{"id":47677,"date":"2019-01-11T10:00:35","date_gmt":"2019-01-11T09:00:35","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=47677"},"modified":"2019-01-10T14:08:17","modified_gmt":"2019-01-10T13:08:17","slug":"gilet-gialli-una-lettura-alla-piketty","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=47677","title":{"rendered":"Gilet gialli: una lettura alla Piketty"},"content":{"rendered":"<p>di <strong>ECONOMIA E POLITICA (Gianmarco Oro)<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"entry-thumb\" title=\"gilet-gialli-francia\" src=\"https:\/\/www.economiaepolitica.it\/wp-content\/uploads\/gilet-gialli-francia.jpg\" alt=\"Gilet gialli Francia\" width=\"500\" height=\"333\" \/><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Gilet gialli Francia |\u00a0<em>Da dove nasce il movimento dei gilet gialli in Francia? Utilizziamo il modello reddito-cultura dell\u2019economista Thomas Piketty per comprendere le radici pi\u00f9 profonde del movimento francese.<\/em><\/strong><\/p>\n<ol style=\"text-align: justify;\">\n<li><strong> Crisi francese e i gilet gialli<\/strong><\/li>\n<\/ol>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ci si arrovella ormai da settimane sulle dinamiche della crisi francese e sulla contabilit\u00e0 di una protesta che tristemente registra tutti gli episodi di una \u201cpresa d\u2019assedio\u201d del movimento delle \u201cgiubbe gialle\u201d al Palazzo dell\u2019Eliseo. La transizione energetica, progettata dal governo, sembrava essere l\u2019ennesimo segnale di una visione politica che non rivolge il proprio sguardo al di l\u00e0 dei confini delle citt\u00e0 metropolitane. Ma quella parte della societ\u00e0 che \u00e8 rimasta oscurata mentre sperimentava diversi indirizzi politici, quando ha avvertito una nuova minaccia nelle accise sul carburante \u00e8 stata costretta a schierarsi come forza autonoma, manifestando apertamente il proprio rifiuto verso le istituzioni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le dinamiche del fenomeno sono state chiarite dal geografo Christophe Guilluy (su \u201cRepubblica\u201d, 3 dicembre 2018), che ha parlato di \u00abun modello economico che non sa integrare la maggioranza dei lavoratori\u00bb, in cui da un lato ci sono i vincitori della crescita e dall\u2019altro i perdenti, ai quali egli si era gi\u00e0 riferito nel 2014 col termine di<em> France p\u00e9riph\u00e9rique<\/em> indicando proprio quelle categorie di \u201cclasse media\u201d escluse dalla globalizzazione: \u00abagricoltori, operai, famiglie delle zone semiurbane, piccoli commercianti e imprenditori\u00bb. Si \u00e8 allora fatto ricorso al semplicistico clich\u00e9 dei <em>bobos <\/em>e dei <em>beauf<\/em> al fine di dare una rapida definizione dei due \u201cindividui-tipo\u201d del ceto medio francese che sembrano essere diventati inconciliabili tra loro: i primi sarebbero i \u201cborghesi nomadi\u201d, il ceto medio degli alti-salari che nelle metropoli si muove sui trasporti pubblici e che si batte per la qualit\u00e0 della vita condannando le emissioni di gas e l\u2019inquinamento (e che rappresenta la base elettorale di Macron); mentre i secondi sono i \u201cfrancesi medi ignoranti\u201d, ovvero quel ceto delle province che nell\u2019insicurezza generalizzata del dopo-crisi \u00e8 costretto ancora ad usare vecchie automobili a diesel per lavorare, favorendo delle urgenze economiche ben pi\u00f9 concrete di quanto possa essere la lotta contro il surriscaldamento globale. Oggi tuttavia, questi grandi sconfitti \u00abnon sono pi\u00f9 invisibili\u00bb e, proprio come fanno gli automobilisti in difficolt\u00e0 nelle strade notturne, indossano quei gilet gialli facendo dello \u201cstato di emergenza\u201d la bandiera della loro discesa in piazza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<ol style=\"text-align: justify;\" start=\"2\">\n<li><strong> Il modello reddito-cultura alla Piketty<\/strong><\/li>\n<\/ol>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quello che resta confuso \u00e8 come venire a capo dei due interessi inconciliabili, sebbene entrambi provenienti dal medesimo strato sociale ed oggettivamente sacrosanti: la <em>causa economica e la causa ecologica<\/em>. A definire un pratico schema in grado di aiutarci a capire questo dilemma politico ci ha pensato Thomas <a href=\"https:\/\/www.economiaepolitica.it\/tag\/Piketty\/\">Piketty<\/a> che quest\u2019anno ha posto ad oggetto d\u2019indagine le correlazioni dinamiche di lungo periodo tra la diseguaglianza ed i mutamenti del conflitto politico. Nelle 65 pagine (al netto dei 106 grafici con cui l\u2019autore riporta in appendice tutte le sue elaborazioni delle indagini post-elettorali di Francia, Regno Unito e USA nel periodo 1948-2017) che compongono il saggio <em>Brahmin Left vs Merchant Right: Rising Inequality and the Changing Structure of Political Conflict <\/em>(su \u201cWID working papers\u201d, 2018) l\u2019intento dell\u2019economista viene dichiarato fin da subito: comprendere perch\u00e9 a fronte del crescente livello di diseguaglianza abbiamo assistito nello scenario politico a ripetute fiammate nazionalistiche (o \u201cpopulistiche\u201d) piuttosto che ad un ritorno al partito di classe.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Secondo Piketty, l\u2019evoluzione strutturale dei \u201cblocchi politici\u201d, intesi come parti di elettorato raggruppate secondo i rispettivi contesti socio-economici, culturali e demografici, si deve alla tendenza crescente di una diseguaglianza che \u00e8 arrivata a svilupparsi su pi\u00f9 dimensioni. Le prime cause evidenti sono la <a href=\"https:\/\/www.economiaepolitica.it\/tag\/globalizzazione\/\">globalizzazione<\/a> e l\u2019espansione culturale, quei processi che dalla fine degli anni ottanta hanno allargato i confini dell\u2019informazione, del mercato e della produzione ben al di l\u00e0 di quelli nazionali. In questo modo i blocchi politici sono mutati e nelle moderne democrazie si \u00e8 di fatto assistito alle due maggiori \u201crivoluzioni\u201d: quella <em>nazionale<\/em> e quella <em>industriale<\/em> (Lispet-Rokkan, 1967), che hanno spezzettato la compagine sociale su gradi differenti di \u201ccoscienza civica\u201d generando delle collisioni multiple tra singole parti (province vs. citt\u00e0, nativi vs. migranti, operai vs. impiegati, agricoltura vs. industria, analfabeti vs. laureati).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Perci\u00f2 non \u00e8 un caso se, dal secondo dopo-guerra fino agli anni ottanta, il conflitto politico europeo che si \u00e8 mosso nella logica di in una struttura partitica <em>class-based<\/em> essendo la rappresentazione della diseguaglianza strettamente economica (sinistra operaia vs. destra borghese), esso abbia invece subito nel tempo pi\u00f9 vicino quella mutazione delle classi sociali che hanno portato ad un equilibrio parlamentare ad <em>\u00e9lite-multiple<\/em>. Il fenomeno \u00e8 passato inosservato per motivi storico-culturali, ma generato da quella concreta tendenza del sistema che \u00e8 giunto di fatto a contrapporre gli \u201cagiati\u201d ai \u201cdiseredati\u201d. Ma come si distribuiscono questi nuovi blocchi politici nelle <em>classi sociali a pi\u00f9 dimensioni<\/em>?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Se si considerano le variabili \u2013reddito \u2013ricchezza e \u2013cultura risulta possibile comprendere appieno quella dinamica descritta da Piketty come lo \u00abspostamento ad un equilibrio di \u00e9lite-multiple\u00bb. Lo schema utilizzato \u00e8 un semplice modello di regressione lineare:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>left<sub>it <\/sub>=a+<\/em><em>\u03b2<\/em><em><sub>t <\/sub><\/em><em>x<sub>it<\/sub> + y<sub>ct <\/sub>c<sub>it\u00a0\u00a0 <\/sub>+ \u03b5<sub>it<\/sub><\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dove la variabile dipendente \u00e8 una binaria\u00a0<em>left<sub>it<\/sub><\/em> (= 1 per i voti a sinistra, = 0 per i voti a destra);<em>x<sub>it\u00a0<\/sub><\/em>\u00e8 la variabile esplicativa di interesse (\u2013reddito \u2013patrimonio \u2013titolo di studio) e\u00a0<em>c<sub>it\u00a0<\/sub><\/em>\u00e8 la variabile di controllo (\u2013et\u00e0 \u2013provenienza \u2013religione). In assenza della variabile di controllo, il coefficiente\u00a0<em>\u03b2<\/em><em><sub>t<\/sub><\/em> indicher\u00e0 la percentuale degli elettori di sinistra relativa alla loro \u201cposizione sociale\u201d (il decile reddituale di riferimento) in ogni tornata elettorale nel periodo t-esimo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<ol style=\"text-align: justify;\" start=\"3\">\n<li><strong> L\u2019equilibrio di \u00abmultiple-elites\u00bb in Francia<\/strong><\/li>\n<\/ol>\n<p style=\"text-align: justify;\">Concentrandoci sul caso francese che l\u2019autore conosce dall\u2019interno cos\u00ec da darcene una interpretazione pi\u00f9 fedele, si assume una semplificazione del sistema multi-partitico in un sistema \u00aba doppia-coalizione\u00bb. Come si vede (in fig. 1), il consenso verso la sinistra si presenta, al contrario di quello che si potrebbe pensare, relativamente omogeneo lungo quasi tutti gli scaglioni reddituali mentre subisce un calo netto soltanto tra le fasce pi\u00f9 abbienti. Piketty spiega che il dato \u00e8 influenzato da altri fattori di bilanciamento (come i commercianti, i lavoratori indipendenti e gli agricoltori che sono sempre stati sia di basso reddito che con una scarsa propensione a preferire i partiti socialisti per evidente divergenza di interessi).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter wp-image-9505 size-full\" title=\"Gilet gialli Francia\" src=\"https:\/\/www.economiaepolitica.it\/wp-content\/uploads\/votoreddituale.jpg\" sizes=\"(max-width: 450px) 100vw, 450px\" srcset=\"https:\/\/www.economiaepolitica.it\/wp-content\/uploads\/votoreddituale.jpg 450w, https:\/\/www.economiaepolitica.it\/wp-content\/uploads\/votoreddituale-300x169.jpg 300w\" alt=\"Gilet gialli Francia\" width=\"450\" height=\"254\" \/>Fonte: Piketty, T. (2018) <em>Brahmin Left vs. Merchant Right<\/em>, \u201cWID working papers\u201d, figura 2.4a<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma la costanza viene a cadere se si pone lo stock di ricchezza come variabile esplicativa, ed \u00e8 qui che si pu\u00f2 osservare che il voto a sinistra diventa strettamente decrescente per ogni percentile di patrimonio netto (vedi fig. 2), dove la maggioranza dei voti proviene dalle fasce sociali pi\u00f9 povere. E se per le classi prive di patrimonio votare a sinistra rimane (quasi) obbligatorio, la novit\u00e0 sta nel fatto che anche i ceti \u201cpatrimonializzati\u201d hanno iniziato col tempo a preferire i partiti socialisti. Infatti mentre all\u2019inizio del periodo la differenza tra i voti provenienti dai <em>top incomers<\/em> (i \u201csuper-ricchi\u201d) e quelli dalla classe appena al di sotto si aggirava tra il -10% e il -15%, essa si \u00e8 ridotta negli ultimi vent\u2019anni intorno al -5% e con tendenza decrescente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-9506 aligncenter\" src=\"https:\/\/www.economiaepolitica.it\/wp-content\/uploads\/votopatrimoniale.jpg\" sizes=\"(max-width: 450px) 100vw, 450px\" srcset=\"https:\/\/www.economiaepolitica.it\/wp-content\/uploads\/votopatrimoniale.jpg 450w, https:\/\/www.economiaepolitica.it\/wp-content\/uploads\/votopatrimoniale-300x169.jpg 300w\" alt=\"\" width=\"450\" height=\"254\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Fonte: Ivi, figura 2.4b<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La ragione di questa variazione si spiega quando si inserisce la -cultura come esplicativa, dove emerge chiaramente una inversione dell\u2019effetto che questa variabile esercita sulla scelta di voto. Essa infatti, pur essendo stata per molto tempo correlata positivamente al reddito e associata al voto a destra, \u00e8 andata successivamente a ridurre l\u2019impatto che alti livelli di reddito hanno sempre avuto su tale comportamento elettorale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-9507 aligncenter\" src=\"https:\/\/www.economiaepolitica.it\/wp-content\/uploads\/conflitto.jpg\" sizes=\"(max-width: 450px) 100vw, 450px\" srcset=\"https:\/\/www.economiaepolitica.it\/wp-content\/uploads\/conflitto.jpg 450w, https:\/\/www.economiaepolitica.it\/wp-content\/uploads\/conflitto-300x169.jpg 300w\" alt=\"\" width=\"450\" height=\"254\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Fonte: Ivi, figura 2.5a<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quello che emerge da questa regressione, in cui il beta rappresenta la differenza tra la quota degli elettori di sinistra \u201claureati\u201d e quella dei \u201cnon-laureati\u201d \u00e8 che la preferenza a sinistra \u00e8 notevolmente migliorata tra i ceti pi\u00f9 istruiti dagli anni sessanta ai settanta per poi aver subito un\u2019impennata dagli anni novanta fino all\u2019ultimo decennio con gli elettori laureati che hanno superato del 10% quelli non-laureati. E quando si aggiungono alcuni controlli il gradiente non muta nella tendenza ma solo nei livelli (essendo, ad esempio, i giovani sia pi\u00f9 istruiti che tendenti a votare a sinistra ma non necessariamente \u201cpatrimonializzati\u201d). La letteratura politologica (ad es. Bornshier, 2010) spiega che questa <em>inversione della cultura<\/em> \u00e8 scaturita da quelle <em>nuove questioni sociali<\/em> che la globalizzazione ha fatto emergere, come i \u201cvalori universalisti\u201d conseguenti alla crescita dei flussi migratori. Questi hanno visto la dimensione culturale divenire una reale discriminante del comportamento di voto soltanto a partire dagli anni novanta, ovvero quando questo inedito \u201cgap distributivo\u201d ha iniziato a manifestarsi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Al fine di configurare qualitativamente quanto mostrato dai risultati dell\u2019autore, qui si propone di inserire le due variabili \u2013reddito e \u2013cultura lungo gli assi di una matrice nell\u2019ordine decrescente, cercando di sintetizzare la dinamica del conflitto politico attuale sulla base delle due dimensioni della diseguaglianza osservate da Piketty.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-9508 aligncenter\" src=\"https:\/\/www.economiaepolitica.it\/wp-content\/uploads\/equilibriofrancia.jpg\" sizes=\"(max-width: 415px) 100vw, 415px\" srcset=\"https:\/\/www.economiaepolitica.it\/wp-content\/uploads\/equilibriofrancia.jpg 415w, https:\/\/www.economiaepolitica.it\/wp-content\/uploads\/equilibriofrancia-300x214.jpg 300w\" alt=\"\" width=\"415\" height=\"296\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Disponendo le coalizioni sulla matrice la conclusione generale \u00e8 chiara, dice Piketty, \u00abil conflitto si \u00e8 spostato gradualmente da un sistema partitico <em>class-based<\/em> a quello che ci si propone di indicare come sistema di <em>multiple-elites<\/em>, passando dal periodo 1950-1960 in cui il voto a sinistra era associato a bassi livelli sia di reddito che di cultura, al periodo 1990-2010 in cui l\u2019alta-cultura risulta incidere pi\u00f9 sul voto a sinistra di quanto l\u2019alto-reddito influenzi la preferenza opposta\u00bb. Comprendiamo dunque come la sinistra \u00e8 passata dal costruire la propria base nel mondo del lavoro e del sindacato insieme a quel \u201cceto medio riflessivo\u201d di cultura medio-alta ma pur sempre a medio-basso reddito, a porsi a rappresentante del \u201cpopolo colto\u201d, attento ai diritti civili ma orientato a dimenticare i valori redistributivi per affidarsi ad un\u2019agenda economica liberaldemocratica. Mentre la destra ha continuato a raccogliere i voti dei \u201cfacoltosi\u201d che sono rimasti fedeli ai valori del conservatorismo fiscale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Una volta scomparsi i partiti di classe, la struttura del conflitto politico ha raggiunto un equilibrio in cui soltanto le classi agiate hanno trovato rappresentanza propria, cos\u00ec da creare una divisione sociale descritta dalla diagonale che taglia il primo e il terzo quadrante e che funge da linea ideale al di sotto della quale si distribuiscono tutte quelle categorie del ceto medio rimaste senza rappresentanza parlamentare propria.<\/p>\n<ol style=\"text-align: justify;\" start=\"4\">\n<li><strong> Instabilit\u00e0 politica e \u00abgrande inversione\u00bb dell\u2019equilibrio<\/strong><\/li>\n<\/ol>\n<p style=\"text-align: justify;\">Partendo dalle elaborazioni di Piketty diventa possibile indagare sui recenti scenari politici che queste dinamiche hanno contribuito a generare. Nel momento in cui la tendenza ad ottenere una rappresentanza politica elitaria sembra continuare su questo sentiero, si pu\u00f2 scorgere la possibilit\u00e0 di un <em>completo riallineamento<\/em> del sistema partitico in cui la sinistra rischia di costituirsi unico rappresentante delle classi agiate (alto-reddito, alta-cultura) mentre la destra pu\u00f2 andare ad abbracciare l\u2019elettorato non rappresentato (basso-reddito, bassa-cultura).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In questo caso si ottiene la c.d. <em>great reversal<\/em> in grado di decifrare le dinamiche del conflitto politico degli ultimi anni al di l\u00e0 delle tradizionali analisi sociologiche (proletari vs. borghesi e popolo vs. \u00e9lite). Gli schieramenti dei blocchi politici si esplicano per Piketty in <em>globalists vs. nativists<\/em> (quello che in Italia verrebbe indicato con \u201ceuropeisti vs. sovranisti\u201d) ovvero nel conflitto tra chi \u00e8 intento ad affrontare le nuove questioni del mondo globalizzato attraverso l\u2019approccio internazionalistico designato dalla \u00absinistra bramina\u00bb e coloro che sembrano determinati invece a far girare al contrario la ruota della storia sostenendo la \u00abdestra mercantile\u00bb perch\u00e9 minacciati da un sistema economico (e politico) che resta esclusivo solo per alti livelli di accumulazione capitalistico-culturale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019esempio pi\u00f9 immediato che l\u2019autore ci riporta \u00e8 quella lenta ascesa della corrente lepenista nella coalizione della destra francese, ma alquanto inconsistente per poter giudicare l\u2019instabilit\u00e0 effettiva dell\u2019equilibrio elitario. E se negli Stati Uniti quella completa inversione \u00e8 stata oggettivamente determinata dalla dinamica dei consensi democratici che ha infatti coinciso con l\u2019ascesa di Donald Trump (come \u00e8 stato ricordato da S. Kuper su \u201cFinancial Times\u201d, 30 agosto 2018), basta cambiare l\u2019argomento per osservare, nella attuale crisi francese, la manifestazione di un nuovo blocco politico rimasto finora sotto la superficie della rappresentanza (vedi fig. 5). Laddove la <em>questione migratoria<\/em> \u00e8 stata la determinante della reazione dei nazionalismi xenofobi dei Trump\/LePen, \u00e8 stata invece la <em>questione ecologica<\/em> quella che ha scatenato in Francia la sollevazione dei gilet gialli, provenienti proprio dagli stessi ceti sociali individuabili qui anche geograficamente nelle periferie.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-9509 aligncenter\" src=\"https:\/\/www.economiaepolitica.it\/wp-content\/uploads\/equilibriousa.png\" sizes=\"(max-width: 867px) 100vw, 867px\" srcset=\"https:\/\/www.economiaepolitica.it\/wp-content\/uploads\/equilibriousa.png 867w, https:\/\/www.economiaepolitica.it\/wp-content\/uploads\/equilibriousa-300x214.png 300w, https:\/\/www.economiaepolitica.it\/wp-content\/uploads\/equilibriousa-768x548.png 768w, https:\/\/www.economiaepolitica.it\/wp-content\/uploads\/equilibriousa-588x420.png 588w, https:\/\/www.economiaepolitica.it\/wp-content\/uploads\/equilibriousa-640x457.png 640w, https:\/\/www.economiaepolitica.it\/wp-content\/uploads\/equilibriousa-681x486.png 681w\" alt=\"\" width=\"867\" height=\"619\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">Non si spiega Piketty, il motivo per cui a questi livelli di diseguaglianza multidimensionale non abbiamo osservato un effettivo ritorno ad una struttura <em>a partiti di classe<\/em> mossa da una seria domanda di politiche redistributive del reddito ma piuttosto le classi medie abbiano preferito puntare sulla chiusura nel nazionalismo economico e, nei casi peggiori, nella xenofobia. La risposta tuttavia risiede proprio nella struttura del modello, perch\u00e9 mentre la classe operaia del secondo dopo-guerra avvertiva soprattutto i mali che gravavano sulla propria condizione economica ed aveva pertanto quella <em>coscienza di classe<\/em> attraverso cui manifestava la propria rappresentanza politica; i moderni ceti medi sono cresciuti in un sistema economico e sociale sempre pi\u00f9 \u201cliquido\u201d. E neppure quelle componenti del ceto intellettuale che erano riuscite per molto tempo a porsi alla loro guida, hanno saputo cogliere il significato dell\u2019<em>espansione culturale<\/em> che \u00e8 andata a provocare l\u2019ennesima frattura.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A questo punto si pu\u00f2 desumere ben altro sul ruolo cruciale che la diseguaglianza svolge nelle democrazie rappresentative, ovvero che i sentimenti nazionalistici, populistici o xenofobi non provengono genericamente dalla \u201cmancanza di cultura\u201d (il che sarebbe stato meglio giustificato in tal caso negli anni sessanta-settanta) bens\u00ec essi sono conseguenza naturale di una <em>sovraccumulazione di cultura<\/em> che ha generato una societ\u00e0 divisa che viaggia a due diverse velocit\u00e0, lasciando indietro i \u201cdimenticati\u201d dalle sinistre e dalle destre (cfr. <a href=\"https:\/\/www.economiaepolitica.it\/2018-anno-10-n-16-sem-2\/donald-trump-populismo-presidente-news-italia\/\"><em>Donald Trump: come nasce il populismo USA<\/em>, su \u201cEconomia e Politica\u201d, 2018<\/a>). Gli equilibri sono pertanto instabili per definizione poich\u00e9 gli interessi del ceto medio sono discordanti e nient\u2019affatto approssimabili, di fatto si \u00e8 arrivati al punto di adottare delle misure pro-ambiente nello stesso momento in cui consistenti strati della societ\u00e0 stanno ancora subendo la disoccupazione e i bassi salari.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Piketty non rinuncia neanche qui a comunicare una sua \u201cproposta\u201d, che in questo caso sembrerebbe essere pi\u00f9 che altro un auspicio, ovvero di agire sull\u2019offerta politica attraverso la costituzione di una piattaforma socialdemocratica convincente cos\u00ec da far convergere le coscienze liberali ed internazionaliste con gli interessi redistributivi dei ceti medi, per il momento, \u201cconquistati\u201d dai populismi o travolti dalle passioni di protesta.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Fonte: <a href=\"https:\/\/www.economiaepolitica.it\/2019-anno-11-n-17-sem-1\/gilet-gialli-francia-una-lettura-a-la-piketty\/\">https:\/\/www.economiaepolitica.it\/2019-anno-11-n-17-sem-1\/gilet-gialli-francia-una-lettura-a-la-piketty\/<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di ECONOMIA E POLITICA (Gianmarco Oro) &nbsp; Gilet gialli Francia |\u00a0Da dove nasce il movimento dei gilet gialli in Francia? Utilizziamo il modello reddito-cultura dell\u2019economista Thomas Piketty per comprendere le radici pi\u00f9 profonde del movimento francese. Crisi francese e i gilet gialli Ci si arrovella ormai da settimane sulle dinamiche della crisi francese e sulla contabilit\u00e0 di una protesta che tristemente registra tutti gli episodi di una \u201cpresa d\u2019assedio\u201d del movimento delle \u201cgiubbe gialle\u201d al&#46;&#46;&#46;<\/p>\n","protected":false},"author":86,"featured_media":36537,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"jetpack_post_was_ever_published":false,"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","enabled":false},"version":2}},"categories":[32],"tags":[],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2017\/11\/economia-e-politica.jpeg","jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/p7ZaJ4-coZ","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/47677"}],"collection":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/86"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=47677"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/47677\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":47678,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/47677\/revisions\/47678"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/36537"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=47677"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=47677"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=47677"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}