generale per espandere l\u2019economia reale e garantire i livelli occupazionali (e perci\u00f2 il benessere collettivo).<br \/>\nSe si sceglie una politica di riduzione del debito pubblico, lo Stato deve necessariamente: o aumentare l\u2019esazione fiscale, oppure deve tagliare la spesa pubblica in deficit, ovvero ancora deve realizzare entrambi gli obiettivi (perseguendo cos\u00ec il pareggio di bilancio). In ogni caso, le politiche restrittive cos\u00ec definite riducono gli investimenti nell\u2019economia reale. Ergo, riducono il reddito dei cittadini, e questo perch\u00e9 la spesa pubblica (in deficit) essendo una componente fondamentale del PIL, riflette il loro reddito. E per i \u201ccittadini\u201d intendo tutti: dall\u2019operaio, al professionista, passando per le aziende e gli artigiani. La riduzione della spesa in deficit (fino al pareggio), comporta inoltre una riduzione delle prestazioni sociali, dunque della sanit\u00e0 e dell\u2019istruzione, che peggiorano in qualit\u00e0 e servizi, costringendo i cittadini a rivolgersi ai servizi a pagamento o a rinunciare alla prestazione se il loro reddito non \u00e8 tale da coprire il costo.<br \/>\nLa diminuzione del reddito dei cittadini dunque crea povert\u00e0, meno introiti fiscali e pi\u00f9 assistenza. Dunque la spesa corrente si aggrava e con essa si aggrava la pressione fiscale, perch\u00e9 lo Stato rinunciando in tutto o in parte a una forma di finanziamento \u201cpulito\u201d come il debito pubblico, deve recuperare risorse in altro modo. E quest\u2019altro modo \u2013 si \u00e8 detto \u2013 \u00e8 l\u2019aumento ulteriore della pressione fiscale che erode sempre pi\u00f9 il reddito disponibile. Dunque l\u2019economia reale si avvita su se stessa e va in stagnazione.<br \/>\nI nodi sul debito pubblico \u201cbrutto brutto\u201d vengono al pettine<br \/>\nEd \u00e8 in questo risultato \u2013 la stagnazione \u2013 che i nodi sul debito pubblico \u201cbrutto brutto\u201d vengono al pettine e si scopre perci\u00f2 la ragione primaria del perch\u00e9 oggi la retorica che lo riguarda \u00e8 nella top ten dei discorsi politici ed economici. La sua riduzione, infatti, giustifica politicamente e moralmente l\u2019inibizione dell\u2019interventismo statale in economia e la demolizione dello Stato sociale, e dunque la conversione dei servizi essenziali (istruzione e sanit\u00e0 in primis) in servizi commerciali a pagamento, facendo passare il tutto come una necessit\u00e0 per combattere gli sprechi, la malapolitica, le inefficienze della burocrazia e la corruzione.<br \/>\nMa questo \u00e8 solo un aspetto del complesso discorso sul debito pubblico \u201cbrutto brutto\u201d. La domanda fondamentale che ci si deve porre infatti \u00e8 un\u2019altra: come \u00e8 stato possibile che oggi la retorica del debito pubblico \u201cbrutto brutto\u201d, al netto dei (banali) discorsi sulla corruzione e sugli sprechi che riguardano la spesa statale, abbia fatto incredibilmente presa sull\u2019opinione pubblica, tanto da indurla a credere che davvero il debito pubblico sia destinato a gravare sulle nuove generazioni?<br \/>\nLe regole UE che rendono il debito pubblico \u201cbrutto brutto\u201d<br \/>\nQui entrano in gioco l\u2019Unione Europea e le sue regole ordoliberiste su debito e spesa. Perch\u00e9, vedete, finch\u00e9 lo Stato italiano era sovrano, e cio\u00e8 aveva una sua moneta e una Banca Centrale lender of last resort (prestatore di ultima istanza del debito pubblico), il debito pubblico, seppur monetizzato, si attestava intorno al 50% sul PIL (che intanto cresceva) e i tassi erano minimi. Non esisteva speculazione, lo Stato investiva (in deficit) nell\u2019economia reale e i salari crescevano. Nessuno all\u2019epoca si sognava di definire il debito pubblico brutto brutto, tranne quattro gatti ordoliberisti, estimatori del \u201cmodello tedesco\u201d, anche perch\u00e9 l\u2019industria italiana portava il nostro paese a diventare la quinta potenza industriale al mondo e insidiava (guarda caso) l\u2019economia tedesca.<br \/>\nLe cose sono cambiate quando l\u2019Italia \u2013 follemente (ma \u00e8 una lucida follia indotta) \u2013 decise non solo di rendere la propria banca centrale indipendente e non pi\u00f9 obbligata a monetizzare il debito (1981), ma anche quando concluse che era giunto il tempo di mettere in soffitta la Costituzione del 1948 e aderire al Trattato di Maastricht (1992), il quale \u2013 \u00e8 noto \u2013 poneva un tetto (arbitrario) al debito pubblico \u201cbrutto brutto\u201d (60% del PIL) e alla spesa pubblica ancora pi\u00f9 brutta (3% del PIL). Il tutto perch\u00e9 intanto gli ordoliberisti si erano moltiplicati nel nostro paese e le mira egemoniche della Germania (intanto riunitasi) avevano trovato in loro proficua sponda ideologica e politica.<br \/>\nI nostri guai con il debito pubblico \u201cbrutto brutto\u201d sono iniziati dunque negli anni \u201880 e sono peggiorati negli anni \u201890 e infine si sono incancreniti negli anni 2000 dopo l\u2019adesione scellerata alla moneta unica (che ci ha tolto sovranit\u00e0 monetaria), e peggio pure al Fiscal Compact (2012) che ci ha imposto il pareggio di bilancio e dunque un limite di spesa pubblica prossima allo zero in rapporto alle entrate (abiura del deficit).<br \/>\nIn questo contesto, il debito pubblico \u201cbrutto brutto\u201d \u00e8 iniziato a lievitare e odiernamente sfiora il 130% del PIL. Le ragioni di questo lievitamento sono complesse, ma essenzialmente note. Senza troppi giri di parole e semplificando, paghiamo fior di quattrini di interessi sul debito perch\u00e9 non esiste pi\u00f9 una banca centrale che lo garantisca e perch\u00e9 abbiamo uno Stato sociale che \u2013 nel rispetto della Costituzione \u2013 richiede comunque un certo tipo di risorse che solo il finanziamento tramite il debito pubblico pu\u00f2 soddisfare, seppure in un contesto desovranizzato. Sicch\u00e9, odiernamente, nell\u2019euro (e dunque in quel contesto desovranizzato), a causa di questa \u201cdiscrasia\u201d tra regole europee e Costituzione (su cui sono stati scritti degli ottimi libri), ci troviamo costantemente davanti a due scelte: o attuiamo politiche di contenimento del debito pubblico \u201cbrutto brutto\u201d, tagliando la spesa pubblica, privatizzando e facendo un po\u2019 di macelleria sociale, e dunque violando palesemente la Costituzione, oppure, essendo il nostro paese alla completa merc\u00e9 della speculazione finanziaria (i \u201cmercati\u201d), l\u2019eventuale debito pubblico \u201cbrutto brutto\u201d utilizzato per mantenere livelli decenti di stato sociale \u00e8 destinato a lievitare sempre di pi\u00f9 in ragione del tasso di interesse che varia al variare della domanda di acquisto dei titoli sul mercato, valutato in rapporto a un titolo indice (il bund tedesco). E tale domanda normalmente cala (e il tasso aumenta cos\u00ec come lo spread) quando lo Stato cerca di fare politiche di spesa in deficit (e dunque a vantaggio dell\u2019economia reale) e aumenta (e conseguentemente cala lo spread e il tasso di interesse) quando invece le politiche sono di contenimento della spesa in deficit e del debito, e vengono attuati piani di privatizzazione e di dismissioni.<br \/>\nE\u2019 un meccanismo perverso che assomiglia parecchio a un ricatto. O tagli e impoverisci l\u2019economia per finanziarti e sopravvivere, oppure se vuoi cercare di far crescere la tua economia, sei destinato al \u201cfallimento\u201d perch\u00e9 poi i mercati non ti comprano pi\u00f9 il debito pubblico \u201cbrutto brutto\u201d e nessuna banca centrale ti verr\u00e0 in aiuto (e se lo far\u00e0, lo far\u00e0 a un prezzo piuttosto salato \u2013 says european rules). Non esiste nessuna terza via; non esiste nessuna austerit\u00e0 espansiva.<br \/>\nTutto questo per garantire la stabilit\u00e0 dei prezzi (obiettivo UE simulato) e dunque la rendita finanziaria del grande capitale (obiettivo UE dissimulato). E va da s\u00e9 che poco importa che poi gli scarsi investimenti pubblici contraggano paradossalmente il PIL e determinino cos\u00ec un aumento del rapporto debito\/PIL. Sicch\u00e9 oltre il danno, pure la beffa. Non solo non possiamo fare spesa pubblica in deficit perch\u00e9 dobbiamo contenere il debito pubblico \u201cbrutto brutto\u201d, ma proprio perch\u00e9 non possiamo fare spesa pubblica in deficit, l\u2019economia non cresce, il PIL ristagna, e ristagnando determina un aumento del rapporto debito\/PIL che deve essere ridotto attraverso politiche restrittive e di austerit\u00e0. Un gatto che si morde la coda.<br \/>\nConclusione sul debito pubblico \u201cbrutto brutto\u201d<br \/>\nDunque la retorica sul debito \u201cbrutto brutto\u201d \u00e8 figlio sostanzialmente della retorica ordoliberista di matrice tedesca che impregna l\u2019europeismo dalla punta dei capelli alle unghie dei piedi. E l\u2019europeismo non \u00e8 altro che il volto positivo e rassicurante del neonazionalismo tedesco (qui). Dunque, la retorica sul debito pubblico \u201cbrutto brutto\u201d \u00e8 il frutto di un progetto politico di dominio e di egemonia tedesca sui paesi europei (e in particolare quelli del sud Europa), che pu\u00f2 compiersi solo e se quei paesi vengano annichiliti economicamente e socialmente, e rinuncino perci\u00f2 alle loro Costituzioni democratiche e al principio di uguaglianza sostanziale che impegni lo Stato a intervenire in economia per garantire e incentivare lo sviluppo economico e la piena occupazione.<br \/>\nSe non \u00e8 una guerra poco ci manca.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>Fonte:\u00a0<a href=\"https:\/\/www.qelsi.it\/2019\/la-retorica-sul-debito-pubblico-brutto-brutto\/\">https:\/\/www.qelsi.it\/2019\/la-retorica-sul-debito-pubblico-brutto-brutto\/<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di QELSI (Davide Mura) &nbsp; &nbsp; &nbsp; Ogni tanto nel dibattito politico fa capolino la retorica sul debito pubblico \u201cbrutto brutto\u201d che deve essere ridotto, perch\u00e9 questo debito peserebbe sulle nuove generazioni, le quali devono cos\u00ec pagare i \u201cbagordi\u201d dei padri. 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